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La bomba nella toilette e i tubi di Tricarico. Ecco cosa scrivevano i periti smentendolo

leonardo tricaricoCome sarebbe caduto l’aereo? Domanda Luca Telese nella sua intervista al gen. Leonardo Tricarico. L’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare risponde: «Bomba nella toilette, punto». E poi ancora un’altra domanda: è informato che nell’istruttoria ci sono le foto degli arredi integri della toilette? «Cosa c’entra questo?». Ha visto quelle foto? «Le ho detto che è inessenziale». E se le faccio vedere le fotocopie? «Prendo atto. Ma la toilette non era intonsa: ci sono tubi schiacciati sul reperto». Gli oblò del Dc9 sono quasi tutti integri! «Senta, solo una pressione di 400 chili per chilometro quadrato, cioè una bomba, poteva piegare quei tubi».
Il tema è complesso e merita un accurato fact checking. Dunque il professor Donato Firrao, socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino, professore presso il Diparimento di Scienze dei Materiali e Ingegneria Chimica del Politecnico di Torino, è uno dei massimi esperti in materia di analisi metallografiche e frattografiche. Per intenderci, è lui che è riuscito a dimostrare, senza ombra di dubbio, che l’aereo del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, fu abbattuto da una carica esplosiva. In questo documento sono spiegati, e mostrati, i segni che lasciano sui metalli i gas ad alta pressione e ad alta temperatura, generati da una esplosione. In particolare le foto mostrano i segni inequivocabili sull’anello d’oro che Mattei portava al dito, e su una vite in acciaio inossidabile di uno degli strumenti dell’aereo.
Il professor Firrao ha analizzato molte parti del Dc9 Itavia, incluso il lavello, e i tubi di lavaggio del serbatoio wc, di cui parla il generale Tricarico nella sua intervista a Telese. Ecco cosa scrive l’esperto nella perizia depositata il 30 luglio 1994 agli atti del processo sulla strage di Ustica: Lavello: “(…) non sono stati osservati fenomeni di deformazione plastica su cristalli con eventuale orientamento favorevole, quali quelli che solitamente si osservano nei metalli sottoposti ad onda d’urto (…) in nessun caso si è riscontrata una distribuzione duale della dimensione dei cristalli quale potrebbe essere indotta da un inizio di ricristallizzazione per una breve esposizione ad alta temperatura delle zone di localizzazione della deformazione”.
Dunque, nessuna vicinanza del lavello ad un focolaio esplosivo. Ed ancora: “le piegature ottenute per deformazione plastica nella zona anteriore del lavello stesso risultano quasi completamente raddrizzate prima di ulteriori deformazioni: il fenomeno di raddrizzatura sembra estendersi anche nella zona destra del lavello ad eccezione del bordino rialzato dell’estremità destra. Il fenomeno si estende anche alla zona posteriore. Tali fenomenologie sembrano coerenti con un’azione di trazione globale subita dal lavello in direzione prevalentemente alto-basso con i vincoli di reazione che possono essere costituiti dal fissaggio del lavello alla sua sede”.
Veniamo al tubo di lavaggio del serbatoio wc citando ancora le conclusioni della perizia Firrao: “(…) si ritiene di poter affermare che il tubo non sia stato assoggettato ad onde di pressione. Si è riscontrata l’assenza di segni o evidenze riconducibili a fenomeni esplosivi”. Anche qui nessuna esplosione. La teoria della bomba nella toilette è totalmente esclusa dai periti frattografici e metallografici. Ancora sul tubo di lavaggio: “la seconda zona, quella che corre lungo la porzione posteriore del lato sinistro, risulta fortemente danneggiata, con schiacciamenti estesi, talune indentazioni e piegature di vario tipo. Termina con una frattura. Nella porzione finale, lo schiacciamento è pressoché completo ed i fori allungati. Ciò fa ritenere che sia intervenuta una azione omogenea di schiacciamento e di trazione”.
Lo schiacciamento, quindi, sempre secondo Firrao, è stato causato da azioni di schiacciamento e di trazione, forze di tipo meccanico, e non esplosivo. L’analisi porta anzi ad escludere con certezza che sia il lavello che il tubo di lavaggio siano stati investiti dall’onda d’urto generata da una esplosione, contrariamente a quanto affermato dal generale Tricarico.

Speciale Matrix su Ustica, on-line la puntata integrale

E’ disponibile sul sito di Mediaset la registrazione integrale [guarda] dello speciale di Matrix andato in onda su Canale 5 il 10 febbraio. La puntata, che comprende anche la versione integrale del docufilm di Canal Plus e il successivo approfondimento condotto in studio da Luca Telese, tornerà in onda anche domenica 14 febbraio alle 21.30 su Tgcom24 (canale 51 del digitale terrestre).

Tricarico: «I francesi ci infamano. A Ustica fu una bomba» / Libero

TricaricoGenerale Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica. «Ovviamente si, lo ammetto». Dov’era nel 1980 il giorno della strage di Ustica? «Allo Stato maggiore, già allora: servizio di Difesa Aerea, tenente colonnello». La persona giusta! «(Sorriso) Come vede sono competente, è informato sui fatti: spero che anche questa non sia una colpa…».
Perché questo sarcasmo? «Esce un nuovo film, di Martinelli, basato su teorie fantasiose e assurde. Su Canale 5 stasera trasmettete un docufilm francese che per me infanga le forze armate. Spero di poter spiegare perché!».
Non è stata una intervista, quella che state per leggere, ma un piccolo incontro di pugilato: Dino Tricarico mi ha chiamato appena ha saputo che il documentario di Canal Plus, “Il missile francese”, sarebbe andato in onda a Matrix (stasera). È un uomo abituato al comando, non le manda a dire: «Telese, questo titolo è una bufala che riprende una bufala!».
Il generale oggi dirige un istituto di studi di Intelligence militare, è un esperto di strategia, un uomo stimato. Ma la sola idea che parli di Ustica lo fa star male: «Ho un dovere morale: difendere i nostri generali, che hanno difeso quello che è anche il suo Paese, assolti dopo essere stati messi sotto processo per alto tradimento! Si rende conto? Hanno rinunciato anche alla prescrizione perché convinti di essere assolti! Eroi».
Scusi generale, cominciamo da qui: lei cita una assoluzione nel processo ai generali… «Certo!». Ma contesta il lavoro delle commissioni di indagine, e la sentenza più importante, quella del giudice Priore? «Certo: è una sentenza suggestiva e priva di prove».
Parliamo del documentario di Canal plus? «Stasera mi metterò davanti alla tv, alle 23.30. E non lo vedrò! So chi ha manipolato i giornalisti francesi». Chi? «L’associazione delle vittime, ovvio. Un film fuorviante fin dal titolo».
Non è stato un missile ad abbattere l’aereo? «Non c’è nessuna traccia di missile nelle perizie». Questo lo dice lei! «Lo dicono i migliori periti del mondo». E come sarebbe caduto l’aereo? «Bomba nella toilette, punto». È informato che nell’istruttoria ci sono le foto degli arredi integri della toilette? «Cosa c’entra questo?». Ha visto quelle foto? «Le ho detto che è inessenziale». E se le faccio vedere le fotocopie? «Prendo atto. Ma la toilette non era intonsa: ci sono tubi schiacciati sul reperto».
Gli oblò del Dc9 sono quasi tutti integri! «Senta, solo una pressione di 400 chili per chilometro quadrato, cioè una bomba, poteva piegare quei tubi». Lo dicono i migliori periti del mondo. Ma dagli atti risulta chiaramente che l’aeronautica ha mentito. Le posso citare i radar? Marsala, Ciampino, Otranto… «E allora?». Tutti i registri e le bobine strappati o cancellati! «Lei ha ravanato nell’immondezzaio e ha tirato fuori tutta la spazzatura che c’era».
Tutti i dati che le cito sono contenuti in atti e sentenze giudiziarie, relazioni di commissioni di inchiesta. «Questi documenti sono stati tutti smentiti dai fatti». Se dice così penso che lei non li abbia letti. Anche perché c’è una inchiesta in corso che la magistratura ha riaperto a Roma dopo le rivelazioni di Cossiga. «Le ho lette, le ho lette quelle carte…». E allora non sono vere? «Sono vecchie. C’è una sentenza più recente, del 2007. Credo a quella».
Non crede all’ex presidente del Consiglio Cossiga, ex capo delle forze armate? «Ehhhh…. Lei sa che Cossiga diceva molte cose». E secondo lei mentiva quando ha parlato delle responsabilità su Ustica? «Io penso che non sapesse esattamente la verità. Avrà avuto informazioni sbagliate».
Lei non crede nemmeno al sottufficiale Dettori, morto suicida dopo aver detto che quella sera si è rischiata una guerra mondiale? «No. E non credo a chi ha riferito le sue parole, e nemmeno a lei». Ovvero a tre diversi testimoni: la figlia, la moglie e la sorella della moglie. «Da quello che mi hanno riferito si trattava di un uomo molto malato. Il generale Bodrini è stato accusato di depistaggio per aver scritto nel rapporto che era affetto da “patologia psichiatrica”». Anche un altro sottufficiale di servizio al radar di Otranto si è suicidato dopo avere manifestato la stessa angoscia. «E che vuol dire? Non c’è relazione. Lei va a ravanare in due milioni di pagine di coincidenze ne trova quante vuole». Due ufficiali, che lavorano in un radar, la stessa sera, testimoni e suicidi? Bella coincidenza. «Nell’arco di dieci anni, ogni morte occorsa tra ufficiali dell’aeronautica è stata accollata alla strage di Ustica! Dietrologia».
Ma perché secondo lei i familiari si sarebbero inventati la teoria de missile? «Non posso rispondere». Io so che lei ha un’opinione ma non la vuole ripetere. «Mi sto riservando atti legali che ancora non so se andranno a buon esito». Nei confronti di chi? «Non le posso rispondere, cos’è un interrogatorio?». È lei che mi ha parlato di questo atto. Cosa fa, l’omissis? «Io sono contento di aver potuto dire una verità che per anni è stata tacitata. Non ci sono missili, solo una bomba nella toilette». Lo sta dicendo. «No! Sono stato dimissionato da consulente militare di Palazzo Chigi dopo una interrogazione della Bonfietti. Per aver detto questo!».
Ma ha mentito anche la Nato che ha parlato di aerei in volo? «Non c’era nessun aereo, nessuna guerra. Nulla. Si fidi».
(Luca Telese / Libero)

Giallo di Ustica, spunta una nuova testimone: «Quel rottame bruciacchiato che poi sparì nel nulla» / Corriere

miniatura dc9Che non sia finita qui, che non possa finire qui, anche dopo che sono passati quasi 36 anni, lo dimostra ciò che è successo martedì a margine della presentazione del programma di Luca Telese, “Matrix”, che andrà in onda mercoledì sera alle 23.30 su Canale 5. Adriana Morici, sorella dello steward Paolo Morici, tra gli 81 morti della strage del 27 giugno 1980, era stata invitata, insieme agli altri parenti delle vittime, all’anteprima della proiezione di «Ustica: il missile francese», il documentario di Canal Plus, di cui Mediaset ha acquistato i diritti, che sarà trasmesso mercoledì (e domenica alle 21.30 anche su Tgcom24).
Sull’argomento da anni ci si divide aspramente: fu un missile oppure una bomba nascosta nella toilette dell’aereo a buttar giù il Dc9 Itavia? La signora Morici, martedì, alla fine della proiezione, mentre erano tutti intenti a scambiarsi pareri intorno al ricco buffet, ci ha confidato: «Il giorno dopo la strage, mi pare, con mio marito Giuseppe, andammo a Palermo per il riconoscimento della salma di mio fratello. E in aeroporto ricordo un capo scalo, ma forse era un semplice addetto, non era neanche in divisa, si avvicinò a noi e ci disse di seguirlo. “Venite con me, vi faccio vedere io”, ripetè queste parole, accompagnandoci davanti a un pezzo dell’aereo precipitato. E subito notammo questo buco, un grosso buco nel metallo che intorno era tutto bruciacchiato. “Guardatelo bene ora – ci disse l’uomo – perché poi sparirà…”. Noi restammo di sasso. Ma è quello che accadde realmente».
La signora Morici aggiunge che in 36 anni è la prima volta che le capita di narrare l’episodio. Semplicemente, perché nessuno era mai andato prima d’ora a parlare con lei. Un piccolo tassello, il suo, che a pensarci bene s’incastra alla perfezione nel racconto del giornalista francese di Canal Plus, Emmanuel Ostian, autore dell’inchiesta che vedremo stasera sul grande mistero ancora insoluto del Dc9 Itavia precipitato improvvisamente, lungo la rotta Bologna-Palermo, a largo dell’isola siciliana di Ustica. Un’indagine minuziosa, partita dalle rivelazioni tra il 2007 e il 2008 dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che parlò per la prima volta di «un missile» che colpì per errore quella notte il Dc9, un missile lanciato da «un aereo» decollato da una portaerei francese. Secondo Cossiga, la portaerei in questione era la «Clemenceau», ma il giornalista Ostian ha appurato che si dovesse trattare della «Foch» e aggiunge che forse l’obiettivo dei francesi era quello di abbattere un Mig libico – appiattitosi furbamente sulla rotta del Dc9 italiano – su cui viaggiava l’acerrimo nemico, il Colonnello Muammar Gheddafi.
L’inchiesta documenta le reticenze del governo francese, i troppi silenzi e depistaggi anche italiani che circondano questa strage. E ai sostenitori della tesi opposta, quella dell’esplosione provocata da una bomba piazzata nella toilette dell’aereo, Ostian risponde con le foto esclusive da lui ritrovate dopo una ricerca faticosa e appassionata in mezzo ai faldoni dei milioni di documenti declassificati sulla strage. Foto della tavoletta del water perfettamente integra. Che se davvero nella toilette del Dc9 ci fosse stata una bomba, non si spiega proprio come l’asse del bagno possa essere sopravvissuto alla deflagrazione.
(Fabrizio Caccia / Corriere della Sera)

Ustica, parenti delle vittime: Renzi pretenda la verità da Hollande

Daria Bonfietti“Il problema è tutto politico, bisogna pretendere dai paesi coinvolti una spiegazione sulla presenza degli aerei in volo la sera della strage. Dopo le parole di Cossiga e le rogatorie dei magistrati e tutte le prove emerse negli anni, serve che la diplomazia si metta in moto per imporre la verità”. E’ l’appello lanciato da Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione delle vittime della strage di Ustica, nel corso della presentazione di Ustica. Il missile francese, il documentario di Canal Plus acquistato da Mediaset che mette a fuoco le responsabilità del governo di Parigi, in onda domani su Canale5 alle 23.30 con uno speciale di Matrix e in replica domenica su 14 alle 21.30 su TgCom24. “E’ come quello che sta accadendo in Egitto: vogliamo dire che è stato davvero un incidente stradale? – prosegue Bonfietti -. E’ tutto così. La forza per arrivare alla verità non possiamo averla noi parenti delle vittime, serve un sussulto”. “Siamo come pugili che continuano a prenderle, ma nonostante tutto restano in piedi – aggiunge Francesco Pinocchio, fratello di due vittime, ricordando la risposta che dà anche nel documentario -. Quello che serve è che Renzi chieda la verità quando si incontrerà con Hollande. Bisogna andare avanti, perché vivere senza la verità è atroce”. (Fonte Ansa).

Il 10 febbraio su Canale 5 lo speciale di Matrix sulla strage di Ustica

Luca Telese“Siamo come pugili suonati, che però non vanno mai al tappeto. Ora tocca a Renzi. Deve pretendere la verità da Hollande. Dobbiamo andare avanti. Vivere senza verità è atroce”. C’è ancora commozione, ma anche sconforto, nelle parole di Francesco Pinocchio, nonostante siano passati oltre 35 anni dalla strage di Ustica, nella quale ha perso due fratelli. I parenti delle vittime, in occasione della proiezione in Italia del documentario Ustica. Il missile francese lanciano un appello alle autorità di tutti i paesi coinvolti, affinché si faccia finalmente chiarezza. E non si attenda il 2040, anno in cui saranno desecretati i documenti contenuti nell’Archivio di Stato d’Oltralpe. Il documentario, che sposa la cosiddetta “pista francese”, andrà in onda domani su Canale5 alle 23.30 con uno speciale di Matrix e in replica domenica 14 febbraio alle 21.30 su TgCom24. Mediaset ha acquistato i diritti da Canal Plus, che lo ha fatto vedere in Francia il 25 gennaio. Ora sceglie di trasmetterlo contro il Festival di Sanremo. La Rai era finita due giorni fa nel mirino del deputato Dem Michele Anzaldi per un altro film sulla strage, quello Renzo Martinelli nelle sale a marzo. Il parlamentare ha presentato un’interrogazione per chiedere lumi sulle parole del regista sulla produzione della pellicola: “La Rai non voleva rogne con gli americani, per Medusa non rientrava nei piani editoriali”. Nel documentario il giornalista Emmanuel Ostian illustra la tesi dell’operazione militare francese partita dalla base di Solenzara, in Corsica: un’eventualità sempre negata da Parigi, secondo cui la base era operativa solo fino alle 17, quattro ore prima dell’incidente del DC9. Riprendendo le dichiarazioni dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che parlò di responsabilità francesi, il documentario spiega come “35 anni dopo si disegni un terribile scenario, quello dell’aereo italiano che era seguito da un MIG libico” e che quest’ultimo fosse “un caccia nemico che l’esercito francese avrebbe voluto abbattere per dare una lezione al regime di Muammar Gheddafi”. Insomma, un tragico errore. “E’ una buona operazione di giornalismo, che aiuta a cercare la verità”, ha detto Andrea Delogu, vice direttore generale dell’informazione Mediaset. “C’è l’impegno per compiere passi avanti verso la verità. Giornalisticamente non sposiamo alcuna tesi, le facciamo vedere tutte”, ha aggiunto Claudio Brachino, direttore di Videonews. “L’edizione italiana non ci sarebbe stata senza Mediaset, faremo un dibattito aperto senza trascurare nessuna opinione”, ha fatto eco il conduttore di Matrix Luca Telese, spiegando che ci sarà anche un’intervista al generale Leonardo Tricarico, che boccia la tesi del missile e sposa quella di una bomba nella toilette dell’aereo esploso. (Fonte Ansa).

Stragi, Bonfietti: la direttiva Renzi è un’occasione colpevolmente sprecata

Matteo RenziA due anni dalla emanazione della direttiva Renzi non c’è traccia di nessun versamento di documenti declassificati effettuato dal Ministero dei Trasporti che pur nella vicenda Ustica ha avuto un ruolo notevole, fino ad essere condannato per i suoi comportamenti. Si può partire da questo dato per sostenere che l’iniziativa del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che aveva disposto – con una procedura straordinaria per consentire la ricostruzione dei gravissimi eventi che negli anni 1969-84 hanno segnato la storia del Paese – che le amministrazioni dello Stato versassero all’Archivio Centrale dello Stato tutta la documentazione di cui sono in possesso, si sta rivelando una grande occasione sprecata.
Probabilmente il Presidente del Consiglio non si rendeva conto dello stato di abbandono, trascuratezza e precarietà in cui versano per lo più gli archivi della varie Amministrazioni dello Stato.  Quindi è stato particolarmente grave non prevedere alcuna forma di controllo “esterno”sulla fase di desecretazione. Si corre così il rischio che gli “ambienti” che nel passato hanno distrutto, nascosto e falsificato ogni tipo di documentazione siano i soli protagonisti, oggi, dell’operazione di trasparenza.
E non si è dato spazio neppure a nessun forma di collaborazione, collaborazione che avevano pur offerto le Associazioni dei parenti delle vittime, interessate ai fatti e che avevano avuto modo di esprimere apprezzamento per l’iniziativa. Né c’è stata la possibilità di dare indicazioni su cosa cercare, quali aspetti delle attività mettere in luce, quali settori scandagliare. Ricerche di questo tipo non si possono fare con il “cercaparole”, perciò qualche suggerimento degli interessati poteva rivelarsi utile.
Soltanto il Ministero degli Esteri si è mostrato, in qualche modo, disponibile al dialogo! In sostanza il dato più evidente che emerge drammaticamente è che la stragrande maggioranza dei carteggi versati fa riferimento a indagini successive agli eventi e non a documentazione prodotta nel periodo stesso di interesse.
Nel caso di Ustica sono stati depositati materiali collegati  soltanto a lettere di accompagnamento: rispetto a richieste del giudice, rispetto a lavori di Commissioni e a interrogazioni parlamentari. Soltanto materiale nei fatti già noto!
Fino al paradosso della Marina Militare, l’ultimo deposito visionato, che non ha alcuna documentazione materiale per Ustica  riguardante gli anni che vanno dal 1980 al 1986, come se per loro Ustica non esistesse e fosse nata soltanto dopo l’avvio delle indagini.
Davanti a questo fallimento credo che dovrebbero esprimersi non solo le Associazioni delle vittime ma, soprattutto, gli storici e lo stesso Parlamento.

Daria Bonfietti
Presidente Associazione parenti delle Vittime strage di Ustica

Nuovo film sulla strage di Ustica. Una storia tra verità e finzione

Renzo MartinelliSul trailer del film appare la scritta: «Una verità inconfessabile». Renzo Martinelli si presenta con la carta geografica dell’Italia. Il regista ha segnato le rotte degli aerei coinvolti nella strage del 27 giugno 1980, quando un DC-9 della compagnia Itavia, decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a Palermo, si squarciò in volo provocando 81 morti. Il film uscirà il 7 aprile e si intitola Ustica. Martinelli, abituato alle polemiche (Barbarossa, Vajont), si aspetta un pandemonio. «Posso fare una premessa storica?».
Certo.
«In quegli anni, siamo in piena guerra fredda, l’America è vicina al conflitto con la Libia. I caccia libici Mig 23 andavano a fare manutenzione nell’ex Jugoslavia, sistemandosi sotto la pancia di aerei di linea maltesi, con l’accordo dei nostri servizi segreti. Gheddafi aveva comprato il 10% della Fiat, ci forniva gas e petrolio, avevamo più di un buon motivo per favorire il colonnello. Disse Andreotti: “Noi abbiamo una sposa americana e una amante libica”».
Come racconta la strage il suo film?
«Il caccia libico ha un appuntamento con un aereo proveniente da Londra che porta ritardo, come pure il DC-9. Ustica è una serie di anelli perversi che si concatenano. L’aereo libico si rende conto di essersi messo sotto l’aereo sbagliato, il nostro. C’è un altro anello che porta alla tragedia. Gli Usa trasferiscono al Cairo dei bombardieri per un’esercitazione. Un radar d’avvistamento lancia l’allarme: c’è un intruso sotto la pancia dell’aereo civile. La Nato dà l’allarme. Si alzano in volo due Mirage francesi, due F-104 italiani e due F-5 americani. I comandi Nato dicono: se ne occupano gli americani, gli altri a casa».
E poi?
«Il DC-9 inizia il suo atterraggio su Palermo. Il Mig libico si allontana per sfuggire ai radar. È il momento in cui gli americani lo attaccano. L’aereo libico si avvicina al DC-9 pensando che in questo modo non verrà colpito. Ci sarà una collisione in volo, gli americani speronano l’aereo italiano anziché quello libico, non si rendono conto della presenza dell’aereo civile».
Su quali fonti poggia la sua tesi?
«Sulle perizie, sulle testimonianze, sulle 5.000 pagine dell’istruttoria del giudice Priore. Lui mi ha detto: non sa la solitudine dell’inchiesta e le pressioni che ho ricevuto. Dopo la strage ci sono state sedici morti sospette. Dai tabulati dei radar vennero cancellati tutti i tracciati tranne quelli del DC-9. La Democrazia cristiana si oppose al ripescaggio del velivolo».
C’è una parte di fiction?
«Sì. Caterina Murino ha un figlio di 8 anni, per non fargli incontrare il padre camorrista lo mette sul volo sbagliato, condannandolo a morte. Impazzisce dal dolore. Incontrerà una elicotterista, Lubna Azabal, che troverà una carta aeronautica con una scritta araba in cui il pilota libico chiede perdono per le morti innocenti. Il DC-9 è digitale, i paesaggi e il cielo sono veri. L’illusione è totale».
È stato difficile fare il film?
«La Rai non voleva rogne con gli americani, per Medusa non rientrava nei piani editoriali. È una coproduzione col Belgio a cui hanno partecipato ministero Beni Culturali e tre Regioni, oltre a privati. La sentenza del tribunale di Palermo stabilisce che la causa del disastro fu un missile o la “quasi collisione” con un aereo. Ma la quasi collisione è un non senso: o c’è o non c’è».
Lo vide «Muro di gomma» di Marco Risi?
«Un ottimo film di impegno civile su Ustica, ma non aveva le fonti che ho potuto avere io e non si coglie la dinamica dell’incidente. Quando la materia è calda è meglio aspettare».
Perché i suoi film sollevano sempre polveroni?
«Quando la ragione di Stato manipola la verità, se la rimonti non puoi non seminare malumori e ostilità».
Il film su Barbarossa fu un flop.
«Andò bene all’estero dove fu preso per quello che è: un film di guerra. In Italia fu fagocitato dalla Lega che ammazzò il film per l’eccessivo peso che volle dare».
Ma lei non era vicino alla Lega?
«Mai stato leghista. Ho sempre avuto una sorta di amicizia paterna da parte di Bossi, a cui non ho mai chiesto un favore. Barbarossa mi fu offerto dalla Rai che aveva un soggetto illeggibile sulla battaglia di Legnano. Mi chiesero di metterci le mani e ricominciai da zero».
(Fonte Corriere della Sera)

Stragi, l’intelligence declassifica 4.406 fascicoli riservati

archiviGli 007 hanno completato le operazioni di versamento all’archivio di Stato – in formato digitale – di tutte le loro carte relative alle stragi di Piazza Fontana (1969), Gioia Tauro (1970), Peteano (1972), Questura di Milano (1973), Piazza della Loggia (1974), Italicus (1974), Ustica (1980), Stazione di Bologna (1980), Rapido 904 (1984). Si tratta di 4.406 fascicoli, per complessivi 92.518 documenti, immediatamente disponibili alla consultazione. Il versamento è stato fatto in attuazione della direttiva Renzi che ha disposto la declassificazione degli atti anche per le altre amministrazioni dello Stato. Il governo ha tolto i 4 livelli di classificazione (‘riservato’, ‘riservatissimo’, ‘segreto’ e ‘segretissimo’) , non il segreto di Stato che su queste vicende non c’era e non è stato apposto. Un punto sulla situazione è stato fatto nel corso di un tavolo tecnico tenutosi a Roma, presso l’Archivio centrale dello Stato, a cui hanno partecipato – tra gli altri – Eugenio Lo Sardo, sovrintendente all’Archivio centrale dello Stato, e per il Comparto Intelligence, il direttore dell’Ufficio centrale per gli archivi e il direttore della Scuola di formazione del Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica. Ai fini della completezza dell’operazione, è stata comunque disposta una ulteriore ricognizione per verificare l’esistenza di eventuali fascicoli – tra le carte dell’intelligence – riguardanti gli eventi al fuori delle serie archivistiche già individuate. Prossimamente si procederà con il versamento dei fascicoli cartacei che saranno liberamente consultabili al maturare dei termini cronologici stabiliti dal Codice dei beni culturali. I servizi hanno anche avviato un dialogo con l’Università di Pavia, centro di eccellenza per gli studi storici, e incoraggerà soprattutto gli studi dei giovani anche finanziando progetti di libera ricerca su ogni argomento di tesi. “L’auspicio – ha spiegato Lo Sardo – è che l’esperienza positiva del lavoro fatto insieme alla nostra Intelligence diventi una prassi non solo per le altre amministrazioni dello Stato ma un vero e proprio metodo di lavoro per contribuire allo studio della storia contemporanea e giungere così a una dimensione ordinaria del rapporto con le istituzioni”. (Fonte Ansa)

Ustica, Priore: potrebbe esserci stato un coinvolgimento degli Stati Uniti

Rosario PrioreNel disastro aereo di Ustica avvenuto il 27 giugno 1980, in cui un aereo di linea, Douglas DC-9, della compagnia italiana Itavia cadde improvvisamente in mare, potrebbe esserci stato un coinvolgimento degli Stati Uniti. Lo ha detto Rosario Priore, all’epoca giudice istruttore dell’inchiesta sulla strage di Ustica, ospite del programma “Siamo Noi” su Tv2000 (qui il filmato). “Ho lasciato l’inchiesta da diversi anni – ha detto Priore – ma i miei successori stanno lavorando bene. I mezzi che all’epoca avevano gli Stati Uniti erano di gran lunga superiori a quelli italiani e a quelli francesi. I nostri avevano individuato uno o due aerei libici e da Grosseto si sono alzati in volo due nostri aerei all’inseguimento di questi velivoli con l’intento di abbatterli perché erano apparsi nei radar come nemici. Intervennero sicuramente i francesi che vollero compiere questa missione nel loro mare contro il nemico Gheddafi ma ad un certo punto sono intervenuti anche gli americani della portaerei Saratoga. Questo possiamo dedurlo dal fatto che sul luogo dell’incidente abbiamo trovato un canotto di salvataggio appartenente alla portaerei Saratoga. Su questo punto si dovrebbe lavorare”. “Bisognerebbe capire – ha aggiunto il giudice Priore – se c’è stato uno o più aerei Usa che hanno detto ai francesi ‘fatevi da parte’ ma a loro volta anche i francesi hanno detto agli italiani ‘fatevi da parte’. Interpretando i dati radar bisogna vedere se effettivamente sul luogo dell’incidente è caduto un aereo americano, il pilota si è salvato con il canotto di salvataggio ed è stato tratto in salvo. Questa, secondo me, è un’operazione che alcuni stanno facendo”.
Alla puntata di ‘Siamo Noi’ dedicata alla strage di Ustica è intervenuto anche il giornalista e scrittore, Andrea Purgatori, che si è occupato della vicenda: “Priore non ha detto una cosa da poco perché nei pochi tracciati radar che sono rimasti si vede distintamente la traccia di un elicottero che sorvola il mare in quella zona e che poi scompare. E dato che gli elicotteri non atterrano sull’acqua, è sceso evidentemente su una portaerei. Il problema è che l’ elicottero arriva sul luogo dell’incidente molte ore prima dei soccorsi italiani”. “Se è vero che sotto il DC-9 della compagnia italiana Itavia – ha aggiunto Purgatori – si sarebbero nascosti due caccia libici, allora questi sono entrati con la complicità dell’Italia. A questo punto anche noi saremmo corresponsabili di quello che è accaduto dopo. Se è vero, come dicono alcuni testimoni e il presidente Cossiga, che a colpire l’aereo dell’Itavia sono stati i francesi allora questi sono colpevoli di aver compiuto un atto di guerra in tempo di pace nello spazio aereo di un altro Paese tentando di uccidere un leader politico (Gheddafi ndr). Gli Usa non possono non aver visto quello che accadeva perché nel Golfo di Napoli era presente la 6^ flotta e in quel momento di estrema tensione raccontare che i radar erano spenti per non disturbare le trasmissioni televisive di Napoli è una bugia ridicola alla quale ci siamo in qualche modo adattati. Un senso di ‘ragion di Stato’ ha impedito a Francia, Italia, Libia e Usa di dire la verità perché c’era un ricatto incrociato intorno al quale poi si è sviluppato il silenzio”. (Fonte Agi)

Ustica, Verini (Pd): solo chi è in malafede può pensare che si è trattato di un cedimento strutturale o di una bomba

walter verini“Solo chi è in malafede può pensare che si è trattato di un cedimento strutturale” o di una bomba. La stagione dei troppi misteri di questo paese non si è ancora pienamente conclusa” fino a quando “questi misteri non saranno pienamente disvelati. E’ un paese più forte quello che non ha paura della verità”. Lo dice il deputato Pd Walter Verini, primo firmatario dell’interpellanza rivolta al ministro degli Esteri e della Giustizia sulla vicenda di Ustica a seguito della messa in onda del documentario, trasmesso dall’emittente tv francese Canal Plus, “Il disastro di Ustica: un errore francese?”. Dopo queste rivelazioni, aggiunge Verini, dobbiamo “compiere un ultimo passo”. Serve dunque “un’iniziativa molto forte” affinché “i nostri alleati, in particolare quello francese, dicano davvero quello che è successo quella sera nel cielo sopra Ustica”. (Fonte Dire)

Ustica, Farnesina: non ci sono nuovi elementi sul coinvolgimento della Francia

Farnesina“La procura di Roma ha precisato che allo stato non sono stati acquisiti elementi sufficienti per modificare l’originaria iscrizione del fascicolo contro ignoti e che nessun procedimento penale è stato aperto a seguito della divulgazione da parte dell’emittente francese Canal Plus, trattandosi di elementi già acquisiti durante la rogatoria in Francia e già acquisiti nel procedimento penale”. Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, rispondendo in aula alla Camera a un’interpellanza del Pd su un documentario della tv francese che ha rilanciato la teoria secondo la quale l’abbattimento del DC 9 nella notte del 27 giugno 1980 a Ustica sarebbe avvenuto, come sostenuto anche dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ad opera di alcuni aerei da caccia dell’aviazione francese. Della Vedova ha sottolineato come “si debba sostenere con ogni mezzo l’operato dalla magistratura per far luce sulla vicenda” e che “la Farnesina dal 2014 ha avviato un’operazione trasparenza” anche al fine di far emergere la verità su vari casi, tra cui quello della strage di Ustica. (Fonte Public Policy)

Ustica, un’interpellanza del Pd chiede iniziative urgenti ai ministri della Giustizia e degli Esteri

cameraI deputati del Partito Democratico, Verini, De Maria, Bolognesi, Fabbri, Lenzi e Zampa, con un’interpellanza depositata alla Camera il 25 gennaio,  chiedono di conoscere quali iniziative urgenti, anche sul piano politico-diplomatico, i ministri degli Esteri e della Giustizia intendano adottare al fine di ottenere, anche sulla scorta delle nuove rivelazioni e conferme rese dall’inchiesta francese, un quadro finalmente chiaro di quanto realmente avvenne la notte del 27 giugno 1980. L’inchiesta di Canal Plus, scrivono i parlamentari Dem nell’interpellanza, rilancia l’ipotesi secondo la quale l’abbattimento del DC 9 nella notte del 27 giugno 1980 sarebbe avvenuto, come sostenuto anche dall’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ad opera di alcuni aerei da caccia dell’aviazione francese, avvalorando questa tesi con testimonianze di militari in servizio all’epoca che smentirebbero almeno due delle affermazioni rese al tempo dalle autorità di Parigi. Dal documentario, infatti, risulterebbe innanzitutto falsa la dichiarazione resa dalle autorità francesi in merito alle presunta chiusura della base militare di Solenzara, in Corsica, a partire dalle 17.00 del pomeriggio del 27 giugno 1980, ossia ben quattro ore prima che il Dc9 precipitasse; secondo quanto dichiarato infatti da militari presenti nella base, vi sarebbe invece stata una intensa attività al suo interno fino a tarda sera, con «decine di aerei» decollati dalla Corsica, mentre il DC 9 di Itavia era in volo tra Bologna e Palermo. L’inchiesta televisiva smentirebbe altresì l’affermazione resa dalle autorità francesi che «nessuna portaerei era in mare il giorno della tragedia». Secondo la ricostruzione degli autori del programma in mare vi sarebbe stata invece la portaerei «Foch», come risulterebbe da documenti inediti che certificherebbero l’attività della nave il 27 giugno del 1980. Trascorsi più di trentacinque anni dalla tragedia di Ustica, è un documentario francese a riproporre la ricostruzione, da molto tempo ormai chiara, secondo la quale le 81 vittime di quella strage, di cui ben 13 bambini, furono in realtà una sorta di «danno collaterale» di un’operazione militare in corso, nella quale i caccia francesi intendevano abbattere un Mig libico che stava seguendo da vicino il DC9 e lanciando un missile avrebbero colpito per errore l’aereo di linea Itavia. Tuttavia, la Francia ha continuato a mantenere una sorta di segreto di Stato sui fatti avvenuti quella sera e le rogatorie internazionali avanzate più volte dei magistrati italiani non hanno ottenuto risposta.

Ustica, Litvinenko, Cameron, Renzi e il muro di gomma / Huffington Post

Matteo RenziMettete a confronto queste due notizie. La prima. Secondo la magistratura inglese, l’inchiesta sulla morte per avvelenamento da Polonio 210 dell’ex agente del Kgb Alexander Litvinenko conduce direttamente al capo dei servizi segreti russi Nikolaj Patrushev e al Cremlino. A Valdimir Putin. Immediata la reazione del premier Cameron: “Si tratta di un omicidio spaventoso commissionato da uno Stato. Ora Londra irrigidirà la sua linea con Mosca”.
La seconda notizia. Altre tre distinte sentenze del tribunale civile di Palermo emesse il 13 e il 19 gennaio, hanno condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a versare 12 milioni di risarcimento a 31 delle 81 famiglie delle vittime della strage di Ustica, confermando che la sera del 27 giugno 1980 quel jet esplose in volo perché abbattuto da un missile o colpito da un caccia in fuga nel corso di una battaglia nel nostro spazio aereo. La reazione del governo italiano? Zero. Muro di gomma.

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Ustica, Priore: il Dc-9 fu abbattuto da un caccia francese

Rosario Priore“La verità finalmente si sta facendo strada e solo chi è in malafede si rifiuta di vederla”. Lo ha affermato, in un’intervista all’Agi, il giudice Rosario Priore, commentando le rivelazioni della tv Canal Plus, secondo cui il DC-9 dell’Itavia fu abbattuto da un caccia francese. Le fonti citate nel servizio televisivo, che andrà in onda stasera, “confermano le nostre tesi e scartano ancora una volta le assurde ipotesi del cedimento strutturale o dell’esplosione interna”, ha sottolineato Priore. “Nel Mediterraneo c’erano solo due sistemi di guida caccia, uno francese e uno americano, come ci disse l’allora capo del Sismi, l’ammiraglio Fulvio Martini”, ha ricordato l’ex giudice istruttore. Dalle anticipazioni del documentario, intitolato ‘Il disastro di Ustica: un errore francese?’, emerge che “la base di Solenzara, in Corsica, era aperta, come dicevamo da anni”, ha aggiunto il magistrato. “Lo scenario conferma in larga parte quello ipotizzato da noi, basato su quanto la Nato ci comunicava e cioè la presenza di molti aerei in volo”, ha aggiunto Priore. “C’erano due aerei in particolare che ebbero un percorso parallelo al DC-9”, ha ricordato il giudice, parlando di uno scenario di “inseguimento”, durante il quale, oltre al DC-9 dell’Itavia, “sono stati abbattuti uno o due aerei libici”. (Fonte Agi)