Gaddur: “La nuova Libia è disponibile a collaborare”

di | 19 gennaio 2012

“La nuova Libia libera sarà sicuramente disponibile per qualsiasi forma di collaborazione nella ricerca della verità sulla strage di Ustica”. Lo ha affermato l’ambasciatore libico a Roma, Abdul Hafed Gaddur, intervenendo alla presentazione del libro Italia-Libia. Stranamore che in alcuni capitoli tratta di una sospetta mano gheddafiana sul caso della caduta del velivolo Dc-9 Itavia, avvenuta il 27 giugno 1980. Tuttavia, il diplomatico di Tripoli ha sottolineato di “non essere certo che la Libia possa dare realmente una mano in questo senso. Non è che in tutte le stragi che ci sono state al mondo si possa dire che ci sia la Libia dietro”. In ogni caso, ha assicurato Gaddur, “siamo felici di dare la nostra disponibilità ma occorre avere pazienza perché la nuova Libia ha bisogno di tempo. Noi dobbiamo essere responsabili di tutto ciò che è stato fatto con il regime e avere un impegno internazionale con i paesi amici, a partire dall’Italia”. (Fonte Ansa)

12 commenti su “Gaddur: “La nuova Libia è disponibile a collaborare”

  1. Antonino Arconte

    E’ stato Gheddafi, di questo non ho dubbi, ma se la nuova lIbia viìuol davvero dimostrare di aver voltato pagina, ha tutti gli strumenti per ammetterlo finalmente, così come per quella della stazione di Bologna e Marsiglia e sui treni TGV Francesei e l’Italicus commissionati da Gheddafi alla rete Separat di Carlos, lo Sciacallo.

  2. Libero

    Non semplifichiamo, è esattamente ciò che “colorochementonospudoratamentesapendodimentire” si aspettano per seppellire sommariamente questa tragedia sotto la cenere della menzogna.

    C’entra un aereo di Gheddafi, questo è vero, ma probabilmente nemmeno gli stessi libici conoscono i dettagli.

    Però sanno qualcosa di importante: Quando è partito il MiG-23 (quello caduto sulla Sila, ricordate?), da che aeroporto, quale rotta ha fatto ed infine quale era la sua missione.
    Una volta verificati questi dati, se sono quelli che sospettiamo e che abbiamo già proposto anche in questa stessa sede, lo scenario si rivelerebbe nella sua drammatica chiarezza, rendendo impossibile per gli “attori” di allora nascondersi dietro i “Non ricordo”, “Non so”, “No comment”, “Ne m’en souviens pas”….

    Non serve un dossier infinito, bastano 4 informazioni… certe, circostanziate, chiarificatrici…

    Si dia da fare Ambasciatore Gaddur, è un lavoro semplice….!

    Libero
    (Noi Ricordiamo…)

    1. Monica Sissia

      Alla cortese attenzione della redazione di Libero—–rispondo all’intervento di Libero confermando, invece, le grandi difficolta’ che l’ambasciatore di Libia Hafed Gaddur incontrera’ nella Sua ” AFFANNOSA” ricerca della verita’ su Ustica… Perche’ ?…Presto detto : Hafed Gaddur non sa’ nulla di concreto nemmeno per iniziare una ricerca !! L’unico essere vivente che avrebbe potuto spiegare, il tutto, e’ stato ucciso a posta….BEH !Che dire di piu’ ? Distinti saluti. Monica Sissia

  3. Vincenzo Ruggero Manca

    Non intervengo per inserirmi nella contrapposizione tra le persone che, per il caso Ustica, credono nella pista libica e chi le qualifica come “colorochementonospudoratamentesapendodimentire”. Lo faccio in qualità di autore del libro “Italia-Libia Stranamore” che tratta, insieme ad altri aspetti legati ai rapporti centenari tra Roma e Tripoli, il problema specifico che attiene agli atti terroristici dell’era gheddafiana e all’arrogante silenzio mantenuto dal leader libico nei riguardi della collaborazione richiesta per la tragedia del 27 giugno 1980. Il libro è stato presentato a Roma il 19 gennaio u.s.: occasione nella quale l’Ambasciatore libico accreditato presso lo Stato italiano, Abdul Hafed Gaddur, ha affermato che ora “la nuova Libia è disponibile a collaborare”. Tale frase non va presa a pretesto per rinfocolare la polemica circa la causa ed i responsabili della caduta del DC-9 Itavia. Essa merita attenzione per altri importanti motivi, tra cui il fatto che, finalmente, dopo più di trent’anni dalla tragedia si possa ancora sperare di porre in primo piano (auspicabilmente chiarendoli) i dubbi che da sempre esistono sul ruolo svolto dalla Libia nel luttuoso evento. Dubbi che hanno trovato alimento nel Giudice Istruttore Dott. Priore, al quale fu affidata l’istruttoria sul caso in esame, e nella Presidenza della Commissione bicamerale sulle Stragi, incaricata per legge ad interessarsi della stessa vicenda. Il G.I., a proposito del silenzio frapposto da Tripoli a tutte le richieste da lui rivolte utilizzando i canali previsti, scrive, nella Sentenza-Ordinanza (pag. 1403), a proposito delle rogatorie inviate a Tripoli: “… invano s’è attesa risposta; e varie sono risultate tutte le sollecitazioni rivolte alla Jamahirija”. Per poi affermare (pag. 1404) che: “… tale comportamento ha indotto questo G.I. a richiedere al Governo di denunciare, nell’ambito dei rapporti tra gli Stati e in sede politica, l’inosservanza e lo spregio di normative previste da trattati e consuetudini del diritto internazionale da parte della Libia nei confronti della nostra Repubblica”.
    Come si sa, la richiesta di “denuncia” fatta dal G.I. non ha alcun seguito ed occorre attendere la fine del 1999 per vedere riaffacciarsi, sullo sfondo della tragedia del DC-9 Itavia, il ruolo svolto nella stessa da Tripoli. E’ ora, però, la Presidenza della Commissione bicamerale sulle Stragi che si muove su iniziativa dello scrivente (al tempo Vice Presidente dell’Organismo parlamentare) condivisa poi anche dal Presidente, Sen. G. Pellegrino. Si decide così di interessare il Capo del Governo (On.le Massimo D’Alema) per una missiva indirizzata (oltre che al Presidente USA Bill Clinton ed a quello francese Jacques Chirac: “Paesi indiziati” per la stessa vicenda) anche al Colonnello Gheddafi. Iniziativa che si concretizza in data 18 aprile 2000, reiterata poi (non avendo ricevuto nel frattempo alcuna risposta) dall’on. Giuliano Amato (succeduto all’On. D’Alema a Palazzo Chigi) con la firma di una seconda lettera, la cui copia è riportata nell’All. “D” del libro “Italia-Libia. Stranamore”. Anche questa volta (al contrario di quanto avvenuto, dopo la prima lettera da parte USA e francese) impera l’arrogante silenzio libico (e quindi lo “spregio di normative, ecc.” di cui scrive il G.I. Priore). Inoltre si viene a sapere che lo stesso atteggiamento è riservato dal Col. Gheddafi anche a proposito dell’attentato terroristico che porta alla caduta di un velivolo commerciale USA nel cielo di Lockerbie (Scozia) e di un altro attentato (sempre con sospetta firma libica) che interessa un aereo commerciale francese sul cielo di Tenéré (Niger). Ciò però accade, per entrambi i casi, solo inizialmente, in quanto Washington e Parigi, preso atto del silenzio del Paese nord-africano, si rivolgono all’ONU che adotta sanzioni nei riguardi di Tripoli. Sanzioni che poi conducono all’ammissione delle responsabilità libiche.
    In definitiva, se al tutto, e per quanto riguarda ai rapporti Italia-Libia negli anni 1979-1980, si affiancano le circostanze (rivisitate per intero nell’ultimo mio libro) pertinenti all'”affare maltese”, alle “preoccupazioni” (per una ritorsione libica) del nostro Servizio Segreto, alla “visita minacciosa” di una delegazione tripolina alla Farnesina nei primi giorni di giugno 1980 ed altro ancora (come le varie “assonanze” tra Ustica, Lockerbie e Tenéré), non si può non convenire che un’ausipcabile collaborazione della nuova Libia, su fatti non chiari accaduti in Italia nel 1980, debba essere salutata solo con estremo favore da parte di tutti …. Così come non si potrà non rimanere delusi ed esterrefatti qualora si insista a far finta di niente, lasciando in vita gravi “vulnus” istituzionali non degni di uno Stato di diritto e di un Paese libero e democratico, dal momento che si celebrano processi e si scrivono sentenze (penali e civili) senza coinvolgere una “parte”, la quale, a seconda dei punti di vista, viene ritenuta talvolta come “imputata principale” e talaltra come una delle “parti offese” …. Ed infine, immaginando, per un momento, che la nuova Libia, pur senza pronunciarsi sull’ipotesi “bomba” posta a bordo del DC9 (così come avvenuto per Lockerbie e Ténéré), dia prova della “presenza” o “assenza” di aerei libici nel cielo di Ustica la sera del 27 giugno 1980, lo scenario complessivo sarebbe più chiaro ed autorizzerebbe discorsi del tutto diversi … Si chiede troppo? Non lo si crede, sempre però che ci sia buona volontà e buona fede negli ambiti interessati e non si dimostri che, nei casi stragistici avvenuti nel nostro Paese, ci sono verità “indicibili”, spesso anche per una tutela della cosiddetta “ragione di Stato”: cosa che si può anche ipotizzare, purché però non vengano, di contro, coinvolte istituzioni e persone innocenti …

  4. Luciano Forzani

    C’è una bella differenza tra il leggere commenti estemporanei derivanti soprattutto dal “sentito dire” o, peggio, estratti da una ordinanza-sentenza prefabbricata e smentita dai successivi gradi di giudizio, e la risposta di chi, come il Sen. Manca, fa riferimento a documenti istituzionali precisi, definitivi e consultabili da chiunque voglia farlo. Il punto è proprio stabilire chi sono “coloro che mentono spudoratamente sapendo di mentire” e, a mio modesto avviso, è molto più probabile che lo faccia un “orecchiante” che si cura solo di raccogliere elementi atti a dimostrare la sua tesi pre-costituita su un evento di così vasta risonanza mediatica, che un professionista che ha avuto modo di approfondire, a livello politico e documentale, l’effettivo svolgersi di questi eventi. Credo che una attenta lettura del libro di Manca “Italia-Libia: stranamore”, purché fatta con animo scevro da pregiudizi, possa presentare una serie di elementi logici e consequenziali tali da configurare uno scenario generale sull’Italia di quel periodo, ben diverso da quello che ha costituito per anni, e continua a costituire, il cosiddetto “immaginario collettivo”.
    Sempre che non si abbia paura di vedere, d’un colpo, smentite quelle che così a lungo sono state ritenute certezze.

  5. Daniele Osnato

    Al Sig.Manca non voglio rispondere, perché è giustificato dalla necessità di vendere il suo più volte nominato libro. Egli non mente, perché non sa nulla delle vicende processuali; è ancora fermo agli anni ’90. E’ solo uno che ha qualche pensiero, per la verità molto confuso, magari anche in buona fede. All’ex militare dell’Aeronautica militare che gli fa subito l’eco, invece, voglio dire che i “sentito dire” sono confermati da plurime sentenze emesse “In nome del Popolo Italiano”, queste sì “precise, definitive e consultabili da chiunque voglia farlo”. Effettivamente è proprio un “modesto avviso” quello del Sig.Luciano Forzani, che invito ad approfondire meglio, ma molto meglio. Magari troverà pure i nomi di “colorochementonospudoratamentesapendodimentire”.

  6. Giampiero Gargini

    Cosa significhi per l’opinione pubblica la “strage di Ustica” è facile da percepire. I commenti più immediati e diretti che si possono ascoltare sono di una gravità estrema: apparati e uomini dello Stato avrebbero mentito e occultato prove determinanti; in definitiva, avrebbero impedito la ricerca della verità e l’individuazione dei responsabili della strage. Lo scenario che è stato ricostruito e che è possibile leggere nelle carte processuali è scoraggiante per la complessità dei fatti e la diversità di interpretazioni peritali e testimoniali. Ma si recepisce con chiarezza adamantina che tutti i responsabili di vertice degli apparati dello Stato, che furono rinviati a giudizio dal Giudice Istruttore Rosario Priore, sono stati assolti con formula piena (il fatto non sussiste) al massimo grado della giustizia.
    A testimoniare la difficoltà della lettura delle carte processuali interviene la sentenza del Tribunale di Palermo, Sezione Civile, che, chiamata in causa solo ai fini risarcitori, individua precise responsabilità nel Ministero della Difesa e nel Ministero dei Trasporti per non avere messo in atto tutte le idonee misure che avrebbero impedito la strage o permesso di ricostruire la verità dei fatti. Leggendo la sentenza (di 1° grado) si percepisce chiaramente la profondità dell’esame effettuato sulle carte del procedimento penale, ma un passo salta all’attenzione e disarma completamente: i responsabili di vertice sono stati assolti completamente ma gli attori a livello operativo, disseminati in numerosi enti e reparti militari, e che il Giudice Istruttore Rosario Priore aveva individuato come destinatari di giudizio penale, risultano sì prescritti, ma non per questo possono essere considerati innocenti! Quindi, sulla scorta di tale assunto e in base a valutazioni sulle decine di perizie, spesso contrastanti, e centinaia di testimonianze disponibili nella Sentenza–Ordinanza del G.I. , si è pronunciato un giudizio di responsabilità civile nei confronti dei menzionati ministeri. Uno scenario, come quello individuato dalla sentenza del Tribunale di Palermo, di completa anarchia, dove enti militari operativi periferici possono compiere azioni coordinate e prolungate nel tempo, al fine di depistare le indagini, senza che i vertici (numerosi Generali ai massimi livelli organizzativi) ne vengano a conoscenza, appare, a mio parere, come una incredibile forzatura logica.
    Ma si può ancora lavorare per cercare di conoscere la verità e la strada indicata dal Sen. Vincenzo Manca nel suo libro “Italia – Libia: stranamore” merita, a mio parere, grande attenzione. Vi si parla di fatti e documenti incontestabili e si individuano delle concrete possibilità di indagine. Prima di tutte quella diplomatica nei confronti della Libia, ovvero della nuova leadership, che, lungi dall’avere interesse a celare coinvolgimenti del passato regime, potrebbe con chiarezza fare luce sulla causa della caduta del DC-9 e sui coinvolgimenti o meno di velivoli militari libici sulla scena dove avvenne la strage. Le rogatorie internazionali e le lettere di Presidenti del Consiglio italiani rivolte alla Libia sono state da sempre disattese e sono mancate azioni dei vari Governi italiani tese a pretendere, nei previsti fori internazionali, le risposte richieste.
    Si assiste, peraltro, ad una recente reiterazione di rogatorie nei confronti di paesi amici e alleati, che già in passato hanno risposto a tutte le istanze prodotte dalla magistratura italiana e che hanno espresso al massimo livello possibile (Presidente USA e Presidente della Repubblica francese) la completa estraneità di quei paesi alla strage.
    Confidando sulla incoraggiante disponibilità espressa dall’Ambasciatore libico, si proceda dunque lungo questa strada che potrebbe chiarire finalmente alcuni tasselli che, con la loro indeterminatezza, hanno permesso ricostruzioni terribili per il nostro Paese e per le sue Istituzioni

  7. Luciano Forzani

    Ho letto con interesse i commenti dell’avv. Osnato al mio intervento su questo argomento, e come lui mi suggerisce di fare, vorrei approfondire la questione.
    Egli afferma che sono state emesse “plurime sentenze In nome del Popolo Italiano”a conferma delle sue tesi, tesi che ha il dovere di sostenere in quanto legale di parte lesa nel processo civile in corso a Palermo.
    Ebbene, forse perché io non mi occupo professionalmente di questo argomento, non ho mai avuto accesso a tali documenti, né ero al corrente della loro esistenza.
    Come ho già detto nel mio precedente intervento, l’unico documento ufficiale che io conosco, a sostegno delle sue tesi, è l’ordinanza-sentenza del Giudice Istruttore Priore che, come dice la parola, ha il compito di istruire i processi e non di giudicare. Credo che l’avvocato non possa non essere d’accordo con me se affermo che, in sede penale, tutte le tesi accusatorie di Priore sono state rigettate dai collegi giudicanti in tutti e tre i gradi di giudizio, che hanno portato, alla fine, all’assoluzione dei quattro Generali imputati.
    Resta per il momento aperta la causa civile per una sentenza di risarcimento delle vittime, emessa dal giudice monocratico di Palermo. Ovviamente però, tale sentenza è stata impugnata dalla controparte, e quindi non può ancora essere considerata definitiva.
    Però, come fa giustamente notare l’avvocato Osnato, io sono solo un ex Ufficiale dell’Aeronautica Militare, seppure in quiescenza da oltre quarant’anni, e, benché in tutti questi anni abbia continuato ad occuparmi a livelli tecnici e manageriali di aviazione civile, forse non sono abbastanza dettagliatamente informato.
    Per questo gli sarei grato se volesse fornirmi i dati necessari per risalire a qualcuna delle “plurime sentenze…precise, definitive e consultabili…” di cui parla nel suo intervento, in modo da rendermene edotto.
    Infatti io non ho alcuna intenzione di blindare in un dogma le mie tesi, non ho alcun interesse personale in gioco, e sono pronto a cambiare le mie opinioni a fronte di elementi validi e sufficienti a farlo. Non avrei niente da obiettare se, “per approfondire meglio, ma molto meglio” il mio parere, mi si fornisse il modo di individuare i nomi di “coloro che mentono spudoratamente sapendo di mentire”.

    1. augusto angioletti

      Italia paese di stragi. Paese nel quale i più dolorosi e luttuosi momenti, per intenderci quelli che colpiscono un’intera collettività, quasi mai riescono ad essere elaborati dal percorso della verità.
      Un sistema giudiziario lentissimo e controverso, un apparato di poteri che troppo spesso ha mostrato inquinamenti e deviazioni, un coacervo di interessi potenti e pericolosi: questo è lo scenario in cui sono costretti ad agire quelli che cercano risposte definitive.
      Ustica una volta era semplicemente una splendida isola, ma da 32 anni a questa parte è diventata sinonimo di uno dei più oscuri e drammatici eventi del nostro paese.
      Ciò che fino ad oggi è accaduto nel corso dei procedimenti giudiziari certamente non da quelle risposte definitive: non solo perché gli iter non si siano ancora tutti esauriti con la celebrazione degli ultimi gradi di giudizio, ma anche perché quanto fin’ ora emerso appare seguire diverse linee di ragionamento e conclusione.
      Ciò riguarda anche l’ultima decisione ad opera della Corte di Appello di Palermo, la quale ha sospeso la sentenza del Tribunale che aveva condannato Ministero della Difesa e Ministero dei Trasporti a risarcire i passeggeri del Dc9 Itavia con la somma di 81 milioni di euro.
      Sebbene nel dispositivo si faccia menzione alla difficoltà eventuale a recuperare l’ingente cifra nel caso di diversa pronuncia finale, il punto centrale e per inciso quello da cui discende tale ipotesi di annullamento risarcitorio, è la non manifesta infondatezza dell’impugnazione.
      Tutto ancora una volta da rivedere e da rianalizzare, quindi, anche nel rito civile, dopo che in quello penale la Corte di Cassazione nel confermare l’assoluzione per i quattro generali dell’aeronautica militare, di fatto confutava le tesi contenute nella “lunga e complessa istruttoria del giudice istruttore”, basate su “una imponente massa di dati, dai quali peraltro non è stato possibile ricavare elementi di prova a sostegno dell’accusa”.
      Certo che l’immaginario collettivo è certamente più colpito da un rocambolesco scenario di battaglia aerea, possibile cinematograficamente e molto meno nella realtà, che da ipotesi di minor suggestione ancorché ugualmente drammatiche e dolorose negli esiti.
      Nel qui richiamato libro Italia-Libia Stranamore, Vincenzo Ruggero Manca insiste sulla necessità/opportunità di ottenere risposte chiare alle rogatorie internazionali avviate dal nostro paese, in particolare quelle nei confronti della Libia da cui oggi, dopo gli ultimi rivolgimenti politici, ci si potrebbero aspettare importanti rivelazioni.
      In tal senso sono le affermazioni del Sen. Giovanardi che intervistato da Manca, assicura la volontà di voler tenere viva questa possibilità, che a noi pare essere diventata determinante, dopo la caduta del sistema di potere di Gheddafi e con esso ci auguriamo dei segreti che esso custodiva.
      Oggi che il Colonnello è da morto sul banco di accusa nel suo paese e non solo, perché non dovrebbe essere fatta luce sulla presenza del Mig fantasma nel cielo di Ustica in quella maledetta notte del 27 giugno 1980, piuttosto che su un possibile attentato perpetrato da agenti libici ai danni del Dc9 Itavia?

      1. augusto angioletti

        Italia paese di stragi. Paese nel quale i più dolorosi e luttuosi momenti, per intenderci quelli che colpiscono un’intera collettività, quasi mai riescono ad essere elaborati dal percorso della verità.
        Un sistema giudiziario lentissimo e controverso, un apparato di poteri che troppo spesso ha mostrato inquinamenti e deviazioni, un coacervo di interessi potenti e pericolosi: questo è lo scenario in cui sono costretti ad agire quelli che cercano risposte definitive.
        Ustica una volta era semplicemente una splendida isola, ma da 32 anni a questa parte è diventata sinonimo di uno dei più oscuri e drammatici eventi del nostro paese.
        Ciò che fino ad oggi è accaduto nel corso dei procedimenti giudiziari certamente non da quelle risposte definitive: non tanto perché è solo l’iter penale ad aver celebrato l’ultimo grado di giudizio, ma anche perché quanto fin’ora emerso appare seguire diverse linee di ragionamento e conclusione.
        Ciò riguarda anche l’ultima decisione ad opera della Corte di Appello di Palermo, la quale ha sospeso la sentenza del Tribunale che aveva condannato Ministero della Difesa e Ministero dei Trasporti a risarcire i passeggeri del Dc9 Itavia con la somma di 81 milioni di euro.
        Sebbene nel dispositivo si faccia menzione alla difficoltà eventuale a recuperare l’ingente cifra nel caso di diversa pronuncia finale, il punto centrale, e per inciso quello da cui discende tale ipotesi di annullamento risarcitorio, è la non manifesta infondatezza dell’impugnazione.
        Tutto ancora una volta da rivedere e da rianalizzare, quindi, anche nel rito civile ai fini del solo risarcimento, dopo che in quello penale la Corte di Cassazione, nel confermare l’assoluzione per i quattro generali dell’aeronautica militare, di fatto confutava le tesi contenute nella “lunga e complessa istruttoria del giudice istruttore”, basate su “una imponente massa di dati, dai quali peraltro non è stato possibile ricavare elementi di prova a sostegno dell’accusa”.
        Certo che l’immaginario collettivo è sicuramente più colpito da un rocambolesco scenario di battaglia aerea, possibile cinematograficamente e molto meno nella realtà, che da ipotesi di minor suggestione ancorché ugualmente drammatiche e dolorose negli esiti.
        Nel qui richiamato libro Italia-Libia Stranamore, Vincenzo Ruggero Manca insiste sulla necessità/opportunità di ottenere risposte chiare alle rogatorie internazionali avviate dal nostro paese, in particolare quelle nei confronti della Libia da cui oggi, dopo gli ultimi rivolgimenti politici, ci si potrebbero aspettare importanti rivelazioni.
        In tal senso sono le affermazioni del Sen. Giovanardi che, intervistato da Manca, assicura la volontà di voler tenere viva questa possibilità diventata determinante dopo la caduta del sistema di potere di Gheddafi e con esso, ci auguriamo, dei segreti che esso custodiva.
        Oggi che il Colonnello è da morto sul banco di accusa nel suo paese e non solo, perché non dovrebbe essere fatta luce sulla immaginaria presenza del MIG sul cielo di Ustica e soprattutto su un possibile attentato perpetrato da agenti libici ai danni del Dc9 Itavia?

  8. ghino

    Che il Governo Monti non tralasci questa opportunità e chiami la nuova Libia a collaborare. Comunque siano coinvolti, ce lo devono…..

  9. Fox2

    E’ già grave che Ufficiali dell’Aeronautica, legati ad un giuramento di “Fedeltà” innanzitutto alla Nazione, spaccino ai cittadini della stessa Nazione, per nuove Verità le antiche Bugie, tipo quella che sul Caso Ustica gli imputati andarono tutti assolti.
    Senza rispondere in merito, ma lasciando all’avvocato Osnato eventualmente di spiegare i “tecnicismi” utilizzati per far si che i responsabili di Reati, potessero evadere in un modo o nell’altro (prescrizioni, cambi di legge etc etc) veramente per il rotto della cuffia le loro indiscusse responsabilità, come del resto la recente sentenza del Tribunale di Palermo ha ampiamente riconfermato, risulta invece INTOLLERABILE che un Generale dell’Aeronautica come Manca, che da professionista dovrebbe avere la maggiore sensibilità e competenza sull’argomento, possa ancora riproporre in maniera strisciante, senza un minimo di senso dell’Onore, tesi come quella della Bomba a Bordo, ormai morta e sepolta dalle migliori perizie Frattometallografiche, che hanno escluso sulla TOTALITA’ dei rottami del DC-9 recuperati, la presenza di “Washing” e “Rolling Edges”, cioè le tracce inequivocabili ed indelebili degli effetti di una qualunque esplosione su un qualunque metallo.

    Lasciando comunque ai Lettori l’onere di giudicare se questo atteggiamento sia dovuto a Fede Incrollabile o invece Malafede, approfitto dell’occasione per sottoporre ancora una volta all’attenzione dei lettori le Conclusioni dell’Istruttoria relativa, peraltro utilizzate e confermate dall’ultima clamorosa sentenza di Palermo che ha introdotto con atteggiamento maturo e civile i concetti, per l’Italia rivoluzionari, quali: “Hai Depistato! Sei Colpevole. Hai Ignorato? Sei Colpevole! Non hai Previsto? Sei responsabile!”
    Credo che le troveranno significative ed illuminanti.
    E’ inutile sottolineare che sono supportate dalle corrispondenti indagini, dettagliatamente descritte in precedenza…

    —– ° ——

    “Procedimento Penale Nr. 527/84 A G.I., Pagg. 4511-12-13
    Capo 2 MiG.
    Conclusioni.

    In conclusione si deve dire che più sono gli elementi di prova che quel MiG23 cadde in tempo ed occasione diversi da quelli prospettati nella versione ufficiale.
    Che questa versione fu generata da una obbiettiva coincidenza d’interessi di tutte le parti, soggetti attivi e passivi, dell’operazione, spettatori e manovratori.
    Tutti, chi per un verso chi per l’altro, avevano interesse a coprire la realtà dei fatti.
    Fu da noi accettata per considerazioni puramente politiche e non d’altro genere.
    Non è affatto sostenibile, come pure s’è sostenuto, che il differimento della scoperta ufficiale derivasse da esigenze di intelligence per favorire l’alleato maggiore.
    Gli Stati Uniti erano già in possesso di esemplari di quella macchina che forse poteva interessare solo qualche alleato minore.
    Certo un interesse di carattere tecnico – come in tal senso hanno mostrato – poteva esserci negli americani, per accertare se vi fossero o meno delle innovazioni in quell’esemplare.
    Essi infatti ritirano soltanto i liquidi e qualche parte da comparare con quanto già posseggono.
    Al più ci danno spiegazioni per smontare e disinnescare.
    Certo vi era pure un interesse a comprendere nella improbabile ipotesi, sempre da tenere in conto però, che non fossero a conoscenza dell’occasione che aveva dato luogo a quella caduta, che ha tutti
    i caratteri, lo si ribadisce di un abbattimento – come potesse essere avvenuta quella penetrazione e nella più probabile ipotesi che ne fossero a conoscenza, a comprendere precedenti e conseguenze del fatto.
    Esigenze di intelligence, sulle quali quand’anche fossero esistite nei termini che alcuni vorrebbero, non sarebbero mai state decise dal solo livello di una forza armata.
    Ben altro deve essere il livello che decide di dare parti del velivolo per esigenze di quella natura a Servizi di alcuni Paesi, e negarle ad altri.
    Giacchè con quei comportamenti, forse non lo si è compreso a pieno, si instaurerebbero e si manterrebbero – ma forse è proprio così – circuiti diretti tra Servizi, senza alcuna informazione dei responsabili politici.
    E che altri fossero i livelli lo si intuisce dalle parole del Ministro Lagorio il quale in termini di intelligenza e lealtà politica – giacchè se avesse affermato il contrario, avrebbe reso torto sia al suo ruolo che alle capacità e alle aspettative di chi persegue e s’attende la verità – ammette che il caso fu chiuso per ragioni politiche.
    Non si capisce però perchè non emerga che esso nacque anche per cause politiche e, cosa più importante, che fu gestito secondo direttive politiche, perchè di certo su scelte e decisioni che implicavano un altro Paese e in particolare la Libia appare assurdo un mancato coinvolgimento del livello politico.
    Castelsilano è come Ustica. I militari negano addirittura l’essenza dei fatti; asseriscono di conseguenza – non potrebbero altrimenti – di non aver riferito, perchè non v’era nulla da riferire ai politici.
    I politici affermano – e non potrebbero altrimenti, se le cose così stanno – di non aver saputo nulla.
    Questa è la situazione probatoria e sulla base di essa si deve giudicare.
    E così apparendo la realtà,non ne può discendere, così come ne è disceso, che l’accusa contestata.
    Ma se la realtà fosse diversa, non si potrebbe che ribadire quanto concluso in altra parte e cioè che un senso di fedeltà ancor più che malinteso a principi estranei all’ordinamento e un conseguente spirito di supposto sacrificio in pro di coloro che così si sono salvati dall’accusa di aver saputo ed avallato,avrebbero indotto gli imputati ad altrettanto gravi condotte.
    Sul fatto, di fronte a una tale massa di prove, molte delle quali oggettive – le poche restanti di origine soggettiva provengono da persone dell’ ambienti e luoghi, senza alcun contatto tra di loro, e pienamente concordi – si supera ogni ragionevole dubbio e si giunge alla certezza che esso non si è verificato il giorno che s’è voluto accreditare – con una messinscena quasi perfetta – è accaduto molto tempo prima, e per più versi si può anche presumere che sia capitato in quelle medesime circostanze in cui precipitò il DC9 Itavia.
    Non solo: è caduto in conseguenza di abbattimento e probabilmente anche per mancanza di carburante, perchè inseguito da altri velivoli da caccia, e quindi per effetto di un vero e proprio duello aereo, un episodio di natura bellica, avvenuto sul nostro territorio, ad opera di velivoli stranieri – non è assolutamente sostenibile, e non v’è alcuna prova in tal senso, che vi sia stato un intervento italiano – e quindi senza, o almeno così appare, che la nostra Difesa s’avvedesse di alcunchè.
    Una volta escluso che il differimento della data di caduta sia stato determinato da esigenze di intelligence, nostra o di alleati, se ne deve desumere che altra fosse la ragione di questa scelta.
    Quello che più impressiona in questa vicenda, lo si è detto in altro capitolo, è l’interesse di tutte le parti – salve le dichiarazioni di accusa contro Stati Uniti da parte del leader della Jamahirija, cui però non consegue la rivelazione dei fatti e delle loro prove- a tacere.
    E tale interesse fortissimo e mai intaccato, deve essere pari alla gravità dei fatti nascosti.
    Di modo che da esso ben può dedursi conforto alle ipotesi che sul piano tecnico prevalgono.
    L’“aggressore” non rivendica l’azione.
    E anche qui coloro, le aeronautiche, che potevano porla in essere sono poco più di una.
    E un’azione di tal genere, se non avesse contesti innominabili, non vi sarebbe pudore a rivelarla.
    Giacchè si verserebbe in quell’ambito che sempre più si estende delle operazioni di polizia internazionale, di interventi a fini umanitari o meno,di progetti di tirannicidî, di cui si fan carico le superpotenze, che in tal modo non ricorrono più alla tradizionale guerra solenne.
    I rapporti tra gli Stati si modificano con rapidità, e il diritto internazionale non riesce ad adeguarsi con sollecitudine.
    Lo stesso è a dire della “vittima” che sul piano ufficiale concorda sulla data che è nata dalla coincidenza di interessi e sulla spiegazione dei fatti che essa stessa contribuisce ad erigere.
    Sul piano politico il suo leader di tanto in tanto rammenta un’altra verità e non la prova, se ne serve, senza dubbio, per lanciare messaggi ad amici, nemici e manutengoli.
    Noi per parte nostra, abbiamo aderito alla tesi ufficiale, ammettiamo che si tratta di una scelta politica, ma non tiriamo fuori dalla memoria – perchè dagli archivi già tante circostanze sono emerse – nemmeno mezza verità.
    Mentre con ogni probabilità di quell’aereo conosciamo vita, morte e miracoli.
    Chè se poi l’innominabile fosse l’esser stato quel velivolo nel contesto della sera di quel 27 giugno 80, si spiegherebbero allora i silenzi dell’inseguitore, le grida dell’inseguito, le congetture di chi sa, e sapeva, e ha dato, mezzano per vocazione o necessità, un colpo alla botte e l’altro al cerchio.”

    —– ° ——

    Mi scuso per la lunghezza del Post, ma queste sono conclusioni così lucide (ed attuali) che valgono per tutta la Tragedia di Ustica.

    Saluti

    Fox2 (Noi Ricordiamo)

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