Il Parlamento europeo potrebbe far luce sui misteri di Ustica con una commissione speciale

By | 16 settembre 2011

Più che una commissione d’inchiesta, lo strumento migliore del Parlamento europeo per far luce sui misteri e sulle connessioni internazionali della strage di Ustica potrebbe essere una “commissione temporanea speciale”. Lo stesso tipo di commissione, per intendersi, che venne utilizzato per andare a fondo sulle attività segrete della Cia in Europa e, più di recente, sul sistema di intercettazione Echelon. L’idea – alla luce della sentenza del Tribunale di Palermo che ha condannato i ministeri dei Trasporti e della Difesa a risarcire 81 familiari della strage di Ustica con oltre 100 milioni – è stata lanciata da uno degli avvocati dei famigliari, Daniele Osnato, che ha proposto che “il parlamento europeo indaghi su Ustica” e approfondisca in particolare il ruolo di Francia e, “in parte”, dell’Inghilterra nei fatti del giugno 1980. La proposta di Osnato è stata subito raccolta dall’europarlamentare bolognese del Pd, Salvatore Caronna, pronto a portare la questione a Bruxelles proprio mentre il Pse trova l’accordo per la presidenza dell’assemblea (che toccherà ai socialisti) da assegnare a Martin Schulz. Andando a leggere il regolamento del Parlamento europeo, sembra che lo strumento più adatto a far luce su Ustica possa essere la commissione speciale, i cui componenti hanno maglie ben più larghe in cui muoversi e cercare informazioni rispetto a chi siede in una commissione d’inchiesta. A partire dal fatto che non hanno l’obbligo di indagare solo ed esclusivamente su presunte infrazioni al diritto comunitario. Il campo d’azione di una commissione speciale è molto più vasto: le attribuzioni, la composizione e il mandato, infatti, vengono definiti di volta in volta al momento della costituzione.
La commissione d’inchiesta, invece, presenta in partenza regole molto più stringenti: quella più rilevante, pensando ad un’eventuale lavoro su Ustica, è l’impossibilità a esaminare fatti su cui sia in corso un procedimento giudiziario o in uno stato membro o davanti a un organo comunitario. Un ‘paletto’, questo, definito con chiarezza dal regolamento del Parlamento europeo che stabilisce le modalità di esercizio del diritto d’inchiesta del Parlamento europeo. E non è l’unico limite delle commissioni d’inchiesta: secondo quanto prevede il regolamento, le autorità degli stati membri interpellati dai commissari forniscono i documenti o il materiale richiesto dalla commissione, “a meno che non vi si oppongano motivi di segretezza, di ordine pubblico o di sicurezza nazionale”. Nel regolamento della commissione d’inchiesta, infine, c’è anche un altro punto che non va sottovalutato: qualunque persona chiamata a testimoniare può invocare i diritti di cui disporrebbe se testimoniasse nel proprio paese. Potrebbe, dunque, in molti casi, rifiutarsi di rispondere. Per tutti questi motivi, la strada della commissione d’inchiesta europea sul caso Ustica appare alquanto in salita. Potrebbe non esserlo, invece, quella della commissione temporanea speciale. La differenza operativa dei due strumenti è ciò che ha spinto il Parlamento europeo a prediligere la commissione speciale per indagare sulle attività segrete della Cia in Europa, nel 2006: allora gli europarlamentari si misero al lavoro per fare chiarezza sull’utilizzo che la Cia aveva fatto di paesi europei per il trasporto e la detenzione illegale di persone. Tra cui il caso Abu Omar.
Analoga scelta venne fatta, a Bruxelles, per la commissione – speciale anche questa – istituita nel 2000 sul sistema di intercettazione Echelon: non potendo riguardare argomenti al di fuori del diritto comunitario e soprattutto non potendo avere la meglio sui ‘motivi di segretezza o di ordine pubblico e di sicurezza nazionale’, una commissione d’inchiesta non avrebbe potuto fare nulla per investigare sui servizi segreti.
Un’ultima differenza tra i due tipi di commissione, è quella relativa ai tempi di lavoro. Per entrambe il termine è 12 mesi: per quella d’inchiesta, però, si specifica che sono possibili due proroghe di tre mesi. Per quella speciale, invece, il regolamento si limita a dire che il mandato dura 12 mesi “a meno che il Parlamento non prolunghi questo periodo alla sua scadenza”. Insomma, i commissari potrebbero lavorare anche molto di più.Una volta finita la propria attività, una commissione presenta una relazione al Parlamento e può chiederne la discussione; può inoltre sottoporre al Parlamento un progetto di raccomandazione destinato a istituzioni o organi dell’Unione europea o degli Stati membri. Una relazione finale sulla strage di Ustica, mettiamo il caso, potrebbe venire indirizzata alla magistratura italiana. Alla luce degli esiti dei lavori della commissione, sta al Parlamento decidere come muoversi. Dopo il rapporto finale sulle attività segrete della Cia in Europa, ad esempio, il Parlamento approvò una risoluzione, all’interno della quale l’Italia veniva richiamata a una serie di responsabilità.
Sempre rimanendo nel campo delle ipotesi, al termine di una commissione speciale su Ustica, un’eventuale risoluzione del Parlamento europeo potrebbe acquisire informazioni dalla Francia, riuscendo dove finora lo Stato italiano non è riuscito.
A breve il deputato socialista inglese David Martin presenterà al Parlamento europeo un progetto di relazione proprio sul regolamento che disciplina il diritto d’inchiesta del Parlamento europeo: l’obiettivo è quello di ampliare gli orizzonti di indagine. Non è in ogni caso in discussione il divieto di investigazione su vicende per cui ci sia già in corso un procedimento giudiziario. Il progetto sarà discusso lunedì prossimo (per eventuali emendamenti) dalla commissione Affari costituzionali, che poi lo voterà l’11 ottobre. Sul progetto dovrà poi arrivare il voto dell’assemblea plenaria. (Fonte Dire)
«La proposta di una commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo sulla vicenda di Ustica va certamente nella giusta direzione, a condizione però che la commissione possa giungere rapidamente alle sue conclusioni». È quanto afferma all’Adnkronos l’ex presidente della Commissione europea e attuale presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli, Romano Prodi, rispondendo ai cronisti che a Bologna gli chiedevano un commento circa la richiesta rivolta a Bruxelles dai legali dei parenti delle vittime della strage di Ustica.