"DICHIARAZIONI GIA' NOTE, MA RIMASTE SENZA SEGUITO"
"Serve chiarezza e la collaborazione di tutti i paesi coinvolti. Da Giovanardi solo menzogne"
Daria Bonfietti: per la strage di Ustica, adesso Gheddafi accusa gli americani. Una rivelazione che ha fatto balzare in molti sulla sedia ma che, per chi conosce gli atti dell'inchiesta, non è assolutamente una novità. Non è così?
"Verissimo. Queste cose Gheddafi le aveva sostenute da tempo. Bastava solo leggere gli atti dell'inchiesta del giudice Priore. C'erano poi state alcune interviste rilasciate a la Stampa e ad Andrea Purgatori. Solo che, drammaticamente, nel nostro paese quelle dichiarazioni non hanno mai avuto un serio seguito. La magistratura aveva correttamente inoltrato le richieste di rogatoria che non avevano ottenuto risposta. A quel punto avrebbe dovuto intervenire la politica, la diplomazia. Non è accaduto così".
Forse perché Gheddafi era considerato un dittatore poco attendibile…
"In realtà la cosiddetta pista libica era emersa autonomamente. Vorrei ricordare che Alberto Dettori, che poi sarebbe morto suicida, già all'indomani dell'abbattimento del Dc9 si era confidato parlando di un aereo libico e del fatto che quella sera era stata sfiorata la terza guerra mondiale. E questo prima che saltasse fuori la storia del Mig libico, ufficialmente precipitato solo il successivo 18 luglio. Il giudice Priore ha poi dimostrato che quel Mig non era assolutamente caduto quel giorno. Insomma, io credo che c'erano e ci sono a maggior ragione adesso tutti gli elementi perché ci si debba attivare in sede politica e chiedere oltre alla collaborazione di Gheddafi, anche di quei paesi che sono stati chiamati in causa. Bisogna mettere in moto un meccanismo per capire. Un po' come è stato fatto per Lockerbie".
Gheddafi ha detto che gli americani, quel giorno, avrebbero voluto ucciderlo. Perché, se questo è vero, il leader libico non dice di più?
"Non lo so. Ma faccio una considerazione: se quello che dice Gheddafi è vero, ossia che ci fu un tentativo per assassinarlo mentre era in volo, allora è evidente che qualcuno - governo, servizi segreti o chissà chi - lo avvertì per tempo, consentendogli di sfuggire alla trappola. Se fu aiutato, voglio dire, allora si capisce perché non possa o voglia dire di più, né esibire prove, se le ha".
Cosa si dovrebbe fare?
"Dimostrare una forte volontà politica ed andare fino in fondo. E immediatamente rivolgerci agli Stati Uniti e chiedere con determinazione se ciò che è stato detto è vero o no. Io so bene che gli americani hanno sempre detto, anche al giudice Priore, che loro non c'entravano affatto per la strage di Ustica. Ma è altrettanto vero che se adesso diamo credito a Gheddafi per i retroscena di Lockerbie, non vedo perché dovremmo pregiudizialmente dire che mente su Ustica. Gheddafi non è l'ultimo dei mohicani, ma un leader politico che ultimamente sta dimostrando di voler fare chiarezza su alcuni buchi neri".
Dopo la sentenza-ordinanza del giudice Priore, quando emerse con chiarezza lo scenario di guerra e la presenza di aerei americani e di altri paesi quella sera, che fecero i governi dell'Ulivo? "Anzitutto bisogna dire che con Prodi si riuscì ad ottenere che il giudice Priore andasse alla Nato a indagare. E proprio decrittando in sede Nato alcuni codici che non venivano decrittati in Italia si è scoperta la presenza di altri aerei che, insieme con gli altri elementi raccolti, ha fatto concludere che il Dc9 fu abbattuto nel mezzo di una azione di guerra. D'Alema, dopo la sentenza-ordinanza, scrisse al presidente degli Stati Uniti e della Francia per chiedere ulteriori risposte. Ma non abbiamo ottenuto nulla, se non dinieghi".
Perché il ministro Giovanardi, nonostante tutto, continua tanto ad insistere sulla bomba?
"Io credo che il ministro dovrà rispondere al Parlamento e ai cittadini di quanto ha detto. Sono letteralmente sconvolta dal significato menzognero delle sue parole. Giovanardi parla tanto, ma senza basarsi sulla sentenza-ordinanza del giudice Priore. Non mi capacito come un ministro della Repubblica possa non tenerne conto. Come fa? La magistratura ha tratto le sue conclusioni e per questo ha rinviato a giudizio i militari per alto tradimento. Ora le parole di Giovanandi coincidono con la difesa deimilitari: era bomba e noi non abbiamo visto, quindi non siamo colpevoli. La realtà è la sentenza di Priore, che è un punto fermo".
Adesso, sia come senatrice dei Ds che come presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime che cosa farà?
"Vorrei che le forze politiche, tutte,capissero l'importanza e la necessità di atteggiarsi in maniera diversa nei confronti di questa vicenda. Italia, Stati Uniti, Libia e gli altri paesi coinvolti si devonomettere intorno ad un tavolo e fare chiarezza".l'Unità, Gianni Cipriani, 02/09/2003