USTICA, UNA FERITA NELLA DIGNITA' NAZIONALE
Il 27 giugno 1980 fu abbattuto il Dc9 dell'Itavia: un atto di guerra che ha spezzato la vita di 81 cittadini innocenti. Ancora oggi nessuno ha fornito una spiegazione. Inoltre, sappiamo che Stati amici spiavano il governo italiano in carica
"Ustica, ustica come ustione, Ustica è una ferita" recita Marco Paolini.
Ustica è certamente una ferita dolorosa nel cuore dei parenti delle povere 81 vittime innocenti della strage, ma Ustica diventa sempre più una ferita nella dignità di questo Paese.
Il giudice Priore, alla fine della più lunga e tormentata inchiesta della storia giudiziaria italiana ci ha inchiodati alla verità: "l’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti.
Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto".
Ma non basta: oggi sappiamo che nessuno ha dato spiegazione su quanto accaduto, ma che addirittura Stati amici spiavano il governo italiano in carica per conoscerne le intenzioni, le misure prese per cercare di raggiungere la verità.
Da documenti ufficiali, dalla documentazione dell’attività dell’ambasciata americana a Roma, emerge la prova dell’intercettazione di un dialogo telefonico tra un presidente del Consiglio della Repubblica italiana, l’onorevole Amato, e il ministro della Difesa in carica, onorevole Andò.
Il fatto è già in sé gravissimo, ma si deve sottolineare che l’intercettazione è mirata ad un particolare "passaggio " della vicenda di Ustica: il ministro Andò mostrava pubblicamente di non voler tener bordone oltre i limiti della decenza intellettuale alle posizioni dei militari e nello stesso tempo si dichiarava non completamente soddisfatto della collaborazione americana alle indagini della nostra magistratura.
In quel periodo "faceva scalpore" il ritrovamento sul fondo del mare non casuale, ma a conclusione di una traccia radar rilevata, di un serbatoio americano da aereo da caccia, ma di quel serbatoio che recava ancora evidenti numeri e matricole per l’identificazione gli americani si dichiaravano, inspiegabilmente, non in grado di fornire notizie.
Quindi i movimenti del governo, quando mostravano di allontanarsi dalla linea di piatta accettazione delle posizioni militari, erano attentamente sorvegliati, come erano sorvegliati, anche questo è un fatto gravissimo che emerge dalla documentazioni, gli sviluppi dei lavori delle commissioni peritali che indagavano per scoprire le cause dell’incidente. Si parla apertamente di un informatore che tiene ben al corrente gli americani sugli sviluppo dei lavori della Commissione ministeriale Pratis.
La procura della Repubblica di Roma ha avuto modo di osservare, al riguardo, "che gli Usa spiassero l’Italia non costituisce una novità", era stato lo stesso giudice istruttore Rosario Priore, a conclusione degli accertamenti, a puntare il dito contro il silenzio e il comportamento anomalo di quei Paesi stranieri, nostri alleati, che non hanno fornito quelle risposte che l’autorità giudiziaria di Roma cercava per individuare le cause dell’abbattimento del DC9 dell’Itavia avvenuto il 27 giugno 1980.
Nonostante questo, la gravità dei fatti, che vengono ora alla luce in maniera inequivocabile, non ha bisogno delle mie considerazioni, incide direttamente sulla correttezza dei rapporti tra Stati sovrani.
Si deve aggiungere che proprio negli ultimi giorni si è verificato un altro episodio altamente significativo: nell’aula della corte d’Assise di Roma che processa i generali ai vertici dell’Aeronautica ai tempi della Strage di Ustica è arrivato un netto e inaspettato diniego alla collaborazione da parte della Cia.
In base all’articolo 5 del trattato di mutua assistenza internazionale in materia giudiziaria che stabilisce che uno Stato può negare collaborazione per non pregiudicare la sua sicurezza o i suoi interessi essenziali, la Cia non ha voluto fornire le informazioni in suo possesso riguardo la vicenda del Mig libico caduto misteriosamente sulla Sila. Quindi per non danneggiare gli interessi Usa non ci può essere nessun contributo alla chiarificazione di un episodio oscuro, che i più mettono in collegamento con la strage di Ustica, ma di cui si fatica ad individuare gli interessi strategici per gli Usa. Gli interessi americani nella vicenda cominciano ad essere particolarmente ingombranti e inquietanti se portano le ambasciate allo spionaggio ai danni dei paese amici ospitanti e a negare collaborazione per la ricerca della verità in un episodio che pur ha portato alla morte di ottantun innocenti cittadini italiani.
Voglio a questo punto ricordare che in un recente intervento televisivo, nel programma Report dedicato ai segreti e alle stragi, l’ex Presidente della Repubblica, senatore Francesco Cossiga, ha avuto modo di affermare che l’unico vero mistero italiano è la strage di Ustica e che rimane tale in quanto custodito dai militari, probabilmente non italiani.
Si tratta di una affermazione importante, certamente non avventata, e che deve fare riflettere perché viene da un uomo politico che all’epoca dei fatti era presidente del Consiglio dei ministri e che poi è stato presidente della Repubblica.
Cossiga, come ha confermato proprio al processo al quale ho appena fatto cenno, fu completamento tenuto all’oscuro di quanto era accaduto non solo nella notte della tragedia, ma anche del grande lavorio militarea partire dalla mattina successiva, gli fu detto esclusivamente che l’aereo era caduto per cedimento strutturale e quindi non c’era stato nessun interessamento da parte militare. Da qui la sua affermazione "sono stato fatto fesso".
Queste, mi pare, sono le notizie che accompagnano quest’anno l’anniversario e che mi fanno sperare che al dolore dei parenti si accompagni finalmente un gesto in difesa della dignità nazionale.
L’onorevole Amato da presidente del Consiglio in carica ebbe a dire che reputava necessario trovare la forza di guardare negli occhi i responsabili degli Stati che hanno avuto a che fare con la vicenda di Ustica, Francia, Usa, Libia, Gran Bretagna, per chiedere di porre fine ad ogni tipo di indugio e svelare definitivamente ogni più recondito particolare. Oggi proprio queste nuove conferme di interessamenti e particolari non svelati devono indurre a più precisi impegni.
Sapranno il governo, le massime istituzioni dello Stato trovare le forme più opportune per l'accertamento della verità e a salvaguardia della dignità nazionale?Daria Bonfietti, l'Unità 26/06/2003