E' stato un atto di guerra non dichiarata

di DARIA BONFIETTI

(l'Unità - 27 giugno 2001 - pag. 9)

Sono passati ventuno anni da quella tragica notte durante la quale, sul cielo di Ustica, persero la vita 81 persone, a bordo del Dc-9 Itavia che doveva unire con un volo civile Bologna a Palermo.
Questo anniversario è l'occasione per onorare ancora la loro memoria e per riflettere su quanto accaduto in questi lunghi anni e su cosa resta da fare, comprendendo la complessità dell'impegno per la verità che insieme abbiamo vissuto e avendo chiaro cosa è successo quella notte.
Ogni ragionamento deve ruotare attorno ad un punto fermo: la sentenza-ordinanza con la quale il giudice Rosario Priore ha chiuso la più lunga istruttoria della storia giudiziaria del nostro Paese rivelandoci la causa del disastro: "l'incidente al Dc-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento", e dandoci la possibilità di comprendere, con tutti gli elementi, quanto avvenuto in questi lunghi anni.
Nell'immediatezza dell'evento, nella segretezza dei siti militari si ha subito l'evidenza dell'accaduto, "per la segnalata presenza di un traffico aereo militare, sia in concomitanza del sinistro che in orari di poco antecedenti e susseguenti la scomporsa del Dc-9" e la mattina seguente "le prime indicazioni di un evento esterno trovavano conferma ma nell'esame di tracciati radar, dai quali chiunque avesse un minimo d'esperienza poteva valutare la presenza di un aereo esterno, proprio in coincidenza con il punto e il minuto del disastro. Si evince chiaramente una manovra d'attacco contro l'aereo civile".
Invece nessuna notizia corretta venne data all'opinione pubblica, anzi "l'orientamento del Sios (servizio segreto) Aeronautica andò nel senso di privilegiare la tesi del cedimento strutturale" e i governanti dell'epoca, che pure avevano ricevuto notizie inquietanti, preferirono sottrarsi alle loro responsabilità evitando il problema.
Che gli aerei cadono è pur sempre una tragica ovvietà!
L'azione della Magistratura è priva di ogni mordente: per cinque anni non si istituisce nessuna commissione, insomma si tratta il caso come un semplice incidente automobilistico, e non si sentono neppure le registrazioni delle conversazioni avvenute nei siti radar. Si sarebbe sentito proprio dalla viva voce dei militari che c'era intenso traffico militare attorno al Dc-9!!!
Rimane solo la società civile che sente il bisogno di porsi domande, la stampa che non abdica al suo ruolo di ricerca, i movimenti democratici, l'associazionismo, la sinistra che chiedono verità. Sono anni di manifestazioni, di sottoscrizioni, di concerti, di vera solidarietà di artisti, scrittori, attori. Non certamente per obblighi di ospitalità voglio ricordare i tanti dibattiti ai festival dell'Unità e la partecipazione delle tante sezioni Ds.
Due sono i risultati di questa straordinaria partecipazione: l'attività della Commissione stragi guidata dal compianto Libero Gualtieri, e il vero rigore che riprendono le indagini quando vengono affidate al giudice istruttore Rosario Priore affiancato dai PM Coiro, Rosselli, Salvi, indagini che però debbono fare i conti con il troppo che è già stato fatto sparire e il molto che è stato custodito soltanto per essere nascosto.
In questo anniversario è chiaro dunque, mentre la società civile, il paese tutto, mi sento di dire, si muoveva per carcare la verità, questa verità era ben tenuta nascosta dagli apparati militari. Voglio esprimere tutta la mia rabbiosa indignazione per le tante risposte evasive, sfuggenti che ho ricevuto da ministri e capi di stato maggiore in questi anni. Promettevano generici impegni e non riuscivano nemmeno a dire i nomi dei militari presenti in servizio nella notte della tragedia. Ammiccavano: la nostra Italietta della burocrazia polverosa che perde tutto! Gli elenchi invece se li tenevano nascosti: nel dicembre '95, a seguito di provvedimento di sequestro eseguito dal giudice, veniva rinvenuta la documentazione con gli elenchi completi del personale la cui esistenza, fino a quella data, era stata celata deliberatamente dallo Stato Maggiore dell'Aeronautica.
A questo punto diventa chiara la grande responsabilità dei governi che si sono succeduti e che non hanno voluto esercitare nessun controllo sui vertici dello Stato Maggiore dell'Aeronautica che in ogni modo è entrato nella vicenda, negando informazioni, condizionando pesantemente le perizie, schierando tutte le sue disponibilità contro la verità.
Bastavano la sensibilità e la determinazione del Governo Prodi-Veltroni quando ha fatto ricorso alla Nato per conoscere fino in fondo quello che era pervicacemente negato dalla nostra Aeronautica!
Ora però una sentenza-ordinanza della Magistratura ci ha detto tutto, ci ha detto che quell'aereo è stato abbattuto e attorno a lui volavano aerei militari francesi, americani, inglesi e libici. Ora abbiamo la responsabilità di sapere che abbattendo il Dc-9 Itavia si è inciso profondamente nella realtà del nostro Stato, contro la sua dignità nel consesso internazionale, contro i diritti fondamentali dei suoi cittadini. Si è compiuto un atto propriamente di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti e nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto. Queste spiegazioni debbono essere chieste, come ha cominciato a fare Amato. Per questo oggi questo ricordare non è solo rendere omaggio alla memoria delle 81 vittime innocenti, ma vuol dire impegnarsi perché fare completa luce su questa vicenda diventa un problema di dignità nazionale. Non si deve lasciare passare questo evento come uno dei tanti, seppur terribili, del nostro recente passato. Con questo atto si è inciso profondamente nella realtà del nostro Stato, contro la sua dignità nel consesso internazionale, contro i diritti fondamentali dei suoi cittadini.

 

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