L'ANTITALIANO

Come tutti i segreti di Pulcinella Ustica resterà un mistero

di GIORGIO BOCCA

L'ESPRESSO - 16.09.1999

Ultime su Ustica. "Sarà solo il dibattimento", titolano i giornali, "a dire l'ultima parola". Ancora una volta ci si appella alla giustizia, alla convenzione giudiziaria, per mettere la parola fine a uno dei "segreti di Pulcinella", un fatto noto e arcinoto ma non ammissibile per via degli arcana imperii.

La giustizia è forse l'invenzione più raffinata dei poteri costituiti: assicura la chiusura del cerchio nei conflitti di classe che la politica è incapace a risolvere, offre al potere le verità in carta di bollo di cui ha bisogno. È ovvio che una giustizia composta da uomini in carne ed ossa e fallibilità ha le stesse probabilità di arrivare alla verità degli altri esseri umani: ma con un po' di forme solenni, di toghe, di camere di consiglio, di "signori entra la Corte" si finge che la verità sia raggiunta e sanzionata dalle sentenze. Nel caso di Ustica affermare che "solo il dibattimento potrà dire l'ultima parola" è una ipotesi, più che audace, irreale: nulla fa pensare che la complicità dei potenti - che finora ha coperto la verità - si decida a confessarsi con una giustizia che ha già dichiarato la sua impotenza ad accertare ciò che in quella notte è veramente accaduto.

L'accusa di "alto tradimento" verso lo Stato mossa ad alcuni generali consisterebbe, a dir le cose come stanno, nell'aver obbedito al silenzio che lo Stato, anzi il superstato dell'alleanza atlantica, gli chiedeva e imponeva. Neppure la più ipocrita delle giustizie può fare finta di non sapere che, dalla fondazione della Repubblica italiana, anzi dalla firma del trattato di pace, il nostro Stato ha accettato le obbedienze e i vincoli dell'alleanza: al punto che tutti i nostri reggitori hanno messo la visita a Washington, consacrazione ufficiale, fra i primi atti del loro governo. E non sono cose di un lontano e ormai confuso passato: in occasione della strage di Cermis e poi della guerra in Jugoslavia si è visto con chiarezza totale e quasi feroce che c'è qualcuno "in alto" più in alto del nostro governo, che può usare del nostro territorio come di una sua giurisdizione.

Considerare Ustica come uno scandalo quando ospitiamo delle basi in cui non abbiamo il minimo potere di controllo è scambiare la politica con i sentimenti. Fin dai primi mesi della Repubblica i nostri governi non solo accettarono gli impegni ufficiali della alleanza, ma la fiancheggiarono anche con organizzazioni clandestine come Gladio: clandestine ma paragovernative, visto che avevano delle basi di addestramento in Sardegna e altrove esenti dai controlli del nostro esercito e delle polizie.

I generali incriminati hanno già fatto sapere quale sarà la loro linea difensiva: noi non sappiamo ciò che è veramente accaduto, vi saremmo grati se ce lo spiegaste. Ma la giustizia non lo sa, non sa se l'aereo fu abbattuto da un missile o squarciato da una bomba che si portava in pancia o spezzato dalle onde d'aria prodotte dagli aerei che parteciparono alla misteriosa battaglia. Non si vede perché potentissimi comandi militari di Stati Uniti o Inghilterra o Francia dovrebbero ammettere ora - quando è certo che chi li incrimina ha poco nelle mani - ciò che hanno sistematicamente taciuto per decenni. Ustica è un "segreto di Pulcinella", qualcuno quella notte lo ha abbattuto l'aereo della Itavia. Ma sono proprio i segreti di Pulcinella, quelli che tutti conoscono ma nessuno può provare, a resistere senza fine. E non si vede dibattimento che possa dire l'ultima parola.

 

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