2003
USTICA: TG3; DOCUMENTI USA, SPIATE TELEFONATE GIULIANO AMATO UN COLLOQUIO CON ANDO' TRASMESSO DA AMBASCIATA USA A WASHINGTON
ROMA, 21 GIU - Il testo, intercettato, di una telefonata avvenuta nel 1992 tra l'allora capo del governo Giuliano Amato e il ministro della Difesa Salvo Ando', sul disastro di Ustica, sarebbe stato trasmesso, secondo quanto riferito da un servizio mandato in onda stasera dal TG 3, dall'ambasciata Usa di Roma alla Nato e al Dipartimento di Stato. Nel servizio giornalistico vengono illustrate le carte, diffuse, e' stato detto, grazie al Freedom Of Information Act, che dimostrano l'attivita' di intercettazione anche se il testo della telefonata e' secretato. Non solo, ma dalle stesse carte emerge il resoconto di un colloquio tra l'allora ambasciatore Peter Secchia e Bettino Craxi nel corso del quale il rappresentante diplomatico americano a Roma avrebbe lamentato l'interesse del governo presieduto da Amato nei confronti del caso Ustica; interesse culminato nella costituzione di parte civile di Palazzo Chigi nell'inchiesta giudiziaria all'epoca condotta dal giudice istruttore Rosario Priore. Il leader socialista, avrebbe annotato l'ambasciatore in un messaggio a Washington, secondo quanto mostrato dal Tg-3, avrebbe suggerito di evitare pubbliche discussioni e di attenersi alle questioni essenziali: cioe' che gli Usa non avevano aerei in volo nella zona del disastro del Dc-9 Itavia e che non mancava alcun missile. Secondo gli stessi documenti mostrati in video, Craxi, a fronte delle lamentele per l'avvenuta costituzione di parte civile del governo italiano, avrebbe rassicurato l'ambasciatore che avrebbe parlato con Ando' e chiarito tutto con Amato.
(ANSA)USTICA: AMATO SPIATO; CENTO, GOVERNO RIFERISCA IN PARLAMENTO
ROMA, 22 GIU - Il deputato verde Paolo Cento, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, ha annunciato l'interpellanza urgente al presidente del Consiglio dopo le rivelazioni sul caso di Ustica fatte dal Tg3. ''E' giunto il momento - ha detto Cento - di togliere il segreto su tutti gli atti relativi alla vicenda di Ustica: per questo chiediamo al governo di riferire in Parlamento e di mettere a disposizione del Parlamento stesso tutti gli atti, compresi quelli secretati, relativi alla vicenda di Ustica e a tutto cio' che fino ad oggi e' stato negato all' autorita' giudiziaria''. ''La notizia d'intercettazioni telefoniche degli Stati Uniti a esponenti del governo italiano di allora e' un fatto gravissimo di lesione della nostra autonomia e sovranita' nazionale e conferma che gli Stati Uniti - sottolinea il deputato verde - non hanno detto su questa vicenda tutta la verita' e non hanno fornito all'Italia tutte le notizie di cui erano a conoscenza. Il Parlamento non puo' rimanere all'oscuro e se necessario anche attraverso una seduta secretata deve essere essere messo in condizione di conoscere i fatti, e il governo deve riferire tutto quello di cui e' a conoscenza per raggiunge l'obiettivo della verita' storica e politica sulle responsabilita' di strage di Ustica''.
(ANSA)USTICA: AMATO SPIATO; VITALI, GOVERNO RIFERISCA A PARLAMENTO
BOLOGNA, 22 GIU - La notizia secondo cui i servizi statunitensi hanno intercettato nel 1992 conversazioni telefoniche del Presidente del Consiglio Giuliano Amato e del Ministro degli Esteri a proposito della strage di Ustica, ''e' grave ed inquietante''. Lo afferma il senatore Ds ed ex sindaco di Bologna Walter Vitali per il quale ''il Governo deve riferire immediatamente in Parlamento su questa vicenda che lede la dignita' e la sovranita' del nostro Paese''. L'esecutivo, sostiene il senatore, ''deve dire quali passi intende compiere presso il Governo degli Stati Uniti per esprimere la piu' ferma protesta nei confronti di quell'episodio sconcertante e per ottenere tutte le informazioni necessarie, e che finora sono state negate, per giungere alla verita' sulla strage''. ''Grazie alle indagini condotte dal giudice Priore, e alle continue sollecitazioni dell' Associazione dei parenti delle vittime - ricorda Vitali - si e' giunti fino ai tracciati radar di quella notte che dimostrano una intensa attivita' aerea intorno al DC 9 dell' Itavia. Ora e' necessario che tutti i Paesi coinvolti, a partire dagli Stati Uniti, rispondano finalmente alle domande dei magistrati per capire come fu abbattuto l' aereo. Se il Governo non rispondera' rapidamente alle Camere, come e' suo preciso dovere, presenteremo una mozione parlamentare sottoscritta da tutti coloro i quali sono disponibili per ottenere, a 23 anni dalla strage, che si tenga il dibattito parlamentare''.
(ANSA)USTICA: BONFIETTI, DIVENTI QUESTIONE DI DIGNITA' NAZIONALE. LE INIZIATIVE DEL 23/O ANIVERSARIO ''PERCHE' RESTI LA MEMORIA''
BOLOGNA, 24 GIU - ''Ustica deve diventare una grande questione di dignita' nazionale, perche' sono stati uccisi innocenti e ancor di piu' sono stati violati i confini e i diritti del nostro paese''. Lo ha detto, presentando le iniziative per il 23/o anniversario del Dc9 Itavia abbattuto sui cieli di Ustica il 27 giugno '80, la sen. Daria Bonfietti, presidente associazione parenti vittime, secondo cui invece ''non solo il governo, ma il paese non si preoccupa e accetta che si abbatta un aereo e non si diano neanche spiegazioni''. La ''questione della verita''', ha detto la parlamentare dell' Ulivo, e' stata risolta dalla sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore quando scrisse che ''l' incidente al Dc9 e' occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il Dc9 e' stato abbattuto, e' stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un' azione che e' stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto e' successo''. Dal 'giorno della verita'' il governo italiano - ha detto Bonfietti - avrebbe dovuto attivarsi per chiedere conto ai paesi coinvolti, Usa, Francia e Gran Bretagna (velivoli delle tre nazioni erano presenti in quei cieli in quelle ore) delle loro attivita'. Dai tempi del Governo Prodi-Veltroni, secondo Bonfietti, che chiesero la collaborazione dei tecnici della Nato per aiutare il giudice Priore, non ci sono stati piu' atti in questa direzione. ''Alla fine di maggio - ha detto ancora la senatrice, che ha parlato nella sede del comune di Bologna affiancata dall' assessore della giunta di centrodestra Carlo Monaco che e' solidale con l' associazione - abbiamo dovuto registrare il rifiuto da parte della Cia di rispondere a un quesito della Corte d'assise di Roma perche' parlare di Ustica puo' pregiudicare la sicurezza o interessi essenziali degli Stati Uniti. Ultimamente si sono avute notizie di pesanti interferenze americane: si sono avute le prove di operazioni di intercettazioni contro Presidenti del Consiglio in carica (Giuliano Amato, ndr) e di interferenze nei lavori delle commissioni peritali''. ''Mi meraviglia - ha detto ancora Bonfietti - che dopo alcuni giorni l' ambasciata americana non abbia detto alcunche' al nostro Governo su questo interessamento continuo a partire dal giorno dopo l'abbattimento del Dc9, dal 28 giugno 1980. Il governo pero' dovrebbe chiedere conto. Ed e' sconvolgente notare come nessuno invece si preoccupi''. Una questione di dignita', insomma, minata dalla mancanza di memoria: ''Per questo riteniamo importante la nascita del Museo di Ustica. E' tutto pronto: dopo la nascita del Comitato scientifico composto anche da rappresentanti dei ministeri della Giustizia e dei Beni Culturali, il Comune di Bologna ha approvato il progetto per ospitare i resti del Dc9. Purtroppo i tagli del ministro Tremonti hanno impedito il trasferimento del milione di euro che era stato disposto per attivare l' appalto dei lavori. Per questo con gli enti locali e la regione facciamo appello al ministro Urbani perche' si faccia tramite delle nostre richieste''. Tra le iniziative per il 23/o anniversario ci sara' la ''Cantata per Ustica (Cantata del secolo breve)'' per le voci di Giovanna Marini, Patrizia Bovi, Francesca Bresci, Patrizia Nasini: un concerto serale nel cortile dell' Archiginnasio con il filo conduttore del disastro aereo. Con l' Associazione Scenario e' stata inoltre attivata una serie di iniziative culturali rivolte ai giovani artisti di teatro di memoria e di impegno civile. Mentre al Teatro Masini di Faenza venerdi' pomeriggio una giuria consegnera' il Premio Ustica per il Teatro, con una giuria presieduta dalla Bonfietti e composta da poeta Gregorio Scalise, dal condirettore di Accademia Perduta Romagna Teatri Ruggero Sintoni, dalla docente del Dams Cristina Valenti e dall' avv.Alessandro Gamberini.
(ANSA)USTICA: 23 ANNI FA LA STRAGE, PADRE BIMBA CHIEDE GIUSTIZIA MORIRONO 81 PASSEGGERI, LETTERA A CIAMPI
TRENTO, 27 GIU - ''Ventitre anni fa ho perso la mia bambina di 11 anni nella strage aerea di Ustica e per tutto questo tempo ho atteso inutilmente di conoscere la verita'. Oggi, nell' anniversario di questa tragedia, la chiedo a Lei, Signor Presidente''. E' il messaggio che Roberto Superchi, genitore di Giuliana, lancia oggi da Palermo al presidente della Repubblica Ciampi, per chiedere luce sul drammatico episodio. ''Presidente, Lei che bacia e ama i bambini capira' il mio stato d' animo, nel chiedere, nuovamente, dopo averlo fatto innumerevoli volte in questi 23 anni, di conoscesse la verita' sulla morte di mia figlia e degli altri 80 passeggeri nella sciagura dell' aereo Itavia, finito in mare dopo una esplosione, nei pressi dell' isola di Ustica'. Superchi ricorda di aver chiesto l' intervento di tutti i presidenti del Consiglio e della Repubblica, che si sono succeduti in questi anni, ma senza esito. Lo ha fatto anche sollecitando un intervento di Papa Giovanni Paolo II. Alla sua iniziativa ''50 lire per la verita'', poi divenuta un libro di ricordo-denuncia, qualche anno fa aveva risposto con la propria solidarieta', oltre un milione e mezzo di persone, non solo italiani. ''Tutto questo - afferma Superchi, romagnolo che oggi vive a Palermo - non e' servito a nulla. Assieme a tutti gli italiani stiamo ancora aspettando di conoscere cosa realmente avvenne 23 anni fa. Come facciamo a credere nello Stato? Grazie Signor Presidente, un saluto da Palermo''.
(ANSA)USTICA:CORTE CONTI;PM,SOSPENDERE PROCEDIMENTO O RISARCIMENTO CHIESTI 13,5 MILIONI EURO A MILITARI PER RECUPERO CARLINGA
ROMA, 27 GIU - La sospensione del procedimento in attesa della conclusione del processo penale o, in alternativa, condanna al pagamento all' erario di oltre 13,5 milioni di euro per le spese sostenute dallo Stato per il recupero della carlinga del Dc9 Itavia precipitato al largo di Ustica 23 anni fa. Sono le richieste del pm della Corte dei Conti del Lazio Luigi Speranza per una trentina di militari coinvolti a vario titolo nell' inchiesta giudiziaria e finiti anche nel mirino della magistratura contabile. Secondo la Procura se i militari avessero fornito fin dall'inizio le giuste indicazioni, gli inquirenti non avrebbero avuto necessita' di fare recuperare la carlinga dell' aereo nel corso delle indagini: i costi, sempre per la procura, vanno quindi addebitati ai responsabili. Sulla vicenda si pronuncera' il collegio presieduto da Vincenzo Bisogno. Contrari alle richieste del pm Speranza i difensori dei militari, soprattutto di quelli che hanno gia' ottenuto il proscioglimento in sede penale per non aver commesso il fatto o per intervenuta prescrizione. Secondo gli avvocati le spese per il recupero del Dc 9 rientrano tra quelle di natura giudiziaria.
(ANSA)USTICA:ERRANI, 23 ANNI DOPO SI AFFERMINO VERITA' E GIUSTIZIA BONFIETTI, TREMONTI TROVI RISORSE PER REALIZZARE MUSEO MEMORIA
BOLOGNA, 27 GIU - A 23 anni dalla strage di Ustica, il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani ha inviato un messaggio alla senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione parenti delle vittime della strage in cui persero la vita 81 persone. ''Desidero trasmetterti - scrive Errani - la ferma determinazione, mia personale e della Regione Emilia-Romagna, a lavorare perche' si affermino finalmente la verita' e la giustizia sulla tragedia del volo Itavia da Bologna a Palermo. Per questo siamo al fianco dell' Associazione parenti delle vittime con un sentimento di solidarieta' e con la condivisione piena degli obiettivi che perseguite''. ''Inoltre - prosegue - ribadisco l' impegno della Regione per coltivare la memoria, in particolare tra i giovani e gli studenti di Bologna e dell'Emilia-Romagna e il senso profondo del legame fra i valori della democrazia, della liberta' e della giustizia''. Nella mattina Daria Bonfietti e' stata ricevuta a palazzo d'Accursio dall' assessore Carlo Monaco, assieme a una delegazione di parenti delle vittime. All'incontro erano presenti - tra gli altri - il presidente e il vicepresidente del Consiglio comunale, Leonardo Marchetti e Maurizio Cevenini, il presidente della Provincia Vittorio Prodi, il vicepresidente del Consiglio regionale Daniele Alni, il viceprefetto Mario Volpe e le Autorita' militari. Monaco - rivolgendo ai familiari un saluto a nome del sindaco Giorgio Guazzaloca, di tutta la Giunta e dell'Amministrazione comunale e rinnovando ai parenti delle vittime ''la piu' piena solidarieta''' - ha ricordato le iniziative organizzate per il 23/o anniversario, sottolineando che l'Amministrazione comunale ''non intende sostituirsi a voi, ma dare tutto il suo sostegno''. Il rappresentante di palazzo d' Accursio ha poi voluto ricordare che prosegue la collaborazione per arrivare a realizzare il Museo della Memoria: ''Intendiamo proseguire nel nostro impegno a difesa della memoria ma anche della dignita' nazionale'', ha ribadito Daria Bonfietti, sottolineando la necessita' che gli organi competenti dello Stato facciano valere a livello internazionale la piena sovranita' dell'Italia, visto il risultato delle indagini giudiziarie. Sul Museo della Memoria, Bonfietti ha sollecitato il ministro Tremonti a trovare le risorse (circa due miliardi di vecchie lire) per realizzare il progetto che il Comune di Bologna ha gia' preparato.
(ANSA)USTICA: BONFIETTI,A MAGISTRATURA MATERIALE SU AMBASCIATA USA
BOLOGNA, 28 GIU - La senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, ha reso noto di ''aver chiesto ai propri legali di consegnare al piu' presto alla Corte d' Assise e alla Procura di Roma il materiale sull'attivita' della ambasciata americana a Roma in relazione al caso Ustica che le e' pervenuto dall' America''. Da questo materiale, secondo quanto riferito nei giorni scorsi da mezzi di informazione, risulterebbe, tra l'altro, l' intercettazione di un colloquio telefonico avvenuto nel 1992 tra Giuliano Amato e Salvo Ando', allora presidente del Consiglio e ministro dela Difesa. Il testo sarebbe stato passato dall'ambasciata alla Nato e al Dipartimento di Stato. Bonfietti ''nel contempo auspica che la magistratura italiana possa operare per avere a disposizione la completa serie delle documentazioni, liberata anche dalle segretazioni oggi evidenti''.
(ANSA)USTICA: GIORNALISTA SCARDOVA (TG3) IN PROCURA ROMA
ROMA, 30 GIU - Il giornalista del Tg3 Roberto Scardova, autore del servizio andato in onda alcuni giorni fa nel quale si faceva riferimento, tra l'altro, a intercettazioni di una telefonata tra il primo ministro Giuliano Amato, nel 1992 e il ministro della Difesa Salvo Ando' in merito al disastro aereo di Ustica, e' stato sentito questa mattina in Procura, in qualita' di persona informata dei fatti. Ad ascoltarlo sono stati il coordinatore del pool anti terrorismo della Procura di Roma, Franco Ionta, e il sostituto procuratore Erminio Amelio. Secondo quanto si e' appreso, i due magistrati avrebbero chiesto al giornalista i documenti che hanno consentito la realizzazione del servizio giornalistico; documenti che Scardova non aveva con se' e che forse potrebbe produrre prossimamente. L'incontro di oggi si inquadrerebbe in una fase preliminare nel corso della quale i magistrati intendono verificare se si configurano reati per eventualmente in seguito aprire un fascicolo specifico. Intanto, a quanto risulta, non sono giunti in Procura i documenti in possesso della senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, proprio sull'attivita' dell'ambasciata statunitense a Roma in relazione al caso Ustica. La senatrice aveva reso noto due giorni fa di aver chiesto ai propri legali di consegnare al piu' presto alla Corte d'Assise e alla Procura di Roma questo materiale, precisando che si tratta di documenti che le sono pervenuti dall'America. Da questo materiale, secondo quanto riferito nei giorni scorsi da mezzi di informazione, risulterebbe, tra l'altro, l'intercettazione del colloquio telefonico tra Amato e Ando'.
(ANSA)USTICA: CORTE RIGETTA RICHIESTA SEQUESTRO DOCUMENTI USA
ROMA, 2 LUG - La terza Corte di Assise di Roma, davanti alla quale si celebra il processo per la strage di Ustica, ha rigettato la richiesta di sequestro della documentazione Usa formulata dai difensori dei quattro imputati, generali dell'Aeronautica Militare. I giudici hanno spiegato che il materiale non ha rilevanza ai fini del dibattimento e, qualora l' avesse, per ottenerlo occorrerebbe richiederlo alle autorità statunitensi con una rogatoria apposita. Il pubblico ministero - Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli - avevano espresso parere contrario al sequestro della documentazione sostenendo che questa non ha alcuna rilevanza con il processo in corso. Al termine di una camera di consiglio la terza Corte di assise, presieduta da Giovanni Muscarà, ha anche rigettato la richiesta di acquisizione del materiale videogiornalistico sulla documentazione giunta dagli Stati Uniti, sottoposto dagli avvocati difensori degli imputati. Nei servizi giornalistici si parla, tra l'altro, di una presunta intercettazione telefonica da parte delle autorità statunitensi risalenti al 1992, tra gli allora presidente del Consiglio Giuliano Amato e il ministro della Difesa Salvo Andò proprio sul caso Ustica. Gli avvocati di parte civile Alfredo Galasso e Alessandro Benedetti ed altri hanno precisato all'inizio dell'udienza odierna di essere in possesso della voluminosa documentazione proveniente dagli Stati Uniti da non oltre 36 ore e di non aver ancora avuto il tempo materiale per analizzarla. Galasso ha parlato di oltre mille pagine in lingua inglese che sono in corso di traduzione ed il cui contenuto, una volta valutato, sarà sottoposto alla Corte perchè, eventualmente, lo acquisisca. Questo annuncio è stato contestato dai legali degli imputati, primo fra tutti Pasquale Bartolo, difensore del generale Zeno Tascio, per il quale l'atteggiamento delle parti civili è «inammissibile» ed il processo «continua a svolgersi fuori dell'aula con un corto circuito mediatico». Bartolo ha anche prodotto il materiale videogiornalistico che, però, appunto, la Corte ha rifiutato, ed ha annunciato che non chiederà la sospensione di 45 giorni del processo come previsto dalla legge. I difensori degli imputati hanno fatto anche il nome della senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione vittime di Ustica, sostenendo che una volta venuta in possesso della documentazione americana ne ha subito informato la stampa. Riprendendo la parola, gli avvocati Galassi e Benedetti hanno spiegato che l'intenzione di produrre il materiale soltanto dopo averlo esaminato «non costituisce nè un atto illecito nè un atto illegittimo perchè si tratta di documenti pubblici di cui chiunque può entrare in possesso». Il processo è proseguito con l'esame di uno degli imputati, il generale Franco Ferri, ex Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa.
(ANSA)USTICA: SENATORI ULIVO E PRC, GOVERNO CHIEDA COLLABORAZIONE A USA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA E LIBIA
ROMA, 3 LUG - A pochi giorni dal 23mo anniversario della strage di Ustica, sono emersi due fatti nuovi che rendono necessario un nuovo impegno del governo italiano a livello internazionale per «ottenere dai paesi stranieri, alleati e non, tutte le informazioni utili al ripristino di quella lesione di sovranità subita dal nostro paese il 27 giugno 1980». È quanto fanno presente una trentina di senatori di Ulivo e Rifondazione che, su iniziativa dei capigruppo del centrosinistra, hanno depositato oggi una mozione che intende impegnare in questo senso l'esecutivo. Il documento è firmato tra gli altri dai capigruppo Gavino Angius (Ds), Willer Bordon (Margherita), Stefano Boco (Verdi), Luigi Marino (Pdci), e dai senatori Daria Bonfietti (Ds), Tana de Zulueta (Ds), Luigi Malabarba (Prc), Tommaso Sodano (Prc), Chiara Acciarini (Ds), Nando Dalla Chiesa (Margherita), Achille Occhetto (Ulivo). «Nell'ambito del processo in corso contro i vertici dellþAeronautica del tempo þ riferiscono i parlamentari - infatti, è arrivato un netto e inaspettato diniego ad ogni collaborazione da parte della Cia che non ha voluto fornire informazioni in suo possesso riguardo la vicenda del Mig libico caduto misteriosamente sulla Sila, episodio strettamente collegato alla vicenda Ustica». In secondo luogo, nella mozione si fa presente che «documenti ufficiali, dalla documentazione dell'attività dellþAmbasciata americana a Roma attestano la prova dell'intercettazione di un dialogo telefonico tra l'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato e il ministro della Difesa in carica, on. Andò», in relazione a fatti legati alla tragedia di Ustica. «Proprio questi due episodi recenti rafforzano la convinzione che Stati amici ed alleati abbiano sulla tragedia di Ustica ben più informazioni di quante fino ad ora abbiano messo a disposizione delle nostre autorità giudiziarie». «Occorre dunque che il governo torni a chiedere ad ogni Paese coinvolto, e tra questi sicuramente Usa, Francia, Gran Bretagna e Libia, una piena collaborazione, al fine di ottenere quegli elementi informativi sempre negate ai giudici italiani».
(ANSA)USTICA: FAMILIARI VITTIME RINGRAZIANO CIAMPI
BOLOGNA, 7 LUG - «Ancora una volta la Sua attenta partecipazione è stata di grande conforto per i parenti delle vittime della strage di Ustica che, tramite me, Le rivolgono un commosso ringraziamento». Con queste parole la sen. Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, ha voluto ringraziare il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per il messaggio inviato in occasione dell' anniversario della tragedia, il 27 giugno. «Ai parenti delle vittime, riuniti per ricordare i loro cari nel 23/o anniversario della tragedia di Ustica - aveva scritto Ciampi - invio la mia rinnovata solidarietà, che vuole essere condivisione della volontà che sia fatta piena luce sulle cause del terribile e doloroso evento».
(ANSA)BOCCIATA IN COMMISSIONE CAMERA RISOLUZIONE SU RIVELAZIONI TG3
ROMA, 24 LUG - Non c'è alcun elemento che possa confermare l'ipotesi delle intercettazioni di politici sulla questione della vicenda di Ustica e quindi la risoluzione nella quale «si chiede un passo formale di protesta da parte del governo italiano presso il Dipartimento di Stato Usa» rappresenta un «atto pesantissimo nei confronti degli Stati Uniti basato su una documentazione assolutamente infondata e peraltro smentita dallo stesso ministro della Difesa Salvo Andò». Così il governo, per bocca del ministro Carlo Giovanardi, ha respinto al mittente le considerazioni e le richieste presenti in una risoluzione di Saverio Vertone (Pdci), discussa e bocciata in Commissione Esteri alla Camera e nella quale ci si rifaceva in gran parte ad un servizio del Tg3 del 21 di giugno di quest'anno nel quale si affermava che una telefonata avvenuta nel 1992 tra l'allora capo del governo Amato e il ministro della Difesa Andò, nella quale si parlava del disastro di Ustica, sarebbe stata trasmessa dall'ambasciata Usa alla Nato e al Dipartimento di Stato.Nel servizio venivano illustrate le carte ottenute, secondo quanto riferito, grazie al Freedom of Information Act e che dimostrerebbero una attività di intercettazione anche se il testo della telefonata sarebbe rimasto top secret. Dalle stesse carte emerge il resoconto di un colloquio tra l'allora ambasciatore Peter Secchia e Bettino Craxi nel corso del quale il rappresentante diplomatico americano a Roma avrebbe lamentato l'interesse del governo presieduto da Amato nei confronti del caso Ustica.Giovanardi ha detto che la risoluzione deve inquadrarsi in un contesto nel quale «tutti i periti chiamati a pronunciarsi sul fatto sono giunti ad una medesima, seppur tragica, conclusione, vale a dire che si sia trattato per il 99,9% dell'esplosione di un ordigno collocato nella toilette dell'aereo, mentre vi sarebbe solo lo 0,1% di probabilità che la strage sia stata determinata dalla mancata collisione con un altro velivolo». Il ministro ha affermato che dal servizio del Tg3 «non sono emerse novità di rilievo», annunciando anche che la cassetta potrebbe essere inviata alla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Per Giovanardi la senatrice Daria Bonfietti ha dedotto dall'esame dei documenti divulgati nel corso della trasmissione l'esistenza di intercettazioni sottolineando che la senatrice dei Ds «sostiene di aver ricavato le informazioni dalla televisione pubblica, mentre quest'ultima dichiara di esserne venuta a conoscenza dalla stessa senatrice». Giovanardi ha anche risposto ad una parte della risoluzione che si riferiva ad Echelon, il sistema di radio-sorveglianza di cui più volte si è parlato negli ultimi anni. «Sono in corso di elaborazione diverse iniziative di carattere tecnico ed organizzativo per assicurare maggiore affidabilità dei sistemi di comunicazioni ai fini della sicurezza».Giovanardi ha invitato i presentatori del documento a ritirare la risoluzione data «la infondatezza delle premesse e la inconsistenza delle argomentazioni addotte per suffragare le gravi ipotesi avanzate». Alla fine la Commissione ha bocciato la risoluzione mentre il governo ha ribadito che sta adottando una serie di contromisure per evitare le intercettazioni. (ANSA)
STRAGE BOLOGNA: LA MATTINA DEL 2 AGOSTO E I PROCESSI
BOLOGNA, 29 LUG - (di Giorgia Bentivogli) - La mattina del 2 agosto 1980 una bomba esplode nella sala di aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna. È un sabato di esodo estivo, la sala è gremita di persone in partenza per le vacanze. Ne muoiono 85, altre 200 rimangono ferite. Per trasportare morti e feriti Bologna, subito mobilitata, utilizza anche gli autobus.All' inizio si pensa ad un' esplosione accidentale, uno scoppio delle caldaie sottostanti o di una tubatura del gas. Ma le caldaie funzionano benissimo. Non c' è nessuna perdita di gas. Lo scoppio è provocato da esplosivo, collegato ad un innesco, piazzato con ogni probabilità attorno alle 10.10 vicino ad un muro portante. La palazzina si sbriciola completamente. L' orologio di piazza Medaglie d' Oro si ferma, quel 2 agosto 1980, alle 10.25. Fin da subito si affaccia l' ipotesi che l' idea della strage sia nata nell' ambiente eversivo della destra romana. Fin da subito, in una Italia scossa poche settimane prima dalla strage del Dc-9 Itavia precipitato nelle acque di Ustica, iniziano i depistaggi per allontanare dalla verità i magistrati che indagano. Informative dei servizi segreti cercano di orientare l' inchiesta sulla pista del terrorismo internazionale. Una falsa pista di cui sono ispiratori, accerteranno poi le indagini, Francesco Pazienza e Licio Gelli, il Gran Maestro della loggia massonica P2, che nei servizi segreti ha diversi affiliati. L' 11 aprile 1981 la Digos di Roma arresta Cristiano Fioravanti e Massimo Sparti. Sparti accusa Valerio Fioravanti e Francesco Mambro di essere gli autori della strage: è la svolta. Parte il processo. L' 11 luglio 1988 arriva la sentenza del processo di primo grado: quattro ergastoli per gli esecutori materiali (Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco). Dieci anni per depistaggio a Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte (entrambi del Sismi). Per banda armata vengono condannati (oltre a Mambro, Fioravanti, Picciafuoco e Fachini) Paolo Signorelli, Roberto Rinani, Egidio Giuliani, Gilberto Cavallini. Due anni dopo, il 18 luglio 1990, con la sentenza di appello, vengono tutti assolti dall' accusa di strage. La Cassazione però, il 12 febbraio 1992, stabilisce che quel processo va rifatto. Il 16 maggio 1994 la nuova sentenza di appello conferma l'impianto accusatorio del processo di primo grado. Vengono condannati con l' accusa di aver eseguito la strage Mambro, Fioravanti e Picciafuoco. Per depistaggio Gelli, Pazienza, Musumeci e Belmonte. Per banda armata Fioravanti, Mambro, Picciafuoco, Giuliani e Cavallini. Nel '95 la Cassazione conferma la sostanza del secondo appello: ergastolo per Mambro e Fioravanti, ritenuti gli esecutori; condanna a 10 anni per depistaggio a Gelli e Pazienza, a 8 anni e cinque mesi a Musumeci, a 7 anni e un mese a Belmonte. Per banda armata conferma di condanna a Mambro, Fioravanti, Cavallini, Giuliani. Dall' ottobre 2000 Francesca Mambro (condannata da sei sentenze all' ergastolo e a 84 anni di reclusione) ha avuto la pena sospesa per maternità. Anche Valerio Fiorvanti, che ha sposato in carcere Francesca Mambro, è stato condannato all'ergastolo da sei sentenze. Oltre a quello per la morte delle 85 vittime della strage del 2 agosto, deve scontarne altri (e 134 anni di carcere) per gli omicidi di otto persone. Ora gode della semilibertà. Mambro e Fioravanti, che hanno ammesso altri reati loro imputati, hanno sempre negato di aver messo la bomba alla stazione di Bologna. Il loro legale, Alessandro Pellegrini, ha annunciato che non chiederanno la grazia, ma che l' anno prossimo sarà presentata una richiesta di revisione del processo. «A 19 anni dal suo deposito in Parlamento - ha scritto Paolo Bolognesi, presidente dell' associazione che riunisce vittime e loro familiari - la proposta di legge di iniziativa popolare per l' abolizione del segreto di stato per i delitti di strage e terrorismo non è ancora stata approvata». Per quel 2 agosto 1980 non c' è ancora nè un mandante, nè un perchè". (ANSA)
STRAGE BOLOGNA: BONFIETTI, COLLEGAMENTO CON USTICA
Roma, 2 ago. - «Le stragi di Bologna e Ustica sono legate da una triste storia di omertà e occultamento delle prove». Nel giorno dell'anniversario della strage di Bologna, Daria Bonfietti, presidente dell'associazione familiari delle vittime di Ustica, collega i due tragici attentati. «C'è ancora una lunga battaglia da intraprendere per la verità» secondo la Bonfietti. «Una battaglia -afferma in una intervista all'Associazione 'Articolo 21', »che dovrebbe essere accompagnata da un sussulto di dignità nazionale e di indignazione nel cercare di capire chi, in quel momento, ha abbattuto un aereo civile. Vorrei che dopo la verità sulle cause il nostro Paese si impegnasse nella ricerca della verità sugli autori. E si perseguisse la volontà di chiedere conto a Paesi amici ed alleati di quello che facevano nei nostri cieli quel tragico 27 giugno del 1980«. «Sulla vicenda di Ustica -continua la Bonfietti- le responsabilità sono del nascondimento, dell'omertà. Responsabilità che il giudice Rosario Priore nel '99 ha riconosciuto nei vertici dell'Aeronautica dell'epoca che avrebbero dovuto riferire cosa avevano visto, cosa avevano capito. E non l'hanno fatto». «L'inchiesta ha portato sotto processo per alto tradimento quattro generali dell'aeronautica e del Sios, il servizio segreto dell'arma azzurra. Ma a noi mancano ancora i responsabili della strage. Chi voleva abbattere chi? -chiede la deputata Ds- E in quale scenario? Ci sono uomini degli apparati dello Stato che hanno mentito. E hanno nomi e cognomi».
(Adnkronos)STRAGE BOLOGNA: PRIORE, NON TRASCURARE MATRICE MEDIORIENTALE
Roma, 1 ago. - «I progetti stragisti al tempo di Ustica, in quel 1980, non erano una »esclusiva del terrorismo di destra. Essi erano patrimonio del terrorismo mediorientale che dopo il settembre nero di Giordania decise di esportare il terrore con stragi indiscriminate in Europa«. Lo nota il giudice istruttore Rosario Priore, che nella sentenza ordinanza sulla strage del Dc9 Itavia dedica un capitolo alla connessione con l'attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto '80. Priore prendeva in considerazione anche piste alternative a quella della strage di destra, messa a segno dai due ex terroristi dei Nar Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, condannati in via definitiva. L'ipotesi di una connessione tra Ustica e Bologna venne avanzata dall'ex ministro dell'Industria, Antonio Bisaglia, in una riunione del Comitato interministeriale per la sicurezza, svoltosi a palazzo Chigi il 5 agosto 1980. »Ogni organizzazione di rispetto della resistenza palestinese -osserva il giudice- costituì ovunque sul nostro continente, di sicuro in Italia, propri depositi di armi e di esplosivo, il cui smantellamento è iniziato solo negli anni '80 e da parte delle fazioni fuori del Fronte del rifiuto«. La strada delle grandi stragi in quegli anni, stava «per essere intrapresa anche dal terrorismo di sinistra. Proprio in quel periodo stava mettendo in cantiere -si legge nella sentenza- specialmente a opera della fazione Guerriglia Metropolitana capeggiata da Senzani, attentati di grandi dimensioni e quindi con modalità stragiste, come quelli a danno del palazzo del ministero di Grazia e Giustizia in via Arenula e della Democrazia Cristiana in piazza Don Sturzo con lanci di missili». Quella strategia non decollò, ma venne influenzata dalla frequentazione «da parte di quella fazione, di organizzaioni eversive, specie di altri continenti, e di rappresentanti di Stati, con tradizioni di stragi nella lotta politica e negli affari esteri». Senza dimenticare che, evidenziava ancora Priore, «si introduceva per ogni via, di terra, di mare o aerea, esplosivo che poi viaggiava lungo la penisola per essere stivato nei più disparati depositi. E quelle organizzazioni e quei Paesi colpivano aerei e ogni luogo pubblico, come tuttora accade in quasi tutti i Paesi costieri della sponda meridionale del Mediterraneo».
(Adnkronos)2 AGOSTO: STORACE, AUSPICO GRAZIA PER MAMBRO E FIORAVANTI
ROMA, 4 AGO - «Francesca Mambro e Giusva Fioravanti sono persone diverse rispetto al passato e da loro non c'è da attendersi ulteriori pericoli». Lo ha detto il presidente della Regione Lazio Francesco Storace in una intervista con Radio Vaticana il cui testo integrale è stato diffuso nel pomeriggio dalla Regione. A Storace è stato chiesto se mantenere un atteggiamento di dubbio sulla sentenza per la strage di Bologna potesse voler dire prendere in considerazione la concessione della grazia per Mambro e Fioravanti. «Lo auspico - ha detto -. E questo vale per tutti i protagonisti della stagione del terrorismo nel nostro Paese. Uno stato deve essere generoso con chi ha combattuto sbagliando. La nostra è una democrazia che ha vinto e quindi deve essere generosa, soprattutto verso persone che hanno cambiato vita». Alla domanda se Mambro e Fioravanti fossero davvero pentiti, il presidente della regione ha risposto che «chi dubita è perchè non li conosce. Le stesse dichiarazioni di oggi di Fioravanti al Corriere della Sera dimostrano che ha piena consapevolezza dei reati commessi. Si tratta di persone diverse rispetto al passato e da loro non c'è da attendersi ulteriori pericoli». Secondo Storace, non esiste differenza di gravità fra reati dei reati commessi da terroristi di destra e di sinistra. «Dove sta la differenza? - ha detto -. Il terrorismo rosso, al pari di quello nero, ha insanguinato l'Italia. Reputo il dibattito sul caso Sofri sterile e conformista». Alla domanda se il caso Sofri fosse assimilabile a Mambro e Fioravanti come modalità il presidente della regione ha detto: «Constato che Mambro e Fioravanti hanno rifiutato l'etichetta di stragisti per Bologna. Il caso Bologna andrebbe approfondito, e molto. Faccio notare che il principale accusatore, Massimo Sparti, vent'anni fa era in fin di vita per un tumore, oggi invece è vivo e vegeto». Sulla bomba del 2 agosto alla stazione di Bologna Storace afferma: «Contesto che sia una strage attribuibile all'estrema destra. D'altronde ci sono collegamenti con la strage di Ustica. Ci sono poi personalità, certo non vicine alla destra, che hanno sollevato problemi in merito. Penso a Cossiga, che era il presidente del Consiglio all'epoca della strage di Bologna.Comunque Pisanu sembra escludere un atto di clemenza». Secondo il presidente della Regione «è legittimo non condividere l'opinione di Pisanu, così come non condivido la rassegnazione del ministro Castelli. Due anni dopo l'arrivo del centro destra al governo mi sarei aspettato di tutto tranne che si riuscisse a dare manforte a tesi che poggiano su sentenze prefabbricate. Voglio dal governo di centro destra una battaglia di verità - ha aggiunto - perchè non ci sto ad associare il nome della destra allo stragismo e al terrorismo. Ci vuole qualche atto di coraggio in più». All'intervistatore che gli chiedeva se l'appello fosse rivolto anche ad Alleanza Nazionale, Storace ha risposto :«Trentanove deputati di An hanno assunto un'iniziativa contro Bolognesi, il presidente dell'associazione delle vittime, che Cossiga ha definito un professionista della sofferenza».
(ANSA)STRAGE BOLOGNA: AFFATIGATO «I SERVIZI VOLEVANO INCASTRARMI»
Roma, 9 ago - Marco Affatigato ha scritto una lettera al giornale «Libero» di Vittorio Feltri, pubblicata questa mattina dal quotidiano, in cui spiega come i servizi segreti italiani tentarono il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna. Si tratta, secondo Affatigato, «di una operazione predisposta già molto tempo prima della strage, che è saltata soltanto per un banale errore tecnico. "Il Sismi -sostiene Affatigato- fece partire una nota ai giornali parlando di Ustica, anzichè di Bologna, e così l'operazione andò in frantumi«. Ma il disegno dei servizi segreti, sottolinea, era stato pianificato già nei minimi particolari. Infatti -scrive Affatigato- fu fatto trovare sul luogo della strage un orologio identico a quello che indossavo io e fu fatto partire, dall'allora procuratore della Repubblica di Bologna, un identikit basato su una mia fotografia di quando avevo 18 anni. L'obiettivo dei servizi segreti era di informarmi, attraverso i giornali, di aver indirizzato le indagini su di me e, grazie alla complicità di pseudo-camerati, farmi sparire fisicamente. Ma la mia autoconsegna alla magistratura d'Oltralpe mandò tutto in frantumi -sostiene il neo fascista- perchè la polizia ricostruì minuziosamente ogni mio spostamento". (Adnkronos)
USTICA: BARBIERI (UDC), ORA POSSIBILE IPOTESI RUOLO LIBIA?
ROMA, 16 AGO - Se il governo libico ha ammesso la responsabilità per l'attentato di Lockerbie perchè non si possono «ipotizzare responsabilità libiche» anche per Ustica? È la domanda che si pone Emerenzio Barbieri, deputato dell'Udc, dopo la lettera del governo di Tripoli all'Onu. «Il governo libico - afferma Barbieri - si sta assumendo la responsabilità politica e fattuale dell' attentato all' aereo americano della Pan Am esploso sui cieli della Scozia con 280 persone a bordo, concordando col governo degli Stati Uniti il risarcimento per le famiglie delle vittime. Perchè, allora - si domanda il deputato centrista - contrariamente a quanto pensano la senatrice diessina, Daria Bonfietti e tutti coloro che in questi anni hanno sostenuto la tesi che un missile colpì l'aereo Itavia il 27 giugno del 1980, non si possono ipotizzare responsabilità libiche in quella occasione, visto che è ormai accertato che il DC9 Bologna-Palermo subì l' esplosione di una bomba collocata nella toilette di bordo?». (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, GIOVANARDI SCANDALIZZA E OFFENDE VERITÀ
ROMA, 25 AGO - «Ogni occasione è valida per la sistematica negazione della verità sul caso Ustica da parte del ministro Giovanardi. Recentemente il colonnello Gheddafi ha ammesso responsabilità libiche per la bomba di Lockerbie e subito il ministro, in duetto con il senatore Guzzanti dalle colonne de 'Il Giornalè, ha tratto le sue conclusioni: c'era una bomba sul Dc9 di Ustica». Lo afferma, in un articolo pubblicato dal settimanale del Pdci 'La Rinascità in edicola dal prossimo venerdì la senatrice dei Comunisti Italiani e presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Ustica, Daria Bonfietti. «Lasciamo da parte Guzzanti - prosegue Bonfietti - aduso a cambiare opinione su Ustica a seconda dei suoi umori e dei suoi interessi. Quello che deve scandalizzare è la posizione di un ministro in carica che ostinatamente, mescolando con grande banalità molte menzogne, si schiera contro la verità su una questione così delicata. Bisogna ricordare che il capitolo Libia è un capitolo inquietante nella vicenda». E tra l'altro, nell'articolo Daria Bonfietti ricorda che lo stesso Gheddafi ha sostenuto, in moltissime occasioni, di essere lui la vittima designata nell'attacco di quella notte. «Certamente - prosegue la senatrice del Pdci - le ultime iniziative di Gheddafi riguardo Lockerbie debbono essere attentamente considerate, ma sotto un'altra ottica: i libici non hanno mai risposto alle nostre richieste di informazioni su Ustica tramite rogatorie internazionali, pur dicendo 'siamo pronti a parlare di questa vicendà. Gheddafi ha dichiarato tante volte di sapere, ma sul piano formale non si è mai scritto nulla. È singolare che il nostro Paese sia riuscito, con tre o quattro anni di diplomazia intensiva, a convincere lo stesso Gheddafi a consegnare nelle mani della giustizia internazionale i presunti attentatori del volo Pan Am precipitato a Lockerbie, mentre per gli 81 civili che erano sul Dc9 non si sia fatto nulla nella ricerca della verità e delle responsabilità. Non credo ad esempio, che i nostri governanti che sono stati di recente a Tripoli abbiano affrontato questo problema». «In mancanza di un'adeguata iniziativa diplomatica - scrive ancora Daria Bonfietti - parla invece Giovanardi, tutto teso nel sostenere l'ipotesi bomba facendo anche scomparire le conclusioni della sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore che ci ha consegnato, nel '99, la verità giudiziaria sulla vicenda Ustica: 'L'incidente del Dc9 è occorso a seguito di un'azione militare di intercettamento, il Dc9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione che è stata propriamente un atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenutò». «Ci si deve chiedere - conclude quindi la senatrice del Pdci - come si possa accettare la menzogna sistematica di un ministro, nella sua veste istituzionale, nei riguardi del Parlamento e dei cittadini, in un inaccettabile misto di banalità, superficialità e servilismo nei riguardi degli imputati. Tutto questo ferisce profondamente la verità, il ricordo per le vittime e la coscienza civile del nostro Paese che sulla vicenda Ustica ha sempre mostrato grande sensibilità». (ANSA)
USTICA: D. BONFIETTI A GIOVANARDI, MENZOGNE SISTEMATICHE
Roma, 25 ago. - «Ci si deve chiedere come si possa accettare la menzogna sistematica di un ministro, nella sua veste istituzionale, nei riguardi del Parlamento e dei cittadini». Lo scrive Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Ustica e senatore dei Ds, in un articolo su 'Rinascità, replicando al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, che ha sostenuto che fu una bomba ad abbattere il Dc9 dell'Itavia il 27 giugno 1980. Daria Bonfietti ricorda come «il capitolo Libia sia inquietante nella vicenda», citando l'intervista rilasciata dal colonnello Gheddafi nel febbraio '98 nella quale egli ammetteva di «essere testimone. Quando abbiamo sentito dell'abbattimento di questo aereo civile -spiegava il leader libico al quotidiano- abbiamo capito che probabilmente noi eravamo l'obiettivo». «È singolare che il nostro Paese -osserva ancora il presidente dell'Associazione Vittime di Ustica- sia riuscito con tre o quattro anni di diplomazia intensiva, a convincere lo stesso Gheddafi a consegnare nelle mani della giustizia internazionale i presunti attentatori del volo Pan-Am precipitato a Lockerbie, mentre per gli ottantuno civili che erano sul Dc9 non si è mai fatto nulla nella ricerca della verità e della responsabilità». In mancanza di «una adeguata iniziativa diplomatica, parla invece Giovanardi, tutto teso nel sostenere l'ipotesi bomba facendo anche scomparire -conclude Bonfietti- le conclusioni della sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore secondo la quale 'l'incidente è occorso a seguito di azione militare di intercettamento». (Adnkronos)
USTICA: GIOVANARDI, BONFIETTI SUPERA OGNI LIMITE
ROMA, 25 ago - «La sen. Bonfietti sta superando ogni limite nella sua pervicace azione di despistaggio e di mistificazione sulle cause della tragedia di Ustica, contro l'evidenza dei fatti e le unanimi conclusioni dei periti che ormai hanno accerato l'esplosione di una bomba a bordo del DC9»: è la replica del ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, alle odierne dichiarazioni della sen. Daria Bonfietti. «La senatrice - scrive Giovanardi in una nota - insiste nel voler spacciare per verità giudiziaria una semplice ipotesi avanzata a suo tempo dal giudice Priore, in contrasto con le ipotesi dei pubblici ministeri che seguivano il caso. La guerra ed il lancio dei missili di quella notte, come ho spiegato dettagliatamente in parlamento - prosegue Giovanardi - esistono solo nelle fantasie della senatrice Bonfietti, visto che lo stesso giudice Priore, citato dalla senatrice, in alternativa alla bomba parla di una quasi collisione con un altro aereo, che avrebbe determinato, passandogli vicino, la caduta del DC9, fattispecie questa mai avvenuta in più di cento anni di storia dell' aviazione». (ANSA)
USTICA: GHEDDAFI, USA PENSAVANO IO FOSSI A BORDO AEREO
TRIPOLI, 1 SET - (dell' inviato Remigio Benni) Il Dc9 Itavia che cadde a Ustica fu abbattuto da aerei Usa, perchè gli americani credevano che a bordo ci fosse il leader libico, Muammar Gheddafi, che volevano eliminare. È l'interpretazione che lo stesso Gheddafi ha dato ieri sera dell'incidente aereo più misterioso della storia d'Italia, durante un lungo discorso al paese, durato due ore e mezzo, in occasione del 34/o anniversario della Rivoluzione Libica. Ad una platea di centinaia e centinaia di funzionari dello Stato, dirigenti e rappresentanti dei congressi e comitati popolari - la complessa struttura della "democrazia" della Libia, "dove non sono io al potere da 34 anni, ma il popolo libico", ha sottolineato Gheddafi ha parlato dei problemi più scottanti del suo paese. Dai rapporti con gli Stati Uniti ("con la rivoluzione americana abbiamo in comune molto più di quanto ci divida"), a quelli con l'Europa e l'Italia ("l'Italia di una volta si è macchiata di colpe coloniali, che oggi ha riconosciuto ed i rapporti adesso sono ottimi"), a quelli con il mondo arabo ("la Lega Araba non ha più senso e va sostituita con una Unione Araba", a modello della recente Unione Africana per cui si è battuto). Ma gran parte delle due ore e mezzo del discorso - trasmesso in diretta alla tv libica, con frequenti interruzioni dell'audio - è stata dedicata, oltre che alla proposta ormai già vecchia di un anno, di fondare uno stato unico che comprenda israeliani e palestinesi ("Isratine"), alla ricostruzione della storia delle ostilità con gli Stati Uniti. Washington avrebbe deciso di considerare nemica la Libia dall'inizio del regime di Gheddafi, "perchè abbiamo espulso le loro basi militari, facendo perdere loro una posizione strategica nel Mediterraneo". Da allora si sono susseguite le accuse di terrorismo ("anche se noi come loro siamo contro i terroristi"), di costruire armi di distruzione di massa ("ma noi vogliamo liberare l'area dalle armi di distruzione di massa") e tante altre, come le responsabilità per l'attentato alla discoteca "La Belle" di Berlino (dicembre '85) e per quello nei cieli di Lockerbie (dicembre '88), dei quali "le inchieste non hanno mai identificato i veri responsabili e noi non abbiamo mai saputo chi sono". Ma la Libia ha pagato gli indennizzi tanto per le 270 vittime di Lockerbie quanto per le 170 dell'esplosione del Dc10 Uta nei cieli del Niger (settembre '89) "perchè era necessario voltare pagina nei rapporti internazionali e perchè dobbiamo cancellare il passato e andare avanti verso un futuro di pace, di sviluppo, un futuro migliore per tutta l'umanità". Ed è per questo che, accogliendo l'invito rivoltogli ieri dal presidente francese, Jacques Chirac in una nuova telefonata, "anche se i francesi non avevano alcun diritto di chiedere aumenti degli indennizzi già fissati, abbiamo raggiunto un accordo che soddisferà anche le famiglie delle vittime francesi del Dc 10 UTA. Ed infatti nel cuore della notte, la Fondazione Gheddafi, che ieri aveva ricevuto rappresentanti di quelle famiglie, ha diffuso il comunicato che conferma il raggiungimento dell'accordo. Qualche osservatore iracheno a Tripoli sussurra che questo nuovo volto conciliante di Gheddafi verso gli Stati Uniti e la Francia serva in realtà a dissipare qualsiasi pretesto per eventuali azioni militari contro la Libia a modello di quella contro Baghdad. (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, TESI BOMBA CADE ANCOR PIÙ NEL RIDICOLO
BOLOGNA, 1 SET - "Ancora una volta il colonnello Gheddafi ribadisce la sua versione dei fatti rispetto alla vicenda di Ustica, riconfermando quello che ha sempre sostenuto e tutto ciò mostra come coloro che in questo ultimo periodo hanno vagheggiato di bombe a bordo il 27 giugno 1980 sul Dc9 cadano ancora di più nel ridicolo": così la presidente dei familiari vittime delle strage di Ustica, la senatrice Daria Bonfietti, commenta le dichiarazioni del leader libico. "A maggior ragione è molto importante l' impegno che il nostro Governo deve assumere nei confronti del Governo libico e di Gheddafi nel richiedere formalmente e con una volontà politica ben precisa gli elementi in possesso del colonnello e le prove delle sue dichiarazioni - sostiene la senatrice dei Ds - proprio perchè, come sappiamo, Gheddafi non ha mai risposto ufficialmente alle rogatorie che il giudice Priore aveva fatto nel corso delle lunghissime indagini su questa vicenda". "Se non ci si arriva con le indagini giudiziarie - conclude - è la politica, è la diplomazia, è il Governo del nostro Paese che, se sente di volere ancora di difendere un minimo di dignità nazionale, deve chiedere conto di quello che il colonnello Gheddafi ha sempre affermato rispetto alla vicenda di Ustica". (ANSA)
LIBIA: USTICA, GHEDDAFI ACCUSA GLI USA DOPO 23 ANNI
TRIPOLI, 1 SET - "Gli americani erano sicuri che io fossi a bordo di quell' aereo e per questo lo buttarono giù". Così il leader libico, Muammar Gheddafi, ha ricostruito la notte scorsa, appena in una frase, pronunziata a 23 anni dal misterioso avvenimento che provocò la morte di 81 persone, il disastro del Dc 9 Itavia di Ustica. Lo ha fatto parlando al suo popolo nel contesto solenne delle celebrazioni del 34mo anniversario della Rivoluzione Verde che lo portò al potere il 1 settembre 1969. Il ricordo dell' abbattimento dell' aereo, che già nel 1988 Gheddafi aveva attribuito senza mezzi termini agli Stati Uniti senza però mai fornire le prove di quell' accusa, non è casuale in un discorso durato circa due ore e mezzo, ma costruito molto intorno ai rapporti della Libia con gli Stati Uniti e l' Europa. Ma anche intorno agli "incidenti aerei" dei quali nessuno conoscerebbe i veri responsabili, dice il leader di Tripoli, del Boeing Pan Am esploso nei cieli di Lockerbie (Scozia) nel dicembre 1988 (270 morti) e del DC 10 UTA che scoppiò mentre sorvolava il Niger il 19 settembre 1989 (170 morti). La coincidenza è che proprio ieri "il colonnello" ha tentato di voltare definitivamente per il meglio la pagina dei suoi rapporti con l' Occidente, favorendo il raggiungimento di un accordo tra Fondazione umanitaria Gheddafi (presieduta da suo figlio, Seif Al Islam) e due associazioni delle famiglie delle vittime francesi dell' esplosione del DC 10. È stato concordato di aumentare gli indennizzi pagati loro, per un ammontare superiore (nessuno sa di quanto) a quello che un tribunale civile francese aveva già fissato anni fa, e che era stato accettato senza discussioni dalla Libia. Un' intensa attività negoziale tra Parigi e Tripoli - che come al solito per la Libia non viene svolta in sede ufficiale, ma viene affidata a enti umanitari diretti da elementi del "palazzo" - era cominciata da tempo, dopo che il governo libico aveva annunciato che avrebbe pagato a ciascuna delle famiglie delle 270 vittime di Lockerbie dieci milioni di dollari, per un totale di 2,7 miliardi di dollari. La cifra aveva fatto sobbalzare i francesi, compensati solo con 175mila dollari per ciascuno dei 170 viaggiatori del DC 10, facendo scattare subito richieste di integrazioni consistenti. A risolvere il contenzioso è intervenuto ieri - mentre una delegazione francese negoziava a Tripoli - lo stesso Jacques Chirac, che dall' Eliseo ha telefonato a Gheddafi e lo ha invitato bonariamente a chiudere la vicenda. Ora è attesa nella capitale libica una visita celebrativa del capo della diplomazia d' Oltralpe, Dominique de Villepin. Lo stesso che qualche giorno fa aveva annunciato in forma ufficiale che, se la Libia non avesse integrato quegli indennizzi, Parigi avrebbe potuto opporre il suo veto alla risoluzione che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe esaminare forse mercoledì, su proposta della Gran Bretagna, per l' abolizione delle sanzioni internazionali applicate alla Libia dal 1992. Le scadenze internazionali stringevano ed il trentennale capo di Stato dell' ex colonia italiana non poteva permettersi di rischiare che, ancora una volta, le sanzioni Onu scattate undici anni fa þ ma che nel '99 era già state sospese, dopo la consegna alla giustizia scozzese dei due agenti libici presunti responsabili dell' attentato di Lockerbie þ fossero prorogate. Ma soprattutto, dicono osservatori iracheni in Libia, era logico che il "leader del deserto", impressionato dall' azione anglo-americana in Iraq e dalla presenza del suo Paese ancora sulla lista nera dei Paesi legati alla violenza, facesse un gesto significativo per evitare un doppione dell' intervento contro Saddam Hussein e testimoniare con energia di voler cancellare qualsiasi dubbio sulla scelta anti-terroristica del suo Paese e del suo governo. (ANSA)
USTICA: QUELLA SERA DEL 27 GIUGNO 1980
ROMA, 1 SET - Il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo con il nominativo radio IH870, scomparve, sul punto di coordinate 39ø43'N e 12ø55'E, dagli schermi del radar secondario del centro di controllo aereo di Roma alle 20,59 e 45 secondi del 27 giugno 1980 e precipitò nel mar Tirreno. Il disastro avvenne in un punto che si trova in acque internazionali all' incirca a metà strada tra le isole di Ponza e Ustica. Proprio a 64 miglia a sud dell' isola di Ponza, nell'arcipelago pontino, all' alba del 28 giugno vennero trovati i primi corpi delle 81 vittime (77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell' equipaggio). Il volo Ih 870 era partito dall' aeroporto "Guglielmo Marconi" di Borgo Panigale in ritardo, alle 20,08 anzichè alle previste 18,30 di quel venerdì sera, ed era atteso allo scalo siciliano di Punta Raisi alle 21,13. Alle 20,56 il comandante Domenico Gatti aveva comunicato il suo prossimo arrivo parlando con "Roma Controllo". Il volo procedeva regolarmente a una quota di circa 7.500 metri, nel pieno rispetto di tutte le norme, senza irregolarità segnalate dal pilota, in aria tranquilla, in piena luce. L' aereo, oltre che da Ciampino, era nel raggio d' azione di due radar della difesa aerea: Licola, vicino Napoli, e Marsala, vicino alla città omonima. Il DC 9, scomparso dagli schermi dei radar di Roma-Ciampino, nei minuti seguenti all' incidente non rispose alle chiamate di "Roma-Controllo", che utilizzò, come ponte, anche altri aerei in volo nella zona. Alle 21,11 "Roma Controllo" chiese a Palermo-Avvicinamento" e al centro della Difesa Aerea di Marsala se avessero tuttora sotto controllo il Dc 9. Alle 21,21 il centro di Marsala avvertì il Centro Operazioni della Difesa Aerea di Martinafranca del mancato arrivo a Palermo dell' aereo. Alle 21,22 il Rescue Coordination Centre di Martinafranca diede avvio alle operazioni di soccorso, allertando i vari centri, sia quelli dell' Aeronautica, sia quelli della Marina Militare e delle forze Usa. Alle 21,55 e alle 22 decollarono i primi elicotteri per le ricerche. Furono anche dirottati, nella probabile zona di caduta, navi passeggeri e pescherecci. Alle 7,05 del 28 giugno vennero avvistati i resti del DC 9. Le operazioni di ricerca proseguirono fino al 30 giugno, vennero recuperati i corpi di 39 degli 81 passeggeri, il cono di coda dell' aereo, vari relitti del velivolo e alcuni bagagli delle vittime. (ANSA)
USTICA: GIOVANARDI, ABBATTIMENTO AEREO CAUSATO DA BOMBA
ROMA, 1 SET - Il ministro Carlo Giovanardi conferma quanto già illustrato in Parlamento circa "l'univoca conclusione di tutte le commissioni periziali che si sono interessate del caso Ustica". Il ministro per i Rapporti con il Parlamento ribadisce infatti che "l'abbattimento del Dc9 è stato causato dall'esplosione di una bomba collocata all'interno del velivolo". "L'ipotesi del missile - afferma il ministro - non ha trovato nessun riscontro tanto è vero che l'unica ipotesi alternativa ipotizzata dal giudice Priore è quella di una quasi collisione fra il Dc9 con un aereo che sarebbe transitato talmente vicino da causarne la caduta. Evento, questo, mai accaduto in tutta la storia dell'aviazione". Il ministro definisce "sconcertante che la senatrice Bonfietti continui a puntare il dito su ipotesi fantasiose più volte smentite dagli Stati Uniti e dalla Francia anche con lettere personali dei presidenti Clinton e Chirac all'allora presidente del Consiglio Amato, mentre attribuisce credibilità alle ipotesi avanzate dal leader libico Gheddafi". "Che l'esplosione a bordo degli aerei non sia una ipotesi infondata - prosegue Giovanardi - lo sta a dimostrare il fatto che lo stesso leader libico abbia ammesso la responsabilità oggettiva da parte della Libia per ordigni esplosi a bordo sia per quanto riguarda la strage di Lockerbie, sia per l'aereo francese". (ANSA)
USTICA: PURGATORI, LA POSIZIONE DI GHEDDAFI OGGI È DIVERSA
ROMA, 1 SET - "Quello che dice oggi, Gheddafi lo ha ripetuto altre volte. Ma ora il suo significato è completamente diverso". Questa l'opinione di Andrea Purgatori, che prima come cronista del Corriere della Sera, poi come sceneggiatore del film "Il muro di gommà (1991) è fra le persone meglio informate sulla vicenda di Ustica. "Oggi - spiega il giornalista - Gheddafi parla dopo aver chiuso il conto su due gravi attentati, quello di Lockerbie e quello del Dc 10 Uta nei cieli del Niger. Di quei morti, (270 da una parte, 170 dall'altra) ha accettato di assumere la responsabilità e pagare un indennizzo ai familiari delle vittime. Perchè dunque, in questa nuova condizione, dovrebbe continuare a ripetere una versione non vera?" Forse per non accusarsi di altri morti e pagare altri indennizzi? "No, sarebbe più facile per lui chiudere anche questo conto: e i soldi certo non gli mancano. La cosa da chiedersi è invece un'altra: perchè il governo italiano, quando Dini era ministro degli esteri, ha condotto una lunga trattativa con Gheddafi per i morti di Lockerbie e non ha mai intavolato invece una analoga trattava per costringere Gheddafi a chiarire il mistero di Ustica? Una trattativa che non può fare un magistrato italiano, ma che sarebbe compito del governo...". (ANSA)
USTICA: PROCURA, DISCORSO GHEDDAFI FORSE OGGETTO VALUTAZIONE
ROMA, 1 SET - Il discorso di Muammar Gheddafi, fatto alla Nazione in occasione del 34/o anniversario della Rivoluzione libica, sarà probabilmente oggetto di valutazione da parte della Procura di Roma, anche se finora il pool di magistrati che si occupa del caso Ustica ha solo preso in visione gli articoli di stampa in cui vengono riportate le dichiarazioni del leader. Tuttavia, prima di qualsiasi atto, la Procura intende aspettare per capire quale sia il reale contenuto del discorso di Gheddafi e in seguito, se le norme internazionali lo prevedono, eventualmente acquisire il testo del discorso nella parte in cui Gheddafi sostiene che il Dc9 Itavia che cadde a Ustica fu abbattuto da aerei Usa perchè gli americani pensavano che a bordo ci fosse lui. Che qualcuno potesse pensare che il leader libico volasse su un aereo di linea italiano da Bologna a Palermo sembra abbastanza inverosimile, spiegano a palazzo di giustizia, per questo motivo bisogna capire prima di tutto che cosa Gheddafi ha detto effettivamente. Per quanto riguarda eventuali atti giudiziari della Procura bisogna tenere conto, è stato spiegato in ambienti giudiziari, che l'attuale processo in corso sul caso Ustica riguarda l'imputazione di alto tradimento (gli imputati sono quattro generali in pensione dell'Aeronautica) e che quindi non ha attinenza con il reato di strage. E che il fascicolo processuale, contro ignoti, aperto per strage fu archiviato agli inizi degli anni '90 dal giudice istruttore Rosario Priore. Tuttavia non è detto che la Corte d'Assise o anche la Procura, dopo avere avuto informazioni più dettagliate sul discorso di Gheddafi, non decidano di procedere inserendo le dichiarazioni in uno dei contesti giudiziari tuttora aperti, anche se almeno per il momento sembra piuttosto inverosimile che il leader libico venga invitato dai pm o dai giudici della terza Corte d'Assise di Roma a presentarsi come testimone sul caso Ustica. (ANSA)
USTICA: SU IPOTESI GHEDDAFI SI PARLA DA ANNI
ROMA, 1 SET - Che un collegamento tra la strage di Ustica e la Libia di Gheddafi fosse possibile fu evidente quasi subito, quando, poco più di due settimane dopo il disastro aereo, sui monti della Calabria venne trovato il relitto di un Mig libico. Non mancarono i dubbi sulla data dell' incidente del Mig, perchè il cadavere del pilota era in avanzato stato di decomposizione. Cominciano a circolare ipotesi di battaglie aeree tra aerei Nato e aerei libici. Il 14 novembre 1988, rispondendo alla domanda di un giornalista, il leader libico Muammar Gheddafi dichiara:"Quello che ha abbattuto il Dc9 ad Ustica era un missile americano e questo credo che ormai lo sappiano tutti". L' anno successivo, l' ambasciatore libico a Roma parla di un aereo libico partito da Tripoli il giorno della tragedia e che avrebbe dovuto attraversare lo spazio aereo italiano diretto a Varsavia. L' aereo però, sul quale l' ambasciatore non conferma che potesse trovarsi Gheddafi, cambio rotta e si fermò a Malta, perchè forse avvertito di "un movimento strano". A dicembre del 1989 la Libia annuncia il progetto di una commissione di inchiesta sulla tragedia di Ustica. Un mese dopo è di nuovo Gheddafi a parlare, affermando che il suo aereo personale stava volando "in quella zona diretto in Italia per riparazioni". Lui non c'era, ma gli americani invece, ha detto, credevano che fosse a bordo e hanno cercato di abbattere l'aereo per ucciderlo, colpendo invece "l'aereo italiano e un altro aereo libico". Pochi giorni dopo un magistrato della corte di Cassazione libica, che presiedeva la commissione su Ustica costituita nel suo Paese, incontrò i giudici italiani Vittorio Bucarelli e Giorgio Santacroce. Negli anni successivi, sia il leader libico, sia altri funzionari del Paese africano, sono tornati a parlare di questa ricostruzione, ma sempre senza fornire elementi nuovi. Nel 1991, il libro "Il complotto - Uccidete Gheddafi" del giornalista Annibale Paloscia sostiene, in forma romanzata, la teoria dell' agguato internazionale per uccidere il leader libico e riprende anche l' ipotesi, già fatta da altri, che il Mig libico fosse in realtà già fuggito da tempo in Occidente. Non sono mancate d'altra parte neanche le tesi opposte, che sostengono che il Dc9 Itavia fu abbattuto dalla Libia per ricattare il governo italiano ed avere mano libera contro gli oppositori libici che si trovavano in Italia. (ANSA)
USTICA: LE CERTEZZE DELL' EX PRESIDENTE ITAVIA
ANCONA, 1 SET - Che la strage di Ustica fosse stata provocata da un missile durante un vero e proprio atto di guerra è sempre stata la ferma convinzione di Aldo Davanzali, l'ottantenne ex presidente, amministratore e socio dell' Itavia, la compagnia aerea del DC-9 precipitato il 27 giugno nel 1980. Nella sciagura ha visto perire, oltre ad 81 persone, anche la sua azienda, la sua salute (una serie di malanni conseguenti al trauma psichico della tragedia lo ha portato ad essere invalido al 100%) e la sua reputazione. Davanzali ha sempre insistito sull' ipotesi del missile: "lo dissi subito - ha tante volte ripetuto -, ero a Ciampino quella sera e tutti sapevano cosa era successo". Ma finì sotto inchiesta per divulgazione di notizie atte a turbare l' ordine pubblico e dovette assistere alla chiusura coatta della compagnia, accusata di avere un flotta di "carrette" (in una prima fase si era parlato di un cedimento strutturale del DC-9 come causa del disastro) e al tracollo economico delle sue altre attività. L' anziano imprenditore, ormai molto malandato in salute, ha avuto la soddisfazione di vedere escludere l' ipotesi del cedimento strutturale al termine delle indagini ed è parte civile nel processo in Corte d' Assise. E, oltre ad essersi fatto promotore di un' inchiesta della procura militare, ha avviato una causa civile - ancora in fase istruttoria - con una richiesta di risarcimento danni allo Stato per 1.700 miliardi di vecchie lire. (ANSA)
USTICA: 23 ANNI DI MISTERI E DEPISTAGGI
ROMA, 1 SET - Un mistero che va avanti da 23 anni. Indagini scandite da rogatorie, ipotesi di scenari di guerra, perizie contraddittorie, potenze straniere chiamate in causa non sono bastati per individuare i responsabili della strage del Dc9 Itavia precipitato a fine giugno del 1980 al largo di Ustica con 81 persone a bordo. Per quello che rimane, allo stato, uno dei casi insoluti della storia italiana, è in corso un processo a Roma, ma non riguarda le cause del disastro bensì i presunti depistaggi attribuiti dalla procura di Roma a quattro generali dell'Aeronautica. Nelle conclusioni dell' inchiesta giudiziaria, l'allora giudice istruttore Rosario Priore, nel prendere atto che non ci sono "elementi certi" dell' esplosione a bordo, così come è "priva di supporto probatorio l' ipotesi che il velivolo sia stato colpito da missili" (conclusioni dei pubblici ministeri) affermava comunque che si era in presenza di "un atto di guerra". Una vicenda, quella di Ustica, cominciata il 27 giugno 1980: alle 20,59 il Dc9 Itavia Bologna-Palermo precipitò in mare. La prima ipotesi fu quella di un cedimento strutturale. Partirono subito i depistaggi. Una telefonata a nome dei Nar sosteneva che sull' aereo c' era Marco Affatigato, estremista di destra legato ai servizi. Il 18 luglio 1980, sulla Sila, furono trovati i resti di un Mig 23 libico. Ancora oggi non si sa se quel velivolo abbia avuto a che fare con la vicenda del Dc 9. Il 17 dicembre 1980 il presidente Itavia Aldo Davanzali affermava di avere la certezza che era stato un missile lanciato da un aereo a provocare la strage e, due anni dopo, la relazione della commissione d' inchiesta ministeriale, nell' escludere il cedimento strutturale, concludeva che non era possibile stabilire se a provocare il disastro fosse stato un missile o una bomba. Nel gennaio del 1984 il pm Giorgio Santacroce formalizzava l'inchiesta che passava al giudice istruttore Vittorio Bucarelli, il quale nominava una commissione di periti per stabilire le cause del disastro. Il 10 giugno 1987 la ditta francese Ifremer cominciava le operazioni di recupero della carcassa del Dc9. Il recupero, incompleto, si concluderà nel maggio del 1988. È il 23 luglio del '90 quando l' inchiesta giudiziaria viene affidata al giudice Rosario Priore il quale nomina un nuovo collegio di periti dopo le polemiche e le dissociazioni che avevano caratterizzato quello precedente. Il completo recupero della fusoliera e della scatola nera dell' aereo avviene, per opera della società inglese Winpol, il 19 luglio 1991, ma è nel gennaio dell' anno successivo che partono le prime comunicazioni giudiziarie di Priore contro ufficiali dell' Aeronautica Militare. Il 14 aprile 1992 la Commissione stragi approvava la relazione conclusiva dell' inchiesta su Ustica, che segnalava in modo pesante reticenze e menzogne di poteri pubblici e istituzioni militari. Nel frattempo il nuovo collegio peritale si divideva sulle cause del disastro. Era il 23 luglio del 1994: due consulenti non condividevano le conclusioni dei colleghi, secondo i quali nella toilette dell' aereo c' era un ordigno, e presentavano un' altra relazione che non esclude il missile. Non solo, una perizia radaristica consegnata a Priore da un collegio di esperti nel '98, prospettava uno scenario di guerra ipotizzando la presenza di aerei militari nella stessa area del Dc9. Il 31 agosto 1999, infine, la magistratura rinviava a giudizio i generali Bartolucci, Tascio, Melillo e Ferri per attentato contro gli organi costituzionali con l'aggravante dell' alto tradimento, e dichiarava di non doversi procedere per strage perchè "ignoti gli autori del reato". Le posizioni di altri cinque ufficiali imputati per falsa testimonianza venivano successivamente stralciate. (ANSA)
USTICA:LEGALE,PAROLE GHEDDAFI CONFERMANO TESI ALDO DAVANZALI
ANCONA, 1 SET - Le parole del presidente libico Gheddafi rappresentano "un' ulteriore conferma di quello che Davanzali ha sempre saputo e sostenuto in tutte le sedi, cioè che il DC 9 è stato colpito per errore nel corso di una vasta operazione militare aero-navale coperta, il cui vero obiettivo era un altro velivolo con a bordo un' importante personalità politica straniera". È l' opinione dell' avv. Mario Scaloni, legale dell' ex presidente dell' Itavia. Scaloni giudica "più che significativo" il fatto che Gheddafi abbia parlato di Ustica "in questa fase di verità e di collaborazione a livello internazionale" (in cui tra l'altro la Libia sta pagando gli indennizzi per le vittime di Lockerbie e del Dc-10 Uta in Niger). "Una fase in cui non avrebbe motivi per raccontare cose inesatte. Certo - osserva il legale - si tratta di verità che urtano la suscettibilità degli Usa e che toccano un nervo scoperto di altri Paesi europei, Italia compresa. Ma proprio questo depone ancora di più a favore dell' autenticità di quello che il leader libico afferma". "Temo comunque - conclude l' avv. Scaloni - che sulla vicenda scenderà, come sempre, il solito velo di silenzio, che ha avvolto anche recenti, importanti novità come le notizie relative agli atti declassificati dalla Cia, le dichiarazioni dell' ex presidente Cossiga, le rilevantissime risultanze dibattimentali, ad esempio quelle relative al Mig libico caduto sulla Sila e alle risposte reticenti della Cia stessa alla magistratura italiana". (ANSA)
DEVE INTERVENIRE BELERUSCONI, I MAGISTRATI NON POSSONO AGIRE DA SOLI
Roma, 2 set. - "È arrivato il momento perchè il nostro governo porti la questione Ustica ad un livello politico. È più che mai opportuno fare questo passaggio ora che Gheddafi si ricreato la sua verginità". Lo afferma a "La Stampa" la senatrice diessina e presidente dei familiari delle vittime di Ustica, Daria Bonfietti, che perse un fratello nella strage. "Bisogna convincere americani e francesi -continua Bonfietti- a sedersi intorno ad un tavolo e arrivare alla verità". "Adesso -dice ancora le senatrice dei Ds- è il momento di insistere. Lo so che è difficile. Ma bisogna andare avanti con tenacia". "Non si può pretendere che sia la magistratura a muoversi da sola. Bisogna creare le condizioni politiche" sottolinea Bonfietti che si aspetta iniziative di Berlusconi "e non solo con Bush". "Berlusconi è andato a Tripoli e ha detto a tutti che Gheddafi è un brav'uomo. Come vede, ci sono tutti gli elementi" conclude la Bonfietti che, riguardo le affermazioni del ministro Giovanardi, taglia corto: "Mi sembrano del tutto fuori luogo". (Adnkronos)
USTICA: BONFIETTI, CONVICERE USA E FRANCIA A DIRE VERITÀ
ROMA, 2 set - "Ogni volta che Ustica torna alla ribalta le ferite si riaprono. Ma si torna anche a sperare che questa sia la volta buona, che arriveremo finalmente a capire cosa successe quella notte del 27 giugno 1980". Così in una intervista a LA STAMPA Daria Bonfietti, senatrice diessina e presidente dei familiari delle vittime di Ustica (perse suo fratello Alberto nella strage), commenta le dichiarazioni del leader libico Gheddafi secondo il quale ad abbattere il Dc9 Itavia furono aerei Usa che gli davano la caccia. "È vero, non c'è nulla di nuovo nei contenuti. È la reiterazione di cose già dette da Gheddafi, tra l'altro anche in occasione di un'intervista a La Stampa. Ma il contesto è completamente cambiato. Gheddafi ha fatto queste affermazioni in un discorso pubblico. E lo ha fatto, guarda caso, all'indomani dell'accordo con americani e inglesi sulla strage di Lockerbie, in un momento in cui la sua credibilità internazionale sta indubbiamente crescendo. È il momento di passare ad un altro livello. È arrivato il momento perchè il nostro governo porti la questione Ustica ad un livello politico. È più che mai opportuno fare questo passaggio ora che Gheddafi si è ricreato la sua verginità. Bisogna convincere americani e francesi a sedersi attorno a un tavolo e arrivare alla verità. Adesso è il momento di insistere. Lo so che è difficile. Ma bisogna cominciare e andare avanti con tenacia" In un'analoga intervista all'UNITÀ, Bonfietti commenta le dichiarazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi secondo il quale a causare l'incidente di Ustica fu una bomba che esplose nell'aereo. "Io credo che il ministro dovrà rispondere in Parlamento e ai cittadini di quanto ha detto - dice la senatrice -. Sono assolutamente sconvolta dal significato menzognero delle sue parole. Giovanardi parla tanto, ma senza basarsi sulla sentenza-ordinanza del giudice Priore".(ANSA)
USTICA: PAGLIARULO (PDCI), GOVERNO SI ASSUMA RESPONSABILITA'
ROMA, 2 SET - ''Le parole di Gheddafi hanno di fatto riaperto il caso Ustica: a questo punto il governo deve assumersi le sue responsabilita' ed operare per appurare finalmente la verita'''. Lo afferma Gianfranco Pagliarulo del Pdci osservando che ''Le ripetute e bizzarre affermazioni del ministro Giovanardi sulla certezza che il Dc9 Itavia si distrusse a causa di una esplosione interna e la sua ancor piu' incomprensibile e indimostrata convinzione con cui ha escluso l'ipotesi che l'aereo sia stato abbattuto, non hanno alcun riscontro''. ''Fra le tante cose ignorate - aggiunge - e' stata letteralmente rimossa l'eventualita', contemplata dal giudice Rosario Priore nella ordinanza del 1999, che il Dc9 sia stato colpito da un missile durante un combattimento aereo. Adesso e' necessario sapere tutta la verita' da tutti i Paesi che dovessero risultare coinvolti nella vicenda. Non deve piu' intervenire il ministro per i rapporti col Parlamento, come e' inspiegabilmente avvenuto fino ad oggi, ma in prima persona il Presidente del Consiglio. Occorre - conclude il senatore dei Comunisti italiani - che il governo, che ostenta un patriottismo di maniera, abbia nei fatti un sussulto di dignita' nazionale, mettendo da parte qualsiasi servilismo verso qualsiasi altro Paese''. (ANSA).
USTICA: LEGALI A GIOVANARDI, PER SENTENZA FU BATTAGLIA AEREA
BOLOGNA, 2 SET - ''L' unico provvedimento giurisdizionale emesso da un Giudice e' costituito dalla nota sentenza pronunciata dal dott.Priore nel 1999 con la quale, all'esito di un procedimento durato venti anni, dopo oltre dieci anni di accertamenti tecnici complessi e contraddittori ha ritenuto che l' abbattimento del DC9 sia avvenuto nell' ambito di una battaglia aerea, spiegando dettagliatamente il perche'''. Lo sottolineano gli avvocati Alfredo Galasso e Alessandro Gamberini, legali dell' Associazione tra i familiari delle vittime dopo aver ricordato che ''il caso Ustica e' stato oggetto di polemiche nel mese di agosto, suscitate da dichiarazioni del Ministro Giovanardi, il quale ancora ieri insiste sul fatto che la strage sarebbe stata 'accertata' nelle sue cause come prodotta da una bomba''. ''Non sappiamo a quale accertamento si riferisca il Ministro dicono i due legali -. Occorre pero' ricordargli che nel nostro sistema, fino ad eventuali trasformazioni dell' assetto costituzionale, gli accertamenti sono compiuti dall' autorita' giudiziaria''. E dopo aver ricordato il provedimento di Priore, i due legali concludono: ''Le tremila pagine del lavoro di questo Giudice costituiscono un punto di riferimento al quale l' On.Giovanardi, specie nella sua veste di ministro, dovrebbe sentirsi tenuto. E' evidente che si possano esprimere pareri difformi da quelli espressi da un giudice e criticare la soluzione prescelta in una decisione giudiziaria. Ignorarne invece il significato e addirittura rovesciarne gli esiti parlando dell' esistenza di un accertamento in senso contrario costituisce invece una falsificazione della realta' inaccettabile e indegna del ruolo istituzionale di chi la pronuncia''. (ANSA)
USTICA: PROCURA ROMA ACQUISIRA' TESTO DISCORSO GHEDDAFI
ROMA, 2 SET - La procura di Roma acquisira' il testo del discorso pronunciato dal leader libico Muammar Gheddafi nella parte in cui gli Stati Uniti vengono accusati per il disastro di Ustica. La decisione e' stata presa oggi nel corso di una riunione dal procuratore Salvatore Vecchione e dai magistrati Maria Monteleone e Erminio Amelio, rappresentanti dell'accusa al processo contro quattro generali dell'Aeronautica imputati per i presunti depistaggi che avrebbero fatto da sfondo all' inchiesta giudiziaria. Si tratta di un atto - e' stato fatto notare in procura - necessario per capire il reale contenuto del discorso. Allo stato, infatti, appare inverosimile che qualcuno potesse pensare che il colonnello volasse su un aereo di linea italiano da Bologna a Palermo, cosi' come traspare dalla traduzione delle parole pronunciate dal leader libico e riportata dagli organi di stampa. Per questo motivo bisogna capire prima di tutto che cosa Gheddafi abbia effettivamente detto. E non e' escluso che, all'esito della valutazione di quanto effettivamente riferito da Gheddafi, la magistratura italiana possa, qualora lo ritenga necessario, attivare le procedure internazionali per ascoltare lo stesso leader libico. In quest'ultimo caso gli atti finirebbero in un fascicolo nuovo. L' attuale processo in corso sul caso Ustica riguarda l' imputazione di alto tradimento e non ha attinenza con il reato di strage. Quest' ultima accusa fu archiviata agli inizi degli anni '90 dal giudice istruttore Rosario Priore perche' ''ignoti gli autori del reato''. (ANSA)
USTICA: DS, GOVERNO AGISCA PER OTTENERE COLLABORAZIONE GHEDDAFI
Roma, 2 set. - Il gruppo Ds della Camera, in una interpellanza firmata dal presidente Luciano Violante e dai componenti dell'Ufficio di presidenza, ha chiesto al presidente del Consiglio che, dopo le dichiarazioni rese e gli impegni assunti dal leader libico Muammar Gheddafi, solleciti il governo «a ottenere la piena collaborazione del governo libico per individuare i responsabili della strage di Ustica; e a non fornire al Parlamento e ai mezzi d'informazione ricostruzioni di quella tragedia che ignorano le conclusioni della sentenza-ordinanza del giudice istruttore del Tribunale di Roma». Nell'interpellanza si chiede anche di sapere «quali iniziative intende assumere il governo al fine di ottenere la massima possibile collaborazione dai governi francese e statunitense, le cui aviazioni militari operavano nell'area, al momento della tragedia». (Adnkronos)
USTICA: GIOVANARDI, FU UNA BOMBA
Roma, 3 set. - «È stata una bomba, non un missile. Lo dicono tutti i periti e non cerdo che abbiamo alcun motivo per mentire». Lo afferma il ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, in un'intervista a 'La Repubblicà. «Ormai -precisa-tutti i periti hanno escluso che il Dc-9 sia caduto a causa di un missile». «Il giudice Priore -aggiunge Giovanardi- afferma che un aereo militare, passando accanto al Dc-9, l'abbia fatto collassare. Mi sono informato e ho verificato che una cosa del genere non è mai accaduta in cent'anni di storia dell'aviazione». Il leader libico Gheddafi «dice che gli Usa hanno abbattuto il Dc-9 perchè pensavano che all'interno ci fosse proprio lui -continua- dobbiamo credere a queste cose?» E sul Mig libico trovato sui monti della Sila, Giovanardi conclude: «È stato documentato che precipitò 15 giorni dopo la tragedia del Dc-9. Davvero nonm capisco perchè ciclicamente vengano tirate fuori cose ormai certe al 100%. Come la tesi del missile che forse e ' servita solo ad avvelenare i nostri rapporti con gli americani e con i francesi». (Adnkronos)
USTICA: GEN. TASCIO, APPRESI DA TV CADUTA DC 9 IN CORTE D'ASSISE EX RESPONSABILE INTELLIGENCE AERONAUTICA
ROMA, 17 SET - ''Credo di aver appreso dalla televisione che era caduto il Dc9''. Lo ha detto il generale Zeno Tascio, all'epoca dei fatti responsabile del II reparto dello Stato Maggiore dell' Aeronautica militare, il Sios, il servizio di spionaggio della Forza armata, interrogato oggi al processo per l' abbattimento, il 27 giugno 1980, del Dc9 dell' Itavia. Tascio e' imputato, con altri tre generali dell' Aeronautica, ora in pensione, per depistaggio. Ai giudici della terza Corte d' Assise di Roma Tascio ha dichiarato che il 27 giugno era venerdi' e che la caduta dell' aereo avvenne dopo che lui aveva lasciato l' ufficio. ''Il giorno dopo, sabato - ha spiegato l' ex generale - credo di non essere tornato in ufficio, ne' la domenica''. La vicenda, secondo i rari ricordi dell' ufficiale, fu di scarsissimo interesse al Sios: ''Non ricordo di averne parlato ne' con il mio capo ne' con il sottocapo o con i colleghi d'ufficio nemmeno nei giorni successivi''. Il generale aveva dimenticato anche di possedere un'agenda, da lui definita 'brogliaccio', in base ai cui appunti gli e' stato possibile ricostruire alcuni avvenimenti dell'epoca. L' agenda fu trovata, e sequestrata, nella sua cantina nel corso di una perquisizione. L' interrogatorio del generale Tascio e' stato caratterizzato da frequenti ''non ricordo''; le dichiarazioni che ha reso in aula sono interpretazioni e deduzioni ricavate da documenti e dagli appunti annotati sull' agenda. Dalle dichiarazioni dell' ufficiale e' emerso che soprattutto la sensibilita' politica nei confronti della stampa, rea di ''attacchi'' spesso ''virulenti'', avrebbe sollecitato indagini e informazioni sul caso da parte di organismi come il Sismi e di conseguenza il Sios che ne era il braccio tecnico. Cosi' Tascio ha detto di non aver ''mai sentito parlare di una supposta presenza Usa in zona'': ''Tranne quanto lessi sulla stampa, ne ho sentito parlare per la prima volta in questo processo''. Al di la' delle lacune mnemoniche, Zeno Tascio ha detto di ''non essersi mai avvalso del segreto militare'' e di aver sempre ''collaborato con la giustizia''. L' interrogatorio ha riguardato poi la caduta del Mig 23 libico sulla Sila ed i rapporti tra Tascio e l' allora capo della Cia in Italia, Duane Clarridge. Tascio ha ricordato che apprese dell' aereo da combattimento il 18 luglio 1980 nel corso di una riunione con il suo sottocapo e di essere partito il giorno stesso per raggiungere il luogo della caduta, dove giunse in serata in aereo con lo scopo di accertare se il velivolo fosse in missione offensiva contro l' Italia. Tascio ha detto di non ricordare della presenza di un presunto testamento spirituale del pilota del caccia: ''Credo di averne sentito parlare la prima volta nel 1989, comunque molti anni dopo, leggendo un giornale''. Nell' udienza odierna e' stato interrogato soltanto Tascio; a porre le domande sono stati Maria Monteleone e Vincenzo Roselli che, insieme con Erminio D'Amelio oggi assente, sono i pm del processo. L' interrogatorio proseguira' venerdi' prossimo.
(ANSA)USTICA: AVV BENEDETTI, PROVATA PRESENZA DI AEREI MILITARI USA
ROMA, 29 OTT - La presenza di aerei militari statunitensi nell' area in cui cadde il Dc9 Itavia sarebbe provata come anche il depistaggio di decine di persone che hanno negato perfino la propria voce registrata. Lo sostiene l' avv. Alessandro Benedetti, parte civile in rappresentanza di quattro famiglie, nel suo intervento al processo sul disastro aereo del 27 giugno 1980 davanti alla III Corte d' Assise di Roma. Il legale e' convinto che il Dc9 sia stato abbattuto da un missile sparato da un caccia statunitense che si trovava ad Ovest del velivolo di linea e che sotto la pancia di questo ci fosse un secondo aereo militare americano. Per la terza udienza consecutiva, il legale (domani e'prevista la conclusione) ha proseguito il proprio intervento occupandosi delle dichiarazioni di personaggi dello Stato Maggiore. Di una decina di persone, secondo il legale, tra le quali i militari delle sale radar degli aeroporti di Ciampino e Fiumicino, ci sarebbero tre registrazioni telefoniche dalle quali si evincerebbe senza dubbio che nella zona c'era un intenso traffico militare americano nel momento in cui il Dc9 spariva dagli schermi radar. ''In questi anni - ha sottolineato oggi l' avvocato - nemmeno le persone incastrate dalle telefonate non hanno ammesso che c'era traffico militare. Alcuni - ha proseguito Benedetti - hanno negato perfino la loro voce; eppure quella sera fu chiamata piu' volte l' ambasciata statunitense per chiedere se mancava loro un aereo, proprio perche' si sapeva che nella zona c'erano sempre tanti aerei militari statunitensi. E' stato detto che erano telefonate goliardiche''. La parte civile, convinta che il Dc9 sia stato abbattuto da un siluro, ha ricordato anche il plotting (trascrizione su carta di quanto rilevato dal radar) fatto dai militari a Ciampino la mattina del giorno dopo. ''Si comincio' alle 8,30 - ha detto il legale - e si prosegui' fino alle 20,30. Dal plotting mancano i punti -17 e -12 ad Ovest del Dc9, che sarebbe il caccia che spara il siluro, si disse che furono tolti perche' lo scopo del plotting era quello di localizzare il relitto dell' aereo caduto. I resti dell' Itavia pero' furono trovati alle 7,15 di quel mattino e tutti lo sapevano a Ciampino, che scopo aveva dunque trovare la posizione esatta?''.
(ANSA)USTICA: LEGALI DAVANZALI CHIEDONO CONDANNA MILITARI IMPUTATI
ANCONA, 21 NOV - Il depistaggio delle indagini sulla strage di Ustica, e «l' occultamento delle prove ad opera dell'Aeronautica militare» hanno distrutto l' Itavia, ingiustamente accusata di un cedimento strutturale del DC-9, ma anche l'immagine personale dell' imprenditore Aldo Davanzali, che oggi chiede la condanna di tutti e quattro i generali imputati davanti alla III Corte d' Assise di Roma e una provvisionale (in solido con il ministero della difesa) di cinque milioni di euro a titolo di risarcimento danni. È stata questa la richiesta avanzata dai legali dell'imprenditore anconetano, parte civile nel processo in corso a Roma contro i generali dell' Aeronautica militare Lamberto Bartolucci, all' epoca capo di stato maggiore, del vice Franco Ferri, e dei responsabili del secondo e terzo reparto Zeno Tascio e Corrado Melillo. Gli avv. Mario Scaloni e Caterina Flick hanno sollecitato la condanna di tutti e quattro i militari imputati, in solido con il responsabile civile che è il ministero della difesa, al risarcimento dei danni da liquidarsi in sede separata, e il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di cinque milioni. Oltre alle 81 vittime del DC-9, inabissatosi nel mare di Ustica la sera del 27 giugno 1980, «ce n' è un' altra, Aldo Davanzali, che vide crollare l' Itavia, accusata di armare 'bare volanti’ - hanno ricordato i legali - subendo la revoca della licenza e poi la messa in amministrazione controllata della società». Per i difensori di Davanzali, che ha sempre pensato ad un incidente provocato dal lancio di un missile, le prove dei depistaggi sono inoppugnabili, e vanno collegate alla caduta del Mig libico sulla Sila, i cui resti furono ritrovati il 18 luglio del 1980. (ANSA)
USTICA: AVVOCATURA DELLO STATO CHIEDE CONDANNA IMPUTATI
ROMA, 25 NOV - La condanna dei generali dell'Aeronautica Militare, Zeno Tascio, Corrado Melillo, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, sotto processo a Roma per i presunti depistaggi che avrebbero scandito l'inchiesta sul disastro di Ustica, è stata chiesta oggi dall'avvocato dello Stato Giovanni De Figueredo, rappresentante di parte civile per conto del governo. Secondo il rappresentante dello stato sono emersi nel corso del processo elementi di responsabilità da parte degli imputati che sono accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento per aver omesso informazioni al governo che gli avrebbero permesso di esercitare le proprie prerogative per l'accertamento della verità. Rivolgendosi alla corte, De Figueredo ha chiesto ai componenti di attenersi a principi rigorosi come se appartenessero ad un tribunale militare. Giovedì prossimo comincerà la requisitoria dei pubblici ministeri Maria Monteleone, Erminio Amelio e Vincenzo Roselli. (ANSA)
USTICA: COMINCIATA LA REQUISITORIA DEI PM
ROMA, 27 NOV - È cominciata questa mattina davanti alla III Corte d'Assise presieduta da Vincenzo Muscarà la requisitoria dei pubblici ministeri al processo per il disastro di Ustica. L'accusa ha preventivato cinque udienze per illustrare l'intero castello accusatorio. Nel processo che si sta celebrando sono imputati quattro alti ufficiali dell'Aeronautica militare: Zeno Tascio, Corrado Melillo, Franco Ferri e Lamberto Bartolucci. A spiegare le motivazioni dell'accusa saranno tutti e tre i pubblici ministeri che oggi,dopo varie sostituzioni, sono titolari dell' inchiesta: Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli. A prendere la parola oggi è stato proprio Amelio che proseguirà il proprio excursus anche domani e nella successiva udienza; poi sarà la volta degli altri due magistrati. L'accusa è intervenuta oggi dopo le tredici udienze (ne erano state previste cinque) in cui le parti civili hanno spiegato le proprie posizioni. Il DC9 dell'Itavia precipitò a largo dell'isola di Ustica il 27 giugno 1980 causando la morte di 81 persone. Dopo lunghe indagini e l'alternarsi di vari magistrati, l'inchiesta ebbe una svolta quando passo nelle mani dell'allora giudice istruttore Rosario Priore. (ANSA)
USTICA: I PM, LE VITTIME SIAMO TUTTI NOI CITTADINI
ROMA, 27 NOV - «Le vittime di Ustica siamo tutti noi cittadini; Ustica è un patrimonio nostro». Ha esordito con una frase fortemente suggestiva il pm Erminio Amelio cominciando la requisitoria al processo per la strage di Ustica. Amelio ha ricordato che per gli 81 morti del 27 giugno 1980 è ancora aperto un fascicolo contro ignoti in cui si ipotizza il reato di strage, evidenziando che se non è stato istruito un processo per quell'accusa è perchè gli imputati di oggi - quattro alti ufficiali dell'Aeronautica Militare accusati di depistaggio - lo hanno impedito. «Hanno impedito che potessero essere individuati gli esecutori materiali della strage» ha detto il magistrato. Amelio, utilizzando una locuzione cara a Giovanni Falcone, ha parlato di «menti raffinatissime» che «non hanno lasciato nulla al caso», un concetto su cui è tornato spesso durante le oltre tre ore in cui ha parlato, sempre con tono pacato. Il magistrato ha sostenuto che alcune alte cariche come quelle degli imputati, non sono occupate da ingenui ma da persone molto preparate. Nella breve ma significativa premessa, Amelio ha anche ipotizzato i motivi che potrebbero aver spinto gli ufficiali a comportarsi come l'accusa ritiene abbiano fatto, precisando però che «nessuna ragione di Stato può impedire l'accertamento della verità » e che quindi sono stati «traditi il governo, gli italiani e il corpo stesso dell'Aeronautica». Terminata la premessa, Amelio è passato ad analizzare i fatti del processo, che la Corte ha avuto modo di constatare direttamente durante il dibattimento o attraverso gli atti depositati, senza soffermarsi sulla lunga storia della tragedia di Ustica nè sui magistrati che lo hanno preceduto, preferendo un approccio pragmatico. Amelio ha ricordato, commentandole dal punto di vista dell'accusa, le testimonianze, le dichiarazioni registrate nelle ore immediatamente successive al disastro, nella sala di controllo di Ciampino, all'epoca gestita esclusivamente da personale militare. L'accusa è convinta che le autorità militari dell'Aeronautica fossero da subito al corrente di quanto accaduto la sera del 27 giugno e che avrebbero «dolosamente nascosto, oscurato tutta la parte riguardante la presenza di numerosi aerei in volo impegnati in esercitazioni, come già da giorni, nell'area. Le esercitazioni che avrebbero dovuto concludersi alcune ore prima del transito del Dc 9 e che avrebbero dovuto svolgersi, comunque, a minore altezza rispetto alla rotta del velivolo dell'Itavia. Aerei statunitensi, come dimostrerebbero le telefonate fatte all'ambasciata Usa, anche dalla sala di Ciampino. L'aereo di linea sarebbe caduto a causa di agente esterni, un missile o una collisione, come testimonierebbe, tra l'altro, la frase registrata da un non identificato addetto della stessa sala di Ciampino, mentre un collega si metteva in contatto con l' Ambasciata statunitense: »Una delle cose più probabili è una collisione con uno dei loro aerei«. Il pm ha esaminato numerose dichiarazioni del personale di Ciampino e molti atti, segnalando contraddizioni, omissioni, presunte ingenuità dimostrando che l'atteggiamento degli imputati non ha costituito un elemento di turbativa nelle indagini ma un impedimento. »E non è importante - ha detto - chiedersi se il governo si sarebbe attivato e in che modo, se avesse saputo di più « subito dopo la tragedia. » Il dovere è dare comunicazione alle autorità governative«. (ANSA)
USTICA: PM, NON C'È PROVA CERTA CADUTA MIG SU SILA IL 18/7/80
ROMA, 4 DIC - Non c'è la prova certa che il Mig trovato sulla Sila sia caduto il 18 luglio 1980. Nel corso della requisitoria dei pubblici ministeri cominciata la settimana scorsa al processo per il disastro di Ustica, oggi il sostituto Maria Monteleone si è soffermata sulla vicenda del ritrovamento del velivolo sulle montagne calabresi. Analogamente, se non c'è la prova che sia caduto il 18 luglio, non c'è nemmeno quella che attesti la caduta del caccia precedentemente, addirittura alla fine di giugno come sostenuto da qualcuno. Il pubblico ministero ha poi parlato del testamento del pilota dello stesso aereo, che non è mai stato trovato e il cui contenuto avrebbe descritto l' abbattimento di un velivolo. Sarebbero quindi stati rilevati, secondo l' accusa, indizi che presi nel loro complesso potrebbero far pensare ad un collegamento tra un Mig o un altro aereo libico con la caduta del Dc9 dell' Itavia. Quella di oggi è stata la quarta udienza della requisitoria, cominciata il 27 novembre scorso con il pm Erminio Amelio e proseguita con Maria Monteleone. I pm continueranno a tenere la parola oltre le previste cinque udienze: la settimana prossima, quando terminerà Monteleone continuerà di nuovo Amelio cui seguirà fino alla fine il terzo pm, Vincenzo Roselli. Il processo, che si svolge davanti alla III Corte d'Assise presieduta da Vincenzo Muscarà, deve giudicare alti ufficiali dell' Aeronautica militare: Zeno Tascio, Corrado Melillo, Franco Ferri e Lamberto Bartolucci accusati di aver depistato le indagini sulla caduta del DC9 dell'Itavia a largo dell'isola di Ustica il 27 giugno 1980, in cui morirono 81 persone. (ANSA)
USTICA:DEPISTAGGI; PM CHIEDONO DUE CONDANE E DUE ASSOLUZIONI
ROMA, 19 DIC - La condanna a sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro anni condonati, dei generali dell'aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, e l' assoluzione dei generali Zeno Tascio e Corrado Melillo sono state chieste dall' accusa al processo per i presunti depistaggi legati al disastro del Dc9 Itavia precipitato il 27 giugno 1980 al largo di Ustica con 81 passeggeri. I Pubblici ministeri Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli hanno chiesto che i generali Bartolucci e Ferri siano condannati per il reato di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. I due imputati, secondo l'accusa, avrebbero omesso di fornire al governo informazioni acquisite nell'immediatezza del disastro aereo: in particolare, quella relativa ad un traffico militare statunitense, nell'area interessata dal passaggio del Dc 9 partito da Bologna e destinato a Palermo. Per questi stessi fatti, l'accusa ha chiesto l'assoluzione, per non aver commesso il fatto, nei confronti dei generali Tascio e Melillo. Gli stessi Pm per tutti e 4 gli imputati hanno sollecitato l'assoluzione, perchè il fatto non sussiste, dall'accusa di non aver collaborato con la magistratura, di aver fornito notizie false relative al Mig libico precipitato sulla Sila ufficialmente il 18 luglio 1980 e di aver dichiarato falsamente che non erano disponibili alcuni dati in possesso del sito radar di Ciampino.
(ANSA)PM: CONDANNA PER BARTOLUCCI E FERRI, ASSOLUZIONE PER MELILLO E TASCIO
Roma, 19 dic. - Due assoluzioni e due condanne: sono le richieste fatte dal pubblico ministero a conclusione della requisitoria nel processo contro i generali dell'Aeronautica accusati di avere attentato contro gli organi costituzionali in relazione alla vicenda di Ustica. Sei anni e nove mesi (quattro dei quali condonati) sono stati sollecitati per il gen. Lamberto Bartolucci, ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica e per il gen. Franco Ferri, già sottocapo di Stato maggiore. L'assoluzione è stata invece sollecitata per i generali Corrado Melillo, ex capo del Terzo reparto dello Stato maggiore e per il gen. Zeno Tascio, già responsabile del Secondo reparto Sios Aeronautica. La richiesta di condanna per i generali Bartolucci e Ferri si riferisce all'accusa prevista dall'articolo 289 del codice penale, per non avere fornito al governo notizie in loro possesso subito dopo il disastro di Ustica avvenuto il 27 giugno del 1980, quando precipitò il Dc 9 dell'Itavia con la morte di 81 persone. Per questa imputazione la pubblica accusa ha invece sollecitato l'assoluzione con formula piena per Tascio e Melillo. Per tutti e quattro i generali è stata poi chiesta l'assoluzione perchè il fatto non sussiste dall'accusa di non aver collaborato con l'autorità giudiziaria circa il disastro di Ustica, di non aver riferito all'autorità politica informazioni concernenti la possibile presenza nella zona del disastro di traffico militare americano e di aver dato false informazioni circa la caduta sull'altopiano della Sila, in località Timpa delle Magare, di un Mig libico, che ha rappresentato nell'ambito dell'inchiesta svolta del giudice istruttore Rosario Priore uno dei capitoli più importanti. La richiesta di assoluzione dei quattro generali si riferisce anche all'accusa di non aver fornito al magistrato notizie riguardanti i dati radar raccolti dai centri di Fiumicino e Ciampino. (Adnkronos)
USTICA: LA VICENDA PROCESSUALE
Roma, 19 dic. - Le richieste proposte oggi sono il risultato dell'analisi fatta dei pubblici ministeri Vincenzo Roselli, Maria Monteleone ed Ermino Ameglio sull'esito dell'inchiesta giudiziaria cominciata il 27 giugno del 1980, quando nel mare antistante Ustica precipitò il Dc9 dell'Itavia. Il coinvolgimento nell'inchiesta dei quattro generali, che oggi erano tutti in aula, risale al dicembre del 1991 quando il giudice istruttore Rosario Priore, emise 13 comunicazioni giudiziarie contro un gruppo di alti ufficiali ipotizzando per loro l'attentato all'attività del governo con l'aggravante dell'alto tradimento. Accusa poi modificata quanto la Procura della Repubblica nell'agosto del '98 presentò le sue richieste istruttorie sollecitando il rinvio a giudizio degli ufficiali oggi imputati ed il proscioglimento di altri ufficiali, nonchè di un gran numero di sottufficiali e militari che la notte del disastro erano in servizio presso i vari centri radar dell'Aeronautica dislocati in tutta Italia. Ora, dopo la pausa natalizia, cominceranno nell'aula della III Corte di Assise di Rebibbia gli interventi difensivi e si avrà, finalmente, la prima sentenza sulla vicenda a più di 23 anni di distanza dalla tragedia. (Adnkronos)
USTICA: PER I PM GENERALI COLPEVOLI DI DEPISTAGGIO
ROMA, 19 DIC - I depistaggi sul disastro di Ustica ci furono. E la mancata comunicazione al Governo di notizie, alcune delle quali definite 'allarmanti’ dagli stessi stati maggiori dell' Aeronautica, impedì agli organi preposti l'adozione delle iniziative adeguate. Sono queste le conclusioni dell'accusa al processo sulla tragedia costata la vita agli 81 passeggeri del Dc 9 Itavia precipitato in mare il 27 giugno 1980. I pm hanno chiesto due condanne e due assoluzioni per i quattro generali dell' aeronautica militare imputati. A sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro anni condonati (concesse le attenuanti generiche), secondo i pm - Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli - devono essere condannati i generali Lamberto Bartolucci, già capo di stato maggiore dell' Aeronautica, e Franco Ferri, ex vice capo, ritenuti responsabili di attentato agli organi costituzionali con l' aggravante dell' alto tradimento. L' assoluzione, per non aver commesso il fatto, è stata sollecitata per i generali di brigata Zeno Tascio e Corrado Melillo. Per tutti e quattro gli imputati, inoltre, è stata chiesta l' assoluzione, perchè il fatto non sussiste, dall' accusa di non aver collaborato con la magistratura, di aver fornito notizie false relative al Mig libico precipitato sulla Sila ufficialmente il 18 luglio 1980 e di aver dichiarato falsamente che non erano disponibili alcuni dati in possesso del sito radar di Ciampino. Richieste, sulle quali si dovrà pronunciare la terza corte di assise di Roma, arrivate a 23 anni da quello che è unanimamente riconosciuto come uno dei più grandi misteri della recente storia italiana. Ventitrè anni non sufficienti, comunque, per risalire alle cause della tragedia e ai suoi responsabili. Secondo i pm Amelio, Monteleone e Roselli, il disastro del velivolo dell' Itavia fu probabilmente provocato o da una quasi collisione, dovuta al cosiddetto «vortice di estremità » (una sorta di vuoto d' aria che avrebbe spezzato la parte finale dell' ala sinistra dell' aereo civile) lasciato da un mezzo militare durante una manovra di sorpasso, o da un missile (eventualità, questa, legata al ritrovamento di tracce di esplosivo). La requisitoria dei pm ha occupato nove udienze, dopo oltre due anni di dibattimento, e ha toccato tutti i punti della vicenda, compreso il mistero del Mig libico precipitato in Calabria. Un' episodio, quest' ultimo, non collegato, per i rappresentanti dell' accusa, con il disastro del Dc 9. «È stato un lungo, faticoso e tormentato tentativo di accertare la verità - ha detto il pm Roselli concludendo la requisitoria, l' ultima, per quanto lo riguarda poichè è in procinto di essere trasferito ad altro incarico - i morti di Ustica sono di tutti noi». Si è trattato, per il magistrato, di una vicenda «dolorosa per le vittime, per i loro familiari ed anche per gli stessi imputati. L' amarezza è quella di non essere riusciti ad individuare le cause della tragedia e i responsabili che, comunque, non siedono in questa aula». (ANSA)
USTICA: FRAGALÀ, COMBACIANO I DUE BINARI DEL PROCESSO
Roma, 19 dic. - «Non poteva finire che così, con la solita vergogna all'italiana. Dopo decenni di menzogne e di falsi teoremi accusatori, di improbabili 'piste nere’ e di una ostinata protervia nel non voler ammettere la presenza di un ordigno posto dalla mano libica a bordo del DC9, i due binari del processo per la strage di Ustica sembrano combaciare a perfezione». Lo afferma Enzo Fragalà, di An, commentando la condanna al risarcimento di a 108 milioni di euro inflitta dal Tribunale di Roma ai ministeri della Difesa, dei Trasporti e dell'Interno per la vicenda Ustica. «Mentre infatti il Tribunale civile ha dichiarato responsabili dell’incidente’ i ministeri della Difesa, dei Trasporti e dell'Interno, la Procura -aggiunge Fragalà- ha chiesto l'assoluzione per due dei quattro generali dell'aeronautica imputati, mentre ha sollecitato la condanna per gli altri due, derubricandone però il capo d'imputazione». (Adnkronos)
USTICA: TRIBUNALE ROMA, GOVERNO RISARCISCA ITAVIA
Roma, 19 dic. - La tragedia di Ustica non fu certamente provocata dal cedimento strutturale del Dc9 dell'Itavia che colava da Bologna a Palermo il 27 giugno del 1980. Ma probabilmente da un missile esploso dall'esterno dell'aereo. È il giudizio del Tribunale di Roma che, con sentenza del 26 novembre scorso, resa nota oggi, a 23 anni dalla tragedia in cui sono morte 81 persone, ha dichiarato responsabili i ministeri dei Trasporti, della Difesa e dell'Interno, e li ha condannati in solido a risarcisca all'Itavia i danni, quantificati in circa 108 milioni di euro (210 miliardi delle vecchie lire). La sentenza fa seguito al lungo giudizio intentato dall'Itavia, assistita dall'avvocato Giuseppe Alessi, nel 1981, pochi mesi dopo i fatti. L'Itavia ha sostenuto che il disastro di Ustica «non fu provocato da cedimento strutturale dell'aereo ma da un missile lanciato da un altro aereo, che la responsabilità dell'incidente era imputabile ai ministeri della Difesa, dell'Interno e dei Trasporti che non avevano garantito la sicurezza dell'aerovia assegnata alla Itavia e che i danni sofferti dalla Società, che aveva cessato l'attività perchè dichiarata decaduta da tutti i servizi di linea ed era stata sottoposta all'amministrazione straordinaria, erano pari allo stato passivo accertato dal commissario governativo». Il Tribunale di Roma ha accolto le domande dell'Itavia in base alle risultanze della commissione di inchiesta ministeriale e delle perizie svolte in sede penale. Il processo penale, in cui i parenti delle vittime si sono costituiti parte civile, è alle battute finali e la sentenza dovrebbe essere emessa nei primi mesi del 2004. «È una sentenza molto importante -spiega l'avvocato Alessi, che ha assistito l'Itavia- perchè ottenere la condanna dei ministeri non è cosa facile. Ma in questo caso, può segnare una svolta nell'intera vicenda. Abbiamo sostenuto che la scomparsa dell'Itavia come società fu dovuta alla revoca delle concessioni da parte del ministero dei Trasporti e che il disastro fu provocato anche dalla mancata vigilanza di chi doveva assicurare che l'aerovia fosse sicura. In sede civile il reato è dunque quello di non aver impedito con colpa avvenimenti esterni che potessero provocare un danno ingiusto. Per questo si prevede l'obbligo del risarcimento». (Adnkronos)
USTICA: QUANDO DAVANZALI SCRISSE A FORMICA, È UN MISSILE...
Roma, 19 dic. - Il 16 dicembre 1980 il ministero dei Trasporti dichiara decaduti tutti i servizi di linea affidati all'Itavia. Accade dopo sei mesi dalla tragedia del 27 giugno: alle 21, i radar di Fiumicino cessano di registrare la traccia dell'Itavia 870, DC9 in volo tra Bologna e Palermo con 81 persone a bordo di cui 13 bambini. L'aereo sembra scomparso, ma dopo alcune ore di ricerche si raggiunge la certezza che è caduto in mare a nord dell'isola di Ustica. Tra i passeggeri a bordo, nessun superstite. Da quel momento comincia uno dei più oscuri misteri italiani: 23 anni di inchieste, morti misteriose tra i testimoni, magistrati che si susseguono, così come i collegi di periti, alcuni dei quali divisi sulle conclusioni. Proprio quel 16 dicembre, il presidente dell'Itavia Aldo Davanzali scrive una lettera al responsabile del ministero dei Trasporti Rino Formica. Nella missiva, Davanzali sottolinea che la compagnia non ha alcuna responsabilità nella tragedia, dicendosi certo della «distruzione, ad opera di un missile, di un aereo, mentre percorreva in perfette condizioni metereologiche e di crociera una aerovia riservata dallo Stato italiano all'aviazione civile». Per anni è stata sostenuta la tesi del cedimento strutturale. Poi, l'alternativa sembrava essere quella tra una bomba a bordo o un missile come causa dell'abbattimento dell'aereo. Ora, la sentenza del Tribunale di Roma, nel condannare i ministeri della Difesa, dei Trasporti e dell'Interno al risarcimento dell'Itavia pari a 108 milioni di euro, tira in ballo le responsabilità dello Stato italiano, che non avrebbe garantito la sicurezza dell'aerovia sulla quale viaggiava il Dc9. Il 18 dicembre '80 Davanzali viene sentito dal pm al quale esibisce alcuni documenti, nei quali si ribadisce che «quella del missile resta per altro una ipotesi più forte delle altre». Nella relazione sullo stato dei lavori della Commissione tecnica di inchiesta Itavia sull'incidente, si spiega che «la mancata collissione diretta di un velivolo militare con il Dc9 fa ritenere per certa la fuoriuscita di un missile aria-aria che ha colpito l'aereo». Nell'aprile 2001, Davanzali chiede allo Stato 1.700 miliardi di risarcimento per i danni patrimoniali e morali subiti dopo la strage di Ustica, che con l'abbattimento del DC9 e la morte di 81 passeggeri segnò anche il tracollo della sua compagnia aerea e di un intero impero economico. L'atto di citazione in giudizio dei ministeri ritenuti responsabili del tracollo della compagnia aerea viene depositato presso il Tribunale civile di Roma. Nei prossimi giorni, anticipa l'avvocato che rappresenta l'Itavia, Giuseppe Alessi, la sentenza verrà notificata ai ministeri. «A questo punto -aggiunge- o si arriva a una transazione oppure si va in Cassazione». (Adnkronos)
USTICA: BONFIETTI, RICHIESTE PM CONFERMANO ORDINANZA PRIORE
BOLOGNA, 19 DIC - «Le requisitorie dei PM e le loro richieste conclusive sono state una completa conferma della sentenza ordinanza del giudice Priore: il DC 9 Itavia con 81 persone a bordo fu abbattuto e i vertici dellþ Aeronautica militare nascosero questa terribile verità»: è il primo commento della sen. Daria Bonfietti, presidente dellþ Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, alle richieste dei Pubblici Ministeri di due condanne e due assoluzioni per i generali dell' Aeronautica imputati nel processo sui presunti depistaggi che si sta celebrando a Roma. Pur non entrando nel merito delle richieste («sulle quali i legali dellþ Associazione avranno modo di pronunciarsi nelle loro repliche») , la presidente dei familiari delle vittime sottolinea che i vertici dell' Aeronautica «fecero di tutto per allontare la possibilità che fosse nota, mentendo agli organi responsabili dello Stato, in primo luogo Governo e Magistratura». Per la senatrice dei Ds, è «questo il nodo centrale della vicenda Ustica che viene ribadito». «Oggi più che mai - conclude - Ustica deve essere un grande problema di dignità nazionale. Abbiamo ancora una volta la conferma che i diritti del nostro Paese furono violati e che non fu tutelata la vita di 81 inermi cittadini». (ANSA)
USTICA: FRAGALÀ, TRIBUNALE CIVILE CONDANNA TRE MINISTERI
ROMA, 19 DIC - Il tribunale civile di Roma ha dichiarato responsabili del disastro aereo di Ustica i ministeri della Difesa, dell'Interno e dei Trasporti. Lo ha reso noto il deputato di An Enzo Fragalà. Il parlamentare, membro della commissione giustizia, in un comunicato, ha parlato di «solita vergogna all'italiana», spiegando che mentre «il Tribunale civile ha dichiarato responsabili dell’incidente’ i ministeri della Difesa, dei Trasporti e dell'Interno, la Procura ha chiesto l'assoluzione per due dei quattro generali dell'aeronautica imputati mentre ha sollecitato la condanna per gli altri due, derubricandone però il capo d'imputazione«. Secondo Fragalà, »tutto ciò ha un solo significato: che gli italiani dovranno pagare all'Itavia 210 miliardi di vecchie lire e che la Procura ha bisogno a tutti i costi di trovare qualche colpevole, seppure per 'reati minorì rispetto a quanto ipotizzato in origine all'interno dell'aeronautica. Se a carico degli ufficiali imputati fossero emersi seri elementi di colpevolezza, già sarebbero stati tutti condannati per alto tradimento. Non vorremmo - ha proseguito il parlamentare - che la richiesta di condanna della pubblica accusa serva esclusivamente a giustificare un processo che dura da ventitrè anni, costato ai contribuenti centinaia di miliardi e rimasto mille miglia lontano dalla verità dei fatti«. Il giudizio di Fragalà è che »non poteva finire che così, con la solita vergogna all'italiana. Dopo decenni di menzogne e di falsi teoremi accusatori, di improbabili 'piste nere’ e di una ostinata protervia nel non voler ammettere la presenza di un ordigno posto dalla mano libica a bordo del Dc9, i due binari del processo per la strage di Ustica sembrano combaciare alla perfezione«.
(ANSA)USTICA:TRIBUNALE CIVILE; LIQUIDAZIONE IN VISTA PER CREDITORI
ROMA, 20 DIC - Se diverrà definitiva la sentenza emessa ieri dal tribunale civile con la quale sono stati condannati i ministeri Difesa, Trasporti e Interni a liquidare 108 milioni di euro all' Itavia, tutti i creditori (dipendenti, fornitori e banche) potranno essere liquidati. Potrà essere questa la conseguenza dell' importante decisione presa ieri dai giudici romani in seguito alla causa avviata subito dopo il disastro di Ustica e in cui al commissario governativo dell'Itavia (in amministrazione straordinaria) rappresentato dall'avv. Giuseppe Alessi, è stata riconosciuta una somma pari allo stato passivo dell'Itavia. Questa somma, quindi, se la sentenza passerà in giudicato, consentirà di liquidare i dipendenti, i fornitori e le banche.
(ANSA)USTICA: PDCI, DA GIOVANARDI DICHIARAZIONI FAZIOSE
Roma, 20 dic. - «Nella sentenza del tribunale di Roma relativa alla strage di Ustica si sostiene che il Dc9 cadde perchè probabilmente colpito da un missile. Nella requisitoria si conferma l'abbattimento dell'aeromobile. Nella stessa requisitoria dei pm si ribadisce in modo meticoloso la sentenza ordinanza del giudice Priore. È esattamente tutto il contrario del contenuto delle esternazioni di Giovanardi a proposito, tanto frequenti quanto inopportune». Lo afferma l'esponente di Rifondazione, senatore Gianfranco Pagliarulo, commentando la sentenza contro i ministeri della Difesa, dei Trasporti e dell'Interno. «Perchè -si chiede Pagliarulo- un ministro della Repubblica ha ripetutamente e violentemente negato l'ipotesi che viene di nuovo ribadita dal tribunale di Roma? Perchè Giovanardi ha sostenuto la tesi della bomba? Perchè Giovanardi prima della sentenza si è messo in mezzo? E perchè Giovanardi non se ne va? L'Italia avrebbe un ministro loquace e fazioso in meno e forse si potrebbe avvicinare il momento della verità per la strage di Ustica». (Adnkronos)
2004
USTICA: SEN. BONFIETTI CHIEDE INTERVENTO GOVERNO PER VERITÀ
SAVONA, 17 GEN - Avviare iniziative diplomatiche pressanti con Stati Uniti, Libia e Francia per sapere davvero che cosa sia accaduto 23 anni fa ad Ustica. È la richiesta che ha rivolto al Governo la senatrice diessina Daria Bonfietti, sorella di una delle vittime nonchè presidente dell'Associazione parenti vittime della strage di Ustica. La sen. Bonfietti ha partecipato ad una conferenza che si è svolta questa mattina nella sala della Sibilla,all'interno della fortezza del Priamar di Savona, dal titolo 'Ustica, 27 giugno 1980. DC9 Itavia, do you read...?'. Davanti agli studenti savonesi Daria Bonfietti ha detto di «non avere dubbi sulla ricostruzione dell'incidente compiuta dal giudice Rosario Priore, avallata anche da documenti della Nato». «Si trattò - ha affermato - di una guerra aerea non dichiarata tra americani, francesi e libici». Nella strage di Ustica morirono 81 fra passeggeri ed equipaggio, di cui 13 bambini.
(ANSA)GHEDDAFI: CON GLI USA CONTRO IL TERRORISMO
ROMA, 26 GEN - «La collaborazione tra noi e l'America è buona. Può darsi che i nostri servizi segreti abbiano già cooperato», sostiene il leader libico Muammar Gheddafi in un'intervista a REPUBBLICA che tocca molti argomenti:
TERRORISMO - «Io dico che c'è un terrorismo degli individui e un terrorismo degli Stati: gli uni e gli altri vanno fermati. Se qualcuno distrugge un edificio abitato con un missile sganciato da un aereo non si può dire che non sia un terrorista. Non c'è molta differenza tra un missile oppure una bomba artigianale, come per esempio le cinture di tritolo usate dai palestinesi. Sono cose simili. Ma il missile è più pericoloso».
ABU NIDAL - «Personalmente ritengo che Nidal nin buona sostanza fu un terrorista. Ma proprio il fatto che stesse qui (in Libia) ci offrì l'opportunità di congelarlo, perchè era sotto controllo e non poteva fare nulla».
ISRAELE - «Spero che la comunità internazionale non sia cieca e sorda a proposito delle armi di distruzione di massa di Israele che ha centinaia di testate atomiche e un largo arsenale chimico e batteriologico. Eppure nessuno se ne cura».
MISSILI - «No, non li abbiamo. E comunque nella nostra recente dichiarazione (in dicembre) abbiamo accettato il regime previsto dagli accordi internazionali. In altre parole i nostri missili non potranno eccedere i 300 chilometri. Su questo ci siamo impegnati e Vienna potrà verificare l'attuazione».
USTICA - «Ciò che so e che, come tante altre volte quando ero diretto in Jugoslavia, dovetti sorvolare l'Italia mentre era in corso un'esercitazione della VI flotta Usa. Ma non posso dire se vi sia una relazione diretta tra il mio viaggio è ciò che accadde all'aero civile italiano. Infatti non so se fu abbattuto prima, durante o dopo il mio viaggio».
OCCUPAZIONE ITALIANA - «Non contano solo i miei parenti uccisi: ogni famiglia libica ebbe un ferito, un ucciso, un deportato durante l'occupazione italiana. Così è un fatto che noi dobbiamo soddisfare le richieste dei libici e assistere migliaia di feriti, chi senza una mano, chi senza una gamba. Sarebbe arbitrario se imponessi per decreto che quel passato è sepolto. Perchè quel passato non finisce. Se uno ha una ferita in una gamba, non posso dirgli: sei guarito. Caro amico, mi dispiace dirlo ma con Berlusconi non ho potuto fare nulla per risolvere definitivamente la partita dei danni di guerra. Al punto che talvolta spero che in futuro Prodi o D'Alema potranno dare seguito alla nostra dichiarazione d'intenti (implement our common declaration). Ripeto, ogni famiglia è stata colpita dall'occupazione italiana». (ANSA)USTICA:BONFIETTI, BERLUSCONI AFFRONTI QUESTIONE CON GHEDDAFI
BOLOGNA, 7 FEB - Presidente Berlusconi, nel suo viaggio ufficiale in Libia trovi l'occasione di affrontare con Gheddafi la questione Ustica: lo chiede in una lettera al Presidente del Consiglio la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica. «Lei - scrive la parlamentare - sta per intraprendere un viaggio ufficiale in Libia, un viaggio che sarà certamente molto importante e renderà ancora più stretti e proficui i rapporti tra i due Paesi. In questa occasione mi permetto di rivolgermi a Lei per chiedere di trovare l'occasione di affrontare, nei suoi colloqui con il leader libico Gheddafi, la questione Ustica. Come certamente saprà Gheddafi, in questi anni, ha più volte parlato di questa triste vicenda, con interviste, dichiarazioni, pubbliche manifestazioni, anche in lettere ufficiali. Egli ha via via affermato di essere stato testimone della strage, di essere stato l'obiettivo delle manovra d'attacco che ha portato all'abbattimento del DC9, di essere la prova della responsabilità americana, di essere passato indenne tra i fuochi di manovre militari. Purtroppo non ha però mai dato riscontri concreti alla nostra magistratura per contribuire al pieno raggiungimento della verità». «Non credo - sottolinea la sen.Bonfietti - che si possa accettare neppure la sensazione che una vicenda così dolorosa, che ha tanto toccato la sensibilità degli italiani, rimanga quasi un fatto privato di un Capo di uno Stato amico, che ne gradua le versioni in base ai suoi rapporti con gli Usa. Mi sento dunque, per il rispetto dei nostri cari morti, ma soprattutto in nome di un sentimento di dignità nazionale, di chiedere un suo autorevole intervento per fare in modo che ogni elemento utile sia messo a disposizione del nostro Paese, che certamente non può dimenticare una così grave pagina della sua storia civile».
(ANSA)PER LA PRIMA VOLTA IN TV ANCHE LE VOCI DEI PILOTI DEL DC9
Roma, 13 feb. - «Primo Piano» fa il punto su Ustica a 24 anni dalla tragedia e a poche settimane dalla sentenza, prevista per la fine di febbraio, del processo che si sta celebrando alla Terza Corte d'Assise di Roma a carico di quattro generali dell'Aeronautica Militare, accusati di aver impedito l'accertamento della verità su quanto accaduto nella sera del 27 giugno 1980 nei cieli del basso Tirreno. Lo speciale di «Primo Piano», firmato da Roberto Scardova, andrà in onda lunedì alle 23.20 e ricostruirà la fasi principali del processo (tre anni e mezzo di dibattimento, duecentocinquanta udienze) ripercorrendo la lunga inchiesta giudiziaria che che ha introdotto importanti conferme e novità, grazie soprattutto alle testimonianze dei controllori di volo che videro sugli schermi radar aerei di Paesi alleati avvicinare ed intersecare la rotta del Dc9 Itavia. Si sentono per la prima volta in tv anche le voci dei piloti del Dc9, la cui conversazione finisce con un «gua...» («probabilmente -spiega Scardova- era l'inizio di un 'guardà...»). «Si tratta di un'inchiesta all'antica, fatta con tempo e pazienza, che va al di là del giornalismo frettoloso con cui troppo spesso purtroppo ci troviamo a fare i conti, come se ci si potesse limitare al conteggio del minutaggio di questo e quel politico. Questo è invece un giornalismo 'di respirò, nella tradizione del grande giornalismo Rai di Zavoli, Biagi e del Tg2 di Barbato», dice il direttore del Tg3 Antonio Di Bella, che questa mattina ha presentato a Viale Mazzini lo speciale insieme all'autore. Alla presentazione ha assistito anche la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della tragedia. «Faccio i miei complimenti all'autore e al direttore -ha detto Bonfietti- perchè questo è il giornalismo che si dovrebbe fare. Lo speciale tocca tutti i punti che anch'io tengo sempre presente, a partire dal fatto che quel 27 giugno un aereo è stato abbattuto e che qualcuno deve dirci come e perchè è accaduto». L'inchiesta, come spiega Scardova, «ricostruisce cosa di sostanziale si può pensare oggi del disastro di Ustica», predendo in considerazione entrambe le ipotesi ancora in piedi: un missile o una 'near collision' (un altro aereo che ha 'sfioratò il Dc9). Quanto al processo ai quattro generali, «Primo Piano» dà conto delle voci dell'accusa, delle parti civili e della difesa. Ma raccoglie contributi e testimonianze anche dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che all'epoca dei fatti era presidente del Consiglio, e di Paolo Mieli, che ricostruisce il clima di 'guerra freddà che ancora si respirava nell'80.
(Adnkronos)TV: USTICA, PRIMO PIANOTG3 RICOSTRUISCE VERITÀ NEGATA
ROMA, 13 FEB - L'occhio di una telecamera che attraversa lentamente lo scheletro spettrale del relitto del Dc9 Itavia, ricostruito nell'hangar militare di Pratica di Mare. Mentre le strofe della 'ballata di Usticà, cantata da Giovanna Marini, riportano alla mente la tragedia che si consumò nei cieli italiani la sera del 27 giugno 1980. Si apre così lo speciale di «Primo Piano», 'Ustica, la verità negatà, in onda lunedì prossimo su Rai Tre alle 23:30. Oltre un ora di documentario, dai ritmi più che serrati, per ricostruire tre anni e mezzo di dibattimento, duecentocinquanta udienze, una sentenza prevista per questa primavera. Ovvero il processo che, a quasi 24 anni dal disastro aereo di Ustica, si sta celebrando alla Terza Corte d'Assise di Roma a carico di quattro generali dell'aeronautica Militare, accusati di aver impedito l'accertamento della verità. Per il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, un lavoro di cui essere fieri, realizzato da Roberto Scardova (la regia è di Piero Panizon) con «una ricetta di giornalismo vecchio stile». Ma anche l'occasione per una battuta che tocca l'attualità: «quella di Roberto Scardova- ha detto Di Bella - è un'inchiesta fatta con pazienza, andando a scavare e facendo un'indagine che va al di là del giornalismo frettoloso che purtroppo certe volte siamo costretti a fare». Per poi aggiungere: «Il dibattito sul giornalismo certe volte sembra limitato al conteggio dei minuti di questo o quel politico, cosa che bisogna fare... ma mi fa piacere che in questi tempi polemici ci sia il tempo per fare un lavoro giornalistico di respiro. Il cruccio che ho è di non poter mandare in onda uno speciale così ogni mese. Però questa è la dimostrazione che con la passione si possono fare dei prodotti nella tradizione del grande giornalismo Rai, penso a Biagi, a Zavoli, a Barbato». Un richiamo all'attualità sottolineato anche dal curatore di Primo Piano, il capo redattore degli speciali Onofrio Dispenza: «Ieri come in questo speciale che andrà in onda lunedì abbiamo rappresentato l'Italia con le sue speranze e le sue indignazioni». Per la senatrice Daria Bonfietti, ( fu lei, sorella di una delle vittime, a dare vita alla associazione dei parenti il cui ruolo è stato determinante per l'inchiesta) una «ricostruzione molto corretta» («sono i passaggi che anche io sottolineo sempre. Ora mi auguro che qualcuno si indigni. Così come spero che il governo, dopo la sentenza di primo grado, vada avanti, chiedendo conto a chi ci ha abbattuto un aereo», ha commentato questa mattina a Viale Mazzini, alla fine di una proiezione per la stampa). Scena dopo scena, documento dopo documento (molte le immagini riprese dal processo, con la parola agli esponenti della accusa e della difesa, ma ricostruite ci sono anche le voci dei piloti, le loro ultime parole; oltre alla testimonianza dell'allora presidente del consiglio Francesco Cossiga) il racconto ricostruisce la storia complessa, troppo lunga e ancora aperta della tragedia di Ustica, e dei suoi 81 morti civili («tredici erano bambini» , ricorda una voce fuori campo). Con una sottolineatura sulle nuove testimonianze dei controllori di volo che quella sera di giugno videro sugli schermi radar aerei di Paesi alleati avvicinare ed intersecare la rotta del Dc9 Itavia. E sulle nuove considerazioni emerse dalle deposizioni dei periti, che hanno ricostruito come la strage possa essere stata determinata da un missile, oppure da una 'near collision', ovvero dalla manovra di un veivolo, che, per sfuggire ad un'aggressione, ad altissima velocità abbia colpito l'ala sinistra del Dc9. La stampa «non assolve e non condanna, informa e basta», sottolinea Scardova nella conclusione del filmato. Ma la sentenza che fra qualche settimana scriverà la Corte di Assise, fa notare, «è destinata a scrivere una pagina importante nella storia del nostro paese». Ed è impossibile, dopo 24 anni, non chiosare come uno dei rappresentanti dell'accusa nel processo attualmente in corso, «Ustica siamo tutti noi».
(ANSA)USTICA: COMITATO STUDI PROTESTA CON RAI PER RICOSTRUZIONE STRAGE
Roma, 13 feb. (Adnkronos) - «Il Comitato studi Ustica apprende con sbalordimento che la Rai intende trasmettere, alle 23.20 del 16 corrente, il programma 'Primo Pianò per presentare un ricostruzione di parte sul disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980, fatta dal giornalista Roberto Scardova, per dare corpo alla verità sostenuta dalle parti civili in processo a pochi giorni dalla prevedibile conclusione della Assise penale e della emissione della sentenza. Una tale violazione delle più elementari regole deontologiche, sia mediatiche che giudiziarie, processuali, penali -essendo in corso le requisitorie e le arringhe finali- non può che indurre questo comitato studi ad adire a tutti i livelli politici e mediatici per impedire che tale trasmissione turbi il corretto svolgimento processuale, condizionando sia i giurati della Corte che la pubblica opinione». Lo riporta una nota del Comitato studi Ustica resa nota dal coordinatore, il generale Enrico Pinto. «La stessa- prosegue la nota riferendosi alla Corte- è stata infatti già sottoposta, per ben oltre 23 anni, ad un sistematico condizionamento mediatico su fatti ed ipotesi false, circa la causa del DC9 Italia, che il dibattimento processuale ha sistematicamente e chiaramente finora demolito, facendo emergere la verità tecnica dell'evento al quale è risultato completamente estraneo il Mig 23 libico, caduto sulla Sila il 18 luglio 1980. Solo la Corte di Assise, con la emissione del suo imparziale giudizio, saprà decretare la verità su Ustica, a quasi quattro anni dall'inizio del processo, e non certo servizi giornalistici di parte - conclude la nota del Comitato studi su Ustica- mandati in onda da un canale della televisione di Stato».
(Adnkronos)RAITRE: PRIMO PIANO, 'USTICA, LA VERITÀ NEGATÀ
ROMA, 14 FEB - Tre anni e mezzo di dibattimento, duecentocinquanta udienze, una sentenza prevista per la fine di febbraio. Questo il processo che, a quasi 24 anni dal disastro aereo di Ustica, si sta celebrando, alla Terza Corte d Assise di Roma, a carico di quattro generali dell Aeronautica Militare, accusati di aver impedito l’accertamento della verità. Nello speciale 'Ustica, la verità negata, di Roberto Scardova, Primo piano ( l’approfondimento quotidiano del TG3 curato da Onofrio Dispenza ) lunedì alle 23.20 su Raitre, ricostruirà le fasi principali del processo, ripercorrendo la lunga inchiesta giudiziaria che ha introdotto importanti conferme e novità. Novità emerse dalle testimonianze dei controllori di volo che la sera del 27 giugno 1980 videro sugli schermi radar aerei di Paesi alleati avvicinare ed intersecare la rotta del DC9 Itavia. Primo piano raccoglie le voci dell accusa, delle parti civili e della difesa. Nello speciale, contributi e testimonianze di Francesco Cossiga, Presidente Emerito della Repubblica, e Paolo Mieli, giornalista e storico.
(ANSA)USTICA: EX AGENTE SIFAR A LEGALE, INDAGHI SU GARA TECNOLOGIE
ROMA, 14 FEB - L' avvocato romano Andrea Falcetta ha annunciato di aver avviato una serie di accertamenti preventivi sulla vicenda di Ustica per verificare se sussista un nesso tra la tragedia del Dc 9 dell' Itavia ed una gara d' appalto «vinta da una nota azienda italiana specializzata nella realizzazione di tecnologie elettroniche civili applicabili anche alla Difesa Militare». In una nota, Falcetta afferma di avere avuto da un ex agente del Sifar l' incarico di «acquisire e congelare ogni residua fonte di prova circa le ragioni occulte per le quali la sera del 27 giugno '80 il Mig libico con a bordo il colonnello Gheddafi percorreva il corridoio 'Ambra 13' ritornando a Tripoli proveniente da Varsavia dove aveva appena incontrato Jaruzelski dal quale si attendeva importati documenti riconducibili a quella gara d' appalto». Il penalista romano aggiunge che il mandato ricevuto è legato al timore del suo assistito, del quale non rende note le generalità, che «possibili ulteriori attività di depistaggio possano da qui a breve coinvolgerlo ingiustamente». Molti dati fin qui acquisiti da Falcetta sono presenti su alcuni siti Internet ed il legale, per motivi di sicurezza, ha precisato di non conservare alcun documento nè nel suo studio legale nè nella sua abitazione. «Confido ragionevolmente - ha concluso - di arrivare indenne da impedimenti di qualsiasi natura e provenienza al risultato prestabilito, ovvero alla conclusione di un' investigazione difensiva le cui risultanze siano sufficienti per sostenere adeguatamente le spiegazioni fornite dal mio cliente durante i colloqui con lo stesso avuti nello svolgimento del mandato professionale ricevuto». (ANSA)
USTICA: EX AGENTE SIFAR INCARICA LEGALE DI INDAGINI DIFENSIVE
Roma, 20 feb - Un ex agente del Sifar ha dato incarico al proprio legale di svolgere indagini difensive sulla vicenda di Ustica. In particolare, rende noto l'avvocato Andrea Falcetta in una nota, «su una gara d'appalto per forniture di apparecchiature elettroniche civili applicabili anche alla Difesa Militare da parte di un'azienda italiana». Inoltre, il legale precisa di aver avuto mandato dal suo cliente, del quale non rende noto il nome, «di acquisire e congelare qualsiasi fonte di prova relative alle ragioni occulte per le quale la sera del 27 giugno '80 il mig libico con a bordo il colonnello Gheddafi percorreva il corridoio Ambra 13 ritornando a Tripoli da Varsavia dopo aver incontrato Jaruselski dal quale attendeva documenti riconducibili a quella gara d'appalto».
(Adnkronos)USTICA: LEGALE EX AGENTE SIFAR, 5 TESTIMONI ANCORA IN VITA
ROMA, 20 FEB - Sono almeno 5 i testimoni ancora in vita che potrebbero riferire alla magistratura «sulle reali motivazioni dell'agguato che fu teso nei confronti del Mig sul quale Gheddafi, la sera del 27 giugno 1980, rientrava da Varsavia a Tripoli dopo aver incontrato Jaruzelski». Lo sostiene in una nota l'avvocato di un ex agente del Sifar, Andrea Falcetta. Sul ruolo di questi eventuali testimoni nella tragedia di Ustica, l'avvocato sostiene che «tutti ricoprivano cariche di rilievo in Selenia, ragion per cui non possono non sapere cosa era avvenuto immediatamente prima della strage e cosa avvenne immediatamente dopo: sarebbe un bene per l'intera collettività - conclude il legale - se dopo 24 anni si decidessero a recarsi spontaneamente presso la Procura di Roma a riferire quanto sanno».
(ANSA)IRAQ: L'UOMO DI USTICA STA CREANDO INTELLIGENCE BAGHDAD
WASHINGTON, 25 FEB - Il Grande Vecchio dello spionaggio americano, l'uomo che conosce i misteri di Ustica, è riemerso dalla pensione per aiutare a Baghdad gli iracheni a organizzare i nuovi servizi segreti. Duane 'Dewey' Clarridge, capo della Cia in Italia tra il 1979 e il 1981, all'epoca della strage di Ustica e della vicenda del Mig libico, si è materializzato in questi giorni a Baghdad per mettere la sua vasta esperienza a disposizione della neonata intelligence irachena. Dopo l'esperienza italiana, Clarrige era stato promosso capo della divisione America Latina della Cia, per diventare poi il capo (tra il 1984 e 1986) responsabile della Divisione Europea. Quindi aveva creato il famoso Centro per il Controterrorismo della Cia, diventando lo stratega di alcune delle più importanti operazioni clandestine della Cia sotto l'amministrazione Reagan. La nuova missione di Clarridge, nell'Iraq post-Saddam, è adesso quella di insegnare al nascente servizio segreto iracheno le tecniche per dare la caccia ai terroristi (anziché proteggerli). La Superspia, che ha 72 anni, ha sempre mantenuto stretti contatti con l'Iraqi National Congress. La sua ultima apparizione conosciuta a Baghdad si era verificata nel 1986 quando aveva incontrato il capo dell'intelligence di Saddam Hussein, allora ancora amico degli americani, per negoziare la consegna di Muhammed Abu Abbas, il terrorista potagonista del dirottamento dell'Achille Lauro. Sotto l'amministrazione Reagan la superspia aveva aiutato la insurrezione dei Contras in Nicaragua e quindi coordinato nel 1985 le operazioni di Oliver North per trasferire missili terra-terra all'Iran. Quando nel 1987 era divampato lo scandalo Iran-Contras Clarridge era rimasto impigliato nella rete delle rivelazioni. Il primo giugno 1988 aveva dovuto lasciare la Cia. Tre anni dopo era stato incriminato, dagli inquirenti, per avere mentito in almeno sette occasioni al Gran Giurì. Ma non venne mai processato grazie al provvidenziale perdono del presidente George Bush senior, giunto il 24 dicembre 1992, pochi giorni prima dell'arrivo alla Casa Bianca di Bill Clinton. Una superspia non va mai in pensione. Clarridge aveva mantenuto stretti contatti con l'Iraqi National Congress mettendo a punto negli anni successivi, per i 'falchì dell'amministrazione di George W. Bush, un piano per rovesciare Saddam Hussein armando l'opposizione locale, seguendo il modello Nicaragua e Afghanistan. Una delle critiche di Clarridge adesso da Baghdad agli americani, secondo una intervista ad un giornale di New York, è quella di «non avere fatto alcuno sforzo per addestrare gli iracheni in azioni di sostegno alle truppe Usa: ogni plotone o ogni compagnia americana avrebbero dovuto avere almeno un iracheno con se». Se rappresentanti iracheni fossero entrati a Baghdad insieme agli americani - sostiene Clarridge nell'intervista – sarebbe stato possibile mettere più l'accento sulla 'liberazione’ del paese piuttosto che sulla sua 'occupazionè da parte delle forze Usa. La superspia ha sottolineato che in occasione della cattura di Saddam sarebbe stato «molto importante» che nella 'foto ricordò fossero apparsi anche poliziotti iracheni oltre ai soldati americani.
(ANSA)USTICA: LEGALE EX AGENTE SIFAR, 5 TESTIMONI SU AGGUATO A MIG
ROMA, 6 APR - Un dossier contenente «alcuni documenti e soprattutto i nominativi di cinque testimoni» in grado di riferire sui fatti culminati, il 27 giugno 1980, con la caduta del Dc 9 Itavia al largo di Ustica sarà consegnato domani alla polizia dall' avvocato Andrea Falcetta, legale di un ex agente del Sifar. «I cinque testimoni - afferma il penalista in una nota - dovrebbero poter riferire all' autorità giudiziaria in ordine alle ragioni economiche e strategiche per le quali la sera del 27 giugno '80 aerei militari della Nato tesero un agguato mortale al Mig libico sul quale Gheddafi rientrava da Varsavia lungo il corridoio 'Ambra 13': le testimonianze di costoro dovrebbero essere, sul punto, specifiche, di tipo 'diretto’ e non è inoltre da escludere che alcuni di loro possano anche riferire, quantomeno 'de relato’, sulle modalità effettive dello scontro aereo nel quale fu tragicamente coinvolto, in ragione di un copioso ed imprevisto ritardo alla partenza da Bologna, il Dc 9 Itavia con 81 passeggeri a bordo». L' attività dell' avvocato Falcetta rientra nell'ambito degli accertamenti preventivi avviati per conto del proprio cliente, il quale teme che «possibili ulteriori attività di depistaggio possano da qui a breve coinvolgerlo ingiustamente nella vicenda Ustica», per verificare se sussista un nesso tra la tragedia del Dc 9 e una gara d' appalto «vinta da una nota azienda italiana specializzata nella realizzazione di tecnologie elettroniche civili applicabili anche alla Difesa Militare». La consegna del dossier coincide con le ultime battute del processo che vede imputati quattro generali dell'Aeronautica per i presunti depistaggi che avrebbero scandito l' inchiesta giudiziaria. I giudici della terza corte di assise di Roma dovrebbero ritirarsi in camera di consiglio il 20 aprile prossimo.
(ANSA)USTICA: CORTE DOVRÀ DECIDERE SU QUATTRO IMPUTATI
ROMA, 27 APR - Dopo tre anni di dibattimento e 23 di indagini, la terza corte d'assise di Roma si è chiusa oggi in camera di consiglio per decidere sulla sorte dei quattro imputati, i generali dell'aeronautica militare Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo. Secondo i pubblici ministeri Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli, i primi due, Bartolucci e Ferri, devono essere condannati per il reato di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. I due, secondo l'accusa, avrebbero omesso di fornire al governo informazioni acquisite nell'immediatezza del disastro aereo. Gli altri due, Tascio e Melillo, devono invece, sempre secondo l'accusa, essere assolti. Gli avvocati difensori hanno chiesto per i loro assistiti l'assoluzione, mentre le parti civili ne hanno chiesto la condanna. Prima che la terza corte d'assise, presieduta da Giovanni Muscarà si ritirasse in camera di consiglio, hanno parlato gli avvocati Giampaolo Filiani, difensore di Franco Ferri, e Pasquale Bartolo, legale di Zeno Tascio, chiedendo l'assoluzione per gli imputati, accusati di aver depistato le indagini. Secondo Filiani il fatto non sussiste e con questo ha motivato la sua richiesta. Più partecipato è stato l' intervento finale dell'avvocato Bartolo, che ha più volte ribadito, con veemenza: «non abbiamo complottato, non abbiamo tradito nessuno e non abbiamo ucciso nessuno, nè l'Italia, nè le vittime del DC9, nè i parenti delle vittime del DC9, nè il governo italiano». Secondo il legale, gli imputati si sono soltanto difesi: «avevamo il dovere di difenderci, e lo abbiamo fatto». E, rivolgendosi alla corte: «non siete chiamati ad accertare se abbiamo commesso un reato, ma siete chiamati a restituirci onore e stima che altri ci hanno tolto per 20 anni». In aula oggi era presente soltanto uno dei tre pm, Maria Monteleone, che non è intervenuta. Presenti invece gli imputati, dei quali nessuno ha preso la parola al termine delle arringhe degli avvocati, nonostante l'invito del presidente della corte, Giovanni Muscarà. Per la prima volta dall'inizio del processo, in fondo all'enorme aula bunker di Rebibbia, era presente una piccola folla di parenti degli imputati. La sentenza è prevista per venerdì prossimo.
(ANSA)USTICA: VENERDÌ VERDETTO PER I QUATTRO GENERALI DELL'AERONAUTICA
Roma, 28 apr - Sarà emesso venerdì il verdetto della terza Corte d'Assise di Roma che chiuderà dopo tre anni di dibattimento il processo sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980. La corte, presieduta da Vincenzo Muscarà, è chiamata a giudicare i generali dell'Aeronautica Militare Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo, accusati di aver depistato le indagini sul disastro del Dc9 Itavia Bologna-Palermo sul quale viaggiavano 81 passeggeri. Per Lamberto Bartolucci e Franco Ferri l'accusa ha chiesto la condanna a sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro anni condonati. Per gli altri è stata chiesta l'assoluzione. Proprio l'atteggiamento degli alti ufficiali avrebbe impedito di accertare altre e ben più gravi responsabilità come le cause e i responsabili della caduta del Dc9. Bartolucci e Ferri sono accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. Avrebbero omesso di fornire al governo informazioni acquisite subito dopo il disastro aereo, in particolare, quella relativa ad un traffico militare Usa nell'area. Se gli avvocati difensori hanno chiesto l'assoluzione dei rispettivi assistiti, le parti civili hanno mantenuto la richiesta di condanna per tutti e quattro. Analogamente si è comportata l'Avvocatura dello Stato.
(Adnkronos)TUTTI ASSOLTI PER LA STRAGE USTICA, MA IL REATO FU COMMESSO
ROMA - La terza corte d'assise di Roma ha assolto tutti gli imputati nel processo sui presunti depistaggi per la strage di Ustica. La corte, presieduta da Giovanni Muscara', ha assolto i generali dell'aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo da tutte le accuse loro contestate. Per un un capo di imputazione, nei confronti di Ferri e Bartolucci, riguardante l' informazione alle autorita' politiche della presenza di altri aerei la sera dell' incidente, il reato e' considerato prescritto. L'assoluzione di oggi non significa che non fu commesso alcun reato: la corte di assise infatti ha individuato responsabilita' nelle condotte dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri in merito alle informazioni che hanno fornito, in maniera errata, alle autorita' politiche. In particolare i giudici hanno evidenziato le informazioni errate fornite dai due alti ufficiali che esclusero il possibile coinvolgimento di altri velivoli la sera del 27 giugno 1980. La sentenza chiude un dibattimento cominciato il 28 settembre 2000, nel corso del quale, in centinaia udienze, sono stati ascoltati migliaia di testi. I pm Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli avevano chiesto la condanna a sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro condonati, per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri. Per gli altri due generali, Zeno Tascio e Corrado Melillo, avevano chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto. Se gli avvocati difensori hanno chiesto l'assoluzione dei rispettivi assistiti, le parti civili hanno mantenuto la linea dura chiedendo la condanna per tutti e quattro. Analogamente si e' comportata l'Avvocatura dello Stato. I legali di Aldo Davanzali, presidente dell'Itavia, la compagnia che falli' in seguito al disastro, avevano chiesto 5 milioni di euro di provvisionale. A Rebibbia in qualita' di testimoni si sono alternati volti noti, come Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio, e Francesco Cossiga, che e' tornato sull'ipotesi del cedimento strutturale. Nel corso di quasi ventiquattro anni dal giorno della tragedia, la vicenda e' passata di mano piu' volte, anche per quanto riguarda l' accusa: nel 2000 era impersonata da Settembrino Nebbioso, Vincenzo Roselli e Giovanni Salvi, poi il primo e il terzo per incarichi professionali (uno al ministero, l'altro al Csm) hanno lasciato.
IL PM, IMPIANTO ACCUSATORIO HA RETTO
''L'impianto accusatorio ha retto, e' stato riconosciuto che alcune cose non sono state fatte''. E' il primo commento del pubblico ministero Erminio Amelio, uno dei tre componenti dell'accusa, insieme con Maria Monteleone e Vincenzo Roselli, quest'ultimo assente dall' aula. ''Rispettiamo la sentenza e ci auguriamo - ha proseguito Amelio - che sia un passo verso altre indagini. La sentenza dimostra che alcune cose non sono state dette alle autorita'. La prescrizione, infatti non e' intesa in questo caso come impedimento ma come turbativa alle prerogative del governo''. L'accusa, che aveva chiesto la condanna soltanto per i generali Bartolucci e Serri, valutera' in seguito se presentare appello nei confronti della sentenza.
PARTI CIVILI, VIVISSIMA SODDISFAZIONE
''Esprimo una vivissima soddisfazione perche' e' stata riconosciuta l'ipotesi accusatoria cioe' e' stato commesso un grave reato dai generali Ferri e Bartolucci''. E' commento dell'avv. Alessandro Benedetti che rappresenta alcune parti civili. ''Soltanto per una questione tecnico-giuridica la Corte ha sentenziato che questo reato non ha impedito le funzioni del Governo ma ha soltanto creato delle turbative. Ed ha assolto i due imputati perche' il reato e' prescritto''.
PARENTE DI UNA VITTIMA IN LACRIME IN AULA
''E' un momento molto faticoso per me, ma io non mollo'', ha detto la signora Fortuna Davi', moglie di una delle vittime della strage di Ustica, al momento della lettura della sentenza nell'aula bunker di rebibbia. ''Bisogna ricordarsi - ha aggiunto tra le lacrime - che 81 cittadini italiani sono morti. Il certificato di morte di mio marito dice: cittadino morto in mare. Questa e' la mia fatica, questo il motivo per il quale non voglio mollare''. (ANSA)
USTICA: IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA
ROMA, 30 APR - Questo il dispositivo della sentenza nel processo sui presunti depistaggi nella vicenda di Ustica, letto dal presidente Giovanni Muscarà: «La terza Corte d' Assise di Roma ha dichiarato 'non doversi procedere: 1) nei confronti di Bartolucci Lamberto in ordine alla contestazione di omesso riferimento alle autorità politiche dei risultati dell' analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino; 2) nei confronti dello stesso Bartolucci, e Ferri Franco in ordine alla contestazione di aver fornito informazioni errate alle autorità politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei nella informativa scritta del 20 dicembre 1980; perché, giuridicamente definiti i fatti sopra indicati come delitto di alto tradimento commesso con atti diretti a turbare le attribuzione del Governo a norma degli articoli 289 comma II codice penale e 77 codice penale militare di pace, il delitto stesso è estinto per intervenuta prescrizione». La Corte ha inoltre assolto «Ferri Franco, Melillo Corrado e Tascio Zeno dalla contestazione sopra indicata al punto 1) per non aver commesso il fatto; assolve Melillo Corrado e Tascio zeno dalla contestazione sopra indicata al punto 2) perchè il fatto non costituisce reato; assolve Bartolucci Lamberto, Ferri Franco, Melillo Corrado e Tascio Zeno dal delitto in rubrica loro ascritto relativamente a tutte le residue imputazioni perché il fatto non sussiste».
(ANSA)USTICA: BONFIETTI, REATO DI NON COLLABORAZIONE C'È TUTTO
ROMA, 30 APR - «Non era nostro desiderio che qualcuno pagasse con la galera, interessava sapere la verità. Credo che nelle motivazioni della sentenza si potrà leggere anche questo» è il primo commento della sen.Daria Bonfietti, presidente del Comitato familiari vittime di Ustica, dopo la lettura della sentenza. «Rimane valido il fatto che il reato di non avere collaborato con le autorità politiche per capire cosa accaduto quella notte c' è tutto», sottolinea Bonfietti, che aggiunge: «Hanno continuato a dire che si trattava di cedimento strutturale. Ora una Corte dice che hanno impedito di sapere cosa accaduto quella notte. La magistratura ha fatto tutto quello che poteva. Il Governo dovrebbe rendersi conto che un aereo è stato abbattuto e non sappiamo il perchè». «Resta il fatto - conclude - che il reato di non avere collaborato con le autorità politiche per capire cosa è accaduto quella notte esiste».
(ANSA)USTICA: COMITATO STUDI USTICA, ORA RISARCITE L'AERONAUTICA
Roma, 30 apr. - Una sentenza «chiarissima», quella della III Corte d'Assise di Roma, che «restituisce l'onore agli imputati» accusati depistaggi sulla vicenda di Ustica «ed apre un problema politico molto serio: quello del dovuto risarcimento morale ad una forza armata bistrattata per anni, che ha dovuto subire un condizionamento infamante. Nonostante tutto l'Aeronautica militare -commenta all'ADNKRONOS il generale Enrico Pinto, coordinatore del Comitato Studi su Ustica- ha affrontato senza battere ciglio impegni gravosi in Italia e in varie missioni all'estero, dimostrandosi sempre all'altezza». Allo stesso tempo, «è necessario che venga compiuto un gesto concreto anche in favore dei famigliari delle vittime, completando l'iter della legge che prevede indennizzi a loro favore». A giudizio del generale Pinto, «l'azione della Corte d'Assise è stata esemplare, sviscerando ogni più piccolo dettaglio, tenendo in considerazione tutti gli elementi, accertando i fatti ed approdando ad un convincimento chiarissimo di non colpevolezza. Ora sarà interessante leggere le motivazioni della sentenza».
(Adnkronos)USTICA: TUTTI ASSOLTI, MA REATO FU COMMESSO
ROMA, 30 APR - L'assoluzione di oggi non significa che non fu commesso alcun reato: la corte di assise infatti ha individuato responsabilità nelle condotte dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri in merito alle informazioni che hanno fornito, in maniera errata, alle autorità politiche. In particolare i giudici hanno evidenziato le informazioni errate fornite dai due alti ufficiali che esclusero il possibile coinvolgimento di altri velivoli la sera del 27 giugno 1980.
(ANSA)USTICA: ANDREOTTI, UNO DEI RARI MOMENTI IN CUI NON GOVERNAVO...
Roma, 30 apr. - «Ustica? Uno dei rari momenti in cui non avevo responsabilità di governo...». Giulio Andreotti premette di «non conoscere direttamente la vicenda, non essendone mai stato ad alcun titolo interessato o coinvolto a livello personale». Ma un dubbio -spiega all'ADNKRONOS- l'ha sempre accompagnato quando si è parlato di occultamenti e depistaggi. «Mi sono sempre chiesto come si sarebbe mai potuto, dal vertice dello Stato maggiore dell'Aeronautica fino all'ultimo dei radaristi, tenere eventualmente così ben custodito un segreto talmente grosso. E fino all'ultimo. E poi -si chiede Andreotti- nell'interesse di chi? Questo -conclude il senatore a vita- non l'ho mai capito».
(Adnkronos)USTICA: PURGATORI, SENTENZA CONFERMA SCENARIO PRIORE
Roma, 30 apr. - «Credo che questa sentenza dica una cosa molto importante: lascia in piedi lo scenario su cui si fondava l'ordinanza di rinvio a giudizio firmata dal giudice Priore». A commentare così la sentenza della terza corte d'assise di Roma per il processo sui presunti depistaggi per la strage di Ustica è Andrea Purgatori, il giornalista che per 'Il Corriere della Sera’ ha seguito per anni le indagini, autore anche della sceneggiatura del film sul disastro diretto da Marco Risi nel 1991. «Per due degli imputati, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, all'epoca rispettivamente capo e vicecapo dello Stato Maggiore dell'Aeronautica -sottolinea Purgatori all'ADNKRONOS- è stato prescritto il reato che consiste nel non aver informato il governo della presenza di altri aerei in volo accanto al Dc9 quella notte. Ma se io non informo che c'erano altri aerei, non do tutti gli elementi che consentono di accertare la verità...», aggiunge. Purgatori sottolinea anche che «questo non era il processo dal quale doveva uscire il 'colpevole’ della strage ma il processo sui depistaggi». E, aggiunge, «credo che questa sentenza lasci un pò l'amaro in bocca anche agli imputati». «Ormai da anni il problema dell'accertamento della verità è politico. Al livello giudiziario è stato fatto più o meno tutto. Ora l'unica cosa in grado di fare la differenza, a questo punto, è riuscire ad avere altri elementi a livello internazionale: dagli americani e dai francesi ma anche da Gheddafi. Lui dice che sa la verità su Ustica e il nostro governo non gli va a chiedere nulla?».
(Adnkronos)USTICA:FINISCE PROCESSO PARALLELO,NON SI APRIRÀIL VERO
ROMA, 30 APR - Quello che si è appena concluso non è il processo 'per' la strage di Ustica ma è un procedimento che avrebbe potuto rivelarsi propedeutico a quello se i quattro generali imputati avessero svelato i segreti di cui, secondo l' accusa, erano e sarebbero tuttora in possesso. Quella della rivelazione era la sola tappa che avrebbe consentito di salire al livello superiore di indagini e quindi di accedere alla grande verità nascosta: cosa è realmente accaduto la sera del 27 giugno 1980 nei cieli sopra Ustica. Perchè questo potesse succedere doveva saltare il presunto 'tappò dell' omertà, o del presunto depistaggio, che ha avvolto la verità in un buio impenetrabile. Ma non è accaduto prima, nei lunghi anni di indagini svolte con abnegazione dal giudice istruttore Rosario Priore - vero deus ex machina di questa vicenda - e non è accaduto dopo, nell' arco dei tre anni di dibattimento. Il processo non doveva dunque «fare giustizia» per conto delle vittime o dei loro parenti, nè svelare i numerosi misteri di questa irrisolta tragedia. Doveva - e lo ha fatto - soltanto giudicare quattro alti ufficiali accusati di un pesante reato, aggravato dalle cariche militari ricoperte: attentato agli organi costituzionali con l' aggravante dell' alto tradimento. Nella fattispecie, e i giudici oggi hanno deciso per la prescrizione del reato, che quindi è stato commesso, avrebbero omesso di fornire al governo informazioni acquisite nell'immediatezza del disastro aereo. Quali? Ad esempio la presenza di un traffico militare statunitense. Traffico che non è mai stato una novità: per i radaristi che controllavano l' area quella presenza, talvolta spregiudicata in occasione di esercitazioni militari, era addirittura familiare. Ma c'è un'altra tragedia che si è consumata in questi ventiquattro anni in una lenta e silenziosa agonia. Porta il nome della compagnia aerea del Dc9 precipitato, Itavia, che sintetizza quello del suo presidente, Aldo Davanzali, morto praticamente di crepacuore, e quelli, sconosciuti, delle centinaia di dipendenti che del fallimento della società subirono le dure conseguenze. Il disastro aereo incrinò il buon nome della compagnia, l' accreditamento dell' ipotesi del 'cedimento strutturale’ lo demolì definitivamente. «Le vittime di Ustica siamo tutti noi cittadini» aveva suggestivamente esordito il pm Erminio Amelio nella lunga requisitoria.
(ANSA)USTICA: I MISTERI CHE NON SONO STATI SVELATI
ROMA, 30 APR - Sembrano ormai incisi della storia dell' Italia: sono i misteri della tragedia di Ustica. A cominciare dalle cause del disastro: il processo appena conclusosi non ha stabilito se l'aereo sia precipitato perchè una bomba era stata piazzata a bordo, o perchè un missile lo ha colpito, o, ancora, se sia rimasto coinvolto nel fenomeno denominato 'vortice di estremità’, vale a dire la quasi- collisione, una sorta di vuoto d'aria lasciato da un mezzo militare durante una manovra di sorpasso, o da un missile e che nella fattispecie avrebbe spezzato la parte finale dell' ala sinistra. Nè, tantomeno, è stato ricostruito lo scenario in cui è avvenuto l' abbattimento o la caduta. Rimangono dunque plausibili tutte le ipotesi accreditate negli anni: l' aereo è stato coinvolto in un'esercitazione militare, oppure è stato usato come schermo per operazioni non chiare, o, ancora, sono stati i libici con una bomba, con un missile, con il famoso Mig poi ritrovato sulla Sila. Il novero delle possibilità si estende dal tentativo fallito di abbattere un aereo sul quale viaggiava Gheddafi, al missile lanciato da un sottomarino francese, agli israeliani che intendevano abbattere un aereo francese diretto in Iraq. Anche il famoso Mig libico è una realtà avvolta dai dubbi: per i pm non esiste una prova certa che il caccia sia caduto il 18 luglio 1980. Versioni contrastanti sono state formulate anche sui risultati dell' autopsia del pilota. Quindi non è certo che sia coinvolto nel disastro anche se dalle registrazioni radar sembra che un Mig fosse presente nella zona. L'ombra dei misteri si allunga fino a molto tempo dopo la tragedia. Sono in molti a sottolineare le morti sospette di molti personaggi coinvolti o presunti coinvolti nella vicenda. Perfino l'incidente delle frecce tricolori a Ramstein, in Germania, rientrerebbe in questo triste album, così come le uccisioni del gen.Giorgieri da parte dei terroristi di sinistra e del gen.Boemio a Bruxelles: tutti incidenti stradali e suicidi che fanno da corredo a scenari da spy-story.
(ANSA)USTICA: DAVANZALI, TESI CEDIMENTO STRUTTURALE CARTA STRACCIA
ANCONA, 30 APR - Un «ulteriore importante passo avanti», che fa «carta straccia» dell' ipotesi del cedimento strutturale del Dc9 e conferma come sulla strage di Ustica vi siano stati «omissioni e depistaggi». L' ex presidente dell' Itavia Aldo Davanzali ha 81 anni e uno stato di salute molto precario, ma ha confidato al suo difensore, l' avv. Mario Scaloni, il sollievo per una sentenza che «riconosce pienamente le sue ragioni» di imprenditore ingiustamente accusato di aver armato una 'bara volante’, mandando a morire 81 passeggeri. E Scaloni preannuncia l' impugnazione della sentenza, affinchè i quattro generali siano accusati di alto tradimento, impedendo così la prescrizione del reato. La sentenza emessa oggi dalla III Corte d' Assise di Roma riconosce di fatto, ha detto il legale, «l' ingiustizia subita dall' Itavia e l' aderenza alla realtà delle prime dichiarazioni rese da Davanzali fin dalle ore successive alla tragedia». L' industriale parlò subito di un abbattimento dovuto probabilmente al lancio di un missile, o comunque ad un' azione esterna, non riconducibile al guasto tecnico. Per tutta risposta Davanzali andò sotto inchiesta per propalazione di notizie atte a turbare l' ordine pubblico e l' Itavia perse le concessioni aeree, finendo in amministrazione straordinaria, come ben presto anche le altre sei società del gruppo. Ma se il pronunciamento odierno mette un primo punto fermo nella vicenda, Davanzali impugnerà comunque la sentenza perchè a carico dei quattro generali dell' aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Corrado Melillo e Zeno Tascio sia riconosciuta l' imputazione più grave, quella di alto tradimento, e il reato non cada in prescrizione.
(ANSA)USTICA: COSSIGA, ERA UNA SENTENZA ANNUNZIATA
ROMA, 30 APR - «Quella giunta oggi era una assoluzione annunziata e attesa dal momento in cui lo zelantissimo e preparatissimo giudice Priore aveva archiviato il caso principale non essendosi potuta accertare la causa del disastro nè tanto meno soggetti a cui imputarla». Così commenta la sentenza sul caso Ustica il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. «Sarebbe stato - osserva Cossiga, che era presidente del Consiglio quando avvenne la strage - ben strano condannare ufficiali generali aventi tutti alle spalle una specchiata carriera per aver depistato le indagini... da una realtà che non è stata scoperta! Come - prosegue - in molti altri processi che hanno lasciato non chiarite le cause di immani tragedie, da Piazza della Loggia a Piazza Fontana ed oggi ad Ustica, non si è accertata alcuna verità perchè fin dal principio sul processo ha gravato inquinandola la polemica politica di parte e la dietrologia. Per evitare questo, a Bologna si è stati costretti, per andare incontro alla piazza, a condannare due estremisti di destra certo colpevoli di altri gravissimi reati, ma altrettanto certamente non colpevoli della strage». «Con questa sentenza - conclude il senatore a vita - viene tolta anche ai più malevoli l'ultima ombra che si era voluta far gravare sulla nostra eroica Arma azzurra».
(ANSA)USTICA: 50 LIRE PER LA VERITÀ; SARÀ ANNIVERSARIO VERGOGNA
TRENTO, 30 APR - 'Tutti assolti, vergogna. Il 24/o anniversario della tragedia di Ustica, che cadrà il prossimo 27 giugno, sarà quello della vergogna’. È il commento di Roberto Superchi, padre di una bambina di 11 anni morta nel disastro aereo di Ustica, dopo la sentenza del Tribunale di Roma. Superchi aveva dato vita nel 1992 all' iniziativa «50 lire per la Verità» , che aveva raccolto la solidarietà di un milione e mezzo di persone e la somma di 75 milione di lire destinata a finanziare la ricerca delle verità sulla morte delle 81 persone che erano a bordo dell' aereo Itavia in volo da Bologna a Palermo. 'Dopo la sentenza di oggi - commenta Superchi - mi dispiace di aver versato questa somma per aiutare la ricerca della verità. Dovevo darli in beneficenza, come ho fatto con i soldi ricevuti dallo Stato italiano. Superchi è estremamente deluso per la sentenza di oggi e critico per la conclusione del processo. 'Chiedo scusa agli italiani - afferma - che hanno creduto nel nostro Stato, ringrazio gli avvocati per il lavoro svolto, ma in Italia ora appare chiaro che la ricerca delle verità è simile ad una chimera’.
(ANSA)USTICA: DIFESA MELILLO, ACCUSA CONFERMATA PARZIALMENTE
ROMA, 30 APR - «La sentenza di oggi conferma parzialmente l'impianto accusatorio perchè la prescrizione non significa colpevolezza ma soltanto non evidente insussistenza dei fatti». È il commento dell' avv. Angelo Nanni che insieme con il prof. Marcello Gallo ha difeso il generale Corrado Melillo. Per Nanni «l'impianto accusatorio è stato sgretolato in dibattimento e dalla sentenza perchè la prescrizione impedisce il giudizio pieno, vale a dire che non è così evidente l' insussistenza dei fatti ed occorrerebbe indagare più approfonditamente. Quindi - ha proseguito il legale - la prescrizione non ha necessariamente confermato il reato ma ha sancito che non ci sono prove sufficienti per sostenere l' insussistenza». Esprimendo soddisfazione per la sentenza nei confronti del proprio assistito, assolto da ogni accusa, l'avv. Nanni ha sottolineato l' «amarezza» per «tutti questi anni in cui il generale Melillo si è dovuto difendere da accuse ingiuste».
(ANSA)USTICA: LEGALE EX AGENTE SIFAR, NESSUNA SORPRESA
ROMA, 30 APR - Nessuna sorpresa ha destato nell' avv. Andrea Falcetta, legale di un ex agente del Sifar, la sentenza sulla strage di Ustica, in cui la Corte, «amministrata da un ottimo Presidente, ha saputo andare oltre la linea difensiva degli imputati», attestati sulla «negazione della battaglia aerea». Per Falcetta «quella sera sopra i cieli italiani si svolse una battaglia aerea tra forze Nato non solo statunitensi, da una parte, e libiche, dall' altra, e l'obiettivo era Gheddafi con quel che trasportava di ritorno da Varsavia». In questo senso la sentenza di oggi costituisce per il legale «una corretta applicazione del diritto processuale e sostanziale», ricordando che alla Procura di Roma è «all'esame un dossier inerente le ragioni della gravissima decisione presa dalla Nato di attentare a Gheddafi proprio quella tragica notte».
(ANSA)USTICA: PARENTE PILOTA,GIOVANARDI PARLA DI BOMBA SENZA PROVE
ROMA, 1 MAG - ''Leggo sul 'Messaggero' di oggi le dichiarazioni rilasciate circa la sentenza sulla strage di Ustica dai signori Cicchitto, Ferracuti, Pinto, Andreotti, Giovanardi, e non posso non pormi la domanda se questi signori abbiano letto il dispositivo o ne abbiano avuta una sommaria relazione dal solito ossequioso portaborse di tutte le stagioni, perche' nel caso della prima ipotesi c'e' da dedurre che non lo abbiano proprio capito'': lo afferma Gianfranco Fontana, fratello del secondo pilota del Dc9 Itavia scomparso dai radar a Ustica nel 1980. “Un vecchio detto - continua Fontana - recita che un bel tacer non fu mai detto, ma sembra oggi sia caduto purtroppo in disuso. In particolare, il signor Giovanardi poco tempo fa in pieno corso di procedimento giudiziario, affermava tra l'altro che per il caso Ustica ormai tutti sapevano che si era trattato di una bomba a bordo. Non forniva prova alcuna di quanto asserito, dimostrando un inaccettabile disprezzo per tutti coloro che da quasi quattro anni lavoravano per accertare responsabilita' e fatti e per i parenti delle vittime, che da 24 anni aspettano di conoscere la verita'''. ''Se a un comune mortale e' richiesto per un vivere civile di pensare prima di parlare - conclude Fontana - un ministro della Repubblica ne dovrebbe fare oltre che il fondamento della sua prassi comportamentale anche un vincolo morale ineluttabile. Chi ascolta giudica: meditate, signori''. (ANSA)
USTICA: PROCURA ROMA IMPUGNA SENTENZA PER BARTOLUCCI E FERRI
ROMA, 11 MAG - Impugnata dalla procura di Roma la sentenza sui presunti depistaggi della vicenda Ustica emessa il 30 aprile scorso dalla terza corte di assise della capitale. L' iniziativa è dei pm Erminio Amelio e Maria Monteleone i quali si sono riservati di depositare i motivi dell'impugnazione all' esito della lettura delle motivazioni della sentenza. Ad ogni modo l' appello riguarda le sole posizioni dei generali dell' Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, nei confronti dei quali è stata dichiarata la prescrizione del reato. In particolare, i pm contestano la qualificazione giuridica data dalla corte al reato di alto tradimento, riconosciuto sotto forma di turbamento dell' esercizio delle prerogative del Governo e non, come invocato dalla procura, di impedimento.
(ANSA)USTICA: SENATORI OPPOSIZIONE, INTERVENGA PARLAMENTO EUROPEO
ROMA, 19 MAG - Sul caso Ustica intervenga in Parlamento europeo per spingere Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Libia ad aprire gli archivi e dire che cosa successe davvero quella notte nei cieli italiani. L'appello viene rivolto in una conferenza stampa da un gruppo di senatori dell'opposizione (Daria Bonfietti, Paolo Brutti, Nando Dalla Chiesa, Gianpaolo Zancan, Gianfranco Pagliarulo, Luigi Malabarba) a tutti i candidati al Parlamento di Strasburgo. «È un problema di dignità nazionale - dice Daria Bonfietti, senatrice Ds e presidente dell'associazione delle vittime di Ustica - perché siamo di fronte al fatto che un aereo italiano è stato abbattuto sui cieli di Ustica in una situazione di guerra. È interesse di tutti i cittadini sapere che cosa è successo, e per farlo è necessario che i paesi coinvolti nella vicenda si decidano una buona volta a collaborare». I senatori dell'opposizione hanno deciso di presentare il loro appello sull'onda della recente sentenza sulla strage di Ustica. «La sentenza - sottolinea Bonfietti - è stata presentata male: non c'è stata affatto un'assoluzione per i vertici militari. Il capo di Stato Maggiore dell'aeronautica dell'epoca e il suo vice, al contrario, sono stati riconosciuti colpevoli di alto tradimento per non aver riferito ai vertici politici quello che sapevano: non sono finiti nelle patrie galere solo perchè, dopo tutti questi anni, i loro reati sono caduti in prescrizione». I parlamentari del centrosinistra, a questo punto, pensano di chiedere l'istituzione di una commissione di inchiesta che chiarisca una volta per tutte se ci fu e come si sviluppò la battaglia aerea sui cieli di Ustica: «Bisogna riaprire il caso - dice il diessino Paolo Brutti - e soprattutto capire perché quella battaglia aerea avvenne, come avvenne e che cosa ci è stato nascosto». «Per noi - gli ha fatto eco il senatore dei comunisti italiani Pagliarulo - il caso Ustica non è chiuso». Il parlamentare, seguito dagli altri, ha puntato l'indice contro il ministro Giovanardi per le sue reiterate prese di posizione contro l'ipotesi della battaglia aerea: «Sono affermazioni gravissime, Giovanardi ha sposato la tesi della bomba esplosa a bordo del Dc9 unicamente perché in questo modo si mette la parola fine all'accertamento della verità».
(ANSA)USTICA: BONFIETTI, È IL MOMENTO DI VERITÀ POLITICA
BOLOGNA, 22 GIU - «Dopo la sentenza che il 30 aprile ha riconosciuto che due generali italiani avevano commesso alto tradimento è il momento di andare avanti: è ora di chiedere agli altri Paesi coinvolti di appurare la verità, non più giudiziaria, ma politica». Daria Bonfietti, senatrice Ds e presidente dell'associazione dei parenti delle vittime di Ustica, a pochi giorni dal 24/o anniversario della strage chiede al Governo di intervenire per sollecitare un gesto di chiarezza da parte di paesi coinvolti nell'abbattimento del Dc9 dell'Itavia. Gli «altri paesi» sono gli Stati Uniti, la Libia, la Francia e l'Inghilterra. «La vicenda giudiziaria è conclusa, ora ci vuole la politica. Bisogna fare chiarezza sulle tante verità che non sono state dette - ha spiegato - come nel caso delle rogatorie internazionali sollecitate del giudice Priore che o non hanno avuto esito o l'hanno avuto solo parziale». Bonfietti ha citato il caso dell'attentato di Lockerbie, dove «pochi mesi fa si è arrivati alla completa verità, ma per via politica, non giudiziaria». La senatrice diessina ha poi sottolineato come solo in un caso «il politico» si sia mosso per fare chiarezza sul caso Ustica. «Priore, durante le indagini, si trovò davanti ai tabulati dei tracciati radar che 'raccontavanò di tanti aerei in volo, ma che non riusciva a decrittare, anche perchè i nostri vertici militari dicevano di non sapere o non potere farlo. Chiedemmo aiuto al Governo Prodi, che sollecitò la Nato. Venne fatta una commissione di esperti Nato che spiegò a Priore cose significassero quei tracciati». Ora è il momento, per Bonfietti, che la politica, concluso l'iter giudiziario, chieda agli altri paesi coinvolti di spiegare i punti ancora oscuri su Ustica. «Chiedo a tutte le istituzioni locali e internazionali che ci aiutino a riaprire la vicenda in questi termini». Per questo Bonfietti e i parenti delle vittime hanno scritto un appello ai parlamentari europei affinchè «il Parlamento chieda a tutti gli stati interessati, a partire da quelli citati negli atti giudiziari, di fornire la collaborazione necessaria per un accertamento definitivo di tutti gli aspetti della tragica vicenda». All'appello della senatrice Bonfietti ha subito risposto il neoparlamentare europeo Vittorio Prodi, presente alla conferenza stampa di presentazione delle iniziative per la commemorazione. «Ustica mi colpì non solo per il numero delle vittime, ma anche per la lesa dignità di un paese. Fu un'offesa alla sovranità del nostro paese. Mi impegnerò per arrivare ad una soluzione attraverso l'Unione, perchè è l'Unione che deve esercitare la sua sovranita». Inoltre Bonfietti ha detto che l'associazione chiederà al nuovo sindaco di Bologna Sergio Cofferati che l'amministrazione comunale si impegni per realizzare il Museo della Memoria per riportare a Bologna i resti del Dc9 precipitato il 27 giugno 1980. Domenica, alle 11.30, i parenti delle vittime incontreranno, nella Sala Rossa di palazzo d'Accursio, Sergio Cofferati e la neo presidente della Provincia Beatrice Draghetti. Poi, alle 21.30, nel Chiostro dell' Arena del Sole andrà in scena 'Cuori di terrà, spettacolo vincitore del premio Ustica 2003 per il teatro civile.
(ANSA)USTICA: BONFIETTI A PERA E CASINI, RICOSTRUIRE LA VERITÀ
BOLOGNA, 25 GIU - Un impegno del Parlamento per «contribuire alla completa ricostruzione della verità». Lo chiede, in una lettera al Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e al Presidente del Senato Marcello Pera, la sen. Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica. «Vi scrivo a 24 anni dalla strage di Ustica, dopo che la Corte d'Assise di Roma ha riconosciuto che per coprire la verità è stato commesso il delitto di alto tradimento commesso con atti diretti a turbare le attribuzioni del Governo, anche se il delitto stesso è stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione», scrive Bonfietti. «Una sentenza - prosegue la parlamentare - che segue, e nella sostanza conferma, gli esiti dell'istruttoria più lunga della storia giudiziaria del nostro Paese, al termine della quale il giudice Priore ha ricostruito lo scenario della tragedia e concluso che 'l'incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenutò». Bonfietti ricorda che la sentenza della Corte di Roma ribadisce il giudizio che sulla vicenda aveva espresso la Commissione Stragi presieduta dal senatore Libero Gualtieri, «che nella relazione approvata all'unanimità il 14-15 aprile 1992 sosteneva: 'Per la Commissione è possibile indicare al Parlamento le responsabilità delle istituzioni militari per avere trasformato una 'normalè inchiesta sulla perdita di un aereo civile, con tutti i suoi 81 passeggeri, in un insieme di menzogne, di reticenze, di deviazionì. Sempre la Commissione segnalava inoltre che 'Forte del prestigio e della elevata professionalità dei suoi uomini, l'Aeronautica decise di scendere in campo e di elaborare, con l'apporto determinante del sios d'arma, un documento in cui, per la prima volta ed in forma ufficiale, prese posizione sul disastro di Ustica. Questo documento venne inviato il 20 dicembre 1980 dal sottocapo di Stato maggiore dell'Aeronautica allo Stato maggiore della Difesa e al Gabinetto del Ministro della Difesa. Poi il 23 dicembre lo stesso documento fu trasmesso dal sios al Pubblico ministero che indagava». «Questo stesso fatto è espressamente richiamato anche nel dispositivo della sentenza come prova del reato», spiega Daria Bonfietti, che prosegue: «Tutto questo mi porta a sperare che il Parlamento, che si è rivelato così determinante nell'accertamento della verità, ancora una volta trovi la volontà di individuare ulteriori forme di impegno per contribuire alla completa ricostruzione della verità» . «In questa occasione - conclude la parlamentare - non posso non segnalare con rammarico che sulla questione il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Giovanardi, in molte occasioni, anche nella sua veste istituzionale, ha fatto affermazioni contrarie alla verità e agli atti ufficiali. Penso che sia molto grave che il Ministro continui con questi atteggiamenti anche dopo una sentenza che nei fatti fa proprie posizioni espresse dal Parlamento, arrivando perfino ad offendere la sottoscritta e a trasformarsi in portavoce degli imputati preannunciandomi loro querele».
(ANSA)USTICA: PALERMO, DONATA TARGA A PRESIDENTE VITTIME STRAGE
Palermo, 26 giu. - «Grazie per l'inesauribile costanza e l'impegno civile che mirano a riscattare la dignità del nostro Paese nel rispetto e nella memoria delle 81 vittime innocenti e delle loro famiglie». Sono queste le parole contenute in una targa che, questa mattina, è stata donata dal vicepresidente vicario del Consiglio comunale, Giuseppe Apprendi, alla senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'associazione familiari vittime di Ustica. Nell'ambito della cerimonia si è svolto un incontro in ricordo della strage di Ustica dal tema 'Attualità della memoria - Ustica 24 anni dopò, nell'aula consiliare di Sala delle Lapidi a Palazzo delle Aquile. All'iniziativa, promossa dal vicepresidente vicario, Giuseppe Apprendi, hanno anche preso parte il senatore Costantino Garraffa, l'ex sindaco di Ustica, Attilio Licciardi e i consiglieri comunali Ninni Terminelli e Emilio Arcuri. Il vicepresidente Apprendi ha salutato i familiari delle vittime presenti al dibattito e ha ribadito «l'impegno civile rivolto a non dimenticare quel tragico 27 giugno 1980». Nel suo intervento, la senatrice Bonfietti ha ripercorso le tappe dell'inchiesta giudiziaria che si è conclusa con una sentenza che ha accertato che quella notte nei cieli di Ustica «avvenne un'operazione segreta di polizia internazionale con la violazione dei confini». «Abbiamo il diritto di sapere - ha detto Daria Bonfietti - che cosa doveva accadere ad Ustica soprattutto per pacificare la nostra coscienza. E questo diritto non ce lo possono negare al di là delle responsabilità e dei colpevoli che sappiamo ci sono stati». La senatrice ha, inoltre, ringraziato Apprendi e tutto il Consiglio comunale che ha voluto «rinnovare la testimonianza di un evento che non può e non deve essere dimenticato». L'incontro si è concluso con l'intervento della regista palermitana, Emma Dante, che ha dedicato al ricordo delle vittime di Ustica la lettura di alcuni versi tratti dal 'Romanzo delle stragì di Pier Paolo Pasolini e dal libro della scrittrice polacca, Wislawa Szymborka, Premio Nobel 1996, il brano 'La Bombà.
(Adnkronos)USTICA: CIAMPI, DOPO TANTO TEMPO IMPORTANTI FRUTTI VERITÀ
ROMA, 26 GIU - «Il ricordo della vittime di Ustica, a 24 anni dalla tragedia, è sempre vivo in me e mi spinge a confermare ai familiari la mia piena solidarietà, confortato dalla considerazione che la tenace volontà di accertare le cause di un evento che ha generato tanto dolore, ha dato, dopo tanto tempo, importanti frutti di verità». È il messaggio che il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato a Daria Bonfietti, senatrice dei Ds e presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage del 27 giugno del 1980, alla vigilia del 24esimo anniversario.
(ANSA)USTICA: IL 27 GIUGNO 1980 LA STRAGE DEL DC9 ITAVIA
Roma, 26 giu. - La notte del 27 giugno 1980 i radar di Fiumicino interrompono la registrazione dell'Itavia 870, un Dc9 in volo tra Bologna e Palermo con a bordo 81 persone. L'aereo è scomparso dai tracciati. Dopo alcune ore si ha a certezza che è caduto in mare a nord di Ustica. Non ci sono superstiti. Ecco, le principali tappe della vicenda nei quasi ventiquattro anni di indagini e misteri che hanno preceduto la sentenza di oggi. 27 giugno 1980 - Ore 20,59',45«. Il DC9 I-TIGI Itavia, in volo da Bologna e Palermo, partito con due ore di ritardo, si inabissa a nord di Ustica . 81 fra passeggeri ed equipaggio. 81 vittime, di cui 13 bambini, due non avevavo ancora compiuto due mesi. Giugno 1980 - Il gruppo neofascista dei Nar rivendica la strage: per i giudici si tratterà di un vero e proprio depistaggio operato dal cosidetto Super Sismi. Luglio 1980 - Il ministro socialista della difesa Lelio Lagorio riferisce al senato dell'incidente escludendo coinvolgimento di aerei militari. Le autorità aeronautiche sostengono l'ipotesi del 'cedimento strutturalè del velivolo. Il generale Romolo Mangani, comandante del Centro operativo regionale di Martina Franca, responsabile del controllo radar dei cieli del sud verrà accusato di 'alto tradimento per aver depistato le indaginì. Luglio 1980 - Sui monti della Sila viene trovato un Mig 23 libico, forse caduto la notte del 27 giugno, la stessa della tragedia del DC9. Il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista della base di Poggio Ballone (Grosseto), confessa alla moglie: «Quella notte è successo un casino, per poco non scoppia la guerra». Dettori morirà suicida nel marzo dell'87 ossessionato da una scritta che, dice, non l'abbandona mai: «Il silenzio è d'oro e uccide». Dicembre 1980 - L'Itavia, l'azienda del DC9 esploso, dirama un comunicato stampa che indica come unica ipotesi valida a spiegare la caduta dell'aereo quella di un missile. Marzo 1982 - La prima commissione d'inchiesta parlamentare (presidente Carlo Luzzati) sostiene che senza l'esame del relitto non è possibile chiarire se il DC9 cadde per esplosione interna (bomba) o esterna (missile). Agosto 1986 - Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiede al Presidente del Consiglio Bettino Craxi di rendere possibile il recupero del relitto con questa motivazione: «ogni ritardo nelle indagini comporta il rinvio delle eventuali misure correttive che potrebbero rivelarsi indispensabili per la prevenzione di altri incidenti...». Giugno 1987 - La ditta francese Ifremer comincia le operazioni di recupero del DC9. Marzo 1989 - Dopo cinque anni di lavoro i periti della commissione Blasi nominata dal giudice Bucarelli concludono che il DC9 è stato abbattuto da un missile. Maggio 1990 - A sorpresa, due dei componenti la commissione voluta da Bucarelli fanno marcia indietro riproponendo l'ipotesi della bomba. Marzo 1993 - Alexj Pavlov, ex colonnello del KGB, rivela la sua verità: il DC9 fu abbattuto da missili americani, i sovietici videro tutto dalla base militare segreta che nascondevano vicino a Tripoli: «Fummo costretti a non rivelare quanto sapevamo per non scoprire il nostro punto di osservazione. Quella notte furono fatte allontanare tutte le unità sovietiche della zona perchè sapevamo che ci sarebbe stata un'esercitazione a fuoco delle forze americane». Dicembre 1993 Andrea Crociani, imprenditore toscano, viene interrogato dal giudice Rosario Priore, titolare dell'inchiesta. Crociani rivela le confessioni a lui fatte da Mario Naldini, il tenente colonnello che prestava servizio all'aeroporto di Grosseto e che la sera del 27 giugno si alzò in volo con il suo caccia TF140 per un'esercitazione Nato. «Mario mi disse: 'quella notte c'erano tre aerei. Uno autorizzato, due no. Li avevamo intercettati quando ci dissero di rientrare. All'aeroporto di Grosseto, dopo l'atterraggio, ci informarono della tragedia del DC9». Naldini è il capo squadriglia delle Frecce Tricolori, morto a Ramstein nell'agosto dell'88 durante la disastrosa esibizione che causò la morte di 51 persone. Dieci giorni dopo doveva essere ascoltato da Priore per i fatti di Ustica . Febbraio 1994 - Il giornalista Claudio Gatti ricostruisce con Gail Hammer una nuova verità. Il Dc9, secondo l'ipotesi, fu abbattuto per sbaglio dai servizi segreti israeliani che volevano colpire un aereo che trasportava uranio arricchito destinato a una centrale nucleare irachena. La tragedia di Ustica non fu certamente provocata dal cedimento strutturale del Dc9 dell'Itavia che colava da Bologna a Palermo il 27 giugno del 1980. Ma probabilmente da un missile esploso dall'esterno dell'aereo. Il Tribunale di Roma con sentenza del 26 novembre scorso, a 23 anni dalla tragedia, ha dichiarato responsabili i ministeri dei Trasporti, della Difesa e dell'Interno, e li ha condannati in solido a risarcisca all'Itavia i danni, quantificati in circa 108 milioni di euro (210 miliardi delle vecchie lire). La sentenza fa seguito al lungo giudizio intentato dall'Itavia, assistita dall'avvocato Giuseppe Alessi, nel 1981, pochi mesi dopo i fatti. L'Itavia ha sostenuto che il disastro di Ustica «non fu provocato da cedimento strutturale dell'aereo ma da un missile lanciato da un altro aereo, che la responsabilità dell'incidente era imputabile ai ministeri della Difesa, dell'Interno e dei Trasporti che non avevano garantito la sicurezza dell'aerovia assegnata alla Itavia e che i danni sofferti dalla Società, che aveva cessato l'attività perchè dichiarata decaduta da tutti i servizi di linea ed era stata sottoposta all'amministrazione straordinaria, erano pari allo stato passivo accertato dal commissario governativo».
(Adnkronos)USTICA:BONFIETTI;CONFORTA VERITÀ, ORA SERVE QUELLA POLITICA
BOLOGNA, 27 GIU - «È vero, in questo 24/o anniversario della strage, abbiamo il conforto di aver trovato parte della verità». Daria Bonfietti, senatrice Ds e presidente della associazione dei familiari delle vittime della tragedia di Ustica, ha voluto commentare così il messaggio ricevuto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, durante la cerimonia, nel comune di Bologna, per commemorare le vittime della strage del 27 giugno del 1980, ma ha ribadito che ora è arrivato il momento della verità politica. «Il ricordo delle vittime di Ustica è sempre vivo in me e mi spinge a confermare ai familiari la mia piena solidarietà, confortato dalla considerazione che la tenace volontà di accertare le cause di un evento che ha generato tanto dolore, ha dato, dopo tanto tempo, importanti frutti di verità» aveva scritto ieri il presidente Ciampi nel messaggio inviato a Bonfietti. La senatrice ha voluto ricordare il contributo di verità dato sulla vicenda dalla sentenza del 1999 del giudice Priore, che riconobbe come il Dc-9 fosse caduto per «intercettamento aereo e non per cedimento strutturale», e la recente sentenza del 30 aprile 2004, che per Bonfietti, ha riconosciuto che generali italiani avevano commesso alto tradimento nascondendo la verità sulla strage«. Ma la presidente della associazione dei parenti delle vittime ha voluto ribadire che è arrivato il momento »di chiedere agli altri Paesi coinvolti nella vicenda di appurare la verità, non più giudiziaria, ma politica«. Bonfietti ha rinnovato l'appello al Governo affinchè solleciti un gesto di chiarezza da parte dei Governi di Stati Uniti, Libia, Inghilterra e Francia, gli stati coinvolti (secondo gli atti giudiziari) nell'abbattimento. Questa mattina, a Palazzo d'Accursio a Bologna, la senatrice e una trentina di parenti delle vittime hanno incontrato nella sala del consiglio comunale il sindaco Sergio Cofferati. Presenti alla cerimonia anche Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, e Beatrice Draghetti, presidente della Provincia. Al neoprimo cittadino di Bologna Bonfietti ha chiesto un impegno per realizzare in città il Museo della Memoria in cui dovrebbero esser custoditi i resti del Dc9 abbattuto. Cofferati ha voluto ricordare la »strage che cancellò 81 vite« in una giornata definita »terribile«, cui si aggiunse poco dopo, la strage della stazione ferroviaria. »Sulla comunità di Bologna si sono riversati ostilità e rancori che hanno portato alla cancellazione di molte vite - ha detto Cofferati - è importante che la comunità ricordi, l'uso della memoria è fondamentale. Bisogna insieme, senza distinzioni, cercare la verità. Occorre uno sforzo per portare alla verità politica, per conoscere le ragioni che portarono alla strage«. Perchè, per il sindaco, »quando ci sono zone oscure e tratti opachi nella democrazia il pericolo si può riproporre«. »Riconfermo il mio impegno e quello della amministrazione per fare tutto ciò che è possibile per compiere tutti gli atti di pressione politica per arrivare alla verità - ha aggiunto - perchè il futuro di una comunità è positivo solo se si conosce il passato«. Inoltre, ha concluso Cofferati, »confermo il mio impegno a svolgere tutti gli atti attuativi per realizzare il Museo della Memoria«.
(ANSA)USTICA: STUDIOSO STORIA AERONAUTICA, UN MISTERO COSTRUITO
ROMA, 2 LUG - Quello di Ustica è un mistero costruito, che non trova alcun appiglio nei fatti accertati. E questo «mito» continua anche dopo che la Corte d' assise di Roma il 30 aprile scorso ha assolto tutti gli imputati nel processo sui presunti depistaggi. È la tesi sostenuta da Gregory Alegi, studioso di storia dell' aeronautica, in un articolo pubblicato sulla rivista 'Nuova storia contemporaneà. Ustica, spiega Alegi, «come altri clamorosi casi mediatico-giudiziari del recente passato, sembra confermare la relazione inversa tra mole degli atti processuali e plausibilità delle accuse». Il mito di Ustica come «strage di Stato» e «segreto inconfessabile», secondo lo storico, «si basa su elementi appartenenti all' immaginario collettivo: il collegamento con il Mig 23 precipitato sulla Sila, la presenza di un missile terra-aria, la portaerei americana, la 'quasi collisionè. In realtà, quando sono sottoposti a verifica tutti si sono rivelati più degli ectoplasmi mediatici che dei fatti intangibili». Dunque, aggiunge, «sostituendo all' accertamento dei fatti lo scenarismo, l' opportunità politica ed altri approcci non sempre trasparenti, si è compromessa forse definitivamente, sia sotto il profilo giudiziario che sotto quello storico, la possibilità di conoscere le cose come sono avvenute». «Caduta il 30 aprile 2004 l' accusa di depistaggio, intimamente connessa all' ipotesi di 'battaglia aereà - prosegue Alegy - ci si potrebbe ora chiedere quanto l' ipotesi del missile abbia contribuito, nella sostanza se non nella forma, a far maturare la prescrizione del reato di strage, intervenuta il 27 giugno 2000. Purtroppo - sottolinea - quando l' ipotesi del missile si confermò poco credibile, non era più percorribile neppure quella della bomba. Il tempo intercorso rendeva impossibile verificare con lo stesso puntiglio la ricostruzione ritenuta più probabile da diversi periti d'ufficio e di parte: il collocamento di una carica esplosiva nella toilette».
(ANSA)AERONAUTICA: BONFIETTI, COME VENGONO SCELTI GENERALI?
BOLOGNA, 24 LUG - «È veramente incredibile che continui la nomina ai vertici dell'Aeronautica militare di generali pesantemente e negativamente legati alla vicenda Ustica». La critica viene dalla sen. Daria Bonfietti e si riferisce a quanto deciso ieri dalla presidenza del Consiglio dei ministri. «Si nomina il gen. Tricarico, di cui esistono agli atti telefonate con le prove di consapevole disobbedienza a precise disposizioni del capo di Stato maggiore per mettersi a disposizione degli imputati e mobilitare risorse a loro favore - sostiene la senatrice, presidente dell' Associazione tra i parenti delle vittime della strage di Ustica -. Prima di lui il generale Ferracuti, espressamente indicato dal giudice Priore come beneficiario di una 'carriera in riscossionè (riscossione di meriti contro la verità); e prima ancora il gen. Arpino che aveva fornito all'on.Amato, che era stato incaricato espressamente di seguire la vicenda Ustica, in qualità di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, informazioni non casualmente errate». Oltre a «chiedere al ministro della Difesa come si possa considerare oggi di 'comprovata fedeltà istituzionalè un ufficiale come Tricarico di cui è provata la disobbedienza», la senatrice osserva e domanda: «Credo che questo non debba essere un problema solo mio, credo che la pesantezza della situazione debba essere sentita anche all'interno dell'Arma dove qualcuno dovrà pur chiedersi se si può raggiungere il vertice senza aver, almeno, non avuto a che fare con il caso Ustica. Davanti alla ricchezza di personalità, di competenze, di professionalità che io sinceramente stimo essere a disposizione, perchè infilarsi in un circolo così ristretto, così presente negativamente negli atti processuali? Perchè sopportare questa sensazione di un blocco che si perpetua nell'impegno?». E conclude: «Deve rimanere a tutti i livelli la preoccupazione per questo 'pesò dal quale non ci si riesce a liberare, che condiziona l'Aeronautica, e che è di ostacolo nel cercare di avvicinarci alla individuazione della piena verità sulla vicenda di Ustica».
(ANSA)USTICA: O.ROMANO, PESANTI DOMANDE SULLE RESPONSABILITÀ
CITTÀ DEL VATICANO, 26 LUG - «Chi ha causato l'esplosione?» dell'aereo di Ustica «e chi, a tutti i livelli, ha impedito che si facesse piena luce sul terribile eccidio?». Sono «pesanti domande» che oggi L'Osservatore romano vede rinnovarsi nelle dichiarazioni della sen. Bonfietti a 'Repubblicà a commento della recente nomina del generale Tricarico a capo di Stato maggiore dell'Aeronautica. «Al di là del caso specifico - scrive il quotidiano vaticano nella pagina dedicata alle notizie italiane - l'intervento tiene comunque vive la memoria della terribile sciagura e l'attenzione per i gravi interrogativi sulle responsabilità. Chi ha causato l'esplosione? E chi, a tutti i livelli, ha impedito che si facesse piena luce sul terribile eccidio?». «Non è la prima volta - prosegue l'articolo - che i congiunti delle vittime, e non solo, ripropongono queste pesanti domande. Proprio alla 'Repubblicà Bonfietti, nel gennaio di tre anni fa, inviò una lettera in cui lamentava la 'banale leggerezza con la quale il sen. Cossiga - Capo del Governo al tempo della strage - aveva citato il caso Usticà. E aggiungeva che, malgrado le successive dichiarazioni di ignoranza degli eventi, 'il Governo di Cossiga poteva e doveva saperè».
(ANSA)USTICA: COSSIGA A AGNES, IO SAPEVO? E VATICANO SU AUSCHWITZ?
ROMA, 26 LUG - «Ho letto senza alcuna meraviglia il rilievo con cui l»Osservatore romanò diretto dal noto Mario Agnes ha riportato, facendole proprie, le dichiarazioni della senatrice Bonfietti sulla tragedia di Ustica: 'il governo Cossiga poteva e doveva saperè. Dato che Mario Agnes è aperto a qualunque dubbio ed interrogativo, credo che non avrà alcuna difficoltà a riportare questo mio interrogativo che mi angoscia da molti anni: 'il Vaticano poteva e doveva sapere della deportazione ad Auschwitz degli ebrei romani, ed il Vaticano poteva o non poteva, doveva o non doveva intervenire?«. Lo afferma in una dichiarazione il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. »Certo - spiega - il Concilio Vaticano II non si era ancora svolto e quindi gli ebrei erano ancora ufficialmente considerati, anche nella liturgia (i cui relativi passi il mio parroco e mia madre mi avevano insegnato a saltare!) come 'deicidì, e il cardinale Arcivescovo di Vienna Innitzer poteva impunemente e coerentemente salutare il Fuehrer invasore ed annientatore della 'peste ebraicà (ma forse proprio per questo...), con il saluto nazista a braccio teso e con l'urlo: 'heil Hitler!', mentre i vescovi austriaci invitavano dai pulpiti e con una lettera pastorale i cattolici austriaci a votare a favore dell'annessione al Reich del paganesimo nazista. L'Austria ebbe, poi, due sacerdoti disobbedienti all'episcopato, canonizzati perchè martirizzati dal nazismo; chissà se quel cardinale e quell'episcopato non si sarebbero pronunziati, se ne avessero avuto la possibilità, contro la canonizzazione di Edith Stein, perchè... ebrea deicida!«. »D'altronde - conclude Cossiga - una lettera inviata a Roma dalla ebrea, filosofa, monaca, e poi martire e santa a difesa del popolo ebraico, trovò risposta solo da Dio onnipotente, quando egli la chiamò presso di se incoronandola con la corona del martirio«.
(ANSA)USTICA: FRAGALÀ, VERITÀ SCOLPITA NELLA CARCASSA DEL DC9
Roma, 26 lug - «Si mettano il cuore in pace coloro che hanno speculato e ingrassato per quasi cinque lustri sulle povere vittime del disastro di Ustica: la verità sulla causa del disastro è ormai scolpita nella carcassa del Dc9 conservata in un hangar, mentre tutti i di depistaggi per infangare l'Aeronautica militare, inventare improbabili duelli aerei, fantasticare di ascientifiche quasi-collisioni sono state tutte sepolte da sentenze giudiziarie, perizie e ricostruzioni inoppugnabili». Lo afferma l'esponente di An, Enzo Fragalà. «Adesso, con buona pace dell»Osservatore romanò e della senatrice Bonfietti, non sarà difficile scoprire -aggiunge Fragalà- mandanti e gli esecutori di quella strage terroristica realizzata, così come usava il terrorismo internazionale di matrice libica in quell'epoca, collocando una bomba sull'aereo«.
(Adnkronos)UE-LIBIA: SENATORI OPPOSIZIONE, GHEDDAFI PARLI SU USTICA
ROMA, 23 SET - «Ora che l'Unione europea si appresta, come gli Usa, a rimuovere l'embargo contro la Libia, Gheddafi dica tutto quello che sa sulla tragedia di Ustica». È quanto chiedono i senatori Daria Bonfietti (Ds), Luigi Malabarba (Prc), Gianfranco Pagliarulo (Pdci), Nando Dalla Chiesa (Margherita), Paolo Brutti (Ds), Nuccio Iovene (Ds), Anna Donati (Verdi), che oggi hanno indirizzato una lettera al presidente del Consiglio Berlusconi, al presidente della commissione Europea Romano Prodi e agli eletti del centrosinistra al Parlamento europeo. «Da tempo crediamo - si legge nel documento - che un significativo intervento delle istituzioni europee possa indurre la Libia a rimuovere le ragioni che l'hanno finora indotta a non collaborare con la magistratura italiana nelle indagini su Ustica. Oggi, in questo momento storico per i rapporti del nostro Paese e dell'intera Unione Europea con la Libia, siamo ancora più convinti che occorra chiedere a Gheddafi tutta la collaborazione necessaria a fare luce sulla strage di Ustica». «Vi chiediamo - si legge nella lettera - di far sì che sia posta con chiarezza e con forza la richiesta al governo della Libia di collaborare fino in fondo con la magistratura italiana e di fornire tutti gli elementi a convalida delle ripetute dichiarazioni che il leader libico ha fatto in questi anni. Egli si è sempre detto vittima predestinata dell'aggressione da parte di aerei americani avvenuta quella sera; e fu all'interno di quella battaglia aerea che per errore venne abbattuto il DC9 dell'Itavia». «Crediamo - concludono i senatori - che, così come per Lockerbie e per tutte le altre vicende terroristiche al governo libico addebitate e delle quali la Francia, l'America, la Germania e l'Italia hanno giustamente chiesto conto, anche rispetto a questa vicenda il nostro Paese e l'intera Europa abbiano il diritto-dovere di imporre la corretta collaborazione».
(ANSA)UE-LIBIA: RIZZO, GOVERNO CHIEDA A GHEDDAFI VERITÀ SU USTICA
ROMA, 23 SET - «Il governo Berlusconi chieda dunque a Gheddafi di mettere a disposizione tutto ciò che sa su Ustica»: lo afferma Marco Rizzo, presidente della delegazione del Pdci al Parlamento europeo commentando la revoca dell'embargo europeo contro la Libia, «che verrà formalmente sancito in Lussemburgo l'11 ottobre dai ministri degli Esteri». «Già in altre occasioni - ricorda Rizzo - parlando del Dc9 caduto nell'agosto del 1980, il colonnello libico aveva reso pubblica la notizia che l'aereo sarebbe precipitato a seguito di una azione che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, occorsa nei cieli italiani, azione che avrebbe avuto come bersaglio proprio il colonnello stesso». «Ora che i rapporti tra Gheddafi e l'Italia si sono rasserenati - conclude - sarebbe doveroso per il governo Berlusconi tentare (dopo anni di depistaggi, perizie, contro perizie e processi che hanno coinvolto anche personaggi di rilievo dell'aeronautica italiana) di fare finalmente luce su di una vicenda vergognosamente insabbiata e sulla quale tanti sono intervenuti a sproposito, che ha portato all'abbattimento del DC9 e alla morte di 81 cittadini italiani. Sempre che non dispiaccia al ministro Giovanardi, convinto sostenitore, non si capisce bene sulla base di cosa, dell'ipotesi bomba».
(ANSA)USTICA: BONFIETTI, I GENERALI SAPEVANO E TRADIRONO
BOLOGNA, 27 NOV - Le motivazioni della sentenza della Corte d'Assise di Roma per la strage di Ustica ''ribadiscono che ad opera dei vertici dell'Aeronautica militare e' stato commesso il reato di alto tradimento in quanto, avendo dati sulla presenza di altri aerei attorno al Dc9 Itavia 'inequivocabilmente significativi', decisero di non trasmetterli al Governo. In questo modo ne ostacolarono l'attivita'''. E' il commento della senatrice Ds Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione parenti vittime della strage. ''Va inoltre sottolineato - aggiunge Bonfietti - che la stessa Corte ha rilevato una forte determinazione a orientare nel senso voluto dallo Stato Maggiore dell'aeronautica le indagini a qualsiasi livello svolte su Ustica. Questo e' il dato centrale che oggi emerge da una prima lettura e che si deve sottolineare perche' conferma l'impianto accusatorio e perche' conferma quanto l'Associazione dei parenti delle vittime ha sempre sostenuto, e cioe' che nell'immediatezza dell'evento tutto e' stato noto ai militari che in ogni modo hanno ostacolato il corso delle indagini''. (ANSA)
USTICA:DEPOSITATE MOTIVAZIONI SENTENZA ASSOLUZIONE GENERALI
ROMA, 27 NOV - La terza Corte di assise di Roma ha depositato oggi le motivazioni della sentenza emessa il 30 aprile scorso nei confronti di quattro generali dell'Aeronautica accusati dei presunti depistaggi che avrebbe scandito le inchieste sul disastro aereo di Ustica, avvenuto il 27 giugno 1980, in cui morirono 81 persone. Il documento, predisposto dal collegio presieduto dal presidente Muscara', e' costituito da 585 pagine ed indica i motivi per i quali e' stata dichiarata l' assoluzione dei generali dell'aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo. Per un un capo di imputazione, nei confronti di Ferri e Bartolucci, riguardante l' informazione alle autorita' politiche della presenza di altri aerei la sera dell' incidente, il reato e' stato considerato prescritto.(ANSA)
USTICA: MOTIVAZIONI; MIG LIBICO, NIENTE A CHE FARE CON DC 9
ROMA, 27 NOV - Non e' assolutamente sostenibile l'ipotesi che il Mig libico trovato sulla Sila nel luglio del 1980 sia precipitato la sera in cui si inabisso', al largo di Ustica, il Dc9 dell' Itavia con 81 passeggeri a bordo. Questo uno dei passi contenuti nelle motivazioni alla sentenza sui presunti depistaggi riguardanti il disastro aereo avvenuto il 27 giugno 1980. Non solo, per i giudici della terza corte di assise di Roma, e' da escludere, cosi' come indicato dalla consulenza medico-legale di Giusto Giusti, che il cadavere del pilota del velivolo libico si trovasse sul luogo del ritrovamento da 20 giorni e che non vi e' alcuna prova che l' aereo militare sia caduto prima del 18 luglio, data ufficiale dell' incidente. Le argomentazioni del collegio presieduto da Giovanni Muscara' recepiscono in pieno le conclusioni dei pubblici ministeri Maria Monteleone ed Erminio Amelio. Gli stessi giudici riconoscono, peraltro, che e' esistito un testamento del pilota, un'annotazione in lingua araba su un foglietto di carta bruciacchiato, in cui veniva descritto l' abbattimento di un velivolo, ma che, come sottolineato dagli stessi pm, e' ''stato fatto sparire''. (ANSA)
USTICA: MOTIVAZIONI;OMESSI DATI RADAR E PRESENZA ALTRI AEREI
ROMA, 27 NOV - ''Nel quadro delle diverse contestazioni mosse agli imputati'', e' ''emersa in termini oggettivi la fondatezza dei rilievi aventi ad oggetto specificamente l' omesso riferimento all' autorita' governativa nel mese di luglio 1980 dei risultati dell' analisi dei dati emergenti dalle registrazioni del radar Marconi e, nella nota del 20 dicembre 1980, la disinformazione in merito al possibile coinvolgimento nel disastro di altri aerei''. E' quanto scrive la terza corte di assise di Roma nelle motivazioni della sentenza sui presunti depistaggi riguardanti Ustica. Il processo, cominciato il 28 settembre 2000 e finito il 30 aprile di quest' anno, ha coinvolto quattro generali dell'aeronautica, Lamberto Bartolucci, Zeno Tascio, Corrado Melillo e Franco Ferri, imputati di attentato agli organi costituzionali con l' aggravante dell' alto tradimento. Per tutti e' stata decretata l' assoluzione, mentre per un capo d' accusa, attribuito a Ferri e Bartolucci e riguardante l' informazione alle autorita' politiche della presenza di altri aerei la sera dell' incidente, il reato e' stato considerato prescritto. Circa il primo profilo, l' omesso riferimento dei dati del radar Marconi, i quali indicavano ''la probabile presenza di aerei non identificati in prossimità del DC9 nella parte terminale del volo - si legge nelle motivazioni - fu sicuramente tenuto all'oscuro il ministro della Difesa Lagorio, il quale non soltanto aveva dato immediate disposizioni di attivarsi anche per la necessaria collaborazione dell' Aeronautica Militare con il ministero dei Trasporti, ma soprattutto rispondendo a uno specifico quesito davanti alla Commissione Difesa del Senato in data 10 luglio 1980 forni'una ricostruzione dell' evento gravemente viziata per la evidente ignoranza di tali dati, che pure presentavano indiscutibile rilevanza ai fini del quadro complessivo dell' episodio''. ''Nella ricostruzione operata da questa Corte - e' detto nelle motivazioni - il capo di Stato Maggiore Bartolucci fu reso edotto all' esito dell' analisi svolta presso l' Itav del fatto che le registrazioni del radar Maconi presentavano alcuni dati oggettivi inequivocamente significativi e comunque tali da imporre ulteriori approfondimenti e cio' malgrado giunse alla determinazione di non trasmettere all' esterno e soprattutto all' autorita' politica qualsiasi informazione in merito a tali dati''. Per la corte, la omissione di tali dati fu idonea ad alterare le determinazioni governative. Se avessero avuto quelle informazioni, rilevano i giudici, le ''risposte dei ministri in Parlamento e il loro complessivo atteggiamento nell' ambito del Governo sarebbero stati di diverso tenore in quanto, valutando congiuntamente elementi piu' solidi di quelli di cui erano stati posti a conoscenza, non potevano non rendersi conto che il quadro del disastro poteva essere piu' complesso e politicamente piu' rilevante rispetto al contesto di un cedimento strutturale o al limite anche di una esplosione dovuta a una bomba''. Per la corte, tuttavia, la ''disinformazione da parte del generale Bartolucci ostacolo' e altero' le determinazioni dell' autorita' senza precluderle. Non si tratto' pertanto di un impedimento globale o parziale, anche se temporaneo, ma di un ostacolo alla piena conoscenza della situazione di fatto atto ad alterare senza precludere le determinazioni governative''. Anche per quanto concerne l'attivita' di disinformazione attuata nei confronti dell'autorita' governativa con la nota del 20 dicembre 1980, episodio contestato a Bartolucci ed al suo vice Ferri, la Corte ritiene che la condotta accertata ''sia giuridicamente sotto il profilo della turbativa e non dell' impedimento delle attribuzioni dell'autorita' governativa. Anche in questo caso il convincimento della Corte e' che ''questa attivita' di grave disinformazione sia stata idonea ad ostacolare, ma non a precludere integralmente le determinazioni dell' autorita' governativa'' e cio' e' dimostrato dal fatto che ''nel mese di dicembre 1980 le indagini della Commissione ministeriale e dell' autorita' giudiziaria avevano raggiunto il loro massimo sviluppo proprio sui dati dei tracciati dei radar del controllo del traffico aereo''. Per la Corte, Bartolucci e Ferri sono responsabili di quest'ultimo episodio, ma qualifica le loro condotte non sotto il profilo dell' impedimento dell' esercizio delle prerogative del Governo (ipotesi che faceva scattare il reato di alto tradimento e per il quale la procura ha impugnato la sentenza) ma sotto quello della turbativa, circostanza che ha fatto scattare la prescrizione. (ANSA)
USTICA: OMESSI AL GOVERNO RIFERIMENTI SU ALTRI AEREI
ROMA, 27 NOV - Sulla vicenda di Ustica l' attivita'del Governo fu ostacolata dalla mancata comunicazione dei risultati dell' analisi del tracciato radar Marconi, che parlava della probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc Itavia, e di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo nel disastro di altri aerei. Questa attivita' di omissione, tuttavia, non precluse l' esercizio delle prerogative ministeriali. E' quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con la quale, il 30 aprile scorso, la terza corte di assise di Roma, nell' assolvere quattro generali dell'aeronautica accusati di aver depistato le indagini, dichiaro' la prescrizione per le due omissioni attribuite al capo di Stato Maggiore Lamberto Bartolucci ed al suo vice Franco Ferri. Turbamento delle prerogative del Governo e non impedimento delle stesse. In base a questa valutazione giuridica dei fatti - si legge nelle motivazioni - e' scattata la prescrizione. In quasi 600 pagine il collegio presieduto da Giovanni Muscara' ricostruisce i 24 anni di quello che, a tutt' oggi, rimane uno dei piu' inquietanti misteri della storia italiana. Misteri che, finora, hanno avuto lo sbocco di un processo, durato piu' di tre anni, non sulle cause dell' inabissamento del Dc 9 Itavia avvenuto la sera del 27 giugno 1980, ma su quel muro di gomma che, per l' accusa, ha impedito di risalire alla verita'. Oltre a Bartolucci e Ferri, con la pesante accusa di attentato contro gli organi costituzionali con l' aggravante dell' alto tradimento, erano finiti sotto processo anche Zeno Tascio e Corrado Melillo. Furono tutti assolti, ma ci fu anche la dichiarazione di prescrizione per l' omesso riferimento all'autorita' governativa, nel mese di luglio 1980, dei risultati dell' analisi dei dati emergenti dalle registrazioni del radar Marconi (circostanza attribuita a Bartolucci) e del contenuto di una nota del 20 dicembre 1980 sul possibile coinvolgimento nel disastro di altri aerei (Bartolucci e Ferri). Per la corte quelle omissioni, che finirono per orientare nel senso voluto dallo Stato Maggiore dell' Aeronautica le indagini su Ustica, non preclusero gli interventi di competenza del Governo e non possono essere qualificate sotto il profilo dell' impedimento, circostanza grave e non prescrivibile, ma sotto quella piu' lieve del turbamento. Interpretazione, quest' ultima, non condivisa dai pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio i quali hanno gia' impugnato quella parte di sentenza. Nel capitolo delle motivazioni dedicata all' omessa informazione sulla ''probabile presenza di aerei non identificati in prossimita' del DC9 nella parte terminale del volo'', nelle motivazioni si afferma che fu sicuramente tenuto all' oscuro l' allora ministro della Difesa Lagorio il quale ''non soltanto aveva dato immediate disposizioni di attivarsi anche per la necessaria collaborazione dell' Aeronautica con il ministero dei Trasporti, ma soprattutto, rispondendo a uno specifico quesito davanti alla Commissione Difesa del Senato in data 10 luglio 1980, forni' una ricostruzione dell' evento gravemente viziata per la evidente ignoranza di tali dati''. Per i giudici, la disinformazione da parte del generale Bartolucci ''ostacolo' e altero' le determinazioni dell' autorita''' senza, tuttavia, precluderle. Non si tratto' pertanto di un impedimento globale o parziale, anche se temporaneo, ma di ''un ostacolo alla piena conoscenza della situazione di fatto atto ad alterare senza precludere le determinazioni governative''. Per la corte lo stesso discorso vale per il secondo profilo, l' attivita' di disinformazione attuata nei confronti del Governo con la nota del 20 dicembre 1980. Tra i numerosi capitoli affrontati nelle motivazioni uno e' dedicato al caso del Mig libico precipitato sulla Sila. Per la corte non e' assolutamente sostenibile un collegamento tra quell' incidente e la vicenda del Dc 9 e, soprattutto, manca la prova che sia precipitato prima del 18 luglio 1980. Commentando le motivazioni dei giudici romani, la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione parenti delle vittime di Ustica, ha detto che queste ''ribadiscono che ad opera dei vertici dell' Aeronautica e' stato commesso il reato di alto tradimento in quanto, avendo dati sulla presenza di altri aerei attorno al Dc 9 'inequivocabilmente significativi', decisero di non trasmetterli al Governo. In questo modo ne ostacolarono l' attivita'''. (ANSA)
CASSAZIONE: USTICA; GEN. NARDI DEVE RISARCIRE DARIA BONFIETTI
ROMA, 22 DIC - Per la Cassazione, Catullo Nardi - generale dell'Aeronautica in pensione – deve risarcire Daria Bonfietti, presidente del 'Comitato delle famiglie delle vittime di Ustica e senatrice diessina, per averla ingiustamente diffamata con l'accusa di essere tra i «coautori di una delle più grandi operazioni di depistaggio che la Repubblica italiana abbia mai visto». Con questa decisione - sentenza 49019, Quinta sezione penale - la Suprema Corte ha ribaltato il verdetto della Corte di Appello di Roma che, invece, aveva assolto Nardi nel dicembre 2002. Secondo i giudici di secondo grado, le parole del generale non erano una «accusa» ma solo «una opinione», in un contesto in cui «nel Paese vi era una fortissima e aspra contrapposizione tra i fautori delle diverse tesi sulla causa della strage di Ustica» (27 giugno 1980). Da una parte quanti - tra cui la Bonfietti - sostenevano che il jet Itavia, sul quale viaggiavano 83 persone, era stato abbattuto da un missile nell'ambito di una battaglia aerea tra Usa, Francia e Libia. Dall'altra chi - come Nardi e i vertici dell'Aeronautica - riteneva che il Dc9 era esploso per una bomba a bordo. Contro l'assoluzione di Nardi, Bonfietti ha fatto ricorso in Cassazione per chiedere l'azzeramento della sentenza assolutoria e l'avvio della causa civile per ottenere il risarcimento. Invano il generale ha chiesto che fosse dichiarato «inammissibile» il reclamo della presidente del Comitato delle vittime di Ustica. Infatti i supremi giudici gli hanno risposto che lui «non si è limitato ad accusare la Bonfietti di depistare le indagini, ma si è spinto ad affermare che si trattava di una delle più grandi operazioni di depistaggio che la Repubblica avesse mai visto». E si tratta di un'accusa grave che - dice la Cassazione - non viene privata «del suo significato infamante» in virtù delle polemiche seguite alla strage di Ustica. Adesso la causa proseguirà in Corte di Appello che dovrà anche stimare l'entità del risarcimento. (ANSA)
USTICA: PROCURA ROMA, OMESSA COMUNICAZIONE FU IMPEDIMENTO ANCHE PROCURA GENERALE IMPUGNA SENTENZA DI PRESCRIZIONE
ROMA, 31 DIC - L' omessa comunicazione al Governo, da parte dei generali dell' Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, di informazioni sul disastro del Dc 9 Itavia precipitato al largo di Ustica il 27 giugno 1980 deve essere qualificata sotto il profilo dell' impedimento dell' esercizio delle prerogative dell' autorità politica (circostanza non prescrivibile) e non sotto quella più lieve del turbamento. È quanto rilevano i pm di Roma Maria Monteleone ed Erminio Amelio motivando l' impugnazione della sentenza emessa il 30 aprile scorso dalla terza corte di assise per i presunti depistaggi che avrebbero scandito l' inchiesta sul disastro aereo. I motivi dell' impugnazione, depositati oggi, sono relativi alla parte della sentenza che ha dichiarato la prescrizione per i due generali in merito alla omessa comunicazione al Governo dei risultati dell' analisi del tracciato radar Marconi (che parlava della probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc 9) e del contenuto di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo di altri aerei nel disastro. Le conclusioni dei giudici di primo grado sono stati impugnate anche dalla procura generale di Roma. La sentenza emessa il 30 aprile scorso dal collegio presieduto da Giovanni Muscarà ha mandato assolto i quattro generali imputati di alto tradimento per aver depistato le indagini, oltre a Bartolucci e Ferri anche Zeno Tascio e Corrado Melillo, e dichiarato la prescrizione per le due omissioni attribuite all' allora capo di stato maggiore Bartolucci ed al suo vice Ferri. Secondo la corte di assise, quelle omissioni, che pure finirono per orientare nel senso voluto dall' Aeronautica le indagini su Ustica, non preclusero gli interventi di competenza del Governo e non possono essere qualificate come impedimento dell' attività politica, ma bensì come turbamento (elemento che ha fatto scattare la prescrizione). Di diverso parere i pm Monteleone e Amelio i quali, in dibattimento, avevano sollecitato la condanna di Bartolucci e Ferri a sei anni e nove mesi di reclusione di cui quattro condonati. Gli stessi rappresentanti dell' accusa hanno impugnato anche la parte di sentenza che ha assolto i due stessi generali per non aver riferito che erano state attivate ricerche relative all' eventuale presenza di aerei Usa nella zona del disastro. (ANSA)
2005
USTICA: MOTIVI APPELLO DAVANZALI, BARTOLUCCI E FERRI TRADIRONO DISINFORMANDO AUTORITÀ POLITICHE, CHIESTA PROVVISIONALE 5 MLN
ANCONA, 24 FEB - La difesa dell'ex presidente dell'Itavia Aldo Davanzali ha depositato i motivi d'appello contro la sentenza della terza Corte d'Assise di Roma che ha mandato assolti i quattro generali dell'aeronautica accusati di aver depistato le indagini sulla strage di Ustica. Davanzali, rappresentato dall'avv. Mario Scaloni, chiede che due degli alti ufficiali, i gen. Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, siano condannati per altro tradimento, per non aver riferito alle autorità politiche le notizie in loro possesso sullo scenario in cui il 27 giugno del 1980 il DC 9 dell'Itavia si inabissò nel mare di Ustica con 81 passeggeri a bordo. In particolare, si legge nei motivi d'appello, i due militari omisero di riferire alle autorità politiche «dei risultati dell'analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino e della notizia della possibile presenza di traffico militare statunitense». Inoltre «fornirono informazioni errate alle autorità politiche, escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei nell'informativa scritta trasmessa il 20 dicembre 1980». Davanzali chiede anche che Bartolucci e Ferri siano condannati in solido con il responsabile civile del ministero della Difesa al risarcimento dei danni subiti dalla parte civile, da liquidarsi in separata sede, con una provvisionale immediatamente esecutiva a favore dell'imprenditore anconetano pari a 5 milioni di euro. Il 30 aprile 2004, la terza Corte d'Assise di Roma aveva assolto Bartolucci, Ferri e i gen. Zeno Tascio e Corrado Melillo dall'accusa di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. Dichiarando prescritto il reato contestato ai soli Bartolucci e Ferri relativo proprio all'attività di disinformazione attuata nei confronti del Governo. Un'attività che i giudici di primo grado hanno ritenuto «accertata», ma idonea a loro avviso solo «ad ostacolare e non a precludere integralmente le determinazioni dell'autorità governativa». Questa qualificazione del reato ha fatto scattare la prescrizione, mentre se la Corte avesse riconosciuto l'ipotesi dell'impedimento dell'esercizio delle prerogative del Governo Bartolucci e Ferri avrebbero dovuto rispondere di alto tradimento. Esattamente quel che insiste a chiedere Davanzali, come del resto la procura, che ha anch'essa impugnato la sentenza.(ANSA)
USTICA: PER DI STEFANO DUE MISSILI ABBATTERONO IL DC9
ROMA, 15 APR - Ad abbattere la sera del 27 giugno 1980 il Dc9 dell' Itavia nei pressi di Ustica decollato da Bologna e diretto a Palermo, furono due missili a guida radar, del tipo montato sul caccia Mig-23 Export.Il velivolo planò in aria per qualche minuto e si distrusse a contatto con la superficie del mare. È la ricostruzione del disastro fatta da Luigi Di Stefano che da sempre ha seguito la vicenda ed i suoi sviluppi giudiziari e che S stato consulente tecnico di Aldo Davanzali, proprietario della compagnia Itavia che, in seguito all'incendio, fallì. I due missili, probabilmente Acrid sovietici oppure AA2-2 Advanced Atoll, colpirono l'aereo sul lato anteriore destro ed uscirono sul lato opposto. Di Stefano, che è al secondo libro sul caso dopo quello scritto, all'epoca, con il giornalista de la Repubblica Franco Scottoni, che seguiva la vicenda, è anche convinto che la storia del volo di Gheddafi nella zona e l'abbattimento causato da un caccia statunitense che mirava al leader libico sia una enorme bufala. Le sue dichiarazioni non si spingono oltre, anche se le sue indagini hanno seguito tutto il caso fino alla sentenza della Corte d'Assise di Roma del 30 aprile 2004. Nel libro vengono toccate le tappe più importanti della tragedia di Ustica: dal ritrovamento del Mig 23 nella 'timpa delle megerè, sulla Sila al pezzo mancante delle registrazioni radaristiche. Si riassume anche lo scenario geo-politico internazionale dell'epoca e gli equilibri militari internazionali negli anni forse di maggiore tensione nell'ambito della 'cortina di ferrò, ma non si fanno ipotesi su chi possa e perchè aver sparato. Di Stefano, che ammette di avere avuto contrasti con le posizioni dei consulenti tecnici praticamente di tutte le altre parti e che più volte è stato associato alla Cia, precisa che il libro è il racconto del disastro aereo dal suo punto di vista. Contenuti che avrebbe espresso ai magistrati qualora fosse mai stato interrogato, come invece non è successo.
(ANSA)USTICA: LO SCENARIO DI GUERRA DEL 27 GIUGNO '80 IN UN NUOVO LIBRO
Roma, 17 apr. - La presenza di un velivolo sconosciuto che sorvola la Sardegna circa quaranta minuti prima del disastro di Ustica. Un' operazione di intercettazione avviata sullo stesso e poi abortita, un velivolo aggressore che si nasconde ai radar italiani con una operazione di guerra elettronica, una serie di tracce radar con codici di emergenza inviate al comando di settore di Martinafranca e infine una traccia simulata che ricostruisce la tecnica di inganno messa in atto dall'aggressore. Traccia, questa, che sarebbe stata prodotta ed inviata sui radar italiani dal radar della catena Nato-Nadge di Torrejon, in Spagna, sede di un gruppo da caccia dell'aereonautica Usa. Questi gli elementi di novità sul disastro aereo di Ustica, del 27 giugno 1980, raccolti in un nuovo libro dal titolo 'Il buco: scenari di guerra nel cielo di Usticà (ed. Vallecchi). Sulla strage del Dc9 Itavia, nella quale morirono 81 passeggeri diretti da Bologna a Palermo, l'autore, Luigi Di Stefano ripercorre la sua personale esperienza, svoltasi nell'arco di quindici anni, nell'indagine giudiziaria sull' 'affaire Usticà, iniziata nell'ottobre del 1989 come collaboratore del cronista de 'La Repubblicà che si occupava della vicenda, e continuata dal 1995 in poi come Perito di Parte Civile per conto dell'ex proprietario dell'Itavia, la compagnia a cui apparteneva il DC9 precipitato la sera del 27 Giugno 1980. La ricostruzione dei fatti, basata su elementi tecnici oggettivi riscontrabili sul relitto dell'aereo e sui dati radar, ricompone il gigantesco puzzle che alla fine mostra il quadro d'insieme della vicenda. E poichè la complessità della materia trattata è tale da necessitare di un supporto tecnico, difficilmente rappresentabile in un volume, l'autore ha pubblicato un sito web che ospita disegni, fotografie, animazioni, tabelle e link, attraverso i quali è possibile approfondire e verificare quanto è stato riportato nel libro. Gli elementi di novità, che derivano dalla attenta verifica degli elementi conosciuti e dalla progressiva conoscenza di quelli che rimanevano inspiegabili, conducono ad un nuovo quadro degli avvenimenti. Secondo l'autore questo quadro, che trova precisi riscontri sulla tipologia di danni rilevati sul relitto fin da 1995, in interrogazioni parlamentari fatte a cavallo della strage (fra il 1979 e l'82), nelle risposte date dalla Nato nel 1987, non è potuto emergere in sede di indagine perchè nel periodo a cavallo fra la fine del 1989 e il 1990 una operazione di disinformazione eccezionalmente efficace, articolata sia sul settore mediatico che quello tecnico-giudiziaro, ha proposto uno scenario «sterilizzato». Di Stefano, che ha già pubblicato un libro sull'argomento (F. Scottoni, L. Di Stefano, «Ustica, quel maledetto missile», Ed Atlantis, 1990), è un tecnico di pluriennale esperienza e professionista nel settore della gestione di impianti tecnologici e sicurezza industriale. Negli anni 1994-95 è stato nominato consulente tecnico di parte civile nel processo sulla strage di Ustica e ha continuato ad occuparsi della vicenda e a seguirne gli sviluppi . «Si è arrivati al processo con la decorrenza dei termini per tutti gli imputati minori e con il rinvio a giudizio per quattro ufficiali dello Stato Maggiore che avrebbero, con la loro condotta omissiva, impedito l'esercizio dell'autorità politica, pregiudicando la sovranità del Parlamento» afferma l'autore.Per due di loro, Melillo e Tascio, l'assoluzione era stata chiesta dallo stesso pubblico ministero, mentre gli altri due - Bartolucci e Ferri - sono stati prosciolti, ma solo per sopravvenuta prescrizione«. «I primi di dicembre del 2003 visito il sito www.stragi80.com. È il sito più importante dedicato alla strage di Ustica e, fra l'altro, pubblica i verbali delle deposizioni del processo ai generali e le perizie. Così -racconta l'autore- mi imbatto in un documento che non avevo mai visto prima.Si trattava del resoconto delle Missioni presso la Nato che descriveva l'attività dei periti del collegio radaristico presso il centro informatico della Nato in Belgio. Questo documento era inserito nella sezione Perizie dell'Ordinanza di rinvio a giudizio, depositata alla fine del 1999 e che non avevo mai letto prima». «Lo scarico, comincio a leggerlo e arrivano le sorprese.Nel corso della riunione del 17 dicembre '96, in sede di comitato ad hoc, si fornivano in forma classificata, risposte relative alle tracce radar. Si riferiva inoltre, a precisa domanda del cp d'Ufficio, che i designatori AK, GG, JG e KA non corrispondevano a nessun sito italiano». «E allora la traccia di emergenza KA011, quella che sarebbe stata prodotta da Marsala chi l'ha fatta? -si chiede Di Stefano- Il 10 marzo '97 la Nato consegna le risposte ai quesiti posti nelle precedenti riunioni. Questo il documento: Quali designatori di traccia erano in uso nel 1980 presso i siti collegati a Marsala, Poggio Ballone e Potenza Picena? Quali siti usavano i designatori di traccia AK, GG, JG e KA? I vari database, dalla versione 76 dell'Ocp (1982) in poi definiscono i seguenti designatori: Poggio Ballone, Mortara, Poggio Renatico, Potenza Picena, Lame di Concordia,Jacotenente, Licola, Marsala, Siracusa, Torrejon (Spagna) , Ljoullens (Francia) , Glons (Belgio) , Nizza (Francia).Torrejon non è una base qualsiasi, ma era ,all'epoca, la sede del 401st Tactical Fighter Wing, dell'Us Air Forces in Europa. Significa Stormo da caccia tattico e controllava tutto il mediterraneo occidentale». L'ipotesi che Luigi Di Stefano Avanza nel libro su Ustica, sulla base dello studio dei documenti trovati, è quindi che la famosa traccia KA011, con codice 45 Kilo, la più importante per la lettura di quanto accaduto la notte del 27 giugno 1980, sarebbe stata «creata dal sito radar della Nato di Torrejon, in Spagna, e non dal sito radar di Marsala, come avevano detto nella perizia radaristica nel 1997». «La traccia KA011 -osserva infine l'autore- è una falsa traccia che appare sul radar di Marsala tre ore e mezza dopo il disastro, creata dal sito radar militare di Torrejon, in Spagna. Durante la sua prima ora di vita essa replica le caratteristiche di volo di AJ450, quota elevatissima, velocità bassissima, e probabilmente è gestita da un programma di simulazione per replicare e riconoscere la tecnica di inganno che era stata messa in atto».
(Adnkronos)USTICA: MORTO EX PRESIDENTE ITAVIA ALDO DAVANZALI
ANCONA, 26 MAG - L'ex presidente dell' Itavia Aldo Davanzali è morto questa sera a Loreto, in ospedale, all'età di 83 anni. Era malato da tempo e negli ultimi mesi le sue condizioni si erano aggravate. Il nome di Davanzali è legato alla tragedia del DC9 di Ustica, inabissatosi in mare con 81 passeggeri a bordo la notte del 27 giugno 1980. Il velivolo faceva parte della flotta dell' imprenditore di Sirolo, che dopo la strage fu ingiustamente accusato di aver armato una «bara volante» e vide crollare il suo impero industriale. Davanzali però, ex partigiano 'biancò durante la seconda guerra mondiale, non si arrese mai alla tesi del cedimento strutturale dell' aereo, e si battè per anni perchè i generali dell' aeronautica militare accusati di depistaggio sulle vere cause della tragedia, venissero condannati. La sentenza di primo grado del 2004 «gli ha di fatto dato ragione - ricorda stasera il legale dell'imprenditore, l'avvocato Mario Scaloni - anche se avevamo presentato appello perchè in secondo grado agli imputati fosse contestato il reato più grave di alto tradimento e intralcio dell'esercizio di governo». Dallo Stato Davanzali pretendeva un risarcimento danni materiali e morali per 1.750 miliari di vecchie lire. «Era un uomo di straordinaria intelligenza, inventiva e tenacia» dice Scaloni; «non si arrendeva mai e ha sempre creduto che un giorno avrebbe ottenuto giustizia». L'industriale lascia due figlie.
(ANSA)USTICA: MORTO DAVANZALI; DUCA (DS), DICEVA 'SOLO PCI MI AIUTA'
ANCONA, 28 MAG - Dopo la strage del Dc 9 di Ustica l' allora presidente dell' Itavia Aldo Davanzali vide crollare tutte le aziende del suo gruppo industriale - dalla compagnia aerea ai rimorchiatori - sotto l' accusa immotivata di aver mandato a morire 81 persone su un aereo insicuro. E a difenderlo trovò »solo i comunisti«, lui che di sinistra certo non era, e che richieste di »favori e soldi da esponenti politici di governo« diceva di averne ricevute tante, ma mai dal Pci. A ricordarlo, rivelando una vecchia conversazione con l' imprenditore, morto giovedì scorso a 83 anni dopo una lunga malattia, è il diessino Eugenio Duca, che aveva conosciuto Davanzali negli anni '70, all' epoca delle trattative per il primo contratto italiano per la continuità del rapporto di lavoro dei marittimi, siglato proprio dal gruppo Davanzali. »Dopo la strage di Ustica del 27 giugno 1980 - racconta Duca - vivemmo mesi difficili, e ci demmo da fare per salvaguardare i lavoratori del gruppo«. »Un giorno Davanzali mi chiamò nel suo ufficio. Era distrutto, sembrava che il mondo gli stesse cadendo addosso. Mi disse: 'Sa cosa ho fatto di grave?' Ho rilasciato un' intervista televisiva in cui ho detto che non c' è stato alcun cedimento strutturale, e che l' aereo è stato abbattuto. Da allora nessuno mi conosce più! Ho fatto tre giorni di anticamera dal ministro senza essere ricevuto, e l' Imi mi ha revocato le garanzie sui lavori in Libià«. »'In questo ufficio - disse l' industriale a Duca - sono passati tanti esponenti politici di governo a chiedere favori e soldi. Che strano, solo i comunisti non sono mai venuti, e oggi sono solo il Pci e i suoi uomini che tentano di aiutarmì«. »Purtroppo - commenta Duca - le cose andarono poi come sono andate. Salvammo i lavoratori, che si costituirono in cooperativa, e con Davanzali restò vivo un rapporto personale di stima e reciproca lealtà. Mi dispiace che se ne sia andato, e soprattutto che non abbia potuto vedere il risarcimento per l' infamia subità«. Per le concessioni aeree perdute, e per aver dovuto cedere anche tutte le attività marittime, immobiliari, edili e del wellness, che davano lavoro a 2.000 persone, Davanzali aveva chiesto allo Stato un risarcimento danni di 1.750 miliardi di vecchie lire, che aspettava ancora. Così come aspettava il processo di secondo grado ai generali dell'Aeronautica accusati di depistaggio. I funerali dell' ex presidente dell' Itavia si svolgono questo pomeriggio a Sirolo.
(ANSA)USTICA: FRAGALÀ (AN) FORSE OPERA TERRORISTA CARLOS
ROMA, 1 GIU - L'attentato di Ustica potrebbe essere opera del terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, detto «Carlos lo sciacallo», legato ai Paesi dell'Est. È questa la tesi che viene sostenuta in una lunga dichiarazione dal deputato Enzo Fragalà, capogruppo per An in commissione Mitrokhin. Dopo avere attentamente letto i documenti in possesso della commissione, il parlamentare è arrivato ad alcune conclusioni: la più rilevante riguarda la forte analogia esistente tra le modalità dell' «incidente» di Ustica e un attentato che nel settembre del '74 colpì un aereo della Twa che cadde nel mar Ionio a largo di Corfù. 88 furono le vittime. Fragalà rivela che secondo una nota dei servizi di sicurezza italiani dell'anno successivo nell'attentato c'era lo zampino del gruppo di Carlos e proprio a questo gruppo - sottolinea l'esponente di An - andrebbero attribuite le numerose stragi che insanguinarono l'Italia e l'Europa negli anni '70 e '80. Non solo Ustica, ma anche la strage di Bologna e l'attentato al treno Italicus. I servizi di sicurezza italiani, in collaborazione con quelli stranieri, avrebbero ricostruito - secondo quanto riferisce Fragalà - la rete di contatti che il gruppo di Carlos intratteneva a scopi terroristici con altre organizzazioni paramilitari. La commissione sarebbe quindi risalita ad alcuni testimoni ancora in vita di quegli anni di terrore. Fragalà assicura che verranno presto ascoltati.
(ANSA)USTICA: BONFIETTI, LA BATTAGLIA NON È FINITA
BOLOGNA, 22 GIU - «La battaglia non è finita. Chiediamo che le istituzioni ci siano vicine per trovare chi ha abbattuto l'aereo». Daria Bonfietti, presidente dell' associazione fra i familiari delle vittime per la strage di Ustica (27 giugno 1980) in occasione della presentazione delle manifestazioni per il 25 anniversario della strage ha chiesto che le istituzioni (innanzitutto Comune e provincia di Bologna, insieme alla regione Emilia-Romagna) aiutino l' associazione a mettere in piedi iniziative per coinvolgere quei paesi (Francia, Inghilterra, Usa e Libia) che «non hanno mai collaborato con la magistratura italiana». L' obiettivo è sempre quello di ricostruire cosa accadde quella notte, cosa ci facevano nei cieli italiani i diversi aerei in volo e chi abbattè il Dc9. «Vogliamo sapere chi ha ucciso 81 cittadini italiani». Piena sintonia da parte del sindaco Sergio Cofferati che ha promesso il sostegno dell' amministrazione comunale all'azione dell' associazione. «C'è bisogna di iniziativa politica perchè è stata appurata solo una parte della verita», dopo la condanna dei generali dell' aeronautica. «Sarà decisivo – ha detto ancora Cofferati - il contribuito che verrà dai paesi della Ue e dagli Stati Uniti per conoscere in dettaglio ciò che ci è stato finora nascosto». Lunedì prossimo, anniversario della strage, l' associazione fra i familiari sarà ricevuta in sala Rossa a Bologna per ribadire ai rappresentanti della varie istituzioni la richiesta di sostegno mentre alla sera è in programma un concerto nel chiostro di Santa Cristina a Bologna con l'orchestra Bruno Maderna che eseguirà musiche di Richard Strauss. Nella stessa giornata verrà proclamato il vincitore del Premio Ustica per il teatro di impegno civile e sociale. Altre iniziative sono in programma a Palermo ed a Monreale dove verrà inaugurato un monumento. Intanto Bonfietti ha annunciato che sono partiti i lavori per la realizzazione nel capoluogo emiliano del Museo della Memoria nell' ex deposito Zucca in via di Saliceto. «Ci vorrà un anno o poco più per completare il manufatto - ha precisato la presidente dell' associazione - poi si dovrà completare l' arredo del museo per trasferirvi fra l'altro il relitto del Dc9 ora custodito in un hangar dell' aeroporto romano di Pratica di Mare».
(ANSA)USTICA: IN UN LIBRO PM E AVVOCATO RICORDANO VERITÀ E BUGIE
PALERMO, 22 GIU - L'aereo DC9 di linea Bologna-Palermo sarebbe caduto la sera del 27 giugno 1980 nei pressi di Ustica a causa di agenti esterni, un missile o una collisione, e la tragedia è stata coperta da bugie e depistaggi. Attorno a questa convinzione ruota il libro «IH870 Il volo spezzato» scritto da Erminio Amelio e Alessandro Benedetti, per Editori Riuniti (398 pagine – 18 euro). Gli autori di questo volume che ha come sottotitolo «strage di Ustica: le storie i misteri, i depistaggi, il processo», sono il pm che ha sostenuto in aula l'accusa contro i quattro generali dell'Aeronautica militare, e uno degli avvocati delle vittime che si sono costituite parte civile. Il libro, che verrà presentato domani sera a Palermo alla libreria Flaccovio di via Ruggero Settimo, racchiude una gigantesca indagine basata sulle testimonianze e sulle perizie, e poi sugli atti del processo che si è svolto davanti alla Corte d'assise di Roma, che ha assolto gli imputati, in cui è stato possibile ricostruire gli attimi della caduta dell'aereo e della morte di 81 persone. Ed è stato scoperto che cosa è successo a terra: chi dubitava, chi sapeva, chi ha taciuto, chi ha depistato. Il pm Erminio Amelio e l'avvocato Alessandro Benedetti, protagonisti del dibattimento, forniscono sulla base degli atti e della sentenza che il libro riproduce, la prima, impressionante, documentata ricostruzione della sera della tragedia e dei giorni delle bugie che hanno poi cercato di «uccidere la verità ». «Durante lo svolgimento del processo - scrivono Amelio e Benedetti nella presentazione - abbiamo avuto molte occasioni di parlare con colleghi e amici del caso Ustica e abbiamo capito che l'opinione generale su cosa fosse realmente successo la sera del 27 giugno 1980 e nelle settimane successive era molto distante da quanto stava emergendo nell'aula della Corte d'assise di Roma». «Ciò dipendeva - proseguono - dalla parzialità e incompletezza delle informazioni che per lunghi anni hanno caratterizzato un'inchiesta giudiziaria che non ha eguali nella storia della nostra Repubblica e dall'affermarsi, a volte, di analisi e ricostruzioni di pura fantasia. Abbiamo imparato, inoltre, a capire che l'opinione pubblica non comprende appieno come si svolga un processo di così vaste dimensioni, quali siano le sue due dinamiche processuali e umane, le sue fasi, i suoi protagonisti, e soprattutto cosa abbia accertato la terza sezione della Corte d'assise». Amelio e Benedetti spiegano, infine, che l'idea di scrivere il libro è arrivata per far conoscere non solo «la mera trasposizione della sentenza», ma anche «i nostri ricordi personali del e sul processo, le storie delle vittime, i sentimenti vissuti dai loro familiari, l'interpretazione dei fatti dati dalle diverse parti processuali, le telefonate tra i vari siti dell'Aeronautica militare italiana registrate quella notte, le numerose perizie tecniche». «Tutto questo - concludono gli autori - per dare al lettore l'idea di cosa avviene in un'aula giudiziaria e svelargli i misteri, i depistaggi, le bugie, le false ricostruzioni e alcune verità di parte poi risultate infondate».
(ANSA)MUSEI: A BOLOGNA APRIRÀ ESPOSIZIONE SULLA STRAGE DI USTICA
Bologna, 22 giu. - Il relitto del Dc 9, abbattutto il 27 giugno del 1980 nei cieli sopra Ustica, tra poco più di un anno sarà trasferito dall'hangar militare di Pratica di Mare (Roma) nei padiglioni di via Saliceto a Bologna, dove sorgerà il nuovo museo sulla strage che 25 anni fa costò la vita a 81 civili, tra cui molti bolognesi e siciliani. Lo ha annunciato oggi a Palazzo D'Accursio la presidente dell'Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica di Bologna e seantrice diessina Daria Bonfietti, nel presentare alla stampa, insieme al sindaco Sergio Cofferati, le iniziative in programma sotto le due torri in occasione del 25esimo anniversario del disastro aereo. Il prossimo 27 giugno, infatti, si terrà un incontro tra i rappresentanti delle istituzioni e i parenti delle vittime alle 11 presso la sala rossa del Comune, mentre alle 21 il chiostro di Santa Cristina ospiterà prima la premiazione del vincitore del «Premio Ustica per il teatro di impegno civile» istituito dall'Associazione parenti delle vittime e a seguire un concerto per soprano e orchestra promosso dalla Fondazione musicale «Ino Savini». La giornata, organizzata dall'Associazione, è promossa dal Comune e dalla Provincia di Bologna, dalla Regione Emilia Romagna e dall'Università felsinea. «Il compito della magistratura oggi è terminato - ha precisato Bonfietti - ma ora sta alla politica, alle istituzioni locali, nazionali e europee stare vicino ai parenti delle vittime e essere al fianco dell'Associazione nelle azioni volte ad accertare perchè alcuni Paesi come gli Usa, la Francia, l'Inghilterra e la Libia non abbiano ancora collaborato in maniera esauriente». Un appello subito accolto dal sindaco Cofferati che ha ribadito che «il Comune intende continuare a sostenere l'associazione dei parenti delle vittime». «Bisogna tenere vivo il tema, attraverso l'esercizio della memoria di una strage che ha colpito da vicino Bologna e quindi attraverso inziative culturali e il museo - ha concluso il primo cittadino -ma serve anche un'azione più strettamente politica per conoscere anche in dettaglio ciò che è stato nascosto».
(Adnkronos)STRAGI: USTICA 25 ANNI DOPO, UNA TRAGEDIA SENZA COLPEVOLI
Roma, 26 giu. - Alle ore 20,59 minuti e 45 secondi del 27 giugno 1980 si compie una tragedia che a 25 anni di distanza, resta senza colpevoli: Sul punto di coordinate 39°43'N e 12°55'E scompare dallo schermo radar un velivolo civile, è il DC-9 I-Tigi della società Itavia, in volo da Bologna a Palermo, con a bordo 81 persone, 78 passeggeri, di cui 13 bambini, e tre uomini di equipaggio. Il velivolo si è inabissato al largo di Ustica. Il DC-9 volava con la sigla IH-870 ed imboccò l'aerovia Ambra 13, dopo aver sorvolato l'isola di Ponza. Da lì avrebbe proseguito fino a Palermo. L'ultimo contatto radio con il centro di Roma Fiumicino risultava positivo: il co-pilota Enzo Fontana confermò che nessun ritardo era previsto per l'atterraggio a Punta Raisi. Alle 20.59 e 45 secondi i radar registrarono l'ultima battuta dal trasponditore del DC-9. Poi calò il silenzio, tutte le comunicazioni si interruppero all'improvviso e il volo Itavia 870 scomparve dagli schermi. Quattro minuti più tardi a Fiumicino il controllore di volo Corvari cercò di rimettersi in contatto con il DC-9, ma senza risultato. Nemmeno un velivolo dell'Air Malta che volava in quel momento sulla stessa aerovia, a 83 miglia di distanza, riuscì a contattare il Capitano Domenico Gatti ed il suo equipaggio. A quel punto l'aereo era già precipitato. Ci fu quasi subito un febbrile scambio di comunicazioni, come si è potuto ricostruire più tardi, tra i centri radar dell'Aeronautica e tra questi e il Comando della regione aerea di Martina Franca, in Puglia. In sede processuale emerse poi che alcuni nastri delle postazioni radar militari che coprivano l'area furono cancellati, i registri delle presenze alterati, la registrazione fonica effettuata a Licola fu fatta sparire e Martina Franca affermò di non aver mai ottenuto la trasmissione di quei dati che, secondo una prassi usuale, vengono inviati dagli altri centri sotto il suo controllo. I soccorsi furono effettivamente allertati una decina di ore dopo il disastro: quello che si potè ritrovare del DC-9 furono soltanto frammenti e numerosi corpi che galleggiavano a pelo d'acqua, orribilmente mutilati. La gran parte del velivolo era già affondata. Per circa due anni il disastro venne attribuito ad un cedimento strutturale dell'aereo, poi si parlò di una bomba a bordo, quindi di una battaglia aerea tra velivoli Usa e Libici, e ancora di un'esercitazione Nato finita male per il mancato rispetto delle regole. Un quarto di secolo di indagini e processi, fra depistaggi e omissioni, non hanno portato ad attribuire la responsabilità di quanto avvenne quella sera. Nel 1999 il Giudice Rosario Priore scriveva che «l'incidente al DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il DC-9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto». Di aver contribuito a questa mancata chiarezza sono stati accusati esponenti dell'Aeronautica Militare Italiana, che avrebbero taciuto informazioni in loro possesso o ne avrebbero fornite di fuorvianti alle autorità. E proprio su questo versante si è dipanata la vicenda processuale innescata dalla strage di Ustica, conclusasi con la sentenza della Corte di Assise che il 30 aprile del 2004 assolveva due di quattro alti gradi dell'Aeronautica in servizio all'epoca dei fatti e rinviati a giudizio nel 1999, per altri due il reato di alto tradimento è prescritto. La vicenda di Ustica, in questi 25 anni ha 'prodotto’ indagini giornalistiche, un film, un'opera teatrali e tanti libri. Ultimo in ordine di tempo è l'appena stampato «IH 870 Il volo spezzato», ovvero «La strage di Ustica: le storie, i misteri, i depistaggi, il processo», firmato da Erminio Amelio, fratello del regista Gianni Amelio, magistrato, attualmente nel pool antiterrorismo della Procura della repubblica di Roma, che ha sostenuto la pubblica accusa nel procedimento sulla strage. Coautore del libro è Alessandro Benedetti, avvocato penalista, che ha rappresentato la parte civile nel processo per la strage. Amelio e Benedetti, nel libro, forniscono una documentata ricostruzione, sulla base degli atti processuali, di quanto avvenne quella sera nel cielo di Ustica. Amelio ha annunciato il suo impegno per la realizzazione di un museo all'aperto che ospiti i resti del DC-9, a suo tempo recuperati nel corso di una lunga campagna di ricerca sottomarina e conservati da anni La città che potrebbe accoglierli è Bologna. A tenere viva l'attenzione in questi anni sulla tragedia di Ustica, e sui suoi misteri, hanno fortemente contribuito il film «Il muro di gomma», diretto da Marco Risi nel 1990, e un'opera teatrale, «I Tigi - Racconto per Ustica» scritto, insieme a Daniele Del Giudice, Da Marco Paolini, che è stato anche trasmesso da Rai due nel luglio del 2000.
(Adnkronos)USTICA: CIAMPI, COMMOSSO PENSIERO ALLE VITTIME 25/O ANNIVERSARIO
BOLOGNA, 27 GIU - Con un telegramma inviato alla senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime, il presidente Carlo Azeglio Ciampi ha voluto esprimere il proprio «commosso pensiero» alle 81 persone che persero la vita nel cielo di Ustica sul Dc9 Itavia la notte del 27 giugno 1980. «Nella ricorrenza del 25/o anniversario della drammatica strage di Ustica - ha scritto il capo dello Stato - rivolgo innanzitutto il mio riverente e commosso pensiero a tutti coloro che, passeggeri di quello infausto volo, persero la vita nella terribile notte del 27 giugno 1980. Ai loro familiari, ai quali mi sento sempre molto vicino, vanno i sentimenti della mia partecipe solidarietà e il conforto per un dolore che è da me compreso e condiviso. Con viva cordialità». Il messaggio di Ciampi è stato letto nella sala Rossa del Comune di Bologna dalla senatrice Bonfietti, al cui fianco era il sindaco del capoluogo emiliano Sergio Cofferati. Alla cerimonia per l' anniversario della tragedia che colpì il volo Itavia che da Bologna era diretto a Palermo, erano presenti diversi parenti delle vittime oltre ai rappresentanti delle istituzioni locali, dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia. «È chiaro quello che è successo - ha detto fra l'altro Cofferati - ed è stato l'abbattimento di un aereo in uno scontro tipico dei conflitti, di una guerra mai dichiarata». Il sindaco, unitamente a Bonfietti, ha poi sottolineato come sia «necessaria un'azione politica» anche per far sì che «nazioni europee aprano i loro archivi e dicano quello che è stato nascosto».
(ANSA)USTICA: COFFERATI, ORA CHIARIRE VERITÀ STORICA
Bologna, 27 giu. - «Alla verità giudiziaria adesso occorre aggiungere il restante, cioè la verità storica deve avere gli elementi che ancora mancano». Questo l'appello del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che ha pronunciato nel corso della cerimonia di commemorazione della strage di Ustica, 25 anni fa il 27 giugno del 1980, che si è tenuta questa mattina a palazzo D'Accursio. «Ci sono stati atti -ha sottolineato Cofferati- che sono stati individuati e sanzionati per quanto riguarda le responsabilità da parte dei magistrati relativi alle autorità militari, che nascosero a lungo la verità di quello che era capitato nel cielo di Ustica». Se, dunque, da parte della magistratura il tragico episodio ha trovato l'epilogo con il riconoscimento delle colpe di quanti, pur sapendo, omisero di riferire alle istituzioni ciò che era accaduto, ancora alcuni importanti tasselli devono essere recuperati per una completa ricostruzione storica di quanto avvenuto. Per questa ragione, chiede il primo cittadino di Bologna, «bisogna acquisire elementi di coscienza da parte dei paesi che avevano nel cielo di Ustica, come è stato comprovato, i loro aerei quella notte in una azione che aveva le caratteristiche di una azione di guerra, in un momento nel quale non c'era nessuna guerra dichiarata in nessuna parte del Mediterraneo». «Questa parte di verità -osserva il sindaco- va ancora acclarata ed è importante che, a questo punto, agiscano le istituzioni e agisca la politica». Il sindaco di Bologna, infine, rivolgendosi alla senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, ai parenti presenti nella sala Rossa del palazzo comunale ha promesso la collaborazione da parte del Comune e delle istituzioni locali per portare a termine «questo ulteriore tratto di cammino e arrivare al completamento della verità». Cofferati ha anche ricordato che a breve verrà aperto il 'Museo della memorià, che conterrà ed esporrà al pubblico i resti del DC-9, abbattuto nei cieli di Ustica. (Adnkronos)
USTICA: COFFERATI, MANCANO ANCORA ELEMENTI A VERITÀ STORICA
BOLOGNA, 27 GIU - «Mancano ancora elementi alla verità storica» della strage di Ustica, che la notte del 27 giugno 1980 inghiottì il Dc-9 Itavia e le 81 persone a bordo: lo ha ricordato il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, parlando nella sala Rossa del comune davanti a parenti delle vittime e autorità in occasione delle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario. «Rimangono zone oscure nell'abbattimento del Dc-9 - ha detto Cofferati – che resta una pagina oscura e inquietante: Ustica è una delle ferite dolorose inferte alla comunità bolognese». Un dolore cui non si è rassegnata l'associazione dei parenti delle vittime, presieduta dal senatore Ds, Daria Bonfietti: «Un'azione meritoria - ha aggiunto il sindaco - quella volta alla verità, che ha anche contribuito a ridare credibilità alla giustizia». Però, questo «deve essere considerato un primo approdo, non esaustivo». Bonfietti, che ha ringraziato sindaco e personalità, ha faticato a trattenere la commozione: «Ci sentiamo di aver portato uno spezzone di verità e la magistratura, seppure dopo 24 anni, ha scritto una pagina dalla quale non si può tornare indietro. Quella notte, nel cielo di Ustica, c'era la presenza chiara di altri aerei. Quell'aereo si è trovato all'interno di un episodio di guerra aerea non dichiarata». Poi, ha puntato il dito contro gli ex generali dell'Aeronautica assolti nella sentenza della Corte d'Assise di Roma il 30 aprile 2004: «I generali Luciano Bartolucci e Franco Ferri (rispettivamente capo e sottocapo di Stato maggiore dell'Aeronautica nel 1980, ndr) non sono stati assolti perchè innocenti: una colpa c'è, ma è intervenuta la prescrizione. Quei signori sapevano e non hanno riferito all'autorità politica. Questa è la grande menzogna di uomini degli apparati dello Stato». Per i due alti ufficiali, i giudici stabilirono il «non doversi procedere» poichè il reato di altro tradimento commesso con atti diretti a turbare le attribuzioni del Governo era «estinto per intervenuta prescrizione». Ora Bonfietti chiede che sia scritta tutta la verità: «Dobbiamo capire chi voleva abbattere chi: vogliamo sapere lo scenario di quella notte, per riappacificare il nostro dolore». Bonfietti ha poi ricordato le reticenze di alcuni Stati alleati: «E non è una cosa indifferente, che riguarda solo noi parenti delle vittime di Ustica, perchè poi c'è stato il Cermis, e ora il rapimento da parte di agenti della Cia di una persona sul territorio italiano». Cofferati ha chiuso ribadendo la sensibilità delle istituzioni: «Saremo al vostro fianco», anche con un museo della Memoria, dentro al quale saranno pure conservati alcuni dei frammenti dell'aereo. Alla cerimonia hanno partecipato anche il presidente della Provincia, Beatrice Draghetti, il vicepresidente della Giunta regionale, Flavio Delbono, il comandante regionale dei Carabinieri, generale Maurizio Gualdi, e quello della Guardia di Finanza, generale Flavio Zanini.
(ANSA)USTICA:BONFIETTI,VITTIME DC9 ITAVIA COME QUELLE DELLE STRAGI
ROMA, 27 GIU - Una proposta sottoscritta da 51 senatori, di opposizione ma anche di maggioranza, chiede di estendere anche ai familiari delle vittime della strage di Ustica e dei delitti della Uno Bianca i benefici già riconosciuti per legge ai parenti delle vittime di terrorismo. L'iniziativa è della senatrice Daria Bonfietti. Tanti i firmatari di tutte le forze politiche rappresentate in Senato: Walter Vitali, Guido Calvi, Franco Chiusoli, Giancarlo Pasquini, Antonio Vicini e Lanfranco Turci dei DS, Stefano Boco, Giampaolo Zancan e Loredana De Petris dei Verdi, Albertina Soliani e Nando Dalla Chiesa della Margherita, Achille Occhetto (Cantiere), Tommaso Sodano (Prc), Alessandro Forlani (Udc), Roberto Salerno (An), Cesare Marini (Sdi). «Con la nostra proposta - spiega la senatrice Daria Bonfietti – vogliamo rimediare ad una inaccettabile discriminazione subita dalle famiglie delle vittime di Ustica, ma anche di quelle dei crimini legati alla cosiddetta Uno Bianca. Per quanto riguarda Ustica, in particolare, è un'ingiustizia che si aggiunge ad altra ingiustizia. Chi ha perduto un parente in quella strage ha già dolorosamente pagato, non solo con il lutto, ma anche a causa della lentezza della giustizia». Per troppi anni «queste famiglie hanno visto rallentato, o in qualche caso negato, il loro diritto ad una piena giustizia dalla eccezionale lentezza delle indagini. ostacolate o anche impedite da comportamenti colpevoli o 'deviatì di appartenenti ad apparati dello Stato». «Rimane il fatto che i cittadini colpiti da due tragiche vicende, come la Uno Bianca e Ustica, vengono esclusi, aggiungendo sofferenza a sofferenza, da una legge meritevole che invece dovrebbe costituire, in qualche modo, motivo di riappacificazione e serenità. Di qui la scelta di presentare un nuovo provvedimento, specificando bene i casi della Uno bianca e di Ustica, nella certezza di interpretare un domanda di giustizia e il sentimento popolare che ha seguito con tanta partecipazione queste vicende considerandole sempre azioni criminali di terrorismo», conclude la Bonfietti.
(ANSA)USTICA:RIZZO(PDCI), INTERROGAZIONE UE PER FAR LUCE SU STRAGE
ROMA, 27 GIU - «Ho presentato, proprio oggi, una interrogazione al Consiglio ed una alla Commissione per sollecitare le istituzioni europee ad adoperarsi per verificare il reale contributo alle indagini da parte degli Stati coinvolti nella strage di Ustica, in particolare degli Stati membri. Potrebbe peraltro essere un primo piccolo ma significativo (dal punto di vista simbolico) passo verso la consapevolezza lenta ma progressiva di una coscienza europea». Lo afferma l'europarlamentare dei Comunisti Italiani Marco Rizzo. «L'interrogazione - aggiunge - a cui hanno aderito altri colleghi europarlamentari del centrosinistra», risponde al «dovere di andare oltre la verità giudiziaria e rendere ai familiari giustizia piena, considerata la gravità dell'azione di guerra non dichiarata (81 civili ignari ed innocenti persero la vita), e che vi sono Stati che hanno nei loro archivi documentazione utile inerente i fatti, come la Francia, la Gran Bretagna, la Libia e gli Stati Uniti». «Chi sa, parli - esorta Marco Rizzo - Chi sa, aiuti ad aggiungere al mosaico che familiari, avvocati, magistrati e giornalisti, animati da senso di giustizia e spirito di verità, hanno pervicacemente continuato a costruire, gli ultimi tasselli. Venticinque anni di strada in salita, fatta di omissioni, depistagli, menzogne, ma finalmente l'opera comincia a prendere forma». «La strage negata - spiega l'esponente dei Comunisti italiani - non è più celabile, le tesi della bomba e del cedimento strutturale dell'aereo, tra l'altro sostenute fino all'anno scorso - non si capisce bene a che titolo - dallo stesso ministro Giovanardi, vengono smentite da una sentenza di Tribunale. La Corte d'Assise di Roma ha ritenuto colpevoli di Alto tradimento i vertici dell'aeronautica militare del tempo per non avere informato la magistratura della presenza di aerei militari nelle vicinanze del Dc9 al momento del disastro». «Quella notte - conclude Rizzo - sui cieli di Ustica qualcuno combatteva una guerra».
(ANSA)USTICA: BERTINOTTI, ANCHE OGGI INSOPPORTABILI INGERENZE CIA
ROMA, 27 GIU - «Il paese ritrovi autonomia e sovranità. Nell'anniversario della tragedia di Ustica, risulta ancor più insopportabile sapere che i servizi segreti Usa, come nel caso di Milano, possono considerare il territorio nazionale come casa loro. Il tema dell'autonomia e della sovranità della Repubblica si impone come un problema politico di primaria grandezza per il Paese». Lo afferma il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti. «Dopo 25 anni - continua - ancora un silenzio assordante su una delle purtroppo tante tragiche storie che hanno minato la credibilità della Repubblica, anche per l'incapacità della classe dirigente del Paese di difendere la sua autonomia e la sua onorabilità ».
(ANSA)USTICA: NICOTRA(PRC), USA E NATO NASCONDONO VERITÀ SCOMODE
ROMA, 27 GIU - «La vicenda dell'abbattimento del DC9 dell'Itavia nei cieli di Ustica chiama in causa da ormai 25 anni l'incredibile dispositivo militare Usa e Nato dispiegato nel nostro Paese. Una militarizzazione delle nostre coste e del nostro mare che non solo non servì a sventare la strage di 81 innocenti ma che, con grande probabilità, finì per provocarla». Lo dichiara Alfio Nicotra, responsabile nazionale del Dipartimento Pace del Prc. «C'era una portaerei Usa in rada a Napoli che non vide niente – prosegue Nicotra -, c'era intenso traffico aereo americano intorno all'area di cui si è ostinatamente cercato di nascondere le tracce. C'erano radar come quelli di Marsala che miracolosamente si spensero proprio nei minuti della tragedia lasciando un buco sui nastri più che sospetto. Per non parlare della Clemanceu e dei radar francesi nelle basi in Corsica anche loro sorprendentemente ciechi». «La domanda che si sono posti gli italiani in questi 25 anni – continua l'esponente del Prc -è: a che è servita,e serve, la Nato se non è riuscita a dare neanche uno straccio di elemento su ciò che avvenne quel maledetto 27 giugno sui cieli di Ustica?. E poi perchè questo continuo castello di menzogne? Quale inconfessabile segreto si nasconde dietro questa strage?» «Probabilmente - osserva Nicotra - ragioni di realpolitik imposero il silenzio. Bisognava dislocare i missili nucleari Cruise a Comiso e tutta Europa era investita da manifestazioni pacifiste. Dire la verità su Ustica significava pregiudicare i progetti di riarmo di Reagan? Ma se questo era vero allora perchè ancora si continua a tacere e depistare?» «Certo è - conclude - che non ci daremo pace finchè non avremo verità e giustizia per le 81 vittime di Ustica».
(ANSA)USTICA: PAGLIARULO, GOVERNO RIAPRA IL CASO
ROMA, 27 GIU - «Il caso Ustica non è chiuso. Non abbiamo dimenticato che il processo contro le autorità militari accusate di alto tradimento si è concluso con tre assoluzioni e due prescrizioni perchè il 'delitto stesso è estintò.» dice Gianfranco Pagliarulo, senatore del Pdci e direttore de 'La Rinascita della sinistra«. »I reati prescritti riguardano - ricorda - 'l'omesso riferimento alle autorità politiche dei risultati delle analisi dei tracciati radar di Fiumicino-Ciampinò e 'l'aver fornito informazioni errate alle autorità politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aereì«, aggiunge. »Dunque aveva ragione il giudice Priore quando parlò nel '99 di 'azione militare di intercettamentò. Perchè sono avvenuti questi tentativi di insabbiamento, oramai provati dalla magistratura? Perch, il ministro Giovanardi scriveva il 20 agosto 2003 perch, 'senza più ombra di dubbio, l'ipotesi avente maggior riscontro oggettivo (...) è quella dell'esplosione di una bomba nella toilette del Dc9?'. Perchè Giovanardi ha dichiarato a priori l'innocenza dei militari imputati di alto tradimento? Il problema è di rispetto delle vittime e per i loro familiari, ai quali è doveroso estendere i benefici previsti dalla legge per i familiari delle vittime del terrorismo«. »Ma il problema è anche di dignità e sovranità nazionale, come confermato da recenti e drammatici episodi come l'assassinio di Calipari e il sequestro a Milano dell'imam radicale Abu Omar da parte della Cia. Il governo italiano la finisca di fare lo struzzo. Riapra il caso Ustica e chieda formalmente e solennemente di aprire gli archivi a Francia, Gran Bretagna, Libia e specialmente Usa«, conclude.
(ANSA)USTICA: LEGALE PARENTI VITTIMA ANNUNCIA AZIONE CIVILE
RIETI, 27 GIU - Parte da Rieti, in concomitanza con il 25/o anniversario della tragedia di Ustica, un nuovo capitolo su quello che rimane uno dei grandi misteri della storia recente italiana. L' avvocato Gianfranco Paris, legale di Pierpaola Succi, madre della piccola Giuliana Superchi, 9 anni, la quale si trovava sul Dc 9 precipitato la sera del 27 giugno 1980, ha annunciato che avviera' a breve un' azione civile di risarcimento. ''Ho deciso di rinunciare per conto della signora Succi alla costituzione di parte civile - ha spiegato il legale - nell'ambito del procedimento di appello alla sentenza pronunciata il 30 aprile 2004 dalla Terza Corte di Assise di Roma in quanto ritengo che proprio tale decisione abbia aperto una buona via per chiedere un sostanzioso risarcimento del danno attraverso una causa civile, il cui inizio potrebbe portare a due sbocchi concreti: una possibile transazione od in alternativa una legge specifica sul caso Ustica con la quale lo Stato deliberi di comportarsi come fatto con la legge che indennizza le vittime del terrorismo''. Secondo l'avvocato Paris i fatti attribuiti ai due generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri circa l' omesso riferimento al Governo nel luglio 1980 dei risultati delle registrazioni del radar 'Marconi' e la disinformazione in merito al possibile coinvolgimento nel disastro di altri aerei (fatti dichiarati prescritti), ''hanno di fatto impedito l'attivazione immediata del Governo e della stessa forza armata, indispensabile per sciogliere il nodo sulle verita' del disastro di Ustica''. ''Tali presupposti - continua - inducono a ritenere fondata un'azione civile risarcitoria nei confronti dei due generali, che e' possibile estendere anche allo Stato, visto che i gravissimi fatti addebitati ai due funzionari hanno inciso in modo rilevante sulla chance che gli eredi-congiunti avevano di conseguire un risarcimento nei confronti dei responsabili rimasti ignoti. Una strada molto piu' sicura rispetto a quella, in prospettiva lunghissima, che gli altri legali delle vittime stanno compiendo facendo appello alla sentenza del 30 aprile 2004''.
(ANSA)USTICA: BONFIETTI, BISOGNA AVERE FORZA DI ANDARE AVANTI
ROMA, 28 GIU - «Mai come oggi si deve avere la forza di andare avanti. Occorre che istituzioni e politica pretendano che i responsabili della strage vengano fuori». È il messaggio che la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'associazione parenti vittime di Ustica, ha voluto lanciare nel corso dell'incontro-dibattito promosso dalla stessa associazione insieme con Arci e Comune di Roma, a 25 anni dalla strage di Ustica in cui morirono 81 persone, tra cui 12 bambini. «Ustica: quando la verità è dignità» è stato il titolo dato all'incontro, introdotto dal giornalista Andrea Purgatori e al quale hanno partecipato, tra gli altri, i senatori Nicola Mancino, Achille Occhetto, Gianfranco Pagliarulo e Luigi Malabarba. «Occorre una volontà politica forte per chiedere a Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Libia - ha continuato Bonfietti - cosa ci facevano quella notte nei nostri cieli. Spero che i parlamentari mi diano la possibilità di capire cosa possiamo chiedere affinchè si scoperchi questa pentola. Dobbiamo sapere chi ha abbattuto un aereo civile in tempo di pace. Questa è la battaglia che, dopo la sentenza che c' è stata, ora dobbiamo continuare a fare». Ed è convinto che ci sia «bisogno della massima attenzione rispetto a quello che è senza dubbio uno dei misteri della nostra Repubblica» il senatore Nicola Mancino secondo cui «la politica rispetto a questa vicenda ha dei doveri che non possono essere quelli di una informazione elusiva». «Il Governo – ha continuato Mancino - deve sollecitare le autorità americane, inglesi, francesi e libiche per concorrere all'accertamento della verità. La magistratura deve continuare il suo corso e la politica deve aiutarla. Le vittime reclamano, ma chiedono al nostro paese di fare la loro parte». La riapertura del caso Ustica è stata chiesta con forza dal senatore dei Comunisti italiani, Gianfranco Pagliarulo, il quale ha voluto porre una domanda a suo avviso fondamentale, dando una risposta. «Quanti erano quel giorno i militari impegnati? - ha detto Pagliarulo - tanti, ed è lecito supporre che ci siano testimoni attivi di cosa sia avvenuto quella sera. Ecco, vanno rintracciati e ascoltati. Il caso Ustica deve essere riaperto e bisogna chiedere al Governo non solo di avviare le iniziative necessarie per riascoltare i testimoni attivi, ma anche di chiedere a tutti i paesi di aprire i loro archivi per far venire alla luce tutta la verità».
(ANSA)USTICA: OCCHETTO, FONDAMENTALE IL PROBLEMA DELLA SOVRANITÀ
ROMA, 28 GIU - Il problema della sovranità nazionale è stato più volte richiamato da Achille Occhetto, nel corso del suo intervento all'incontro promosso dall'Associazione parenti delle vittime, da Arci e Comune di Roma a 25 anni dalla strage di Ustica. «È evidente - ha detto Occhetto - che su Ustica il problema della sovranità italiana sia fondamentale. Possiamo dare forza alla magistratura nella ricerca della verità se togliamo i vincoli limitativi della nostra sovranità e se avremo un governo che non guardi in faccia nessuno». Anche il senatore Occhetto ha chiesto la riapertura del caso Ustica e la nuova discussione, non solo nelle aule giudiziarie, ma anche nelle aule parlamentari e istituzionali. Per il senatore di Rifondazione Comunista, Luigi Malabarba «è facile aprire un armadio pieno di prove, ma è difficile fare breccia in un muro di gomma». «A Ustica - ha continuato - occhi e orecchi hanno visto e udito. Gli Usa hanno impedito alla magistratura italiana di svolgere la propria attività. E questo non sarebbe stato possibile senza una complicità interna». «Fare in modo che su Ustica non scenda l'oblio», è stato, invece l'appello lanciato dal pm di Roma Erminio Amelio, che rappresentò la pubblica accusa nel processo di assise che nell'aprile del 2004 vide assolti tutti gli imputati nel processo per presunti depistaggi per la strage di Ustica. «Quella sentenza non ha azzerato nulla - ha continuato Amelio - ma ha fatto fare un passo in avanti. Davanti alla Corte d'Assise di Roma non si parlò di strage ma di depistaggi. Dobbiamo impegnarci ancora di più partendo da quella sentenza. Abbiamo salito un gradino e adesso cerchiamo di salire gli altri».
(ANSA)USTICA: OSS. ROMANO, SIMBOLO ASSOLUTO DEI MISTERI DI STATO
Roma, 1 lug. - Sulla strage di Ustica, «simbolo assoluto dei misteri di Stato», sulla morte di «quelle povere 81 persone innocenti si gioca evidentemente anche una guerra politica e diplomatica, in sfregio alla pietà». Lo scrive 'L'Osservatore Romano’ ricordando i 25 anni della tragedia del 27 giugno 1981, definendola «una delle vicende più inquietanti della storia repubblicana». «A venticinque anni di distanza -scrive il quotidiano della Santa Sede - nessuno, o pochissima luce, è stata fatta sulla tragedia nonostante la conclusione delle inchieste. Ad oggi, una sentenza ordinanza del giudice Priore ha accertato che l'incidente del Dc9 dell'Itavia avvenne nel corso di una azione militare di intercettamento. In quel cielo, quella giornata di giugno, sfrecciavano infatti aerei americani, inglesi, francesi e libici. Uno scenario di guerra. Per questo, secondo i parenti delle vittime, è necessaria una politica 'forte in grado di fare pressione su quei paesi’.Ora i familiari delle vittime attendono che alle apprezzate parole di solidarietà segua qualche impegno concreto».
(Adnkronos)USTICA: FIRENZE, PRESENTAZIONE DEL LIBRO «IL BUCO» DI LUIGI DI STEFANO
Firenze, 5 lug. - In occasione dei 25 anni dalla strage di Ustica (27 giugno 1980), giovedì 7 luglio, alle ore 17, presso la Sala del Gonfalone del Consiglio della Regione Toscana, a Palazzo Panciatichi, in via Cavour 2, a Firenze, sarà presentato al pubblico il volume « Il Buco. Scenari di guerra nel cielo di Ustica» edito da Vallecchi. Partecipano all'incontro il presidente del Consiglio regionale, Riccardo Nencini, Luigi Di Stefano, autore del libro, Nicola Novelli, direttore del giornale on line «Nove Firenze», e Umberto Croppi, direttore editoriale Vallecchi. L'autore, Luigi Di Stefano, ripercorre la sua personale esperienza, svoltasi nell'arco di quindici anni, nell'indagine giudiziaria sull«'affaire Ustica», iniziata nell'ottobre del 1989 come collaboratore del cronista de «La Repubblica» che si occupava della vicenda, e continuata dal 1995 in poi come perito di Parte Civile per conto dell'ex proprietario dell' Itavia, la compagnia a cui apparteneva il DC9 precipitato la sera del 27 giugno 1980. La ricostruzione dei fatti, basata sempre su elementi tecnici oggettivi riscontrabili sul relitto dell'aereo e sui dati radar, ricompone con lentezza ma con convincente sicurezza il gigantesco puzzle che alla fine mostra il quadro d'insieme della vicenda. E poichè la complessità della materia trattata è tale da necessitare di un supporto tecnico, difficilmente rappresentabile in un volume, l'autore ha pubblicato un sito web che ospita disegni, fotografie, animazioni, tabelle e link, attraverso i quali il lettore potrà approfondire e verificare quanto è stato riportato nel libro (www.seeninside.net). Gli elementi di novità, che derivano dalla attenta verifica degli elementi conosciuti e dalla progressiva conoscenza di quelli che rimanevano inspiegabili, conducono ad un quadro degli avvenimenti nuovo e completamente diverso da quanto ipotizzato finora.La presenza di un velivolo sconosciuto che sorvola la Sardegna circa quaranta minuti prima del disastro, una operazione di intercettazione avviata sullo stesso e poi abortita, un velivolo aggressore che si nasconde ai radar italiani con una operazione di guerra elettronica, una serie di tracce radar con codici di emergenza inviate al comando di settore di Martinafranca e infine una traccia simulata che ricostruisce la tecnica di inganno messa in atto dall'aggressore, traccia prodotta ed inviata sui radar italiani dal radar della catena Nato-Nadge di Torrejon, in Spagna, sede di un gruppo da caccia dell'aereonautica Usa. Secondo l'autore questo quadro, che trova precisi riscontri sulla tipologia di danni rilevati sul relitto fin da 1995, in interrogazioni parlamentari fatte a cavallo della strage (fra il 1979 e l'82), nelle risposte date dalla Nato nel 1987, non è potuto emergere in sede di indagine perchè nel periodo a cavallo fra la fine del 1989 e il 1990 una operazione di disinformazione eccezionalmente efficace, articolata sia sul settore mediatico che quello tecnico-giudiziaro, ha proposto uno scenario «sterilizzato», che pur fornendo ai media un quadro credibile e alla magistratura una «prova obiettiva» (forse l'unica ritenuta tale di tutta l'indagine), era stato in realtà prodotto a tavolino da chi sapeva che non avrebbe portato a nessun risultato processuale in termini di conoscenza della verità. L'autore, che ha già pubblicato un libro sull'argomento (F. Scottoni, L. Di Stefano, «Ustica, quel maledetto missile», edizioni Atlantis 1990) con questo nuovo lavoro riesce a portare il lettore in una vicenda di incredibile complessità con una esposizione fruibile e argomentazioni concettualmente e praticamente comprensibili. Luigi Di Stefano (Roma, 1952) tecnico di pluriennale esperienza e professionista nel settore della gestione di impianti tecnologici e sicurezza industriale, negli anni 1994-95 è stato nominato consulente tecnico di parte civile nel processo sulla strage di Ustica e ha continuato ad occuparsi della vicenda e a seguirne gli sviluppi.
(Adnkronos)STRAGE USTICA: PM AMELIO, DC9 ABBATTUTO DA MISSILE O COLLISIONE
Roma, 5 lug. - Il Dc9 di Ustica il 27 giugno 1980 fu abbattuto nel corso di una battaglia area e non da una bomba. «È altamente probabile che la causa della caduta del DC9 sia da attribuire ad un evento 'esternò al DC9 cioè ad una quasi collisione con altro velivolo o al lancio di un missile aria-aria che sono le due ipotesi che si possono logicamente e fattualmente collegare alla presenza di uno o più aerei accanto al DC9» afferma in un'interista al quotidiano on line 'Affari italiani.it' Erminio Amelio, magistrato della procura di Roma che ha rappresentato la pubblica accusa nell'ultimo processo per i fatti di Ustica e che è l'autore, con Alessandro Benedetti, l'avvocato di parte civile, del libro 'IH870 il volo spezzatò, pubblicato da Editori Riuniti e da poco in libreria, dedicato alla vicenda. Amelio, smessi i panni del giudice, ricostruisce le ottantuno esistenze spezzate la sera della strage. «L'ipotesi di una battaglia aerea è stata ritenuta sussistente dal giudice Priore nella sentenza- ordinanza depositata il 31 agosto 1999. È bene, però, precisare -afferma ancora Amelio- che il processo davanti alla Corte di Assise non aveva ad oggetto la strage, ma il depistaggio attuato dai vertici dell'aeronautica, tuttavia questa tematica è stata analizzata nel processo valutando tutte le perizie eseguite. La Corte di assise non ha privilegiato alcuna delle tre ipotesi: bomba, quasi collisione o missile. Tra le tante storie che hanno maggiormente toccato il magistrato, quella della signora Maria Vincenza Calderone che fu fatta scendere dall'aereo (Bologna Cagliari) sul quale era salita per farla accomodare sul volo diretto Bologna Palermo. «Ciò fu fatto per evitarle i disagi di un doppio volo che le avrebbe procurato fastidi e dolori alla gamba ingessata per le continue salite e discese dai due aerei sui quali si sarebbe dovuta imbarcare». «La signora Calderone mentre si dirigeva verso il DC9 scoppiò a piangere e al suo accompagnatore (che poi lo ha riferito nel processo) disse »so che morirò, che questo sarà il mio ultimo volo, ma voglio partire perchè i miei cari mi aspettano a Palermo«. Però voglio ricordare che sull'aereo c'era anche chi stava per raggiungere la propria famiglia ed in particolare la propria figlia con la quale doveva festeggiare il compleanno il 29 giugno; c'erano due bambini che non avevano compiuto un anno di età, altri piccoli futuri uomini». Alla luce delle risultanze del processo, il magistrato ritiene che l'ipotesi «interna» al DC9, cioè quella della bomba, sia da scartare totalmente perchè - e lo voglio sottolineare - è stato dimostrato che non ha alcun elemento a suo favore« Il mig libico precipitato sui monti della Sila avvalora l'ipotesi di un coinvolgimento franco-americano per i fatti di Ustica? “Questa vicenda -risponde Amelio- ha occupato una parte delle indagini. Alla fine è stato ritenuto che le prove acquisite su questo episodio non sono state tali da far ipotizzare un coinvolgimento di tale velivolo con la caduta del DC9 e, conseguentemente, che non vi siano stati sull'episodio specifico gli ipotizzati depistaggi. Il mio ufficio a conclusione del dibattimento ha chiesto l'assoluzione di tutti gli imputati su questo specifico punto«. Sergio Amelio confessa di aver deciso di scrivere un libro sulla strage di Ustica, «perchè giorno dopo giorno ho capito che non stavo facendo solo un processo, ma qualcosa di più importante. Quando poi il processo è finito ho capito che la caduta del DC9, le sue vittime e le loro storie non mi abbandonavano, ma continuavano a vivere dentro di me». «Allora -spiega- ho avvertito l'esigenza di far conoscere a tutti questi aspetti privati che sono stati sempre fagocitati dagli aspetti pubblici dei depistaggi, degli intrighi, delle bugie. Il libro, però, non è solo questo perchè contiene anche la ricostruzione delle indagini, le ipotesi sulle cause della caduta del DC9 e le parti fondamentali della sentenza emessa dai giudici così che chiunque lo leggerà potrà farsi una idea di quello che accadde quella maledetta sera del 27 giugno 1980 nella quale 81 nostri concittadini hanno perso la vita». Ma Erminio Amelio ricorda anche le sensazioni che i familiari delle vittime «ci hanno partecipato nel corso del processo, che toccano il profondo del cuore e devono scuotere le nostre coscienze: »noi eravamo una famiglia felice? mia figlia che aveva due anni e mezzo sconosce la parola papà, lei è un orfana di Ustica e il lutto di Ustica è una cosa che nel tempo non trova pace« (Fortuna Davì); »perchè non posso dire a mia figlia perchè suo padre è morto? Perchè il giorno del suo settimo compleanno ho dovuto dirle che suo padre aveva deciso di volare, di continuare a volare e non era presente a festeggiarlo con lei? (Giovannina Giau); «quel giorno ti accorgi che non hai più un padre, che ti manca la guida, un padre che non ti verrà mai restituito e non hai un posto dove andare a pregare e quindi prego dentro di me per questa persona buona» (Stefano Filippi). «Non riesco a comprendere come molte persone nella vicenda della strage di Ustica abbiano potuto pervicacemente e consapevolmente mentire, depistare, impedire, ostacolare, l'accertamento della verità. Come si siano potuti salvaguardare altri »interessi« anteponendoli alla vita umana di 81 persone e allo strazio inconsolabile delle loro famiglie. Come si sia potuto calpestare, in un sol colpo, l'innocenza dei bambini, e la dignità e la coscienza dei grandi». Quanto alla scia di morti, tra i testimoni di quella notte del 1980, il magistrato afferma: «Questi tristi fatti sono stati oggetto della indagine del giudice Priore e non sono stati analizzati nel corso del processo davanti alla Corte di assise, in ogni caso non è stata acquisita una prova che potesse farli collegare alla caduta del DC9 anche se in rari casi qualche sospetto in tal senso è potuto affiorare. Per tali ragioni, quindi, non sono in grado di esprimere un giudizio su questi episodi nell'ambito del medesimo contesto della strage». Nessun colpevole per la strage di Ustica, perchè, a giudizio di Amelio, «tante e forti sono state le »resistenze« e i »depistaggi« anche a livello internazionale da parte dei Paesi il cui coinvolgimento è andato emergendo. Io credo che oggi, ad anni di distanza, con un forte atto di dignità nazionale si dovrebbe imporre a chiunque ,in Italia come all'estero, di squarciare i veli dietro i quali sta nascosta e consegnarci la verità».
(Adnkronos)LIBRI: ESCE 'IL BUCO, SCENARI DI GUERRA NEL CIELO DI USTICA’
Firenze, 6 lug. - «Il Buco. Scenari di guerra nel cielo di Ustica» è il titolo del volume scritto da Luigi Di Stefano ed edito da Vallecchi, che sarà presentato domani alle ore 17, presso la Sala del Gonfalone del Consiglio della Regione Toscana, Palazzo Panciatichi. Prenderanno parte all'incontro, insieme all'autore, anche Riccardo Nencini, presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Nicola Novelli, direttore del giornale on line «Nove Firenze», e Umberto Croppi, direttore editoriale della Vallecchi. Nel libro, lo scrittore ripercorre la sua personale esperienza, svoltasi nell'arco di quindici anni, nell'indagine giudiziaria sull«'Affaire Ustica», iniziata nell'ottobre del 1989 come collaboratore del cronista de «La Repubblica» e continuata, dal 1995 in poi, come Perito di Parte Civile per conto dell'ex proprietario dell'Itavia, la compagnia a cui apparteneva il DC9 precipitato la sera del 27 Giugno 1980. La ricostruzione dei fatti, basata sempre su elementi tecnici oggettivi, riscontrabili sul relitto dell'aereo e sui dati radar, ricompone il gigantesco puzzle che alla fine mostra il quadro d'insieme della vicenda. Gli elementi di novità, che derivano dall'attenta verifica degli elementi conosciuti e dal progressivo esame di quelli che rimanevano inspiegabili, conducono ad un quadro degli avvenimenti nuovo e completamente diverso da quanto finora ipotizzato: la presenza di un velivolo sconosciuto che sorvola la Sardegna circa quaranta minuti prima del disastro; un'operazione di intercettazione avviata sullo stesso e poi abortita; un velivolo aggressore che si nasconde ai radar italiani con un'operazione di guerra elettronica; una serie di tracce radar con codici di emergenza inviate al comando di settore di Martinafranca e, infine, una traccia simulata che ricostruisce la tecnica di inganno messa in atto dall'aggressore, traccia prodotta ed inviata sui radar italiani dal radar della catena Nato-Nadge di Torrejon, in Spagna, sede di un gruppo da caccia dell'aeronautica USA. Secondo l'autore questo quadro, che trova precisi riscontri sulla tipologia di danni rilevati sul relitto fin da 1995, in interrogazioni parlamentari fatte a cavallo della strage, nelle risposte date dalla NATO nel 1987, non è potuto emergere in sede di indagine perchè nel periodo, a cavallo fra la fine del 1989 e il 1990, è stata effettuata un'operazione di disinformazione articolata sia sul settore mediatico, che su quello tecnico-giudiziaro. L'autore, data la complessità del caso, ha deciso di pubblicare un sito web, www.seeninside.net, che ospita disegni, fotografie, animazioni, tabelle e link, attraverso i quali il lettore potrà approfondire e verificare quanto riportato nel libro. Va inoltre sottolineato che Luigi Di Stefano ha già pubblicato un libro sull'argomento, intitolato «Ustica, quel maledetto missile», con F. Scottoni, edito da Atlantis.
(Adnkronos)STRAGE BOLOGNA: BONFIETTI, SEGRETO DI STATO NON E' MAI ESISTITO
Roma, 4 ago. - Il segreto di stato non e' mai esistito. ''Lo ripeto da anni. Chiedetelo agli avvocati. E' cosi' anche per Ustica''. Lo ha dichiarato Daria Bonfietti, senatrice Ds e presidente dell'associazione familiari delle vittime della strage di Ustica, in una intervista a 'Quotidiano Nazionale - il Resto del Carlino'. ''Vorrei ricordare che esiste una legge, l'801 del '77. Li' si dice chiaramente - spiega la senatrice - che in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell'ordine costituzionale''. L'esponente Ds non nasconde il disaccordo con Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, che assieme a Cofferati e' tornato a insistere sulla necessita' di poter accedere ai documenti. ''Il problema - ha continuato invece la presidente dell'associazione familiari delle vittime della strage di Ustica- sono i depistaggi. Al processo per la strage di Ustica i generali hanno preferito essere condannati per alto tradimento piuttosto che parlare. Mi colpisce un particolare: tutti quelli che sono rimasti coinvolti nella vicenda, in qualche modo -ha concluso Bonfietti - hanno fatto carriera''.
(Adnkronos)USTICA: MORTO LEGALE CHE SI BATTEVA PER RICERCA VERITA'
PALERMO, 20 AGO - La battaglia per la verita' su Ustica ha perso uno dei suoi piu' appassionati protagonisti. E' morto l'avvocato Aldo De Lisi, decano dei penalisti e figura storica del foro di Palermo. Aveva 91 anni. Nel corso della lunga attivita' professionale, conclusa solo quattro anni fa, De Lisi aveva seguito i piu' importanti casi giudiziari: dalle vicende della banda di Salvatore Giuliano fino ai maxiprocessi a Cosa Nostra negli anni '80 e '90. Ma gli ultimi anni del suo impegno civile e professionale sono stati spesi dall'avvocato De Lisi per fare luce sul caso Ustica e sulle responsabilita' per l'abbattimento del DC9 dell'Itavia che il 27 giugno 1980 provoco' 80 vittime. Nel disastro morirono anche la figlia del penalista, Elvira, e la nipotina Alessandra Parisi di appena 6 anni. L'avvocato De Lisi si e' impegnato, con il comitato dei parenti delle vittime, in una tenace campagna di denuncia e di sensibilizzazione. Si e' battuto contro il ''muro di gomma'' che ha finora impedito di chiarire le cause dell'incidente e ha svolto un'indagine personale sulle coperture che hanno fatto velo sull'accertamento delle responsabilita'.
(ANSA)USTICA: IL 3 NOVEMBRE PROCESSO APPELLO A BARTOLUCCI E FERRI
ROMA, 28 SET - Torna all'esame dei giudici la vicenda dei presunti depistaggi che avrebbero scandito l'inchiesta sul disastro di Ustica, nel quale morirono gli 81 tra passeggeri e componenti dell'equipaggio del Dc 9 dell'Itavia partito da Bologna la sera del 27 giugno 1980 e diretto a Palermo. E' stato fissato per il 3 novembre prossimo il processo di appello ai generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri perche' rispondano del reato di omessa comunicazione al Governo di informazioni sul disastro aereo. In primo grado, la terza corte di assise di Roma, il 30 aprile 2004, dichiaro' la prescrizione. Bartolucci e Ferri furono invece assolti, al pari di altri due imputati, Zeno Tascio e Corrado Melillo, dall' accusa di alto tradimento. Il dibattimento di secondo grado scaturisce dall'impugnazione della sentenza fatta dai pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio limitatamente alla dichiarazione di prescrizione per Bartolucci e Ferri. Secondo i rappresentanti dell'accusa nel processo di primo grado, l'omessa comunicazione al Governo, da parte dei due generali, di informazioni sul disastro avvenuto al largo di Ustica deve essere qualificata sotto il profilo dell'impedimento dell'esercizio delle prerogative dell'autorita' politica (non prescrivibile) e non sotto quella piu' lieve del turbamento, per la quale fu invece dichiarata la prescrizione. I fatti che hanno determinato l'impugnazione della sentenza di primo grado riguardano l'omessa comunicazione al Governo dei risultati dell'analisi del tracciato radar Marconi (che parlava della probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc 9) e del contenuto di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo di altri aerei nel disastro. Le conclusioni dei giudici di primo grado furono impugnate anche dalla procura generale di Roma. Secondo la corte di assise, quelle omissioni, che pure finirono per orientare nel senso voluto dall' Aeronautica le indagini su Ustica, non preclusero gli interventi di competenza del Governo e non possono essere qualificate come impedimento dell' attivita' politica, ma bensi' come turbamento (elemento che ha fatto scattare la prescrizione). Di diverso parere i pm Monteleone e Amelio i quali, in dibattimento, avevano sollecitato la condanna di Bartolucci e Ferri a sei anni e nove mesi di reclusione di cui quattro condonati. Gli stessi rappresentanti dell' accusa hanno impugnato anche la parte di sentenza che ha assolto i due stessi generali per non aver riferito che erano state attivate ricerche relative all'eventuale presenza di aerei Usa nella zona del disastro. (ANSA)
STRAGE USTICA: PROCESSO APPELLO, PRIMA UDIENZA
Roma, 3 nov. - Prima udienza in Corte d'Assise d'appello nel processo di secondo grado per la strage di Ustica che vede ancora davanti ai giudici i generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri per i quali il processo di primo grado si concluse con la dichiarazione per prescrizione del reato di omessa comunicazione al governo di informazioni sul disastro aereo che il 20 giugno del 1980 provocò la morte di 81 persone (quattro componenti dell'equipaggio e 77 passeggeri). Quel giorno precipitò nello specchio di mare antistante l'isola di Ustica un Dc9 dell'Itavia che partito da Bologna era diretto a Palermo. Il processo di primo grado svoltosi per tre anni davanti alla terza Corte di Assise di Toma si concluse il 30 aprile 2004 con l'assoluzione dei generali Zeno Tascio e Corrado Melillo dall'accusa di alto tradimento e, come si è detto, con la dichiarazione di prescrizione del reato di omessa informazione all'autorità di governo per Bartolucci e Ferri. All'origine del processo di secondo grado il ricorso dei pubblici ministeri Maria Monteleone ed Erminio Amelio, che sono stati applicati alla Procura generale proprio per sostenere l'accusa in questo giudizio, considerato che avendo avuto il medesimo ruolo in primo grado conoscono appieno le carte processuali, che sono migliaia. Secondo la loro tesi l'omessa comunicazione al governo da parte dei due generali di informazioni sul disastro deve essere considerata sotto il profilo dell'impedimento dell'esercizio delle prerogative dell'autorità politica (che non è coperta da prescrizione) e non sotto quella più lieve del turbamento di questo esercizio. Oggi davanti alla corte presieduta da Antonio Cappiello sono comparsi i due imputati. Bartolucci è assistito dagli avvocati Vincenzo Crupi e Ugo Biaggianti mentre Ferri è difeso dagli avvocati Giampaolo Filieri e Gregorio Equizi. Nella prima parte dell'udienza la difesa di Bartolucci ha sollevato una questione, poi respinta dalla Corte, per sostenere che in sostanza era stato leso il diritto della difesa essendo rimaste la parte cartacea del processo depositata nella cancelleria della Corte d'Assiste e non nella cancelleria della Corte d'Assise d'Appello. Secondo la corte non c'è stata alcuna violazione e la difesa che per tre anni ha seguito lo svolgersi del processo di primo grado è stata in grado di conoscere completamente il processo e tutte le posizioni processuali. La corte ha anche escluso di poter ammettere in aula le riprese televisive, una decisione questa che a conclusione dell'udienza ha provocato una reazione di Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione delle vittime e presente in aula insieme con i parenti di numerose persone morte nel disastro. La Bonfietti pur apprezzando l'intenzione della corte di giungere il 15 dicembre prossimo, con due udienza settimanali, alla conclusione del giudizio, ha sottolineato che sarebbe stata utile la presenza delle telecamere e in particolare di Rai Educational per avere una valida ricostruzione storica dell'avvenimento. Dopo i preliminari il presidente Antonio Cappiello ha fatto la relazione partendo dal momento in cui il 20 giugno del 1980 il Dc9 dell'Itavia precipitò in mare. Conclusa la relazione la corte avrebbe voluto interrogare i due imputati che si sono detti disponibili a fare dichiarazioni. Ma considerata l'età (sono entrambi ultraottantenni) è stato poi deciso di rinviare a martedì 8 la loro audizione. Seguiranno poi gli interventi delle parti civili, dell'Avvocatura dello Stato, del pubblico ministero (si procede secondo le disposizioni del vecchio Codice Rocco) e poi la difesa. La corte ha fissato due udienze a settimana, il martedì e il giovedì, e prevede di concludere per il 15 dicembre prossimo il processo.
(Adnkronos)USTICA: COMINCIATO PROCESSO APPELLO, ENTRO 15/12 SENTENZA
ROMA, 3 NOV - Con il rigetto di un'eccezione, la relazione sui fatti e la definizione del calendario delle udienze, è cominciato oggi a Roma il processo di appello ai generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di alto tradimento nel quadro dei presunti depistaggi che avrebbero scandito l'inchiesta sul disastro di Ustica, nel quale morirono gli 81 tra passeggeri e componenti dell' equipaggio del Dc 9 dell'Itavia partito da Bologna la sera del 27 giugno 1980 e diretto a Palermo. La corte di assise di appello presieduta da Antonio Cappiello ha sottolineato che il dibattimento riguarderà solo gli aspetti legati alle accuse agli imputati e che non saranno tollerate iniziative volte a indirizzare il processo sulle cause del disastro. In apertura di udienza è stata esclusa la presenza delle televisioni ed è stata rigettata una questione di nullità degli atti preliminari al dibattimento di appello avanzata dalla difesa di Ferri. La corte ha intenzione di concludere il processo entro il 15 dicembre e per questo motivo si terranno due udienze a settimana, il martedì ed il giovedì. In occasione della prossima, l' 8 novembre, saranno interrogati i due imputati. Bartolucci e Ferri, entrambi ottantenni, sono accusati di omessa comunicazione al Governo di informazioni sul disastro aereo. Per questa accusa il 30 aprile 2004, dopo un processo durato tre anni, la terza corte di assise di Roma dichiarò la prescrizione. Bartolucci e Ferri furono invece assolti, al pari di altri due imputati, Zeno Tascio e Corrado Melillo, dall' accusa di alto tradimento. Il dibattimento di secondo grado scaturisce dall'impugnazione della sentenza fatta dai pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio (applicati per l'occasione anche al processo di appello) limitatamente alla dichiarazione di prescrizione per Bartolucci e Ferri, e dalla procura generale. Secondo i rappresentanti dell'accusa nel processo di primo grado, l'omessa comunicazione al Governo, da parte dei due generali, di informazioni sul disastro avvenuto al largo di Ustica deve essere qualificata sotto il profilo dell'impedimento dell'esercizio delle prerogative dell'autorità politica (non prescrivibile) e non sotto quella più lieve del turbamento, per la quale fu invece dichiarata la prescrizione. I fatti che hanno determinato l'impugnazione della sentenza di primo grado riguardano l' omessa comunicazione al Governo dei risultati dell'analisi del tracciato radar Marconi (che parlava della probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc 9) e del contenuto di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo di altri aerei nel disastro. Secondo i giudici di primo grado, quelle omissioni, che pure finirono per orientare nel senso voluto dall'Aeronautica le indagini su Ustica, non preclusero gli interventi di competenza del Governo e non possono essere qualificate come impedimento dell' attività politica, ma bensì come turbamento (elemento che ha fatto scattare la prescrizione). Di diverso parere i pm Monteleone e Amelio i quali, in primo grado, avevano sollecitato la condanna di Bartolucci e Ferri a sei anni e nove mesi di reclusione di cui quattro condonati. Gli stessi rappresentanti dell' accusa hanno impugnato anche la parte di sentenza che ha assolto i due stessi generali per non aver riferito che erano state attivate ricerche relative all' eventuale presenza di aerei Usa nella zona del disastro. «Mi sembra che il processo di appello sia cominciato in modo da svolgersi in tempi celeri - ha commentato Daria Bonfietti, presidente dell' associazione delle vittime di Ustica - sono tuttavia dispiaciuta che non sia stata concessa la possibilità a Rai Educational di riprendere le udienze».
(ANSA)USTICA: PROCESSO APPELLO NEGATO A TV, BONFIETTI PERPLESSA
Roma, 3 nov. - Non ci saranno le televisioni a riprendere il processo di secondo grado per i presunti depistaggi legati al disastro aereo di Ustica, quando il 27 giugno del 1980 il Dc9 del'Itavia si inabisso' con 81 persone a bordo. La prima corte d'assise d'appello di Roma, davanti alla quale ha preso il via il dibattimento a carico dei generali dell'Aeronautica militare Lamberto Bertolucci e Franco Ferri, rispettivamente all'epoca dei fatti capo di Stato Maggiore della Difesa e sottocapo, ha ritenuto "per espressa richiesta dei suoi componenti" di non ammettere le riprese tv nell'aula. "Non aiutano a un sereno e tranquillo dibattimento per l'uso stesso del mezzo", si e' giustificato il presidente Antonio Cappiello che, invece, ha autorizzato le riprese sonore. La decisione ha lasciato perplesse le parti civili. La senatrice ds Daria Bonfietti, presidente dei familiari delle vittime di Ustica, non ha condiviso l'orientamento della corte: "Mi spiace che non sia stata data la possibilita' alla Rai di fare le riprese. Non penso che una presenza in tal senso avrebbe potuto rappresentare un motivo di turbamento processuale. E' singolare questa accezione negativa che viene data ai media che, invece, consentono di conoscere meglio i processi garantendone la trasparenza. Posso capire che i singoli componenti della corte non vogliano essere ripresi dalle telecamere, ma escludere le riprese del tutto mi sembra eccessivo. Del resto, in questi anni proprio l'opinione pubblica ci e' stata vicina, manifestando una volonta' di essere informata perche' e' proprio dalle istituzioni che la gente si attende la verita'". (AGI)
AL VIA PROCESSO APPELLO, IMPUTATI RIMANDANO INTERROGATORIO
Roma, 3 nov. - E' iniziato il processo d'appello per la strage di Ustica avvenuto il 27 giugno 1980 e per cui sono imputati per il reato di alto tradimento l'allora capo di Stato di maggiore dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci ed il suo vice Franco Ferri. Il primo grado si è concluso con l'assoluzione per alcuni reati e per la prescrizione per altri, dal procedimento sono comunque usciti altri due alti ufficiali dell'Arma azzurra Zeno Tascio e Corrado Melillo. Il presidente della Corte d'assise d'appello Antonio Cappiello ha detto, in udienza, che vuole arrivare alla definizione di questo processo entro il 15 dicembre. Nella relazione introduttiva il giudice ha ricordato che il processo di primo grado ha impegnato oltre tre anni di tempo per quasi 280 udienze e quindi "non bisogna sviscerare ancora tutti gli argomenti ma concentrarsi sul capo di imputazione". In particolare Bartolucci e Ferri devono rispondere di quanto era a loro conoscenza ed in loro potere all'epoca dei fatti. Su istanza della difesa è stato chiesto che venga sentito il presidente del Consiglio di allora Arnaldo Forlani oltre ad altri due generali dell'Aeronautica, che furono rinviati a giudizio per falsa testimonianza ma che poi vennero assolti con formula piena. In fase preliminare sono state poi rigettate alcune istanze tra cui quella di incompatibilità del giudice che chiedeva il trasferimento del processo a Palermo. La breve relazione introduttiva di Cappiello ha sorpreso le parti tanto che i lavori sono stati subito rinviati a martedì prossimo allorquando verranno ascoltati gli imputati che hanno chiesto di rinviare il proprio interrogatorio a causa dell'ora tarda. I rappresentanti del comitato che si batte per la difesa dei generali dell'Aeronautica presenti in aula, hanno poi reso noto che i 26 ufficiali rinviati a giudizio per falsa testimonianza sono stati tutti assolti nei diversi procedimenti che hanno subito. Daria Bonfietti, dell'associazione delle vittime del disastro, che furono 81 (77 passeggeri e 4 appartenenti all'equipaggio), ha detto: "Siamo soddisfatti del fatto che il giudice voglia procedere con celerità e vogliamo da questo processo la conferma del reato di alto tradimento". Una sentenza deve insomma ribadire la presenza del "muro di gomma" che ha coperto i veri responsabili del disastro. Anche per questo la Bonfietti si è detta dispiaciuta della decisione della Corte di non dare la possibilità alle telecamere di RaiEducational di riprendere il processo: "La presenza della Tv - ha spiegato - non turberebbe certo i lavori. In questi anni noi tutti abbiamo avuto il sostegno dell'opinione pubblica che è desiderosa di sapere chi ha ucciso quelle persone". Infine la Bonfietti ha detto rispondendo ai cronisti: "Cosa ci aspettiamo? Vogliamo che le istituzioni comunichino la verità di quanto accaduto". (ApCom)
USTICA: PRESIDENTE CAPPIELLO, NON CI OCCUPEREMO DELLE CAUSE
Roma, 3 nov. - Il giudizio di secondo grado, per i presunti depistaggi legati al disastro aereo di Ustica, si svolgera' in maniera molto celere tanto che potrebbe chiudersi gia' a meta' dicembre. Lo ha detto a chiare lettere a tutte le parti processuali il presidente della corte d'assise d'appello di Roma, Antonio Cappiello, precisando, semmai ce ne fosse stato bisogno, che "in questa sede non ci si occupera' delle cause che hanno provocato il disastro o di altro, ma soltanto della posizione dei generali Lamberto Bertolucci e Franco Ferri", per i quali in primo grado era stato disposto il "non doversi procedere" perche' il reato loro contestato (l'alto tradimento) era da considerare estinto per prescrizione in seguito al riconoscimento dell'ipotesi piu' attenuata di turbamento dell'esercizio delle prerogative del governo invece dell'impedimento, tesi piu' grave sostenuta dalla procura di Roma che aveva chiesto la condanna dei due alti ufficiali a sei anni e 9 mesi di reclusione di cui 4 anni da condonare. Proprio in relazione alla posizione di Bartolucci e Ferri, che per altri episodi erano stati assolti dalla prima corte d'assise il 30 aprile 2004 assieme ai generali Corrado Melillo e Zeno Tascio, la procura di Roma aveva fatto impugnazione. A rappresentare la pubblica accusa, nel processo d'appello, sono ancora una volta i pm Erminio Amelio e Maria Monteleone, che il Csm con un'apposita circolare ha applicato alla procura generale per questo processo. La corte, in apertura di giudizio, ha respinto un'eccezione preliminare sollevata dagli avvocati di Ferri finalizzata ad ottenere "una dichiarazione di nullita' degli atti preliminari al dibattimento con successiva rinnovazione degli stessi". La difesa lamentava di essere stata ostacolata nell'esercizio delle proprie facolta' per il fatto che gli atti del primo processo, i documenti e tutti gli oggetti sequestrati dalla magistratura fossero fisicamente 'parcheggiati' presso la cancelleria della corte d'assise nell'uffici giudiziari di Rebibbia, a cinque chilometri di distanza dalla cancelleria della corte d'assise d'appello. L'eccezione, pero', non ha avuto seguito perche', a parere del presidente Cappiello "gli atti del procedimento sono stati formalmente trasmessi a questa corte, benche' la loro custodia materiale sia da tre anni presso la cancelleria della corte di primo grado". Archiviata in pochi minuti la relazione introduttiva, e' stato lo stesso Cappiello a disporre per l'udienza dell'8 novembre l'interrogatorio di Bartolucci e Ferri, il primo prosciolto "in ordine alla contestazione di omesso riferimento alle autorita' politiche dei risultati dell'analisi dei traciati radar di Fiumicino/Ciampino", entrambi, invece, prosciolti dall'accusa di "aver fornito informazioni errate alle autorita' politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei nella informativa scritta del 20 dicembre 1980". Per i due imputati le difese chiederanno l'assoluzione previa l'audizione di alcuni testi, tra cui Arnaldo Forlani, nel 1980 presidente del Consiglio. Successivamente la parola passera' alle varie parti civili, i cui legali sono stati invitati da Cappiello "a tenersi pronti in ogni momento per i loro interventi". "Abbiamo visto che questo giudizio - ha commentato la senatrice ds Daria Bonfietti - procedera' in maniera molto spedita. Credo che non ci dovremmo attendere nulla di nuovo rispetto al processo di primo grado e alla contestazione di alto tradimento attribuita agli imputati". (AGI)
FINANZIARIA: A FAMILIARI VITTIME USTICA 11 MLN EURO
Roma, 4 nov. - Indennità di 11 milioni di euro a favore degli eredi delle vittime di Ustica. L'intervento è contenuto nell'emendamento alla Finanziaria 2006 presentato dal relatore, Antonio Azzollini. Con decreto del ministro dell'Interno, si spiega nel provvedimento, «sono stabilite le modalità per l'attuazione del presente comma». (Adnkronos)
FINANZIARIA: SCHIFANI, C'E' RISARCIMENTO A VITTIME USTICA 11 MILIONI EURO A FAMILIARI A 26 ANNI DISASTRO AEREO
ROMA, 5 nov - E' stato approvato questa notte in commissione l'emendamento inserito in finanziaria che riconosce ai familiari delle vittime della tragedia di Ustica 11 milioni di euro. Ne da' notizia il presidente dei senatori azzurri, Renato Schifani, primo firmatario della norma inserita nel maxi emendamento dal relatore. ''La nostra iniziativa - spiega Schifani - tende a equiparare sotto il profilo del riconoscimento economico i familiari delle vittime della tragedia dei cieli di Ustica a quelli delle stragi. Abbiamo dato - continua Schifani - a queste famiglie un segno di attenzione e di reale comprensione, dopo 26 anni di laboriosi e non ancora conclusi iter giudiziari: una ferita del Paese ancora aperta che era giusto venisse chiusa dalla politica. Ce ne siamo fatti carico''. (ANSA)
FINANZIARIA:8 MLN PARENTI VITTIME USTICA,10 A VITTIME DOVERE
(ANSA) - ROMA, 10 nov - Passa dagli 11 milioni inizialmente previsti a 8 milioni il Fondo inserito nella Finanziaria 2006 per un'indennità agli eredi delle vittime di Ustica. È una delle novità del maxiemendamento del Governo depositato in Senato che prevede inoltre un fondo di 17 milioni per il personale delle Forze Armate e di Polizia che abbiano contratto infermità in missioni all'estero (11.362 persone tra missioni di pace 2005 e missione in Iraq). Infine altri 10 milioni sono previsti per estendere i benefici già previsti per le vittime della criminalità e del terrorismo a tutte le cosiddette «vittime del dovere».
(ANSA)USTICA: TESI DI LAUREA AVVALORA TESI ESPLOSIONE PER MISSILE
TORINO, 26 NOV - Sei mesi di lavoro e 360 ore di elaborazione al computer per riprodurre il secondo esatto in cui esplode un aereo colpito da un missile. E' la tesi di laurea di due studenti del Politecnico di Torino che si sono ispirati proprio al caso del Dc9 dell'Itavia, abbattuto a Ustica il 27 giugno 1980, per descrivere gli effetti di un'onda d'urto dovuta a un'esplosione su un aereo civile in volo. Donata Valletti, 33 anni, di Carcare (Savona), e Vincenzo Morello, 25 anni, di Licata (Agrigento), il 22 luglio sono diventati dottori in ingegneria aerospaziale presentando una simulazione elaborata al computer degli effetti di un'esplosione sulla carlinga di un aeromobile. ''Abbiamo preso il velivolo e l' aria circostante e li abbiamo suddivisi in centomila frammenti - spiegano i due neoingegneri - poi abbiamo creato un modello che riproduce gli effetti di un'esplosione su ogni singolo frammento''. La simulazione e' stata eseguita con l'ausilio di un software americano assai avanzato e messo a disposizione dalla Msc. Ha una durata di un solo secondo, tuttavia il modello costruito e' compatibile con quanto sarebbe successo all'aereo che e' caduto nel mare di Ustica. E' plausibile che il motore destro si sia staccato, che l'aeromobile abbia subito un contraccolpo, facendo un balzo all'indietro, e che, alla fine, ci sia stato un cedimento dell'ala sinistra, determinando un collasso strutturale del velivolo e l'inabissamento. ''Il nostro e' un modello che, se elaborato ulteriormente, potrebbe dimostrare che l'aereo e' stato abbattuto da un missile - dice Valletti - al momento e' ancora troppo semplice per essere la prova di quanto e' successo''. I due ingegneri non vogliono giungere a conclusioni troppo affrettate. Del resto la loro tesi, pur riproducendo esattamente tutte le caratteristiche tecniche e ambientali del Dc9 dell'Itavia, non lo cita mai, ne' nel titolo ne' nel testo. L'idea di questa tesi e' nata dai due relatori, Erasmo Carrera e Franco Algostino, coadiuvati da Mario Vadacchino, docenti del Politecnico e consulenti di parte civile nei processi sulla strage. ''E' un lavoro scientifico che accerta le conclusioni a cui noi, all'epoca, eravamo arrivati in maniera piu' intuitiva - osserva Algostino - i mezzi tecnologici di oggi non c'erano, e neppure il tempo necessario per fare uno studio cosi' approfondito''. ''I periti d'ufficio avrebbero dovuto prendere in considerazione l'ipotesi del missile aria-aria ma preferirono ignorarla'' continua il docente universitario. Ora Vincenzo Morello (nato proprio nell'anno del disastro) e' stagista all'Alenia Spazio e Valletti e' assunta in un'altra societa' che fa calcoli strutturali in campo aerospaziale. Di Ustica non si occupano piu'. Ne' hanno mai avuto contatti con l'Associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica. Il 3 novembre ha preso il via il processo d'appello contro i generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, ma non e' previsto un dibattimento sugli aspetti relativi alle cause della sciagura in cui morirono 81 persone.(ANSA)
USTICA: PROCESSO APPELLO;CHIESTE CONDANNE BARTOLUCCI E FERRI
ROMA, 29 nov - Sei anni e nove mesi di reclusione, quattro anni dei quali condonati, per i generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di alto tradimento in relazione ai presunti depistaggi sul disastro di Ustica. E' la richiesta, la stessa gia' formulata nel processo di primo grado, fatta al processo di appello dai sostituti procuratori generali Maria Monteleone ed Erminio Amelio. Per i rappresentanti dell' accusa i due alti ufficiali, tra il luglio ed il dicembre 1980, avrebbero omesso di comunicare al Governo informazioni che gli avrebbero consentito di esercitare i propri poteri. Tale condotta, per Monteleone ed Amelio, non puo' essere configurata sotto il profilo del turbamento dell'attivita' politica, cosi' come riconosciuto in primo grado (circostanza che determino' la prescrizione del reato per i due imputati), ma come impedimento (fattispecie che non si prescrive). Nel disastro avvenuto al largo di Ustica il 27 giugno 1980 morirono gli 81 tra passeggeri e componenti dell' equipaggio del Dc 9 dell'Itavia partito da Bologna la sera del 27 giugno 1980 e diretto a Palermo. Bartolucci, capo di stato maggiore dell' esercito, e Ferri, suo vice, entrambi ottantenni, sono accusati di attentato agli organi costituzionali con l' aggravante dell' alto tradimento per aver omesso di comunicare al Governo notizie sul disastro aereo. In particolare, l' informazione dell' analisi del tracciato radar Marconi (che parlava della probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc 9) e del contenuto di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo di altri aerei nel disastro. Per queste due ipotesi, come detto, in primo grado, il 30 aprile 2004, dopo tre anni di processo fu disposta la prescrizione. Furono invece assolti, al pari di altri due colleghi, Zeno Tascio e Corrado Melillo, da altre ipotesi di omissione. Tornando agli argomenti oggetto del processo, secondo i pg, tale condotta, invece, ''non puo' essere configurata sotto il lieve profilo del turbamento'', ma sotto quello piu' grave dell'impedimento perche' non consenti' al Governo ''di avere un quadro piu' complesso della vicenda rispetto alle iniziali ipotesi di cedimento strutturale e della bomba''. ''Alle autorita' - e' stato aggiunto - fu impedito in maniera irrimediabile di conoscere ipotesi alternative e di attivarsi con altri paesi per acquisire quelle informazioni che avrebbero consentito di fare luce sul disastro''. Per questo motivo i pg hanno definito ''contraddittoria ed illogica'' la ricostruzione fatta dalla Corte di Assise di primo grado secondo la quale ''quelle omissioni, che pure finirono per orientare nel senso voluto dall' Aeronautica le indagini su Ustica, non preclusero gli interventi di competenza del Governo e non possono essere qualificate come impedimento dell'attivita' politica, ma bensi' come turbamento''. Il processo che si svolge in Corte di Assise d' Appello, presieduta da Antonio Cappiello, ha preso spunto dall'impugnazione della procura della repubblica e della procura generale e riguarda anche la parte di sentenza che ha assolto i due stessi generali per non aver riferito che erano state attivate ricerche relative all' eventuale presenza di aerei Usa nella zona del disastro. La sentenza e' prevista per il 15 dicembre prossimo. (ANSA)
USTICA: PM MONTELEONE, UNA VICENDA DOLOROSA E VERGOGNOSA
Roma, 29 nov. - Il disastro aereo di Ustica ha rappresentato uno degli episodi "piu' tragici, dolorosi e vergognosi" del nostro Paese "per l'incredibile serie di depistaggi, boicottaggi e menzogne". Il pm Maria Monteleone, al termine della sua lunga requisitoria, si e' rivolta alla corte d'assise d'appello della capitale per esprimere a nome dell'ufficio "forte rammarico perche' non e' stato identificato il nome dei diretti responsabili dell'abbattimento del Dc9, mandanti ed esecutori, anche se si spera sempre che in ogni momento sia possibile farlo. Nessuno intende rassegnarsi a lasciare impunito un delitto simile". Poi, parlando degli imputati Bartolucci e Ferri, per i quali e' stata chiesta una condanna a sei anni e nove mesi di reclusione (di cui quattro anni condonati) per attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento, il magistrato ha detto: "Non sappiamo perche' hanno voluto impedire l'esercizio delle attribuzioni del Governo. Forse pensavano al mantenimento degli equilibri militari tra forze alleate, forse non intendevano compromettere la credibilità dell'Aeronautica militare, forse volevano salvaguardare la propria e l'altrui carriera. Forse la verita' sta nella sintesi di tutte queste motivazioni. Di certo c'e' che il fine di una ipotetica ragion di Stato non puo' trovare giustificazione nella serie di reticenze, omerta' e distruzioni di prove, quando l'uso di tale fine implica l'impedimento della verita' sulla morte di 81 persone". (AGI)
USTICA: PROCESSO APPELLO; GEN. FERRI, NON HO TRADITO NESSUNO
ROMA, 15 dic - «Essere chiamati un giorno si e un giorno no traditore, per un militare è un reato infamante. Posso dire in piena coscienza di non aver mai tradito nessuno. non sono colpevole delle accuse che mi sono state mosse se si vuole la verità bisogna dire la verità. Da 14 anni siamo alla gognà». È quanto ha affermato il generale Franco Ferri facendo dichiarazioni spontanee al termine del processo di appello che lo vede imputato a Roma insieme al generale Lamberto Bartolucci per i reati di alto tradimento e attentato agli organi Costituzionali, in relazione ai depistaggi sul disastro di Ustica. Il processo si svolge in Corte di Assise di Appello. La Corte, presieduta dal giudice Antonio Cappiello, si è ritirata in camera di consiglio e la sentenza è prevista per il tardo pomeriggio di oggi. I pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio avevano chiesto nei confronti dei due generali dell'Aeronautica sei anni e nove mesi di reclusione, quattro dei quali condonati. Secondo i due pubblici ministeri i due ufficiali, tra il luglio e il dicembre del 1980 avrebbero omesso di comunicare al Governo informazioni che avrebbero consentito all'Esecutivo di esercitare i propri poteri. Tale profilo non può essere configurato come turbamento dell'attività politica, così come riconosciuto in primo grado (circostanza che determinò la prescrizione per i due imputati) ma come impedimento fattispecie che non si prescrive. Il generale Bartolucci, dal canto suo, ha fatto dichiarazioni spontanee spiegando che non avrebbe avuto senso occultare le tracce dell'aereo, «sarebbe stata una bugia che aveva le gambe corte, in quanto in caso di incidente la Commissione sequestra per prima cosa le registrazioni». Nel disastro aereo di Ustica, avvenuto al largo dell'isola il 27 giugno del 1980, morirono 81 tra passeggeri e componenti dell'equipaggio del Dc 9 dell'Itavia partito da Bologna la sera di quel giorno stesso e diretto a Palermo. Bartolucci, Capo di Stato maggiore all'epoca del disastro, e il suo vice Ferri, ora entrambi ottantenni, sono accusati di aver omesso di comunicare in particolare l'informazione dell'analisi del radar Marconi (in cui si rilevava la probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc9), e del contenuto di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo di altri aerei coinvolti nel disastro. Per queste ipotesi, in primo grado, il 30 aprile del 2004, dopo tre anni di processo, fu disposta la prescrizione. Furono invece assolti, al pari di altri due militari, Zeno Tascio e Corrado Melillo, da altre ipotesi di omissione. (ANSA)
USTICA: ASSOLTI GEN. BARTOLUCCI E FERRI
Roma, 15 dic. - Assolti l'ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica generale Lamberto Bartolucci e il suo vice Franco Ferri. Lo hanno deciso i giudici della prima Corte d'Assise d'Appello, presieduta da Antonio Cappiello, che hanno appena emesso la sentenza che conclude il giudizio di secondo grado per la strage di Ustica avvenuta il 27 giugno del 1980. L'assoluzione dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri è stata pronunciata dalla Prima Corte d'Assise e d'Appello di Roma, la quale ha ritenuto che i fatti contestati non sussistono. Ai due imputati assolti erano contestati i reati di alto tradimento a attentato agli organi costituzionali in relazione al presunto depistaggio sul disastro aereo di Ustica. A rappresentare l'accusa erano i pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio che avevano chiesto nei confronti dei due generali dell'aeronautica 6 anni e 9 mesi di reclusione. (Adnkronos)
USTICA: PROCESSO APPELLO; BONFIETTI, È UNA VERGOGNA
ROMA, 15 dic - «È un discorso vergognoso non solo per le vittime, ma per tutti gli italiani». Daria Bonfietti, presidente dell' associazione dei familiari delle vittime per la strage di Ustica, ha commentato così la sentenza di assoluzione per i generali lamberto Bartolucci e Franco Ferri. «C' una sola certezza - ha aggiunto - ed è quella che un aereo civile è stato abbattuto in tempo di pace. Ma la magistratura non è riuscita a trovare i responsabili di questa mancata verità. Sono passati tanti anni e la magistratura non è riuscita a stabilire come questo possa essere accaduto». «Ogni sentenza va comunque rispettata - ha aggiunto Alfredo Galasso, uno dei legali di parte civile - ma in una vicenda di questo genere mi sembra di trovarmi di fronte a una sentenza profondamente ingiusta. Provo una pena profonda perchè dopo tanti anni si è arrivati alla conclusione che nessuno ha fatto nulla e che non ci siano responsabilità. Il popolo italiano subisce delusione e sconforto». (ANSA)
USTICA: PROCESSO APPELLO;FERRI,DOPO 14 ANNI SONO SODDISFATTO BARTOLUCCI, È LA FINE DI UN INCUBO
ROMA, 15 dic - «Cosa c' è da dire, nulla. Solo che sono soddisfatto. Dopo quattordici anni, finalmente, posso gridare con forza la mia soddisfazione. Nient' altro». È l' unica frase che ha voluto pronunciare il generale dell' Aeronautica Franco Ferri, assolto dall' accusa di alto tradimento nel quadro dei presunti depistaggi che avrebbero scandito l' inchiesta sul disastro di Ustica. «È la fine di un incubo - ha aggiunto il generale Lamberto Bartolucci - Ma più che altro la fine di una vergogna».(ANSA)
USTICA: PROCURATORI GENERALI, ATTENDIAMO MOTIVAZIONE
Roma, 15 dic. - I Procuratori generali Maria Monteleone e Erminio Amelio, che hanno rappresentato la pubblica accusa nel processo di Ustica hanno detto: «D'accordo con il Procuratore generale valuteremo l'opportunità di fare ricorso in Cassazione. La sentenza non ci soddisfa. Dovremo leggere la motivazione per sapere sotto quale profilo impugnare la sentenza e valutare quali sono le prove che la Corte ha ritenuto insufficienti in relazione alle imputazioni per le quali i giudici di primo grado avevano riconosciuto pienamente la responsabilità degli imputati sia sotto il profilo del reato ma anche sotto quello del dolo». L'avv. Vincenzo Crupi, difensore del gen. Lamberto Bartolucci ha detto che prima di fare un commento attende di conoscere la motivazione della sentenza. «Sicuramente -ha detto il penalista- la decisione della Corte d'Appello ristabilisce una situazione di giustizia che era stata negata nei gradi precedenti». L'avv. Alfredo Galasso, che rappresenta come parte civile i famigliari delle vittime ha detto: «Io ho già detto che considero e rispetto tutte le sentenze. Ma sicuramente di fronte a questa non mi viene altro da dire che si tratta di una sentenza ingiusta. Non solo i famigliari delle vittime, ma il popolo italiano subisce da questa vicenda una delusione, un'amarezza e un profondo sconforto». (Adnkronos)
STRAGE USTICA: GIRONDA, INNOCENZA IMPUTATI AMPIAMENTE ANTICIPATA
Roma, 15 dic.- «Il lungo lavoro di ricerca e di analisi del Comitato Studi aveva ampiamente anticipato l'innocenza degli imputati e denunciata la scandalosa campagna di disinformazione che la sinistra aveva montato sul caso Ustica». È quanto sottolinea Francesco Gironda, editore del libro 'Ustica, verità svelatà di Paolo Guzzanti e portavoce del Comitato studi per Ustica, commentando la sentenza di assoluzione da parte della Corte d'assise d'appello per i generali dell' Aeronautica Lamberto Bartoulucci, al tempo Capo di Stato Maggiore dell'Arma Azzurra, e Franco Ferri. Gironda esprime inoltre il suo «rincrescimento che l'associazione delle vittime di Ustica abbia respinto con pervicacia qualsiasi tentativo del Comitato di cercare insieme la verità e dare giustizia a coloro che in quella tragedia avevano perso la vita» e indica «nella volontà perversa di cercare colpevoli aprioristicamente prescelti e non le prove di quello che veramente era accaduto, non si è potuto trovare ancora oggi la ragione di quel disastro». (Adnkronos)
USTICA: PROCESSO APPELLO;PM, PER GIUDICI INSUFFICIENZA PROVE
ROMA, 15 dic - «Prendiamo atto della sentenza, e sottolineamo come i giudici hanno stabilito che ci sia stata una insufficienza di prove». È la prima frase pronunciata dai pm Erminio Amelio e Maria Monteleone, dsubito dopo la lettura del dispositivo della sentenza della prima corte d' assise di appello nel processo di secondo grado sui fatti relativi al disastro di Ustica. «Rimane una ombra su tutta la ricostruzione - hanno continuato Amelio e Monteleone - e ora aspettiamo di capire dalla motivazione dei giudici qual è il punto dove le prove sono stati insufficienti». Per i pm, a questo punto «è scontato il ricorso in Cassazione, soprattutto dopo che in primo grado la sentenza aveva resistitito a tutte le prove». (ANSA)
STRAGE USTICA: PRESIDENTE ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME, DISGUSTO E VERGOGNA = «SONO PASSATI 25 ANNI E LA MAGISTRATURA SI DICHIARA ANCORA IMPOTENTE»
Roma, 15 dic. - «È disgustoso e vergognoso che per una vicenda che ha visto la certezza dell'abbattimento di un aereo civile in tempo di pace nel nostro paese non si sia ancora riusciti a trovare da parte della magistratura i responsabili della non verità». Così Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione che riunisce i familiari delle vittime di Ustica, ha commentato la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d'Assise d'appello di Roma nei confronti dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri. «Sono passati 25 anni e la magistratura si dichiara impotente rispetto a chi ha impedito di conoscere la verità. Questa verità -ha detto Bonfietti- continua ad esistere e a sussistere. Un aereo civile è stato abbattuto in tempo di pace e non si riesce a trovare i responsabili. È una indecenza per i cittadini e per i parenti delle vittime». (Adnkronos)
STRAGE USTICA: GEN. MANCA, SENTENZA STORICA ED EROICA = EX VICEPRESIDENTE DELLA COMM. STRAGI, SI DEVE CHIEDERE SCUSA ALL'AERONAUTICA
Roma, 15 dic. - La sentenza della Corte d'assise d'appello di Roma è «eroica e storica e dà completa definitiva ragione alle continue e spesso solitarie lotte sostenute in cinque anni di attività in qualità di vicepresidente della commissione Stragi nella scorsa legislatura». Lo afferma il generale Vincenzo Manca, ex senatore di Forza Italia. Vicepresidente dell'organismo bicamerale guidato da Giovanni Pellegrino, Manca, alla luce della sentenza che assolve i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, ritiene che non «rimanga che chiedere scusa all'Areonautica militare e a coloro che hanno subito l'onta di accuse infamanti quanto infondate e pretendere nel contempo dal mondo politico ed istituzionale che venga data risposta sia alle vere cause della tragedia e sia le ragioni per cui sono state costruite in numerosi ambiti, tante menzogne, allontanando sempre più dalla verità». (Adnkronos)
STRAGE USTICA: GEN. BARTOLUCCI, SENTENZA HA POSTO FINE A UN INCUBO
Roma, 15 dic. - La sentenza emessa questo pomeriggio dalla Corte d'Assise d'Appello di Roma «ha posto fine ad un incubo». Così il generale Lamberto Bartolucci, all'epoca dei fatti capo di stato maggiore dell'Aeronautica generale, commenta la sentenza di assoluzione emessa nei suoi confronti in relazione alle accuse di alto tradimento a attentato agli organi costituzionali per il presunto depistaggio sul disastro aereo di Ustica. (Adnkronos)
USTICA: GIOVANARDI, SENTENZA SPAZZA VIA ANNI DI FANGO GETTATO SU GENERALI AERONAUTICA
ROMA, 15 dic - «La sentenza su Ustica spazza via anni ed anni di fango gettato a piene mani sui generali della nostra Aeronautica, vittime di troppe disinvolte carriere politiche giornalistiche giocate sulla loro pelle». A commentare così la sentenza di oggi è il ministro per il Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi. «Finalmente - aggiunge Giovanardi - contro i depistaggi e le ricostruzioni fantasiose ha prevalso la verità che avevo già avuto modo di spiegare dettagliatamente in parlamento nell'ottobre 2002». «Rimane da capire - conclude il ministro - perchè ci sia stata tanta ostinazione nel voler negare la terribile verità di una bomba esplosa nella toilette dell'aereo, per accusare invece paesi alleati o addirittura la nostra arma azzurra». (ANSA)
USTICA: PROCESSO APPELLO; AVV. CRUPI, RISTABILITA GIUSTIZIA
ROMA, 15 dic - «Per fare un commento bisogna aspettare la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Sicuramente, comunque, questa decisione ristabilisce una situazione di giustizia che era stata negata nei gradi precedenti di giudizio». Lo ha detto l' avvocato Vincenzo Crupi, difensore del generale dell' Aeronautica Lamberto Bartolucci, subito dopo la lettura della sentenza che ha mandato assolto l' alto ufficiale per la vicenda di Ustica. (ANSA)
USTICA: BARTOLUCCI E FERRI, NESSUN TRADIMENTO
ROMA, 15 dic - Assolti perchè il fatto non sussiste. I generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, non sono colpevoli di alto tradimento in relazione ai presunti depistaggi sul disastro di Ustica. Emessa poco prima delle 18, è questa la sentenza della prima corte d'appello di Roma nei confronti dei due ex alti generali dell'aeronautica, dopo cinque ore di camera di consiglio, e al termine di un processo di secondo grado durato poco più di un anno e mezzo. Una sentenza che ha lasciato sconcerto e amarezza nei familiari delle vittime. Bartolucci e Ferri, oggi entrambi ottantenni, erano accusati di omessa comunicazione al Governo di informazioni sul disastro aereo, che ha portato alla morte di 81 tra passeggeri e componenti dell' equipaggio del Dc 9 dell'Itavia partito da Bologna la sera del 27 giugno 1980 e mai arrivato a Palermo. E proprio per questo reato, il 30 aprile dello scorso anno, dopo un processo durato tre anni, la terza corte di assise di Roma ne aveva dichiarato la prescrizione. I due generali, nella stessa occasione, furono assolti, così come altri due imputati, Zeno Tascio e Corrado Melillo, dall' accusa di alto tradimento. Ma la procura di Roma non si dichiarò soddisfatta di quella decisione. Tant' è che, insieme con la procura generale, impugnò la sentenza limitatamente alla sola dichiarazione di prescrizione per Bartolucci e Ferri. Secondo i pm, infatti, l' omessa comunicazione al Governo, da parte dei due generali, di informazioni sul disastro aereo avrebbe dovuto essere qualificata sotto il profilo dell' impedimento dell' esercizio delle prerogative dell' autorità politica (reato non prescrivibile) e non sotto quello più lieve del turbamento, per il quale fu dichiarata la prescrizione. Ancor più in particolare, i fatti che determinarono l' impugnazione della sentenza di primo grado riguardavano proprio l' omessa comunicazione al Governo dei risultati dell' analisi del tracciato radar Marconi (che parlava della probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc 9) e del contenuto di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo di altri aerei nel disastro. La diversa valutazione di questa circostanza portò i giudici di primo grado a credere che quelle omissioni non avrebbero precluso, ma solo turbato, gli interventi di competenza del Governo; mentre i pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio, che già in primo grado sollecitarono la condanna di Bartolucci e Ferri a sei anni e nove mesi di reclusione di cui quattro condonati, erano di parere diametralmente opposto. Oggi, la corte d' assise d' appello ha scritto la sua parola conclusiva. Il fatto non sussiste, e per questo motivo Bartolucci e Ferri sono stati assolti ai sensi della formula che in passato indicava l' insufficenza di prove. Tutti hanno preso atto della decisione: gli imputati, soddisfatti dopo anni di attesa; gli accusatori che preannunciano ricorso in Cassazione; i difensori che aspettano come tutti le motivazioni della sentenza. Ma c' è chi è andato anche oltre, come Daria Bonfietti, presidente delle associazioni delle vittime, che ha giudicato «una vergogna» questa decisione. (ANSA)
USTICA: COLARIETI, DOPO 25 ANNI NON SCALFITO MURO DI GOMMA
RIETI, 15 DIC - «La sentenza di assoluzione dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri pronunciata oggi dalla Corte d'Assise d'appello è la riprova che 25 anni di indagini non hanno affatto scalfito il muro di gomma». Lo ha detto Fabrizio Colarieti, curatore del sito Internet www.stragi80.it, che raccoglie gli atti dell'indagine sul disastro di Ustica. «Se è l'insufficienza delle prove che ha portato all'assoluzione dei generali, che a questo punto non hanno depistato le indagini - ha aggiunto Colarieti - si torni oggi ad indagare su chi a tutti i livelli coprì quanto accadde nei nostri cieli coinvolgendo 81 inermi cittadini italiani. La politica chieda conto ai nostri alleati. Da parte nostra - ha concluso Colarieti - l'impegno sarà massimo affinchè la memoria rimanga viva su quei fatti». (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, NON CAPISCO TRIPUDIO RAPPRESENTANTI GOVERNO
(ANSA) - BOLOGNA, 15 DIC - «Non capisco il tripudio, soprattutto da parte di rappresentanti del Governo, per l'esito del processo d'appello per il reato di altro tradimento connesso alla vicenda di Ustica»: così la presidente dell'associazione familiari vittime della strage di Ustica Daria Bonfietti commenta le dichiarazioni, come quella del ministro della Difesa Antonio Martino, sulla sentenza di assoluzione per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri. «Ricordo che gli imputati, già assolti per prescrizione, - sottolinea Bonfietti - vengono oggi assolti per insufficienza di prove e mi permetto di osservare che, evidentemente contro le aspettative di chi voleva affermare che il reato non era stato commesso, oggi non sono state raggiunte prove totalmente convincenti di un reato comunque commesso». «La sentenza non mi soddisfa - ribadisce Bonfietti - ma è certo che, soprattutto senza leggere le motivazioni, non si può assolutamente pretendere di affermare che questa sentenza in sè cancelli quanto in questi anni è emerso ed è stato sancito da altri pronunciamenti della Magistratura. Trovo quindi istituzionalmente inaccettabile - prosegue - l'atteggiamento di ministri, a cominciare da quello della Difesa, che esprimono soddisfazione per una sentenza che riconosce che il reato di alto tradimento è stato commesso. Su questo aspetto - conclude - dovrebbe andare la responsabile attenzione di chi ha il compito di guidare un'Istituzione militare fuori da ogni comportamento ambiguo e contrario alla legge». (ANSA)
USTICA: I PM ANNUNCIANO RICORSO IN CASSAZIONE
Roma, 15 dic. - I pm Erminio Amelio e Maria Monteleone faranno ricorso in Cassazione, d'accordo con la procura generale, una volta lette le motivazioni della sentenza di assoluzione pronunciata dalla prima corte d'assise d'appello di Roma in relazione ai presunti depistaggi legati al disastro aereo di Ustica. Lo hanno annunciato i due magistrati, alla fine del dibattimento, sostenendo che "dalla lettura delle motivazioni si capira' qual e' il punto in cui le prove, a parere dei giudici, sono state ritenute insufficienti. Prove che, assieme a una serie di eccezioni, avevano retto in primo grado". I due pm avevano chiesto la condanna di Bartolucci e Ferri a sei anni e 9 mesi di reclusione (di cui quattro anni condonati) per attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento per aver omesso di riferire all'autorita' politica le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare Usa, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi, a partire dal 27 giugno 1980, l'ipotesi di un'esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell'analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino. (AGI)
USTICA: AVV.GALASSO, PENA PROFONDA PER ASSENZA DI RESPONSABILI
Roma, 15 dic. - "Ogni sentenza va rispettata ma in vicende di questo genere mi sembra di trovarmi di fronte a una sentenza profondamente ingiusta. E' una pena profonda che dopo tanti anni si arrivi alla conclusione che nessuno ha responsabilita'. Il popolo italiano subisce delusione, amarezza e sconforto". E' il parere espresso dall'avvocato Alfredo Galasso, uno dei legali di parte civile, dopo la sentenza di assoluzione emessa nei confronti dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri. (AGI)
USTICA: A 25 ANNI DAL DISASTRO AEREO VERITA' ANCORA LONTANA
Roma, 15 dic. - Rischia di rimanere un mistero senza soluzione la caduta del Dc9 dell'Itavia che il 27 giugno del 1980, partito da Bologna e diretto a Palermo, si inabisso' nelle acque al largo di Ustica con 81 persone a bordo. Rimasti ignoti gli autori e le cause del disastro aereo, potrebbero non essere piu' individuati i responsabili dei presunti depistaggi sulle indagini svolte da governo e autorita' giudiziaria. Se in primo grado (30 aprile 2004) erano usciti di scena, con varie assoluzioni, i generali Zeno Tascio (ex responsabile del Sios) e Corrado Melillo (ex caporeparto dello Stato Maggiore), la conclusione del processo d'appello ha escluso (per insufficienza di prova) la responsabilita' di Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, rispettivamente capo e vicecapo di Stato Maggiore dell'Aeronautica militare, accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento, reato per il quale era stata applicata la prescrizione dalla corte d'assise. La procura di Roma aveva chiesto per i due alti ufficiali la condanna a sei anni e nove mesi di reclusione (di cui quattro anni condonati) ritenendo che vi fosse la prova che i due avevano omesso di riferire alle autorita' politiche alcune informazioni sul traffico aereo di quella sera. Anche se le prime ricostruzioni parlarono di cedimento strutturale del velivolo, fin da subito si ipotizzo' che a causare il disastro fossero stati una bomba, un missile o una collisione con un altro aereo. Nell'estate dell'86 si inizio' il recupero del relitto e nel giugno del'97 sul tavolo del giudice istruttore Rosario Priore arrivo' il dossier completo delle indagini da cui emerse che il Dc9, la sera dell'incidente, volo' per un'ora all'interno di uno scenario di guerra. Un supplemento di perizia confermo' l'affollamento di velivoli nei cieli italiani il 27 giugno '80. Quasi tutti questi aerei avevano i trasponder spenti per evitare di essere identificati. Per i giudici di primo grado, non solo ci furono depistaggi che turbarono, ma non impedirono, l'esercizio da parte del Governo delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge ma sulla rotta del Dc9 ci fu almeno un altro aereo comparso nel tracciato radar. (AGI)
USTICA / LA RIVINCITA DEI GENERALI "CATTIVI D'ITALIA"
Roma, 15 dic. (Apcom) - "Ora non siamo più i peggiori elementi del nostro Paese". Parlano a voce alta gli ex ufficiali dell'Aeronautica appena dopo che la Corte d'Assise d'Appello ha pronunciato la sentenza di assoluzione, per insufficienza di prove, per Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, rispettivamente capo e vicecapo di Stato Maggiore dell'arma azzurra. I due generali, grigi e appesantiti dagli anni, erano imputati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento, reato per il quale era stata applicata la prescrizione nel giudizio di primo grado. Che aveva già fatto uscire dalla storia giudiziaria del disastro di Ustica, l'ex responsabile del Sios, Zeno Tascio e l'ex capo reparto di Stato Maggiore Corrado Melillo (presente oggi in aula a sostenere i suoi colleghi). La "rivincita" che si consuma davanti al giudice Antonio Cappiello è tutta per questo gruppo coeso, impermeabile, capace di assorbire i molti anni di accuse e sospetti. La definizione di "cattivi d'Italia" viene data ai "generali di Ustica" durante una puntata del Maurizio Costanzo Show. E' il 1991, da poco è uscito nella sale il film di Marco Risi "Il muro di gomma" e la cronaca è tornata ad interessarsi di questa tragedia. A piangere i familiari delle vittime iniziarono dopo le 20, 59 minuti e 45 secondi di quella sera quando il Dc9 Itavia I Tigi, in rotta su Palermo, proveniente da Bologna, ad una quota di 25mila piedi, sparisce dagli schermi radar di Ciampino. Le ricerche del velivolo diedero qualche risultato soltanto alle prime luci dell'alba. Nel frattempo era già iniziata la ridda di voci e l'affastellarsi di ipotesi. Una telefonata a nome dei Nar sostiene che sull'aereo c'era Marco Affatigato, estremista di destra legato ai servizi. Ci vorranno non pochi controlli per fugare il dubbio, stante anche il fatto che i corpi delle vittime non sono mai stati recuperati tutti. Come si arriva ai quattro generali dell'Aeronautica? Dopo che il giudice istruttore Rosario Priore nel giugno '97 riceve dal collegio peritale nominato, un dossier dal quale emerge che il Dc9, la sera dell'incidente, volò all'interno di uno scenario di guerra. Tre anni prima però altri consulenti del giudice avevano indicato in una bomba collocata nella toilette in coda all'aereo la causa del disastro. In ogni caso il 31 luglio 1998 i pubblici ministeri romani Settembrino Nebbioso e Giovanni Salvi chiedono il rinvio a giudizio per i generali dell'Aeronautica Bartolucci, Tascio, Melillo e Ferri. La logica che si segue è chiara: se è impossibile individuare gli autori materiali della strage, si possono portare sotto processo coloro che con il loro comportamento - leggi depistaggi - hanno impedito al governo ed all'autorità giudiziaria di giungere alla verità. La sentenza di primo grado, pronunciata il 30 aprile 2004 dal giudice Giovanni Muscarà, fa uscire però di scena alcune "certezze" del "mistero Ustica". A partire dalla vicenda del Mig libico caduto il 18 luglio dell'80, tra le 11 e le 11.30 del mattino sulle montagne di Castel Silano, in località Timpa delle Megare. Sono passati 21 giorni dal fatto avvenuto a largo di Ustica, ma per molti è la conferma che qualcuno non vuole far sapere. Perché se da una parte la commissione italo-libica conclude che si è trattato di un incidente "effettivamente" avvenuto il 18 luglio, due medici legali (Alfonso Zurlo ed Erasmo Rondanelli) dopo averne condiviso il parere, denunciano che invece secondo loro il cadavere poteva trovarsi nell'abitacolo del Mig da "almeno" 15 giorni. Una successiva inchiesta della Procura di Crotone accerterà che Zurlo, ex sindaco di Catanzaro, era amico di Aldo Davanzali, proprietario dell'Itavia, e che "per smania di protagonismo" - scrive il magistrato - aveva deciso di collocare pilota e relativo aereo da guerra, in uno scenario che non era il suo. A "suggerire il complotto" come ha detto in un'intervista il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga è stato sicuramente da sempre Muammar Gheddafi. Il quale, in modo ufficiale, nel settembre 2003 ammise l'attentato di Lockerbie, e rilanciò l'ipotesi che il Dc9 Itavia fu abbattuto da aerei Usa. Perché gli americani credevano che a bordo ci fosse lui, che volevano eliminare. Tornando ai generali dell'Aeronautica, secondo la parte civile nascosero già nella mattina seguente l'incidente che erano disponibili i tracciati radar di Ciampino. Bastava "leggerli" per percepire la presenza di almeno un velivolo intersecante la rotta del Dc 9, in corrispondenza della zona del disastro. A "render chiaro" lo scenario di guerra, sono due "plot" il "-17" ed il "-12", che dovrebbero individuare un aereo che "accompagna" il volo di linea in parallelo. Per la difesa degli imputati "se lo fa" è a 35 chilometri di distanza. Inoltre una "segnalazione" deve avere tre numeri. Questa ne ha due. Riguardo alle "esercitazioni" che la base di Marsala sta compiendo il 27 giugno e che non le permettono di "vedere" quel che accade, in primo grado si conferma un fatto: quell'impianto radar era completamente obsoleto, datato. I pm Erminio Amelio e Maria Monteleone avevano chiesto per Bartolucci e Ferri la condanna a sei anni e nove mesi di reclusione (di cui quattro anni condonati) ritenendo che vi fosse la prova che i due avevano omesso di riferire alle autorità politiche alcune informazioni sul traffico aereo di quel 27 giugno. La stessa richiesta fatta in primo grado. "La sentenza di oggi chiude un capitolo della storia", commenta uno degli avvocati difensori. Si andrà in Cassazione? Difficile. Anche perché nessun sostituto della procura generale ha voluto rappresentare l'accusa e per questo sono stati cooptati i due pm del primo processo. Alla Suprema Corte non si ricorrerà se le "motivazioni" dell'assoluzione non lasciassero spazio. La "prescrizione" che era stata applicata dall'Assise lo forniva. "Il reato fu commesso", commentò un pm dopo quella sentenza. Da oggi "mancano" le prove per dire che è stato così. Malgrado due milioni e mezzo di mezzo di atti giudiziari, alcune commissioni d'inchiesta parlamentari e il risultato di almeno undici perizie. Difficile per tutto questo immaginare che la sentenza di oggi non possa essere definitiva. (Apcom)
USTICA: GEN. TRICARICO, L'AERONAUTICA NON HA TRADITO
ROMA, 16 dic - «L'Aeronautica non ha tradito»: questo il commento del capo di Stato Maggiore della Forza armata, il generale Leonardo Tricarico alla assoluzione dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di alto tradimento in relazione ai presunti depistaggi sul disastro di Ustica. Il generale Tricarico esprime «viva soddisfazione» per una sentenza che tra l'altro, dice, «affranca l'Aeronautica da ogni responsabilità sulla tragedia» ma al tempo stesso esprime «profonda amarezza» perchè, dopo oltre un quarto di secolo, i vari processi non hanno fatto emergere la verità. «La conclusione dell'iter processuale pone fine al comportamento di silenzio responsabile che l'Aeronautica Militare - sottolinea la stessa Forza armata - aveva adottato sin dall'inizio nel rispetto del lavoro della magistratura e nell'attesa che la giustizia facesse indisturbata il suo corso». Appresa la notizia dell'assoluzione «perchè il fatto non sussiste» emessa ieri dalla Corte di Assise di appello di Roma, il generale Tricarico ha manifestato a Bartolucci e Ferri 'felicitazionì per l'esito della decisione che, sottolinea l'Aeronautica Militare, «afferma in maniera netta la verità processuale, in piena aderenza alla realtà dei fatti, dopo 14 anni di gogna mediatica». «Come capo di Stato Maggiore - dichiara oggi Tricarico - prendo atto con viva soddisfazione di una sentenza che, da un lato, restituisce ai due nostri alti ufficiali l'onore sistematicamente demolito e, dall'altro, affranca la Forza armata da ogni responsabilità sulla tragedia di Ustica». «Questa sentenza, ultima in ordine di tempo di una serie di assoluzioni di diversi procedimenti avviati in relazione a questa tragedia - prosegue il generale - conferma il convincimento personale al quale non sono mai venuto meno, anche quando l'innocenza non poteva essere proclamata ed era una tesi scomoda da difendere». Ma «accanto alla soddisfazione che la notizia ha suscitato - dice ancora Tricarico - resta purtroppo nel cuore di tutti noi la profonda amarezza di constatare che a distanza di più di 25 anni, i vari processi celebrati non abbiano dato quella risposta che i familiari delle vittime ed il Paese tutto avrebbero voluto conoscere. Nessuno meglio di noi aviatori - conclude il generale Tricarico - sa e può comprendere il dolore che si prova quando si perde una persona cara in volo». (ANSA)
USTICA: GEN.BARTOLUCCI - FU UNA BOMBA, PROCESSO NON DOVEVA NEANCHE INIZIARE
Roma, 16 dic. - «Io dico che questo è un processo che non si sarebbe mai dovuto celebrare perchè il processo vero era quello finalizato ad accertare le vere cause della tragedia». Lo ha affermato il generale Lamberto Bartolucci, in un'intervista al quotidiano 'Il Giornalè commentando la sentenza di assoluzione nei suoi confronti al processo sulla strage di Ustica. «L'Aeronautica militare all'inizio non ha mai voluto fare ipotesi, rispettosa degli accertamenti di una comissione d'inchiesta ministeriale e di un'indagine giudiziaria - ha spiegato il gen. Bartolucci - Su mio ordine, vennero consegnati immediatamente i nastri, i tabulati, tutti i documenti in nostro possesso. Era la prassi in caso di incidenti aerei. Adesso 25 anni dopo, mi rifaccio sempre a ciò che la commissione peritale più autorevole ha stabilito esaminando il relitto: non è stato un missile, ma una bomba. Ma non chiedetemi chi l'abbia messa e perchè». «È finito un incubo. Sembra una frase fatta ma io ho avuto davvero fiducia nella giustizia anche quando tutto sembrava andare contro la logica e l'evidenza dei fatti - ha continuato il generale - È stata una vicenda lunga, sopportare per 13 anni un'accusa infamente come quella di aver tradiro il mio paese non è stato facile. Sia io che Franco Ferri abbiamo sempre svolto il nostro lavoro onestamente e non abbiamo mai, dico mai, raccontato bugie». (Adnkronos)
USTICA: EREDI PRESIDENTE ITAVIA RICORRONO IN CASSAZIONE
ANCONA, 16 DIC - L' avv. Mario Scaloni, legale di Luisa e Tiziana Davanzali, figlie ed eredi dell' ex presidente dell' Itavia, Aldo, ha presentato stamane il ricorso in Cassazione contro la sentenza emessa ieri dalla Corte d' Assise di Appello di Roma che ha assolto i generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri dall' accusa di alto tradimento per i presunti depistaggi sul disastro del Dc9 di Ustica. Aldo Davanzali è morto lo scorso maggio, dopo una lunga battaglia per vedere riconosciute le sue ragioni: il velivolo faceva parte della flotta dell' imprenditore marchigiano, ingiustamente accusato di avere armato una «bara volante» che aveva provocato la morte di 81 persone. Davanzali aveva sempre contestato la tesi del cedimento strutturale dell' aereo, battendosi per anni perchè i generali dell' aeronautica venissero condannati. La sentenza di primo grado del 2004 gli aveva dato ragione. Dallo Stato, inoltre, l' imprenditore, che aveva assistito al crollo del suo impero industriale dopo la tragedia di Ustica, pretendeva un risarcimento per danni morali e materiali per 1.750 miliardi di vecchie lire. (ANSA)
USTICA: LEGALE EREDI DAVANZALI, SENTENZA DELUDENTE
ANCONA, 16 DIC - Per l' avv. Mario Scaloni, legale degli eredi di Aldo Davanzali, ex presidente dell' Itavia, è «deludente» la sentenza di assoluzione emessa ieri in secondo grado nei confronti dei due ex alti ufficiali dell' Aeronautica Lameberto Bartolucci e Franco Ferri dall' accusa di alto tradimento per i presunti depistaggi sul disastro del Dc9 di Ustica. «Per valutarla bene - aggiunge l' avvocato, che ha già presentato ricorso per Cassazione - bisognerà attendere il deposito delle motivazioni. Ho sempre ritenuto che le sentenze non possano essere commentate nè criticate se non dopo averne letto le motivazioni. Certo - osserva -, è molto triste che dopo più di 25 anni si sia a questo punto». Il legale intende comunque portare avanti la battaglia di Davanzali, morto lo scorso maggio dopo una lunga malattia: la tragedia di Ustica aveva distrutto non solo la vita di 81 persone, ma anche l' Itavia, ingiustamente accusata di cedimento strutturale del D9, e l' immagine personale dell' imprenditore. (ANSA)
USTICA: COSSIGA, LIETO PER ASSOLUZIONE UFFICIALI AERONAUTICA
ROMA, 16 DIC - «Sono molto lieto per l'assoluzione degli ufficiali generali dell'aeronautica militare in riferimento al doloroso e tragico abbattimento dell'aereo dell'Itavia nei cieli di Ustica, ed in particolare dell'assoluzione del generale Bartolucci, con il quale ho avuto modo di esemplarmente collaborare quando ricoprivo alti uffici dello Stato». Lo afferma l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. «La loro assoluzione - osserva poi il senatore a vita - non implica purtroppo l'accertamento ella verità nè nell'uno nè nell'altro senso, ma è la conseguenza del fatto che era difficile sostenere che essi avessero occultato la verità alle autorità politiche quando giudiziariamente questa verità non è stata mai accertata e non si è mai potuta stabilire se la caduta dell'aereo fosse dovuta alla deflagrazione di una bomba piazzata dentro l'aereo medesimo, e cioè ad un atto di terrorismo, o se invece per l'impatto di un missile». (ANSA)