2008
USTICA: FAMILIARI VITTIME, RISARCITECI PER VERITÀ NEGATA
PALERMO, 9 GEN - Qual è il prezzo della verità negata? È la domanda a cui dovrà rispondere il giudice palermitano Giuseppe de Gregorio davanti al quale, oggi, sono comparsi 88 familiari delle vittime della strage di Ustica che, invocando l'esistenza di un diritto, ormai riconosciuto dalla giurisprudenza, all'accertamento della verità, hanno citato in giudizio i ministeri della Difesa e dei Trasporti, «colpevoli delle omissioni e delle negligenze» che, di fatto, avrebbero impedito di sapere cosa accadde, la sera del 27 giugno del 1980, al Dc9 dell'Itavia che si inabissò nelle acque del Tirreno con 81 persone a bordo. La sentenza che ha assolto dall'accusa di alto tradimento i 4 generali dell'Aeronautica, finiti sotto processo con l'accusa di avere depistato le indagini sul disastro, dal 10 gennaio del 2006 è ormai definitiva. Sulla strage di Ustica, dunque, la giustizia penale non andrà oltre, lasciando aperti dubbi e interrogativi. «Al di là delle nostre certezze morali nessun giudice potrà dirci cosa accadde realmente - spiega l'avvocato Daniele Osnato, difensore, insieme ad Alfredo Galasso, dei familiari costituiti in giudizio e cognato del copilota del Dc 9 dell'Itavia - Ma il diritto ci riconosce una legittima aspettativa all'accertamento della verità, diritto leso da negligenze, omissioni e depistaggi di chi aveva il dovere di fare chiarezza». Da qui la richiesta di risarcimento che i difensori quantificano in 2.065.827 euro per ciascun familiare, somma determinata «per analogia al parametro risarcitorio adottato dal Parlamento per la strage del Cermis». E l'eventuale riconoscimento in sede civile della lesione da verità negata potrebbe scongiurare anche il rischio della prescrizione: il diritto al risarcimento del danno può farsi valere al massimo entro 5 anni dal fatto che l'ha determinato. «In questo caso - spiega Osnato - è il verdetto della Cassazione, che pone fine alle nostre aspettative sull'accertamento delle responsabilità, a generare il danno: quindi la prescrizione comincerebbe a decorrere dal 2006». Alla richiesta del riconoscimento del diritto alla verità - assolutamente innovativa nell'interminabile serie di atti di citazione nati dalla tragedia di Ustica - i legali aggiungono anche le istanze di risarcimento di voci 'più tradizionali’ di danno: da quello provocato dalla lesione del diritto alla vita, da quantificarsi in relazione al grado di parentela con le vittime, ai danni morali e biologici legati alla morte dei propri congiunti e, infine, a quelli patrimoniali subiti dal mancato apporto economico seguito al decesso dei familiari. Il giudice deciderà nei prossimi mesi. I legali hanno depositato agli atti un cd-rom con circa 3 milioni di pagine di documenti sul caso del Dc9, una mole enorme di carte a cui potrebbero aggiungersi quelle, ulteriori, che l'avvocato Osnato ha chiesto al premier Romano Prodi. Dopo la riforma della legge sul segreto di Stato, approvata a luglio scorso, il legale ha scritto al presidente del Consiglio chiedendo di essere informato di tutti i documenti, degli atti e delle attività su Ustica eventualmente secretati. Prodi gli ha risposto il 27 novembre «differendo ogni valutazione in merito all'istanza». «La completa applicazione della legge - si legge nella missiva indirizzata al difensore - è demandata, tra l'altro ad un DPCM disciplinante i criteri per l'individuazione di ciò che è suscettibile di essere oggetto di segreto di Stato». Normativa che, conclude Prodi, dovrebbe essere emanata a febbraio. (ANSA)
USTICA: COSSIGA, FURONO I FRANCESI A LANCIARE MISSILE CHE ABBATTÈ AEREO ITAVIA
Roma, 19 feb. - «Furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l'allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo». Lo ha detto Francesco Cossiga a Sky Tg24 a proposito del missile che abbatté l'aereo dell'Itavia sulle acque di Ustica. «La tesi - prosegue il Presidente Emerito della Repubblica - è che i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perchè il Sismi, il generale Santovito, appresa l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro. I francesi questo lo sapevano - conclude Cossiga - videro un aereo dall'altra parte di quello italiano e si nascose dietro per non farsi prendere dal radar». (Adnkronos)
USTICA: GEN. MANCA, COSSIGA CHIARISCA SU IPOTESI MISSILE FRANCESE
Roma, 19 feb. - L'aereo di Ustica abbattuto da un missile francese a risonanza? «Perchè il senatore Cossiga non ha riferito la notizia diffusa oggi quando fu chiamato come teste alla Corte di Assise di Roma nel processo su Ustica?» È quanto si chiede il generale Vincenzo Manza, ex senatore di Forza Italia e vicepresidente della commissione Stragi commentando le dichiarazioni dell'ex Capo dello Stato sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, anno in cui rivestiva l'incarico di Presidente del Consiglio. «Quanto affermato dal Presidente emerito della Repubblica Cossiga inquieta moltissimo - aggiunge il generale Manca - e propone domande alle quali la stessa personalità politica dovrebbe rispondere. Ad esempio, perchè negli anni '90, nell'abitazione di rappresentanza del capo di Stato maggiore della Marina ammiraglio Guarnieri, dopo una cena offerta da quest'ultimo, presi in disparte me e l'ammiraglio Guarnieri ci riferì di avere avuto notizia che l'incidente di Ustica era dovuto ad una bomba?» L'ex vicepresidente della commissione Stragi spiega inoltre che «ad analoghe mie contestazioni, di qualche mese fa, il senatore Cossiga rispose di aver saputo analoga notizia dall'ammiraglio Martini e non dal generale Santovito. O forse ha fatto questo -osserva- perchè ha saputo che, in dibattiti radiofonici presso Radio Radicale, lo stesso ammiraglio Martini aveva più volte dato ragione a me sull'ipotesi bomba, ipotesi che poi ha trovato pratica conferma presso i pubblici ministeri incaricati dell'indagine su Ustica ed anche presso la stessa Corte d'Assise di Roma.» «Gli italiani attendono risposte a queste domande e si augurano di avere prove relative al fatto che un presidente emerito della Repubblica abbia pensato bene prima di fare certe affermazioni, ben sapendo - conclude il generale MAnca- che è così che nascono i processi di piazza e non quelli previsti da uno Stato di diritto, i quali hanno già espresso abbondantemente il loro parere». Il generale Manca pone infine una ulteriore domanda sulla vicenda di Ustica, in relazione a quanto rivelato da Francesco Cossiga. «Perchè l'onorevole Giuliano Amato, Presidente del Consiglio nella XIII legislatura non riferì a me e al senatore Pellegrino recatici a palazzo Chigi per sollecitargli l'interessamento del Presidente Clinton, del presidente Chirac e del presidente Gheddafi a pronunciarsi sul caso Ustica, non fece alcun cenno a quanto già riferitogli a suo tempo dal generale Santovito ed ora reso pubblico dal senatore Cossiga?» (Adnkronos)
USTICA: BONFIETTI SU COSSIGA, ALLUCINANTE CHE NESSUNO SI MUOVA
Bologna, 20 feb. - “E’ allucinante, in un paese civile, che un ex Presidente della Repubblica, un ex presidente del Consiglio dica queste cose e nessuno si muova”. E’ il commento rilasciato all’Agi da Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Vittime della strage di Ustica, sulle dichiarazioni del Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga circa l’ipotesi che il Dc 9 dell’Itavia - la cui esplosione in volo, il 27 giugno 1980, costò la vita ad 81 persone - possa essere stato abbattuto da un missile dei francesi. Cossiga, come riporta oggi Libero, spiega che furono i servizi segreti italiani, quando lui era Presidente della Repubblica, ad informarlo assieme al sottosegretario Giuliano Amato, che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Obiettivo, mancato, abbattere l’aereo di Gheddafi che si salvò perché, subito dopo il decollo, l’aereo col leader libico tornò indietro informato dal generale Santovito del Sismi. Bonfietti, nel commentare le dichiarazioni - peraltro, spiega, non nuove - si dice “esterrefatta”. “Le dichiarazioni di Cossiga - spiega Bonfietti - vanno nella direzione di confermare quello che un giudice della Repubblica ha già accertato al 100%, e cioè che quell’aereo è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea. La magistratura lì si è fermata perché non è riuscita a capire chi è stato, cioè manca il colpevole. Oggi Cossiga, che non è l’ultimo che ha occupato dei posti importanti in questo nostro ultimo cinquantennio, dice le cose che dice… io credo sia importante prenderlo in seria considerazione, perché vanno proprio nella direzione che indicava il giudice Priore”. Una verità, racconta la presidente dell’Associazione vittime di Ustica, “costata tanta fatica, a cui si è arrivati solo nel 99, e non era scontato… ” “Ci dispiace lo dica solo oggi - sottolinea Bonfietti - il perché non so, chiediamolo a lui. Cose più o meno uguali Cossiga le ha già dette l’anno scorso, oggi precisa meglio il tipo di aereo, aggiunge qualcosa su Santovito … Ma anche allora niente, se non un mio bell’articolino il giorno dopo sull’Unità, o su qualche giornale… per fare quello che sto dicendo adesso. Mi piacerebbe che qualcuno ne tenesse conto”. Perché, si infervora Bonfietti, lo scenario è credibile: “Bene o male - spiega - è una delle ipotesi sulle quali tanto si è discusso, lo scenario può essere credibile, perché Gheddafi ha sempre rivendicato che la vittima designata era lui: è sempre il nostro Governo che deve andare a chiedere a Gheddafi, perché i magistrati l’hanno già fatto, e non è stata data loro risposta… nemmeno dai francesi. I giudici non possono far altro: dal ‘99 sappiamo solo - ed è importante, perché non era scontato che ci arrivassimo - che ce l’hanno abbattuto, quell’aereo. Oggi qualcuno va avanti - e non sono io che con Andrea Purgatori fa lo scenario, credibile ma non suffragato da… - ma qualcuno che era nei posti giusti. Ma consideriamolo, parliamone. Qualcuno, se siamo in un paese civile, del Governo della Repubblica ne prenda atto, e si vada avanti”. (AGI)
USTICA: LEGALI FAMILIARI VITTIME CITANO A DEPORRE COSSIGA
PALERMO, 22 MAG - Il giudice di Palermo, Giuseppe De Gregorio, si è riservato di decidere sull'ammissibilità della testimonianza del senatore Francesco Cossiga al processo civile a carico i ministeri della Difesa e dei Trasporti, intentato da 88 familiari delle vittime del disastro aereo del Dc9 dell'Itavia, precipitato il 27 giugno del 1980. Cossiga, la cui citazione era stata chiesta dagli avvocati Daniele Osnato e Alfredo Galasso, difensori delle parti lese, dovrebbe deporre sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa in un'intervista dello scorso febbraio. L'ex presidente della Repubblica aveva dichiarato che «furono i nostri servizi segreti che informarono l'allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo». «Se il giudice dovesse ritenere ammissibile la testimonianza e Cossiga confermasse - dice l'avvocato Osnato- si aprirebbe un nuovo ed inedito scenario giudiziario». L'Avvocatura dello Stato, che rappresenta in giudizio i ministeri, si è opposta all'audizione, sostenendo che Cossiga è già stato sentito più volte, sotto giuramento, dall'autorità giudiziaria, ed ha sempre detto di non avere mai avuto notizie in merito. (ANSA)
USTICA: PRESIDENZA CONSIGLIO MINISTRI, NESSUN SEGRETO DI STATO
PALERMO, 4 GIU - "Nessun segreto di Stato è stato apposto su atti o documenti inerenti il caso Ustica". A 28 anni dal disastro aereo del Dc9 dell'Itavia, costato la vita a 81 persone, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il generale Giuseppe Cucchi, direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), smentisce ufficialmente l'esistenza di un dossier riservato o di atti secretati sulla strage. Rispondendo all'istanza dell'avvocato Daniele Osnato, difensore di parte civile di alcuni familiari delle vittime, di "accedere, in base alla legge 124 del 2007, agli atti, alle cose e ai luoghi concernenti il disastro", il generale Cucchi rende noto "su indicazione del presidente del Consiglio dei ministri che, a seguito dell'istruttoria effettuata, è emerso che nel corso del procedimento penale non è mai stato opposto il segreto di Stato, né risulta che tale vincolo sia stato apposto su atti o documenti inerenti il caso Ustica". (ANSA)USTICA: LEGALE FAMILIARI VITTIME, SEGRETO DI FATTO MAI RIMOSSO
PALERMO, 4 GIU - «Lo Stato italiano ha definitivamente e ufficialmente chiarito, affermandolo senza alcuna esitazione, che nessun atto riguardante la strage di Ustica è mai stato coperto da segreto di Stato. Resta, però, l'impressione che di fatto il segreto non sia mai venuto meno». Lo dice l'avvocato Daniele Osnato, legale di alcuni familiari delle vittime del disastro aereo del Dc9 Itavia in cui, il 26 giugno del 1980, persero la vita 81 persone. L'avvocato Osnato commenta la risposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri ad una sua richiesta di accesso agli atti relativi alla strage. Una nota di Palazzo Chigi nega infatti che sulla vicenda sia mai stato opposto il segreto di Stato. «Impressione, quella che sulla vicenda continui ad esserci un dossier riservato, - aggiunge - alimentata dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa, il 19 febbraio scorso, dal senatore a vita Francesco Cossiga, all'epoca del disastro presidente del Consiglio». Cossiga, di cui Osnato ha chiesto la citazione al processo civile in corso a carico dei ministeri della Difesa e dei Trasporti, «colpevoli - a suo dire - delle omissioni e delle negligenze» che avrebbero impedito l'accertamento giudiziario della verità, ha dichiarato che i servizi segreti italiani, quando era presidente della Repubblica, lo informarono che «erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza». «Non vi è dubbio alcuno allora - prosegue - che ci si trovi dinnanzi a qualcosa che è sfuggito ed ancora oggi sfugge al controllo istituzionale ed alle garanzie poste dall'ordinamento: una forma alquanto anomala di assenza del segreto di Stato che viene opposto attraverso la scomparsa, l'occultamento e la negazione dell'esistenza stessa del segreto». «Da un punto di vista formale il segreto, dunque, non esiste. - conclude il legale - Nella sostanza invece esiste eccome, continua ad esservi ed è stato apposto nei fatti, ostacolando ed impedendo di accertare gli eventi e le responsabilità di chi, con assoluta infamia, compì quella ignobile strage. Prendiamo atto dell'ultima vergata alla dignità di tutti cittadini italiani e ringraziamo». (ANSA)
USTICA: PM ROMA SENTE COSSIGA E AMATO E RIAPRE INDAGINE
ROMA, 21 GIU - La procura di Roma ha riaperto l'inchiesta sulla strage di Ustica, dopo aver convocato e sentito come testimoni il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e Giuliano Amato, ai tempi sottosegretario alla presidenza del Consiglio. L'iniziativa dei pm Maria Monteleone e Erminio Amelio fa seguito alle dichiarazioni dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga secondo il quale ad abbattere il DC 9 dell'Itavia il 27 giugno del 1980 sarebbe stato un missile "a risonanza e non ad impatto" lanciato da un aereo della Marina militare francese. La apertura della nuova indagine - di cui ha dato notizia il Tg3, dopo l'archiviazione disposta del giudice istruttore Rosario Priore - verificherà anche attraverso una rogatoria con la Francia, fatta anche per identificare i responsabili militari transalpini, le dichiarazioni di Cossiga. (ANSA)
USTICA: PM ROMA SENTE COSSIGA E AMATO E RIAPRE INDAGINE
ROMA, 21 GIU - Le dichiarazioni ai magistrati della procura della Repubblica di Roma di un testimone eccellente come il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga potrebbero dopo 28 anni ridare slancio alla ricerca della verità sulla strage di Ustica. La procura di Roma ha, infatti, riaperto l'inchiesta sull'abbattimento del Dc 9 dell'Itavia in cui morirono 81 persone, dopo aver convocato e sentito come testimoni due dei protagonisti del tempo: il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e Giuliano Amato, ai tempi sottosegretario alla presidenza del Consiglio. L'iniziativa dei pm Maria Monteleone e Erminio Amelio fa seguito alle dichiarazioni dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga secondo il quale ad abbattere il DC 9 dell'Itavia il 27 giugno del 1980 sarebbe stato un missile "a risonanza e non ad impatto" lanciato da un aereo della Marina militare francese. La apertura della nuova indagine - di cui ha dato notizia il Tg3, dopo l'archiviazione disposta del giudice istruttore Rosario Priore - verificherà anche attraverso una rogatoria con la Francia, fatta anche per identificare i responsabili militari transalpini, le dichiarazioni di Cossiga. Quest'ultimo nel febbraio dello scorso anno spiegò a vari emittenti, radiofoniche e televisive che "furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l'allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo". Cossiga spiegò ai media che "i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perché il Sismi, il generale Santovito, appresa l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro. I francesi questo lo sapevano e videro un aereo dall'altra parte di quello italiano e si nascose dietro per non farsi prendere dal radar". Nel gennaio dello scorso anno la prima sezione penale della Cassazione chiuse definitivamente una vicenda giudiziaria parallela a quella della strage, ovvero il processo ai generali dell'aeronautica sui cosiddetti depistaggi. La suprema corte dichiarò inammissibile il ricorso avanzato del Procuratore generale della Corte d'Appello di Roma che aveva chiesto una riformulazione della sentenza d'assoluzione, che avrebbe lasciato uno spiraglio per il risarcimento. I generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di aver omesso al governo informazioni sul disastro avvenuto 26 anni fa, furono assolti, in maniera definitiva "perché il fatto non sussiste". (ANSA)
STRAGE USTICA: GEN. MANCA, BENVENGA NUOVA INCHIESTA
Roma, 22 giu. - «Le notizie apparse sulla riapertura dell'inchiesta sul caso Ustica si prestano ad un duplice commento. Nel mio saggio con titolo 'Ustica: assoluzione dovuta, giustizia mancatà, è ampliamente sostenuto e mai contraddetto che, come indica il titolo, la giustizia non ha scelto la strada giusta a fronte dell'unica verità da essere accertata: l'estraneità ai fatti dei quattro generali imputati». Lo afferma il generale dell'Aeronautica Vincenzo Ruggero Manca, ex senatore e vicepresidente della commissione bicamerale d'inchiesta sulle stragi. «Accanto a ciò -prosegue Manca- va detto che sorgono notevoli perplessità sul fatto che la riapertura dell'inchiesta annunciata sia basata su dichiarazioni di un testimone che non solo non ha avvertito il dovere di informare l'autorità giudiziaria al tempo dei fatti su quanto egli aveva appreso dai servizi segreti, ma ha anche sostenuto la tesi della bomba e non del missile in tempi successivi in un colloquio con chi scrive, rinviando successivamente la tesi del missile a confidenze dell'ammiraglio Martini quando quest'ultimo, in confronti radiofonici con chi scrive, ha parlato sempre di bomba». «Ed infine -conclude Manca- ci si chiede perchè il senatore Cossiga, sentito nel processo celebrato in Corte d'Assise, non ha riferito ai giudici quanto egli sapeva da anni, così come va detto che l'onorevole Amato, in un incontro a Palazzo Chigi ai tempi della sua presidenza del Consiglio (incontro avvenuto con il presidente della commissione Stragi, senatore Pellegrino, e con il vicepresidente, vale a dire chi scrive), sollecitato a scrivere a Chirac, pur essendosi espresso su tre generali dell'Aeronautica militare da lui incontrati nel passato, non ha parlato affatto delle confidenze avute dai servizi segreti sulla responsabilità francese, così come afferma il senatore Cossiga ora». (Adnkronos)
USTICA: COLARIETI, PRESTO DOCUMENTI INEDITI SU SITO INTERNET
ROMA, 22 GIU - "La chiave di volta del caso Ustica é certamente il ruolo giocato dalla Francia e le coperture che gli uomini del Sismi del generale Santovito fornirono a chi voleva, a tutti i costi, coprire quanto avvenne quella notte nei cieli italiani". E' quanto ha dichiarato il giornalista Fabrizio Colarieti, curatore del sito internet www.stragediustica.it che raccoglie gli atti giudiziari sul caso del Dc 9 Itavia precipitato, con a bordo 81 passeggeri, il 27 giugno 1980. Dai prossimi giorni, il sito- annuncia Colarieti - comincerà a pubblicare una serie di documenti, alcuni dei quali inediti, che riguardano direttamente il ruolo dei servizi italiani nella vicenda Ustica. A partire dal recente documento, già on-line da qualche giorno, con cui il Dis (ex Cesis) ribadisce l'assoluta assenza di informazioni coperte dal segreto di stato su Ustica negli archivi dell'intelligence italiana. (ANSA)USTICA: BONFIETTI, PER VERITA' SERVE DISPONIBILITA' POLITICA
BOLOGNA, 25 GIU - Le dichiarazioni fatte dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga hanno fatto riaprire l'inchiesta sulla strage di Ustica, ma da sole non sono sufficienti. E' necessaria, infatti, ''la volonta' politica di andare fino in fondo'', altrimenti le indagini ''finiranno per fermarsi di nuovo''. A ricordarlo e a lanciare un appello al Governo e' Daria Bonfietti, storica presidente dell'associazione dei parenti delle 81 vittime del Dc9. La Bonfietti ha parlato durante la presentazione delle iniziative per il 28/o anniversario: ''Ci vuole la volonta' di superare quell'ultimo gradino, il piu' difficile. Sono passati 28 anni, ma ora i magistrati sentono di essere appoggiati nel loro lavoro, perche' molte cose sono cambiate''. Per questo la presidente ha invocato la volonta' politica necessaria per farli lavorare nelle migliori condizioni: ''Le indagini sulla pista francese (quella indicata da Cossiga, ndr) si arenarono perche' un magistrato non puo' chiedere la verita' al presidente di una nazione, li' deve andarci la politica''. Quello che la Bonfietti ha chiesto alle istituzioni ''e' un sussulto di dignita', altrimenti, ''o la politica si schiera con disponibilita' o ancora una volta ci dovremo fermare''. (ANSA)
STRAGE USTICA: BOLOGNA, IL MUSEO DELLA MEMORIA DIVENTA CIVICO
Bologna, 25 giu. - Il museo della Memoria della strage di Ustica diventera' "un museo civico, entrera' percio' a far parte della rete museale comunale di Bologna". Lo ha annunciato oggi il sindaco del capoluogo emiliano Sergio Cofferati, nel corso della presentazione della commemorazione del 28esimo anniversario dell'abbattimento del DC9 che il 27 giugno del 1980 si inabisso', con i suoi 81 passeggeri, nelle acque dell'isola siciliana. Il museo, inaugurato un anno fa e che ospita il relitto del velivo e la suggestiva installazione artistica di Christian Boltanski, "sara' affidata alla gestione dell'Istituzione Gam e sara' assoggettato ai criteri che valgono per gli altri musei civici, come la gratuita' dell'ingresso - ha specificato Cofferati - per dare da un lato la possibilita' a tutti di visitarlo e dall'altro per valorizzare lo straordinario aspetto artistico" della struttura. Per il 2008, l'Istituzione Gam che gestira' il museo in collaborazione con l'istituto storico Parri dell'Emilia Romagna ricevera', secondo delibera della giunta di Palazzo D'Accursio, risorse comunali per 50 mila euro, mentre il Comune si fara' carico direttamente delle spese di manutenzione, utenze e pulizia. Il museo restera' aperto il sabato e la domenica dalle 10 alle 18 (come e' attualmente) ed almeno una mattina alla settimana per ospitare attivita' didattiche.L'associazione dei parenti delle vittime della strage, pero', continuera' a promuovere iniziative per mantenere viva la memoria. Ricordando che in un anno ci sono stati oltre 6.400 visitatori, la presidente dell'associazione Daria Bonfietti ha chiarito "ci sentiamo come la famiglia affidataria di questo museo". Intanto, ha aggiunto "abbiamo gia' preso contatto con la facolta' di Giurisprudenza di Bologna e con quella di Scienze Politiche di Forli' per un lavoro di raccolta e riordino di tutti i documenti prodotti in questi 28 anni, per realizzare un volume sulla ricorstruzione storico-tecnico-giudiziaria di tutta la vicenda". A cio' si aggiungera' un cd-rom che sara' realizzato in collaborazione con l'Ordine dei giornalisti di Bologna per riunire tutti gli articoli pubblicati dai mezzi di informazione dal 1980 ad oggi. In autunno, infine, si terra' un convegno sul tema 'informazione, stampa e memoria'. Quanto, infine, alle celebrazioni di quest'anno, venerdi' prossimo alle 11 Cofferati incontrera' l'assocazione guidata da Bonfietti. A seguire, alle 12 dal cortile di Palazzo D'Accursio partira' un pullman che portera' i familiari e gli amici delle vittime in visita al Museo. Alle 21,30, invece, andra' in scena al teatro Arena del Sole, lo spettacolo sul boss mafioso Bernardo Provenzano, intitolato appunto 'San Bernardo' e presentato dalla compagnia siciliana 'Prese fuoco' di Claudia Puglisi, vincitrice della terza edizione del Premio Ustica per il teatro. (Adnkronos)
STRAGE USTICA: GIUDICE PRIORE, GOVERNO ABBIA POLSO FORTE CON FRANCIA
Roma, 27 giu. - ''Da queste nuove indagini mi aspetto una grossa crisi tra Francia e Italia'', perche' contestare un fatto del genere a una super potenza vorra' dire che questa ''ci vedra' veramente male''. Ma ''il governo italiano deve mostrare un polso molto forte. Ogni paese ha un suo peso politico, io non credo che l'Italia abbia lo stesso peso della Francia, ma bisogna farsi forza e non avere timore reverenziale verso le antiche grandi potenze''. Lo afferma il giudice Rosario Priore, titolare della lunga inchiesta sulla strage di Ustica, in un' intervista rilasciata a Giampiero Marrazzo nel corso della trasmissione ''L'Avvelenato'', che andra' in onda su Ecoradio domani, sabato 28 giugno, dalle 18 alle 20. ''Adesso, a seguito di queste ultime dichiarazioni di Cossiga - afferma Priore - l'indagine riprende quota. Mi da' certezza di tante idee che erano emerse in lunghi anni di inchiesta, e cioe' che si e' persa un'infinita' di tempo su tutta una serie di ipotesi che ci venivano messe sottomano e che noi in quanto magistrati avevamo l'obbligo di verificare''. Priore ripercorre alcuni passaggi degli anni dell'inchiesta: ''La Nato, che all'inizio era chiusa su segreti miltari, da un certo punto in poi ha collaborato e ci ha interpretato i dati radar in un modo molto piu' soddisfacente di quello che ci veniva da ambienti nazionali. Questi dati provavano che il Dc9 non volava in cielo deserto, ma c'erano molti aerei in volo. Avevano visto a sud, un intenso movimento di aerei. Rispetto agli altri paesi gli Stati Uniti d'America sono stai molto collaborativi, perche' io - sottolinea il giudice - ho fatto nei loro confronti 99 rogatorie, e a tutte e' stata data una risposta''. Per quanto riguarda i Francesi invece, ''a volte non rispondevano, a volte rispondevano in un modo squisitamente formale, e comunque dietro le loro risposte c'era sempre un senso di seccatura, forse perche' vedevano in queste rogatorie una sorta di sospetto nei loro confronti, e questo li irritava''. (Adnkronos)
STRAGE USTICA: BONFIETTI, GOVERNO AFFIANCHI MAGISTRATI
Roma, 27 giu. - Dalla riapertura di queste indagini ''mi aspetto che di fianco ai magistrati che faranno rogatorie per chiedere a Francia, America e Inghilterra cosa ci facessero quella notte nei nostri cieli, ci sia anche la politica''. Cosi' Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, commenta la riapertura delle indagini sul caso, in un' intervista rilasciata a Giampiero Marrazzo nel corso della trasmissione ''L'Avvelenato''. La puntata andra' in onda su Ecoradio domani, sabato 28 giugno, dalle 18 alle 20. ''Il Governo del mio Paese -continua Bonfietti- deve avere un bel sussulto di vita, e rendersi conto che deve pur avere importanza, per il Paese, per la democrazia, sapere chi ci ha abbattuto un aereo civile in tempo di pace. Se a fianco dei magistrati, ci sara' anche il governo che chiede a questi paesi di dare risposte piu' adeguate - continua Bonfietti -, se ci sara' la forte volonta' politica di farsi rispondere in maniera seria, solo cosi' si arrivera' alla verita'. Finora, lo dice anche il giudice Priore nella sua sentenza-ordinanza, questi paesi hanno dato risposte insoddisfacenti o inesistenti''. ''Come nel caso di Gheddafi, a cui sono state rivolte delle domande in quanto lui stesso ha sempre rivendicato di essere la vittima designata, ma non ha mai dato risposte al giudice''. Secondo Bonfietti, se prima del '99 la verita' sulla strage di Ustica riguardava soprattutto i parenti delle vittime, dal'99 in poi, quando fu emessa la sentenza-ordinanza del giudice Priore che stabiliva che il Dc9 fu abbattuto in un contesto di guerra aerea, ''non e' piu' solo per le vittime, ma e' per i cittadini tutti, quest'altro pezzo di verita', perche' Ustica rappresenta il simbolo della capacita' della nostra democrazia di funzionare davvero''. ''Voglio sapere la verita' - conclude Bonfietti - su come e' morto mio fratello e le altre 80 persone''. (Adnkronos)
STRAGE USTICA: GENERALE MANCA, CHIEDERE RISPOSTE DA GHEDDAFI
Roma, 27 giu. - A fronte delle ipotesi di coinvolgimento di francesi e americani nella strage di Ustica, il Generale Vincenzo Manca, ex senatore e vicepresidente della commissione bicamerale d'inchiesta sulle stragi, in un' intervista rilasciata a Giampiero Marrazzo nel corso della trasmissione ''L'Avvelenato'', in onda su Ecoradio domani, sabato 28 giugno dalle 18 alle 20, fa presente che sia America che Francia ''hanno sempre risposto a tutte le domande'' e si sono sempre dichiarate ''disponibili a collaborare: la Francia nella persona di Chirac e l'America con Clinton''. ''Ma come mai invece - sottolinea Manca - il Governo italiano non ha insistito affinche' il Colonnello Gheddafi rispondesse non solo alle rogatorie, ma anche alle lettere che gli avevano scritto i due Presidenti del Consiglio? Ecco questo e' il problema: se Gheddafi davvero dice che era tutto orchestrato, allora rispondesse ufficialmente alle lettere che gli hanno mandato D'Alema prima, e D'Amato dopo, altrimenti e' un'offesa per la nostra nazione. Quello che mi meraviglia di piu' - ha aggiunto - e' che non si sia insitito da parte del Governo Italiano''. Il Colonnello Gheddafi infatti, ha sempre rivendicato di essere la vittima designata dell'incidente ma di fatto non ha mai voluto rispondere alle domande del giudice e del governo italiano. (Adnkronos)
STRAGE USTICA: COLARIETI, POSITIVA RIAPERTURA INDAGINI
Roma, 27 giu. - ''La mia prima impressione sulla riapertura delle indagini e' stata positiva, me l'aspettavo, sapevo che c'era qualcosa in corso''. Lo afferma il giornalista Fabrizio Colarieti curatore del sito www.stragediustica.it, in un' intervista rilasciata a Giampiero Marrazzo nel corso della trasmissione ''L'Avvelenato'', che andra' in onda su Ecoradio domani dalle 18 alle 20. ''Queste novita' -continua Colarieti- erano emerse nel '99 quando Priore ha chiuso la sua lunga istruttoria, e gia' si delineava uno scenario che dava delle grandi responsabilita' alla Francia su quanto successo quella sera. E anche da molte perizie che hanno rilevato come nei nostri mari ci fosse una portaerei quella sera, e non era di certo l'americana Saratoga, ma la francese Clemenceau''. Per quanto riguarda il suo sito, che raccogli anche gli atti ufficiali sulla strage di Ustica, Colarieti spiega: ''ho realizzato questo sito perche' sulla rete c'era un vuoto in questo senso, su Internet non c'era un granche' e non era ordinato, non era disponibile''. (Adnkronos)
STRAGE USTICA: LUPACCHINI, RIAPERTURA INDAGINI E' OPPORTUNA
Roma, 27 giu. - ''La riapertura delle indagini sul caso Ustica e' opportuna visto che non si e' trovato ancora l'autore della strage. Il fatto che Cossiga parli oggi e non abbia parlato 28 anni fa, e' un problema che attiene alla stessa attendibilita' della sua testimonianza, e i magistrati si faranno carico di chiarirne le ragioni''. Lo afferma l' Ispettore Generale Capo presso il Ministero della Giustizia Otello Lupacchini, in un' intervista rilasciata a Giampiero Marrazzo nel corso della trasmissione ''L'Avvelenato'', che andra' in onda su Ecoradio domani dalle 18 alle 20. ''La riapertura del caso Ustica sulla base delle dichiarazioni del Presidente Cossiga - continua Lupacchini - portera' necessariamente a rivisitare le cause dell'incidente, quindi si dovra' ancora discutere, purtroppo, se si sia trattato di una bomba o di un missile, e quindi di un conflitto''. (Adnkronos)
USTICA: VELTRONI, DOPO 28 ANNI NON E' STATA RESA GIUSTIZIA
BOLOGNA, 27 GIU - "Dopo 28 anni ai passeggeri del DC9 dell'Itavia non è stata ancora resa giustizia". Lo afferma, in un messaggio a Daria Bonfietti e ai familiari delle vittime di Ustica in occasione del 28/o anniversario della strage, Walter Veltroni, il quale si augura che la riapertura dell'inchiesta renda davvero giustizia. "La strage di Ustica, per giungere a processo - scrive Veltroni - ha visto una delle più lunghe istruttorie della storia giudiziaria italiana anche a causa di anni di occultamento della verità. Ricordo quando assieme a Romano Prodi, allora Presidente del Consiglio, intervenimmo presso la Nato affinché fosse permessa la lettura dei codici con una perizia radar. E' stato solo grazie a quella perizia che si è potuto accertare definitivamente la presenza di altri aerei attorno al Dc9". "Proprio da pochi giorni la Procura di Roma ha deciso di riaprire l'inchiesta sulla strage di Ustica. Spero che la scelta di tornare ad indagare - continua Veltroni - potrà rendervi davvero giustizia, facendo capire finalmente a tutti perché 81 persone persero la vita, secondo quale incomprensibile disegno. L'impegno nostro - osserva ancora il leader del Pd - sarà quello di non far dimenticare a nessuno, a partire dai più giovani, l'assurdo sacrificio di chi salì la scaletta di un aereo per andare al lavoro o ricongiungersi con i propri cari, per non discenderne mai. Sono convinto come voi che per scrivere finalmente la verità sulla strage in una sentenza servono altre indagini, serve ancora il lavoro degli inquirenti e dei giudici e un rinnovato impegno dello Stato e del Governo italiano". (ANSA)
USTICA: NAPOLITANO, COMPIERE OGNI SFORZO PER ACCERTARE CAUSE
BOLOGNA, 27 GIU - "Desidero esprimere sentimenti di vicinanza e solidarietà ai familiari ed unirmi ancora una volta alle sollecitazioni perché sia compiuto ogni sforzo per accertare le cause di un evento dalle conseguenze così drammatiche". E' uno stralcio del telegramma inviato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, letto questa mattina a Palazzo D'Accursio, sede del Comune di Bologna, da Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime di Ustica, durante l'incontro per il 28/o anniversario della strage. "Il rispetto per le vittime e la partecipazione sentita alla sofferenza dei loro cari debbono mantenere viva la memoria e vigile la coscienza collettiva del Paese", aggiunge Napolitano nel messaggio, che si conclude con "un affettuoso, partecipe e commosso saluto" ai partecipanti all'incontro. (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, SERVE MAGGIORE IMPEGNO DELLA POLITICA
BOLOGNA, 27 GIU - Il ricordo della strage nel 28/o anniversario, ma soprattutto il perentorio appello a un maggiore impegno di Governo e Parlamento nell'accertamento della verità sul disastro, è stato al centro dell'incontro a Bologna, a palzzo d'Accursio, dei parenti delle 81 vittime del Dc9 dell' Itavia con i rappresentanti delle istituzioni. "In tutta questa vicenda è mancata la politica. Ci si è sempre riparati dietro un 'lasciamo fare alla magistratura', ora non ci sono più scusanti", ha detto la presidente dell' Associazione familiari delle vittime, Daria Bonfietti. In riferimento alla riapertura delle indagini da parte della Procura di Roma, in seguito all'acquisizioni di nuovi elementi, ha espresso la fiducia, ispirata "dalla nuova situazione internazionale", rispetto agli anni in cui le richieste della magistratura non hanno ricevuto risposte esaurienti. Bonfietti ha sottolineato quanto "inconsistenti siano state le risposte alle rogatorie del passato", chiedendo "che ci sia una svolta importante. Da qui o si arriva a completare, dando i nomi dei responsabili, o passeranno ancora anni e nuove delusioni. Dal '99 in poi (dal deposito della sentenza Priore, ndr) siamo pacificati, abbiamo elaborato il lutto, ognuno di noi sa cosa puo' essere successo. Da lì in poi la verità è diventata una questione di dignità nazionale". La necessità di chiudere la pagina arrivando ad appurare le responsabilità è stata al centro anche del discorso del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. "Una città come la nostra, che ha subito tante ferite - ha detto - ha il dovere di non dimenticare e mostrare non solo l'affetto verso i congiunti delle vittime, ma impegnarsi in cerca della verità quando permangono zone d'ombra". Per questo si è detto "molto contento che i magistrati romani abbiano riaperto le indagini perché si creino le condizioni per percorrere il pezzo finale della strada verso la verità giudiziaria". (ANSA)
USTICA: COSSIGA, LUPACCHINI E' UN IGNORANTE
ROMA, 27 GIU - "Proclamo alto e forte che il dottor Otello Lupacchini, che è ancora (ma non per molto ispettore generale capo presso il ministero della Giustizia), è un autentico fesso, per di più ignorante, a un livello basso quanto quello della dottoressa Gandus". Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga commentando le affermazioni del magistrato. In un' intervista rilasciata alla trasmissione 'L'Avvelenatò, che andrà in onda su Ecoradio domani dalle 18 alle 20, Lupacchini ha detto: "La riapertura delle indagini sul caso Ustica è opportuna visto che non si è trovato ancora l'autore della strage. Il fatto che Cossiga parli oggi e non abbia parlato 28 anni fa, è un problema che attiene alla stessa attendibilità della sua testimonianza, e i magistrati si faranno carico di chiarirne le ragioni". Per Lupacchini, "La riapertura del caso Ustica sulla base delle dichiarazioni del Presidente Cossiga porterà necessariamente a rivisitare le cause dell'incidente, quindi si dovrà ancora discutere, purtroppo, se si sia trattato di una bomba o di un missile, e quindi di un conflitto". "Appena tornato in Italia - sostiene Cossiga - mi recherò personalmente dal presidente del Consiglio e dal ministro della Giustizia per dir loro che, ove non caccino Lupacchini dal ministero, il mio atteggiamento nei confronti del governo Berlusconi cambierà radicalmente, ed inviterò il ministro della Giustizia a promuovere azione disciplinare nei suoi confronti".(ANSA)
USTICA: BONFIETTI, CI SIA LA POLITICA AL FIANCO DEI MAGISTRATI
ROMA, 27 GIU - ''Dalla riapertura delle indagini sulla strage di Ustica mi aspetto che di fianco ai magistrati che faranno rogatorie per chiedere a Francia, America e Inghilterra cosa ci facessero quella notte nei nostri cieli, ci sia anche la politica''. Lo ha detto il presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti, in un'intervista rilasciata all' emittente Ecoradio. ''Il governo del mio Paese - ha aggiunto Bonfietti - deve avere un bel sussulto di vita, e rendersi conto che deve pur avere importanza, per il Paese, per la democrazia, sapere chi ci ha abbattuto un aereo civile in tempo di pace. Se a fianco dei magistrati ci sara' anche il governo che chiede a questi paesi di dare risposte piu' adeguate, se ci sara' la forte volonta' politica di farsi rispondere in maniera seria, solo cosi' si arrivera' alla verita'. Non e' piu' solo per le vittime, ma e' per i cittadini tutti, perche' Ustica rappresenta il simbolo della capacita' della nostra democrazia di funzionare davvero. Voglio sapere la verita' su come e' morto mio fratello e le altre 80 persone''. (ANSA)
USTICA: GRANATA (PDL), OCCORRE ARRIVARE AD UNA VERITA'
ROMA, 27 GIU - ''Sulla strage di Ustica, dopo la riapertura dell'inchiesta da parte della Procura di Roma, ho presentato un question time'' e una mozione firmata anche dai colleghi di partito Paola Frassinetti e Fabio Rampelli''. Lo afferma Fabio Granata, parlamentare di An-Pdl. ''A tutt'oggi a distanza di quasi trent'anni ancora molti rimangono i misteri irrisolti e le domande alle quali non sono state date risposte sufficientemente esaurienti - e' detto in una nota - circa la dinamica, i fatti e le responsabilita' che hanno determinato la tragedia di Ustica, con innumerevoli tentativi di depistare la verita' o quantomeno fare di tutto per impedire di fare piena chiarezza sull'accaduto attraverso la costruzione di quello che e' stato definito un muro di gomma su tutta la vicenda''. ''Credo - conclude il parlamentare - che l'intero Parlamento debba aprire al piu' presto un dibattito sulle dichiarazioni rese dal Presidente Cossiga allo scopo di valutare quali iniziative assumere al fine del perseguimento della veridicita' dei fatti e, qualora si registrasse una ampia convergenza tra le forze politiche presenti in Parlamento, la necessita' di istituire una apposita commissione di inchiesta parlamentare che con un ampio mandato possa finalmente fare piena luce su quello che rimane uno dei grandi misteri della nostra storia repubblicana e che in una vera democrazia non puo' rimanere irrisolto''. (ANSA)
USTICA: LUPACCHINI, COSSIGA HA EQUIVOCATO CIÒ CHE HO DETTO
ROMA, 27 GIU - «Spiace che il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga abbia equivocato ciò che ho realmente detto nel corso di una trasmissione radiofonica». Così interviene il giudice Otello Lupacchini, dopo che Cossiga ha commentato alcune affermazioni del magistrato. «Non vedo - prosegue Lupacchini - come il presidente emerito possa non condividere il mio pensiero, allorchè dico, riferendomi alla riapertura delle indagini sul disastro aereo di Ustica, disposta a seguito di sue recenti dichiarazioni, che una testimonianza, da chiunque essa provenga, in ogni procedimento giudiziario, debba formare oggetto di valutazione sotto il profilo dell'attendibilità. Non vedo come possa non condividermi laddove sostengo che ai fini della valutazione di una testimonianza si debba tener conto di tutta una serie di circostanze. Non vedo come possa non condividermi laddove ora sostengo che da questa verificazione potrebbe esimersi soltanto un giudice 'autenticamente fesso e ignorantè». Il magistrato dice di essere profondamente addolorato per il fatto che Cossiga «sia stato evidentemente mal relazionato, se non addirittura 'provocatò sulla reale portata delle mie dichiarazioni, complice probabilmente la sua permanenza all'estero. Ritengo che le dichiarazioni del senatore a vita siano frutto di un equivoco. L'unica magra consolazione è che il mio mancato allontanamento dal ministero della Giustizia possa valere addirittura una crisi di fiducia», da parte di Cossiga, nei confronti del governo Berlusconi. (ANSA)
USTICA: MASTELLONI, CARLOS MANDA MESSAGGI 'FRANCESI'
VENEZIA, 29 GIU - Carlos, il terrorista internazionale Ilich Ramirez Sanchez, con le sue dichiarazioni manda una serie di messaggi riferibili alla vicenda di Ustica. Lo sostiene il Procuratore aggiunto di Venezia Carlo Mastelloni che, in passato, si è occupato di indagini sul terrorismo internazionale ed in particolare dei rapporti tra Br e Olp. «Le rivelazioni di Carlos, o chi per esso - dice Mastelloni all'ANSA -, possono essere interpretate come un messaggio di risposta, una specie di avvertimento, alla svolta che sembra aver avuto in sede giudiziaria lo stralcio della vicenda di Ustica a seguito di inedite rivelazioni di alti esponenti politici italiani che hanno indicato una pista francese nell'abbattimento del Dc9». (ANSA)
USTICA: AMATO DEPORRA' IN PROCESSO CIVILE A PALERMO
PALERMO, 30 GIU - L'ex ministro dell'Interno Giuliano Amato testimonierà, il 17 settembre, al processo civile in corso a Palermo a carico dei ministeri della Difesa e dei Trasporti, intentato da 88 familiari delle vittime del disastro aereo del Dc9 dell'Itavia, precipitato il 27 giugno del 1980 al largo di Ustica. Lo ha deciso il giudice Giuseppe De Gregorio, accogliendo la richiesta degli avvocati Daniele Osnato e Alfredo Galasso, legali di alcuni congiunti dei passeggeri deceduti. Il difensore aveva chiesto anche la citazione dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che avrebbe dovuto deporre su quanto dichiarato alla stampa lo scorso febbraio. Il giudice, però, al momento non ha ritenuto rilevante la sua testimonianza. L'ex capo dello Stato aveva affermato che "furono i nostri servizi segreti che informarono l'allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo". All'epoca in cui i servizi segreti avrebbero dato informazioni a Cossiga, questi era capo dello Stato, mentre Amato era sottosegretario all'Interno. (ANSA)
CASSAZIONE: USTICA;PROCESSO 'LUMACA', RISARCITO COLONNELLO CC
ROMA, 2 OTT - Via libera, dalla Cassazione, al risarcimento - previsto dalla 'legge Pintò per i processi 'lumacà - in favore di Claudio Masci, colonnello dei carabinieri in servizio al Sismi, la cui posizione nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Ustica (81 vittime) venne archiviata solo dopo otto anni di fase istruttoria in relazione all'accusa, infondata, di depistaggio. La Suprema Corte (sentenza 24390) ha, infatti, condannato il Ministero della Giustizia a versare 26 mila euro a Masci giudicando corretta la liquidazione dei danni provocati - all'avanzamento nella carriera militare - dalla pendenza del procedimento che lo riguardava. In particolare, al colonnello è stato riconosciuto il diritto a ricevere dallo Stato - per il «patema d'animo» sofferto - 14 mila euro per danni patrimoniali e 12 mila per i sei anni eccedenti la ragionevole durata della fase preliminare che non avrebbe dovuto comunque eccedere i due anni, tenuto anche conto della complessità dell'indagine sul disastro aereo. (ANSA)
STRAGE USTICA: COSSIGA, FU CAPO SERVIZI ITALIANI A RIFERIRMI PISTA FRANCESE
Roma, 15 dic. - Spuntano nuove testimonianze intorno alla strage di Ustica del 27 giugno 1980, che costò 81 morti. Numerose interviste legate a uno dei più controversi misteri italiani sono state raccolte nel film inchiesta 'Sopra e sotto il tavolo’ dei giornalisti Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola, ospiti questa mattina del programma di Rai2 'Insieme sul Due’, insieme all'avvocato Daniele Osnato, legale dei parenti delle vittime. Tra le interviste raccolte dai due giornalisti quella del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Cossiga a Marrazzo e Cerasola ha svelato per la prima volta che fu l'ammiraglio Fulvio Martini, allora capo del Sismi, a riferirgli che sarebbe stato un missile, lanciato da un aereo francese per colpire un aereo di Gheddafi, ad abbattere l'Itavia sulle acque di Ustica. Nel film-inchiesta, inoltre, il giudice Rosario Priore, titolare delle indagini, parla di «qualcosa che non doveva succedere perchè nessuno, né noi, né la Francia, né gli Usa e la Libia volevano che venisse abbattuto un aereo civile italiano». Riguardo alla 'pista francese’, il giudice Priore riferisce un altro «dato: la rivista della marina militare francese indica la dislocazione di tutte le unità della marina militare francese giorno per giorno e, quel giorno, manca all'appello nella lista una portaerei». «Tutti gli addetti ai lavori sapevano che laddove passavano gli aerei civili vi era un altro percorso degli aerei francesi e militari che intersecava in un punto preciso, il punto condor, quello in cui appunto è caduto il Dc9 - ha sottolineato Marrazzo a 'Insieme sul Due’ - Dopo 9 anni Priore ha detto che è stato un missile. Ma soprattutto, un presidente emerito della Repubblica dice che sono stati i francesi a colpire l'Itavia per sbaglio: a questo punto il nostro paese deve fare qualcosa». Non solo. «Cossiga dice anche - ha aggiunto Marrazzo - che il pilota dell'aereo che avrebbe buttato giù il Dc9 tornato sulla portaerei si sarebbe poi suicidato dopo aver appreso notizia. Ipotesi suffragata poi anche da Priore». «Se Cossiga dovesse confermare le sue parole - ha sottolineato l'avvocato Osnato - si aprirebbe uno scenario nuovo e inedito, sostenuto con dichiarazioni importanti, che darebbe tantissima speranza ai parenti delle vittime che aspettano giustizia da 28 anni». (Adnkronos)
2009
USTICA: COLARIETI, GOVERNO HA PERSO OCCASIONE RICERCA VERITÀ
RIETI, 4 MAR - «Il governo italiano ha perso un'altra occasione per fare un passo avanti nella ricerca della verità sulla strage di Ustica e sulla sorte degli 81 italiani che il 27 giugno 1980 persero la vita mentre a bordo di un Dc9 Itavia andavano da Bologna a Palermo. Anche in quest'ultima missione del premier Berlusconi in Libia, infatti, non c'è stato alcun riferimento, nè accenno o dichiarazione d'intenti, in merito». È quanto dichiara il giornalista Fabrizio Colarieti, curatore del sito internet www.stragediustica.it che raccoglie gli atti dell'inchiesta sulla strage. «Da anni i familiari delle vittime, la magistratura e gli italiani chiedono alla diplomazia, e alla Libia in particolare, di occuparsi di questo caso. Come è noto - ha proseguito Colarieti - l'istruttoria del giudice Rosario Priore ha concluso che l'incidente sarebbe occorso a seguito di un'azione militare di intercettamento di cui l'aereo civile italiano rimase vittima fortuita. Le stesse indagini hanno concluso che quella sera, nello stesso contesto, erano in volo sul basso Tirreno, non solo caccia italiani, ma anche francesi, statunitensi e libici». Colarieti ha ribadito che «nessuno di questi tre paesi ha mai, fino in fondo, raccontato la verità nè ha mai risposto alle decine di rogatorie promosse dalla nostra giustizia. Gheddafi ha più volte dichiarato lui e il suo Paese furono vittime tanto e quanto il nostro e che il vero obiettivo di quell'azione di polizia internazionale fosse lui stesso». (ANSA)
USTICA: CASSAZIONE; NUOVO PROCESSO CIVILE A MINISTERI
ROMA, 6 MAG - Sarà un nuovo processo a stabilire le eventuali responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel mancato controllo dello spazio aereo in cui avvenne la tragedia del Dc 9 Itavia esploso in volo e caduto nel mare di Ustica 27 giugno 1890. Lo ha deciso la Cassazione, accogliendo il ricorso della compagnia aerea contro la sentenza della corte di appello di Roma che aveva negato il risarcimento danni alla società ed escluso le responsabilità civili dei due ministeri in relazione al disastro. Si riaccenderanno, dunque, i riflettori ma non sul piano penale visto che in proposito la Suprema Corte ha già messo la parola fine all'inizio del 2007 sulla sciagura che costò la vita a 81 persone, ritenendo che non vi fossero colpevoli tra i generali indagati. Le ipotesi emerse in anni di indagini - senza che sia mai stata raggiunta una certezza - oscillavano tra un missile che aveva colpito il velivolo, la presenza di una bomba a bordo collocata da terroristi e di un aereo scontratosi col DC9. La Terza Sezione Civile, nella sentenza 10285, osserva «che il solo fatto che i ministeri non avessero conoscenza della presenza di velivoli nell'aerovia assegnata ad Itavia, e a maggior ragione, che si trattasse di aerei militari non identificati, di per sè non è elemento idoneo ad escludere la colpevolezza, poichè integra proprio, se non altrimenti giustificato, l'inosservanza delle norme di condotta e di sorveglianza e di controllo o quanto meno il difettoso esercizio di tali attività ». Secondo i supremi giudici, «la corte di merito ha, quindi, erroneamente mancato di attribuire rilievo alla circostanza che l' evento (connesso alla penetrazione nello spazio aereo italiano e all' occupazione dell' aerovia da parte di veicoli da guerra non autorizzati e non identificati) era di quelli che le norme di condotta (relative all'attività di sorveglianza dei due ministeri) intendeva evitare». Nel ricordare che la corte di appello ha ritenuto che, se anche i ministeri avessero provveduto alla sorveglianza dovuta, essi non avrebbero mai avuto una esatta conoscenza della situazione con ampio anticipo rispetto al momento dell' esplosione «al fine di adottare misure idonee ad evitare il sinistro», la Terza Sezione della Cassazione ritiene illogica la sentenza quando si riferisce «al momento terminale dell' esplosione, in quanto l' assegnazione di un' altra rotta all' Itavia o l' interdizione al decollo o l' obbligo di atterraggio del Dc9 o l' intercettazione dell' aereo ostile da parte di aerei intercettori italiani, doveva essere correlata non al momento dell' esplosione del missile, ma al momento della conoscibilità dell' esistenza di tale aereo nemico» da parte degli operatori dei due ministeri. In proposito, i supremi giudici ritengono che si sarebbe dovuto stabilire se «adottando la condotta dovuta di sorveglianza e controllo e pretesamente omessa, nonchè le misure conseguenti all' avvistamento di aereo da guerra non identificato nell' aerovia del Dc9, il disastro si sarebbe evitato». L' Itavia aveva chiesto il risarcimento dei danni a Difesa e Trasporti per «mancato controllo e vigilanza sulla sicurezza delle aerovie aperte al traffico». Nel 2003 il tribunale aveva condannato i due ministeri a pagare 108milioni di euro più le spese legali di 943mila euro. La Corte D'Appello, nel 2007, aveva respinto la domanda di risarcimento e non aveva rilevato responsabilità dei Ministeri perchè, anche in sede penale, le cause del disastro non erano mai state dimostrate. (ANSA)
USTICA: CASSAZIONE DOPO 29 ANNI, NUOVO PROCESSO PER VEDERE SE DISASTRO SI POTEVA EVITARE
Roma, 6 mag. - La strage di Ustica si e' chiusa senza nessun colpevole ma, a distanza di 29 anni dal disastro aereo che costo' la vita ad 81 persone, la Cassazione ha disposto un nuovo processo civile per stabilire se "il disastro poteva essere evitato". In particolare, la Terza sezione civile - sentenza 10285 - ha accolto gran parte dei motivi del ricorso di Itavia, proprietaria del DC 9 andato distrutto "nella sciagura aerea" di Ustica del 27 giugno 1980, sulla base del fatto che anche se i ministeri della Difesa e dei Trasporti non avevano "conoscenza della presenza dei velivoli nell'areovia assegnata ad Itavia, ed a maggior ragione, che si trattasse di aerei militari non identificati, di per se' non e' elemento idoneo ad escludere la colpevolezza, poiche' integra proprio, se non altrimenti giustificato, l'inosservanza delle norme di condotta e di sorveglianza e controllo o quanto meno il difettoso esercizio di tali attivita'". Il ricorso di Itavia in Cassazione deriva dal fatto che la Corte d'appello di Roma, il 23 aprile del 2007, accogliendo il ricorso del Viminale e dei ministeri della Difesa e del Trasporto, aveva revocato il risarcimento di circa 108 milioni di euro (210 miliardi di vecchie lire) disposto in suo favore dal Tribunale di Roma a distanza di ventitre' anni dalla tragedia. Secondo la Terza sezione civile, invece, che ha accolto gran parte dei motivi di ricorso di Itavia (dichiarato invece inammissibile quello nei confronti del Viminale) disponendo un nuovo processo d'appello, "la corte di merito ha erroneamente mancato di attribuire rilievo alla circostanza che l'evento (connesso alla penetrazione nello spazio aereo italiano e all'occupazione dell'aerovia assegnava all'Itavia da parte di velivoli da guerra non autorizzati e non identificati) era di quelli che le norme di condotta (relative all'attivita' di sorveglianza dei due ministeri, Difesa e Trasporti) intendeva evitare". Del resto, annota ancora piazza Cavour, nel negare il risarcimento ad Itavia la corte d'appello e' caduta in contraddizione visto che ha dovuto ammettere che "e' noto che lo Stato italiano, attualmente, ma ancora di piu' negli anni '80 era quotidianamente attraversato da aerei militari stranieri, ubicati nelle diverse basi Nato e sulle portaerei". Cosi' dopo 29 anni dalla tragedia dovra' essere celebrato un nuovo processo in corte d'appello che, sulla base del "principio della certezza probabilistica", dovra' verificare se "adottando la condotta dovuta di sorveglianza e controllo e pretesamente omessa, nonche' le misure conseguenti all'avvistamento di aereo da guerra non identificato nell'aerovia del DC 9, il disastro si sarebbe evitato". (Adnkronos)
AERONAUTICA: E' MORTO IL GENERALE ZENO TASCIO
Dopo una lunga malattia è mancato ieri sera (11 maggio 2009, ndr) a Roma all’età di 76 anni il generale di squadra aerea Zeno Tascio. Nato a Todi il 26 agosto 1932, era entrato in Aeronautica Militare nel 1952 con il corso Ibis II. Assegnato nel giugno 1955 alla 4° Aerobrigata Caccia Intercettori, vi svolse il comando di squadriglia (84a, 1957-60) e di gruppo (10°, 1965-66). Nel 1960 coniò tra l’altro il nominativo radio "Pony" per la pattuglia acrobatica dello stormo, da lui guidata, ed il nome passò poi alle Frecce Tricolori. Fu aiutante di volo del capo di Stato Maggiore Duilio Fanali. Con la diaspora dei gruppi dell’aerobrigata, Tascio passò al 36° Stormo di Gioia del Colle, che comandò nel 1972-73. Comandò poi 46a Brigata di Pisa durante un periodo di particolare agitazione, soprattutto da parte dei sottufficiali. Fu capo del 2° Reparto SIOS, Ispettore dell’ITAV e capo ufficio generale del capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica. Era stato indagato per il presunto depistaggio delle indagini sul disastro aereo di Ustica, ma in sede processuale la sua innocenza fu riconosciuta dallo stesso pubblico ministero ne richiese il proscioglimento. (Dedalonews.it)
USTICA: MORTO GENERALE AERONAUTICA ZENO TASCIO
ROMA, 15 MAG - È morto a Roma il generale dell'Aeronautica Militare Zeno Tascio, coinvolto e poi assolto nell'indagine sulla strage di Ustica. L'ufficiale si è spento all'ospedale militare del Celio, dove era ricoverato, nella notte tra domenica e lunedì, ma la notizia si è appresa oggi. I funerali si sono già svolti a Todi (Perugia), cittadina di cui Tascio era originario. Responsabile in passato del Sios, il servizio informazioni dell' Aeronautica militare, il generale Zeno Tascio è rimasto coinvolto nell'inchiesta sulla strage di Ustica del 27 giugno del 1980 in cui morirono 81 persone. Per la tragedia del Dc9 dell'Itavia e i depistaggi che caratterizzarono l'inchiesta, Tascio è stato processato assieme ai generali Lamberto Bartolucci, Franco Ferri e Corrado Melillo ma è stato assolto per non aver commesso il fatto dalla terza corte d'Assise di Roma il 30 aprile del 2004. Nella sua carriera è stato comandante del centro radar di Licola, del 36/mo stormo di Gioia del Colle e della 46/ma brigata aerea. È stato anche ispettore dell'Itav (l'ispettorato telecomunicazioni e assistenza al volo che controlla il traffico civile), capo ufficio generale del capo di Stato maggiore dell' Aeronautica, e presidente della commissione ordinaria di avanzamento ufficiali. Il generale Tascio ha anche comandato la pattuglia acrobatica della quarta aerobrigata e ha prestato servizio negli aeroporti di Capodichino, Pratica di Mare e Grazzanise. (ANSA)
STRAGE USTICA: COSSIGA INCONTRA LUPACCHINI
Roma, 25 mag. - "Il senatore Francesco Cossiga ha incontrato il sostituto procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Roma, dr. Otello Lupacchini, e gli ha porto le sue scuse per le negative dichiarazioni contro di lui espresse tramite l'agenzia 'Ansa' il 27 giugno 2008, frutto di erronee valutazioni di quanto il magistrato aveva dichiarato a commento delle indagini sul caso Ustica. Nell'occasione il sen. Cossiga ha confermato al dr. Lupacchini la sua stima e considerazione". E' quanto si legge in un comunicato. (Adnkronos)
USTICA: COSSIGA, L'ITAVIA FU ABBATTUTO DA AEREO FRANCESE
LERICI (LA SPEZIA), 31 MAG - «Non ho dato un grande contributo alla storia: ho solo raccontato quello che sapevo. Si è riaperta un'inchiesta su Ustica e ho testimoniato: c'era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio». Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, intervenuto ieri a tarda sera in diretta al telefono a Lerici, alla consegna a Giampiero Marrazzo del premio Agave di Cristallo per la qualità del linguaggio documentaristico dell' opera 'Sopra e sotto il tavolò, docufilm sulla riapertura del caso Ustica. «Credo però che non si saprà mai nulla di più - ha aggiunto Cossiga -. La Francia sa mantenere un segreto e si è sempre rifiutata di rispondere alle nostre domande. L'altro Stato coinvolto è l'ex Unione Sovietica». Nel film, l'ex premier Giulio Andreotti dichiara che «non c'è nulla da sapere», l'ex ministro Gianni De Michelis replica al giornalista che la sua è «passione mal spesa». Cossiga invece afferma di aver saputo a suo tempo che il missile che abbattè l'aereo Itavia con 81 persone a bordo era francese. Alla domanda su cosa avesse chiesto allo Stato se avesse avuto un parente su quel Dc9, Cossiga ha risposto «tutto». Poi ha aggiunto: «i francesi non lo diranno mai. E se qualche giornalista insiste, chissà che non abbia un incidente d'auto». Marrazzo ha rivelato che «non solo la Francia non intende rispondere, ma ha fatto sapere di essere molto seccata con il governo e con la magistratura italiana. Il fatto che un altro paese europeo si rifiuti non solo di parlare, ma perfino di commentare queste accuse, ci fa inorridire». (ANSA)
USTICA: COSSIGA, DALLA FRANCIA NON SAPREMO MAI LA VERITÀ
La Spezia, 31 mag. - Sul caso Ustica «credo che non si saprà mai nulla perchè dalla Francia non sapremo mai la verità». Così il presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, nel corso di una telefonata arrivata durante il Galà per la consegna del premio «Agave di Cristallo» per il Miglior Linguaggio Documentaristico consegnato ieri in tarda sera a Lerici a Giampiero Marrazzo proprio per la cine-inchiesta sul disastro aereo del Dc9 Itavia, «Sopra e Sotto il tavolo». «La repubblica francese -ha spiegato il senatore a vita- è uno degli stati che sa mantenere di più il segreto, quindi non credo che dalla Francia sapremo mai la verità. Come ho detto quando mi ha intervistato Giampiero Marrazzo -ha ricordato Cossiga- la Francia si è sempre rifiutata di rispondere alle nostre domande, anzi ha fatto sapere di essere molto seccata col governo e con la magistratura italiana perchè gli ponevamo queste domande». Cossiga, nell'intervista contenuta del documentario, ha svelato che l'allora capo del Sismi gli riferì l'ipotesi che sarebbe stato un missile, lanciato da un aereo francese per colpire un aereo libico con a bordo Gheddafi, ad abbattere il Dc9 Itavia sulle acque di Ustica. (Adnkronos)
USTICA: COSSIGA, MAI DETTO AEREO ABBATTUTO DA POTENZA ALLEATA
ROMA, 3 GIU - ''Non ho mai affermato di sapere che fu l'aereo di una potenza amica ed alleata ad abbattere per errore l'aereo di Itavia nei cieli di Ustica: a me e' stato detto dall'allora capo del Sismi, l'ammiraglio Martini''. E' quanto puntualizza il senatore a vita Francesco Cossiga. (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, GHEDDAFI CI INCONTRI PER CHIARIRE MISTERI
ROMA, 6 GIU - L'Associazione delle Vittime della strage di Ustica ha inviato una lettera al presidente del Consiglio e all'Ambasciata libica in Italia chiedendo la possibilità di incontrare il leader libico Gheddafi, che sarà prossimamente in visita ufficiale in Italia, «viste le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Gheddafi nel corso degli anni su quel che accadde a Ustica il 29 giugno 1980». Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione delle Vittime della strage di Ustica, in un'intervista che andrà in onda stasera su Youdem, sottolinea che «la visita del colonnello Gheddafi è molto importante dopo 29 anni dalla strage e in un momento in cui i rapporti tra Italia e Libia non sono quelli di allora». Secondo la Bonfietti le numerose dichiarazioni di Gheddafi possono essere utili alla magistratura italiana per continuare nelle indagini sulla strage. Ma per questo, aggiunge, occorre che Gheddafi sia disposto a collaborare: secondo la presidente dell'Associazione delle vittime di Ustica «oggi potrebbero esserci le condizioni affinchè tutto questo sia finalmente possibile». A sostegno dell'iniziativa dell'Associazione i parlamentari Pd Walter Verini e Walter Vitali, si legge in un comunicato, hanno annunciato «iniziative urgenti alla Camera e al Senato per sensibilizzare il governo circa le richieste della stessa Associazione. Obiettivo di queste iniziative è quello di avere finalmente una verità certa su quella strage che, insieme alle altre che segnarono drammaticamente quegli anni, portò tanto dolore alle famiglie delle vittime e contribuì ad un clima oscuro e violento». (ANSA)
USTICA: COLARIETI, GHEDDAFI RIFERISCA AD AUTORITA' ITALIANE SU TRAGEDIA
Roma, 6 giu. - ''Gheddafi riferisca alle nostre autorita' su quello di cui e' a conoscenza in merito alla tragedia Ustica. Lo faccia ora, ventinove anni dopo, e dopo aver detto in piu' occasioni pubbliche che nell'affaire Ustica lui c'era di mezzo quanto noi''. E' quanto dichiara Fabrizio Colarieti, curatore del sito www.stragediustica.it che conserva on line gli atti dell'inchiesta sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980. ''Due magistrati della procura di Roma hanno aperto una nuova inchiesta, lo scorso anno, dopo le dichiarazione del presidente Cossiga e oggi sono nelle condizioni, in presenza di nuovi elementi, di andare fino in fondo a questa terribile vicenda - ha ricordato ancora - La diplomazia deve fare la sua parte, mettendo innanzitutto il leader libico nelle condizioni di raccontare la verita' sulla tragedia del DC9. Percio' il Governo - spiega ancora il giornalista - faccia il possibile per permettere ai familiari delle vittime di incontrare il colonnello Gheddafi nel corso della gia' programmata visita in Italia''. ''Non dobbiamo dimenticare che, proprio su pressione del nostro governo e dopo una missione top secret in Libia dello stesso Cossiga, Gheddafi ammise le proprie responsabilita' su due gravi attentati - ha ricordato ancora - Quello del Dc 10 Uta nei cieli del Niger (170 morti) e l'attentato che causo' la morte dei 270 passeggeri del volo 103 della Pan Am, esploso sopra Lockerbie nel 1988''. (Adnkronos)
USTICA: COLARIETI, GHEDDAFI RIFERISCA ALLE AUTORITÀ QUANTO SA
RIETI, 6 GIU - «Gheddafi riferisca alle nostre autorità su quello di cui è a conoscenza in merito alla tragedia di Ustica. Lo faccia ora, ventinove anni dopo, e dopo aver detto in più occasioni pubbliche che lui c'era di mezzo quanto noi». È quanto dichiara il giornalista Fabrizio Colarieti, curatore del sito www.stragediustica.it che conserva online gli atti dell'inchiesta sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, in merito all'imminente visita di Gheddafi in Italia. «Due magistrati della procura di Roma hanno aperto una nuova inchiesta, lo scorso anno, dopo le dichiarazione del presidente Cossiga e oggi sono nelle condizioni, in presenza di nuovi elementi, di andare fino in fondo a questa terribile vicenda», ha aggiunto. «La diplomazia deve fare la sua parte - ha precisato Colarieti - mettendo innanzitutto il leader libico nelle condizioni di raccontare la verità sulla tragedia del DC9, perciò il Governo faccia il possibile per permettere ai familiari delle vittime di incontrare il colonnello Gheddafi nel corso della già programmata visita in Italia. Non dobbiamo dimenticare che, proprio su pressione del nostro governo e dopo una missione top secret in Libia dello stesso Cossiga, Gheddafi ammise le proprie responsabilità su due gravi attentati, quello del Dc 10 Uta nei cieli del Niger con 170 morti e l'attentato che causò la morte dei 270 passeggeri del volo 103 della Pan Am, esploso sopra Lockerbie il 21 dicembre 1988». (ANSA)
GHEDDAFI A ROMA: VERINI, INCONTRI FAMILIARI VITTIME USTICA
ROMA, 9 GIU - «Alla vigilia della visita del colonnello Gheddafi in Italia, chiediamo al governo di farsi interprete dei sentimenti dei familiari delle vittime della strage di Ustica che pochi giorni fa hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio per sensibilizzarlo su questo tema». Lo ha detto Walter Verini, deputato Pd in commissione Politiche dell'Unione europea della Camera. «Il colonnello Gheddafi ha sempre detto di conoscere la verità sulla tragica vicenda - ha proseguito Verini - e di essere stato testimone volando negli stessi momenti della strage nei cieli di Ustica. Visti i rapporti di amicizia e la cooperazione tra i due paesi, il governo chieda a Gheddafi di collaborare con la magistratura italiana, che ancora indaga sulla vicenda, e di incontrare i familiari delle vittime. Deve essere fatto tutto il possibile - ha concluso Verini - per sgombrare ogni ombra su questa tragedia». (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, 30/O ANNIVERSARIO CONOSCENDO I COLPEVOLI
BOLOGNA, 24 GIU - «Voglio credere che il trentesimo anniversario lo festeggeremo venendo a conoscenza dei partecipanti e dei colpevoli alla strage». È la speranza di Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei parenti delle vittime di Ustica, espressa durante la presentazione delle iniziative per il ventinovesimo anniversario del disastro del Dc9 Itavia, che cade sabato prossimo. «Se l'anno scorso potevamo dirci soddisfatti della riapertura delle indagini a Roma, oggi forse dovremmo aggiungere che sappiamo bene quanto sono importanti le cose che stanno rilevando», ha spiegato Bonfietti, ricordando il lavoro dei Pm Amelio e Monteleoni. D'altronde, ha proseguito, «oltre le cause che conosciamo fin dal '99, ci manca soltanto di scrivere i nomi dei colpevoli e dei partecipanti che hanno abbattuto impunemente un aereo civile». Bonfietti ha anche rivendicato i numeri del Museo della Memoria di Bologna («visitato da oltre 5.000 bambini l'anno») e l'ampio spazio che ha ottenuto sulla stampa internazionale. Per fine anno, inoltre, sarà pronto il lavoro di archivio, curato dall'Ordine dei Giornalisti, sul ruolo svolto dall' informazione nella strage del Dc9. (ANSA)
STRAGE USTICA: A BOLOGNA TEATRO E VISITE GUIDATE PER RICORDARE TRAGEDIA
Bologna, 24 giu. - Una rassegna di 8 spettacoli teatrali e visite guidate al Museo della Memoria dove è conservato il relitto del Dc9. Così Bologna celebrerà il 29esimo anniversario della Strage di Ustica, abbattuto il 27 giugno 1980 sui cieli sopra l'isola siciliana e inabissatosi con i suoi 81 passeggeri. Le manifestazioni per questa ricorrenza, presentate oggi in conferenza stampa a Palazzo D'Accursio, si apriranno sabato prossimo con la rassegna 'Il nuovo teatro e la memorià ospitata nel giardino antistante il museo della Memoria (via Saliceto) e coordinata dal direttore artistico Cristina Valenti. Fino all'8 agosto, sono in programma 8 spettacoli. I primi 4 andranno in scena la stessa serata di inaugurazione (sabato alle 21.30). Si tratta dei progetti finalisti del 'Premio Scenario per Usticà. Il 4 luglio, invece, sarà la volta di 'Progetto milgram. Ghost in machinè della compagnia Teatrino Clandestino. A seguire il 15 luglio, sul palco saliranno Enzo Vetrano e Stefano Randisi con la lettura interpretata di 'Per mosse d'animà di Luigi Pirandello. La rassegna continua il 29 luglio con la compagnia 'Teatro dell'Arginè e si conclude l'8 agosto con lo spettacolo 'Radio clandestinà di Ascanio Celestini. Per l'occasione, sabato prossimo, sono in programma anche visite guidate gratuite al relitto, ricomposto nell'allestimento dell'artista Christian Boltanski, curate dal Mambo, il museo di Arte moderna di Bologna. (Adnkronos)
USTICA: NAPOLITANO, VENGA FATTO OGNI SFORZO PER RISPOSTA RAPIDA E ADEGUATA
Roma, 27 giu. - «A ventinove anni dal disastro di Ustica, il mio pensiero riverente e commosso va a chi perse la vita quella tragica notte e al dolore dei loro famigliari. Grazie anche all'impegno generoso e costante dell'Associazione da lei presieduta, la memoria delle ottantuno vittime di quel dramma resta viva nella coscienza dell'intero paese ed esige che sia fatto ogni sforzo perchè le indagini recentemente riaperte permettano di dare, dopo così lungo tempo, adeguata e valida risposta all'anelito di verità e di giustizia su quanto accaduto». È quanto afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al Presidente della Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti. «Con questo spirito - conclude il Capo dello Stato - esprimo a lei, gentile Presidente e, per suo tramite, a tutti i famigliari delle vittime la mia affettuosa vicinanza e i sentimenti della mia partecipe solidarietà». (Adnkronos)
USTICA: APPELLO PARENTI VITTIME A NAPOLITANO, NEL 2010 CON NOI
BOLOGNA, 27 GIU - I parenti delle vittime di Ustica hanno chiesto al Presidente della Repubblica di partecipare, il prossimo anno, al 30/o anniversario della strage. Lo ha reso noto la presidente dell'associazione Daria Bonfietti, al termine della cerimonia ufficiale in Comune a Bologna. «Il Presidente ha avuto la sensibilità di ricevermi pochi giorni fa - ha spiegato - e a lui ho chiesto di essere a Bologna, il prossimo anno, per il trentesimo anniversario». La Bonfietti, inoltre, ha anche rivolto al sindaco Flavio Delbono «la richiesta di cominciare a pensare di organizzare l'evento». (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, ORA SERVE SFORZO DECISIVO PER LA VERITÀ
BOLOGNA, 27 GIU - «Facciamo che questo sia il momento della partenza per l'ultimo decisivo sforzo per la verità». È l'auspicio espresso da Daria Bonfietti, presidente dell'associazione delle vittime di Ustica, durante la cerimonia, in Comune a Bologna, per il 30/o anniversario della strage. Nel suo discorso Bonfietti ha fatto proprie le parole del presidente Napolitano («Sia fatto ogni sforzo perchè le indagini recentemente riaperte permettano di dare adeguata e valida risposta»), ricordando il «tempo usato proficuamente» dopo la decisione della Procura di Roma di riaprire le indagini. Secondo la Bonfietti, infatti, «Ustica non è un mistero, ma è una verità: il dramma è che non siamo riusciti ad andare oltre per scoprire i responsabili». Dunque, ha aggiunto, «è vero mancano dei passaggi, ma questo è diverso dal dire che la verità è nel buio». Infine, dai parenti delle vittime è arrivata una richiesta al Comune di Bologna affinchè il Museo della Memoria «riprenda il percorso di polo culturale che avevamo in mente nella fase della progettazione». L'obiettivo, ha concluso la Bonfietti, «è che in quel luogo si tenga forte la tensione verso la verità, ma si faccia anche cultura sia come ricerca che come esperienza di modernità». (ANSA)
USTICA: AVV. BROGNERI, LA PISTA DELL'URANIO E ALTRI MISTERI UN TESTIMONE RACCONTA
ROMA, 29 OTT - C'e' un filo che lega la strage di Ustica all'uranio, lo stesso materiale strategico contrabbandato dall'Italia verso l'Irak di cui parla il pentito della ndrangheta Francesco Fonti. Certamente la pista dell'uranio e' ben dentro la vicenda di Ustica come conferma Enrico Brogneri, l'avvocato di Catanzaro che vide un misterioso aereo volare a bassa quota la sera del 27 giugno 1980. Un aereo militare senza alcuna coccarda che volava planando silenzioso sulla citta'. Brogneri in una intervista all'Ansa parla di ''una strategia, elaborata dai servizi deviati, che prevedeva che l'uranio da consegnare all'Irak fosse stivato dentro un cargo esteriormente camuffato da normale aereo di linea e che il velivolo procedesse sulla scia del DC9 ma a distanza di sicurezza per non dover correre i rischi di sabotaggio che si e' invece voluto far correre agli ignari passeggeri dell'Itavia. Cio' significa che i due servizi (francesi e italiani) erano forse consapevoli di mettere a repentaglio la vita dei passeggeri''. In quegli anni Italia e Francia sostenevano infatti la realizzazione della bomba di Saddam Hussein suscitando la dura reazione israeliana. Il convincimento di Brogneri '' e' che l'aereo militare rilevato dai radar molto prossimo al DC9, avesse la principale funzione di disorientare gli israeliani e, in caso di attacco, di indurli in errore sul bersaglio da colpire''. ''Quel che sta emergendo sulle navi dei veleni - aggiunge- e' sui traffici con il coinvolgimento della mafia mi terrorizza ma non mi sorprende piu' di tanto. E' difficile dire se sia possibile ravvisare un legame con la strage di Ustica, ma se un collegamento venisse accertato, come escludere una correlazione anche con tutti gli altri misteri italiani nei quali e' una costante vedere aleggiare personaggi dei servizi segreti?'' (ANSA)
USTICA E L'URANIO: AVVOCATO RICORDA, QUELLA SERA...
ROMA, 29 OTT - (di Paolo Cucchiarelli) Enrico Brogneri e' un avvocato civilista di Catanzaro. Un uomo giustamente puntiglioso nel raccontare - e difendere- cosa ha visto nella sua citta' la sera del 27 giugno del 1980, il giorno della strage di Ustica. Alle ore 21:30 ebbe ''per un caso fortuito la possibilita' di vedere in modo nitido un aereo mentre a fari spenti e silenziosamente sorvolava la citta' di Catanzaro, quasi planando ad una quota tanto bassa da lasciarmi attonito per lo stupore''. Quell'aereo militare, passatogli sul capo a pochi centinaia di metri aveva avuto un ruolo nell'abbattimento di Dc9?. Brogneri ha portato la sua testimonianza nei tribunali della Repubblica e oggi che la vicenda trova nuovo alimento dal riproporsi della pista Irakena, cioe' di un attacco connesso con il traffico di uranio che era in transito proprio quella sera questa testimonianza, raccontata in due volumi ( ''Ai margini di Ustica'') pubblicati ''in proprio'' dall'avvocato, torna di stretta attualita'. Brogneri sostiene che l'aereo italiano venne abbattuto nel corso di una battaglia area intrapresa per impedire che i francesi consegnassero all'Irak una decisiva partita di uranio per la costruzione della bomba che gli italiani stavano contribuendo a costruire nella centrale di Osirak. Un riferimento che si ''aggancia'' al traffico di uranio che partiva dal centro Enea di Rottondella ( dove gli irakeni erano di casa) di cui parla il pentito della 'ndranghetra Francesco Fonti. Ecco le domande rivolte all'avvocato. - Quell'aereo aveva una qualche ''insegna'', coccarda nazionale? L'aereo che ha sorvolato la citta' di Catanzaro non mostrava alcuna coccarda. - Lei ipotizza una responsabilita' per i servizi italiani nella vicenda: quella di aver ''consigliato'' ad un aereo da trasporto (probabilmente di uranio francese in consegna verso l'Iraq) di ''infilarsi'' sotto un aereo civile per sottrarsi ad un ''agguato''. - Non e' proprio cosi'. Nella lettera che inviai il 2 marzo 1994 al giornalista Claudio Gatti ( autore del volume ''Il quinto scenario'') non ho inteso riferire ai servizi italiani la responsabilita' di aver dato consigli sbagliati. Ho invece parlato di una probabile strategia, elaborata dai servizi deviati, che prevedeva che l'uranio da consegnare all'Irak fosse stivato dentro un cargo esteriormente camuffato da normale aereo di linea e che il velivolo procedesse sulla scia del DC9 ma a distanza di sicurezza per non dover correre i rischi di sabotaggio che si e' invece voluto far correre agli ignari passeggeri dell'Itavia. Cio' significa che i due servizi (francesi e italiani) erano forse consapevoli di mettere a repentaglio la vita dei passeggeri. Il mio convincimento, inoltre, e' che l'aereo militare rilevato dai radar molto prossimo al DC9, avesse la principale funzione di disorientare gli israeliani e, in caso di attacco, di indurli in errore sul bersaglio da colpire. Ed e' a questo punto che l'argomento diventa raccapricciante, per cui preferisco riconoscere in solitudine che il mio punto di vista e' suffragato solo da indizi logici e da labili riscontri. - Ha visto che le affermazioni del pentito Fonti si ''incrociano'' sul piano logico con la sua lettura dei fatti? Quel che sta emergendo sulle navi dei veleni e' sui traffici con il coinvolgimento della mafia mi terrorizza ma non mi sorprende piu' di tanto. E' difficile dire se sia possibile ravvisare un legame con la strage di Ustica, ma se un collegamento venisse accertato, come escludere una correlazione anche con tutti gli altri misteri italiani nei quali e' una costante vedere aleggiare personaggi dei servizi segreti? E come escludere l'esistenza di un ampio disegno articolato per la conquista del potere? Ho cercato di mettermi in contatto col giudice Palermo dopo la lettura del suo libro. Avrei voluto chiedergli perche', riportando la mia testimonianza, non aveva ritenuta l'opportunita' di dar conto dei chiarimenti che avevo spontaneamente fornito a Priore sul tipo di aereo che avevo visto sulla mia citta'. Non ci sono riuscito, ma una persona a lui vicina all'epoca mi rispose con queste parole: 'Il giudice Palermo pensa che il caso Ustica debba essere affrontato con la strategia del mordi e fuggi'. Dopo quanto gli e' successo, credo meriti la giusta comprensione. - Lei ha avuto problemi, pressioni, tanto da pubblicare in proprio i suoi due volumi. Da quando sono usciti ha avuto altri riscontri alla sua interpretazione dei fatti? L'iniziativa di pubblicare in proprio i due libri e' maturata quando mi sono reso conto che gli editori subivano l'influenza nefasta della politica. Dal procedimento, al di la' degli oneri e dell'esito, sono emerse di riflesso tante stranezze che in parte consentono di capire come e perche' sono stati assolti i generali di Ustica e in parte inducono a riflettere sullo stato della nostra giustizia. (ANSA)
2010
USTICA: CIANCIMINO JR, SERVIZI CHIESERO COPERTURE A MIO PADRE
PALERMO, 12 GEN - I Servizi Segreti avrebbero chiesto l'aiuto dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino dopo la strage del DC9 dell'Itavia inabissatosi a largo di Ustica nel 1980. È una delle rivelazioni di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito contenute nei verbali di interrogatorio resi ai pm della Dda di palermo e depositati, oggi, agli atti del processo per favoreggiamento aggravato alla mafia, al generale dei carabinieri Mario Mori. «Un momento in cui ci fu un grande movimento dei Servizi Segreti con mio padre - racconta Massimo Ciancimino - fu nel 1980. Non mi posso scordare: 19 giugno 1980. Mi ricordo che proprio quella sera ci fu la strage di Ustica». «Mio padre - spiega - fu chiamato subito e si incontrò uno o due giorni dopo col ministro Ruffini. Mi disse che era successo un casino e che doveva vedere, fece andare a chiamare l'onorevole Lima, fece andare a chiamare altre situazioni, altri personaggi, e quando ho chiesto a mio padre realmente cosa fosse successo, mi raccontò che già allora, il primo momento, si seppe della storia dell'aereo francese che per sbaglio aveva abbattuto il DC9 e che bisognava attivare un'operazione di copertura nel territorio affinchè questa notizia non venisse per niente». «E qualora ci fosse stato bisogno di interventi di qualsiasi tipo - conclude - loro dovevano poter contare su mio padre». «Loro chi?», chiede il pm al teste. «I Servizi», risponde Ciancimino. (ANSA)
USTICA: CIANCIMINO DA PM ROMA, CONFERMA RUOLO SERVIZI
ROMA, 22 GEN - Avrebbe confermato anche ai pm della Dda di Roma, titolari del fascicolo riaperto sulla strage di Ustica, quanto ha messo a verbale agli atti del processo per favoreggiamento aggravato alla mafia, al generale dei carabinieri Mario Mori: furono i servizi segreti a chiedere l'aiuto dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino dopo la strage del DC9 dell'Itavia inabissatosi a largo di Ustica il 27 giugno del 1980 con a bordo 81 persone. È quanto ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, al pm Erminio Amelio che lo ha sentito come persona informata dei fatti per circa due ore negli uffici distaccati della procura in Piazza Adriana. Il verbale reso da Ciancimino è stato secretato come ha confermato lo stesso testimone all'ANSA. «Non posso dire nulla - ha detto Massimo Ciancimino - ma credo che sarò riconvocato dai pm di Roma». Secondo quanto si è appreso, il figlio di don Vito ha confermato agli inquirenti romani il verbale agli atti del processo al generale Mori. Ciancimino ha spiegato che il padre fu chiamato dopo la strage di Ustica e si incontrò con l'allora ministro Ruffini. «Mio padre - spiega Ciancimino nel verbale - fece andare a chiamare l'onorevole Lima, fece andare a chiamare altre situazioni, altri personaggi, e quando ho chiesto a mio padre realmente cosa fosse successo, mi raccontò che già allora, nel primo momento, si seppe della storia dell'aereo francese che per sbaglio aveva abbattuto il DC9 e che bisognava attivare un'operazione di copertura nel territorio affinchè questa notizia non venisse per niente. E qualora ci fosse stato bisogno di interventi di qualsiasi tipo, loro (i servizi) dovevano poter contare su mio padre». La procura di Roma ha riaperto l'indagine sulla strage di Ustica sentendo nei mesi scorsi tra gli altri il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e l'ex ministro Giuliano Amato proprio sulla ipotesi che ad abbattere il Dc9 dell'Itavia fosse stato un missile francese che avrebbe dovuto colpire un aereo con a bordo Muammar Gheddafi. (ANSA)
RAI: VELTRONI-BONFIETTI A GARIMBERTI, TV RICORDI 30 ANNI STRAGE USTICA
Roma, 25 feb. - Walter Veltroni e Daria Bonfietti hanno scritto una lettera al presidente della Rai, Paolo Garimberti, e per conoscenza al presidente della Vigilanza, sergio Zavoli, per sollecitare l'azienda di viale Mazzini a ricordare la strage di Ustica di cui quest'anno cade il trentesimo anniversario. "Caro Presidente, il prossimo 27 giugno -si legge nella lettera- saranno trent'anni dalla tragedia che vide morire ottantuno persone, a bordo dell'aereo Itavia abbattuto nel cielo sopra Ustica. Trent'anni di dolore, misteri, procedimenti giudiziari rallentati, di colpevoli ritardi ed omissioni nell'accertamento dei fatti''. "Ma anche trent'anni, insieme, di tenace impegno, soprattutto da parte dell'Associazione dei familiari delle vittime e di tante forze della societa' e della cultura italiane, per giungere alla verita' sulla strage, per non disperdere il ricordo su una vicenda che e' scolpita nella memoria collettiva del Paese", si sottolinea nella lettera. "Ci rivolgiamo a lei, in vista di quella data, per chiedere che il servizio pubblico radiotelevisivo dedichi la giusta attenzione all'anniversario, studiando e promuovendo le piu' appropriate iniziative di programmazione che possano contribuire alla conoscenza della vicenda, alla sensibilizzazione delle giovani generazioni, all'affermazione della verita'", si chiede. "Intellettuali, giornalisti, personalita' della cultura e dello spettacolo di grande valore -si legge nella lettera di Veltroni e Bonfietti a Garimberti- hanno scritto in questi anni sulla tragedia di Ustica pagine straordinarie di testimonianza e di impegno, che il Museo realizzato a Bologna simboleggia in maniera intensa ed emozionante. Anche la Rai, ne siamo certi, potra' dare il suo importante contributo di informazione e di civilta' per questa causa". "Crediamo sarebbe importante, per esempio, se quel giorno, in coincidenza con la perdita del contatto con l'aereo (che avvenne alle 20.58) una rete della Rai iniziasse una lunga no-stop. Per la quale, tra l'altro, non mancherebbe certo materiale. Sarebbe un'iniziativa che potrebbe essere allestita con tanti contributi: pensiamo, solo per citare alcuni dei piu' noti, al film di Marco Risi 'Il muro di gomma', al lavoro di Marco Paolini, a tanti altri momenti culturali, musicali, creativi che in tutto questo tempo hanno animato la ricerca della verita' e della giustizia per le vittime di Ustica. Riteniamo che iniziative come queste -si conclude nella lettera- rafforzerebbero ulteriormente l'identita' della Rai come grande servizio pubblico". (Adnkronos)
USTICA: NAPOLITANO, INTRIGHI INTERNAZIONALI ACCANTO A OPACITÀ APPARATI STATALI
Roma, 8 mag. - L'Italia faccia ogni sforzo, anche diplomatico, per giungere alla verità sulla tragedia di Ustica caratterizzata da un intreccio di eversione, di intrighi internazionali e di comportamenti non proprio ortodossi ad opera di parti dell'apparato statale. È quanto sollecita il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, cogliendo l'occasione della celebrazione al Quirinale del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi. «Non possiamo non richiamare oggi -afferma Napolitano- nel caso di Ustica, intrecci eversivi e anche intrighi internazionali, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, a inefficenze di apparati e di interventi deputati all'accertamento della verità, nel rivolgere la nostra solidarietà a chi ha duramente pagato di persona o è stato colpito nei propri affetti famigliari». Il capo dello Stato invita i parenti della vittime della strage di Ustica a «sentire vicine le istituzioni» e assicura: «Comprendiamo il loro tenace invocare ogni sforzo possibile, anche sul piano dei rapporti internazionali, per giungere ad una veritiera ricostruzione di quel che avvenne la notte del 27 giugno 1980», che provocò 81 morti. (Adnkronos)
USTICA: ASS.PARENTI VITTIME, GRANDE CONFORTO DA NAPOLITANO FORSE PER 30ANNI DA STRAGE AVREMO OLTRE A CAUSE ANCHE GLI AUTORI
BOLOGNA, 8 MAG - «Sono parole che ci danno grande conforto». È il commento di Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, dopo aver ascoltato l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante la celebrazione del Giorno della Memoria. «Mi pare abbia capito le nostre parole - ha detto - oltre ad averci sempre seguito nell'iter processuale della vicenda. Oggi abbiamo ribadito concetti fondamentali, come la necessità di un intervento più forte a livello internazionale per individuare gli autori della strage». Per Bonfietti, dopo aver ascoltato le parole di Napolitano, «forse, per i 30 anni dalla strage possiamo sperare di avere oltre alle cause anche gli autori». (ANSA)
USTICA: IL PM AMELIO, DOPO PAROLE NAPOLITANO NON SIAMO PIÙ SOLI
Roma, 8 mag. - Le parole del Capo dello Stato sulla strage di Ustica non denotano soltanto la «grande sensibilità e l'attenzione che Napolitano ha sempre avuto e ha sulla vicenda», ma dimostrano che «è tutto il Paese che si muove, non solo la magistratura, allo scopo di fare luce» sul disastro aereo in cui persero la vita 81 persone. Ecco perchè Erminio Amelio, l'investigatore che si è occupato del caso, interpellato dall'ADNKRONOS, dice: «sapere che il primo cittadino della Repubblica dice pubblicamente queste forti parole fa sentire meno soli non soltanto i familiari delle vittime ma anche noi investigatori». Una vicenda che vede tutt'ora la magistratura impegnata nel tentativo di fare luce sulla strage rimasta senza colpevoli. «Stiamo lavorando e attendiamo risposte», dice Amelio senza aggiungere altro, ma il fatto di avere «una istituzione così alta al nostro fianco dimostra che non siamo soli». Il presidente della Repubblica, riferendosi ad Ustica, ha parlato di un intreccio di intrighi internazionali. «L'autorevolezza della fonte merita il più alto rispetto - ribadisce il pm - È la storia dell'inchiesta che è costellata da ciò che dice il Capo dello Stato. L'alta sensibilità e la grande attenzione di Napolitano su questa vicenda dimostrano la sua grande attenzione e le sue parole servono da sprone e da incoraggiamento». (Adnkronos)
STRAGI: NAPOLITANO, SU USTICA INTRIGHI INTERNAZIONALI
ROMA, 8 MAG - Sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, oltre ad «intrecci eversivi, ci furono anche intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficienze di apparati e di interventi deputati all' accertamento della verità». È quanto ha detto Giorgio Napolitano celebrando al Quirinale il Giorno della Memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi. Il presidente della Repubblica ha ricordato che anche per la strage del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna, rimangono «ombre e dubbi» e c'è una nuova inchiesta «dagli sviluppi ancora imprevedibili». Il capo dello Stato ha ospitato i familiari delle vittime nel Salone dei Corazzieri, e ha dato la parola ad alcuni di loro, affidando la regia della celebrazione alla giornalista Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, il giornalista del Corriere della Sera assassinato il 28 maggio 1980, che di recente ha ricostruito nel libro «Come mi batte forte il tuo cuore» la figura del padre, il dolore della sua famiglia e «quel periodo difficile». Quel libro, ha detto Napolitano, è «un contributo prezioso», come lo sono libri, documentari, testimonianze di altri figli e parenti delle vittime, che «raccontando le storie di vita e di sacrificio dei loro cari, aprono l'animo di tanti alla comprensione di quei tragici eventi». Napolitano ha espresso solidarietà e comprensione a quanti ancora attendono giustizia, a tutte le vittime e ai sopravvissuti, e ha chiesto a tutti di non dimenticare cosa fu il terrorismo nei terribili anni '70-'80, in «quella notte della Repubblica» in cui «l'Italia corse rischi estremi», fu «impoverita di energie preziose, ancora giovani», la vita civile e politica fu sconvolta da una «folle furia terroristica che colpiva quotidianamente servitori dello Stato e uomini semplici, tutti vittime innocenti di ciechi disegni distruttivi». Ha messo l'accento sul sacrificio di tanti «uomini di legge», magistrati, avvocati, docenti di diritto, che non piegandosi alle minacce dei terroristi hanno dato un esempio di «fermezza, di coraggio e insieme di quotidiana serenità e umanità», essenziale per vincere il terrorismo, amministrando la giustizia «secondo la legge e la Costituzione, sempre, contro ogni minaccia e prevaricazione». Toccante la testimonianza di Sonia Zanotti, sopravvissuta alla Strage di Bologna con ferite invalidanti che la costringono a continue cure, che ha denunciato una interpretazione troppo «restrittiva» della legge che prevede sostegni e pensioni per i sopravvissuti. «Sollecitiamo il governo a sciogliere i nodi che rendono ancora incerto e precario l'insieme di questi diritti», ha detto Napolitano. «Esaminerò subito la questione», ha fatto eco il ministro della Giustizia Angelino Alfano, al quale è stato consegnato un dossier. Napolitano si è poi rivolto ai parenti delle 81 vittime del DC9 ITAVIA abbattuto ad Ustica che, con l'intervento di Fortuna Piricò, vedova di una di quelle vittime, hanno chiesto di «completare la verità giudiziaria, che parla di una guerra non dichiarata, definendo le responsabilità, ottenendo la collaborazione dei Paesi alleati per avere l'elenco di tutti gli aerei che erano in volo insieme al DC9». «Comprendo - ha commentato Napolitano - il tenace invocare, da parte dei parenti delle vittime della strage di Ustica, di ogni sforzo possibile, anche sul piano dei rapporti internazionali per giungere ad una veritiera ricostruzione di quel che avvenne». Purtroppo, ha concluso il capo dello Stato, oggi non siamo «esenti da contagi e infiltrazioni del terrorismo internazionale», e inoltre in Italia ed in Europa «i focolai di fanatismo politico ed ideologico non sono ancora spenti del tutto». Potrebbero «riattizzarsi» di fronte alle tensioni politiche e sociali collegate alla grave crisi economica e finanziaria. Perciò«è necessario tenere sempre alta la guardia e dire 'nò alla violenza e alla rottura della legalità in ogni forma». (ANSA)
TERRORISMO: USTICA; DISASTRO AEREO, 30 ANNI SENZA VERITÀ
ROMA, 8 MAG - Il disastro aereo di Ustica costò la vita a 81 persone, tra cui 11 bambini, ed è uno dei grandi misteri irrisolti della nostra storia recente. Ancora oggi a trent'anni dal fatto non si sa cosa sia effettivamente successo la sera del 27 giugno 1980, un venerdì, al Dc 9 della compagnia aerea Itavia diretto da Bologna a Palermo. L'aereo, partito alle 20.08, fece perdere le sue tracce sugli schermi radar alle 20.59, quando era a metà strada fra le isole di Ponza e Ustica. L'atterraggio a Punta Rasi era previsto per le 21.13, ma quell'aereo a Palermo non arrivò mai. Tante e disparate le ipotesi sul disastro: improvviso guasto meccanico, o esplosione in volo oppure collisione con un altro velivolo, o attentato. Nessuna certezza, nonostante anni e anni di indagini. I resti del velivolo e i primi corpi delle 81 vittime (77 passeggeri, 4 membri dell'equipaggio) furono avvistati all'alba del giorno dopo, a 64 miglia a sud dell'isola di Ponza. Il mistero su quanto accadde quella sera è rimasto fitto nonostante le indagini condotte dal giudice Rosario Priore. Di certo c'è che alle 20.56, il pilota Domenico Gatti comunicò il suo prossimo atterraggio, il volo procedeva regolarmente, il tempo era buono. Poi il silenzio e la scomparsa dai radar, le ricerche in mare. Di ben 42 delle 81 vittime, il mar Tirreno non restituì i corpi; furono trovati un pezzo di coda dell'aereo, vari relitti e pochi bagagli. Del disastro di Ustica poco è stato chiarito, nonostante le molteplici inchieste e perizie andate avanti per anni. Ancora non c'è certezza sulle cause della tragedia: bomba a bordo, missile, collisione, cedimento meccanico, quasi collisione con un altro aereo ? Sono state fatte le ipotesi più svariate: il Dc 9 era coinvolto in un'esercitazione militare segreta, oppure venne usato come schermo per non chiare operazioni. Furono tirati in ballo i libici, in più versioni, anzitutto come possibili autori di un attentato con una bomba a bordo o con un missile; poi si disse che forse il Dc 9 dell'Italia erano entrato quasi in collisione con un aereo con a bordo il colonnello Gheddafi; e poi ancora che forse l'aereo italiano era stato abbattuto dal missile sparato da un sottomarino, forse francese, nel tentativo di abbattere l'aereo di Gheddafi, cui il Dc 9 avrebbe fatto da schermo. Un altro collegamento con i libici fu fatto in seguito al ritrovamento dei resti di un Mig di quel paese precipitato in Sila pochi giorni dopo. Nelle polemiche per il difficile accertamento della verità furono coinvolti anche alcuni generali dell'Aeronautica, Zeno Tascio, Corrado Melillo, Lamberto Bartolucci e Franco Perri accusati di aver omesso informazioni sul disastro aereo, e poi prosciolti da ogni accusa. Fatto sta che a 30 anni di distanza la verità non è stata accertata. (ANSA)
USTICA: NUOVE ROGATORIE, PM ATTENDONO RISPOSTE NATO E LIBIA
ROMA, 8 MAG - Nuovi scenari per fare luce sul disastro di Ustica, l'inabissamento del Dc9 dell'Itavia con 81 persone a bordo avvenuto il 27 giugno 1980, potrebbero emergere dalle rogatorie che la procura di Roma ha avviato negli ultimi tempi con Nato e Libia. Ed altre rogatorie potrebbero a breve essere inoltrate a Francia e Stati Uniti. I pm Maria Monteone ed Erminio Amelio, titolari del fascicolo processuale, sono in attesa di una serie di risposte sollecitate per riscontrare elementi testimoniali relativi al traffico aereo militare che quella sera c'era nello spazio aereo attraversato dal velivolo partito da Bologna e diretto a Palermo. E non manca un certo ottimismo per quanto potra' essere raccolto. Allo stato, secondo quanto si e' appreso, la Libia non ha dato alcuna risposta, mentre qualche dato ed indicazioni sono gia' arrivati dalla Nato. Ma se ne attendono altri. I due magistrati sono partiti da un elemento citato dalla corte di assise di Roma nella sentenza di assoluzione dei generali dell'Aeronautica finiti sotto processo: ossia che dai dati radar acquisiti emerge la presenza di aerei militari nelle vicinanze del velivolo civile. Da qui l'avvio di una nuova indagine e l'audizione di nuovi testimoni. Come l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il quale ha detto di sapere che ''c'era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lancio' un missile per sbaglio'' e che i ''i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi; oppure come Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, che ha parlato di un ruolo di copertura della vicenda voluto dai servizi segreti. Nel 1999, dopo nove anni di istruttoria, il giudice Rosario Priore, all'epoca titolare degli accertamenti, concluse l'inchiesta sostenendo che il Dc9 fu ''vittima di un'azione militare di intercettamento messa in atto, verosimilmente, nei confronti dell'aereo che era nascosto sotto di esso''. (ANSA)
USTICA: LEGALE DAVANZALI A TG3, CASO SI PUÒ RIAPRIRE
ANCONA, 11 MAG - Le dichiarazioni del presidente della Repubblica sulla strage di Ustica, secondo cui oltre a «intrecci eversivi, ci furono anche intrighi internazionali», potrebbero indurre la difesa degli eredi di Aldo Davanzali, l'ex presidente di Itavia, a sollecitare una riapertura del caso. In un'intervista al Tg3 delle Marche l'avv. Mario Scaloni ha detto che quella di Napolitano «è la 'certificazionè di quello che sostanzialmente Davanzali diceva da sempre». «È stato il primo a parlare di missile e per questo è stato messo sotto processo, e mai assolto, per propagazione di notizie false o tendenziose. È morto addirittura, in teoria, con un procedimento penale in corso per questo fatto. Sono cose che noi sappiamo da sempre; chi conosce gli atti del processo, chi ha letto gli atti di Priore lo sa da sempre. Naturalmente è un mistero, ma sapere che una personalità del calibro, della caratura morale, delle conoscenze di Napolitano parli apertamente di intrighi internazionali, è uno squarcio che si apre in quello che non è solo un muro di gomma ma un bunker antiatomico sul quale finora nessuno è riuscito a fare breccia». Secondo l'avv. Scaloni, le affermazioni del presidente della Repubblica possono incidere «su tutto», anche sul piano giuridico: «Tutti pensano che il caso sia stato chiuso con l'assoluzione dei generali, ma c'è un reato che resta in piedi e non si può prescrivere: la strage. Se saltasse fuori che, come in realtà è stato, c'è stata una strage non accidentale (perchè inizialmente si era parlato di cedimento strutturale, ora escluso), il processo ricomincia da capo». A una domanda sull'eventualità di un'azione della difesa in questa direzione, «è possibile», ha risposto il legale. (ANSA)
USTICA: DE MICHELIS, ALCUNE COSE NON POSSONO AVERE RISPOSTA
ROMA, 26 MAG - "Io personalmente ritengo che andare a scavare a trent'anni di distanza non aiuti, perché‚ sono passati degli anni e il contesto è cambiato. Probabilmente ci sono delle cose che non possono e non devono avere delle risposte: Ustica potrebbe appartenere a questa categoria e se doveva averne una sarebbe stata utile che l'avesse allora, adesso lasciamolo fare agli storici". Lo ha dichiarato l'ex ministro Gianni De Michelis, nel film inchiesta dal titolo "Sopra e sotto il tavolo - Cosa accadde quella notte nel cielo di Ustica", realizzato dai giornalisti Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola sulla tragedia del Dc9 dell'Itavia, inabissato al largo di Ustica il 27 giugno del 1980, e pubblicato dall'editore Tullio Pironti. Sull'importanza di ricercare la verità sulla strage, De Michelis risponde: "Oggi non è che ai familiari delle vittime gli ridiamo qualcosa. Il problema della verità - a parte che secondo me non sarà mai totalmente raggiunta - attiene alla lettura di fenomeni molto più grandi e generali. Il valore principale a cui tutto il resto veniva subordinato era l'equilibrio del mondo e in suo nome una buona parte di quello che è avvenuto in quegli anni, tra l'Est e l'Ovest, non è stato e non era raccontabile ed era fuori dalle leggi formali vigenti. Ustica è un episodio, ma ce ne sono centinaia e centinaia che hanno riguardato non l'Italia ma tutti i paesi del mondo". De Michelis conclude: "Certo che chiunque è coinvolto in queste cose ne ha un dolore terribile, ma non è una buona ragione per non tenere conto del contesto e per non sapere alcune regole del gioco basiche, che devono essere affrontate da chi ha responsabilità complessive". (ANSA)
Ustica/ Cossiga: Ad abbattere il DC 9 sono stati i francesi Ustica
Roma, 28 mag. - "L`aereo francese si era messo sotto il Dc9, per non essere intercettato dal radar dell`aereo libico che stava trasportando Gheddafi. Ad un certo punto lancia un missile per sbaglio, volendo colpire l`aereo del presidente libico". Lo ha dichiarato il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, nel film inchiesta dal titolo "Sopra e sotto il tavolo - Cosa accadde quella notte nel cielo di Ustica", realizzato dai giornalisti Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola sulla tragedia del Dc9 dell`Itavia inabissato al largo di Ustica il 27 giugno del 1980 e pubblicato dall`editore Tullio Pironti. "Chiamai io l`ammiraglio Fulvio Martini, direttore del Sismi - continua il senatore a vita - che mi disse che non aveva prove, se non quelle dell`intelligence che raspa nei bistrot". Riferendosi poi agli autori del film, che uscirà il prossimo 10 giugno in un cofanetto con un libro con la prefazione del senatore a vita Giulio Andreotti, Cossiga li ha avvertiti dicendogli: "Io vi sconsiglio vivamente di andare in Francia. Se continuate questa inchiesta potrebbe succedervi qualcosa: un`intossicazione alimentare, lo scoppio di un pneumatico o uno scontro con un camion". In ogni caso, secondo Cossiga, "ci può essere un governo di destra, di centro-destra, di sinistra o di estrema sinistra, ma i francesi non lo diranno mai; magari finché qualcuno che sa o che è l`autore, in punto di morte non avrà paura del giudizio dell`Altissimo, a cui non potrà opporre egalité, fraternité e liberté". (Apcom)
USTICA: RADIO LANCIA CAMPAGNA PER VERITÀ SU SITI FRANCESI
BOLOGNA, 9 GIU - Una campagna informativa sui principali giornali online francesi per continuare a chiedere la verità su Ustica a pochi giorni dal trentennale della strage. A lanciarla è Radio Città del Capo, emittente indipendente bolognese legata al circuito di Radio Popolare. Obiettivo: comprare spazi sui siti di testate come Liberation o Slate per porre una semplice domanda: 'Qui sait, doit parler', chi sa deve parlare. L'iniziativa è stata presentata in radio insieme all'ex generale dei Carabinieri Niccolò Bozzo, all'ex giudice istruttore Rosario Priore, alla presidente dell'associazioni dei familiari delle vittime Daria Bonfietti e al corrispondente in Italia di Liberation Eric Jozsef. Lo spunto proviene dalle dichiarazioni di Francesco Cossiga che nel 2008 ha indicato come responsabile dell'abbattimento del Dc9 Itavia la marina francese. Per sostenere la campagna Radio Città del Capo ha quindi fatto appello a ascoltatori e cittadini: basta versare un contributo minimo di 10 euro attraverso bonifico, c/c postale o paypal. Tutte le informazioni sono su campagnaustica.rcdc.it. (ANSA)
USTICA: VELTRONI, VICENDA INDIMENTICABILE PER ITALIANI
ROMA, 9 GIU - «La strage di Ustica è qualcosa di indimenticabile per tutti gli italiani. La rimozione di Ustica è impossibile per questo paese. Sono morte 81 persone e milioni di italiani sono stati ingannati raccontando loro la storiella del cedimento strutturale. È una vicenda che riassume gran parte delle contraddizioni e dei cosiddetti 'misteri' di questo tipo, dei depistaggi che oggi è più possibile che mai andare a chiarire». Walter Veltroni ricorda la strage del 27 giugno del 1980 partecipando alla illustrazione delle manifestazione che si terranno a Bologna a partire dal 24 di giugno. Una presentazione a cui Veltroni, insieme al Presidente della Associazione familiari vittime di Ustica, ha partecipato come responsabile di 'Democratica', la scuola di politica che sarà presentata domani a Roma. Veltroni ha ricordato con gratitudine le parole del capo dello Stato, Giorgio Napolitano che recentemente fatto riferimento ad «intrighi internazionali». «La storia ci consegna grandi intrighi ma anche momenti, e questo è uno, in cui maturano i tempi per risolverli. La ricerca della verità non è un esercizio del passato ma un momento per il futuro».(ANSA)
USTICA: VELTRONI, TORNARE A CHIEDERE VERITÀ A PARTNER UE
ROMA, 9 GIU - «È il momento che il governo italiano faccia sentire la propria voce con i partner europei che hanno il dovere di dire la verità su quella notte», ha chiesto oggi Walter Veltroni, durante la conferenza stampa alla Camera per la presentazione degli eventi organizzati a Bologna per il trentennale dall'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica. «Ora ci sono le condizioni per arrivare alla verità», ha sottolineato Veltroni, «questo Paese ha diritto di sapere la verità sulla sua storia o si consegna l'Italia alle tenebre, mentre ha diritto di avere un pò di sole». L'ex segretario del Pd ha ricordato una serie di elementi che portano verso Parigi, dal racconto dell'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga alla testimonianza, «che i magistrati dovranno verificare», di Massimo Ciancimino. Veltroni ha scelto proprio l'anniversario di Ustica come esordio delle attività della sua fondazione 'Democratica. Scuola di politicà. Il 25 giugno sarà a palazzo d'Accursio a Bologna insieme con Stefano Rodotà (uno dei 7 saggi che nel 1986 scrisse all'allora capo dello Stato Cossiga per chiedere che si accertasse la verità), a Giuseppe Pisanu, Giovanni De Luna, Gabriele Turnaturi e Pier Ferdinando Casini per una giornata di studio. Il seminario si inserisce nel fitto calendario degli appuntamenti, molti dei qual artistici che segneranno la commemorazione della strage, all'insegna dello slogan 'Arte. Fiore della memorià. «Io so la verità dal 1999», ha sottolineato Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime, da quando l'allora giudice Rosario Priore disse che «il Dc9 era stato abbattuto in seguito a un'azione militare di intercettamento», ma «non so chi è stato. Per me non è più un problema mio, è un problema del mio Paese mettere la bandiera ad indicare i responsabili». (ANSA)
USTICA: GIOVANARDI, BASTA FAVOLE SU MISSILE DI POTENZA ALLEATA
ROMA, 9 GIU - Basta continuare a raccontare favole sulla tragedia di Ustica: è l'esortazione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, che replica anche a Walter Veltroni che oggi ha chiesto di tornare a chiedere la verità ai partner europei. «Il 23 giugno - dice Giovanardi in una nota - presso la casa dell'Aviatore a Roma sarà presentato il nuovo saggio del senatore Vincenzo Manca 'Ustica l'immaginario collettivo'. All'incontro saranno presenti l'ex Procuratore Generale Militare Giuseppe Scandurra e l'onorevole Gerardo Bianco. Come relatore nella tavola rotonda invito a prendere parte al dibattito anche l'onorevole Walter Veltroni, che mi sembra particolarmente interessato a far piena luce su quella tragica vicenda». «Soprattutto - aggiunge - sarà interessante approfondire come sia possibile che qualcuno continui a raccontare la favola dell'abbattimento causato da un missile lanciato da qualche non bene identificata potenza alleata, ipotesi ormai totalmente cancellata dalla sentenza definitiva della Corte di Cassazione, da quanto è emerso dai confronti peritali e dal recupero del relitto del DC9». (ANSA)
INTERCETTAZIONI: SITO STRAGE USTICA DICE NO A LEGGE BAVAGLIO
RIETI, 11 GIU - ''Con la legge-bavaglio anche il sito www.stragi80.it, che da oltre dieci anni tiene viva la memoria sulla Strage di Ustica del 27 giugno 1980, non potrebbe rimanere on-line''. Lo ha reso noto Fabrizio Colarieti, giornalista e scrittore reatino oltre che curatore del sito internet piu' completo contenente tutti gli atti dell'inchiesta sulla strage di Ustica. ''Migliaia di cittadini, anche attraverso stragi80.it, - prosegue - hanno conosciuto la storia del DC9 Itavia e dei suoi 81 passeggeri. Si sono documentati, hanno consultato liberamente centinaia di atti giudiziari, seguito le indagini, ascoltato le voci dei protagonisti e partecipato ai processi di cui nessuno parlava''. ''Nonostante la legge-bavaglio - conclude - vi promettiamo che stragi80.it restera' on-line, disobbedendo! E' il contributo migliore che possiamo dare alla memoria e alla ricerca della verita', trent'anni dopo la strage di Ustica''. (ANSA)USTICA: STATO CONDANNATO RISARCIRE OLTRE 1 MLD PER 3 VITTIME
PALERMO, 15 GIU - La Corte d'appello di Palermo ha confermato la condanna dei ministeri dell'Interno, dei Trasporti e della Difesa a risarcire complessivamente un miliardo e 240 milioni di euro a sei familiari di tre delle 81 vittime del disastro aereo di Ustica. Gli avvocati di Palermo, Vincenzo e Vanessa Fallica e il legale di Varese, Alessandro Zanzi, avevano citato in sede civile i tre dicasteri, rappresentati dall'avvocatura distrettuale dello Stato, per ottenere il risarcimento per la morte di 3 dei passeggeri del Dc9 Itavia precipitato a largo dell'isola palermitana il 27 giugno '80. I giudici, già in primo grado, avevano ritenuto responsabile lo Stato, tenuto a garantire la sicurezza dei voli, di non avere impedito l'evento. «È un successo importante - commenta l'avvocato Vanessa Fallica - A fronte del nulla di fatto ottenuto in sede penale, Questa sentenza ribalta la verità accertata in quell'ambito». Fallica e Zanzi rappresentavano la famiglia Volanti. «Noi - ha aggiunto Fallica - assistiamo davanti al Tribunale civile di Palermo, in un altro giudizio, la famiglia Parrinello, ed e il signor Pasquale Diodato che nel disastro ha perso l'intera famiglia (moglie e tre figli): questo costituisce un importante traguardo anche in relazione al giudizio pendente». (ANSA)
USTICA: BONFIETTI; È UNA CONFERMA, ORA NOMI DEI RESPONSABILI
BOLOGNA, 15 GIU - La conferma della condanna dei ministeri dell'Interno, dei Trasporti e della Difesa a risarcire complessivamente un milione e 240 mila euro a sei familiari di tre delle 81 vittime del disastro aereo di Ustica, dimostra che «anche i giudici civili riconoscono la responsabilità di Stato, l'ha fatto Cossiga, quindi tutto va in quella direzione». È il commento di Daria Bonfietti, presidente dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime di Ustica, sulla sentenza della Corte di appello di Palermo. Bonfietti ha aggiunto: «Ormai non si può che chiedere alle autorità italiane di riuscire a mettere insieme i nomi dei responsabili della strage». Ha infine ricordato come le richieste di risarcimento danni in sede civile non sono mai state una priorità dell'associazione: «Non perchè ci facese schifo - ha precisato - ma non era la logica dell'associazione. Per noi è fondamentale rivendicare verità e giustizia e quindi prima la responsabilità penale». (ANSA)
USTICA: GEN. TRICARICO,UNA ‘MANINA’ INSISTE SU TESI MISSILE
ROMA, 16 GIU - «Lo Stato dovrebbe risarcire chiunque subisca un danno o perda un congiunto per un incidente aereo del quale non si conoscano le cause. È questa l'apparente e logica conseguenza della sentenza con la quale il tribunale civile di Palermo ha attribuito al ministeri dell'Interno, Difesa e Trasporti una sorta di responsabilità oggettiva per non aver impedito la tragedia di Ustica e non aver garantito la sicurezza aerea la notte del 27 giugno 1980». È quanto sostiene, in un'intervista all'ANSA, il generale Leonardo Tricarico, fino al 2006 Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, e precedentemente Consigliere Militare del Presidente del Consiglio, a proposito della recente sentenza dei giudici palermitani. Tricarico ha sempre ritenuto che l'esplosione sia stata determinata dallo scoppio di una bomba a bordo, circostanza che - a suo parere - emerge da più evidenze oggettive. «Non conoscendo le motivazioni della sentenza - dice il generale Tricarico - è impossibile capire se si tratti di un problema di 'safety' (cioè di cause tecniche) o di 'security' (ossia di una volontà dolosa, terroristica o di altro tipo). È comunque importante non dimenticare che la tragedia di Ustica è stata oggetto del più dettagliato processo penale della storia italiana, che in tutti i tre gradi di giudizio ha smentito tutte le ipotesi - quasi sempre fantasiose o inventate - che hanno intossicato la pubblica opinione rendendo oggi difficile sintetizzare l'accaduto anche a chi, come me, lo ha seguito con attenzione in ogni fase». Tricarico ricorda che quello che per brevità si può chiamare il «partito del missile» ha sempre voluto spiegare la morte di 81 persone innocenti «con un'azione di guerra non dichiarata durante la quale un caccia avrebbe lanciato un missile aria-aria contro il velivolo civile. Negli anni questo missile fantasma è stato lanciato di volta in volta indifferentemente da un aereo italiano, libico, israeliano, statunitense e ora francese. Mi sono spesso chiesto come mai non sia stata considerata l'ipotesi che a sparare sia stata una nave, certamente un'ipotesi meno folle dato che ancora oggi il traffico marittimo sfugge ai controlli rigorosi ai quali è da sempre assoggettato quello aereo». «Il rispetto della magistratura, al quale tutti a parole si rifanno - dice Tricarico - impone invece di accettare quanto è stato accertato in tutti i gradi di giudizio. È bene ricordare che, a fronte di decine di imputati per varie ipotesi di reato connesse al caso Ustica, non vi è stata alcuna condanna ma, al contrario, una messe di assoluzioni con motivazioni che hanno sistematicamente smentito le ipotesi asservite alla tesi del missile 'nascosto’ in qualche modo dai militari. Come dice in sentenza la Corte d'Assise d'Appello di Roma, si tratta della 'trama di un libro di spionaggio ma non di un argomento degno di una pronuncia giudiziale». Bisogna ricordare - sottolinea l'ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica - che, appena investito del caso, il giudice istruttore Priore nominò una commissione tecnica composta dai massimi esperti internazionali, scelti esclusivamente fuori dai Paesi sospettati di coinvolgimento. «Dopo anni di lavoro - sottolinea Tricarico - i tecnici di Priore stabilirono trattarsi di una bomba. Vale la pena di riportarne le esatte parole: 'Questa caduta è stata il risultato di un grave danno strutturale provocato dalla detonazione di una carica esplosiva dentro la toilet posteriore. Già al primo vaglio dei pubblici ministeri l'ipotesi del missile parve tanto inconsistente da essere esclusa con frasi inequivocabili. L'esame di tutti gli atti processuali non permette ancora oggi di comprendere perché‚ il giudice istruttore abbia scelto di ignorare le conclusioni della commissione da lui stesso nominata e dei suoi colleghi pubblici ministeri». «Il presunto nesso tra il DC-9 e il MiG caduto sulla Sila - dice poi Tricarico - è l'altro snodo cruciale della sceneggiatura, smentito in ogni grado di giudizio. Come ha sintetizzato nel 2003 il Gup Villoni di Roma, l'ipotesi del 'collegamento diretto ed immediato tra la caduta del DC 9 e la caduta del MiG libico occorsa il successivo 18.7.80' è una 'ricostruzione della vicenda soggettivamente operata dal giudice istruttore’. Queste conclusioni, ribadite in vario modo in tutti i processi, avrebbero dovuto essere la pietra tombale per il coinvolgimento del MiG che invece una 'manina' nascosta continua a accreditare. Di fronte alla disinvoltura con la quale si continuano a ignorare le verità giudiziarie accertate, si distingue come atto di responsabile coraggio la constatazione della Corte d'Appello di Roma secondo la quale 'vi sono solo deduzioni, ipotesi, verosimiglianze’, 'non poteva non sapere’, 'rilievi di ordine logico’ ma nulla che abbia la veste non solo di una prova ma anche di un indizio». «La conclusione che oggi mi sento di trarre - dice il generale Tricarico - è che se non si fosse scelto di privilegiare la tesi fantasiosa del missile a scapito delle evidenze oggettive della bomba emerse in tutta la lunga indagine, forse lo Stato avrebbe da tempo saputo rispondere all'ansia di verità e giustizia delle famiglie delle vittime». (ANSA)
USTICA: FRANCIA; PRONTI A COOPERARE SE ITALIA INVIA ROGATORIA
PARIGI, 22 GIU - La Francia è pronta a «cooperare pienamente» sul disastro aereo di Ustica non appena riceverà una richiesta ufficiale da parte dell'Italia. Lo ha detto a Parigi il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, rispondendo a una domanda dell'ANSA in merito alle accuse che parlano di una responsabilità francese nella tragedia del Dc9 dell'Itavia che trent'anni fa, il 27 giugno del 1980, causò la morte delle 81 persone a bordo. «Noi - ha affermato Valero - non abbiamo informazioni complementari. Per il momento, ci atteniamo a quella che è stata la fine del processo. Sappiamo tuttavia che la giustizia italiana ha riaperto recentemente un'inchiesta. Non appena le autorità italiane ci invieranno una richiesta ufficiale, una rogatoria internazionale, siamo pronti a cooperare pienamente con l'Italia, come abbiamo già fatto in passato, per fare piena luce su questa vicenda». «Nell'anniversario della tragedia - conclude il portavoce del Quai d'Orsay - il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime e a tutti i loro cari: siamo con loro e comprendiamo la loro volontà di far luce sulle circostanze di ciò che è accaduto». Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha affermato di aver saputo a suo tempo che il missile che abbattè l'aereo dell'Itavia era francese. (ANSA)
USTICA: BONFIETTI; ROGATORIA IN CORSO, SPERO FRANCIA RISPONDABOLOGNA, 22 GIU - «So che le rogatorie da parte dei pm romani sono in corso. Spero che la Francia risponda ai giudici italiani con altrettanta chiarezza e volontà di cooperazione». È il commento di Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, riguardo alla disponibilità della Francia, annunciata dal portavoce del ministero degli esteri francese Bernard Valero, a collaborare per individuare i responsabili del disastro aereo del 1980. «Mi sembra una risposta dovuta», ha aggiunto la Bonfietti riferendosi alle risposte attese dal paese d'Oltralpe, ricordando poi che «le accuse nei confronti della Francia non vengono da me ma dal presidente del Consiglio di allora Cossiga», che qualche anno fa rivelò che il missile che abbattè il Dc9 Itavia era francese. E ha concluso: «Speriamo che oggi possa iniziare una collaborazione tra la Francia e la magistratura italiana». (ANSA)
USTICA: ROGATORIE PM ROMA, FRANCIA PRONTA A COLLABORAREROMA, 22 GIU - Notizie sul traffico aereo militare nello spazio al largo di Ustica, la sera del 27 giugno 1980, quando un Dc9 dell'Itavia con 81 persone a bordo si inabissò. È quanto chiesto a Francia e Stati Uniti, alla vigilia del trentesimo anniversario dal disastro, dalla procura di Roma, titolare dell'inchiesta giudiziaria, con apposite rogatorie internazionali. Dalla Francia è già arrivata una disponibilità alla collaborazione, con l'auspicio da parte di Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei parenti delle vittime della strage, che Parigi si muova in un solco di chiarezza ei ampia collaborazione. Le due rogatorie rappresentano l'ultimo passo degli inquirenti su quello rimane uno dei misteri dell'Italia contemporanea. I pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio, magistrati che indagano sulla vicenda, hanno sollecitato una serie di risposte per riscontrare elementi testimoniali relativi al traffico aereo militare di quella sera nello spazio aereo attraversato dal velivolo partito da Bologna e diretto a Palermo. E non mancano auspici positivi in procura. Non a caso, oggi la Francia ha fatto sapere che è pronta a «cooperare pienamente» sul disastro aereo di Ustica non appena ricever… una richiesta ufficiale da parte dell'Italia, ha detto a Parigi il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero. «Noi - ha affermato Valero - non abbiamo informazioni complementari. Per il momento, ci atteniamo a quella che Š stata la fine del processo. Sappiamo tuttavia che la giustizia italiana ha riaperto recentemente un'inchiesta. Non appena le autorit… italiane ci invieranno una richiesta ufficiale, una rogatoria internazionale, siamo pronti a cooperare pienamente con l'Italia, come abbiamo gi… fatto in passato, per fare piena luce su questa vicenda». «Spero - ha detto Daria Bonfetti - che la Francia risponda ai giudici italiani con altrettanta chiarezza e volont… di cooperazione». Ed ha aggiunto: «Mi sembra una risposta dovuta», ricordando che «le accuse nei confronti della Francia non vengono da me ma dal presidente del Consiglio di allora Cossiga», che qualche anno fa rivel• che il missile che abbatt‚ il Dc9 Itavia era francese«. »Speriamo ha concluso Bonfietti - che oggi possa iniziare una collaborazione tra la Francia e la magistratura italiana«. A 30 anni dal disastro la cortina di omertà che ha scandito l'accertamento della verità potrebbe, dunque, gradualmente sgretolarsi. Segnali positivi sono già arrivati dalla Nato, la quale, rispondendo ad analoghe rogatorie, qualche dato, per ora non sufficiente a ricostruire la dinamica dei fatti, l'ha fornito. Non altrettanto ha fatto la Libia, secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio, che pure è stata interpellata dai magistrati romani. Per i pm Monteleone e Amelio un fatto è certo ed emerge dai dati radar acquisiti: ossia la presenza di aerei militari nelle vicinanze del Dc9, così come indicato dalla corte di assise di Roma nella sentenza di assoluzione dei generali dell'Aeronautica finiti sotto processo. Da qui l'avvio di una nuova indagine e l'audizione di nuovi testimoni. Come l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il quale ha detto di sapere che »c'era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio« e che i »i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi; oppure come Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, che ha parlato di un ruolo di copertura della vicenda voluto dai servizi segreti. Nel 1999, dopo nove anni di istruttoria, il giudice Rosario Priore, all'epoca titolare degli accertamenti, concluse l'inchiesta sostenendo che il Dc9 fu «vittima di un'azione militare di intercettamento messa in atto, verosimilmente, nei confronti dell'aereo che era nascosto sotto di esso». (ANSA)
USTICA: PERITO, IL SEGRETO? DATI FALSATI DA GUERRA ELETTRONICA
ROMA - "Guerra elettronica: ecco perché, pur tra tante certezze, comprese le visibili tracce dei missili lasciate sul Dc9, su Ustica sembra esserci l'oscurità; ma non è così". Luigi Di Stefano è stato per molti anni il perito di parte civile della compagnia Itavia, quella del Dc 9 caduto 30 anni fa. Ha scritto due libri, conosce a menadito le carte, ha 'visto' tra i primi le tracce dei missili che colpirono l'aereo. Ora ne parla, intervistato dall'ANSA a trent'anni dal disastro e mentre la procura di Roma riapre il caso, con rogatorie in Francia e Stati Uniti. - Domanda. Oggi che in tanti attribuiscono proprio ad un attacco missilistico questo episodio lei sarà contento? - Risposta. No, quando nel '95 indicai sul relitto i varchi lasciati da due missili - il primo sicuro grazie ai riscontri e il secondo probabile - mi presi parecchi insulti, l'ipotesi non fu accettata e restammo sospesi fra le varie congetture. Adesso si vuole indicare addirittura chi lo ha lanciato. Bisogna trovare prima il buco della revolverata, poi l'arma del delitto e infine l'omicida. Altrimenti sono parole al vento. - D. Lei parla di 'riscontri'. - R. Certamente. Il dato di fatto è l'enorme squarcio sul lato sinistro della fusoliera, subito dietro alla cabina di pilotaggio. Il primo riscontro è la presenza di un velivolo sconosciuto in posizione e tempi tali da poter lanciare il missile. Il secondo riscontro sono le 13 salme e arredi trovati in mare a circa 20 km a nord del punto di impatto del DC9 in mare. Sono usciti da quel varco a 7.500 metri di quota. Quindi è stato possibile determinare il punto di scoppio della testata e la traiettoria delle schegge, i cui segni inequivocabili stanno esattamente dove sono andato a cercarli. - D. La sua ipotesi di "guerra elettronica" è stata severamente contestata. - R. Dall'analisi dei dati radar io riconosco l'aggressore che si maschera con una classica azione di guerra elettronica. Depurando la traccia dall'inganno elettronico diventa un aereo che vola a circa 300 metri dal secondo, e ritorna l'angolo di salita del missile con quello che trovo sul relitto. Mi è stato contestato che gli apparati da guerra elettronica non sono trasportabili in volo. A parte la smisurata letteratura tecnica che dimostra il contrario, non si capirebbe che se li comprano a fare se poi devono lasciarli per terra. E' ridicolo. - D. Si ripropone l'ipotesi di un tentativo di abbattere Gheddafi. Che idea si è fatta. - R. E' dal 1989 che se ne parla, prima erano gli americani, ora i francesi. Non esiste nessuna traccia radar assimilabile, neanche lontanamente, a un volo su cui fosse il leader libico. Su nessuna stazione radar, civile o militare. Nell'89 si indicò un volo "che vira su Malta" tranne poi verificare che era un volo civile Aereoflot da Brazzaville a Budapest. Anche l'ipotesi del velivolo (Mig o chissà che) nascosto sotto il DC9 non si regge. Già sulla Toscana I-TIGI (il volo Bologna-Palermo caduto su Ustica, ndr) vola di conserva con un altro DC9 della stessa compagnia ("ho in vista il collega", dice il comandante alla radio). Per quattro volte I-TIGI vola a portata visiva di altri aerei civili, e nessuno vede questo aereo nascosto sotto. Se un pilota civile vede appena un caccia militare è tenuto a fare rapporto di 'mancata collisione'. Figurarsi se ne vede uno che vola nell'aereovia civile pericolosamente vicino a un aereo passeggeri. - D. E allora? - R. Quello che è successo la notte di Ustica lo sapranno i nostri pronipoti quando qualche Stato straniero renderà pubblici gli archivi, magari nel prossimo secolo. Nel frattempo, Ustica rimane il più grande segreto dell'aviazione di tutti i tempi. (ANSA)
USTICA: INCIDENTE O ATTENTATO, DOCU SU HISTORY CHANNEL
ROMA, 23 GIU - «Il giorno prima della tragedia eravamo una famiglia allegra. Con tre figli e una moglie giovane. L'indomani è finito tutto. Questa è la prima volta che parlo. Il dolore è mio e me lo tengo. Non lo divido con nessuno». È quanto dichiara Pasquale Diodato, muratore siciliano, che perse la moglie, i tre figli e la cognata nella strage di Ustica. A distanza di 30 anni dal quel 27 giugno 1980 che segnò la morte delle 81 persone a bordo del DC-9 Itavia in volo da Bologna a Palermo, le cause di quella tragedia rimangono ancora avvolte nel mistero. In occasione dell'anniversario della strage, History Channel (canale 407 di SKY) presenta Ustica - Tragedia nei cieli, in onda venerdì 25 giugno alle 22. Il documentario dà voce al dolore dei parenti delle vittime, come Pasquale Diodato, che racconta la sua tragedia per la prima volta in televisione. Fu un incidente oppure un attentato con una bomba a bordo? È da ritenersi fondata la tesi secondo la quale nei cieli sopra il Mar Mediterraneo si svolse una battaglia aerea tra l'aviazione libica e quella francese, che puntava ad uccidere Gheddafi? Queste alcune delle tantissime domande emerse durante le indagini, caratterizzate da omissioni, false testimonianze, reticenze, insabbiamenti e le morti misteriose di diversi testimoni. Prodotta da Bilderfest Factual Entertainment per Fox Channels Italy e per la regia di Hans von Kalckreuth , Ustica - tragedia nei cieli ripercorre il susseguirsi degli eventi e l'inchiesta che ne seguì, da quello che avvenne in quell'estate del 1980 alle diverse fase processuali, e verifica con l'ausilio di esperti le diverse ipotesi che sorsero intorno alla tragedia. Tra gli intervistati: il giudice Rosario Priore che nel 1990 prese in mano l'inchiesta; il giornalista Andrea Purgatori; lo storico svizzero Daniele Ganser; il generale dell'Aeronautica militare Enrico Pinto; il presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti. (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, VERITÀ A UN PASSO MA TOCCA AL GOVERNO
BOLOGNA, 23 GIU - Due giorni dopo l'anniversario della strage di Ustica, Silvia farà 37 anni. La stessa età di suo padre, Alberto Bonfietti, quando il 27 giugno 1980 salì a Bologna su un Dc9 Itavia diretto a Palermo. Partì nonostante la febbre, per festeggiare il compleanno della figlia in vacanza in Sicilia. Non arrivò mai e il suo corpo fu inghiottito dal Tirreno. Da allora quello di Silvia Bonfietti (che il 27 giugno sarà a Bologna alla cerimonia del trentennale) è un dolore intimissimo e sommerso. Di chi ha rimosso e preferisce chiudersi nel passato, o nel presente dei suoi due bambini. Diversamente dalla zia, Daria Bonfietti. È stata lei a risvegliarsi dopo cinque anni di silenzio («allora parlarne e ricordare faceva troppo male») cominciando a lottare per la verità e la memoria. E sempre lei nel 1988 a fondare l'associazione che riunisce i parenti delle 81 vittime di Ustica. Oggi la sorella di Alberto Bonfietti, a lungo parlamentare nel centrosinistra, è convinta che «la verità è lì a un passo e bisogna soltanto avere la forza di conquistarla». Per questo serve la parola, e l'azione, del governo a cui rivolge l'ennesimo appello. «Paradossalmente questo Paese è assediato dalla verità su Ustica - spiega - nel senso che dal '99 abbiamo una sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore che dice che l'abbattimento del Dc9 è avvenuto all'interno di un episodio di guerra aerea. Poi il presidente del Consiglio di allora Francesco Cossiga ha detto che sono stati i francesi probabilmente ad abbattere il Dc9. Infine, il 15 giugno scorso i giudici civili di Palermo hanno condannato tre ministeri (dell'interno, dei trasporti e della difesa) a risarcire sei familiari di tre vittime, per non aver impedito l'abbattimento dell'aereo. Bene, ora mancano solo i nomi dei responsabili». E qui tira in ballo il governo: «A questo punto serve un impegno forte per chiedere ai Paesi che quella notte erano nei nostri cieli (Francia ma anche America e Libia) cosa è successo davvero». E alla mano tesa annunciata dal portavoce del ministero degli esteri francese Bernard Valero («Non appena le autorità italiane ci invieranno una rogatoria internazionale, siamo pronti a cooperare pienamente con l'Italia»), la Bonfietti risponde così: «So che le rogatorie da parte dei pm romani sono in corso. Spero che la Francia risponda davvero ai giudici italiani con altrettanta chiarezza e volontà di cooperazione». Anche per questo l'ex senatrice apprezza la campagna informativa lanciata da una radio bolognese 'Radio città del capò del circuito di Radio Popolare. Un'iniziativa per chiedere la verità su Ustica attraverso i principali giornali on line francesi ('Qui sait, doit parler', chi sa deve parlare). «Credo sia un'ottima cosa - commenta - Soprattutto che anche in Italia passi l'idea che deve essere il Paese intero a pretendere la verità, con le sue istituzioni in testa». E questo perchè «conoscere chi ci ha potuto abbattere un aereo civile in tempo di pace è una verità che va data ai cittadini tutti, e non solo ai parenti delle vittime». Ma la Bonfietti, confessa, ha un altro sogno: «Vorrei tanto che associazioni come la nostra potessero sciogliersi e che altri pensino, istituzionalmente, che raggiungere la verità e ricordare sono dei valori». Non solo per quelle 81 anime sospese sopra il cielo di Ustica. (ANSA)
USTICA: MUSEO MEMORIA,17.000 VISITATORI PER 2.000 PEZZI
BOLOGNA, 23 GIU - Abbattuto in volo il 27 giugno del 1980 da una forza assassina ancora ignota, è tornato a nuova vita il 27 giugno 2007. Da allora i 2000 frammenti che formano oggi il Dc9 Itavia, partito trent'anni fa da Bologna per Palermo e inghiottito dal mare al largo di Ustica, sono di nuovo là, vicino dove tutto è cominciato. Bologna, via di Saliceto 3, ex magazzino delle tranvie cittadine: questo l'indirizzo del museo per la memoria di Ustica che ospita il relitto ripescato nel Tirreno nell'87 e poi riassemblato. Un museo unico in Italia e visitato finora da oltre 17.500 visitatori, con il record di 6.451 presenze nel 2009. Tanti quelli che sono passati di lì (e non per caso, visto che il museo è mezz'ora a piedi dalle due Torri ed è aperto normalmente sabato e domenica) per ricordare, scoprire, piangere quelle 81 persone scomparse senza un perchè una sera d'agosto. Ottantuno persone che hanno 'abitatò per ultime quell'aereo e che aleggiano tuttora nel museo bolognese grazie a un'installazione permanente di Christian Boltanski. È stato l'artista francese a dare corpo, luce e voce a quella tragedia e alle sue vittime. A chiederglielo nel 2005 è stata l'associazione dei parenti delle vittime di Ustica, la stessa che per prima ha pensato a come non 'disperderè il relitto già a metà anni '90. «Sono appassionata di arte e conoscevo le opere di Boltanski - ricorda Daria Bonfietti, presidente dell'associazione, che 30 anni fa sul Dc9 perse il fratello maggiore Alberto - Perciò quando ho scoperto che era a Reggio Emilia per lavoro, gli ho chiesto un incontro. Gli ho proposto di fare qualcosa per non dimenticare e ricordo il suo sguardo intenso per cercare di capire perchè gli stavo chiedendo tanto. Un anno dopo ha accettato. Ci ha detto 'Ora basta sentimentalismi, partiamò e si è messo a lavoro». Così dopo la prima impresa, più manuale - trasportare il relitto da un hangar di Pratica di mare dove era rimasto a lungo per fini giudiziari, fino a Bologna grazie a vari tir dei vigili del fuoco incolonnati di notte in autostrada - è cominciata quella artistica. Boltanski ci è riuscito ricreando, attorno al relitto, un gioco di luci, specchi e voci: luci che dal soffitto si accendono e si spengono al ritmo di un respiro; specchi (81) in cui si riflette quel che fu dell'aereo dell'Itavia; voci riprodotte attraverso 81 altoparlanti che, installati lungo la passerella per i visitatori, trasmettono i pensieri ipotetici di chi era a bordo quella sera. Dalla voce della bambina che immagina la vacanza siciliana che l'aspetta, a quella della mamma che si chiede prosaicamente se ha chiuso il gas prima di partire. In più, nove grandi casse nere zeppe degli effetti personali delle vittime ripescati in mare come uno zoccolo spezzato, un boccaglio, un vestito verde smeraldo. Sempre al ricordo è ispirata l'ultima opera realizzata da Flavio Favelli per il trentennale di Ustica. Si chiama 'Cerimonià ed è la riproduzione, nelle dimensioni originali, del telo che ricopriva il Dc9 nel 1980, con la scritta Itavia in rosso. «Non vuol essere un sudario - spiega Favelli nato a Firenze nel 1967 ma bolognese di adozione - ma il vestito di quell'aereo, come se potesse ricoprirlo ancora e partire di nuovo. È quasi un modo per ricordare qualcosa che la società vuole dimenticare». Il telo sarà steso sull'asfalto di piazza VIII Agosto a Bologna il prossimo 27 giugno. Ci vorrà un'ora per distenderlo (sono circa 400 mq di stoffa). L'aereo scomparve in molto meno. (ANSA)
Strage Ustica/Marrazzo: cooperazione francese dopo parole Cossiga Strage
Roma, 23 giu. - "La dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, in cui afferma che la Francia pronta a cooperare sulla strage di Ustica dopo le parole del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, non può che rendermi felice, visto che nel film inchiesta da me realizzato il senatore a vita ha espresso, una volta per tutte, la colpa dei francesi, descrivendone i dettagli, senza limitarsi a semplici esternazioni". E' quanto afferma il giornalista Giampiero Marrazzo che, insieme a Gianluca Cerasola, ha realizzato il film inchiesta 'Sopra e sotto il tavolo' da giugno nelle librerie, in cui ci sono le dichiarazioni inedite ed esclusive di Francesco Cossiga, che mai fino ad oggi aveva parlato con tanta chiarezza sul disastro del Dc9 dellItavia che trentanni fa, il 27 giugno del 1980, causò la morte delle 81 persone a largo di Ustica. "Le responsabilità dei militari francesi - continua Marrazzo - emergono a più livelli, sia istituzionali che di intelligence, e Cossiga nell'intervista di quasi un'ora che ci ha rilasciato spiega bene come sarebbero andati i fatti. A questo punto mi sembra più che doveroso che il governo d'Oltralpe si prenda le sue responsabilità una volta per tutte; questo sarebbe un modo per rendere merito al lavoro di tutti quei giudici, giornalisti e periti che hanno dedicato anni alla scoperta della verità. Senza contare - conclude il giornalista - che proprio in occasione del trentennale sarebbe un modo per celebrare dignitosamente una strage rimasta ancora senza colpevoli". (Apcom)
USTICA: GEN. MANCA, C'È IMMAGINARIO CREATO DA MEDIA
ROMA, 23 GIU - «Nonostante tre dibattimenti nelle aule di giustizia continua ad essere attiva un'offensiva che alimenta dubbi destabilizzanti e in particolare il sospetto che esistano delle entità interessate a nascondere la verità», da cui «è derivato un immaginario collettivo». È di questa idea il generale dell'Aeronautica ed ex senatore Vincenzo Manca, autore del libro 'Giustizia e verità-Ustica: 30 anni di immaginario collettivò. «Ero convinto - ha detto Manca presentando il suo saggio - che una volta passata in giudicato la sentenza su Ustica l'immaginario collettivo sarebbe svanito, invece avevo sottovalutato il fascino dovuto alla fantasia di molti nostri connazionali». «Per molti anni - scrive Manca nel libro - la presenza mass-mediatica sul cosiddetto caso Ustica è stata massiccia e di inimmaginabile impatto visivo e persuasivo», da questo è derivato che «una larghissima parte dell'opinione pubblica ne sia rimasta influenzata e portata a credere ad intrecci, versioni di fatti e responsabilità che non hanno poi avuto alcuna conferma nelle sedi istituzionali». Manca individua comunque «la necessità di conoscere a cosa e a chi attribuire la responsabilità del dolore dei parenti delle vittime» e definisce «intollerabile» che dopo 30 anni persone e istituzioni si trovino ancora nell'occhio del ciclone«. Alla presentazione del saggio era presente la figlia di una delle 81 vittime del disastro del DC9, Giuliana De Faveri Tron, alla quale Manca ha consegnato una copia del suo libro. La signora ha espresso l'auspicio che »si continui a cercare la verità in tutte le direzioni«. (ANSA)
USTICA: GIOVANARDI, RISCHIO TG TOTALMENTE FALSATI
ROMA, 23 GIU - «La prossima settimana a Bologna dopo 30 anni dalla tragedia di Ustica si parlerà di militari traditori infami e di missili» e le tv «tireranno in ballo tutta la mercanzia prodotta in tanti anni»: in questo modo «si rischia di avere tutti i tg e l'informazione totalmente falsati». Ne è convinto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che intravede il tentativo di «toccare l'immaginario collettivo», che «non è la verità». Nel 30/o anniversario della tragedia del DC9 Itavia «mentre si moltiplicano i tentativi di riaprire fantasiosi scenari» è necessario ricordare due punti fermi: la Cassazione, ha sottolineato Giovanardi, «ha pienamente assolto i generali dell'Aeronautica accusati di alto tradimento» e nella stessa sentenza è stato definitivamente accertato che sul veivolo «si è verificata un'esplosione interna e non esterna». «Di un ipotetico missile - ha ricordato presentando il libro del generale dell'Aeronautica Vincenzo Manca 'Giustizia e verità-Ustica: 30 anni di immaginario collettivo - non è stato reperito alcun riscontro possibile». L'esponente di governo ha anche riferito quanto a suo tempo affermato in Parlamento: «Francesi e americani hanno già risposto rispettivamente per 13 e 63 volte alle rogatorie avanzate dall'Italia» e che gli ex presidenti Clinton e Chirac nel 2000 «hanno scritto due lettere all'allora presidente del consiglio Giuliano Amato escludendo categoricamente il coinvolgimento dell'esplosione dell'aeromobile italiano». (ANSA)
USTICA: SU SITO TUTTI I DOCUMENTI, COMPRESE VOCI PILOTI
ROMA, 24 GIU - Dieci anni fa, qualche mese dopo la conclusione dell'istruttoria condotta dal giudice Rosario Priore, due giornalisti, Fabrizio Colarieti e Daniele Biacchessi, hanno deciso di mettere in rete un sito internet ormai diventato meta di quanti, addetti ai lavori e non, intendono documentarsi sul caso Ustica. Su questo sito sono disponibili 500.000 pagine di documenti ufficiali comprese le registrazioni radar e radio degli ultimi momenti del Dc9 Itavia. Si tratta di documenti di ogni natura: dall'istruttoria al processo, passando per le consulenze tecniche e un'ampia rassegna stampa dal 1980 a oggi. Colarieti e Biacchessi, per fare solo un esempio, sono stati i primi a rendere disponibili in rete i telex da e per l'Ambasciata americana di Roma riguardanti il caso Ustica, declassificati solo nel 2003. Stragi80, questo il nome del sito, ha permesso di seguire le udienze del processo contro i vertici dell'Aeronautica militare, quello scaturito dall'inchiesta Priore, di cui sono conservate tuttora le trascrizioni del dibattimento e gli audio delle udienze principali. Anche le voci dei piloti del Dc9 e le conversazioni telefoniche nei vari centri radar, sono online sullo stesso sito, così come le immagini registrate durante le operazioni di recupero del relitto in fondo al Tirreno. Stragi80 ha reso disponibili anche i tabulati radar utilizzati da moltissimi esperti indipendenti per ricostruire lo scenario di quella notte. Il suo archivio è stato recentemente digitalizzato all'interno di un dvd che è stato consegnato ai pm Amelio e Monteleone della Procura di Roma, per fornire un aiuto alle indagini, attraverso un innovativo strumento di consultazione che ha permesso di 'indicizzarè una grossa fetta di quel milione e mezzo di atti giudiziari che raccontano il caso Ustica. «Stragi80 è nato dall'esigenza di conservare la memoria - afferma Colarieti - e far confluire in un solo contenitore il maggior numero di documenti possibile. Dieci anni fa questi contributi erano in gran parte inaccessibili o sparpagliati in rete senza alcun criterio, oggi non più. La nostra avventura è iniziata - prosegue il giornalista - raccogliendo le carte prima dell'inizio del processo, con l'aiuto dei familiari delle vittime, dei periti, degli avvocati e anche di chi indagava. Abbiamo capito, davanti l'interesse di centinaia di naviganti che ancora oggi, ogni giorno, approdano su stragi80, che in rete c'era molta sete di verità. Oggi - aggiunge il curatore di stragi80.it - dopo le parole di Cossiga e di fronte alla timida apertura del governo francese credo che il passo più importante lo debba fare la diplomazia. La magistratura ci ha consegnato tutto il possibile: sappiamo cosa è accaduto, sappiamo chi c'era intorno al Dc9. I nostri alleati hanno nei loro cassetti, da anni, decine di domande, sotto forma di rogatorie, che attendono risposta. Solo facendo pressione su Francia, Libia e Stati Uniti si riuscirà ad aggiungere i tasselli mancanti. una questione di dignità nazionale». I due curatori di stragi80.it hanno scritto anche un saggio sul caso Ustica, «Punto Condor. Ustica, il processo» (Pendragon, 2002), e Colarieti ha pubblicato un libro-fumetto, «Ustica, scenari di guerra» (Beccogiallo, 2010), in libreria per il trentennale. (ANSA)
USTICA: 30 ANNI DI INCHIESTE
ROMA, 24 GIU - Ecco una cronologia delle tappe principali e delle inchieste giudiziarie legate alla vicenda del disastro aereo di Ustica. - 27 GIU 1980: alle 20.59 il Dc9 Itavia in volo da Bologna a Palermo precipita al largo di Ustica. I morti sono 81. La prima ipotesi parla di cedimento strutturale. Cominciano i depistaggi. Una telefonata a nome dei Nar: sull'aereo c'era Marco Affatigato, estremista di destra legato ai servizi. - 18 LUG 1980: trovati in Sila i resti di un Mig 23 libico. - 2 AGO 1980: attentato alla stazione di Bologna, 85 morti. - 16 MAR 1982: la relazione della commissione d' inchiesta ministeriale esclude il cedimento strutturale, ma conclude che non è possibile stabilire se è stato un missile o una bomba. - GEN 1984: il pm Giorgio Santacroce formalizza l'inchiesta che passa al giudice istruttore Vittorio Bucarelli, che nomina una commissione di periti per stabilire le cause del disastro. - 10 GIU 1987: la ditta francese Ifremer comincia le operazioni di recupero della carcassa del Dc9. Il recupero sarà incompleto e si concluderà nel maggio 1988. - 16 MAR 1989: il collegio dei periti consegna a Bucarelli la relazione con la tesi del missile lanciato da un aereo. - 10 MAG 1989: la commissione d'inchiesta governativa sostiene la tesi del missile, senza escludere la bomba. - 23 LUG 1990: inchiesta affidata al giudice Rosario Priore che nomina un altro collegio di periti. - 19 LUG 1991: la società inglese Winpol, incaricata di completare il recupero, riporta in superficie la scatola nera. - 23 LUG 1994: per il collegio peritale nominato da Priore è stata una bomba nella toilette dell' aereo, ma due periti presentano un'altra relazione che non esclude il missile. - 17 GIU 1997: per la perizia radar consegnata a Priore da un collegio di esperti, oltre al Dc9 c'erano aerei militari. - 23 GIU 2000: il procuratore militare di Roma Antonino Intelisano chiede al gip l'archiviazione dell'indagine sul disastro di Ustica. Il 5 febbraio 2001 il gip ordina al pm di indagare quattro generali dell'aeronautica per «concorso in alto tradimento mediante attentato continuato contro gli organi costituzionali». - 2 LUG 2001: la Cassazione accoglie il ricorso del pm Intelisano. Il processo per il disastro di Ustica resta di competenza della giustizia civile e non di quella militare. - 30 APR 2004: la terza corte d'assise di Roma assolve i generali dell'aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo per i presunti depistaggi. Per un un capo di imputazione, nei confronti di Bartolucci e Ferri, riguardante l'informazione alle autorità politiche della presenza di altri aerei la sera dell' incidente, il reato è considerato prescritto. Su quest'ultimo capo di imputazione la procura impugna la sentenza. - 15 DIC 2005: la prima corte d'assise di appello di Roma assolve, perchè il fatto non sussiste, i generali Bartolucci e Ferri, accusati di alto tradimento in relazione all'omessa comunicazione al Governo di informazioni sul disastro aereo. - 1 GIU 2006: procura generale e Governo ricorrono in Cassazione contro la sentenza d'appello. - 10 GEN 2007: la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. L'assoluzione perchè il fatto non sussiste diventa definitiva. Resta preclusa anche la possibilità di riaprire il processo anche per la parte relativa ai risarcimenti civili. - 30 MAG 2007: il tribunale civile di Palermo condanna i ministeri della Difesa e dei Trasporti al risarcimento i familiari di quattro delle 81 vittime che non avevano seguito l'iter del processo che si era concluso in Cassazione. Il 15 giugno 2010 la Corte d'Appello di Palermo conferma la condanna. - 9 GEN 2008: i familiari delle vittime aprono un nuovo fronte citando, davanti al tribunale civile di Palermo, i ministeri della Difesa e dei Trasporti, «colpevoli delle omissioni e delle negligenze» che avrebbero impedito l'accertamento giudiziario della verità. - 21 GIU 2008: la procura di Roma riapre l'inchiesta, dopo le dichiarazioni del presidente emerito della Repubblica Cossiga secondo il quale ad abbattere l'aereo sarebbe stato un missile «a risonanza e non ad impatto» lanciato da un aereo della Marina militare francese. - 6 MAG 2009: la Cassazione decide che un nuovo processo dovrà stabilire se i ministeri della Difesa e dei Trasporti abbiano avuto eventuali responsabilità civili nel mancato controllo dello spazio aereo. - 8 MAG 2010: il capo dello Stato Giorgio Napolitano afferma che nella strage di Ustica oltre ad «intrecci eversivi, ci furono anche intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficienze di apparati e di interventi deputati all'accertamento della verità». - 22 GIU 2010: con due rogatorie, in Francia e Usa, la procura di Roma chiede notizie sul traffico aereo militare nello spazio al largo di Ustica la sera del 27 giugno 1980. Da Parigi arriva una disponibilità alla collaborazione. (ANSA)
USTICA: I MILLE MISTERI
ROMA, 24 GIU - Nel caso della cosiddetta «strage di Ustica» quasi nulla è stato chiarito, nonostante le molteplici inchieste e perizie. Ecco una breve scheda sugli aspetti oscuri della vicenda del Dc9 Itavia precipitato ad Ustica. LE CAUSE - Ancora non c'è certezza sulle cause del disastro: bomba a bordo, missile, collisione o quasi-collisione. LO SCENARIO - Sono tanti gli scenari disegnati dalle varie ipotesi: coinvolto in un'esercitazione militare, usato come schermo per oscure operazioni, sono stati i libici con una bomba, sono stati i libici con un missile, sono stati i libici con il Mig, è stato un tentativo fallito di abbattere l'aereo di Gheddafi, è stato un missile lanciato da un sottomarino francese, sono stati gli israeliani per abbattere un aereo francese diretto in Iraq, è collegato con la strage di Bologna. IL MIG LIBICO - Quando è precipitato davvero? Ci sono versioni contrastanti sui risultati dell'autopsia del pilota. È coinvolto nel disastro di Ustica? Dalle registrazioni radar sembra che un Mig fosse presente. Era davvero libico? Ci sono dubbi sull'autonomia di volo e sull'identità del pilota, che sembra avesse alcune caratteristiche occidentali. LE MORTI SOSPETTE - Molti hanno sollevato dubbi sulla morte di alcuni personaggi coinvolti o presunti coinvolti nella vicenda. Nelle morti sospette sono compresi l'incidente delle frecce tricolori a Ramstein, le uccisioni del gen. Giorgieri da parte del terrorismo di sinistra e del gen. Boemio a Bruxelles, incidenti stradali e suicidi. (ANSA)
USTICA: QUELLA SERA DEL 27 GIUGNO 1980
ROMA, 24 GIU - Il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo con il nominativo radio IH870, scomparve dagli schermi del radar del centro di controllo aereo di Roma alle 20.59 e 45 secondi del 27 giugno 1980. L'aereo era precipitato nel mar Tirreno, in acque internazionali, tra le isole di Ponza e Ustica. All'alba del 28 giugno vennero trovati i primi corpi delle 81 vittime (77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell'equipaggio). Il volo IH870 era partito dall' aeroporto 'Guglielmo Marconì di Borgo Panigale in ritardo, alle 20.08 anzichè alle previste 18.30 di quel venerdì sera, ed era atteso allo scalo siciliano di Punta Raisi alle 21.13. Alle 20.56 il comandante Domenico Gatti aveva comunicato il suo prossimo arrivo parlando con «Roma Controllo». Il volo procedeva regolarmente a una quota di circa 7.500 metri senza irregolarità segnalate dal pilota. L'aereo, oltre che di Ciampino (Roma), era nel raggio d'azione di due radar della difesa aerea: Licola (vicino Napoli) e Marsala. Alle 21.21 il centro di Marsala avvertì del mancato arrivo a Palermo dell'aereo il centro operazioni della Difesa aerea di Martinafranca. Un minuto dopo il Rescue Coordination Centre di Martinafranca diede avvio alle operazioni di soccorso, allertando i vari centri dell'aeronautica, della marina militare e delle forze Usa. Alle 21.55 decollarono i primi elicotteri per le ricerche. Furono anche dirottati, nella probabile zona di caduta, navi passeggeri e pescherecci. Alle 7.05 del 28 giugno vennero avvistati i resti del DC 9. Le operazioni di ricerca proseguirono fino al 30 giugno, vennero recuperati i corpi di 39 degli 81 passeggeri, il cono di coda dell'aereo, vari relitti e alcuni bagagli delle vittime. (ANSA)
USTICA: UNA STRAGE SENZA COLPEVOLI, UN MISTERO LUNGO 30 ANNI
Palermo, 25 giu. - Ha ancora gli occhi lucidi mentre mostra tra le mani le foto dei suoi cari. Le accarezza teneramente e un nodo alla gola fa uscire a stento le parole. Sono passati 30 anni da quel terribile 27 giugno 1980, quando il mare li ha inghiottiti, ma Pasquale Diodato, un passato da muratore, giura che «è come il primo giorno». In quella che i giornali hanno battezzato come la 'strage di Usticà lui ha perso tutto: la moglie Giovanna Lupo e i figli Antonella, Vincenzo e Giuseppe. Ora Pasquale ha 72 anni e una nuova famiglia, ma il tempo non cancella il dolore. «Non è cambiato niente da allora - dice - Ho pensato a loro ogni giorno della mia vita, l'immagine del corpo straziato di Giuseppe è sempre davanti ai miei occhi. È come un martello nella testa e nel cuore». Nei giorni scorsi la Procura di Roma, titolare dell'inchiesta giudiziaria, ha chiesto con apposite rogatorie internazionali a Francia e Stati Uniti notizie sul traffico aereo militare nello spazio al largo di Ustica quella sera di 30 anni fa, quando un Dc9 dell'Itavia con 81 persone a bordo si inabissò. Parigi e Washington hanno assicurato la piena collaborazione. «Perchè chi sapeva non ha collaborato prima?». È arrabbiato Pasquale con «chi ha depistato, con chi ha impedito che la verità e le responsabilità saltassero fuori». La verità, forse, offre poco ristoro a chi come lui in quella notte, alla vigilia delle ferie estive, in pochi minuti ha visto cambiare per sempre la sua vita. Perchè il «dolore non finisce mai», ma «sapere, avere giustizia è un diritto». Per lui e per tutti i familiari degli 81 passeggeri, che in quella calda sera di giugno erano a bordo del volo IH870 decollato alle 20.08, con due ore di ritardo, da Bologna e diretto a Palermo. L'ultimo contatto radio tra il velivolo e il controllore è delle 20.58. Poi alle 21.04, chiamato per l'autorizzazione di inizio discesa su Palermo, il volo non risponde. Alle altre chiamate replica solo un silenzio di morte. L'aereo è disperso. Cominciano le ricerche e per tutta la notte elicotteri, aerei e navi perlustrano la zona. Solo alle prime luci dell'alba, ad alcune decine di miglia a nord di Ustica, una chiazza oleosa e i primi relitti danno conferma al triste presagio. Il velivolo è precipitato al largo dell'isola del palermitano, in un tratto del mar Tirreno in cui la profondità supera i tremila metri. Immediatamente vengono avviate le indagini. Dal ministero dei Trasporti e dalla magistratura. Tre procure aprono un fascicolo: quella di Bologna, luogo di partenza del volo, quella di Palermo, dove il velivolo avrebbe dovuto atterrare, e quella di Roma, in cui ha sede legale la società Itavia. L'allora ministro dei Trasporti, Rino Formica, nomina una commissione d'inchiesta, la cosiddetta Luzzati, che, però, dopo la presentazione di due relazioni preliminari si autoscioglie nel 1982 per contrasti di attribuzione con la magistratura. Anche le Procure di Palermo e Bologna rimettono per competenza i propri atti a Roma. Sui pochi relitti del velivolo vengono ritrovate tracce di esplosivi TNT e T4 in proporzioni compatibili con ordigni militari. I periti concludono che senza l'esame del relitto non è possibile chiarire se il Dc9 cadde per un'esplosione interna, una bomba cioè, o esterna, quindi un missile. In ogni caso, però, viene esclusa l'ipotesi inizialmente sostenuta di un cedimento strutturale. Spiegazione ufficiale della tragedia, che costringerà la società, divenuta capro espiatorio dell'eccidio, a sciogliersi. Dal 1982 dell'indagine si occupa il giudice istruttore Vittorio Bucarelli, che nomina una nuova commissione di periti. È il 1987 quando la ditta francese Ifremer comincia le operazioni di recupero della carcassa del Dc9, ad una profondità di oltre 3mila metri. Servono, però, due campagne di lavori ed alcuni anni per riportare in superficie circa il 96% del relitto. Nel frattempo anche la Commissione Stragi, presieduta dal senatore Libero Gualtieri, comincia ad occuparsi della vicenda, contestando una serie di reati a numerosi militari in servizio presso i centri radar di Marsala, in provincia di Trapani, e Licola nei pressi di Napoli. Prende corpo la tesi dei depistaggi ed inquinamenti delle prove ad opera di personale dell'Aeronautica militare, che avrebbero impedito agli inquirenti di far luce sulle cause della strage. È l'inizio di una seconda fase delle indagini e al giudice Bucarelli subentra Rosario Priore. Da questo momento in poi ingenti risorse umane e finanziarie vengono impiegate per dimostrare il cosiddetto 'scenario aereò e il suo occultamento. La sentenza-ordinanza Priore viene depositata nell'agosto del 1999, nonostante le lunghe indagini, il recupero di una parte consistente del relitto e le centinaia di pagine dei periti non ci sono 'prove definitive e certè per individuare i colpevoli del disastro aereo. Nella sentenza, comunque, viene stabilito che il Dc9 Itavia è rimasto coinvolto in uno scenario di battaglia aerea avvenuto nei cieli italiani. Il volo è stato abbattuto, «è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata». Le reticenze e le false testimonianze, secondo la sentenza Priore, hanno ostacolato le indagini, inquinando le informazioni su quanto accaduto. Per il giudice a causare il disastro potrebbe essere stata la collisione con un missile o con un altro velivolo. I responsabili materiali del disastro, però, non possono essere individuati conclude il giudice Priore e, quindi, essendo ignoti gli autori non si può procedere in ordine al delitto di strage. Ma la sua inchiesta non manca di sviluppi giudiziari dal momento che diversi militari italiani vengono rinviati a giudizio per i presunti depistaggi. Nel settembre del 2000 nell'aula bunker di Rebibbia si apre il processo davanti alla terza sezione della Corte d'Assise di Roma a carico di quattro generali, vertici dell'Aeronautica del tempo: Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo. Molti i reati contestati dal falso ideologico all'abuso d'ufficio e favoreggiamento fino all'alto tradimento. Dopo quasi 300 udienze e migliaia di testimoni ascoltati il 30 aprile del 2004 la Corte assolve i quattro generali da tutte le accuse contestate. Mentre per un capo d'imputazione nei confronti di Bartolucci e Ferri, in merito alle informazioni sbagliate che i due militari fornirono alle autorità politiche, viene dichiarata la prescrizione del reato. Viene presentato il ricorso in appello, ma anche la Corte d'Assise d'Appello di Roma il 15 dicembre del 2005 assolve, perchè il fatto non sussiste gli imputati, i generali Bartolucci e Ferri. Per i giudici non ci sono prove a sostegno dell'accusa di alto tradimento. La Procura generale di Roma propone il ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello del 2005, ma il 10 gennaio del 2007 la prima sezione penale della Corte di Cassazione conferma la sentenza pronunciata dai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Roma e dichiara il ricorso inammissibile. L'assoluzione diventa definitiva. Il 21 giugno del 2008, a 28 anni dalla strage, l'inchiesta su Ustica è stata riaperta dopo le dichiarazioni di Francesco Cossiga, presidente del Consiglio all'epoca dei fatti, secondo il quale ad abbattere l'aereo sarebbe stato un missile «a risonanza e non ad impatto», lanciato da un aereo della Marina militare francese. È storia recente, invece, la presa di posizione del capo dello Stato Giorgio Napolitano, che lo scorso 8 maggio a proposito del disastro del Dc9 dell'Itavia ha sottolineato l'esistenza oltre che di «intrecci eversivi, anche di intrighi internazionali, che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficienze di apparati e di interventi deputati all'accertamento delle verità». Quel che resta a 30 anni dalla terribile sera del 27 giugno del 1980 sono gli occhi stanchi di Pasquale Diodato, e come lui degli altri familiari delle vittime, velati di lacrime davanti al ricordo pesante di una strage senza colpevoli e con molti misteri. (Adnkronos)
USTICA: SCONTRO GIOVANARDI-PRIORE SU MISSILE O BOMBA
ROMA, 25 GIU - Duro scontro a 'Radio Anch'io’ tra il sottosegretario Carlo Giovanardi e il giudice Rosario Priore, che ha indagato a lungo sulla vicenda del Dc9 Italia caduto a Ustica 30 anni fa. Al centro dello scontro la divergenza su missile o bomba come causa della caduta del Dc9 ed anche la validità assoluta dei verdetti della giustizia rispetto a vicende complesse come questa, che attraversano anche gli interessi nazionali e internazionali«. Il vero e proprio battibecco è nato quando è intervenuto in trasmissione Priore dopo che Giovanardi, più volte, aveva sottolineato che le sentenze hanno »spazzato via l'ipotesi del missile e della battaglia aerea. Sappiamo ormai con certezza che non c'erano aerei in prossimità del Dc9 e che le tracce accertate sui resti dell'aereo, come tutti possono vedere a Bologna, sono quelle di una bomba. C'è da chiedersi perchè all'epoca non si indagò su questa ipotesi«. Priore ha lamentato che »si sollevano questioni e dubbi a cui più volte si è risposto« e si è rivolto insistentemente a Giovanardi per chiedergli se lui interviene a nome del governo perchè se è così »è un problema: è il governo che dovrà sostenere le richieste di rogatorie rivolte agli Stati Uniti, alla Francia e alla Nato. Non chiuda gli occhi e mi dica se parla a nome del governo«. Giovanardi ha replicato di parlare a nome dell'esecutivo e che »sentenze dei processi hanno spazzato via le ipotesi dell'inchiesta condotta da Priore. Non la pensavano così i pm«. Priore ha replicato: »erano ben diversi i giudizi dei pm di secondo e terzo grado. Dobbiamo dirlo una volta per tutte: la verità giudiziaria in Italia spesso è ben diversa da quella storica«. »Fa impressione - ha replicato Giovanardi - sentire un magistrato criticare e invocare una verità diversa da quella delle aule dei tribunali. Comunque ci sono delle certezze che emergono. Non c'erano missili, non c'erano aerei, ci sono tracce di bomba. Semmai queste tracce sono simili a quelle della bomba che butto giù l'aereo della Pan Am a Lockerbie«. Si è parlato poi dei francesi e della responsabilità che a loro assegna l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. »Sono sempre cose riferite. Ho sentito l'ex presidente Amato e lui non ne sa nulla. L'unica certezza - ha concluso - è che c'era una bomba«. Priore ha replicato: »se lei rappresenta il governo questo è un problema«. (ANSA)
USTICA: LEGALE ITAVIA, A QUESTO PUNTO CHI SA PARLI
ANCONA, 25 GIU - «A questo punto chi, in Italia, è in possesso di informazioni e documenti sulle vere cause della strage di Ustica deve parlare. Ho molti dubbi che la verità possa emergere dalle rogatorie internazionali avviate con Francia, Nato e Libia dalla procura di Roma». L'avv. Mario Scaloni è il legale del presidente delle aerolinee Itavia Aldo Davanzali, morto nel 2005, a 83 anni, «disperato e malato», senza aver mai ottenuto giustizia per il crollo del suo impero industriale, travolto dalla sciagura del DC 9 che il 27 giugno 1980 si inabissò nel mare di Ustica con 81 passeggeri a bordo. L'imprenditore marchigiano si è sempre considerato l'82/a vittima della strage, prima ancora che per il danno materiale subito dall'Itavia, per l'accusa, infamante, di aver mandato a morire 81 persone su una «bara volante», un apparecchio insicuro. Oggi, in attesa di giustizia restano le figlie di Davanzali, Luisa e Tiziana e una nipote (una causa civile con una richiesta di risarcimento da 870 milioni di euro è ancora pendente in appello) ma soprattutto l'avvocato e amico dell'industriale. «Davanzali - ricorda Scaloni - sostenne fin da subito che il Dc 9 era stato centrato da un missile, e siccome non era un mago, deve aver avuto quelle indicazioni da ambienti informati». All'epoca venne denunciato per «propalazione di notizie false e tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico». Ma ora che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto esplicito riferimento ad un «intrigo internazionale - osserva Scaloni - c'è una cornice autorevole, forte, entro la quale muoversi». Per il legale, la ricostruzione più verosimile, nonostante il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi insista ancora sull'ipotesi di una bomba a bordo, resta quella prospettata dal presidente emerito Francesco Cossiga: «l'aereo Itavia sarebbe stato colpito per errore da un missile lanciato da un aereo francese che viaggiava coperto sotto il Dc 9 per sfuggire ai controlli radar». Probabilmente il vero obiettivo era il velivolo su cui avrebbe dovuto viaggiare il colonnello libico Muammar Gheddafi. «Se le cose sono andate così - argomenta l'avvocato - è difficile che la Francia, o qualsiasi altro Paese Nato, ammettano di aver tentato di uccidere un Capo di Stato. Già Jaques Chirac e Bill Clinton assicurarono ampia collaborazione all'allora presidente del Consiglio italiano Giuliano Amato, ma da decine di rogatorie sortì ben poco». L'iniziativa dei pm romani Maria Monteleone ed Erminio Amelio è dunque «meritoria», e l'apertura dimostrata dalla Francia confortante, ma è auspicabile «un atto di coraggio» da parte di chi conosce la verità: nelle forze armate, nei servizi segreti italiani. Del resto, anche la terza sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza del 5 maggio 2009 che ha accolto il ricorso dei commissari liquidatori dell'Itavia contro il mancato risarcimento dei danni da parte dei ministeri della Difesa e dei Trasporti, disponendo un nuovo processo, fa proprie le conclusioni su uno scenario di guerra. (ANSA)
USTICA: FIANO (PD), GOVERNO CHIARISCA PAROLE GIOVANARDI
ROMA, 25 GIU - «Le parole pronunciate oggi nel corso della trasmissione radiofonica Radio anch'io dal sottosegretario Giovanardi che afferma di parlare a nome dell'esecutivo, gettano un'ulteriore ed inquietante ombra su una delle pagine più buie della storia recente del nostro paese. Chiediamo al governo di chiarire al più presto in Parlamento il senso delle dichiarazioni del sottosegretario». Lo afferma in una nota Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, sottolineando che «le sue affermazioni circa l'inconsistenza delle prove dell'abbattimento del Dc9 della compagnia Itavia in una battaglia aerea e per contro la certezza che la tragedia sia stata provocata dallo scoppio di una bomba a bordo del veivolo non trovano riscontro nella verità processuale». «Pertanto - aggiunge Fiano - delle due l'una: o il sottosegretario ha detto ufficialmente delle bugie e se ne deve scusare formalmente con i parenti delle vittime oppure il governo è a conoscenza di prove diverse da quelle possedute dai giudici di secondo e terzo grado ed ha pertanto l'obbligo di legge di comunicarle alla magistratura. Vi poi è una terza ipotesi che non vorremmo neanche considerare, che il governo faccia finta di niente di fronte alle affermazioni del sottosegretario. Sarebbe - conclude Fiano - l'ennesima offesa irriverente e cinica verso le vittime e i loro parenti. A distanza di trent'anni da quelle tragiche vicende le vittime e le loro famiglie aspettano ancora giustizia dallo Stato e non meritano certo altre parole utili solo ad intorbidire le acque». (ANSA)
USTICA: PELLEGRINO, QUADRO STRAGE CONFUSO
Roma, 25 giu. - «Un mistero difficilmente penetrabile». Per Giovanni Pellegrino, ex presidente della commissione parlamentare sul terrorismo e sulle stragi, a distanza di 30 anni l'unica certezza sulla Strage di Ustica, è l'assenza di risposte su cosa sia realmente successo la notte del 27 giugno 1980 quando un Dc9 dell'Itavia con 81 persone a bordo si inabissò. Trent'anni di misteri e perchè senza risposta. «Le consulenze tecniche - sottolinea all'ADNKRONOS Pellegrino - diedero risultati deludenti». In questa situazione, spiega Pellegrino, «l'inchiesta giudiziaria a lungo languì e quando ad anni di distanza si risvegliò in realtà era tardi per fare luce sull'accaduto. Resta un mistero e io 'invidiò chi davanti a un quadro così confuso si fa depositario di certezze». (Adnkronos)
USTICA: GISCARD D'ESTAING, NESSUNA INFORMAZIONE A RIGUARDO
PARIGI, 25 GIU - Sono contrastanti in Francia i pareri di politici, esperti, studiosi e giornalisti rispetto all'ipotesi di una responsabilità francese nella disastro aereo di Ustica, che il 27 giugno del 1980 causò la morte di 81 persone: da chi la esclude a priori fino a chi ritiene che quello di Parigi sia un «secondo muro di gomma». «Non dispongo di informazioni a questo riguardo», si limita a dire Valery Giscard d'Estaing, all'epoca presidente della Repubblica della Francia, in una breve dichiarazione all'ANSA. Non meno laconica la comunicazione dell'intelligence transalpina: «Non abbiamo nessun commento rispetto a questa questione». Sulla stessa linea il direttore del Centro francese di ricerche sull'intelligence (CF2R), Eric Denecè:«Non ne so nulla. Si tratta di una vicenda che non ha niente a che fare con i servizi segreti». Per Jean-Pierre Darnis, esperto in questioni di sicurezza e difesa, direttore del Master in Relazioni franco-italiane all'università di Nizza, «il no comment della Francia, il fatto che non si trovino interlocutori, non deve essere inteso come omertà francese. Ma solo come il fatto che nessuno oggi tra ministri e alti funzionari in carica è in grado di rispondere: la strage di Ustica è cosa vecchia, coperta da segreto di Statò». «Non rispondono perchè non possono, nessuno ha la responsabilità per farlo», afferma ancora Darnis, aggiungendo: «Se per assurdo l'ipotesi del missile francese che per sbaglio ha colpito l'aereo italiano fosse vera, in nome dell'alleanza democratica tra Italia e Francia questa cosa coperta da segreto di Stato non trapelerà mai». Per Fabio Liberti, ricercatore presso l'istituto francese di relazioni internazionali (Iris) e strategiche, «trincerarsi dietro al segreto di Stato è normale, in linea con la cultura francese, specie per quanto riguarda un'azione di guerra». Sempre secondo lo studioso, visto il miglioramento dei rapporti della Francia nei confronti della Libia «non c'è nessun interesse a far riemergere questo episodio». Diversa l'opinione di Antoine Basbous, direttore dell'osservatorio dei Paesi arabi.«Credo che tra Paesi democratici come l'Italia e la Francia, membri fondatori dell'Ue, alleati nella Nato, debba venir fuori la verità e credo che sia necessaria la trasparenza». Per la corrispondente a Roma del settimanale L'Express, Vanja Luksic, «il silenzio delle autorità francesi potrebbe avvalorare la tesi di una loro responsabilita». «E forse - aggiunge - quello che trent'anni fa doveva rimanere segreto oggi potrebbe venire fuori». Molto più duro il corrispondente del quotidiano Liberation, Eric Jozsef, secondo cui il silenzio francese è «un secondo muro di gomma». «La Francia ha approfittato dei ritardi italiani per non rispondere mai», ha affermato ancora il giornalista, secondo cui «l'ipotesi più verosimile è la colpevolezza francese. Non possiamo accettare di sentirci dire che i francesi non sanno nullla. Perchè questo è impossibile. La Francia non può continuare a tacere», conclude Joszef. (ANSA)
USTICA: GIOVANARDI, GOVERNO RISPETTA SENTENZE IN GIUDICATO
ROMA, 25 GIU - «Sul caso Ustica ho riferito alla Camera dei Deputati, a nome del Governo, l'8 ottobre 2002, dove, concludendo una dettagliata ricostruzione degli avvenimenti, ho illustrato gli unici due elementi rimasti sul tappeto come causa del disastro: o una bomba nella toilette o una quasi collisione, di cui però non c'è precedente in tutta la storia dell' aviazione». Lo afferma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi in merito alle polemiche sorte sulla strage di Ustica. «La sentenza della Cassazione del 10 gennaio 2007 - precisa Giovanardi - ha confermato queste conclusioni, assolvendo con formula piena i generali dell'aeronautica in quanto ha ritenuto impossibili i depistaggi relativi a battaglie aeree mai avvenute. Questo è quanto emerge dalla carte processuali e il Governo non può che rispettare sentenze passate in giudicato, associandosi a quanto i Ministro della difesa del Governo Prodi, Arturo Parisi ebbe a dire, il 28 marzo 2007, alla presenza del Presidente della Repubblica: 'La definitiva pronuncia della magistratura riconferma, a voce alta, la piena lealtà dell' Istituzione e dei suoi uomini. Perché, pur sottoposti ad accuse gravissime e ingiuste, hanno saputo mantenere una dignità e un rispetto per le istituzioni assolutamente esemplare». (ANSA)
USTICA: MONTEGROTTO, VIA DEDICATA A CONIUGI VITTIME STRAGE
MONTEGROTTO (PADOVA), 25 GIU - Il primo luglio verrà inaugurata a Montegrotto la via dedicata ai coniugi Giulia Reina e Giuseppe Lachina, i due cittadini del comune padovano che persero la vita nella strage di Ustica. Si tratta della prima strada in Italia intitolata alle vittime della strage di Ustica avvenuta 30 anni fa. Alla cerimonia interverranno il sindaco Luca Claudio, la figlia dei coniugi Lachina, Elisabetta, il giudice Rosario Priore e Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage di Ustica. Montegrotto ha dedicato anche un monumento ai coniugi Lachina, che verrà inaugurato lo stesso giorno. «Nel 1980 avevo 18 anni ed ero rimasta a casa con mia sorella Linda di 13, mentre i miei genitori erano partiti per la Sicilia - ha raccontato Elisabetta Lachina al sindaco - Di quella notte del 27 giugno non riesco a scordare gli occhi terrorizzati di mia sorella e la ricerca disperata di mamma e papà». «A trent'anni da quel tragico evento - sottolinea il sindaco Luca Claudio - la città di Montegrotto non vuole dimenticare quella strage, la cui verità è ancora un mistero». (ANSA)
USTICA: VELTRONI, GIOVANARDI? PAROLE SENZA RESPONSABILITÀ
BOLOGNA, 25 GIU - Le parole di Giovanardi? Per Walter Veltroni sono l'indice che «si parla senza alcuna responsabilità». Per questo, a Bologna per un convegno sui 30 anni della strage, ha ribadito che «tutti dovrebbero avere maggiore sobrietà». A partire da Giovanardi, «un sottosegretario che si occupa di tutt'altro che sostiene che il Governo è convinto che sia stata una bomba». Per Veltroni questa «è una novità perchè non risultava agli atti nessuna dichiarazione impegnativa del Governo» e dunque «si vorrebbe sapere messa da chi: Giovanardi lascia intendere che siano stati i libici ma allora vorrei capire perchè si va ad abbracciare Gheddafi», ha proseguito l'ex leader del Pd. Veltroni ha anche spronato l'esecutivo a un impegno forte per la verità: «È il momento in cui il governo italiano deve intervenire», ha spiegato. A partire dalle implicazioni internazionali: «Bisogna fare un'offensiva particolare nei confronti della Francia, della Nato, degli Usa e in tutte le direzioni perchè dopo 30 anni ancora non ci conoscono le responsabilità». In particolare verso il governo transalpino Veltroni ha chiesto all'esecutivo «di tradurre in dati di fatto la loro dichiarata disponibilità a collaborare». (ANSA)
USTICA: CIANCIMINO, QUELLA SERA MINISTRO CONVOCÒ MIO PADRE
BOLOGNA, 25 GIU - «Doveva essere una serata tranquilla, stavamo andando a giocare a carte ad un torneo di poker in un noto circolo dei potenti siciliani. Arrivati all'ingresso del circolo c'era un'auto blu che aspettava mio padre e Rosario Nicoletti, segretario della Dc siciliana. Erano stati convocati d'urgenza a casa del ministro della difesa Ruffini (Attilio ndr) per una riunione». Sono i ricordi della sera del 27 giugno 1980 di Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, intervistato dall'emittente bolognese Radio Città del Capo - Popolare Network, che ha diffuso un sunto. Ciancimino ai magistrati palermitani nel 2008 aveva raccontato di aver saputo dal padre che ad abbattere il DC9 Itavia sui cieli di Ustica era stato un aereo francese. I pm romani Erminio Amelio e Maria Monteleone che hanno riaperto l'inchiesta sulla strage di Ustica lo hanno convocato come teste. «Ricordo il malessere di mio padre - ha continuato Ciancimino - nel non poter dire ad un caro amico quello che era successo. Era l'ingegnere Roberto Parisi della Icem, l'azienda che aveva in gestione l'illuminazione pubblica a Palermo. Parisi perse la moglie e la figlia Alessandra sull'aereo». Ma perché il padre venne coinvolto? Ciancimino jr lo spiega così «Posso dire che mi fu detto subito che era stato un aereo francese. C'era una volontà di controllo del territorio, in quel momento c'erano grandi obblighi da parte della politica siciliana collusa e controllata da Roma che imponeva le scelte di alcune aree da destinare agli alleati quindi anche per questo la scelta di coinvolgere mio padre, non solo per il suo rapporto con i cosiddetti corleonesi». (ANSA)
USTICA: RODOTÀ, 'VERITÀ INDICIBILE'? NON ACCETTABILE
BOLOGNA, 25 GIU - «Leggo oggi in un intervista del giudice Priore che c'è una verità indicibile, il che vorrebbe dire che non la conosceremo mai. Questo è inaccettabile in democrazia». È l'opinione del professor Stefano Rodotà, uno dei primi a scrivere al presidente della Repubblica per chiedere di far luce sulla strage di Ustica. Lo ha detto a Bologna a margine di un convegno per i 30 anni della strage. Come «non è accettabile» che non si sia fatta luce dopo 30 anni. «Le reticenze - ha proseguito - sul versante istituzionale, uso prudentemente questa parola, sono state tali e tante, le rivelazioni così tardive che c'è una responsabilità specifica istituzionale. Diciamo dell'istituzione Governo». (ANSA)
USTICA: PRODI RINGRAZIA BONFIETTI, 'TENACE PRESIDENTE’
BOLOGNA, 25 GIU - «Cosa avremmo saputo della strage di Ustica senza di voi, senza la perseveranza e il coraggio, senza la vostra dedizione?». È il ringraziamento inviato da Romano Prodi all'associazione dei famigliari delle vittime di Ustica e alla sua «tenace presidente» Daria Bonfietti in occasione dei trent'anni della sciagura. L'associazione, ha scritto Prodi in un messaggio a Salvatore Vassallo, presidente di Democratica che ha organizzato un convegno sull'argomento a Bologna, «ha saputo unire tante voci in una unica voce che ha tenuto viva per anni e anni l'attenzione su questa tragedia: una richiesta di giustizia che riguarda la salvaguardia dei valori democratici». Ai parenti l'ex premier ha riconosciuto che «avreste potuto trasformare il vostro dolore in volontà di vendetta e in rancore, al contrario avete cercato di migliorare il tessuto civile della comunità nazionale promuovendo verità, conoscenza e valori: ci avete costretto a riflettere sulla democrazia e sulla sua messa in pratica». Per Prodi l'associazione guidata dalla Bonfietti «ha svolto un'obiettiva funzione civile contro l'oblio, grazie alla forza della memoria, valore fondante di ogni società», perchè «la storia non può essere scritta solo nelle aule giudiziarie e la politica deve fare la sua parte: e di fianco ai magistrati ci sia allora anche la politica». Prodi ha concluso il messaggio citando il presidente della Repubblica Napolitano e le sue recenti frasi su Ustica: «Esse ci aiutino a perseguire ogni sforzo per giungere a una veritiera ricostruzione della tragedia. Non è solo un atto dovuto a vittime innocenti, ma anche un atto dovuto alla coscienza democratica del nostro paese». (ANSA)
USTICA: PRODI, POLITICA SIA AL FIANCO DEI MAGISTRATI PER TROVARE VERITA'
Bologna, 25 giu. - «La storia non può essere scritta solo nelle aule giudiziarie, la politica deve fare la sua parte. Di fianco ai magistrati ci sia allora anche la politica». È quanto scrive l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi in un messaggio inviato alla scuola di politica Democratica, diretta da Salvatore Vassallo, in occasione del trentesimo anniversario della strage di Ustica celebrato oggi a Palazzo d'Accursio a Bologna. In particolare, Prodi elogia lo sforzo profuso dall'Associazione dei parenti delle vittime della strage e della presidente Daria Bonfietti che, prosegue Prodi, ha svolto «una obiettiva funzione civile contro l'oblio, grazie alla forza della memoria, valore fondante di ogni società». «Una richiesta di giustizia che -secondo Prodi- riguarda la salvaguardia dei valori democratici». Quanto al ruolo che la politica ha in questa vicenda, Prodi rimarca che «deve mettere la magistratura nelle condizioni di poter agire, deve lasciare libera la stampa di scavare e approfondire perchè possa contribuire a chiarire gli avvenimenti, a tenere viva la coscienza, a formare un'opinione pubblica capace di sentire la storia del Paese intero come una storia condivisa». Prodi non ha dubbi: «tenere vivo il ricordo è -si legge ancora nella lettera- la condizione per continuare a cercare la verità nella sua interezza e per difenderla da tentativi di violazione». La missiva dell'ex premier si conclude con la citazione delle recenti parole del capo dello Stato Giorno Napolitano, in merito alla strage, che, rimarca Prodi, «ci aiutano a perseguire ogni sforzo per giungere a una veritiera ricostruzione della tragedia di Ustica. Non è solo un atto dovuto a vittime innocenti, ma anche un atto dovuto alla coscienza democratica del nostro paese». (Adnkronos)
USTICA: DOPO 30 ANNI ANCORA POLEMICHE, BOMBA O MISSILE?
ROMA, 25 GIU - A due giorni dal trentesimo anniversario della strage di Ustica si riaprono le polemiche - peraltro mai sopite - su cosa realmente successe al Dc9 dell'Itavia che il 27 giugno del 1980 precipitò causando la morte di 81 passeggeri. Ad accendere la 'miccià ci hanno pensato il sottosegretario alla Presidenza, Carlo Giovanardi e il giudice Rosario Priore, che ha indagato a lungo sulla vicenda. Ospiti di Radio Anch'io i due si sono scontrati duramente sulle cause - bomba o missile - della strage, oltre che sulla validità assoluta dei verdetti della giustizia. Nessuna battaglia aerea, nessun Mig libico, nessun missile, ha ripetuto più volte Giovanardi che solo pochi giorni fa aveva paventato il rischio che la ricorrenza della strage portasse con sè tentativi di «voler toccare l'immaginario collettivo» con «informazioni falsate» per riaprire «fantasiosi scenari». L'unica verità, per il sottosegretario, è - come disse alla Camera l'8 ottobre 2002 - che il Dc9 esplose in volo a causa di una bomba. Pista, questa, che per Giovanardi non fu indagata sufficientemente all'epoca. Un dubbio che il giudice non accetta chiedendo subito se quella di Giovanardi fosse o meno la posizione ufficiale del Governo: «si sollevano questioni e dubbi a cui più volte si è risposto», ha detto Priore subito rintuzzato da Giovanardi che ha ricordato come le «sentenze dei processi hanno spazzato via le ipotesi dell'inchiesta condotta da Priore». Ma, è stata la controreplica, «la verità giudiziaria in Italia spesso è ben diversa da quella storica». Una denuncia, questa, che trova piena accoglienza da parte del legale del presidente dell'Itavia, Aldo Davanzali, morto nel 2005 a 83 anni, che da subito sostenne la tesi della battaglia aerea autodefinendosi l'82/ma vittima della sciagura. «A questo punto - dice l'avvocato Mario Scaloni - chi, in Italia, è in possesso di informazioni sulle vere cause della strage deve parlare» esprimendo comunque «molti dubbi» sul fatto «che la verità possa emergere dalle rogatorie internazionali avviate con Francia, Nato e Libia dalla procura di Roma». Se il vero obiettivo del missile, è il ragionamento del legale, era un altro aereo che ospitava Gheddafi, è difficile che la Francia, o qualsiasi altro Paese Nato, ammettano di aver tentato di uccidere un Capo di Stato o di intervenire per far chiarezza. Sospetto che trova immediata conferma nella realtà con Valery Giscard d'Estaing, all'epoca presidente della Repubblica, che all'ANSA dice di non disporre di informazioni a questo riguardo. Non meno laconica la comunicazione dell'intelligence transalpina che si trincera dietro ad un secco 'no comment'. Richiamandosi alle preoccupazioni di Napolitano che nella giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi (l'8 maggio scorso) parlò di «intrighi internazionali», anche l'associazione delle vittime di Ustica, Daria Bonfietti, sposa le posizioni di Priore contro Giovanardi accusandolo di «fare disinformazione». Contro Giovanardi anche l'opposizione che, con Walter Veltroni, stigmatizza le parole del sottosegretario accusato di parlare «senza alcuna responsabilità» e di aver introdotto nella vicenda «una novità (la bomba) che non risulta agli atti in nessuna dichiarazione impegnativa del Governo». E così il responsabile sicurezza del partito, Emanuele Fiano, chiede che «il governo chiarisca al più presto in Parlamento il senso delle dichiarazioni del sottosegretario» che «non trovano riscontro nella verità processuale».(ANSA)
RAITRE: 'QUELLI DI CATERPILLAR' DEDICATO A STRAGE USTICA
ROMA, 25 GIU - La strage di Ustica, il disastro aereo di trent'anni fa con le sue verità difficili. Una pagina che 'Quelli di Caterpillar' - il programma condotto da Massimo Cirri e Filippo Solibello, in onda domani alle 14.50 su Raitre - rilegge con Laura Troja, inviata a Bologna dove c'Š un museo dedicato alla strage. Con lei alcuni familiari delle vittime e un giovane giornalista che - dopo tanti anni - continua a cercare la verità. Nel viaggio in Italia con Marco Ardemagni, si parla anche della Biennale della Scultura di Carrara, segnata da artisti come Paul Mc Carthy con le sue provocazioni e da polemiche sulla statua di Bettino Craxi - firmata Cattelan - che avrebbe dovuto sostituire quella di Giuseppe Mazzini. Veronica Del Soldì, invece, è con Oliviero Toscani che - armato di macchina fotografica - si è proposto di immortalare i luoghi pi— brutti d'Italia, mentre prosegue il viaggio in 'barcastop' di Marina Senesi che risale l'Adriatico puntando su Senigallia, la meta finale. In studio, come sempre, Philippe Daverio che commenta tra l'altro le foto di alcuni quadri inviate dai telespettatori, David Riondino con i suoi poemi 'epicì, e Federico Taddia per la rassegna stampa della provincia italiana. (ANSA)
USTICA: CONVEGNO A BOLOGNA, CONTRO MURO GOMMA SERVE POLITICA PRESENTE
BOLOGNA, 25 GIU - Il titolo del convegno era 'Come abbattere il muro di gommà. E le risposte alla domanda sono state tante. Ma soprattutto quella che ancora una volta a 30 anni di distanza, chiama in causa la politica, il governo italiano e quello di altri Paesi coinvolti nella strage di Ustica, per arrivare ai nomi dei responsabili. È questo il messaggio lanciato dal convegno organizzato nel pomeriggio a Bologna dall'Associazione dei parenti delle vittime insieme alla scuola di politica Democratica. Oltre agli interventi di Daria Bonfietti, presidente dell'associazione, della sociologa Gabriella Turnaturi e del professore di storia contemporanea Giovanni De Luna, nella Cappella Farnese di Palazzo D'Accursio c'erano il professor Stefano Rodotà e l'ex leader del Pd Walter Veltroni. Solo in voce al telefono, invece, il senatore Giuseppe Pisanu mentre Pierferdinando Casini ha mandato un messaggio video. L'ex presidente della Camera ha esordito riservando parole di affetto per la Bonfietti, definita «un testimone scomodo, a volte disarmato ma sempre tenace e inflessibile». Poi una riflessione amara: «Oggi dopo tanto tempo purtroppo siamo ben distanti dalla verità», annunciando però la propria disponibilità a lavorare in Parlamento, insieme all'opposizione, per quel 'pressing' politico tanto agognato. «Sono disponibile con loro in Parlamento a qualsiasi iniziativa si ritenga opportuna - ha detto rivolgendosi soprattutto ai Democratici - anche per sollecitare quella disponibilità nei confronti delle istituzioni del nostro Paese e di altri Paesi verso l'accertamento della verità». Toni un pò polemici quelli di Rodotà: «Se fossero state vigenti talune norme, non sarebbe stato possibile fare nulla di ciò che si è fatto. Su questa storia sarebbe caduta una cortina di opacità e silenzio», ha scandito il professore, che nel 1986 (prima della nascita dell'associazione dei parenti) insieme a un gruppo di intellettuali, firmò un appello al capo dello Stato per fare luce sulla strage. Poi rivolgendosi alle istituzioni ha ammonito: «Mantenere i segreti determina un'impropria distribuzione del potere». «Un pò in imbarazzo» per l'assenza, l'ex ministro Pisanu ha ricordato che «negli ultimi 10 anni in altri Paesi si è riusciti a far luce su tragedie analoghe. Penso che su questi esempi si dovrebbe riflettere». E ha aggiunto: «Noi oggi in Italia siamo in un momento difficile che ci vede esposti al rischio che il peggio si ripeta» ribadendo che «la verità è l'unico e il più plausibile risarcimento che possiamo immaginare». (ANSA)
USTICA: NAPOLITANO, PROCESSI NON HANNO FATTO LUCE
BOLOGNA, 26 GIU - «Il dolore ancora vivo per le vittime si unisce all'amara constatazione che le indagini svolte e i processi sin qui celebrati non hanno consentito di fare luce sulla dinamica del drammatico evento e di individuarne i responsabili». Lo dice il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato a Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, di cui domani ricorre il 30/o anniversario. «Nella ricorrenza del trentesimo anniversario del disastro di Ustica, rivolgo il mio pensiero commosso a lei Presidente e a tutti i famigliari di coloro che hanno perso la vita in quella tragica notte - scrive il Capo dello Sato - Il dolore ancora vivo per le vittime si unisce all'amara constatazione che le indagini svolte e i processi sin qui celebrati non hanno consentito di fare luce sulla dinamica del drammatico evento e di individuarne i responsabili. La tenace dedizione e l'anelito di verità e giustizia con i quali l'Associazione da lei presieduta perpetua il ricordo di quel 27 giugno 1980 trovano la nostra piena comprensione - continua Napolitano - Occorre il contributo di tutte le Istituzioni a un ulteriore sforzo per pervenire a una ricostruzione esauriente e veritiera di quanto accaduto, che rimuova le ambiguità e dipani le ombre e i dubbi accumulati in questi anni. Nel sempre doloroso ricordo delle 81 vittime, esprimo a lei e ai famigliari dei caduti la partecipe vicinanza mia e della intera Nazione». (ANSA)
USTICA: UN FILO LEGA IL DC9 A TRAFFICI NUCLEARI ITALIANI
ROMA, 26 GIU - C'è un filo che collega Ustica con il traffico nucleare che l'Italia gestiva a cavallo degli anni Ottanta e che riguardava principalmente l'Iraq. Non è una tesi nuova ma un libro appena uscito la ripropone con una documentazione che fa riflettere : 'Avvelenatì di Manuela Iatì e Giuseppe Baldessarro è edito da una piccola ma combattiva casa editrice calabrese, Città del Sole. Un filo, quello che illustra l'inchiesta, che passa per la Basilicata e che ha già più volte interessato la commissione parlamentare ecomafie e i magistrati della Basilicata ed anche quelli che hanno indagato sulla strage di 30 anni fa. D: Avete scritto una inchiesta che intreccia uranio, rifiuti e la strage di Ustica. Perchè e come? R: I traffici di rifiuti tossici e nucleari che raccontiamo nel nostro volume sono quelli di cui si viene a conoscenza a partire dal 1994, grazie a un'inchiesta della procura di Reggio Calabria. L'inchiesta nasce da un esposto di Legambiente sull'ipotesi di interramento di rifiuti in Aspromonte, ma arriva molto lontano, si dirama in decine di rivoli che dipingono «scenari inquietanti» e inimmaginabili, come scrivono nel 1996 i carabinieri reggini in un'informativa: la fuga di Licio Gelli dalle carceri svizzere, la morte del dirigente della partecipazioni statali Sergio Castellari, l'omicidio di Ilaria Alpi e il caso Somalia e, appunto, il coinvolgimento dell'Enea nei traffici di rifiuti radioattivi, la vendita di armi all'Iran e all'Iraq da parte dell'Italia e la strage di Ustica. Questi ultimi tre filoni sono collegati tra loro e sembrano trovare il loro fulcro nel centro Enea di Rotondella, in Basilicata. Per le procure lucane, infatti, quel centro sarebbe stato da un lato il punto di partenza di una serie di traffici di scorie radioattive gestiti dallo stesso Enea attraverso la 'ndrangheta, dall'altro una sorta di outlet del nucleare, di centro commerciale per chi volesse acquistare tecnologie e materiali nucleari, tra cui l'uranio. Le trattative per la vendita a Stati come l'Iraq, e altri i Paesi arabi sarebbero state condotte dallo Stato italiano, causando la reazione di Stati Uniti e Israele. Per fermare questi traffici, il Mossad avrebbe compiuto dei veri e propri atti terroristici. Per esempio l'attentato agli uffici romani della Snia Tecnit, società del settore di proprietà statale, o la strage di Ustica. L'ipotesi uscita fuori da queste inchieste è che il Dc9 dell'Itavia sia stato abbattuto dai servizi segreti israeliani, in quanto trasportava, verso la Libia, barre di uranio rubate a Bologna, dove c'erano due impianti nucleari di ricerca gestiti dall'Eni e dall'Agip nucleare. Si ipotizzò addirittura che, per fornire clandestinamente alla Libia combustibile nucleare, venissero sistematicamente usati aerei di linea. D: Avete trovato tracce di presenze 'particolarì a Rotondella nel 1980? R: In quegli anni il centro di Rotondella sarebbe servito anche come centro di addestramento sulle tecnologie nucleari. I tecnici iracheni e pakistani avrebbero frequentato là una serie di stage per apprendere le tecniche, nell'ambito di una sorta di attività di ricerca e di scambio di informazioni, tanto che anche lavoratori dell'Enea sarebbero stati in Iraq. Questo e molto altro viene riferito alla magistratura, per esempio, da Guido Garelli, personaggio ambiguo, che si diceva appartenente all'intelligence della cosiddetta ATS (Autorità territoriale del Sahara) e che avrebbe indagato su Rotondella anche per conto della Gran Bretagna. Apparirà coinvolto in molte vicende che trattiamo. Alcune sue dichiarazioni hanno trovato riscontro. D: L'allora Presidente Carter visitò il centro, quando? R: Secondo alcune fonti, l'allora presidente Carter, a seguito di tensioni internazionali sui traffici che partivano dall'Italia, visit• gli impianti dell'Enea una settimana prima della strage di Ustica. D: Ci sono riscontri documentali alla vostra 'intuizionè? R: Una serie di informative degli investigatori e alcuni interrogatori. Per esempio di Guido Garelli e di un teste chiamato Billy, ingegnere calabrese, funzionario Enea, presso il quale dal 1975 svolgeva attività di vigilanza per la radioprotezione dei laboratori dei centri Itrec di Rotondella ed Eurex di Saluggia. Racconta al pm reggino Francesco Neri della falsificazione dei registri del materiale radioattivo in entrata e uscita dagli impianti (per far uscire combustibile nucleare con l'inganno, sotto forma di scarto) e della fornitura all'Iraq di 12.000 kg di uranio. D: Che fine ha fatto questa 'brancà della inchiesta rispetto alla vicenda del Dc9? R: Come racconta lo stesso pm Neri alla commissione sul ciclo dei rifiuti nel 2004, lui chiamò il collega romano Rosario Priore, che si occupava del caso Ustica e che si recò a Reggio Calabria per acquisire gli interrogatori e la documentazione fornita dai testimoni, per le parti che potessero interessargli. Priore avrebbe detto a Neri «tu, dopo vent'anni, mi hai dato la vera causale della strage», ma lo stesso Neri dice di non sapere quali accertamenti il collega abbia poi fatto. (ANSA)
USTICA: AVVOCATI, C'È SENTENZA CHE DICE CHIARAMENTE, MISSILE
ROMA, 26 GIU - Con la Sentenza depositata il 14 giugno 2010 a Palermo si è definitivamente accertato che «circa le due opzioni formulate per individuare le cause della caduta dell'aereo, e cioè l'abbattimento ad opera di un missile, o l'esplosione interna, la Corte ritiene accertata, nel rispetto degli standards di prova sopra specificati, la prima» cioè il «missile». È quanto sottolineano, in un comunicato, i due avvocati che hanno seguito la vicenda e cioè Vanessa Fallica e Daniele Osnato. Infatti - spiegano - «la sentenza della Corte di Appello di Palermo, prima sezione, a mezzo del proprio Presidente Relatore Dr.Alfredo Laurino, ha chiuso ogni porta alle ulteriori fantasiose, infondate e depistatorie ipotesi di deflagrazione di una bomba all'interno del DC9, definitivamente accertando, in punto di fatto, le cause della deflagrazione per opera di un missile. La Corte, sul punto, ha vagliato le numerose perizie versate al fascicolo dibattimentale valorizzando ogni aspetto ed elemento di prova ed escludendo che una bomba potesse aver lasciato quei segni ritrovati sul relitto». «Il fatto accertato dalla Corte non potrà essere oggetto di alcuna riforma, essendo definitivo poichè l'eventuale ricorso in Cassazione potrebbe vertere su mere questioni di puro diritto. Tale fatto, quindi, è oramai giudizialmente appurato dalla magistratura Italiana e non più revocabile in dubbio». Adesso «nessuno può più mettere in discussione che quella sera del 27 giugno del 1980 l'aereo dove viaggiavano 81 Italiani sia stato abbattuto da un missile. Ora il passo successivo sarà quello di verificare di quale nazionalità era il missile», sottolineano di due avvocati. (ANSA)
USTICA: CARLO PALERMO, IL PROBLEMA È COMUNQUE GHEDDAFI
ROMA, 26 GIU - Carlo Palermo ha attraversato, come magistrato, molte inchieste che hanno contribuito a delimitare il 'segretò della vicenda di Ustica, sia esso legato ad un missile o a una bomba. Fu lui a sequestrare importanti documenti come l'agenda del generale Santovito, colui che comandava nel 1980 il servizio segreto militare. Oggi, da avvocato, Palermo continua ad occuparsi di Ustica. D: Perché‚ Cossiga nel 2007 ha cominciato a parlare di un missile di un Paese alleato che ha abbattuto il Dc9? R: Cosa possa essere cambiato di rilevante e determinate, dal 1980 ad oggi, per giustificare il mutamento delle dichiarazioni del presidente Cossiga, è, a questo punto delle nostre conoscenze, in fin dei conti ben individuabile e identificabile e si riassume in una sola parola: l'operazione Stay Behind, ormai da lungo tempo cessata, ma non per questo descritta nella sua esatta portata ed operatività. L'operazione militare del 1980 che portò all'abbattimento del Dc9 rientrò dunque, a mio parere, nel quadro operativo ed esecutivo della organizzazione Stay Behind. Occultamenti e nascondimenti italiani possono far ipotizzare giustificazioni anche negli altri e diversi legami e convergenze che unirono già allora (e sino ad oggi) altre componenti italiane, non solo militari, con Gheddafi. D: Quindi come si deve analizzare questa vicenda? R: È indispensabile, per sbrogliare la matassa su questo episodio e rinvenire una chiave di lettura anche su tanti altri della nostra storia (a cominciare dalla appena successiva strage di Bologna), far calare il velo su quella segreta struttura militare, ormai, a mio parere, ingiustificatamente protetta. Molti dei personaggi a conoscenza dei fatti sono noti. Forse è ora che parlino senza più riserve. D: Lei che idea si è fatto avendo collegato mille tasselli non facilmente individuabili? R: Ritengo che, in assenza di dati certi e riscontrabili sulla precisa causa giustificante la azione di forze alleate, rimanga comunque il dato di fatto che quella sera avvenne una vera e propria operazione militare nel Mediterraneo contro la Libia, primario paese 'canaglià (contro Gheddafi personalmente o contro tentativi di forniture di armi alla Libia: va ricordato che in quel momento esistevano pesantissime posizioni anti Gheddafi non solo da parte degli occidentali, ma anche nel suo stesso paese e con l'Egitto). Tale operazione militare, per ragioni varie risultò necessariamente organizzata in anticipo coinvolgendo anche forze navali italiane, evidentemente sulla base di notizie e informazioni di qualcosa di importante da sabotare che sarebbe dovuta avvenire quella sera. Accanto a queste attività anti-Gheddafi nei giorni antecedenti il fatto, in Italia esistevano componenti autorevoli che, per varie motivazioni (ritengo essenzialmente affaristiche), appoggiavano Gheddafi. Ci fu in quel momento la grave tensione per la questione degli esuli anti-Gheddafi, rifugiatisi in Italia. D: Cosa accadde? R: Poco prima dell' abbattimento dell'aereo Dc9 Itavia, Gheddafi mandò in Italia un proprio 'commandò per eliminare fisicamente i propri nemici. Alcuni componenti, di prestigio, 'incapparonò negli arresti delle nostre forze di polizia. A seguito, poi, di interventi espressi dalle massime autorità libiche -e di trattative avvenute in un caso (per Said Salem) addirittura a livello governativo-, ne conseguirono scarcerazioni, palesemente illegittime, degli interessati, ovvero di presunti assassini. Tra la fine maggio e l'inizio di giugno la situazione di tensione era ormai gravissima e il Governo italiano fu di ciò informato ai massimi livelli. D: Il problema, quindi, è Gheddafi e una spaccatura che attraversò l'Italia ai massimi livelli rispetto ad una operazione 'particolarè? R: All'epoca dei fatti di Ustica vi furono due posizioni nei confronti di Gheddafi, una esplicitamente contro la sua persona (delle forze dell'Alleanza Atlantica), una specifica di sua difesa (di talune forze nel nostro Paese). Rispetto a queste due forze è chiaro che l'intervento che portò all'abbattimento occasionale del Dc9 dell'Itavia, fu (qualsivoglia fosse la specifica motivazione: contro Gheddafi e contro forniture a lui di armi e tecnologie nucleari) di iniziativa delle forze 'occidentalì; eventuali attività (interne all'Italia) di copertura di Gheddafi, si potrebbero ricondurre a quelle componenti (in primis: informative e militari) che in qualche modo curavano trattamenti di favore nei suoi confronti. Certamente le responsabilità primarie per il fatto di Ustica vanno fatte risalire alle prime; le responsabilità delle seconde, possono forse farsi risalire alle seconde. (ANSA)
USTICA: ASS.2 AGOSTO, PER GIOVANARDI A BOLOGNA BOMBA LIBICA?
BOLOGNA, 26 GIU - «Per Giovanardi magari è libica anche la bomba alla stazione di Bologna». Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto, si è aggiunto alle critiche rivolte al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ieri aveva polemizzato con il giudice Rosario Priore sulle responsabilità dietro la sciagura di Ustica. «Giovanardi sembra uno che si è appena svegliato e inizia a parlare di questa storia», ha spiegato Bolognesi a margine di un'iniziativa legata alle commemorazioni per il trentennale della strage alla stazione: «Io mi sarei arrabbiato molto di più se fossi stato nella Bonfietti», ha proseguito, perchè «non ha senso comportarsi così, tirare fuori questa storia una volta che si riapre la possibilità di un'inchiesta». (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, PAROLE DI NAPOLITANO SMUOVANO POLITICA
BOLOGNA, 26 GIU - Ha provato di nuovo «conforto» dalle parole del messaggio inviato da Giorgio Napolitano all'associazione dei parenti delle vittime di Ustica nel trentennale della strage. L'ha detto Daria Bonfietti, presidente dell'associazione, nella speranza - ha aggiunto - che quelle parole «abbiano l'effetto di smuovere una presa di posizione da parte della politica». E ha ribadito: «Siamo convinti che l'impegno politico e dei nostri responsabili governativi sia la cosa più importante e speriamo che le parole del presidente abbiano l'effetto di smuovere una presa di posizione da parte della politica». Per l'ex senatrice la constatazione del presidente della Repubblica che finora i processi non hanno consentito di fare luce sul disastro aereo, va letta solo come «la necessità, ribadita dal capo dello Stato, di andare avanti per capire». E sul fatto che, secondo Napolitano, restano da chiarire non solo i responsabili ma anche la dinamica del fatto, la Bonfietti ha precisato: «Quando Napolitano parla di 'dinamicà si riferisce al movimento degli aerei che quella notte dell'80 erano in volo su Ustica. È il riferimento allo scenario di guerra nel quale si è inserito il Dc9». (ANSA)
USTICA: NAPOLITANO, ISTITUZIONI AIUTINO A DIPANARE OMBRE
ROMA, 26 GIU - A trenta anni esatti dalla strage del Dc9 Itavia, Giorgio Napolitano trae un nuovo amaro bilancio di uno dei più controversi «misteri» italiani, quello di Ustica. « Le indagini svolte e i processi sin qui celebrati non hanno consentito di fare luce sulla dinamica del drammatico evento e di individuarne i responsabili», sottolinea il Capo dello Stato rivolgendosi al Presidente della Associazione familiari vittime della strage, Daria Bonfietti. Napolitano celebra questo anniversario nell'unico modo possibile e cioè chiedendo «il contributo di tutte le istituzioni a un ulteriore sforzo per pervenire a una ricostruzione esauriente e veritiera di quanto accaduto, che rimuova le ambiguità e dipani i dubbi accumulati in questi anni». Nulla è chiaro per Ustica. A trenta anni di distanza, una giornata, quella del 27 giugno, destinata ad entrare nelle cronache probabilmente solo per il concerto di Bob Marley a Milano, marca invece la nostra recente storia nel segno delle ombre, le stesse che ora cita il presidente della Repubblica. Rivolgersi alle istituzioni, allo Stato, dà infatti pienamente il senso di un «segreto» che a loro spetta affrontare nei suoi dettagli. L'Idv, con Leoluca Orlando, chiede alle istituzioni di seguire il monito di Napolitano: «Dopo trent'anni continua il comportamento eversivo di quanti si ostinano ad ostacolare l'accertamento della verità con »muri di gomma« e atteggiamenti che hanno trasformato l'interesse nazionale e il segreto di Stato in veri e propri attentati alla legalità costituzionale. Un oltraggio inaccettabile nei confronti dei familiari delle vittime e di tutti gli italiani». Tuttavia un elemento recente dà il segno di uno Stato che ancora ricerca risposte: una recentissima sentenza, depositata a Palermo il 14 giugno ha indicato con chiarezza che ad abbattere il Dc9 fu una bomba. I due avvocati che hanno seguito la vicenda, Falllica e Osnato, spiegano: «la sentenza della Corte di Appello di Palermo ha chiuso ogni porta alle ulteriori fantasiose, infondate e depistatorie ipotesi di deflagrazione di una bomba all'interno del DC9, definitivamente accertando, in punto di fatto, le cause della deflagrazione per opera di un missile. La Corte, sul punto, ha vagliato le numerose perizie versate al fascicolo dibattimentale, valorizzando ogni aspetto ed elemento di prova ed escludendo che una bomba potesse aver lasciato quei segni ritrovati sul relitto». Una questione che fa dire al Pd di Bologna che non è più questione di verità, pur dovuta, ma «una questione di dignità nazionale» e cioè trovare ora la« bandierina» dei responsabili di quella aggressione. (ANSA)
USTICA: GEN. MANCA,GIUDIZIO PALERMO POTREBBE ESSERE IMPUGNATO
BOLOGNA, 26 GIU - «Il giudizio emesso dalla Corte di Appello di Palermo su Ustica e depositato il 14 giugno, citato dagli avvocati Fallica e Osnato, potrebbe essere impugnato in Cassazione dai Ministeri convenuti in causa». È il parere del generale dell' Aeronautica ed ex senatore Vincenzo Manca, autore del libro 'Giustizia e verità-Ustica: 30 anni di immaginario collettivo«. »La Corte di Cassazione, come è noto - spiega in una dichiarazione - può annullare con o senza rinvio la sentenza di appello, così come peraltro verificatosi per analogo processo sulla stessa vicenda che è stato celebrato a Roma in sede di processo civile tra la società Itavia e gli stessi Ministeri chiamati in causa a Palermo. E ciò - sottolinea - senza entrare nel merito delle regole probatorie che sono diverse a seconda che si tratti di processo penale e processo civile«. (ANSA)
USTICA: FINI, INTENSIFICARE IMPEGNO PER FARE CHIAREZZA
Roma, 27 giu. - È necessario «ribadire e intensificare l'impegno di tutti per giungere a fare chiarezza» sulla strage di Ustica, «una vicenda che continua a proiettare la sua ombra inquietante anche sul nostro presente». È quanto scrive il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in una lettera inviata ala senatrice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione parenti delle vittime in occasione della ricorrenza del trentesimo anniversario della caduta del DC9 Itavia che provocò 81 vittime. «In occasione della ricorrenza del trentesimo anniversario della caduta del DC9 Itavia che a Ustica determinò la morte di 81 persone innocenti -si legge nel messaggio- desidero manifestare a lei e a tutti i familiari delle vittime il sentimento profondo di vicinanza mia personale e di tutta la Camera dei deputati». «Nell'esprimerle il sincero apprezzamento per l'instancabile attività promossa dalla sua Associazione per mantenere costantemente viva l'attenzione degli italiani su questa tragica vicenda -conclude Fini- rivolgo un commosso pensiero agli uomini, alle donne e ai bambini la cui vita fu spezzata da un destino ancora incomprensibile». (Adnkronos)
USTICA: SCHIFANI, CONOSCERE CAUSA DISASTRO È VITTORIA PER TUTTI
Roma, 27 giu. - «Sono trascorsi trent'anni dalla strage di Ustica e, nonostante la memoria e il dolore siano immutati nelle coscienze di tutti gli italiani, il significato di un evento così terribile ci offre oggi la possibilità di una riflessione particolare». Così il presidente del Senato, Renato Schifani, nel messaggio inviato al presidente dell'Associazione parenti delle Vittime della strage di Ustica, senatrice Daria Bonfietti. «Innanzitutto e come ogni anno -scrive Schifani- a nome dell'Assemblea di Palazzo Madama rivolgo un pensiero commosso alle 81 vittime innocenti di allora. Le vicende seguite alla loro morte violenta -prosegue il presidente del Senato- ci invitano a riflettere sull'importanza della ricerca della verità come mezzo per rendere giustizia agli scomparsi ma anche quale valore fondante di una società libera e democratica». «Esprimo un forte auspicio -rimarca Schifani- che i recenti sviluppi giudiziari possano fare finalmente emergere con completezza e chiarezza la verità su quanto realmente accaduto, nella certezza che conoscere le cause del disastro prima del verdetto della storia sarebbe una vittoria straordinaria per noi tutti: sapere cosa avvenne su quel cielo quella sera ci renderebbe migliori, dando alla nostra Repubblica -conclude- una speranza in più di crescere sulla strada difficile della condivisione e della trasparenza». (Adnkronos)
USTICA: 30 ANNI DOPO IL RICORDO A BOLOGNA TRA ARTE E POLITICA
BOLOGNA, 27 GIU - A 30 anni di distanza sono tornati là dove i loro cari erano partiti il 27 giugno 1980. Per un ultimo tragico viaggio che non li ha mai visti arrivare a Palermo, se non come cadaveri in mare. Pensando a loro, i parenti delle 81 vittime della strage di Ustica si sono ritrovati a Bologna nella Sala del consiglio di Palazzo d' Accursio per la cerimonia del trentennale del disastro aereo, insieme ai rappresentanti delle istituzioni emiliane e siciliane. Poi si sono spostati in piazza VIII Agosto, dove è stata allestita l'opera di Flavio Favelli che ha ricostruito il telo che copriva il Dc9 Itavia, nelle sue dimensioni originali. Un telo disteso sull'asfalto dell'enorme piazza, quasi a riprodurre un aereo pronto a decollare, come ha spiegato l'artista. Tappa successiva il museo della memoria di Ustica, in zona Bolognina, dove è conservato il relitto ricomposto dell'aereo con l'installazione di luci, specchi e voci firmata da Christian Boltanski. In Comune Daria Bonfietti, presidente dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime, ha letto i telegrammi inviati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal presidente della Camera Giancarlo Fini e dal presidente del Senato Renato Schifani. Poi ha ammonito «Bisogna smettere di fare polemiche. Ci mancano i nomi dei responsabili, conquistiamoli!». Presenti alla cerimonia, tra gli altri, il commissario straordinario di Bologna Anna Maria Cancellieri, il sindaco di Ustica Aldo Messina e l'assessore ai beni culturali della Regione siciliana Gaetano Armao. (ANSA)
USTICA: 30 ANNI DOPO PARENTI ATTORNO AL FANTASMA DEL DC9
BOLOGNA, 27 GIU - Sono arrivati nell'enorme e assolata piazza VIII Agosto, a pochi metri dalla stazione di Bologna, e hanno trovato la sagoma di un Dc9 distesa sull'asfalto con la scritta rossa 'Itavià lungo la fusoliera. Avvicinandosi timidamente al telo che ricostruisce nelle dimensioni originali l'aereo partito 30 anni fa da Bologna e esploso al largo di Ustica, i familiari delle 81 vittime (in maggioranza siciliane) hanno 'cercatò chi non c'è più. L'allestimento dell'opera di Flavio Favelli (che si intitola 'Cerimonià) è stato uno dei momenti della commemorazione del trentennale della strage, cominciata alle 11 nel Comune di Bologna alla presenza delle autorità emiliane e siciliane, e conclusa al Museo della Memoria che dal 2007 ospita il relitto del 'mostrò, sepolto per anni nel Tirreno. Un ricordo intriso anche quest'anno di polemiche e speranze, tra una verità sentita oggi più vicina e le teorie contrapposte sul perchè e come il Dc9 scomparve nel nulla la sera del 27 giugno 1980. Ricordando la sentenza del '99 scritta dal giudice Rosario Priore (l'aereo fu abbattuto «con un'azione di guerra militare, una guerra di fatto, non dichiarata») e la più recente (del 14 giugno) dei giudici civili di Palermo sul risarcimento dello Stato ai parenti di tre vittime, la presidente dell'associazione che li riunisce Daria Bonfietti ha osservato: «Mi pare che questa verità ci stia quasi assediando». E poi: «Bisogna smettere di fare polemiche. Ci mancano i nomi dei responsabili. Conquistiamoli!». Il riferimento è soprattutto alle parole del sottosegretario Carlo Giovanardi che due giorni fa ha ribadito la tesi della bomba esplosa in volo precisando di parlare a nome del governo. «È una menzogna - ha sentenziato la presidente a margine della cerimonia - Gli esperti della Nato ci hanno detto che c'erano altri aerei intorno al Dc9 abbattuto». E poi, in linea con il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano reso noto ieri(«I processi sin qui celebrati non hanno consentito di fare luce sulla dinamica del drammatico evento e di individuarne i responsabili»), la Bonfietti ha ribadito il suo appello alla politica per ricomporre il puzzle della strage: «Credo che arriveremo alla verità se il governo del mio Paese chiede agli altri Paesi con forza, con la voglia di sentirsi rispondere e non en-passant, cosa è successo quella sera». Una verità che potrebbe cancellare «quell'ombra inquietante anche sul nostro presente» che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha citato nel suo messaggio, e che sarebbe, secondo il presidente del Senato Renato Schifani, «una vittoria straordinaria per noi tutti». Bonfietti ha poi ringraziato anche la campagna informativa lanciata da una radio bolognese 'Radio Città del capò per chiedere la verità sulla strage attraverso i principali giornali on line francesi. Così «il governo francese ha espresso la sua disponibilità a collaborare nell'accertamento della verità», ha detto l'ex senatrice, aggiungendo: «Speriamo che la collaborazione annunciata sia una adeguata collaborazione». Tappa successiva in piazza VIII Agosto per l'opera di Favelli, tra curiosità ed emozione. Presente anche l'artista che nel 1980 aveva 13 anni. «Ricordo di aver visto su un giornale la foto di un cadavere ripescato dal mare. Mi impressionò tremendamente - ha raccontato - Quell'abisso nero era il mio in quel momento della mia vita, ma poi abbiamo scoperto che era l'abisso del nostro Paese». (ANSA)
USTICA: GIOVANARDI, GOVERNO CERCA MANDANTI ED ESECUTORI
MODENA, 27 GIU - «Il governo è interessato ad onorare le vittime della tragedia di Ustica e i loro familiari cercando mandanti ed esecutori di quella strage». Lo ribadisce in una dichiarazione il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, secondo cui invece, «l' on.Leoluca Orlando e i suoi fantasiosi sostenitori sono viceversa interessati, malgrado le evidenze giudiziarie che hanno totalmente assolto gli uomini della nostra Aeronautica militare, a mettere sotto accusa le istituzioni democratiche, con quella teoria del doppio stato che ha inquinato e continua ad inquinare la vita politica italiana». «Continueremo a cercare la verità - assicura il senatore - informando correttamente il Parlamento su quanto realmente è emerso, ed eventualmente emergerà, da nuove perizie tecniche o dall'esito di rogatorie internazionali». (ANSA)
USTICA: VELTRONI, FARE PRESSIONE A GOVERNI EUROPEI PER AVERE RISPOSTE
Roma, 27 giu. «Ora bisogna fare una pressione forte ai governi europei, che sono quelli più direttamente chiamati in causa su questa vicenda, per ottenere le risposte che non si sono avute prima». Così Walter Veltroni ha commentato in un'intervista esclusiva che sarà trasmessa stasera alle 21.30 su LA7 all'interno dello speciale «In Onda», condotto da Luisella Costamagna e Luca Telese, dedicato alla tragedia del DC9 dell'Italvia che 30 anni fa precipitò nei cieli sopra l'isola di Ustica. «Ustica - prosegue Walter Veltroni - è sia un caso giudiziario che un caso politico. Certamente c'è una responsabilità della politica. Purtroppo rappresenta una metafora di quello che è successo nel nostro Paese». «Potrebbe essere utile averre una commissione indipendente, non parlamentare, perchè in certi casi, come quello di Ustica, c'è bisogno di un punto di vista terzo - ha detto Veltroni nell'intervista a La7- Nel corso delle indagini si è cercato di avere l'approssimazione più vicina alla verita». (Adnkronos)
USTICA: FAMILIARI VITTIME E ISTITUZIONI, SERVE LA VERITÀ
ROMA, 27 GIU - Sono passati 30 anni dal giorno di Ustica e a Bologna i familiari chiedono non solo di non dimenticare ma di sostenere la ricerca di una verità necessaria non solo a chi ha perso un congiunto ma anche all'Italia di oggi, ancora ammalata di «misteri». Ieri era stato il Capo dello Stato a rivolgersi alle istituzioni per chiedere che ci si impegni a«diradare le ombre». Oggi i familiari hanno lanciato il loro monito, polemizzando anche con chi nel governo ancora ripropone la tesi della strage causata dalla bomba, come il sottosegretario Carlo Giovanardi: «Questa è una bugia. La Nato ci ha detto che attorno al Dc9 c'erano altri aerei. Mi pare che questa verità ci stia quasi assediando», ha detto Daria Bonfietti, che presiede l'Associazione. Ora «bisogna smettere di fare polemiche. Ci mancano i nomi dei responsabili. Conquistiamoli!». A Bologna la cerimonia si è snodata tra l'aereo ripescato nel Tirreno e conservato dal 2007 nel «Museo della Memoria» e la sagoma a grandezza naturale deposta come un sudario sul selciato di Piazza VIII Agosto. Una realizzazione di Flavio Favelli che ha commosso e turbato. La richiesta di verità è unanime: i familiari delle vittime si rivolgono ai politici affinchè «ricompongano il puzzle della strage» soprattutto attraverso la richiesta di rogatorie e informazioni ad altri Paesi. A Roma la stessa richiesta viene dai due presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Il Presidente del Senato ha detto che i recenti sviluppi giudiziari «possono fare finalmente emergere con completezza e chiarezza la verità su quanto realmente accaduto, nella certezza che conoscere le cause del disastro prima del verdetto della storia sarebbe una vittoria straordinaria per noi tutti». Gianfranco Fini ha legato anche lui la ricerca della verità su un fatto ormai così lontano con l'oggi :«In questa giornata, resa particolarmente triste dal lungo scorrere di anni non illuminati dalla verità, ritengo sia necessario ribadire e intensificare l'impegno di tutti per giungere a fare chiarezza su di una vicenda che continua a proiettare la sua ombra inquietante anche sul nostro presente». Ieri e oggi si uniscono, inscindibili, nel lento trascinarsi della ricerca di una verità. «Dobbiamo fare lo sforzo per l'ultimo miglio» dice Lorenzo Cesa, Segretario dell'Udc mentre Valter Veltroni (Pd) chiede una commissione indipendente «non parlamentare». E le parole di forte responsabilità rivolte al governo da Daria Bonfietti («Se vuole davvero si arriverà alla verità») ripropongono la polemica, anche in chiave politica, sulla tesi bomba o missile. Dopo lo scontro tra il giudice Rosario Priore, che a lungo ha indagato sulla strage, e il sottosegretario Giovanardi anche oggi sono volate parole forti. Leoluca Orlando ha attaccato frontalmente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio convinto sostenitore della tesi della bomba e contrario quindi a scenari da «guerra di fatto, non dichiarata».Il portavoce dell'Idv parla di « tesi indegna» ; «ci chiediamo se anche il governo la pensa allo stesso modo perchè se fosse così Berlusconi dovrebbe spiegare al Paese per quale motivo, durante gli incontri con Gheddafi, invece di fare passerelle mediatiche, non ha chiesto al leader libico spiegazioni in merito». La replica di Giovanardi è stata immediata:«Il governo è interessato ad onorare le vittime della tragedia di Ustica e i loro familiari cercando mandanti ed esecutori di quella strage». Orlando e i suoi «fantasiosi sostenitori» sono viceversa interessati, malgrado «le evidenze giudiziarie che hanno totalmente assolto gli uomini della nostra Aeronautica militare, a mettere sotto accusa le istituzioni democratiche, con quella teoria del 'doppio statò che ha inquinato e continua ad inquinare la vita politica italiana». «Continueremo a cercare la verità - assicura il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - informando correttamente il Parlamento su quanto realmente è emerso, ed eventualmente emergerà, da nuove perizie tecniche o dall'esito di rogatorie internazionali». (ANSA)
USTICA: FORMICA, MISSILE SU AEREO, ME LO DISSE UN GENERALE
ROMA, 28 GIU - «Mi vergogno a parlarne dopo 30 anni e dire alle famiglie che c'è ancora da scavare sulla verità». Così, in una intervista al Corriere della Sera, parla Rino Formica, ministro dei Trasporti nel governo guidato da Cossiga quando precipitò il Dc9 dell'Itavia, il 27 giugno 1980. «Questo è un sistema politico che non conta niente - afferma -. Quando si rideva della storia del missile fui il primo al Senato, di fronte a tutti i gruppi parlamentari che accettavano la teoria del 'cedimento strutturalè, ad affermare: attenti, potrebbe esser stato qualcosa di esterno. C'era la tesi del generale Rana» che, «valutando i dati dei radar» riteneva «razionalmente possibile» l'ipotesi che fosse stato un missile ad abbattere l'aereo. «Siccome è escluso si trattasse di un missile di batteria italiana - prosegue Formica -, e deve essere straniero, dovremmo ricavarne un paio di elementi»: 'dopo 30 anni il Paese non riesce ad avere spiegazioni da Stati non nemici. Alleati. Allora è un Paese che accetta di poter essere preso per i fondelli. E siccome in 30 anni non c'è forza politica che non abbia governato e messo mano negli archivi, se ne deve dedurre che la verità è in archivi non in questo Paese. Hanno governato tutti, pure extraparlamentari di destra e sinistra...«. Sui presunti responsabili Formica conclude: »Sto alle osservazioni di Cossiga. Ha detto: i francesi«. (ANSA)
USTICA: MIG LIBICO; 'CHI L'HA VISTO?' INTERVISTA MEDICO LEGALE
ROMA, 28 GIU - A 30 anni dal disastro di Ustica parla alla trasmissione 'Chi l'ha visto?' il medico Anselmo Zurlo, il primario di medicina generale che fu chiamato, insieme al professor Erasmo Rondanelli, a effettuare l'autopsia del pilota libico, che, secondo le prime risultanze, era deceduto 21 giorni dopo i fatti di Ustica, facendo così risalire lo schianto del mig libico a tre settimane dopo il disastro aereo del dc9 dell'Itavia. «La morte del pilota libico risaliva a molti giorni prima di quanto diceva la perizia ufficiale», ha detto Zurlo a Chi l'ha visto?, che ha anticipato una parte dell'intervista. «Nel corpo del pilota abbiamo trovato nidi di larve, il che fa risalire la morte ad almeno 20 giorni prima dell'autopsia». Nell'intervista Zurlo ha parlato anche di un ufficiale che aveva il compito di prendere le impronte digitali del pilota libico: «Ricordo che quando si analizzarono le mani per prendere le impronte digitali, la pelle veniva fuori come un guanto, il che voleva dire che quel corpo era in avanzatissimo stato di putrefazione». Il professor Zurlo ha riferito anche del mistero sulla scomparsa del supplemento di perizia che fu redatta da lui insieme al professor Rondanelli. «Ci hanno tacciato di mania di protagonismo, e di scarsa professionalità - ha sostenuto Zurlo a Chi l'ha visto? - mentre noi volevamo solo dire la verità». (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, PAROLE FORMICA VANNO IN DIREZIONE ACCERTAMENTO VERITÀ
Roma, 28 giu. - «Ho sempre letto le parole del senatore Formica, all'epoca dei fatti ministro dei Trasporti, come parole di grande importanza e spessore. Ormai la sollecitazione per l'accertamento della verità viene da più parti: Cossiga dice che sono stati i francesi, il Presidente della Repubblica conforta il nostro bisogno di verità parlando di intrighi internazionali, atti eversivi e opacità di comportamento degli uomini degli apparati. Tutto va nella direzione di comprendere cosa sia accaduto». Lo dice all'ADNKRONOS la presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti. Commentando le dichiarazioni di Rino Formica, Bonfietti aggiunge: «Mi piace quando Formica riconosce che dopo 30 anni, non avere ancora la verità per un Paese è segno di impotenza o ipocrisia: è ben vero. Indipendentemente dai commenti sullo stato del nostro Paese mi piace che lui riesca a ribadire che nel dicembre 1980 in Parlamento aveva avanzato l'ipotesi che a colpire il Dc9 fosse stato un missile, come aveva detto il generale Rana. Non sapevamo che in Parlamento si rideva dell'ipotesi del missile - aggiunge - apprendere di questo retroscena per noi è stata una grande emozione »Abbiamo sempre usato la presa di posizione dell'allora ministro dei Trasporti per indicare alle nostre autorità e ai magistrati come in quel momento ci fosse anche questa verità - prosegue - Quando abbiamo riletto queste cose abbiamo ben capito che in quel momento se qualcuno avesse voluto stare attento, il Parlamento, la magistratura, il governo, sarebbe stato davvero in grado di capire quello che nell'ambiente si diceva«. «Quello che chiedo - ha proseguito Bonfietti - è che ci sia la volontà politica forte da parte del governo del mio Paese di chiedere ai Paesi alleati, Francia, America e la stessa Libia, cosa ci facevano nei nostri cieli. Mi auguro che si stia smuovendo qualcosa». «La stessa Francia ha subito risposto dichiarando disponibilità - conclude Bonfietti - spero che non usi solo retoricamente questa espressione e risponda alle rogatorie che i magistrati hanno fatto, ricordandosi delle risposte insoddisfacenti e menzognere degli anni '90. Ma se non c'è la pressione delle nostre autorità politiche e diplomatiche - aggiunge - non si sentiranno obbligati a farlo». (Adnkronos)
USTICA: VINCENZO MANCA, 'CHI L'HA VISTO' FA DISINFORMAZIONE
ROMA, 29 GIU - «È incredibile che la TV di Stato si presti ad un'operazione di disinformazione come quella andata in onda ieri sera a 'Chi l'ha visto?»'. Lo sostiene, in una nota, il sen. Vincenzo Manca ex Vicepresidente Commissione parlamentare sulle stragi «I telespettatori si sono visti proporre una intervista al Dott. Anselmo ZURLO che ha riproposto una versione sul decesso del pilota del mig libico caduto sulla Sila nel luglio del 1980 - continua Manca - già totalmente smentita dalla Commissione stragi sotto la Presidenza Gualtieri e da atti giudiziari inequivocabili, come risulta sia a pag.460 delle motivazioni della sentenza in Corte di Assise di 1 grado sul processo relativo alla strage di Ustica, sia nella sentenza istruttoria del G.I. Staglianò della Procura della Repubblica di Crotone del 21.12.1989, ove si parla di smania di protagonismo, desiderio di porsi all'attenzione nazionale e di altro ancora di non commendevole a carico del dott. Zurlo. Ne deriva - conclude - che si debba provvedere nella prossima puntata di 'Chi l'ha visto?' a dare voce alle verità accertate dalla Magistratura e non proporre teorie fantasiose e screditate da organismi istituzionali».(ANSA)
USTICA: PD, GOVERNO CHIARISCA QUALI SONO OGGI REGOLE INGAGGIO DIFESA AEREA
Roma, 29 giu. - A 30 anni dalla strage di Ustica «vogliamo sapere quali sono oggi le regole d'ingaggio per la difesa aerea e quale è il dispositivo politico-militare e giuridico, previsto come ultima ratio per l'abbattimento di aerei civili dirottati, i cosiddetti 'Renegadè». È quanto chiedono, in un'interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro della Difesa, i parlamentari del Pd Federica Mogherini, Roberto Zaccaria, Paolo Corsini e Antonio La Forgia. (Adnkronos)
USTICA: VELTRONI, GOVERNO PRETENDA COLLABORAZIONE LIBIA
ROMA, 30 GIU - «A seguito delle dichiarazioni del sottosegretario Giovanardi, che ha insinuato analogie tra la strage di Ustica e quella di Lockerbie, chiediamo che Berlusconi e Frattini, nel rispetto del trattato di Bengasi, richiedano al Governo libico di fornire alla magistratura italiana tutti gli elementi in proprio possesso per fare finalmente luce sulla strage di Ustica di cui Gheddafi ha sempre sostenuto di sapere la verità». È il quesito dell'interrogazione parlamentare depositata oggi da Walter Veltroni e altri trenta deputati democratici che ricordano che nel «2001 la magistratura britannica ha accertato che il 21 dicembre del 1988 l'aereo della Pan Am a Lockerbie fu distrutto da una bomba posta da mano libica». (ANSA)
USTICA: FRATTINI, NON RINUNCIAMO A PERSEGUIRE VERITÀ
ROMA, 1 LUG - «Noi evidentemente non rinunciamo a perseguire tutta la verità » su Ustica. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a margine di un convegno a Palazzo Brancaccio. «Tutto quello che mira a scoprire un giorno che cosa è successo, trova il ministro degli Esteri e il governo italiano d'accordo», ha precisato Frattini riferendosi alla rogatoria chiesta dai magistrati romani che hanno riaperto le indagini sul caso Ustica a seguito delle dichiarazioni dell'ex Presidente Francesco Cossiga. «Non conosco il testo della rogatoria - ha precisato il titolare della Farnesina - ma ci sono delle sentenze che hanno lasciato l'amaro in bocca a quelli che volevano tutta la verità». «Ci sono delle sentenze - ha aggiunto Frattini - che hanno escluso alcune piste, ma se ci sono altri che dicono che c'è una possibile nuova pista, noi abbiamo il dovere di seguirla». «Non sappiamo quale, questo è il nostro problema», ha sottolineato il capo della Diplomazia italiana precisando: «Quello che è sicuro è che le Corti italiane hanno in modo definitivo escluso certe responsabilità. Anche questo è un dato di fatto che dobbiamo rispettare». (ANSA)
USTICA: LE FIGARO; FRANCIA DI NUOVO ACCUSATA
PARIGI, 1 LUG - «La Francia nuovamente accusata nella tragedia di Ustica»: questo il titolo di un articolo che il quotidiano francese Le Figaro consacra oggi alla decisione della giustizia italiana di inviare due rogatorie a Francia e Stati Uniti per tentare di stabilire la verità nel disastro aereo del Dc9 Itavia che il 27 giugno del 1980 causò la morte delle 81 persone a bordo. Commentando le eventuali responsabilità della Francia nella tragedia, Le Figaro ricorda che Parigi ha già risposto a tredici rogatorie affermando che nessuno dei suoi caccia dell'aeronautica militare «pattugliava quel settore al momento del dramma». Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha affermato in passato di aver saputo a suo tempo che il missile che avrebbe abbattuto l'aereo dell'Itavia era francese. Nei giorni scorsi, il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, ha detto che Parigi è pronta a «cooperare pienamente, come già fatto in passato» sul disastro aereo di Ustica non appena riceverà una richiesta ufficiale da parte dell'Italia. (ANSA)
USTICA: ALFANO FIRMA 4 ROGATORIE INTERNAZIONALI
ROMA, 1 LUG - Il ministro della giustizia, Angelino Alfano, ha firmato e inoltrato oggi quattro rogatorie internazionali sul caso Ustica. Le rogatorie - a quanto si è appreso da fonti vicine al ministero - riguardano gli Stati Uniti, la Francia, il Belgio e la Germania. A chiederle è stata la procura della Repubblica di Roma per l'inchiesta sulle cause del disastro del Dc9 Italia, che costò la vita a 81 persone. (ANSA)
USTICA: BONFIETTI, MEGLIO SENTIRE ATTENZIONE CHE NON SENTIRLA
BOLOGNA, 1 LUG - «Andiamo avanti. Piuttosto che non sentire attenzione è meglio, è importante, sentirla. Va bene così». Così Daria Bonfietti, presidente della associazione dei parenti delle vittime della Strage di Ustica, alla notizia che il ministro della giustizia, Angelino Alfano, ha firmato e inoltrato oggi quattro rogatorie internazionali sul caso. «Abbiamo sempre detto che la magistratura, senza l'appoggio politico, non può fare molto. Ci vuole l'avvallo del ministro. Che dire? siamo contenti» ha aggiunto. (ANSA)
USTICA: GIOVANARDI, QUELLO DI ALFANO È UN ATTO DOVUTO
ROMA, 1 LUG - Quello del ministro Alfano è «un atto dovuto» per dare corso alla richiesta della Procura di Roma: così il sottosegretario Carlo Giovanardi commenta all'ANSA la notizia che il guardasigilli ha firmato quattro rogatorie internazionali sul caso Ustica, che riguarderebbero gli Stati Uniti, la Francia, il Belgio e la Germania. Giovanardi, che ricorda come Francia e Stati Uniti abbiano già numerose volte risposto a richieste di informazioni provenienti dall'Italia sul disastro del Dc9 dell'Itavia che costò la vita a 81 persone, afferma poi che la Nato (la rogatoria al Belgio dovrebbe riguardare proprio il comando dell'alleanza) «un mese fa ha già risposto alla procura di Roma ribadendo che non c'erano suoi aerei in volo quella notte». (ANSA)
USTICA: ALFANO FIRMA QUATTRO ROGATORIE INTERNAZIONALI
ROMA, 1 LUG - Il ministro della giustizia, Angelino Alfano, ha firmato e inoltrato oggi quattro rogatorie internazionali sul caso Ustica: i Paesi interessati sono gli Stati Uniti, la Francia, il Belgio e la Germania. La richiesta di rogatoria era stata avanzata al Guardasigilli dalla procura di Roma che a 30 anni dai fatti cerca ancora di fare luce sulle cause del disastro del Dc9 Italia, che costò la vita a 81 persone. Le rogatorie riguardano quattro Paesi che, a più riprese, sono stati tirati in ballo, a vario titolo, in relazione alla tragedia di Ustica: il Belgio, in particolare, in quanto sede della Nato, mentre Usa, Francia e Germania con riferimento alla eventuale presenza di loro aerei sui cieli dell'isola. Presenza che, finora, è stata comunque da tutti negata. Le rogatorie costituiscono l'ultimo passo degli inquirenti su quello che resta uno dei principali misteri italiani. I pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio, i magistrati che indagano sulla vicenda, hanno sollecitato una serie di risposte per riscontrare elementi testimoniali relativi al traffico aereo militare di quella sera nello spazio aereo attraversato dal velivolo partito da Bologna e diretto a Palermo. Già nei giorni scorsi la Francia aveva fatto sapere di essere pronta a «cooperare pienamente» con le autorità italiane, «come già fatto in passato»: in effetti, ricorda oggi Le Figaro, Parigi ha già risposto a tredici rogatorie affermando che nessuno dei suoi caccia dell'aeronautica militare «pattugliava quel settore al momento del dramma». Analoga risposta venne data molti anni fa anche dalla Germania, tirata in ballo da inchieste giornalistiche secondo cui il Dc9 sarebbe stato abbattuto da un missile lanciato da un caccia tedesco in volo per esercitazione. Negative anche le risposte sulla presenza di aerei e portaerei Usa oppure della Nato: ma proprio presso l'Alleanza atlantica gli inquirenti italiani cercheranno probabilmente di attingere notizie che consentano di 'leggerè in modo compiuto i tabulati forniti a suo tempo dall'Aeronautica italiana, così da capire alcune incongruenze e tentare di comprendere perchè ci sono alcuni 'buchi nerì nelle registrazioni. Ma a parte notizie sul traffico aereo, non è chiaro se i magistrati intendano approfondire con le rogatorie anche l'aspetto più che mai misterioso delle 'morti sospettè legate, secondo alcuni, al disastro. Come quella di un ufficiale italiano in Belgio e di due piloti delle Frecce Tricolori che nel 1988 morirono a Ramstein, in Germania: la sera che precipitò il Dc9 erano in volo sul Tirreno dopo essere decollati da Grosseto. «Andiamo avanti. Piuttosto che non sentire attenzione è meglio, è importante, sentirla. Va bene così». Questo il commento di Daria Bonfietti, presidente della associazione dei parenti delle vittime della Strage di Ustica, alla notizia delle quattro rogatorie richieste da Alfano («Un atto dovuto», lo ha definito il sottosegretario Carlo Giovanardi). «Abbiamo sempre detto che la magistratura, senza l'appoggio politico, non può fare molto. Ci vuole l'avvallo del ministro. Che dire? siamo contenti», ha aggiunto. (ANSA)
USTICA: ASS. VITTIME, SI APRE PARTITA DECISIVA PER VERITÀ
BOLOGNA, 2 LUG - «Adesso si apre davvero la partita decisiva per la verità». A dirlo è Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei parenti delle vittime di Ustica, secondo cui con le rogatorie internazionali «gli inquirenti possono fare passi determinanti, completare la ricostruzione del cielo, la collocazione degli aerei, determinare tutte le presenze attorno al Dc9». «È contro questa possibilità, non certamente contro l' attività della Associazione, che si è scatenata la campagna di disinformazione e di intimidazione che ha accompagnato le iniziative per il 30/o anniversario della strage» aggiunge, spiegando che «si è voluto dare un'idea di confusione, seminando ostacoli proprio per ostacolare il cammino della rogatorie». Bonfietti sottolinea come sia stato invece il presidente della Repubblica, «ribadendo comprensione al 'tenace invocare ogni sforzo possibile, anche sul piano dei rapporti internazionalì a sottolinearne l'importanza determinante». Per la presidente, «nel massacro della documentazione effettuato in Italia», solo dalla collaborazione internazionale può venire la ricostruzione «di un cielo che si è sempre voluto assolutamente vuoto». Ora, «ancora una volta l'opinione pubblica deve vigilare ed è compito dell'Esecutivo e della diplomazia far sentire a tutti gli Stati interrogati come sia importante la verità per la dignità stessa del Paese». Bonfietti prende atto della «rinnovata disponibilità ad esempio dalla Francia», e aggiunge: «Non bastano più risposte di cortesia ma evasive nella sostanza: ormai i quesiti sono precisi e pretendono risposte esaurienti». (ANSA)
DA USTICA A BOLOGNA LE VERITÀ 'DOPPIE' DI COSSIGA
ROMA, 2 LUG - Francesco Cossiga ha dato addio alla politica il 1 gennaio del 2006. Da allora ha pubblicato sei libri e centinaia di interviste. È intervenuto in tutte le principali questioni, politiche e non. Eppure annunciando l'addio definitivo («Mi preparo a morire, Ciao!») aveva detto che non si sarebbe occupato di politica «salvo che per imprescindibili motivi di coscienza». Tutta questa attività para-politica in un periodo di distacco nasce dal fatto che sempre più negli anni Cossiga Francesco ha trovato il suo maggiore oppositore nel suo alter ego Francesco Cossiga. Come dimostrano i suoi contraddittori giudizi su fatti cruciali della storia italiana come la strage di Ustica e quella di Bologna. Del resto è lui stesso ad aver spiegato di avere dentro di sè «due o tre» verità, legate a diverse personalità. «Fotti il potere», il suo ultimo libro, Cossiga lo vieta rigorosamente «agli idealisti» perchè, spiega,«la verità è che la menzogna, ben più della verità è all'origine della vita, perchè se gli uomini si sono evoluti è stato solo grazie alla loro capacità di mentire agli altri e a se stessi». In questo libro Francesco Cossiga contesta, con brutale realismo, gran parte di quello quello che Cossiga Francesco ha scritto e detto dal giorno del suo presunto addio alla politica:«la mafia ci appartiene,tanto vale accettarla», «Governare è far credere»,«I politici sono marionette nelle mani dei banchieri». L'ex Capo dello Stato,in questo 2010, a 30 anni da Ustica e dalla strage di Bologna (all'epoca era Presidente del consiglio), ha scelto di tacere, incerto se dare ragione a Francesco Cossiga o a Cossiga Francesco. Nel 2007, dopo le assoluzioni dai depistaggi per i generali dell'Arma Azzurra, Cossiga dice che a sparare il missile di Ustica è stata la Francia: un errore, maledetto ( senza spiegare perchè mai un Mirage se ne vada in giro per il Mediterraneo puntando aerei civili) ma subito dopo afferma di non aver mai detto che ad abbattere il Dc9 è stato un aereo di una «potenza alleata». Insomma una accusa subito dopo depotenziata e quasi smentita che tuttavia ha avuto il pregio di far riaprire l'inchiesta a Roma. Stessa storia per la strage di Bologna, dopo aver per primo puntato il dito sulla estrema destra in Parlamento immediatamente dopo la strage ha chiesto scusa, anni dopo, all'Msi perchè «era stato ingannato da una lobby». E anche su questo nell' ultimo libro Cossiga Francesco contesta Francesco Cossiga. Fu l'ex Capo dello Stato il primo, citando le confidenze avute in Prefettura il 2 di agosto, a dire che la strage poteva essere la conseguenza di uno scoppio accidentale di un trasporto di esplosivo da parte dei Palestinesi. Ora nel libro dice che la strage «Fu opera dei Palestinesi. A volte il terrorismo è utile». Eppure nel 2008, Cossiga aveva sottolineato di non aver mai detto che si trattava di un atto volontario dei Palestinesi. «La strage - disse rispondendo ad un esponente dell'Olp - fu causata fortuitamente e non volontariamente da una o due valigie di esplosivo che attivisti della resistenza o del terrorismo palestinese trasportavano per compiere attentati fuori dall'Italia e non comunque ad obiettivi italiani». Ma le bombe non esplodono accidentalmente, se non innescate e così anche le valigie di esplosivo. Insomma l'inventore del dileggio e del cazzeggio come arma politica è il primo a contraddirsi e a darsi torto spesso per la impossibilità politica di arrivare, per questa via, a dire quello che si sa o si Š capito con gli anni. E questo ultimo libro indica una strada: quella della fuoriuscita dalla politica. Il solo modo, sembra di capire, per cui Francesco Cossiga potrà trovarsi finalmente d'accordo con Cossiga Francesco. (ANSA)
USTICA: GIOVANARDI, NO A VELENOSA TEORIA DOPPIO STATO
ROMA, 2 LUG - «C'è davvero di che preoccuparsi in questa Italia piena di complottardi, pistaroli, fantasiosi dietrologisti che trasformano cose terribilmente serie in un palcoscenico o in una specie di bar dello sport dove ognuno si inventa la sua»: è quanto afferma il sottosegretario Carlo Giovanardi in una nota, in riferimento alla vicenda di Ustica. «Ultimo della serie, anche se ad altissimo livello - dice Giovanardi - il Presidente emerito Francesco Cossiga, che esalta in un libro il diritto di contraddirsi, di dire tutto e il contrario di tutto: peccato che su una sua dichiarazione su Ustica di due anni fa è ripartito un circo mediatico che non ha tenuto conto di quanto faticosamente accertato e definito con sentenze passate in giudicato». «Ma questa volta - assicura il senatore del Pdl - il Governo andr… fino in fondo, smascherando i bugiardi e respingendo con sdegno la velenosa teoria del doppio Stato, che vuole mettere sul banco degli accusati non gli assassini che hanno provocato le stragi ma gli uomini delle istituzioni». (ANSA)
USTICA: GIOVANARDI, ANCHE COSSIGA TRA I COMPLOTTARDI?
ROMA, 2 LUG - «C'è davvero di che preoccuparsi in questa Italia piena di complottardi, pistaroli, fantasiosi dietrologisti che trasformano cose terribilmente serie in un palcoscenico o in una specie di bar dello sport dove ognuno si inventa la sua», dice Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che torna sulla vicenda di Ustica. «Ultimo della serie, anche se ad altissimo livello, il Presidente emerito Francesco Cossiga che esalta in un libro il diritto di contraddirsi, di dire tutto e il contrario di tutto: peccato che su una sua dichiarazione su Ustica di due anni fa è ripartito un circo mediatico che non ha tenuto conto di quanto faticosamente accertato e definito con sentenze passate in giudicato», aggiunge. «Ma questa volta il Governo andrà fino in fondo smascherando i bugiardi e respingendo con sdegno la velenosa teoria del doppio Stato che vuole mettere sul banco degli accusati non gli assassini che hanno provocato le stragi ma gli uomini delle istituzioni», conclude. (ANSA)
USTICA: PERITI TORINO, POSSIBILI NUOVE VALUTAZIONI TECNICHE
TORINO, 7 LUG - Vale la pena valutare sotto un profilo scientifico e alla luce delle nuove tecniche di simulazione tutti i dati certi a disposizione sulla tragedia di Ustica per cercare la verita' tecnica sulle cause della caduta del DC-9 dell'Itavia avvenuta il 27 giugno 1980. Ad affermarlo sono i periti del Politecnico di Torino che venerdi' prossimo si riuniranno in un convegno dal titolo ''Ustica: la scienza ha ancora qualcosa da dire?''. ''A 15 anni dal deposito delle ultime perizie disposte dal giudice istruttore del processo giudiziario sulla strage di ustica le fasi processuali successive non hanno piu' interessato le cause dell'incidente, ma solo le responsabilita' di coloro che erano stati chiamati in giudizio, noi cerchiamo di riproporre il tema della verita' tecnica'', ha spiegato Donato Firrao, docente di Tecnologia dei materiali metallici e membro del Collegio metallografico-Frattografico di Consulenza tecnica di Ufficio durante l'azione istruttoria. Da un punto di vista tecnico la vicenda - secondo i periti del Politecnico - non e' ancora chiusa. Il relitto del DC-9 e' stato nel frattempo trasferito dall'Hangar Blatter dell'aeroporto di Pratica di Mare al Museo della Memoria di Bologna e cristallizza la fase della ricostruzione che ha completato il recupero piu' difficile al mondo dei resti di un aereo precipitato in mare. Le varie ipotesi sulle cause della caduta dell'aereo (missile, quasi collisione, bomba a bordo) sono state piu' volte proposte, anche recentemente, su tv e media. Il Politecnico di Torino, che conta molti di coloro che si sono occupati delle perizie tecniche, ha cosi' deciso di dedicare una giornata organizzata dalla I Facolta' di Ingegneria ad una discussione critica delle analisi che miravano a ricostruire le cause della caduta del DC-9. Saranno riesaminate le analisi sviluppate prima della sentenza di rinvio a giudizio, aggiornandole con alcuni risultati emersi nel dibattimento in aula e saranno evidenziati elementi emersi dopo. ''Ci baseremo solo sui dati certi - ha aggiunto Firrao - senza lamentarci, ancora una volta, di tutto quello che non sappiamo, sulle assenze di tracce che si avrebbero dovuto avere e cosi' via, perche' sarebbe inutile. Si partira' dalla ricostruzione del volo del DC-9 attraverso le registrazioni dei radar 2, dall'esamina degli altri voli di quella sera, delle informazioni derivanti dall'analisi delle fratture e delle deformazioni dei frammenti dell'aereo, con particolare attenzione ai frammenti delle ali, della fusoliera e del tronco di coda 4. Dalle analisi sugli esplosivi, dagli effetti di un'onda d'urto esterna all'aereo e molto altro ancora''. (ANSA)
USTICA: MISITI, NESSUN MISSILE TOCCÒ DC9 MA CI FU ESPLOSIONE
CATANZARO, 21 LUG - «Nessun missile toccò il Dc9, ma ci fu un'esplosione». A distanza di trent'anni dalla strage di Ustica, Aurelio Misiti, parlamentare dell'Mpa, incaricato dal tribunale di Roma di presiedere il collegio internazionale di periti che ha recuperato e analizzato il relitto del Dc 9, parla per la prima volta in un'intervista all'Altro quotidiano. «Chi ha fatto la strage? Io non lo so come non lo sa nessuno ancora - afferma tra l'altro Misiti - ma so come è avvenuta. Questo era il quesito posto dai giudici al collegio dei periti da me diretto, che ha lavorato dal 1990 al 1994. In che cosa è consistito il vostro lavoro? Nel 1990 ero il preside della facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma, dove è nata la scienza e la tecnologia aeronautica e spaziale. L'alto livello della scuola di ingegneria di Roma in campo aeronautico era noto anche alla magistratura e pertanto il giudice istruttore, il cui ufficio si occupava ormai da un decennio senza risultati certi e apprezzabili, mi chiamò e mi fece la richiesta di presiedere il collegio internazionale di periti». «Lavorammo per quattro anni - prosegue Misiti - ed esaminammo tutte le possibili cause dell'incidente e alla fine abbiamo consegnato una relazione peritale sottoscritta da tutti». Alla domanda su cosa diceva la perizia e cosa c'entrava il Mig libico, Misiti risponde che «la perizia concludeva che la unica causa tecnicamente accettabile era una esplosione nei pressi della toilette dell'aereo. La perizia sul Mig, effettuata dai due colleghi, non aveva dimostrato alcun rapporto con l'incidente di Ustica e pertanto è rimasta valida la non contemporaneità dei due incidenti già dimostrata da perizie precedenti». Misiti parla anche delle ricostruzioni fatte. «Ho letto sulla stampa - dice - le conclusioni del giudice istruttore che facevano riferimento ad una guerra aerea che si sarebbe svolta tra Grosseto ed Ustica. Ho sperato che fosse una delle tante ricostruzioni fantasiose dei media ma purtroppo non era così». «Il collegio dei periti - sostiene ancora Misiti - ha fatto il suo dovere di indagare sui fatti tecnici nella massima riservatezza. Oggi, dopo 16 anni dalla consegna della perizia e dopo aver ascoltato un membro autorevole del Governo, che ha riportato nei giusti termini l'evento, sconfessando di fatto i governi precedenti che avevano addirittura chiesto e ottenuto dal Tribunale di costituirsi parte civile nel processo ai militari, mi sento libero di dire la mia». (ANSA)
USTICA: FORMICA, 30 ANNI SONO POCHI PER VERITÀ
ROMA, 26 LUG - «Il tempo ragionevole per scoprire la verità sulla strage di Ustica è un secolo, 30 anni sono pochi». Perchè la verità «non deve avere nessuna influenza sulla politica attuale». Lo ha affermato Rino Formica, ex ministro dei Trasporti, a margine di un incontro a Roma sulla strage di Bologna. Formica sostiene la tesi secondo cui la strage di Ustica potrebbe essere stata causata da un missile francese, ma è convinto che al riguardo «il governo francese non dirà mai la verità, perchè l'incidente è avvenuto durante un'operazione non convenzionale». Per ottenere la verità dovrà passare del tempo, e «dovranno morire tutti i protagonisti della vicenda e dovrà passare il tempo della sedimentazione storica. Ma tutto è possibile». (ANSA)