Ustica, guerra di perizie
Corriere della Sera - 3 agosto 1994

 

ROMA - Quarta perizia consegnata al giudice istruttore Rosario Priore e quarta consecutiva smentita dell'ipotesi di una bomba per la strage di Ustica. Dopo i collegi degli esperti chimici, esplosivisti, e medico legali, anche i metallo frattografi hanno escluso lo scoppio d'un ordigno all'interno dell'aereo, così come invece risulta dalla "superperizia" terminata il 23 luglio. Dopo avere esaminato centinaia di frammenti del DC9 Itavia e compiuto una serie di esperimenti, i professori Donato Firrao (Politecnico di Torino), Sergio Reale (Università di Firenze), Roberto Roberti (Università di Milano) hanno spiegato (in 150 cartelle e numerosi allegati) che non ci sono evidenze d'esplosione interna o esterna nè di cedimento della struttura dell'aereo. Il caso Ustica è dunque tutt'altro che chiuso. Spetta ora al giudice Priore decidere eventuali nuove analisi per arrivare alla soluzione del mistero. Per questa perizia specialistica sono state esaminati le ali, la fusoliera, la parte di coda, la toilette (dove soprattutto il perito britannico Frank Taylor aveva da subito collocato la bomba ma senza mai riuscire a provarlo), il lavabo e il tubo di scarico del water. Bene, dopo numerose analisi e simulazioni compiute a La Spezia, presso il Centro della Marina Militare e anche a Ghedi, nei laboratori privati di un'industria, i tre docenti hanno concluso che su nessuno dei frammenti esaminati è possibile rivelare i segni tipici di esplosione interna o esterna (bomba o missile), nè di mancata collisione o di cedimento della struttura. Occorre ricordare che i tre specialisti hanno partecipato praticamente a tutte le sedute dell'altro collegio, quello che ha invece concluso per l'ipotesi della bomba. E la smentita è perciò più clamorosa. Contro l'ipotesi bomba si sono pronunciati anche gli esperti medico legali (a favore dell'esplosione esterna), i chimici e gli esplosivisti. Quattro a uno, insomma. E ancora mancano le controdeduzioni di parte civile, affidate dalla Associazione dei familiari delle vittime a un collegio di docenti del Politecnico di Torino. L'inchiesta sulla strage di Ustica continua dunque a navigare in acque ancora profonde e agitate da molte polemiche. Sulla "superperizia" s'addensano inoltre forti interrogativi. Gli esperti italiani, britannici, svedesi e tedeschi hanno affermato che la miscela di "Tnt" e "T4" sarebbe stata piazzata da qualche parte dentro la toilette, avvolta in un foglio di plastica. Ma non sono stati in grado di dare indicazioni sulla potenza (una bomba "relativamente piccola") nè sull'innesco. Ed è su questo che le critiche si sono concentrate: infatti, per far esplodere una miscela a base di "Tnt" e "T4" c'è bisogno di un congegno robusto, non soltanto di una semplice busta della spesa. Ombre e buchi neri, come sempre da quattordici anni, anche sul versante dell'indagine giudiziaria. Nonostante il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, abbia sollecitato il suo collega francese a fornire al magistrato una collaborazione più ampia, rimangono senza risposta molti quesiti. Stessa storia per una parte delle richieste rivolte dal giudice Priore alle autorità americane. Silenzio totale sul fronte libico e cortesi inviti a rivolgersi a Washington per alcune domande poste a egiziani e britannici. I tempi dell'inchiesta scadono improrogabilmente il 31 dicembre prossimo. La verità non è all'orizzonte.

Andrea Purgatori - Corriere della Sera

 

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