Ustica, minacce e attentati ai militari
Corriere della Sera - 7 gennaio 1996
ROMA - Adesso il generale Demetrio Cogliandro ha paura per la sua vita. E a Bologna ecco in azione un fantomatico "Nucleo per l'eliminazione fisica dei militari corrotti della strage di Ustica": due bottiglie incendiarie (inesplose) davanti alla porta di casa di un maresciallo dell'Aeronautica in pensione, quattro rivendicazioni a "Il Resto del Carlino" e in questura. Dopo la scoperta dei dossier nell'abitazione dell'ex capo del controspionaggio del Sismi, il clima intorno all'inchiesta si avvelena di voci, sospetti e inquietanti episodi. Nervosa, ma davvero poco esauriente, anche la precisazione dell'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica, Stelio Nardini. In una delle agende che gli sono state sequestrate dai giudici istruttori Rosario Priore e Carlo Mastelloni, alla data dell'otto luglio 1985, dopo la sua nomina a consigliere militare del presidente Cossiga, aveva preso nota dell'apertura di una cassaforte in cui c'erano alcune decine di chilogrammi d'oro e anche "3 Kg. d'eroina" . Ora fa sapere che al Quirinale non ha mai aperto alcuna cassaforte e spiegherà il significato di quell'appunto ai magistrati, quando glielo mostreranno. Non è forse la sua agenda, con la sua calligrafia? Dunque, Cogliandro. Per lui parla il suo legale, Luciano Revel: "Le notizie apparse fanno il generale depositario di verità riguardanti vicende scottanti e delicate. Ciò potrebbe determinare reazioni imprevedibili da parte di qualcuno. La verità è che il contenuto di queste carte rappresenta in parte la sintesi di opinioni personali che Cogliandro si è fatto su certi fatti di risonanza mondiale". Aggiunge ancora il legale: "Quando è andato in pensione, Cogliandro ha raccolto giornali e informazioni a uso personale e non ha mai nascosto alcun segreto. Delle pagine sequestrate, almeno 300 contengono appunti per un libro sulle tecniche dei servizi segreti ormai di prossima pubblicazione". Revel promette di presentare una denuncia per violazione del segreto istruttorio. E così Carlo Taormina, che difende Nardini. Taormina denuncia "depistaggi" in corso e non capisce perché l'inchiesta sia ancora aperta, visto che i periti hanno scoperto le cause dell'esplosione del DC9: una bomba a bordo. Ma quella perizia non è forse stata giudicata dai magistrati "inutilizzabile" e un paio di periti sono forse stati indagati per aver mantenuto rapporti non consentiti con gli imputati? Sulle agende di Nardini, al di là delle messe a punto del generale e del suo difensore, c'è poco da discutere: sono a disposizione della Commissione stragi, compresa quella nota sull'"eroina" dell'8 luglio 1985. Da Venezia, la magistratura fa sapere di non avergli contestato la questione non perché l'appunto non esista, ma solo perché non è "pertinente" alle inchieste su Argo 16 e Ustica, che lo vedono come indagato. Si tratta di vedere se e quanto risulteranno invece pertinenti altre annotazioni. Tipo quella del suo incontro al Quirinale con l'ex giudice Vittorio Bucarelli. Data: 16 luglio 1986. Scrive Nardini: "Bucarelli è venuto qui... su Santacroce che è partito col piede sbagliato perché nominata commissione periti senza presenza di magistrati... art. 827 C. Navigazione". E il 5 luglio: "Dott. Carlo Luzzatti". Dopo aver già annotato il 4 luglio: "Luzzatti: OK per 5 luglio da me". Il presidente della Commissione tecnica che indaga su Ustica a rapporto Nardini? A quale titolo? E per discutere cosa? Vicenda oscura quella dell'attentato di Bologna. Il 26 dicembre, due telefonate anonim e alla redazione del "Carlino" e al "113" della Questura annunciano un'eplosione nel palazzo in cui abita il maresciallo Giuseppe Carigliano, ex addetto alla centrale di telecomunicazioni dello Stato maggiore di Roma. Chi parla dice di far parte di un gruppo che eliminerà "fisicamente" i militari depistatori della strage di Ustica. La polizia va a verificare e scopre due bottiglie incendiarie davanti alla porta di casa di Carigliano, oltre a una scritta con lo spray rosso sul muro: "Morte ai corrotti". Il 28, altre due telefonate di rivendicazione con la stessa sigla. Per gli investigatori, è ancora buio assoluto. Incertezza. Il nome del maresciallo non era mai apparso in relazione all'inchiesta sulla strage di Ustica. Ma a questo punto gli atti verranno inviati a Roma, al giudice Priore. E si vedrà.
Andrea Purgatori - Corriere della Sera