Scippata la relazione sul radar di Ustica
Corriere della Sera - 15 gennaio 1993

 

ROMA - C'era un portafoglio sparito. Ma è stato ritrovato. C'erano tre nordafricani fermati dalla polizia. Ma sono stati rilasciati. Diventa più esile la pista della tentata rapina e torna invece a galla, fortissimo, il sospetto che a monte del dell'assassinio dell'ex generale Roberto Boemio, area manager della Alenia e "testimone chiave" nell'inchiesta sulla strage di Ustica, si nasconda qualcosa di molto diverso. Un sospetto che adesso sembra prendere corpo anche nell'interesse con cui gli investigatori italiani seguono gli sviluppi dell'indagine condotta a Bruxelles dal giudice Guy Laffineur. Che solo ieri sarebbe stato messo al corrente del coinvolgimento diretto di Boemio nell'affaire Ustica. Come dello scippo della relazione e dei dischetti del computer di cui è rimasto vittima uno dei superperiti del giudice istruttore Rosario Priore, lo svedese Gunno Gunnvall. Il fatto è avvenuto otto giorni fa e la Digos è alle prese con l'identikit del "distinto signore" che, dopo essersi rivolto a Gunnvall con una scusa, gli ha strappato di mano la valigetta ed è scomparso. Coincidenze, forse. E d'altronde l'inchiesta sulla strage di Ustica di coincidenze è piena. Piena di incidenti stradali e suicidi, infarti, omicidi, furti, rapine. Morti sospette. E quella dell'ex generale Roberto Boemio si aggiunge alla lista. Secondo le prime ricostruzioni, sembrava che l'assassinio del generale fosse il tragico risultato d'un tentativo di rapina. Anche se una strana rapina, visto che sei ore prima di finire a coltellate Boemio gli assassini avevano rubato un'auto sostituendone la targa con un'altra, rubata. Poi s'era detto che a Boemio era stato portato via il portafoglio. Che invece i familiari hanno ritrovato ieri, nella abitazione di Bruxelles. E il giudice Guy Laffineur ha infine rimesso in libertà i tre nordafricani fermati dalla polizia, che li aveva bloccati su una Ford Escort identica a quella utilizzata dagli assassini per fuggire. Dunque, il delitto di Bruxelles rimane un mistero. Con molti sospetti. Boemio, nel 1980 capo di stato maggiore della Terza regione aerea (Bari), era stato ascoltato dal giudice Priore due anni fa. Alla vigilia dell'incriminazione per "alto tradimento" del vertice dell'Aeronautica militare all'epoca della strage. Non a caso, infatti, il suo nome compare tra i riscontri di molte delle contestazioni fatte ai generali accusati di aver coperto informazioni essenziali sulla notte del 27 giugno 1980. Perchè da lui, in linea gerarchica, dipendevano direttamente il Terzo Roc di Martinafranca con le basi della Difesa aerea di Marsala e Licola, coinvolte nell'allarme per la presenza di caccia non identificati nel cielo di Ustica e di una portaerei in navigazione nel Tirreno al momento dell'esplosione del DC9 Itavia. E non solo. Boemio s'era occupato anche del Mig libico precipitato sulla Sila 22 giorni dopo la strage. Si era recato sul posto ed era in contatto con il capo della Commissione mista italo libica (il generale Ferracuti, oggi addetto militare a Washington) che rese ufficiale la tesi traballante e inverosimile di Tripoli sull'incidente provocato da un malore del pilota. Due anni fa, il generale Boemio aveva lasciato con buon anticipo l'Aeronautica. Si trovava già a Bruxelles e c'è rimasto. Ma come area manager della Alenia, trattando commesse per la Nato, occupandosi di apparati e componenti radar per il sistema integrato dell'Alleanza (Nadge). La stessa specialità di cui si occupa Gunno Gunnvall, responsabile dell'ufficio di analisi radar del ministero della Difesa svedese e superperito d'ufficio del giudice Priore. Gunnvall era arrivato a Roma mercoledì mattina per partecipare al vertice di tutti gli esperti tecnici italiani e stranieri che indagano sulla strage previsto per il giorno successivo. A Fiumicino ha preso la metropolitana, fino alla stazione Ostiense. Quindi si è trovato sul nastro che porta i passeggeri al parcheggio dei taxi. E qui, proprio sul nastro, è stato avvicinato da un "distinto signore" che gli ha chiesto una informazione, poi ha afferrato la sua valigetta con la relazione e alcuni dischetti per il computer e con un balzo ha scavalcato la barriera del nastro per dileguarsi sotto gli occhi di decine di passeggeri. Lavoro "sporco" ma perfetto, non c'è che dire. Naturalmente, Gunnvall ha una copia di tutto. Ma il punto non è questo. Il punto è che lo scippatore distinto e loquace ha in mano tutte le informazioni sull'analisi radar che da 13 anni è al centro di un duro braccio di ferro tra chi nega la presenza di almeno due caccia sconosciuti accanto al DC9 (i militari periti dell'Aeronautica) e chi invece la afferma con assoluta certezza (i docenti del Politecnico, periti di parte civile). Coincidenze, si dirà. E intanto, a caccia di qualche prova che le possa finalmente smontare come tali, il giudice Priore torna oggi alla base di Grosseto assieme ai Pm Salvi e Roselli. Obiettivo: ricostruire nomi, posizioni e ruoli dei militari che la notte de l 27 giugno 1980 si trovavano dentro l'aeroporto. Mentre sono già 46 i giorni di ritardo accumulati dalla Francia nel rispondere alle sei richieste di rogatoria italiane sulla strage. Il ministro della Difesa, Pierre Joxe, aveva promesso al suo collega italiano, Salvo Andò, che per il 30 novembre avrebbe fornito un segnale positivo e concreto di disponibilità. Avrebbe insomma concesso ai giudici italiani di andare a Parigi. Ma Andò ancora attende, come Priore, come tutti...

Andrea Purgatori - Corriere della Sera

 

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