Ustica, allora il Phantom c'era
Corriere della Sera - 18 ottobre 1992
ROMA - Un caccia "Phantom" americano che "da un aeroporto militare è partito", un aereo "scoppiato in volo", uno o più F104 italiani che non ce la fanno a stargli dietro, il radar che inquadra addirittura "tre" tracce e la portaerei "che là nella rada non ce l'hanno nemmeno trovata", l'"America" che "ha l'interesse che l'Italia rimanga neutrale" e il governo italiano che "quando sò americani non valgono un cazzo...". Tono e argomenti della conversazione sono più o meno questi. Agghiaccianti, se pensiamo che il registratore del centro di controllo di Ciampino incide tutto alle 22.04 del 27 giugno 1980, cioè un'ora e cinque minuti dopo l'esplosione del DC9 Itavia. E agghiacciante è la casualità con cui questa lunga conversazione finisce sul nastro sequestrato dai magistrati. Infatti, nessuno dei tre militari che stanno parlando nella torre di controllo della base di Grosseto può immaginare che il telefono della linea diretta con Ciampino è rimasto fuori posto e il sistema di registrazione è in funzione. Dunque, anche le pentole piene di silenzi e di bugie non sempre hanno il coperchio. In questo caso, se un coperchio c'era è saltato: per confermare un sospetto che da oltre 12 anni grava sulla strage di Ustica, quello di una battaglia aerea tra caccia alleati e libici lungo la rotta che il DC9 stava percorrendo. Durante cinque mesi, il giudice istruttore Rosario Prior e e i due Pm Roselli e Salvi hanno pazientemente ricostruito questa conversazione (sequestrata nel 1980 e mai decodificata) con la collaborazione di sette esperti. Questi sono i risultati. Primo. La conversazione, registrata sulla linea telefonica Ciampino. Grosseto, dovrebbe essere avvenuta all'interno della torre di controllo della base toscana (sulla quale operano da sempre F104S ed F104TF biposto da addestramento). Secondo. Tre sono i militari che parlano. Uno risponde al nome di Mario e, secondo le valutazioni dei giudici, dovrebbe essere un pilota. Si fa l'ipotesi di Mario Naldini, che con Ivo Nutarelli quella stessa sera decollò su un F104TF ma che, stando ai registri di volo della base, rientrò un quarto d'ora prima della strage. (Naldini e Nutarelli sono morti nel 1989, durante l'esibizione delle Frecce tricolori). Inizialmente era stata fatta l'ipotesi che Mario potesse essere Mario Dettori, il maresciallo del radar di Poggio Ballone trovato impiccato nel 1987 e che, la mattina successiva alla strage, aveva detto alla cognata: "Siamo stati a un passo dalla guerra". La pista è poi caduta. Sull'identità degli altri due, ancora il buio. Terzo. Dall'esame della conversazione emerge con chiarezza sufficiente che almeno un Phantom americano era in volo nella zona della strage e sembra di intuire che uno o più F104 della nostra aeronautica furono fatti decollare per intercettarlo. Quattro. C'è la conferma che la portaerei Saratoga non si trovava nella rada del porto di Napoli, contrariamente alla versione da 12 anni fornita dalla US Navy.
Andrea Purgatori - Corriere della Sera