Ustica, indagati 20 ufficiali: reticenza e favoreggiamento
Corriere della Sera - 18 novembre 1995

 

ROMA - Forse si sta davvero incrinando il muro di omertà e depistaggi che copre il segreto della strage di Ustica. E una nuova tempesta di comunicazioni giudiziarie, di perquisizioni e interrogatori, di drammatici confronti si sta abbattendo in queste ultime ore sui vertici passati e presenti della nostra Aeronautica militare e del Sismi. Almeno una ventina gli alti ufficiali incriminati per reati che vanno dal favoreggiamento al falso ideologico e alla reticenza. Nomi eccellenti: quelli dei generali Francesco Pugliese (ex vicecapo di gabinetto del ministro della Difesa Lelio Lagorio e attuale responsabile di Civilavia), Giampaolo Argiolas (ex capo della sicurezza volo) e Nicola Fiorito Di Falco (ex vicecapo del Sismi, rimosso dal suo incarico due settimane fa). Nell'elenco degli indagati ci sarebbero anche tutti i dieci componenti della "Commissione di inchiesta italo-libica" che indagò sul Mig precipitato tra le rocce della Sila: a cominciare dal generale Sandro Ferracuti (per anni addetto militare negli Usa e oggi sottocapo di stato maggiore dell'Aeronautica), per finire con i quattro ufficiali spediti da Gheddafi in Calabria ad accreditare l'imbarazzante tesi di un incidente causato dal malore del pilota. Le perquisizioni Squadre della Digos, dei Ros e della Finanza hanno compiuto perquisizioni nei palazzi dello stato maggiore dell'Aeronautica, in quello del Sismi, in centri radar della Difesa aerea, in molti aeroporti militari, uffici, in abitazioni private. Centinaia i testimoni interrogati, tra cui numerosi piloti che la sera del 27 giugno 1980 erano in servizio nelle basi italiane del Nord, Centro e Sud Italia. Migliaia i documenti sequestrati. Cinque tra interrogatori e confronti soltanto per l'ex capo di Stato maggiore dell'arma azzurra e consigliere militare di Francesco Cossiga al Quirinale, il generale Stelio Nardini (anche lui da mesi incriminato). Molte e fruttuose le trasferte in Toscana e Sicilia, Calabria e Puglia per il giudice Rosario Priore, che ormai da cinque anni indaga sulla strage di Ustica, sempre più spesso insieme al collega veneziano Carlo Mastelloni, titolare di altre delicatissime inchieste che s'intrecciano a quella in corso sull'esplosione del DC9 Itavia. Registrazioni radar scomparse (quelle di Poggio Ballone, ad esempio), carte segrete da cui risulta il controllo globale su ogni atto dell'inchiesta giudiziaria da parte di ufficiali che si trovavano o ancora si trovano al vertice dell'Aeronautica, documenti che provano collusioni sospette o peggio tra esperti nominati dal giudice e comandanti dell'arma azzurra (già due i periti finiti sotto inchiesta da parte della Procura), appunti in cui addirittura si suggerisce che fare e cosa dire a membri della Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi, note sulla collocazione politica dei magistrati inquirenti e sulla loro disponibilità ad accreditare la tesi della bomba a bordo del DC9 piuttosto che quella del missile. Contraddizioni. C'è questo ed al tro nella montagna di materiale sequestrato negli ultimi mesi. Ma soprattutto i riscontri che hanno consentito al giudice Priore di poter evidenziare le contraddizioni e le reticenze presenti in numerose testimonianze già agli atti. Quelle sul Mig 23, ad esempio. A cominciare dalla relazione firmata dall'allora colonnello Ferracuti, in cui la volontà di chiudere la vicenda per motivi di opportunità politica diventa l'unica spiegazione possibile alle incongruenze rilevate dalla perizia più recente, che dopo aver smontato la tesi del malore del pilota ha invece rafforzato il sospetto di un collegamento tra la strage e la misteriosa fine del caccia libico. E poi il segreto Nato, che insieme alla collaborazione parziale o nulla di alcuni Paesi (Usa, Francia e Libia) rappresenta nei fatti il vero tappo di quest'inchiesta. Da ormai due mesi, il presidente del Consiglio Lamberto Dini ha chiesto all'Alleanza di togliere il sigillo a codici, manuali e carte del "dossier Ustica", di offrire alla magistratura la collaborazione negata per tutto questo tempo. Ma dal quartier generale della Nato, ancora nessuna risposta positiva. Anzi, resistenze fortissime e fortissime pressioni a non cedere. E la storia del segreto inconfessabile di Ustica che si ripete. Anche se un po' alla volta, tra le crepe che si stanno aprendo nel muro d'omertà e di reticenze, qualcosa si comincia davvero a distinguere. E a capire.

Andrea Purgatori - Corriere della Sera

 

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