Il complotto del silenzio
Corriere della Sera - 19 gennaio 1992
ROMA - Sono 21 le cartelle nelle quali la Procura indica con precisione la motivazione di ogni capo d'accusa contro i generali incriminati per reati gravissimi e imputati anche di alto tradimento. Ieri mattina, il Gr1 ne ha fornito un'anticipazione e nel pomeriggio la polizia ha effettuato una perquisizione in redazione, a caccia del materiale filtrato attraverso le maglie del segreto istruttorio. I capi d'accusa contro i general i sono clamorosi ma molto di più lo sono le motivazioni dei giudici. Vediamo. Secondo i magistrati, i generali Bartolucci, Ferri, Melillo e Tascio, "in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, impedivano l'esercizio delle attribuzioni del governo, nelle parti relative alle determinazioni di politica interna ed estera concernenti il disastro aereo, in quanto, dopo aver omesso di riferire alle autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense... l'ipotesi di una esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati delle analisi dei tracciati radar di Fiumicino-Ciampino, abusando del proprio ufficio, fornivano alle autorità politiche informazioni errate". Quanto ai generali Melillo e Tascio, le loro condotte, afferma la Procura, non possono essere considerate isolate: "Da un complesso di elementi risulta invece che l'occultamento delle informazioni concernenti da un lato la presenza di "intenso traffico" militare statunitense e dall'altro le valutazioni immediatamente effettuate sia negli ambienti tecnici dell'Ami che dagli specialisti stranieri circa le possibili cause del disastro fu oggetto di una decisione centrale e ad alto livello". Un capitolo a parte è dedicato al generale Tascio che, "abusando del proprio ufficio e al fine di impedire che potessero emergere a qualsiasi titolo eventuali responsabilità - commissive e omissive - dell'Aeronautica militare o di forze armate di Paesi alleati, forniva al magistrato inquirente una informativa nella quale non si faceva cenno a tale attività e alla quale era allegata una copia conforme di un telex, nella quale era soppressa la data". Ma ce n'è anche per il generale Pisano e i suoi collaboratori Muzzarelli, Cavatorta e Zauli, che, per favorire quanti avevano già coperto, nascosto o soppresso documenti, "redigevano una relazione alla quale allegavano atti nei quali si attestava falsamente il compimento di attività mai compiute, mentre omettevano di allegare atti irrilevanti". La situazione complessiva di questo gruppo di imputati eccellenti appare dunque notevolmente compromessa. Soprattutto in relazione alla quantità di prove che sono in possesso della magistratura e che disegnano, nei fatti, quel "complotto del silenzio" messo in piedi per evitare che sulla strage di Ustica si arrivasse a una conclusione.
Andrea Purgatori - Corriere della Sera