Ustica, generale si dimette
Corriere della Sera - 20 luglio 1996
ROMA - E di nuovo tempesta nel palazzo dell'Arma Azzurra, sedici anni dopo Ustica. I carabinieri tornano a bussare alla porta dell'ufficio di un generale per fargli spalancare cassetti, armadi e casseforti. Stavolta la perquisizione è toccata al sottocapo di Stato Maggiore Sandro Ferracuti, numero due dell'Aeronautica. In un comunicato è spiegato che il giudice istruttore Rosario Priore ha preso la decisione "per l'eventuale reperimento di documentazione connessa con la caduta del Mig 23 libico in Calabria nel 1980". Il giorno della caduta del Mig, che è poi la questione centrale su cui l'indagine procede, prudentemente e per la prima volta non viene menzionato. Non è cosa da poco. Dopo oltre tre lustri di versioni ufficiali che fissavano l'incidente al 18 luglio 1980, una serie di carte sequestrate e di testimonianze ha clamorosamente dato corpo al sospetto peggiore. Che cioè per coprire il collegamento tra il Mig 23 e la strage di Ustica (il 27 giugno 1980, ventuno giorni prima) si a stata montata una copertura. Ferracuti, che a quell'epoca era presidente della Commissione d'inchiesta italo-libica che attribuì la causa del disastro a un malore del pilota, si è subito "reso spontaneamente disponibile per qualsiasi altro incarico che non dia adito a illazioni sulla regolarità e fluidità delle indagini". Una formula che sottintende una cosa sola: dimissioni. A sgretolare la versione sulla fine del Mig 23 hanno contribuito soprattutto tre elementi. Il primo è la doppia testimonianza dell'ex capostazione della Cia a Roma, Duane Clarridge, che ha raccontato di avere inviato in segreto i suoi uomini a esaminare i resti del caccia libico sui monti della Sila il 14 luglio 1980: quattro giorni prima della data ufficiale del ritrovamento. Il secondo: due informative "riservatissime" trasmesse dal capocentro Sismi di Verona al direttore del servizio, generale Santovito, in cui si davano per certi l'abbattimento del Dc9 Itavia e il coinvolgimento nella strage del Mig 23 caduto sulla Sila. Il terzo è una nota con "codice riservatissimo" fatta pervenire da Santovito all'allora ministro della Difesa Lagorio in cui si fissava al 14 e non al 18 luglio la caduta del Mig (data riscritta a macchina successivamente sopra una cancellatura). Senza contare che, come ha rilevato Clarridge, durante l'ispezione Cia quel cadavere non era tra i rottami, rimosso su ordine di qualcuno e conservato in attesa del giorno stabilito per il ritrovamento ufficiale. La perizia ordinata dal giudice istruttore Rosario Priore agli esperti Casarosa ed Elde ha stabilito da tre anni che il Mig non sarebbe comunque mai potuto arrivare dalla Libia in Calabria perché al di sotto della autonomia di carburante necessaria. Il comunicato dell'Aeronautica, che da una parte conferma piena fiducia nella magistratura e dall'altra richiede giustamente una rapida definizione della posizione di Ferracuti, non menziona alcun intervento politico. Anche se sembra non sia affatto così. L'impegno preso dai responsabili del governo Prodi per la verità su Ustica potrebbe avere come effetto a breve termine quello di far circolare aria decisamente più pulita nei Palazzi che di questa verità hanno sempre, con arroganza, negato l'esistenza. Dopo le tempeste, di solito è sempre così.
Andrea Purgatori - Corriere della Sera