Ustica, spie nel palazzo dei generali
Corriere della Sera - 20 ottobre 1992
ROMA - Porte aperte, un alloggio di servizio a soqquadro, due ufficiali dell'Aeronautica che si rifiutano di spiegare perchè si trovano dove invece non dovrebbero e i carabinieri che mettono tutto a verbale. La vicenda è di un paio di mesi fa ma i particolari affiorano poco alla volta. C'è imbarazzo, e comprensibile. Perchè tutto ciò avviene in uno dei palazzi più sorvegliati della città, quello in cui ha sede lo Stato Maggiore dell'Arma azzurra. E perchè vittima dell'effrazione non è un generale qualsiasi, ma nientemeno che Zeno Tascio, l'ex capo del Sios Aeronautica, uno dei militari incriminati di alto tradimento nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Ustica. Cosa cercavano nel suo alloggio? È sera quando i carabinieri in servizio di sorveglianza armata all'interno del complesso dello Stato Maggiore notano qualcosa di strano a uno dei piani del cosiddetto Palazzo di cristallo, una modernissima costruzione di uffici e alloggi che si trova alle spalle del monumentale edificio sul viale Pretoriano dove ha sede il comando dell'Aeronautica militare. Forse una finestra aperta o una luce, comunque qualcosa non a posto rispetto all'ordine naturale che dovrebbe regnare al di fuori dell'orario d'ufficio. Fatto sta che i carabinieri si precipitano al piano e, nel corridoio, sorpresa: si trovano davanti due signori, che si qualificano come ufficiali dell'Arma azzurra: un colonnello e un capitano. L'incontro deve essere piuttosto sorprendente. Ma comunque sospetto. Al punto che i carabinieri decidono di non limitarsi all'identificazione dei due ufficiali, che vengono portati al posto di sorveglianza e interrogati sui motivi della presenza in una zona del Palazzo evidentemente off limits. La risposta degli ufficiali è ben più sorprendente dell'incontro. Dicono, nella sostanza: ci trovavamo da quelle parti per svolgere un compito di cui non intendiamo rivelare la natura; se poi c'è rimasta qualche porta aperta alle spalle... Già, qualche porta aperta c'è. Ed è proprio quella dell'alloggio di servizio del generale Zeno Tascio. Ad un primo controllo, sembra non manchi nulla. Ma diversi oggetti risultano spostati. E qui si ferma la prima parte di questa vicenda. La seconda riguarda la magistratura, che adesso sembra molto interessata a capire quali motivi avrebbero spinto i due ufficiali fino al corridoio. E magari (lo si accerterà) anche dentro le stanze. Questo perchè sono già almeno una quindicina gli episodi dello stesso tipo di cui sono rimasti vittime agenti di polizia e carabinieri dei due nuclei speciali alle dirette dipendenze del giudice istruttore Rosario Priore, periti e legali. Tutti comunque coinvolti nell'indagine sulla strage di Ustica. E senza dimenticare che un fascicolo degli atti dell'inchiesta, quello relativo proprio al generale Zeno Tascio, fu ritrovato una mattina sotto una cassettiera invece che dentro l'armadio blindato in cui normalmente è custodito, in una delle stanze del bunker di Priore. Dalle ombre alle luci (si spera). Da ieri, i periti sono al Rarde, il centro di analisi militare che si trova nel Kent. E in queste ore si stanno completando le analisi che dovrebbero chiarire la presenza o meno di tracce di esplosivo su alcune parti del DC9 recuperate in fondo al mare: un lavandino, un tubo, l'asse del water della toilette. I risultati potrebbero avvicinare gli investigatori alla verità sulle reali cause dell'esplosione dell'aereo. Da oggi, a supervisionare gli esperimenti ci saranno anche Priore con i due pm Roselli e Salvi.
Andrea Purgatori - Corriere della Sera