Il pilota del Mig libico si autoaccusò
per Ustica
Corriere della Sera - 27 giugno 1997
ROMA - La busta era strappata, il foglietto bruciacchiato. Ma un frammento della frase scritta in arabo si poteva ancora leggere. Nitidamente. Diceva così: "Io sottoscritto pilota... colpevole dell'abbattimento e della morte di tanti...". Enrico Milani, siriano di nascita, cittadino italiano e interprete del controspionaggio militare, ha raccontato al giudice istruttore Rosario Priore di aver letto per la prima volta quelle parole il 19 luglio 1980 nel quartier generale del Sios Aeronautica. Cioè, il giorno successivo all'annuncio ufficiale che un Mig libico era precipitato sulla Sila. Secondo lui, nessun dubbio: "Si trattava di una dichiarazione di responsabilità". Ovvero: "Il pilota aveva inteso espiare una grande colpa con un gesto coerente ai dettami del Corano". La colpa di aver provocato la morte di 81 innocenti nel cielo di Ustica. E così, nel giorno del diciassettesimo anniversario della strage, con la proroga di sei mesi appena concessa al giudice perché porti a termine l'inchiesta, ecco che nella memoria di uno dei tanti protagonisti di questo mistero affiora anche la presunta confessione del responsabile. Milani ha dichiarato a verbale che la mattina del 19 luglio 1980 vide quel foglietto sopra la scrivania del generale Zeno Tascio, allora comandante del Servizio d'informazione dell'Aeronautica, oggi incriminato con l'aggravante dell'alto tradimento. "Trovai il comandante, il quale mi mostrò materiale concernente carteggi e pezzi del velivolo che lui mi disse era precipitato sulla Sila. I pezzi erano parti interne del velivolo nonché una parte esterna, recante la matricola. Ogni pezzo mostratomi recava segni di bruciatura. Mi chiese di analizzarli unitamente a due persone che io non conoscevo". Tutto vero, ha confermato Tascio durante uno dei numerosi interrogatori. Vide Milani. Ma sul contenuto del foglietto, nessuna certezza: "No, non me lo ricordo. No, ho letto qualcosa sui giornali, ma escludo che questo mi abbia detto qualcosa del genere". E qui tutto si complica. Per due motivi. Primo: mai i giornali hanno parlato di una missione del pilota libico, intenzionato a suicidarsi per espiare la colpa della strage. Secondo: in due successivi interrogatori, Milani ha modificato la sua versione dei fatti. Versione A: "La frase tradotta presso Tascio, la riportai solo al generale Terzani (oggi deceduto) perché era stato lui che mi aveva convocato e comandato di recarmi al Sios". Versione B: "In realtà attinsi materialmente il foglio con la dichiarazione di responsabilità del pilota libico dal tavolo del Sios, all'insaputa di Tascio. Perciò portai a Terzani non la notizia ma proprio quel foglio e glielo consegnai". Dunque, ammesso che quel foglietto sia davvero esistito, dovremmo immaginare un pilota libico che la sera del 27 giugno 1980 abbatte il DC9 nel corso di una battaglia aerea, rientra alla base e dopo tre settimane torna sul suo caccia per fare rotta sull'Italia e suicidarsi nel nome di Allah e dei suoi principi di giustizia? Oppure un pilota che sa già di dover fare una strage di civili e si porta dietro una confessione scritta, col proposito di eseguire la missione, poi uccidersi? "Verbali sconcertanti. Ma confermano gli scenari che emergono in questi giorni", ha dichiarato Athos De Luca, senatore dei Verdi e membro della Commissione stragi. "Ora si tratta di verificarne i contenuti col giudice Priore, mentre alla luce della proroga concessa all'inchiesta resta da risolvere la questione del segreto Nato". Da Bologna, dove oggi si ricorderanno le 81 vittime della strage, viene la durissima risposta di Daria Bonfietti alle dichiarazioni del capo di stato maggiore dell'Arma azzurra, generale Arpino, che mercoledì aveva espresso fastidio per le rivelazioni dei giornali. Dice la senatrice del Pds e presidente dell'associazione dei familiari: "All'Aeronautica militare è richiesto un grande sforzo di verità. E non crediamo che a questo scopo siano adatti gli attuali vertici. Vale la pena ricorda re che la sera del 27 giugno 1980 il generale Arpino era responsabile del Centro coinvolto nell'inchiesta. E che fu uno dei tre ufficiali che fornirono ad Amato quelle notizie da cui poi l'allora sottosegretario giunse alla conclusione di essere stato depistato. Quanto al suo attuale vice, generale Ferracuti, fu a capo della commissione d'inchiesta sul Mig che diede la versione sull'incidente poi smentita".
Andrea Purgatori - Corriere della Sera