Ustica: il giudice silura due periti. Priore:
voglio i nastri della Nato
Corriere della Sera - 29 giugno 1995
ROMA - Ufficialmente lavoravano per il giudice, erano due grandi esperti pagati dallo Stato per scoprire il mistero di Ustica. Solo che di nascosto passavano le informazioni sulla strage agli imputati dell'Aeronautica, li preavvertivano sul comportamento e gli umori dei magistrati, anticipavano quali conclusioni ci sarebbero state, ascoltavano i suggerimenti e offrivano le garanzie. Un "rapporto di collaborazione" tanto efficace che, in una delle numerose telefonate intercettate, uno dei sessanta militari incriminati nell'inchiesta arriva addirittura a definirli "periti nostri". Comunque, ormai non più periti del tribunale. Con una clamorosa decisione, il 19 giugno il giudice istruttore Rosario Priore (nella foto) li ha esautorati dall'incarico ed è ora in attesa che la Procura decida come procedere penalmente contro di loro. Si chiamano Antonio Castellani e Giovanni Picardi i due "periti nostri". Sono docenti di ingegneria alla Sapienza, esperti di aeronautica e radar. Con 10 colleghi italiani, britannici, svedesi, tedeschi avevano sottoscritto la perizia che individuava in una bomba la causa della strage. Un lavoro che i magistrati respinsero e bollarono come "inutilizzabile". Una valutazione che, alla luce di quanto sta emergendo, si fa sconcertante. Ma che evidentemente non suggerisce al governo di modificare la linea di difesa in favore dell'Aeronautica. L'atteggiamento dell'Arma azzurra? "Molto aperto", ha detto ieri a Bologna il sottosegretario Stefano Silvestri. La pervicace, continua sottrazione di documenti compiuta dai suoi vertici? "Un fatto tecnico e non sostanziale", ha insistito. Ricevendo una raffica di "vergogna!", gridati dal pubblico al convegno sulla strage. Nel pomeriggio, dopo che la notizia dell'ultimo scivolone dell'Aeronautica nell'inchiesta si è diffusa, solo silenzio. Parlano invece le carte, come sempre ormai da 15 anni. Ecco che cosa scrive Priore, nell'istanza che inchioda Picardi e Castellani al ruolo di informatori dei periti degli imputati dell'Aeronautica: "Sempre nell'ambito di questo rapporto sono confidate notizie di tale rilievo e delicatezza da non poter essere riferite per telefono ma, come anticipano i periti d'ufficio, positive per le parti imputate. Così come sono rivelati l'atteggiamento dell'inquirente e supposte pressioni di questo giudice istruttore e di rappresentante dell'ufficio del Pm su cui però, si rassicura, i periti non sentiranno l'inquirente". Un rapporto che "induce i periti a confessare pressioni e indirizzi sulle conclusioni della perizia e disagi dell'ufficio. Pressioni cui la parte imputata non vuole che anche il perito d'ufficio si adegui e disagi su cui i periti, come assicurano, "non defletteranno di una virgola"". Bruttissima storia. Anche perchè gli uomini degli imputati parlano di un non meglio chiarito "rapporto di collaborazione" con Picardi. Un pasticcio da cui scaturisce quella perizia in cui, per sostenere la tesi della bomba, sembra che siano stati omessi molti dati. Non è un caso che il giudice Priore abbia chiesto al presidente del Consiglio, Dini, di intervenire perchè la Nato tolga, dopo 15 anni, il segreto sulle registrazioni effettuate quella notte dai radar dell'Aeronautica. Intorno al DC9 Itavia, è ormai più di un sospetto, c'erano caccia di diverse nazionalità in volo. La Nato continua a coprirne provenienza e ruolo. È un segreto internazionale e inconfessabile. Ma in quei codici cifrati c'è la verità sugli 81 morti. Che cosa farà il governo italiano?
Andrea Purgatori - Corriere della Sera