Storia di un segreto inconfessabile

By | 30 gennaio 2013

Sembra la storia di O.J. Simpson, l’ex campione di football americano che dopo aver ucciso moglie e amante nel 1994 la scampò clamorosamente in sede penale ma fu riconosciuto colpevole in sede civile e condannato a risarcire le famiglie delle vittime. In realtà, una differenza con quella vicenda c’è. E cioè che un processo penale sulle cause della strage di Ustica non è mai stato celebrato perché l’inchiesta è ancora aperta e due magistrati della Procura di Roma (Amelio e Monteleone) sono in attesa che alcuni dei Paesi direttamente o indirettamente coinvolti nell’abbattimento del DC9 Itavia (Francia e Libia su tutti) rispondano alle rogatorie italiane, possibilmente senza reiterare silenzi, omissioni e bugie dietro cui si sono nascosti negli ultimi trentatré anni. La Nato, grazie alla pressione discreta ma determinata del capo dello Stato e del suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, consegnò alla nostra magistratura l’elenco degli aerei militari in volo la sera del 27 giugno 1980 (una quindicina) identificandoli tutti ad eccezione di due/tre caccia, che dall’incrocio con i dati registrati sui tracciati radar del sito della Difesa aerea di Poggio Ballone risultarono appartenere all’Armée de l’air che operava sulla base corsa di Solenzara in Corsica. Più specificamente, il radar italiano aveva visto i caccia decollare e rientrare a cavallo dell’ora dell’abbattimento del DC9 (le 20,59). Peccato che su questo punto cruciale la posizione francese sia sempre stata negativa, al punto da dichiarare che l’attività di volo sulla base era cessata a partire dalle ore 17. In totale contraddizione con quanto dichiarato da alcuni testimoni oculari, tra i quali il generale dei carabinieri Bozzo, collaboratore del generale Dalla Chiesa. La storia si è ripetuta di recente con le autorità di Bruxelles. In quei giorni del 1980 a Solenzara c’erano dei caccia della difesa aerea belga. Gli equipaggi videro o seppero qualcosa? La risposta è stata questa: non possiamo dire nulla per motivi di sicurezza nazionale. Quale? Quella belga? O quella francese?I magistrati italiani sarebbero arrivati a un’altra scoperta. L’identificazione di un aereo radar americano Awacs, che al momento dell’esplosione del DC9 stazionava sulla verticale dell’isola d’Elba. All’identificazione, i magistrati hanno fatto seguire una rogatoria agli Stati Uniti per conoscere natura di quella missione, nomi dei componenti dell’equipaggio e dati di registrazione ancora disponibili. L’Awacs vide cosa accadde? Possibile. Anzi, quasi certo. Che si trattasse di un Boeing 707 E-3A Sentry l’aveva scoperto il giudice Rosario Priore nel corso della sua inchiesta. Conferme erano venute da ufficiali e sottufficiali di Poggio Ballone, della base di Grosseto e dallo Stato Maggiore della Prima Regione Aerea. Ma sulla qualità della missione, sulla nazionalità e la rotta era emerso poco o nulla. Anche perché i documenti che avrebbero potuto aiutare l’indagine erano stati distrutti, guarda caso, tra il 1988 e il 1989. È stato il working group sulla strage di Ustica della Nato a rimettere l’Awacs al centro dello scenario. E durante le due visite di lavoro dei magistrati della Procura di Roma a Bruxelles, gli specialisti dell’Alleanza (nei termini formali che sembrano non dire e invece dicono molto), hanno escluso che nel 1980 quell’aereo – la cui esistenza era stata da loro stessi certificata nell’allegato del 2 ottobre 1997, trasmesso dal consigliere giuridico De Vidts all’ambasciatore italiano presso la Nato, Jannuzzi – fosse in forza alla Nato che ne aveva ricevuti 17 ma a partire dal 1982, e implicitamente ne hanno confermato la nazionalità. All’epoca l’E-3A Sentry in dotazione alla US Air Force montava un radar capace di monitorare il traffico aereo in un raggio di oltre 460 chilometri. Dunque, ciò che accadde la sera del 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica fu inquadrato dall’Awacs che, secondo tracciati e testimonianze, era sotto il comando della Quinta ATAF (Allied Tactical Air Force). E fu inquadrata nel suo svolgimento anche la missione dei caccia francesi che si dirigevano verso il Tirreno meridionale e che l’ex presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga (ma non solo lui) indicò come responsabili dell’abbattimento del DC9. Adesso la palla torna all’Eliseo. Chi busserà alla porta del presidente Hollande per chiedere conto del segreto inconfessabile della strage di Ustica?

di Andrea Purgatori – Corriere della Sera (29 gennaio 2013)

Un commento su “Storia di un segreto inconfessabile

  1. R. Cipressi

    GLI OCCHI CHE VIDERO.

    Quello che dice Andrea Purgatori è particolarmente esatto.
    D’altronde, chi più di lui ha sensibilità su questa vicenda?

    La sera del 27 giugno 1980 un Boeing E-3 AWACS del 552° AWCW, basato sulla Tinker AFB (Oklahoma) e dal 1979 distaccato in Germania, pattugliava il cielo dell’Italia centrale, come risulta dall’Inchiesta Istruttoria.

    Da notare che l’USAF operava con questo velivolo solo dal 1977 e due esemplari erano dispiegati in Europa dall’autunno 1979, basati a Ramstein, in Germania.
    La NATO li avrà in dotazione solo dal 1982, per cui, anche se l’inchiesta cita velivoli del Comando Britannico, per ragioni evidenti si tratta di velivoli USA.

    Le strane manovre attorno al DC-9, effettuate a partire dalle 20,20 all’altezza di Firenze Peretola e notate anche dal Controllo Aereo di Ciampino, non possono sfuggire al nuovo aeroplano da allarme ed avvistamento radar precoce, il sofisticatissimo AWACS Boeing E-3A Sentry dell’USAF, in volo da ore lungo rotte concentriche sull’Appennino Toscano e sull’isola d’Elba, a copertura di uno spostamento di velivoli americani verso l’Egitto. (Si veda esercitazione Bright Star ’80).

    L’ E-3A Sentry e’ un nuovo gioiello tecnologico, un autentico “occhio nel cileo”, con il radar 3D Westighouse AN/APY-1, ad effetto Doppler, di tipo Look Down con cui può vedere anche i contatti che passano a bassissima quota, addirittura una Ferrari in corsa sull’autostrada, come dicevano scherzando i radaristi.
    E’ proprio vero, non gli scappa niente, nemmeno un solitario Mig-23, che prova a rientrare a casa dal posto sbagliato, inserendosi, come uso fare in quegli anni, sotto la pancia di un velivolo civile, per guadagnarsi un comodo e discreto “passaggio” verso casa, al riparo da occhi troppo indiscreti.

    Come ormai sappiamo, quella volta gli “occhi” videro, cambiando la destinazione di quel solitario MiG-23 ed il destino di altri 81 innocenti.

    (Estratto dagli atti della Conferenza al Politecnico di Torino del 09 Luglio 2010: “Ustica: la scienza ha ancora qualcosa da dire?”
    relatori R. cipressi – M. De montis)

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