La bomba nella toilette e i tubi di Tricarico. Ecco cosa scrivevano i periti smentendolo

di | 11 febbraio 2016

leonardo tricaricoCome sarebbe caduto l’aereo? Domanda Luca Telese nella sua intervista al gen. Leonardo Tricarico. L’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare risponde: «Bomba nella toilette, punto». E poi ancora un’altra domanda: è informato che nell’istruttoria ci sono le foto degli arredi integri della toilette? «Cosa c’entra questo?». Ha visto quelle foto? «Le ho detto che è inessenziale». E se le faccio vedere le fotocopie? «Prendo atto. Ma la toilette non era intonsa: ci sono tubi schiacciati sul reperto». Gli oblò del Dc9 sono quasi tutti integri! «Senta, solo una pressione di 400 chili per chilometro quadrato, cioè una bomba, poteva piegare quei tubi».
Il tema è complesso e merita un accurato fact checking. Dunque il professor Donato Firrao, socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino, professore presso il Diparimento di Scienze dei Materiali e Ingegneria Chimica del Politecnico di Torino, è uno dei massimi esperti in materia di analisi metallografiche e frattografiche. Per intenderci, è lui che è riuscito a dimostrare, senza ombra di dubbio, che l’aereo del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, fu abbattuto da una carica esplosiva. In questo documento sono spiegati, e mostrati, i segni che lasciano sui metalli i gas ad alta pressione e ad alta temperatura, generati da una esplosione. In particolare le foto mostrano i segni inequivocabili sull’anello d’oro che Mattei portava al dito, e su una vite in acciaio inossidabile di uno degli strumenti dell’aereo.
Il professor Firrao ha analizzato molte parti del Dc9 Itavia, incluso il lavello, e i tubi di lavaggio del serbatoio wc, di cui parla il generale Tricarico nella sua intervista a Telese. Ecco cosa scrive l’esperto nella perizia depositata il 30 luglio 1994 agli atti del processo sulla strage di Ustica: Lavello: “(…) non sono stati osservati fenomeni di deformazione plastica su cristalli con eventuale orientamento favorevole, quali quelli che solitamente si osservano nei metalli sottoposti ad onda d’urto (…) in nessun caso si è riscontrata una distribuzione duale della dimensione dei cristalli quale potrebbe essere indotta da un inizio di ricristallizzazione per una breve esposizione ad alta temperatura delle zone di localizzazione della deformazione”.
Dunque, nessuna vicinanza del lavello ad un focolaio esplosivo. Ed ancora: “le piegature ottenute per deformazione plastica nella zona anteriore del lavello stesso risultano quasi completamente raddrizzate prima di ulteriori deformazioni: il fenomeno di raddrizzatura sembra estendersi anche nella zona destra del lavello ad eccezione del bordino rialzato dell’estremità destra. Il fenomeno si estende anche alla zona posteriore. Tali fenomenologie sembrano coerenti con un’azione di trazione globale subita dal lavello in direzione prevalentemente alto-basso con i vincoli di reazione che possono essere costituiti dal fissaggio del lavello alla sua sede”.
Veniamo al tubo di lavaggio del serbatoio wc citando ancora le conclusioni della perizia Firrao: “(…) si ritiene di poter affermare che il tubo non sia stato assoggettato ad onde di pressione. Si è riscontrata l’assenza di segni o evidenze riconducibili a fenomeni esplosivi”. Anche qui nessuna esplosione. La teoria della bomba nella toilette è totalmente esclusa dai periti frattografici e metallografici. Ancora sul tubo di lavaggio: “la seconda zona, quella che corre lungo la porzione posteriore del lato sinistro, risulta fortemente danneggiata, con schiacciamenti estesi, talune indentazioni e piegature di vario tipo. Termina con una frattura. Nella porzione finale, lo schiacciamento è pressoché completo ed i fori allungati. Ciò fa ritenere che sia intervenuta una azione omogenea di schiacciamento e di trazione”.
Lo schiacciamento, quindi, sempre secondo Firrao, è stato causato da azioni di schiacciamento e di trazione, forze di tipo meccanico, e non esplosivo. L’analisi porta anzi ad escludere con certezza che sia il lavello che il tubo di lavaggio siano stati investiti dall’onda d’urto generata da una esplosione, contrariamente a quanto affermato dal generale Tricarico.

5 commenti su “La bomba nella toilette e i tubi di Tricarico. Ecco cosa scrivevano i periti smentendolo

  1. giancarlo

    Ricordiamo sempre che l’aereo era affondato a 3700 m. di profondità,quindi in presenza di una pressione di 370 atmosfere.in grado di sciacciare qualsiasi tubo.Tricarico mente sapendo di mentire

  2. Ramon Cipressi

    Le pressioni su una tubazione aperta si distribuiscono uniformemente sia all’interno che all’esterno della tubazione, quindi ci possono anche essere 1000 atmosfere, non solo 350, che il tubo non si deforma se non c’è un differenziale di pressione, quindi non è la pressione dell’acqua che ha deformato il tubo.

    Ma nemmeno l’onda di pressione di un’ Esplosione…
    La tubazione a cui si riferisce Tricarico è stata “macinata” dalla deformazione della struttura di coda circostante, che ha ruotato in senso orario, rispetto alla fusoliera anteriore, nei 4 secondi che son serviti a spezzare la fusoliera in 2 tronconi.
    Me ne parlava personalmente proprio il Prof- Firrao, colui che ha risolto brillantemente Il Caso Mattei, trovando, in quel caso, veramente la Bomba esplosa sul Morane Saulnier dell’Ingegnere.
    Questa volta, invece, assicura Firrao, che ha analizzato il relitto del DC-9 rilasciando una completa Perizia Frattometallografica, ospitata sul presente Sito, si tratta solo di deformazioni meccaniche….

    Nessuna esplosione… ci dispiace Generale…

  3. Teresa

    Il DC9 dell’Itavia, sempre straziante a vedersi, nel suo doloroso mostrarsi non fa altro che raccontarci la VERITÀ.

    Delude invece che in tutte le Commissioni Peritali i vari Luminari della materia si siano sempre divisi nelle loro conclusioni finali.

  4. giancarlo

    Grazie a Ramon Cipressi per la cortese puntualizzazione

  5. Giuseppe Saraceno

    Il dc9, perdendo la parte terminale dell’ala sinistra, è precipitato avvitandosi in senso antiorario. La portanza dell’ala destra era superiore a quella sinistra spezzata e questo inevitabilmente ha comportato una rotazione in senso antiorario. I rottami della coda presentano un danno al bordo d’attacco del timone di direzione (schiodatura, visibile anche nelle foto) che fanno pensare che anche la coda quando toccò la superficie dell’acqua stava ruotando in senso antiorario.
    Quindi sia la fusoliera, con le ali ancora solidali, che la coda, caddero avvitandosi con lo stesso senso antiorario.
    Che entrambi i due pezzzi di aereo siano caduti ruotando nello stesso senso puo essere spiegato con il fatto che quanto l’aereo ha cominciato a precipitare e a ruotare in senso antiorario, l’aereo stesso era integro, fusoliera e coda era ancora un unico pezzo. La coda si è staccata in un secondo tempo, durante la caduta in vite.
    La rotazione della fusoliera è stata sicuramente contrastata dalla coda, sia per la resistenza aerodinamica delle superfici alari della coda, dopotutto è esattamente il lavoro per cui sono stete progettate, sia per il notevole momento d’inerzia dovuta alla presenza dei pesanti motori.
    In pratica la fusoliera ruotava in senso antiorario e la coda cercava di resistere alla rotazione.
    La fusoliera girava in senso antiorario ma guardata dal punto di vista della coda questa tendeva a girare in senso orario rispetto alla fusoliera. Questa torsione puo essere stata la causa de distacco della coda dalla fusoliera (il condizionale è solo di maniera).
    In pratica questa perizia del prof. Firrao, che non ho mai letto e che spero di avere interpretato correttamente, è coerente con le mie personali valutazioni. Non solo non sono in contrasto addirittura le confermerebbero.

    Mie personali valutazioni, ovviamente.

    Giuseppe Saraceno

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