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L’intervento di Daria Bonfietti sulla direttiva Renzi per la declassificazione dei documenti sulle stragi

Daria Bonfietti

Daria Bonfietti

Voglio sempre ricordare che parliamo di episodi di estrema gravità, nel mio caso la strage di Ustica, che non hanno avuto ancora completa verità e giustizia. Ed è naturale che ciò provochi molta sofferenza e angoscia, e quindi anche molta giustificata attesa. Premesso che, come ho più volte dichiarato, non mi aspettavo dalla direttiva Renzi “la pistola fumante” ma un contributo soprattutto storico alla ricostruzione degli eventi e quindi una inversione di tendenza, un cambiamento di rotta sui problemi della trasparenza nella documentazione delle Amministrazioni pubbliche. Voglio oggi esprimere un giudizio politico molto negativo sul comportamento del Governo, che, comunque colpevolmente, non ha considerato le difficoltà che l’operazione comportava. Questo, io credo, sia la denuncia che deve uscire da questo convegno, accompagnata dalla segnalazione di una assoluta mancanza di effettiva collaborazione con le Associazioni. Come Associazione Ustica abbiamo cominciato a reperire e ad esaminare, siamo nell’agosto 2014, le carte del Ministero degli Esteri, e su questo mi voglio soffermare più avanti, e poi del Ministero della difesa-Gabinetto, dell’ottobre 2014. Queste ultime, al tempo mi sono state descritte come carte di assoluta irrilevanza, di cui non valeva la pena neppure l’acquisizione tramite fotocopia. Mi soffermo sulla documentazione del Ministero degli Esteri e mi sento di esprimere un giudizio, almeno finora, estremamente negativo: nei fatti, a grandi linee si tratta soltanto di materiale burocratico, lettere di accompagnamento alle rogatorie internazionali fatte dal giudice Priore o in qualche occasione, a supporto della organizzazione materiale delle visite del giudice stesso negli Stati Uniti; altra grande parte occupa l’acquisizione di documentazione per i lavori della Commissione Pratis, sono sempre lettere di accompagnamento, per finire ancora con lettere di accompagnamento a richieste del Governo per rispondere a interrogazioni parlamentari. Mi rifiuto di credere, sinceramente, che questa attività documentata possa essere l’attività del Ministero degli Esteri sulla vicenda Ustica. Ad esempio, per fare un confronto, come Associazione siamo venuti in possesso di documentazione dell’Ambasciata Americana a Roma su Ustica: sono numerate circa 6.000 pagine, delle quali 2000 sono state consegnate. Non è pensabile, mi rifiuto di credere, che l’Ambasciata americana abbia più documentazione del nostro Mae! Per rimanere nel concreto voglio anche aggiungere che c’è stata una richiesta motivata da una serie di testimonianze raccolte della Magistratura, per avere la documentazione sulle attività della nostra ambasciata in Libia attorno al 27 giugno ’80: nei documenti consegnati non vi è alcuno riscontro, ci sono soltanto notizie attorno alla vicenda del Mig libico. Siamo nello stesso periodo ed è inspiegabile il riscontro sull’una vicenda e non sull’altra. Il ricordo cioè, nelle carte trasmesse, dell’una e non dell’altra. Insomma, credo di poter dire che dalla lettura delle carte depositate si riscontra uno stato della archiviazione veramente preoccupante e inaccettabile: si trovano innumerevoli segnalazioni di continui smarrimenti nel passaggio tra ufficio e ufficio vi sono i segni di una difficoltà di conservazione e trasmissione tra gli stessi uffici, notizie di carte smarrite, di carte trasmesse e non più ritornate, documenti passati a uffici che non sono più individuabili, documenti riordinati e trasportati a vaghe destinazioni. In linea di massima gli archivi versati provengono da quattro Direzioni generali , ma sulla carta appaiono anche destinatari di molta documentazione altri uffici denominati con sigle che non rientrano tra i soggetti produttori della documentazione . Cito ad esempio, che spesso viene menzionato un tal Ufficio IV Nato di cui però non abbiamo nessuna traccia di documentazione. Emerge insomma una ben evidente presenza di lacune. Voglio ricordare, mi pare emblematico, che come Associazione, siano stati alla Nato, fino ad essere ricevuti dal Segretario Solana, e che svariati incontri, sempre alla Nato per chiedere collaborazione, hanno avuto i magistrati inquirenti. È possibile che degli incontri, delle attività preparatorie a livello diplomatico non ci sia traccia? Come mi chiedo perché non vi sia nessuna traccia delle attività degli addetti militari. Per rimanere a quello che ho visto : in tutte le carte depositate , foglio per foglio, anche nei piccoli foglietti di accompagnamento, c’ è una sigla personale. Devo ringraziare per il lavoro svolto. Ma si impone la domanda su come sono stati scelti i documenti e ancora di più se riteniamo sufficiente o per meglio dire esaustivo quello che viene consegnato. Vorrei poi portare l’esperienza di una laureata che ha fatto un lavoro per il suo dottorato di ricerca su Ustica: segnala “la documentazione diplomatica presenta criticità di cui occorre tener conto che derivano dalle modalità stesse di declassificazione a cui sono state sottoposte”. Le carte sono state “prelevate” da fondi archivistici più ampi e assemblati in nuovi fondi monotematici: in mancanza di un inventario che specifichi i fondi di provenienza di ciascun documento, risulta difficile comprendere – dice la studiosa io aggiungo anche valutare – il criterio con i quali essi sono stati assemblati. Quindi c’è tutto il problema della scientificità dell’operazione che, come Associazione, mi sento solo di indicare e sul quale credo sia opportuno intervengano gli studiosi, gli storici. Perché sono convinta che tutte le problematiche relative alla desecretazione , interessi in particolar modo le Associazioni, certamente, ma sia patrimonio complessivo della storia di questo Paese. Non nascondo che nel marzo del 2015 c’è stato un ulteriore versamento del MAE, credo tuttavia che le osservazioni formulate, non possano variare, ma approfitto per segnalare anche la difficoltà delle Associazioni di poter disporre della documentazione in maniera prioritaria e rapida per essere consapevoli dell’operazione complessiva. Voglio concludere cercando di formulare una proposta: non so se consideriamo conclusa la desecretazione, ma per non essere inondati da “un fuori tutto” così travolgente, forse varrebbe la pena di pensare ad un secondo tempo, meno “traumatico”, basato, sempre a partire dal provvedimento Renzi, sull’individuazione di percorsi “tematici”, individuati in collaborazione tra Archivio, associazioni, Amministrazioni interessate.

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