Università di Napoli, il Dc-9 subì un attacco e non esplose in volo

di | 17 dicembre 2014

miniatura dc9Il Dc-9 Itavia precipitato il 27 giugno 1980 al largo di Ustica, mentre andava da Bologna a Palermo con 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio, non esplose in volo e nelle vicinanze c’era almeno un altro aereo che lo attaccò, quasi certamente con un missile, lasciando una traccia radar che per anni era stata scambiata per i rottami del Dc-9 stesso. Lo afferma uno studio del Dipartimento di ingegneria aerospaziale dell’Università di Napoli appena consegnato ai legali dei familiari di alcune vittime, che potrebbe riscrivere daccapo quanto avvenne quella notte. Gli ingegneri dell’Università Federico II, a distanza di anni dalle ultime indagini tecniche promosse dalla magistratura, sono giunti a queste conclusioni rielaborando con nuove tecnologie gli stessi dati che erano stati acquisiti subito dopo il disastro. Dall’analisi emerge, innanzitutto, che la comparazione tra le tracce radar di Ciampino e la disposizione dei relitti finiti in fondo al Tirreno è compatibile con l’ipotesi che l’aereo, dopo un evento improvviso che creò uno squarcio nella fusoliera e la conseguente depressurizzazione, sia precipitato in mare sostanzialmente integro. Una novità assoluta che, stando a quanto affermano gli esperti consultati dai familiari delle vittime, rimetterebbe in discussione l’interpretazione dell’intero scenario. Fino ad ora, per sostenere la presenza di almeno un aereo non identificato nelle vicinanze del Dc-9, provata anche dalle parziali risposte fornite dalla Nato, si faceva riferimento a tre plot (-17, -12 e 2b), ovvero una coppia di tracce che compaiono prima del momento del disastro e due battute dopo. Adesso, invece, nell’ipotesi formulata dagli esperti partenopei, i plot che non appartengono al volo Itavia 870 sono molti di più, almeno una ventina, e proverebbero la presenza di uno, o forse due, aerei che da ovest verso est, dopo averlo attaccato, intersecano la traiettoria del Dc-9 e si disimpegnano. Dunque l’oggetto non identificato, che rimane per oltre un minuto in quota e ben visibile ai radar dopo l’ultima battuta del Dc-9, non avrebbe nulla a che fare con i rottami dell’Itavia in passato chiamati in causa per dare una spiegazione alle tracce che contaminano l’ultimo tratto della sua rotta. L’ipotesi che il Dc-9 non fosse esploso in volo era stata tenuta in considerazione anche dai primi collegi peritali, ma mai suffragata da una specifica indagine tecnica. Un software molto avanzato ha permesso di ricostruire la sua agonia dal momento in cui viene colpito, perde quota, esce dai radar e in meno di cinque minuti stalla verso il mare, di prua, a una velocita’ di oltre 200 metri al secondo. L’associazione plot-relitti, alla base di questo nuovo studio, in passato aveva rappresentato un punto debole nelle ricostruzioni che sostenevano la destrutturazione in volo come conseguenza di un’esplosione interna provocata da un ordigno. Oggi, invece, questo metodo proverebbe che ad abbattere il Dc-9 fu un missile in uno scenario di guerra che collima con le conclusioni dell’istruttoria condotta dal giudice Rosario Priore. Ne è convinto l’avvocato Daniele Osnato, da anni impegnato nei processi civili e penali in difesa di un folto numero di familiari delle vittime. “Abbiamo in mano l’ennesima prova decisiva ed inequivocabile – afferma il legale – che l’aereo si trovò in un contesto di guerra. Questa ricostruzione pone nuovi interrogativi anche in merito ai ritardi nei soccorsi, perche’ se il Dc-9 impattò con il mare ancora integro un intervento immediato, anziche’ dopo quasi 9 ore, avrebbe potuto salvare delle vite”. (Fonte Ansa)

Leggi anche: La verità su Ustica grazie a tre ingegneri napoletani che lavorano gratis (la Repubblica)

Le simulazioni compiute dagli esperti dell’Università Federico II sono state svolte con il software open source JSBSim (www.jsbsim.org) rilasciato con licenza LGPL, di cui il Prof. Agostino De Marco, che ha curato lo studio insieme all’Ing. Jary D’Auria, è uno degli sviluppatori ufficiali. JSBSim è un software avanzato scritto in linguaggio C++ e viene utilizzato come Flight Dynamics Model (FDM) library all’interno di sofisticate applicazioni di simulazione del volo. Tra queste vi sono: FlightGear (www.flightgear.org), Outerra (www.outerra.com), e OpenEaagles (www.openeaagles.org). Il modello matematico del velivolo “DC-9 Series 10” è stato sviluppato in JSBSim a partire da dati di pubblico dominio e da manuali tecnici (si veda anche M. R. Napolitano, Aircraft Dynamics – From Modelling to Simulation, Wiley, 2012). Gli studiosi hanno implementato un database aerodinamico che incorpora gli effetti non lineari e dinamici (compreso il deep stall, tipico di questi velivoli con “coda a T”), oltre che un modello sofisticato dell’impianto propulsivo. I risultati delle simulazioni sono stati analizzati con diversi software di calcolo scientifico e infine sono stati anche esportati in formato KML per la visualizzazione in Google Earth.

28 commenti su “Università di Napoli, il Dc-9 subì un attacco e non esplose in volo

  1. SG

    il link della foto del serbatoio del mig23 forato da un proiettile di piccolo calibro:
    https://nottecriminale.files.wordpress.com/2011/06/lamiera_mig_stragi80.jpg?w=605
    e la foto di una targhetta identificativa del mig23 :
    https://nottecriminale.files.wordpress.com/2011/06/mig_perizia_stragi80-it.jpg

    le foto sono state fatte dagli americani e potete trovarle anche nella sentenza-ordinanza di Priore.
    http://www.stragi80.it/documenti/gi/capo2-mig.pdf
    alle pagine 4440 (pagine del doc originale). le tre foto (73-74 e 75) riguardano tutte lo stesso reperto (il serbatoio della turbina di avviamento). nella foto 75 si vede il foro provocato da un (singolo) proiettile di piccole dimensioni. non è sicuramente uno dei fori da 20 mm, nè una scarica di schegge di una testa di guerra (reale o del test di colleferro, effettuato probabilmente in data successiva alle foto).

    “Il collegio correttamente non va oltre sull’origine delle perforazioni.
    Ma di queste perforazioni si deve tener conto in un quadro più vasto per
    trarne le dovute conclusioni. Vi sono testimonianze di persone – che peraltro
    si sono rivelate credibili anche nelle restanti dichiarazioni – che hanno visto
    il velivolo “foracchiato” e che hanno specificato che questi fori erano sui 18-
    20 millimetri – quindi ben diversi da quelli di piccolo calibro, cagionati,
    come detto, con tutta sicurezza da militari di vigilanza.”

    SG

  2. Enrico Brogneri

    Sig. Saraceno, rispondendo ad una Sua mail del 24.10.2012 ho così descritto il mio aereo:
    “… era a delta, di piccole dimensioni, a forma di triangolo equilatero, senza coda, con un solo reattore e con ugello di scarico molto corto (quasi sulla stessa linea della base del triangolo)”.
    Di seguito, dopo aver escluso ogni somiglianza con alcune riproduzioni fotografiche, tra le quali figurava un mig 21, non mancai di dolermi del fatto che i magistrati, cui avevo indicato un probabile Mirage, o in alternativa un Kfir, non avessero disposto opportune verifiche. Un accertamento sul punto, a mio sommesso avviso, sarebbe stato utilissimo per comprendere i motivi dell’evidente discordanza di sagoma tra il mig libico e l’aereo piantonato dal caporale Filippo Di Benedetto, che aveva fornito una descrizione simile a quella mia e aveva – di più – ricordato la presenza di una coccarda a forma di stella. Ciò posto, non capisco la Sua insistenza nel farmi riconoscere l’identità tra il mio caccia e il Mig 21.

    1. SG

      non insisto. Ma rimango sula mia idea.
      Sulla testimonianza del caporale Di Benedetto un giorno ne riparleremo.

    1. Enrico Brogneri

      Ribadisco quel che ho sempre sostenuto:
      1. In Sila non è caduto alcun Mig libico;
      2. il Mig di Castelsilano è stato posizionato nel mese di luglio 1980, al posto dell’aereo realmente caduto, a mio avviso per fare poi accreditare la pista del tentativo americano di uccidere Gheddafi, a ragione ritenuta meno pericolosa per i delicati equilibri mediorientali;
      3. la predetta pista libico-americana non è credibile perché non è suffragata da alcun serio elemento e, soprattutto, perché è nata nel corso del depistaggio principale, vale a dire il 14.7.80 durante l’ispezione congiunta degli esperti americani, del gen. Zeno Tascio e di personale dei nostri servizi segreti. Sul punto non è stato mai sentito il sig. Glauco Zitelli (presente personalmente al sopralluogo), il quale mi ha riferito che i nostri servizi sembravano interessati a far sì che altri ascoltassero la loro ipotesi;
      Aggiungo che sono in possesso di elementi che provano certi strani condizionamenti.
      E.B.

  3. Andrea

    Si evita accuratamente di prendere in considerazione Israele …

  4. SG

    miei porecedenti commenti da http://www.stragi80.it/anatomia-di-un-attacco/

    .. l Dc9 arrivò con ritardo ma poi ne accumulò dell’altro a Bologna. Mia convinzione: a causa di qualcosa strettamente collegato all’incidente, ci sono indizi al riguardo.
    Il ritardo, collegato o no all’incidente, è comunque una traccia interessante. Stabilito che il Dc9 era l’obiettivo dell’attacco e che l’aereo parti con due ore di ritardo da questo si deduce che gli attaccanti devono essere partiti necessariamente DOPO il decollo del DC9, perchè non possono essere stati in volo delle ore in attesa del decollo da Bologna, ore che potevano diventare anche di piu, e poi pensare di procedere con la missione, (e questo lo possiamo dedurre anche da altre considerazioni indipendenti da questa), quindi, ipotizzando una velocità di crociera dei caccia non supersonica, per non essere individuati e per ragioni di autonomia, ne se deduce che la base di partenza degli attaccanti non può essere più lontano dal luogo dell’incidente di una distanza pari alla rotta Bologna-Incidente percorsa dal DC9. Tracciando un cerchio con centro luogo dell’incidente e raggio pari alla distanza Incidente-Bologna, mappa alla mano, si può dedurre che 1) solo assolutamente esclusi gli israeliani (ipotesi gia di per se non credibile, ennesimo depistaggio), 2) esclusi gli Italiani, Albanesi, Greci e Jugoslavi per ovvie ragioni, rimangono solo due nazioni: 3) Usa, aerei decollati da una portaerei, 4) Francia, aerei decollati dalla Corsica. Altre ipotesi, come caccia Mig camuffati e pilotati da mercenari al soldo degli americani decollati dalla Sardegna e tutte le altre possibili permutazioni, possiamo lasciarle tranquillamente ai film. …

    Israele in questo caso non centra niente, quasi niente. Gli aerei di Israele non potevano ragionevolmente pensare di riuscire in un attacco ad un obiettivo mobile, perdipiu che aveva due ore di ritardo, senza uno scalo intermedio che allora non avevano e che non ha neanche adesso.

    SG

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