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Ustica, 35 anni dopo la strage manca l’ultima verità: chi ha sparato il missile che ha abbattuto il Dc9? / Huffington Post

Andrea Purgatori

Dopo trentacinque anni, l’autunno della strage di Ustica e di una probabilissima archiviazione dell’inchiesta si avvicina a passi veloci, e solo la speranza a cui si aggrappano ancora i magistrati che indagano potrà dire se per quel tempo conosceremo finalmente e ufficialmente la nazionalità degli aerei militari che la notte del 27 giugno 1980 provocarono l’abbattimento del DC9 Italia con 81 persone a bordo. I due procuratori romani a cui è affidata l’inchiesta, Maria Monteleone ed Erminio Amelio, hanno comunque accertato se non tutta la verità almeno alcune parti di essa.
Primo. Non ci fu alcuna bomba che esplose a bordo dell’aereo. Questa tesi è una sciocchezza spazzata via già da anni di lavoro e perizie. Ma adesso, in anticipo su quelle che saranno le conclusioni formali, si può affermare che non rientra in alcun modo nelle possibilità con cui è stata ricostruita la dinamica della strage. La bomba, per dirla con chi indaga, è una “bufala” e chi ancora la utilizza per spiegare una versione alternativa dovrà arrendersi ai fatti. Se poi si tratta di una tesi che è servita comunque a depistare, questo lo decideranno i magistrati.
Secondo. La fotografia della strage, nella sua complessità, è stata riassemblata in due segmenti distinti. Nel primo, quello che va dal decollo dell’aereo da Bologna fino in prossimità del punto dell’esplosione, racconta oggettivamente che il DC9 aveva uno o due caccia militari nelle sue vicinanze. Caccia che furono certamente incrociati insieme all’aereo civile dall’F104S su cui volavano i due ufficiali istruttori Ivo Nutarelli e Mario Naldini, che poco prima della strage rientrarono alla base di Grosseto segnalando una grave emergenza secondo le modalità previste dal manuale della Nato e che la Nato stessa ha riconfermato. Erano caccia libici provenienti dalla ex Iugoslavia? Possibile. Sta di fatto che su questa presenza la magistratura non ha più dubbi: il DC9 non volava in un cielo deserto ma fu utilizzato come ombrello per sfuggire ai radar della difesa aerea.
Il secondo segmento è più confuso, nella ricostruzione della dinamica finale della strage e nell’attribuzione delle responsabilità. Il caccia o i caccia che volavano coprendosi con il DC9 furono intercettati da aerei militari francesi (come sostenne l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga) o americani (visti sui radar di Ciampino nell’imminenza dell’esplosione, anche se non ufficialmente identificati)? Provenivano da una portaerei che non si è mai trovata? Dalla base francese di Solenzara in Corsica (ancora Cossiga e i tracciati radar di Poggio Ballone)? Questa è la parte decisiva dell’inchiesta su cui si giocheranno i prossimi mesi, in attesa delle risposte ad altre rogatorie internazionali.
Terzo. Dopo un’apertura che lasciava presagire un colpo di scena, la collaborazione da parte delle autorità francesi si è rallentata. I magistrati romani sono andati più volte a Parigi dove hanno interrogato numerosi ex militari, hanno accertato che quella sera la base di Solenzara fu in attività ben oltre la mezzanotte (ma per trent’anni i francesi avevano dichiarato il contrario). Tuttavia, le testimonianze oltre un certo punto si sono rivelate confuse. E non c’è più molto da attendersi, visto che alcuni dei protagonisti di quella notte (il comandante della portaerei Clemenceau, Jean Delaforcade, e il comandante della base di Solenzara e il suo vice) sono morti. In fumo anche ogni possibilità di ottenere qualche informazione sul versante libico. Gheddafi è stato ucciso portandosi dietro i suoi segreti e le carte sensibili dei servizi libici sembra siano finite nelle mani dell’intelligence britannica. Senza un colpo di coda politico, senza un intervento del governo al più alto livello, è impensabile che altri stati consegnino ai magistrati quello che hanno custodito per tutti questi trentacinque anni.
Insomma, anche se la Cassazione ha stabilito che si trattò di un missile e ha condannato lo Stato a risarcire le vittime, resta tutta l’amarezza per non avere ancora scoperto chi fu a lanciarlo e ad uccidere 81 cittadini italiani a bordo di un normalissimo volo di linea. Una storia di sovranità nazionale violata. Una storia molto italiana. E ora l’esito dell’ultimo miglio è tutto nelle mani di Mattarella e di Renzi.

di Andrea Purgatori per l’Huffington Post [link originale]

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