Quattro aerei nascosti nella notte di Ustica (Corriere)

By | 26 giugno 2011

La vera «bomba» della strage di Ustica sono le tracce radar di quattro aerei militari ancora formalmente «sconosciuti» – due/tre caccia e un Awacs – su cui la Nato, dopo una rogatoria avanzata un anno fa dalla Procura della Repubblica di Roma (con il sostegno operativo ma silenzioso dell’ufficio del consigliere giuridico del capo dello Stato), sta decidendo in questi giorni se apporre le bandierine d’identificazione. Tutti gli indizi portano allo stormo dell’Armée de l’air che nel 1980 operava dalla base corsa di Solenzara. Lo stesso contro cui puntò il dito pubblicamente (poi anche a verbale) Francesco Cossiga. Forse dopo aver saputo che i caccia francesi avevano lasciato le loro impronte su un tabulato del centro radar di Poggio Ballone (Grosseto), miracolosamente non risucchiato dal buco nero che dalla sera dell’esplosione del DC9 Itavia aveva ingoiato nastri, registri e persino la memoria di tanti testimoni.
La questione non è più militare ma sostanzialmente politica. E non solo perché la risposta ai magistrati italiani deve prima ottenere il benestare dei 28 paesi membri dell’Alleanza, nessuno escluso. Il fatto è che, come in un surreale gioco dell’oca, dopo trentun anni gli attori tirati in ballo nella strage (Italia, Francia, Stati Uniti) si ritrovano insieme alla casella di partenza. Alleati in una guerra (stavolta dichiarata) a Gheddafi, vittima designata oggi come allora, e al solito con posizioni tutt’altro che sovrapponibili. In più l’identificazione certa dei caccia francesi non sarebbe cosa facile da digerire nei rapporti bilaterali, visto che Parigi ha sempre negato che il 27 giugno 1980 i suoi aerei fossero in volo nel cielo di Ustica e, persino contro l’evidenza delle prove raccolte dalla magistratura italiana, ha sostenuto che nella base di Solenzara le luci furono spente alle cinque e mezza del pomeriggio. Il 2 ottobre del 1997, il segretario generale della Nato Javier Solana graziò Parigi consegnando al nostro governo la relazione di sei pagine di un team di specialisti dell’Alleanza atlantica che aveva incrociato tutte le tracce radar sopravvissute al buco nero, identificando in una tabella dodici caccia in volo quella sera (americani e britannici) ma evitando di apporre la bandierina su una portaerei e quattro aerei la cui presenza nella zona e all’ora della strage non veniva comunque messa in discussione. Un lavoro ripetuto più e più volte con i sistemi informatici in dotazione alla Difesa aerea dell’Alleanza e definito dagli stessi specialisti Nato senza alcuna possibilità di errore. Però reticente su un unico punto, cruciale: l’identificazione dei caccia francesi.
Ma il radar di Poggio Ballone (Grosseto), all’epoca uno tra i più efficienti, aveva visto che tre di quegli aerei provenivano da Solenzara e a Solenzara erano rientrati dopo l’esplosione del DC9 Itavia. E il quarto – un aereo radar Awacs – era rimasto in volo sopra l’isola d’Elba registrando tutto ciò che era accaduto nel raggio di centinaia di chilometri, quindi anche a Ustica. Sarà un caso che il registro della sala radar con cui si sarebbero potuti incrociare i dati del tabulato non fu trovato durante il sequestro ordinato dal giudice istruttore Rosario Priore e che l’Aeronautica lo consegnò cinque giorni dopo senza il foglio di servizio del 27 giugno 1980? Sarà un caso che Mario Dettori, uno dei controllori, dichiarò a moglie e cognata che si era arrivati «a un passo dalla guerra» e poi fu trovato impiccato a un albero? Sarà un caso che il capitano Maurizio Gari, responsabile del turno in sala radar e perfettamente in salute, sia morto stroncato da un infarto a soli 32 anni? Sarà un caso che i capitani Nutarelli e Naldini, morti anche loro nella disastrosa esibizione delle Frecce tricolori nel 1988 a Ramstein, con il loro TF 104 abbiano incrociato quella sera tra Siena e Firenze il DC9 sotto cui si nascondeva un aereo militare sconosciuto e siano rientrati alla base di Grosseto segnalando per tre volte e in due modi diversi l’allarme massimo come da manuale (codice 73)?
C’è grande fibrillazione intorno a questa perizia della Nato su cui molti hanno cercato inutilmente di mettere le mani, in alcuni casi negandone addirittura l’esistenza. Ma il documento, un macigno sulle parole di chi ha sostenuto che il DC9 sia esploso per una bomba in un cielo deserto, ora è tornato a galla e ha consentito ai magistrati della Procura di Roma di preparare la partita finale di quest’indagine. Cinque rogatorie che potrebbero finalmente rendere giustizia alle 81 vittime di quella strage e di un segreto ancora inconfessabile.

di Andrea Purgatori, Corriere della Sera del 26 giugno 2011 [link originale]

Su stragi80.it: Le 21 tracce della notte dei misteri

3 commenti su “Quattro aerei nascosti nella notte di Ustica (Corriere)

  1. stragi80.it

    USTICA: BONFIETTI, GOVERNO SI IMPEGNI PERCHÈ PAESI RISPONDANO A ROGATORIE = DOMANI ANNIVERSARIO DEL DISASTRO AEREO – ‘TUTTI SI ATTIVINO PERCHÈ ESECUTIVO AGISCA’
    Roma, 26 giu. – (Adnkronos) – Il governo chieda, «con forte volontà politica», ai Paesi a cui sono state rivolte dalla magistratura italiana delle rogatorie internazionali sul caso di Ustica, di dare risposta. Lo sottolinea all’Adnkronos la presidente dell’associazione dei parenti delle vittime, Daria Bonfietti, alla vigilia del 31esimo anniversario del disastro aereo avvenuto il 27 giugno del 1980, quando un Dc9 dell’Itavia precipitò in mare causando la morte di 81 persone. A giudizio di Bonfietti tutti devono attivarsi affinchè l’esecutivo si faccia portatore di questa richiesta. «In questo 31esimo anniversario, se non ci fossero rumori di fondo che vogliono spostare l’attenzione, avremmo voluto ricordare i nostri cari morti su un aereo abbattuto nei cieli d’Italia in tempi di pace – rileva Daria Bonfietti – chiedendo uno sforzo al governo per far sì che i Paesi come Inghilterra, Francia, Germania e Libia, a cui sono state rivolte rogatorie internazionali dai nostri magistrati, rispondano a queste rogatorie». Domani l’associazione delle vittime incontrerà il sindaco di Bologna e anche in quell’occasione, «sarà chiesta la solidarietà – prosegue – perchè se vogliamo arrivare fino in fondo, tutti devono attivarsi affinchè il governo, come ha fatto per il caso Battisti, si faccia latore di una richiesta con forte volontà politica, perchè sia data una risposta alle rogatorie dei magistrati». Riguardo al fatto che si torni a parlare del documento della Nato del 1997, da cui emerge la presenza di aerei militari in volo nei cieli di Ustica la notte del 27 giugno 1980, Bonfietti precisa: «va bene mostrare di nuovo e ricordare la presenza di quei documenti, ma le carte erano e sono nella sentenza e ordinanza del giudice Priore e sono servite per definire le cause della vicenda». (Adnkronos)

  2. stragi80.it

    USTICA: GIOVANARDI, AEREI MILITARI? INTOLLERABILI FANTASIE SOTTOSEGRETARIO, RICOSTRUZIONE PURGATORI SMENTITA DA SENTENZE
    (ANSA) – ROMA, 26 GIU – Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi giudica «intollerabili le fantasticherie» di Andrea Purgatori che oggi, sul Corriere della sera, sostiene che nella vicenda di Ustica siano stati coinvolti quattro aerei militari. «Andrea Purgatori – sostiene Giovanardi – spaccia ancora una volta fantasiose ricostruzioni di quanto accadde a Ustica, già clamorosamente smentite da una sentenza passata in giudicato della Cassazione che ha smontato l’ipotesi del missile e di una battaglia aerea, dalla conclusione della Commissione tecnica composta da dodici famosi periti aeronautici di varie nazionalità che all’unanimità ha stabilito, dopo quattro anni di lavoro, che la caduta del DC9 fu provocata da una bomba scoppiata bordo e dalle decine di risposte alle rogatorie da parte degli americani e dai francesi». «Se questo non bastasse – prosegue – ho riferito al Parlamento che tutti gli aerei in volo quella notte sono stati identificati e nulla hanno a che fare con la caduta del DC9. Ma quello che è intollerabile è che Purgatori parli di fantomatici futuri documenti Nato, mentre la Nato stessa ha formalmente comunicato pochi mesi fa al Governo italiano che non esiste nulla di nuovo rispetto a quanto già trasmesso in passato alla Magistratura e alle autorità italiane».(ANSA)

  3. Andrea

    perchè il recupero del relitto fu fatto dopo quasi 6 anni e fu affidato ad una impresa francese? A chi appartenevano i resti del missile trovati vicino al D9 recanti solo in parte i colori di una bandiera ( un pezzo di targhetta che viene posta sui missili i cui colori rosso e bianco possono far supporre ad un missile italiano o francese) e di cui nessuno sembri che ne parli? E perchè quella sera in tutte le basi dell’Aeronautica furono fatti dei Briefing urgenti subito dopo il fatto e dopo aver ricevuto ordini dal comando generale di Roma? Cosa dovevano e hanno coperto in questi anni?Poi aggiungo sarà forse una semplice coincidenza ma il 27 giugno 2011 il Tribunale dell’Aia emetteo un mandato d’arrest internazionale nei confornti del leader Libico Gheddafi.

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