I corpi di Marcucci e Lorenzini saranno riesumati

sandro marcucciSaranno riesumati e sottoposti ad autopsia i resti dei piloti Silvio Lorenzini e Sandro Marcucci, morti il 2 febbraio 1992 in un incidente aereo a Campo Cecina (Massa Carrara) sulle Alpi Apuane. L’autopsia, prevista ai primi di giugno, è stata disposta nell’ambito della nuova inchiesta aperta dalla Procura di Massa sulla vicenda, che a suo tempo fu inquadrata come incidente aereo e su cui, adesso, sembrano essere ripartiti nuovi accertamenti per omicidio. Marcucci (nella foto) era un ex pilota dell’Aeronautica militare coinvolto come teste nell’inchiesta per la strage di Ustica. Secondo quanto apprende l’Ansa, l’esame necroscopico sarà condotto presso l’istituto di medicina legale di Pisa e si tratta del primo in assoluto, perché all’epoca dei fatti non fu eseguita alcuna autopsia sui cadaveri dei due piloti che morirono a distanza di giorni l’uno dall’altro. Le indagini, condotte dal pm Vito Bertoni, che ha aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti, sono riprese nel febbraio scorso dopo che l’associazione antimafia “Rita Atria” aveva presentato un esposto per chiederne la riapertura contestando la tesi ufficiale secondo cui i due piloti del velivolo antincendio erano morti in seguito a un incidente. Secondo l’associazione l’incidente non fu causato da una sua “condotta di volo azzardata, così come sostennero invece le conclusioni della commissione d’inchiesta tecnica nominata dal ministero dei trasporti” ma da un incidente che potrebbe essere stato provocato da “un attentato attuato con un ordigno al fosforo posto nel cruscotto dell’aereo”. (Fonte Ansa)

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I silenzi della Francia

PalazzoFarnese_partIl Senatore Carlo Giovanardi ama ripetere a memoria che le rogatorie internazionali sulla strage di Ustica vanno inoltrate alla Libia, unico Paese a non aver mai risposto. Mentre la Francia, a suo dire, ha sempre fornito alle autorità italiane delle esaurienti delucidazioni che escludono ogni suo coinvolgimento nell’affaire Ustica. Giovanardi cita spesso una lettera di Jacques Chirac, inviata a Giuliano Amato il 27 settembre 2000. In quella missiva l’allora Presidente francese scriveva: “Quattordici Commissioni rogatorie internazionali sono state indirizzate alle autorità giudiziarie francesi dal 6 luglio 1990 al 18 dicembre 1997. Queste Commissioni rogatorie hanno tutte ricevuto risposte che sono state indirizzate al magistrato richiedente; l’ultima trasmissione data 29 gennaio 1999. Pertanto tutte le Commissioni rogatorie sono state eseguite. La Francia è pronta a continuare la sua cooperazione piena ed intera”.
Tuttavia la realtà dei fatti è un’altra. Le rogatorie trasmesse alla Francia dal 6 luglio 1990 al 18 dicembre 1997 sono complessivamente 13, più un supplemento datato 30 marzo 1992. In un’altra lettera, inviata l’8 giugno 1996 all’allora ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick, il giudice Rosario Priore scriveva: “le rogatorie alla Francia – in numero di 11, dal 06.07.90 al 15.01.96 – hanno avuto risposte in gran parte negative, o perché totalmente negative o perché negative nelle parti di maggior rilievo. Quella datata 29.10.90 ha avuto una esecuzione del tutto inadeguata quanto alla visione dei reperti e alla collaborazione degli esperti francesi, come si legge dalla relazione di questo ufficio datata 05.10.92. Quelle datate 06.07.90, 18.12.90 e 13.06.94 hanno avuto risposta totalmente negativa. Di quelle datate 15.05.92, 16.05.94 e 15.01.96 non si è avuto nemmeno segnalazione di ricezione.” Continua a leggere

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Ustica, spunta un altro testimone

ap070307011711«I miei colleghi che salivano sulla scaletta del Dc9 e noi che scendevamo, ci siamo incrociati come tante altre volte: non dimenticherò mai quei volti, li ho stampati nella memoria». Era una ragazza ed ora è una donna, sono passati 33 anni da quella sera, 27 giugno 1980. Lei era una hostess precaria dell’Itavia e aveva portato, insieme al suo equipaggio, il Dc9 a Bologna per il penultimo volo di giornata. L’ultimo, il sesto, prevedeva il ritorno a Palermo: si è fermato per sempre a 50 chilometri da Ustica, negli abissi blu.
Doveva esserci anche lei, sopra, e tra le 81 vittime del disastro. Ma lei scese, dopo aver visto il comandante Gatti e l’ufficiale Fontana entrare in cabina, e con loro il capo degli assistenti di volo sistemare le proprie cose e accendersi una sigaretta. Scese dall’I-Tigi dove avrebbe dovuto rimanere e finire la giornata, e tornò a casa: «Dal controllo Charlie di Bologna mi avevano chiesto di rimanere a bordo e tornare indietro perché mancava una persona, ma non me la sono sentita e ho detto no, nonostante il fatto che una precaria debba sempre dire sì. Infatti fu sempre così, a parte quella volta. Non so spiegarmi perché, non ci fu un motivo preciso, ma quel rifiuto mi ha salvato la vita. È un peso che mi porto dentro da allora». Continua a leggere

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La testimonianza della hostess che scampò alla strage

“Sentivo qualcosa che mi diceva di tornare a casa, e così è stato, ho inventato una scusa, ho detto che stavo poco bene e non sono salita su quel volo. Quella bugia mi ha salvato la vita”. E’ scampata così al disastro di Ustica, che il 27 giugno 1980 costò la vita a 81 persone, tra cui 11 bambini, a bordo del Dc-9 dell’Itavia, una hostess di quella compagnia aerea che ha raccontato la sua storia a Top Secret, il programma-inchiesta a cura di Claudio Brachino in onda su Tgcom24 stasera, dalle 21.30 alle 22.30 [guarda il video]. L’intervista è stata rilasciata in esclusiva al giornalista Giampiero Marrazzo, direttore responsabile del quotidiano “Avanti!”. “Resta il ricordo dei colleghi che salivano sull’aeromobile. Loro salivano e io scendevo. Mi sento molto fortunata. Quando i miei amici sentono – afferma l’hostess – che mi lamento per vicissitudini della vita mi ricordano sempre quell’episodio”. “Il giorno prima, il 26 giugno – spiega -  ero sul volo Bologna-Palermo. Mi aveva chiamato il primo ufficiale perché vedessi quello che stavamo sorvolando: guardai dal finestrino della cabina di pilotaggio e vidi una nave enorme, seppi poi, proprio dal pilota, che si trattava di una portaerei. Mi disse che poteva trattarsi di una portaerei americana, ma forse era solo una sua intuizione”. “Eravamo abbastanza bassi, ho ancora stampata negli occhi l’immagine di questa nave enorme circondata da altre piccole navi. – afferma – Mi ricordo anche il pavimento di questa portaerei, che era a strisce. Il pilota, quasi scherzando, mi disse: meno male che ci siamo noi, piloti veterani, altrimenti ci silurano. Lui scherzando disse questa frase, il giorno dopo è accaduto quello che tutti sappiamo. Ho pensato di far sentire la mia verità, perché per me è un peso importante”. Le parole della hostess confermano quelle di un altro testimone che, lo scorso 2 aprile, ha dichiarato di aver sorvolato i cieli di Ustica “al comando di un volo di linea Alitalia il giorno prima della strage” e di aver notato “pochi minuti dopo il decollo dall’aeroporto di Palermo, una flottiglia di navi, una che sembrava una portaerei e almeno altre tre-quattro imbarcazioni”. (Fonte Ansa).

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I segreti dell’operazione Proud Phantom

Stragi80.it è entrato in possesso di un documento proveniente dall’Archivio Storico dell’Aviazione degli Stati Uniti D’America, dal titolo: Proud Phantom – The USAF tactical deployment to Egypt – june – october 1980 [sfoglialo]. Il documento, ottenuto grazie al Freedom of Information Act (FOIA), la legge che negli Usa tutela la libertà di stampa, ci è pervenuto con molte parti sottoposte a censura da parte del Governo statunitense. Esso descrive il grande spiegamento di forze nell’estate del 1980, dagli Usa all’Egitto.
In quei quattro mesi gli Stati Uniti trasportarono merci, uomini, materiali, aerei e armamenti, per supportare il neo alleato egiziano che da poco aveva abbandonato il blocco comunista, schierandosi al fianco dell’occidente. In breve tempo venne allestita una base aerea, a Cairo West, dove furono ospitati un gruppo di aerei Phantom F-4 (da qui il nome dell’operazione). Di questa operazione parla, in uno studio agli atti della Commissione Stragi dal titolo La situazione del Mediterraneo nel 1980, anche l’ingegner Paolo Miggiano.
Uomini, mezzi e materiali cominciano ad arrivare a Cairo West sin dal 14 giugno, trasportati con aerei C-5 e C-141. Alcuni volano senza scalo, rifornendosi in volo, altri invece effettuano uno scalo tecnico per il rifornimento. Molte merci vengono dalla base tedesca di Ramstein, in Germania, base di proprietà del Governo degli Stati Uniti d’America, oltre che da altre basi. Continua a leggere

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La Francia risponde alla rogatoria della Procura di Roma

Sono all’esame del procuratore aggiunto Maria Monteleone ed Erminio Amelio gli atti che sulla strage di Ustica avvenuta la sera del 27 giugno del 1980 sono stati inviati a Roma dalle autorità francesi. L’invio dei documenti è conseguente ad una rogatoria che la Procura della Repubblica di Roma aveva presentato tre anni fa nel quadro dell’indagine portata avanti dopo che i processi sulla vicenda non avevano portato alla identificazione del responsabile il disastro. Alle autorità francesi il pubblico ministero della capitale aveva presentato una serie di quesiti per cercare di trovare una spiegazione ai misteri che fino ad oggi nonostante, come si è detto, i processi celebrati ancora circondano la vicenda. I pubblici ministeri, tra gli obiettivi, hanno anche quello di stabilire quanti fossero i mezzi navali e gli aerei presenti nella zona dove la sera del disastro era in corso un’esercitazione. (Fonte Adnkronos) Continua a leggere

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Ustica, spunta un nuovo supertestimone

C’è un nuovo testimone, ascoltato qualche giorno fa dalla procura di Roma, che riapre uno squarcio sulla strage di Ustica. Le sue rivelazioni, a trent’anni dal disastro aereo che costò la vita a 81 persone tra cui 11 bambini a bordo del DC-9 dell’Itavia, sono finite nel faldone di un’inchiesta che oggi non ha ancora responsabili. Ma che parte da una verità marchiata a fuoco lo scorso gennaio dalla sentenza della Terza sezione civile della Cassazione: “È abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile”. “Sorvolai i cieli di Ustica al comando di un volo di linea Alitalia, il giorno prima e, ancora, qualche minuto prima che accadesse la tragedia – avrebbe raccontato il testimone al procuratore aggiunto Maria Monteleone e al pubblico ministero Erminio Amelio che hanno secretato il verbale e sull’audizione mantengono il più stretto riserbo – Dopo alcuni minuti dal decollo dall’aeroporto di Palermo, sotto di me notai una flottiglia di navi: una che sembrava una portaerei e almeno altre tre-quattro imbarcazioni. Ho commentato con l’altro comandante questa presenza e quando seppi della tragedia pensai subito a quell’addensamento navale”. (Fonte Repubblica)

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Una nuova verità sulla fine di Dettori

Si è aperto uno spiraglio. Una piccola, ma preziosa speranza di verità. La magistratura di Massa ripercorrerà i 26 anni di dubbi e di tormenti dei familiari del maresciallo dell’Aeronautica militare Mario Alberto Dettori, di Pattada, trovato impiccato a un albero il 30 marzo 1987, vicino al greto del fiume Ombrone, nel Grossettano. Dettori aveva solo 38 anni.
La procura della Repubblica di Massa, dopo un esposto presentato dall’associazione Rita Atria, ha infatti deciso di aprire un fascicolo sull’incidente aereo nel quale, il 2 febbraio 1992 a Campocecina, perse la vita l’ex colonnello dell’Aeronautica Alessandro Marcucci. L’ipotesi di reato è quella di omicidio. «Non è un atto dovuto – ha detto il procuratore Aldo Giubilaro – ma la convinzione che nelle precedenti indagini ci sono elementi incongruenti e contraddittori tutti da verificare».
Ma che cosa lega Marcucci a Dettori, perché la riapertura delle indagini su quello stranissimo incidente aereo può riscrivere anche la storia del “suicidio impossibile” di Mario Alberto Dettori? Sandro Marcucci era un ufficiale brillante e capace. Aveva aderito al movimento che si era costituito all’interno delle forze armate per “democratizzare” l’universo chiuso delle stellette. Ma era soprattutto un uomo che stava indagando con discrezione sulla strage di Ustica insieme all’amico e collega Mario Ciancarella. La loro fonte, l’uomo che li aveva contattati, insinuando il terribile sospetto che il Dc9 Itavia Bologna-Palermo il 27 giugno 1980 non fosse precipitato per un cedimento strutturale, ma nei cieli di Ustica si fosse trovato al centro di uno scenario di guerra, abbattuto da un missile aria-aria. Continua a leggere

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La Procura di Massa indagherà sul caso Marcucci

Clamorosa riapertura dell’inchiesta sull’incidente aereo di Campo Cecina del 2 febbraio 1992, quando i piloti Alessandro Marcucci e Silvio Lorenzini persero la vita cadendo con il loro velivolo anti-incendio, sulle Alpi Apuane. Il pm di Massa Carrara, Vito Bertoni, indagherà per omicidio contro ignoti. A riportare l’attenzione sul caso, chiedendo la riapertura delle indagini, era stata l’associazione antimafia “Rita Atria”, che aveva presentato un esposto. Alessandro Marcucci era un ex pilota dell’Aeronautica militare coinvolto come testimone nell’inchiesta per la strage di Ustica. Secondo l’associazione antimafia, l’incidente non fu causato da una condotta di volo azzardata, come sostennero i tecnici della commissione di inchiesta, ma probabilmente da una bomba al fosforo piazzata nel cruscotto dell’aereo. (Fonte Adnkronos)

Il caso Marcucci sul sito dell’Associazione Rita Atria
La morte di Sandro Marcucci nell’istruttoria del caso Ustica

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Storia di un segreto inconfessabile

Sembra la storia di O.J. Simpson, l’ex campione di football americano che dopo aver ucciso moglie e amante nel 1994 la scampò clamorosamente in sede penale ma fu riconosciuto colpevole in sede civile e condannato a risarcire le famiglie delle vittime. In realtà, una differenza con quella vicenda c’è. E cioè che un processo penale sulle cause della strage di Ustica non è mai stato celebrato perché l’inchiesta è ancora aperta e due magistrati della Procura di Roma (Amelio e Monteleone) sono in attesa che alcuni dei Paesi direttamente o indirettamente coinvolti nell’abbattimento del DC9 Itavia (Francia e Libia su tutti) rispondano alle rogatorie italiane, possibilmente senza reiterare silenzi, omissioni e bugie dietro cui si sono nascosti negli ultimi trentatré anni. La Nato, grazie alla pressione discreta ma determinata del capo dello Stato e del suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, consegnò alla nostra magistratura l’elenco degli aerei militari in volo la sera del 27 giugno 1980 (una quindicina) identificandoli tutti ad eccezione di due/tre caccia, che dall’incrocio con i dati registrati sui tracciati radar del sito della Difesa aerea di Poggio Ballone risultarono appartenere all’Armée de l’air che operava sulla base corsa di Solenzara in Corsica. Più specificamente, il radar italiano aveva visto i caccia decollare e rientrare a cavallo dell’ora dell’abbattimento del DC9 (le 20,59). Continua a leggere

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