Il governo declassifica i documenti sulle stragi, c’è anche Ustica

Matteo RenziIl premier Matteo Renzi, come annunciato nell’intervista rilasciata a Repubblica domenica scorsa, ha firmato oggi la direttiva che dispone la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904.
«Secondo quanto stabilito nel CISR dello scorso venerdì – riferisce Palazzo Chigi in una nota diffusa nel pomeriggio -, la direttiva consente il versamento anticipato di carte classificate in possesso di tutte le amministrazioni dello Stato che rappresentano un importante contributo alla memoria storica del Paese. I documenti verranno versati secondo un criterio cronologico (dal più antico ai tempi più recenti), superando l’ostacolo posto dal limite minimo dei 40 anni previsti dalla legge (fatto che vale per tutte le Amministrazioni) prima di poter destinare una unità archivistica all’Archivio Centrale».
«Uno dei punti qualificanti della nostra azione di governo – sottolinea il Presidente del Consiglio – è proprio quello della trasparenza e della apertura. In questa direzione va la decisione di oggi che considero un dovere nei confronti dei cittadini e dei familiari delle vittime di episodi che restano una macchia oscura nella nostra memoria comune». Continua a leggere

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Quando l’Itavia, per l’Aeronautica, era affidabile

ItaviaE’ il 1972, il Ministero della Difesa ha intenzione di acquistare due aerei “per soddisfare particolari esigenze relative al trasporto di autorità governative”. Non è stato ancora deciso quali aerei acquistare, ma, tra le ipotesi, c’è quella di dotarsi di due Fokker 28, in versione VIP. L’Amministrazione della Difesa, con un documento del 28 ottobre 1972, chiede alla Società Itavia, di formulare una offerta economica relativa alla manutenzione dei Fokker 28, nel caso in cui la scelta ricada proprio su questo modello di aereo. La richiesta è molto dettagliata. L’Itavia, in caso di affidamento dell’incarico, si dovrà occupare della manutenzione completa degli aeromobili, l’Aeronautica Militare, invece, si limiterà all’esecuzione delle sole operazioni di linea di primo livello, ovverosia controlli pre e post-volo, con la sostituzione di pezzi di limitata entità e che non richiedano specifiche attrezzature. Tutto il resto sarà competenza di Itavia. Il documento porta la firma del Gen. G. Battista Nicolò. Si tratta, è il caso di sottolinearlo, di due aerei di Stato, a disposizione delle più alte cariche per voli istituzionali del Capo dello Stato, del Presidente del Consiglio dei ministri, dei presidenti delle Camere e dei Ministri. Continua a leggere

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Lettera aperta all’Onorevole esperto di bombe

dc9Caro “Onorevole esperto di bombe”, senza mettere in dubbio la sua competenza in fatto di esplosioni, ha mai sentito parlare del Professor Firrao? Donato Firrao, oltre ad essere Professore Ordinario di Metallurgia, Titolare di Tecnologia dei Materiali Metallici, nonché Preside della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino, è l’uomo che nel 2002 risolse il caso Mattei, dopo 40 anni di menzogne di Stato. Il Professor Firrao dimostrò che dietro il pannello strumenti del Morane Saulnier dell’Ingegner Enrico Mattei, pilotato dal Comandante Imerio Bertuzzi, furono collocati 100 grammi di Compound B, definito comunemente Tritolo, fatti esplodere quando il pilota, in finale di atterraggio, azionò la leva del carrello.
Per 40 anni, la caduta di quell’aereo fu definita, dalle inchieste ufficiali, un “errore del pilota”. Oggi, invece, esiste la certezza che, così come aveva fatto tante volte contro le navi inglesi con il suo silurante, il Comandante Pilota Imerio Bertuzzi, eroe di guerra, non fallì la sua missione, ma fu vigliaccamente ucciso insieme all’Ing. Mattei. Firrao, durante l’ultima inchiesta Mattei, ebbe a disposizione solo pochi elementi, giusto la fede e l’orologio del Presidente dell’Eni, nonchè qualche strumento dell’avionica del Morane Saulnier, eppure risolse il caso brillantemente nonostante fossero passati 40 anni ed un infinità di menzogne.  Continua a leggere

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Bonfietti, Sky accredita la bomba e oltraggia la verità

Daria Bonfietti“Un oltraggio alla verità storica e giudiziaria” e “un insulto alla magistratura”. Così Daria Bonfietti, presidente dell’associazione familiari vittime della strage di Ustica del 27 giugno 1980 – quando un DC9 dell’Itavia in volo tra Bologna e Palermo si inabissò nel mar Tirreno, abbattuto da un missile durante un duello aereo secondo le conclusioni della magistratura – definisce la trasmissione Indagine ad alta quota andata in onda due sere fa su Sky National Geographic, che ha rilanciato la tesi dell’esplosione di una bomba nella toilette del velivolo. Bonfietti rileva che “in questi giorni si sta portando avanti, su Sky, ripresa immediatamente dal senatore Ncd Carlo Giovanardi, l’ennesimo attacco alla verità storica e giudiziaria su Ustica. Bisogna segnalare che si fanno proprie le tesi di un perito giudiziario, l’inglese Frank Taylor, del quale sia la procura sia il giudice istruttore Rosario Priore hanno rigettato le conclusioni. In questo caso però si va oltre e si attacca pure la buona fede della magistratura e si dice che è stata una operazione voluta per nascondere la verità. E’ questo il fatto grave della trasmissione. Lo stesso Giovanardi finora aveva detto: i periti ve l’avevano già detta la verità. Questo programma deborda, e dice che la verità è stata addirittura nascosta dalla magistratura. E’ troppo”, conclude Bonfietti, lamentando che la sua immagine, insieme a quella di Andrea Purgatori, il giornalista che ha seguito dall’inizio il caso e ha sostenuto la tesi del missile, sia stata inserita in questa trasmissione che “oltraggia la verità”. (Fonte Ansa)

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“Ustica, solo aerei Nato in volo la notte della strage”

dc9Il maresciallo Mario Sardu, 62 anni, quella notte era il responsabile del 35esimo Cram di Marsala, sede del centro militare di controllo radar, nome in codice “Moro”. Oggi è pensionato. Ed è arrabbiato con l’Aeronautica per problemi legati a scatti di carriera e ad avanzamenti di grado che non gli sono stati concessi. Ha fatto ricorso al Tar, ma è stato respinto. Stessa sorte col Consiglio di Stato. Ha scritto a Napolitano e al ministro della Difesa. Nessuno gli ha risposto. Per 33 anni non ha mai rilasciato un’intervista. Questa è la prima. Ed è destinata a riaccendere polemiche. Perché il maresciallo spiega come il wargame Synadex, l’esercitazione simulata, non sia mai stata sospesa. Semplicemente perché non andò mai in esecuzione. Ai giudici, invece, i radaristi avevano detto che era stata “attivata”. E conferma l’ipotesi che ad abbattere il DC-9 non sia stato un aereo “nemico”.
«In quel momento, qualche minuto prima della caduta dell’aereo, tutto il traffico era friendly. Il settore (Martina Franca) ci disse non seguiteli più. Volevano che seguissimo le tracce in penetrazione (quella degli aerei non appartenenti alla Nato, ndr), perché quelle che avevamo identificato erano tutti amici. Quando facevamo l’esercitazione, cosa che accadeva almeno una volta alla settimana, si metteva il nastro Synadex di simulazione di guerra. L’operatore EM Ior era Tozio Sossio. Il simulato partiva alle 9, ma per 20-25 minuti lui non riuscì a mettere la scheda. Poi il settore ci disse “ripassiamo in reale”. Ma nel frattempo l’aereo era già caduto».
Quindi non siete mai stati in simulato? La Synadex doveva attivarsi alle ore 19 Zulu, cioè alle 21 locali. Alle 21 e 13, quando avete dato lo “stop” non eravate ancora partiti, è così?
«Esatto! Non siamo neanche entrati in simulato. Queste cose le hanno prese tutte sottogamba, non le hanno mai considerate…».
Perché non l’ha mai detto prima?
«Non ce l’hanno mai chiesto! Salvatore Loi era all’identificazione e girava la manopola su sim o su reale. Ma su reale non poteva più vedere il DC-9 perché era già caduto». Continua a leggere

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Piazza Fontana, la strage del 12 dicembre 1969 e i suoi segreti

piazza fontanaStragi80.it, nel giorno del ricordo della Strage di Piazza Fontana, pubblica un lungo intervento, a commento della recente archiviazione dell’ultima inchiesta sull’attentato del 12 dicembre 1969, a firma del giornalista Paolo Cucchiarelli.
Mentre leggevo la sentenza di archiviazione dell’ultima inchiesta aperta a Milano sulla strage del 12 dicembre 1969, è tornata alla mente una frase tratta dall’ultima intervista di Pier Paolo Pasolini e un suo brano che cito nel volume «Il segreto di Piazza Fontana».
Il verdetto della magistratura del 30 settembre 2013 tratta abbondantemente di questo libro bollandolo come «inattendibile» nella ricostruzione proposta, e «inverosimile» nella tesi dispiegata nelle 700 pagine del volume e cioè le «doppie bombe» detonate nel salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura.
La frase di Pasolini dice che in Italia è successo qualcosa di irrimediabilmente grave; il problema non è la verità dei fatti ma la perdita della loro evidenza.
La «perdita dell’evidenza» è l’unico commento possibile alle motivazioni dell’archiviazione che non tengono conto di un solo elemento sviluppato e proposto nell’inchiesta giornalistica. Uno solo.
Sui magistrati Pasolini aveva una sua valutazione, già proposta al termine del libro che mi limito a  riprendere:
«L’inchiesta sui ‘golpe’ (Tamburino, Vitalone …), l’inchiesta sulla morte di Pinelli, il processo Valpreda, il processo Freda e Ventura, i vari processi contro i delitti neofascisti… Perché non va avanti niente? Perché tutto è immobile come in un cimitero? È spaventosamente chiaro. Perché tutte queste inchieste e questi processi, una volta condotti a termine, ad altro non porterebbero che al Processo di cui parlo io. Dunque, al centro e al fondo di tutto, c’è il problema della magistratura e delle sue scelte politiche. Ma, mentre contro gli uomini politici tutti noi [...] abbiamo il coraggio di parlare, perché in fondo gli uomini politici sono cinici, disponibili, pazienti, furbi, grandi incassatori, e conoscono un sia pur grossolano fair play, a proposito dei magistrati tutti stanno zitti, civicamente e seriamente zitti. Perché? Ecco l’ultima atrocità da dire: perché abbiamo paura.»
Chiuso il fascicolo dell’archiviazione, arrivato dopo quasi un anno di «approfondimenti», rimane un «malessere», una sconsolata valutazione complessiva che può essere così sintetizzata: la Procura di Milano non può, non sa, non deve indagare fino in fondo sulla strage di Piazza Fontana. La scelta del verbo dipende dalla singola fiducia che ciascuno ancora mantiene nella possibilità che la giustizia metta le mani dove alberga una lontana scelta politica. Fosse anche di mera politica giudiziaria.
Non metto in discussione il valore di una sentenza tanto ricca di citazioni e di rinvii e dubbi procedurali, quanto povera di un concreto confronto con i fatti proposti nel volume, ma il modo con cui si è scelto di non vedere, non capire, non verificare, non approfondire, la tesi della «doppia bomba». Continua a leggere

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Il fantasma dell’Itavia sopravvissuto a Ustica / La Stampa

ItaviaDici Itavia e pensi a un aereo in pezzi. A una parola: strage. A un luogo, Ustica. A un giorno, il 27 giugno 1980. A un numero, 81: i morti. Non esiste un prima né un dopo. L’ultimo volo Itavia atterrò il 10 dicembre 1980, ma l’avventura della compagnia privata che sfidava l’Alitalia si era inabissata cinque mesi prima con il Dc9 I-Tigi. Il resto fu agonia: il discredito pubblico, l’accusa di «cedimento strutturale» spacciata senza prove, la leggenda nera delle «bare volanti», i clienti terrorizzati, gli aerei vuoti, il ritiro delle licenze, il commissariamento, le indagini, la chiusura.
Se dici Itavia a Tiziana Davanzali, figlia del patron Aldo, pensa a due telefonate. Quella del padre di 33 anni fa, nella casa al mare di Sirolo dove trascorreva una giovinezza agiata: «E’ caduto un aereo, la situazione è difficile». E quella di due giorni fa, dell’amico avvocato Mario Scaloni, che le dava finalmente la notizia della sentenza della Cassazione che riabilita la storia dell’Itavia, vittima di depistaggi. Tiziana ha rivolto un pensiero al padre, morto nel 2005, si è fatta dare un bicchiere d’acqua e ha sussurrato: «Ci distrussero, ora possiamo tornare a vivere tranquilli, nella verità».
Due volte l’anno, con la sorella Luisa partecipa alle rimpatriate degli ex dipendenti. Un migliaio nel 1980. Duecento sono rimasti in contatto, prima per telefono, poi con email, facebook e un blog, noidellitavia.it, 24 mila accessi in pochi mesi. Si ritrovano a pranzo in un hotel nella campagna laziale, scambiando ricordi, reliquie aziendali e fotografie «per tenere viva la memoria». «Una grande famiglia», spiega Tiziana. Raro trovare tale attaccamento a un’azienda, oltre trent’anni dopo e con tutto quello che è successo. Continua a leggere

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Il PD con un ddl chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla strage di Ustica

parlamento_italianoUn disegno di legge è stato presentato da 36 parlamentari Dem per chiedere una commissione d’inchiesta su Ustica. Si tratta di 25 deputati (Michele Anzaldi, Matteo Richetti, Pierdomenico Martino, Giuseppe Lauricella, Enzo Lattuca, Franca Biondelli, Vinicio Peluffo, Paola Bragantini, David Ermini, Piergiorgio Carrescia, Sofia Amoddio, Teresa Piccione, Stella Bianchi, Luigi Famiglietti, Giovanni Burtone, Roberto Morassut, Danilo Leva, Lorenza Bonaccorsi, Angelo Senaldi, Simona Bonafè, Paolo Cova, Marco Carra, Ernesto Magorno, Cristina Bargero, Alessandro Bratti) e di 11 senatori (Andrea Marcucci, Stefano Lepri, Stefano Collina, Mario Morgoni, Laura Cantini, Francesco Scalia, Claudio Moscardelli, Roberto Cociancich, Manuela Granaiola, Mauro Del Barba e Rosa Maria Di Giorgi) che hanno depositato un disegno di legge per richiedere l’istituzione di una commissione bicamerale sulla strage di Ustica. “La sentenza della cassazione impone che si vada fino in fondo – spiegano i primi firmatari Michele Anzaldi ed Andrea Marcucci – come ci chiede in modo pressante Daria Bonfietti, presidente dell’associazione delle vittime. Ci rivolgiamo ai presidenti Grasso e Boldrini per una rapida calendarizzazione del disegno di legge, al fine di arrivare in tempi rapidi all’istituzione della commissione”, concludono i parlamentari. (Fonte ANSA)

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Ustica: da Cassazione svolta epocale. Parla il legale della famiglia Davanzali / Ansa

miniatura dc9Depistaggio delle indagini accertato, tesi del missile ormai conclamata: all’indomani della sentenza della Cassazione che ha riaperto il caso Ustica per la parte relativa al crac di Itavia, non nasconde la propria soddisfazione per il verdetto della Suprema Corte l’avvocato Cataldo D’Andria, legale di Luisa e Tiziana Davanzali. Le due donne sono figlie di Aldo, il patron della compagnia aerea, morto nel 2005 dopo aver combattuto in vari tribunali una lunghissima battaglia in difesa della “sua” Itavia.
“Ho pensato – dice l’avvocato D’Andria in un’intervista all’Ansa – che sono state premiate la tenacia e la fiducia anche tra le enormi difficoltà che la vicenda ha sempre manifestato. Le eredi Davanzali hanno creduto in questa battaglia di diritto che abbiamo portato avanti con passione e determinazione. Il nostro ricorso è stato accolto dopo un’udienza di discussione molto intensa e significativa, in particolare anche per la veemenza dell’intervento del Procuratore Generale nel sollecitare l’accoglimento del ricorso sotto tutti i suoi profili. E, poi, naturalmente, ho pensato che questa è una svolta epocale, nella lunga storia di questa dolorosa vicenda e nella sua ricostruzione”. Quali sono le sue riflessioni dopo la lettura della motivazione della sentenza? “La sentenza focalizza l’attenzione, “quale elemento risolutore della controversia”, sull’accertamento della sussistenza di un’attività di depistaggio, accertamento dichiarato ormai “non più suscettibile di essere rimesso in discussione”. Sulla base di questo punto fermo, si sviluppa poi la motivazione di carattere tecnico in relazione agli errori che hanno minato la sentenza di secondo grado oggi cancellata, laddove non ha correttamente applicato i principi in tema di “nesso causale”. Continua a leggere

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Il supertestimone: “Ecco cosa successe con il Mig libico, i due Mirage e il Tomcat” / Huffington Post

vittime“Fu all’inizio degli anni Ottanta. Una domenica in cui giocava l’Italia. Partii da Roma armato, con una scorta armata, e questo documento classificato segretissimo nella cartella. Una relazione completa sulla strage di Ustica che doveva essere controfirmata dal ministro della Difesa Giovanni Spadolini e trasmessa urgentemente al presidente del Consiglio Bettino Craxi. Arrivai alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, da lì una gazzella dei carabinieri mi portò nella sua residenza a Pian dei Giullari. Spadolini mi ricevette in biblioteca, indossava una vestaglia da camera rossa. Mi conosceva bene, lavoravo già da qualche anno nella sua segretaria particolare, mi chiamava per nome. Gli consegnai il documento. Lui si sedette, cominciò a leggere. Erano sette o otto pagine: il resoconto dettagliato di ciò che era accaduto quella sera, con allegate alcune carte del Sismi, il servizio segreto militare. Si parlava di due Mirage, di un Tomcat, si parlava del Mig. Mi resi subito conto che quello che c’era scritto non gli piaceva, scuoteva la testa. Finché a un certo punto sbattè un pugno sulla scrivania. Era infuriato. Ricordati, Giuseppe – mi disse – non c’è cosa più schifosa di quando i generali si mettono a fare i politici. Ma alla fine, controvoglia, firmò”.
Il maresciallo Giuseppe Dioguardi oggi ha 53 anni, ha prestato servizio in Aeronautica fino al 2008. Alla scadenza del suo nullaosta di segretezza, il Cosmic, che è il livello più alto, è stato ascoltato da Maria Monteleone ed Erminio Amelio, i due magistrati della Procura di Roma che indagano sulla strage di Ustica. Parte dell’interrogatorio è ancora secretato, ma il maresciallo ha accettato lo stesso di raccontare quello che sa. E sa molto. Nei 33 anni che ha trascorso nell’arma azzurra e alla Difesa, in posizioni di estrema responsabilità e delicatezza, un filo rosso lo ha tenuto sempre agganciato, spesso da supertestimone, a questa storia. Fin da quella sera del 27 giugno 1980, quando si trovò nella sala operativa della Prima regione aerea a Milano. Esattamente negli istanti in cui il DC9 Itavia veniva abbattuto nel cielo di Ustica. Continua a leggere

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