La strage di Ustica in due minuti

flight870Flight870 è un progetto crossmediale che vuole sfruttare nuovi media (come i social media, video virali, podcast, graphic novel) e nuove tecniche narrative (come quella infografica), per raccontare con semplicità i fatti di Ustica a noi noti, riordinandoli e mettendoli in fila, cercando di renderli comprensibili e condivisibili; per cercare di sbrogliare una matassa che si è ingarbugliata per più di 34 anni. «Si vuole raccontare questa storia nella maniera più essenziale possibile – scrivono i promotori dell’iniziativa -, riferendosi sia a chi pur avendo vissuto gli anni del caso Ustica in prima persona ha ricordi confusi, sia a chi, più giovane, non conosce quasi nulla dei fatti». Il progetto Flight870 è stato lanciato on-line il 27 giugno 2014 in occasione della 34a giornata della memoria di Ustica con un video teaser realizzato con la tecnica del videoinfographic che ripercorre in meno di 2 minuti i fatti salienti del caso, per iniziare domani a raccontare Ustica dalle basi e con semplicità.

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La strage di Ustica e gli imbarazzanti silenzi dell’Aeronautica

dc9Chissà ai piani alti dello Stato maggiore dell’Aeronautica militare come avranno preso la notizia che qualcuno, Oltralpe, trentaquattro anni dopo la notte di Ustica, ha deciso di iniziare a scrivere una nuova pagina di questa brutta storia. La verità è ancora lontana, è vero. E lo è anche perché i francesi non è detto che stavolta faranno sul serio. Potrebbero dire e non dire, o, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero raccontare qualcosa che, pur aggiungendo nuovi tasselli a questo rompicapo, non porterà da nessuna parte, anzi.
Daria Bonfietti, la presidente dei familiari delle vittime, ha ragione da vendere quando afferma che in questa storia, per fare davvero un passo in avanti, serve il pugno duro del governo e della diplomazia internazionale. La magistratura è arrivata fin dove poteva arrivare: a Parigi. Le rogatorie hanno fatto capire ai francesi che in Italia c’è ancora qualcuno che vuole la verità. Oltre deve andare il governo, perché senza l’avallo della politica difficilmente una dozzina di militari francesi, quelli che la Procura di Roma ha già sentito in qualità di testimoni, riusciranno a condurci verso il punto di svolta.
Il punto da non perdere di vista, tuttavia, è anche un altro. E il governo, in questo caso, potrebbe giocare un ruolo decisivo non solo desecretando veline che nella migliore delle ipotesi confermeranno quello che già sappiamo. Perché quella notte, oltre i francesi, gli americani, i libici e la Nato, ebbe un ruolo – e non di certo secondario – anche la nostra Aeronautica. Lo ha ripetuto, per tre volte consecutive, la Cassazione, in sede civile, tornando a ricordare che qualunque cosa sia accaduta nel cielo di Ustica le nostre istituzioni avevano il dovere di proteggere quel volo, e questo non avvenne. Continua a leggere

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Ustica, caccia e portaerei Usa. Dopo 34 anni Parigi conferma / L’Unità

miniatura dc9Sì, quella notte l’aeroporto Nato di Solenzara, in Corsica, sembrava proprio un alveare impazzito. Caccia intercettori F 104 e Mirage di diverse nazionalità atterravano e decollavano in continuazione: chiamati a svolgere una missione sconosciuta proprio nelle stesse ore in cui il Dc 9 Itavia, volo I-TIGI, partito in ritardo da Bologna e diretto a Palermo con 81 persone a bordo, spariva dai radar e si inabissava nel mare di Ustica. La coincidenza fu rivelata da un testimone, il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo, l’uomo che avrebbe descritto dall’interno presenze e deviazioni piduiste nell’Arma, e che il 27 giugno 1980 si trovava in vacanza con la famiglia vicino a quella base operativa. Trentaquattro anni dopo, ormai accertato che il Dc 9 fu abbattuto nel corso di un’operazione di guerra, un altro piccolo strappo si sarebbe prodotto nel silenzio che per troppo tempo ha avvolto la strage come un pesante sudario istituzionale.
Facendo in un primo momento passare il disastro aereo come l’esito di un grave quanto inesistente “cedimento strutturale” del velivolo. Per lacerare quel tessuto i magistrati Erminio Amelio e Maria Monteleone hanno avviato elaborate rogatorie internazionali, cercando di capire di che nazionalità fosse l’aereo militare che quella notte cancellò le vite di 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio imbarcati sul volo I-TIGI. L’unico Paese a rispondere almeno parzialmente alle richieste dei Pm è stata la Francia, che in un primo tempo ha fornito lumi sulle posizioni di due sue portaerei, la Clemenceu e Foch. Poi il governo d’Oltralpe avrebbe rintracciato una decina di avieri che quella notte erano in servizio a Solenzara. Impossibile sapere, visto il riserbo che avvolge l’indagine, cosa questi abbiano dichiarato ai magistrati italiani, ma la ricostruzione di cosa accadde in Corsica non sarebbe più affidata solo a un testimone attento e competente come Bozzo. Altre voci parlerebbero di una base attiva fino a ore insolite, tanto da togliere il sonno a turisti e residenti. Voci che ora dovrebbero essere confermate risalendo la catena di comando, cioè rintracciando, se dopo tanto tempo sono ancora vivi, anche gli ufficiali superiori.
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Bonfietti: «più determinazione da parte del governo per trovare i colpevoli della strage di Ustica»

Daria BonfiettiPer fare piena luce sulla strage di Ustica «ci vuole maggiore sforzo, ci vuole maggiore determinazione, della politica e della diplomazia». L’appello è di Daria Bonfietti, presidente dei famigliari delle vittime, alla vigilia del 34esimo anniversario della tragedia. Bonfietti sottolinea come vada ancora dato un nome e un cognome ai responsabili, come vadano lette finalmente le “targhe” dei velivoli che abbatterono «un aereo civile in tempo di pace», appunto il Dc9 che si inabissò nel Tirreno in quel lontano 27 giugno 1980. «Speriamo e vogliamo credere che un’attenzione maggiore anche del Governo del mio paese, delle Istituzioni del mio paese, pena una caduta irreversibile della dignità nazionale, si attivi con forza per ottenerle queste risposte, sembra quasi che non si sia capito la gravità di ciò che è accaduto». Col Governo Renzi il dialogo è partito, attraverso gli incontri avuti col sottosegretario alla presidenza del Consiglio Marco Minniti e col ministro della Giustizia Andrea Orlando. Ma mancano ancora le risposte alle rogatorie avanzate dalla magistratura italiana. «Un minimo di attenzione da parte dei vari ruoli di uomini e donne degli apparati dello Stato – precisa Bonfietti – c’è stato e noi indurremo sempre questo tipo di attenzione». Per ricordare Ustica quest’anno Bologna va a caccia di video interviste: arriveranno sicuramente quelle di famigliari delle vittime ed ex dipendenti Itavia ma l’invito è rivolto a chiunque abbia testimonienza significative da riferire. Le raccoglierà l’istituto storico Parri nei giorni dell’anniversario della strage. «In un caso come quello di Ustica, in cui ci sono stati depistaggi, riportare anche le sensazioni vissute allora può avere molto senso», spiega il presidente del Parri, Luca Alessandrini. «Nessuno pensa di scoprire chissà quali verità – chiarisce Bonfietti- ma queste testimonianze servono». L’iniziativa è stata presentata nella sede del quartiere Navile, dove è stata illustrata la rassegna culturale del “Giardino della memoria” di fronte al museo di Ustica. Con circa 10.000 visite all’anno (in crescita) il museo è una delle mete museali preferite a Bologna. (Fonte Dire)

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Dalla verità alla storia, gli eventi del XXXIV Anniversario della Strage di Ustica

Anniversario 2014C’è ancora bisogno di verità sulla Strage di Ustica. La magistratura, con le sentenze definitive della Cassazione, ha confermato la verità che il DC9 Itavia è stato abbattuto e che i Ministeri dei Trasporti e della Difesa sono responsabili per non aver saputo difendere la vita di innocenti cittadini e per aver ostacolato il raggiungimento della verità. Ma rimane ancora la necessità di delineare il quadro completo, gli autori materiali di quell’atroce tragedia: in quella notte furono spezzate le vite di 81 cittadini e furono violati i confini e i diritti del nostro Paese. Il 27 giugno ricorre il XXXIV Anniversario della Strage di Ustica e, dopo trentaquattro anni da quel tragico volo, l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica prosegue nel suo impegno civile perché la verità venga consegnata alle pagine della Storia del nostro Paese.
“La memoria non è statica – scrive Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione – non è una lapide che si deteriora e diventa illeggibile: la memoria si fa ogni giorno ricordando e parlando la lingua del presente”.
E dunque per far sì che la memoria rimanga attiva, l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica per il XXXIV Anniversario della Strage dà vita a nuove iniziative. Si stringe il rapporto con l’Istituto per la Storia e le Memorie del ’900 – Parri Emilia- Romagna con il progetto di “un punto di ascolto” delle testimonianze dei primi giorni successivi alla strage con interviste ai parenti delle vittime, ai giornalisti coinvolti nel caso, al personale dell’Itavia, a periti e militari. Chiunque sia legato alla vicenda e voglia offrire il suo racconto di quegli eventi potrà farlo prendendo contatto con il personale dell’Istituto. Le video interviste saranno realizzate a cominciare dai giorni dell’Anniversario e poi messe a disposizione di cittadini e studiosi. Continua a leggere

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Anatomia di un attacco

ap070307011711Qualcuno, leggendo il mio precedente articolo “Analisi sulla rottura dell’ala sinistra del DC9 Itavia” si sarà chiesto come sia ancora possibile trovare, dopo quasi 34 anni e milioni di pagine di perizie e atti giudiziari, nuovi spunti ed elementi utili alle indagini osservando il relitto del DC9. Rispondo che non solo è possibile, ma aggiungo che guardare il relitto con i giusti occhi è anche molto utile a chi intende farsi un’idea personale sull’incidente, senza farsi sballottare, a destra e a sinistra, dalla montagna di informazione presente in rete e sui giornali. A volte si trova qualcosa di nuovo, a volte semplicemente si verifica la bontà o meno di una perizia o di un’ipotesi, in ogni caso guardare bene non fa male, anzi. Un semplice esempio.
La perizia Casarosa ha accertato, tra le altre cose, che l’ala sinistra, mancante della sua parte terminale, si è staccata dalla fusoliera a causa di una rotazione in avanti dovuta ad una forte decelerazione dell’aereo (avvenuta a causa dell’impatto con la superficie del mare, aggiungo io). Letta così potrebbe apparire come una delle tante ipotesi scritte sulla vicenda, ma osservando con attenzione il relitto del DC9 ne possiamo facilmente verificare la veridicità (o meno, lascio a voi la scelta).

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Analisi sulla rottura dell’ala sinistra del Dc9 Itavia

ap070307011711E’ ormai noto che la perizia Casarosa accertò, tra le altre cose, che la parte terminale dell’ala sinistra del DC9 Itavia precipitato ad Ustica si è spezzata a seguito di una forza agente dall’alto verso il basso, cioè nel senso contrario alle normali forze agenti su un’ala di un aeroplano. Casarosa tenta di spiegare questo fatto ipotizzando quello che poi verrà indicata come una “quasi collisione”. Un aereo passando molto vicino al DC9 ne provoca la rottura dell’ala a causa della scia vorticosa generata. Evento mai successo nella storia dell’aviazione mondiale. Grazie alla gentile ospitalità di stragi80 cercherò di illustrare una mia personale ipotesi con foto e disegni. Osservando l’ala sinistra, direttamente o dalle foto, è chiaramente visibile, innanzitutto, che sia nel museo di Bologna, ma anche nell’hangar di Pratica di Mare, l’ala è stata ricomposta in modo impreciso: la parte terminale andrebbe posizionata inclinata verso l’alto di un angolo di circa 10, 15 gradi rispetto al resto dell’ala.

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Il governo declassifica i documenti sulle stragi, c’è anche Ustica

Matteo RenziIl premier Matteo Renzi, come annunciato nell’intervista rilasciata a Repubblica domenica scorsa, ha firmato oggi la direttiva che dispone la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904.
«Secondo quanto stabilito nel CISR dello scorso venerdì – riferisce Palazzo Chigi in una nota diffusa nel pomeriggio -, la direttiva consente il versamento anticipato di carte classificate in possesso di tutte le amministrazioni dello Stato che rappresentano un importante contributo alla memoria storica del Paese. I documenti verranno versati secondo un criterio cronologico (dal più antico ai tempi più recenti), superando l’ostacolo posto dal limite minimo dei 40 anni previsti dalla legge (fatto che vale per tutte le Amministrazioni) prima di poter destinare una unità archivistica all’Archivio Centrale».
«Uno dei punti qualificanti della nostra azione di governo – sottolinea il Presidente del Consiglio – è proprio quello della trasparenza e della apertura. In questa direzione va la decisione di oggi che considero un dovere nei confronti dei cittadini e dei familiari delle vittime di episodi che restano una macchia oscura nella nostra memoria comune». Continua a leggere

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Quando l’Itavia, per l’Aeronautica, era affidabile

ItaviaE’ il 1972, il Ministero della Difesa ha intenzione di acquistare due aerei “per soddisfare particolari esigenze relative al trasporto di autorità governative”. Non è stato ancora deciso quali aerei acquistare, ma, tra le ipotesi, c’è quella di dotarsi di due Fokker 28, in versione VIP. L’Amministrazione della Difesa, con un documento del 28 ottobre 1972, chiede alla Società Itavia, di formulare una offerta economica relativa alla manutenzione dei Fokker 28, nel caso in cui la scelta ricada proprio su questo modello di aereo. La richiesta è molto dettagliata. L’Itavia, in caso di affidamento dell’incarico, si dovrà occupare della manutenzione completa degli aeromobili, l’Aeronautica Militare, invece, si limiterà all’esecuzione delle sole operazioni di linea di primo livello, ovverosia controlli pre e post-volo, con la sostituzione di pezzi di limitata entità e che non richiedano specifiche attrezzature. Tutto il resto sarà competenza di Itavia. Il documento porta la firma del Gen. G. Battista Nicolò. Si tratta, è il caso di sottolinearlo, di due aerei di Stato, a disposizione delle più alte cariche per voli istituzionali del Capo dello Stato, del Presidente del Consiglio dei ministri, dei presidenti delle Camere e dei Ministri. Continua a leggere

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Lettera aperta all’Onorevole esperto di bombe

dc9Caro “Onorevole esperto di bombe”, senza mettere in dubbio la sua competenza in fatto di esplosioni, ha mai sentito parlare del Professor Firrao? Donato Firrao, oltre ad essere Professore Ordinario di Metallurgia, Titolare di Tecnologia dei Materiali Metallici, nonché Preside della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino, è l’uomo che nel 2002 risolse il caso Mattei, dopo 40 anni di menzogne di Stato. Il Professor Firrao dimostrò che dietro il pannello strumenti del Morane Saulnier dell’Ingegner Enrico Mattei, pilotato dal Comandante Imerio Bertuzzi, furono collocati 100 grammi di Compound B, definito comunemente Tritolo, fatti esplodere quando il pilota, in finale di atterraggio, azionò la leva del carrello.
Per 40 anni, la caduta di quell’aereo fu definita, dalle inchieste ufficiali, un “errore del pilota”. Oggi, invece, esiste la certezza che, così come aveva fatto tante volte contro le navi inglesi con il suo silurante, il Comandante Pilota Imerio Bertuzzi, eroe di guerra, non fallì la sua missione, ma fu vigliaccamente ucciso insieme all’Ing. Mattei. Firrao, durante l’ultima inchiesta Mattei, ebbe a disposizione solo pochi elementi, giusto la fede e l’orologio del Presidente dell’Eni, nonchè qualche strumento dell’avionica del Morane Saulnier, eppure risolse il caso brillantemente nonostante fossero passati 40 anni ed un infinità di menzogne.  Continua a leggere

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