Saranno riesumati e sottoposti ad autopsia i resti dei piloti Silvio Lorenzini e Sandro Marcucci, morti il 2 febbraio 1992 in un incidente aereo a Campo Cecina (Massa Carrara) sulle Alpi Apuane. L’autopsia, prevista ai primi di giugno, è stata disposta nell’ambito della nuova inchiesta aperta dalla Procura di Massa sulla vicenda, che a suo tempo fu inquadrata come incidente aereo e su cui, adesso, sembrano essere ripartiti nuovi accertamenti per omicidio. Marcucci (nella foto) era un ex pilota dell’Aeronautica militare coinvolto come teste nell’inchiesta per la strage di Ustica. Secondo quanto apprende l’Ansa, l’esame necroscopico sarà condotto presso l’istituto di medicina legale di Pisa e si tratta del primo in assoluto, perché all’epoca dei fatti non fu eseguita alcuna autopsia sui cadaveri dei due piloti che morirono a distanza di giorni l’uno dall’altro. Le indagini, condotte dal pm Vito Bertoni, che ha aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti, sono riprese nel febbraio scorso dopo che l’associazione antimafia “Rita Atria” aveva presentato un esposto per chiederne la riapertura contestando la tesi ufficiale secondo cui i due piloti del velivolo antincendio erano morti in seguito a un incidente. Secondo l’associazione l’incidente non fu causato da una sua “condotta di volo azzardata, così come sostennero invece le conclusioni della commissione d’inchiesta tecnica nominata dal ministero dei trasporti” ma da un incidente che potrebbe essere stato provocato da “un attentato attuato con un ordigno al fosforo posto nel cruscotto dell’aereo”. (Fonte Ansa)
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Il Senatore
«I miei colleghi che salivano sulla scaletta del Dc9 e noi che scendevamo, ci siamo incrociati come tante altre volte: non dimenticherò mai quei volti, li ho stampati nella memoria». Era una ragazza ed ora è una donna, sono passati 33 anni da quella sera, 27 giugno 1980. Lei era una hostess precaria dell’Itavia e aveva portato, insieme al suo equipaggio, il Dc9 a Bologna per il penultimo volo di giornata. L’ultimo, il sesto, prevedeva il ritorno a Palermo: si è fermato per sempre a 50 chilometri da Ustica, negli abissi blu.
“Sentivo qualcosa che mi diceva di tornare a casa, e così è stato, ho inventato una scusa, ho detto che stavo poco bene e non sono salita su quel volo. Quella bugia mi ha salvato la vita”. E’ scampata così al disastro di Ustica, che il 27 giugno 1980 costò la vita a 81 persone, tra cui 11 bambini, a bordo del Dc-9 dell’Itavia, una hostess di quella compagnia aerea che ha raccontato la sua storia a Top Secret, il programma-inchiesta a cura di Claudio Brachino in onda su Tgcom24 stasera, dalle 21.30 alle 22.30 [
Stragi80.it è entrato in possesso di un documento proveniente dall’Archivio Storico dell’Aviazione degli Stati Uniti D’America, dal titolo: Proud Phantom – The USAF tactical deployment to Egypt – june – october 1980 [
Sono all’esame del procuratore aggiunto Maria Monteleone ed Erminio Amelio gli atti che sulla strage di Ustica avvenuta la sera del 27 giugno del 1980 sono stati inviati a Roma dalle autorità francesi. L’invio dei documenti è conseguente ad una rogatoria che la Procura della Repubblica di Roma aveva presentato tre anni fa nel quadro dell’indagine portata avanti dopo che i processi sulla vicenda non avevano portato alla identificazione del responsabile il disastro. Alle autorità francesi il pubblico ministero della capitale aveva presentato una serie di quesiti per cercare di trovare una spiegazione ai misteri che fino ad oggi nonostante, come si è detto, i processi celebrati ancora circondano la vicenda. I pubblici ministeri, tra gli obiettivi, hanno anche quello di stabilire quanti fossero i mezzi navali e gli aerei presenti nella zona dove la sera del disastro era in corso un’esercitazione. (Fonte Adnkronos)
Clamorosa riapertura dell’inchiesta sull’incidente aereo di Campo Cecina del 2 febbraio 1992, quando i piloti Alessandro Marcucci e Silvio Lorenzini persero la vita cadendo con il loro velivolo anti-incendio, sulle Alpi Apuane. Il pm di Massa Carrara, Vito Bertoni, indagherà per omicidio contro ignoti. A riportare l’attenzione sul caso, chiedendo la riapertura delle indagini, era stata l’associazione antimafia “Rita Atria”, che aveva presentato un esposto. Alessandro Marcucci era un ex pilota dell’Aeronautica militare coinvolto come testimone nell’inchiesta per la strage di Ustica. Secondo l’associazione antimafia, l’incidente non fu causato da una condotta di volo azzardata, come sostennero i tecnici della commissione di inchiesta, ma probabilmente da una bomba al fosforo piazzata nel cruscotto dell’aereo. (Fonte Adnkronos)
Sembra la storia di O.J. Simpson, l’ex campione di football americano che dopo aver ucciso moglie e amante nel 1994 la scampò clamorosamente in sede penale ma fu riconosciuto colpevole in sede civile e condannato a risarcire le famiglie delle vittime. In realtà, una differenza con quella vicenda c’è. E cioè che un processo penale sulle cause della strage di Ustica non è mai stato celebrato perché l’inchiesta è ancora aperta e due magistrati della Procura di Roma (Amelio e Monteleone) sono in attesa che alcuni dei Paesi direttamente o indirettamente coinvolti nell’abbattimento del DC9 Itavia (Francia e Libia su tutti) rispondano alle rogatorie italiane, possibilmente senza reiterare silenzi, omissioni e bugie dietro cui si sono nascosti negli ultimi trentatré anni. La Nato, grazie alla pressione discreta ma determinata del capo dello Stato e del suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, consegnò alla nostra magistratura l’elenco degli aerei militari in volo la sera del 27 giugno 1980 (una quindicina) identificandoli tutti ad eccezione di due/tre caccia, che dall’incrocio con i dati registrati sui tracciati radar del sito della Difesa aerea di Poggio Ballone risultarono appartenere all’Armée de l’air che operava sulla base corsa di Solenzara in Corsica. Più specificamente, il radar italiano aveva visto i caccia decollare e rientrare a cavallo dell’ora dell’abbattimento del DC9 (le 20,59).