Verso l’archiviazione l’inchiesta sulla morte del colonnello Marcucci. Nessun legame con Ustica

sandro marcucciSecondo quanto riportato dal quotidiano Il Tirreno, i magistrati della Procura di Massa Carrara, che un anno fa avevano riaperto le indagini sulla morte dell’ex colonnello dell’Aeronautica militare, Sandro Marcucci, e del dipendente della Comunità montana Silvio Lorenzini, sarebbero in procinto di archiviare il caso. La riesumazione del corpo dell’ufficiale e gli accertamenti tecnici, effettuati anche con l’ausilio di nuove tecnologie, avrebbero escluso che a bordo del Piper sul quale erano in volo il 2 febbraio ’92 vi fosse stato collocato un ordigno.
La riapertura delle indagini era stata disposta dopo un esposto di un’associazione antimafia in cui si ipotizzava che Marcucci, ex colonnello dell’Aeronautica militare, fosse stato ucciso perché in possesso di notizie riguardanti la strage di Ustica, frutto di indagini personali. In particolare, secondo quanto riferito da un suo ex collega, Marcucci aveva raccolto le confidenze di due testimoni, il generale Licio Giorgieri, ucciso dalle Brigate Rosse nell’87, ed il radarista Angelo Garfagna, morto nel ’96.
Salvo improbabili sorprese, e grazie a una rigorosa inchiesta compiuta dalla Procura di Massa, è stato escluso che l’incidente in cui morì Marcucci sia stato causato da una bomba. Conclusioni che certificano, di fatto, anche l’infondatezza di una ricostruzione molto fumosa e carente di riscontri.
Della morte di Marcucci, prima ancora degli accertamenti disposti dalla Procura di Massa, si era occupato anche il giudice Rosario Priore nell’ambito delle indagini sul caso Ustica concludendo che l’ufficiale “era a conoscenza di vicende del DC9 solo de relato”. Così come lo stesso Priore aveva già definito inattendibile (vedi capitolo dedicato ai depistaggi) il testimone che da anni accosta la tragedia di Marcucci a quella di Ustica.

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Al generale Preziosa la Légion d’Honneur

Pasquale PreziosaLa notizia, relegata in fondo a una nota dell’Aeronautica militare che informa sui lavori della conferenza sul dominio spaziale organizzati nell’ambito del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea, rischia di passare inosservata. Il generale Pasquale Preziosa, Capo di Stato Maggiore della stessa arma azzurra, ha ricevuto dal suo omologo francese, generale Denis Mercier, la Légion d’Honneur con il grado di Ufficiale dell’Ordine “come riconoscimento per aver saputo agevolare le relazioni bilaterali tra i due paesi”. Si tratta dell’onorificenza più alta attribuita dalla Repubblica francese che, tuttavia, proprio con l’Italia, avrebbe un conto in sospeso. Speriamo, dunque, che il generale Preziosa, forte della Légion d’Honneur, riesca ad agevolare le relazioni bilaterali anche sensibilizzando il generale Mercier rispetto alle domande sul caso Ustica che il nostro Paese ha più volte rivolto alla Francia, e in particolare proprio all’Armée de l’air.

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Caso Ustica, l’analisi dei documenti declassificati dal Governo / II parte

segretoDall’analisi dei documenti riguardanti il caso Ustica, appena declassificati dal Governo, emerge un lavoro diplomatico molto intenso da parte dell’ambasciata d’Italia in Libia. Decine, negli anni, i messaggi in partenza o in arrivo a Tripoli e molte le vicende, prima fra tutte la caduta del Mig libico sulla Sila avvenuta ufficialmente il 18 luglio 1980, che vedono impegnato il nostro corpo diplomatico.
Il 21 luglio ’80 alla Farnesina arriva un cable della nostra ambasciata a Tripoli, a firma Quaroni, il quale comunica di essere stato convocato, il giorno prima, cioè il 20, due giorni dopo la caduta dell’aereo, presso lo Stato Maggiore delle Forze Armate libiche. I libici danno spiegazioni dettagliatissime sulle modalità e le cause dell’incidente, spiegando che si trattava di una normale missione di addestramento, e non di un’azione ostile. Aggiungono che il pilota, sentendosi male, ha attivato l’autopilota, e l’aereo si è diretto in linea retta verso l’Italia dove, esaurito il carburante, è precipitato. La mancata esplosione, secondo i libici, e la mancata eiezione del pilota, confermerebbero la tesi esposta. I libici, inoltre, si dicono disponibili a fornire ulteriori elementi. Continua a leggere

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Caso Ustica, l’analisi dei documenti declassificati dal Governo / I parte

segretoI documenti appena declassificati dal Governo svelano, innanzitutto, l’intenso lavoro della diplomazia italiana nella vicenda della strage di Ustica. Diplomazia all’opera per sollecitare i governi alleati a dare risposta ai quesiti posti dalla magistratura italiana, ma anche per ottenere informazioni in via informale, sempre prestando massima attenzione a non irritare gli alleati, via via che le indagini condotte dal giudice Rosario Priore avanzavano ipotizzando responsabilità anche di paese tradizionalmente amici, come Francia e Stati Uniti. Intensissimo, poi, il lavoro svolto dalla nostra ambasciata a Tripoli. La Libia, infatti, è stata oggetto di numerose rogatorie, e la nostra ambasciata ha fatto sforzi enormi, anche alla luce della complessità della situazione politica libica, per cercare di avere dalle autorità di quel paese le informazioni richieste, cercando sempre di trovare il giusto equilibrio tra la necessaria fermezza nel richiedere risposte esaurienti e la necessità di mantenere buoni rapporti con Gheddafi. Sono le ambasciate di Parigi, Tripoli e Washington quelle che più hanno lavorato nel tentativo di fare luce sulla caso Ustica. Ma la vicenda ha riguardato decine di sedi diplomatiche (Egitto, Iran, Iraq, Malta, Repubblica Federale Tedesca, Belgio, Olanda, Israele, Regno Unito, Polonia, Yugoslavia e estremo Oriente). I documenti più interessanti sono quelli relativi ai tre paesi appena citati – Usa, Libia e Francia – quelli direttamente coinvolti nella strage, non fosse altro per la presenza dei loro mezzi aerei e navali nel Mediterraneo la sera del 27 giugno 1980. E sono proprio questi i paesi verso cui la nostra diplomazia ha compiuto gli sforzi maggiori, a qualsiasi livello. Continua a leggere

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I legali dei familiari delle vittime scrivono a Napolitano e Renzi

giorgio napolitanoUna lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e per conoscenza al premier Matteo Renzi, è stata inviata dagli avvocati Vincenzo, Vanessa e Fabrizio Fallica, legali di numerosi familiari delle vittime della strage di Ustica, affinché intervenga per mettere la parola “fine” a una vicenda che si trascina da 34 anni. «Siamo una famiglia di avvocati – scrivono – intensamente impegnati nella vicenda giudiziaria del disastro aereo di Ustica e rappresentiamo diversi parenti delle vittime tra i quali chi ha perduto l’intera famiglia composta dalla moglie e tre figli (Diodato Pasquale). Le inviamo questa lettera aperta per manifestare il nostro disappunto sul fatto che ancora oggi dopo 34 anni si parla di indagini giudiziarie». «Siamo perfettamente consapevoli – proseguono – dei notevoli impegni che la tengono legata alle sorti del nostro Paese in questo particolare momento di crisi, ma siamo convinti che si sia smorzato quel triste momento di isterismo politico istituzionale così da consentire una particolare attenzione alla nostra vicenda. Ed è per ciò che chiediamo il suo autorevole intervento affinché si ponga fine a questa triste vicenda che chissà per quanti anni ancora può interessare le aule giudiziarie». I legali concludono: «Sottoponiamo pertanto alla sua valutazione l’opportunità che il governo, tenuto conto di quanto già sufficientemente statuito, ponga fine ad ulteriori percorsi giudiziari attraverso un intervento transattivo e definitivamente risolutivo. Tutto ciò all’insegna di quella solidarietà sociale prevista dall’art 2 della Carta Costituzionale, di cui lei è garante». (Fonte Ansa).

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Strage di Ustica, ministeri di nuovo condannati a risarcire i familiari di sei vittime

miniatura dc9Il giudice monocratico del Tribunale civile di Palermo, Sebastiana Ciardo, ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire con 5 milioni e 637.199 euro i 14 familiari – o eredi di essi – di Annino Molteni, Erica Dora Mazzel, Rita Giovanna Mazzel, Maria Vincenza Calderone, Alessandra Parisi e Elvira De Lisi morti nella tragedia aerea di Ustica [qui il testo della sentenza]. I ministeri sono stati condannati anche a rimborsare 30.417 euro per spese di giudizio. Il giudice ha già calcolato nelle somme gli interessi e ha disposto che dai risarcimenti vadano detratte le somme ottenute dai familiari delle vittime già corrisposte nel ’90, nel 2004 e nel 2005 dallo Stato come indennizzo.
I 14 eredi delle vittime della tragedia del 27 giugno 1980, quando un’aereo dell’Itavia, diretto da Bologna a Palermo, s’inabissò nel Tirreno meridionale, sono stati rappresentati dagli avvocati Vincenzo, Vanessa e Fabrizio Fallica che già avevano ottenuto risarcimenti per altri familiari. Alcuni procedimenti si sono conclusi in Cassazione con la condanna definitiva dei ministeri.
Il giudice ha rigettato l’eccezione di prescrizione sollevata dai ministeri e cita le varie sentenze – sempre dopo i ricorsi di altri familiari delle vittime – del tribunale, della corte d’appello e della Cassazione. Il primo segmento di condotte illecite (entrambi i segmenti, scrive il giudice, sono acclarati in tutti i processi risarcitori celebrati in sede civilistica) è “l’omessa adozione di ogni utile accorgimento e soluzione tecnica al fine di evitare che il Dc9 intercettasse altro velivolo o missile sulla sua rotta“. Continua a leggere

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Strage di Ustica, cosa c’è nei documenti declassificati dal governo

ap070307011711Sono stati declassificati i primi documenti relativi alla strage di Ustica, come si era impegnato a fare il Governo qualche mese fa. Si tratta, è opportuno ribadirlo, di documenti già noti agli inquirenti, ma mai resi pubblici prima d’ora. Tra essi spicca un memorandum, dell’anno 2000, preparato per Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Molte le notizie interessanti. Vengono messe in luce le bugie e le contraddizioni delle autorità americane in merito alla strage. Nel memorandum si sottolinea infatti come gli Usa abbiano mentito relativamente alle attività di volo svolte la notte del 27 giugno 1980.
“Contrariamente a quanto affermato nel documento del 3 luglio […] sono invece emerse più attività di volo, prima durante e dopo l’incidente e in aree prossime a quelle dell’evento” si legge ad un certo punto. Vengono quindi elencati gli aerei americani in volo quella notte: il “Navi 61206”, un UC129, aereo da trasporto decollato da Sigonella alle 20.34; il “Juliet Mike 169”, decollato con urgenza, senza piano di volo, per una attività imprevista e che richiede clearance (autorizzazione) immediata. Tre velivoli P-3C da ricognizione decollati da Sigonella, ufficialmente impegnati in un raid chiuso Sigonella-Sigonella, e che in alcune fasi della navigazione avevano chiesto assistenza al Centro Radar di Marsala. Altri aerei non identificati dei quali esistono conversazioni TBT con l’aeroporto di Napoli Capodichino e Grazzanise, ma di cui non viene citato né il nominativo radio, né il NTN (Nato Track Number), ma vengono chiamati Novembre Uniform e November Yankee (che nell’alfabeto fonetico corrispondono alle lettere NU e NY). Tra le 19.10 e le 19.50 si registra la partenza di cinque velivoli militari dal Golfo di Napoli, Di questi velivoli la torre di controllo di Napoli non conosce i piani di volo. Continua a leggere

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La strage di Ustica in due minuti

flight870Flight870 è un progetto crossmediale che vuole sfruttare nuovi media (come i social media, video virali, podcast, graphic novel) e nuove tecniche narrative (come quella infografica), per raccontare con semplicità i fatti di Ustica a noi noti, riordinandoli e mettendoli in fila, cercando di renderli comprensibili e condivisibili; per cercare di sbrogliare una matassa che si è ingarbugliata per più di 34 anni. «Si vuole raccontare questa storia nella maniera più essenziale possibile – scrivono i promotori dell’iniziativa -, riferendosi sia a chi pur avendo vissuto gli anni del caso Ustica in prima persona ha ricordi confusi, sia a chi, più giovane, non conosce quasi nulla dei fatti». Il progetto Flight870 è stato lanciato on-line il 27 giugno 2014 in occasione della 34a giornata della memoria di Ustica con un video teaser realizzato con la tecnica del videoinfographic che ripercorre in meno di 2 minuti i fatti salienti del caso, per iniziare domani a raccontare Ustica dalle basi e con semplicità.

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La strage di Ustica e gli imbarazzanti silenzi dell’Aeronautica

dc9Chissà ai piani alti dello Stato maggiore dell’Aeronautica militare come avranno preso la notizia che qualcuno, Oltralpe, trentaquattro anni dopo la notte di Ustica, ha deciso di iniziare a scrivere una nuova pagina di questa brutta storia. La verità è ancora lontana, è vero. E lo è anche perché i francesi non è detto che stavolta faranno sul serio. Potrebbero dire e non dire, o, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero raccontare qualcosa che, pur aggiungendo nuovi tasselli a questo rompicapo, non porterà da nessuna parte, anzi.
I familiari delle vittime hanno ragioni da vendere quando affermano che in questa storia, per fare davvero un passo in avanti, serve il pugno duro del governo e della diplomazia internazionale. La magistratura è arrivata fin dove poteva arrivare: a Parigi. Le rogatorie hanno fatto capire ai francesi che in Italia c’è ancora qualcuno che vuole la verità. Oltre deve andare il governo, perché senza l’avallo della politica difficilmente una dozzina di militari francesi, quelli che la Procura di Roma ha già sentito in qualità di testimoni, riusciranno a condurci verso il punto di svolta.
Il punto da non perdere di vista, tuttavia, è anche un altro. E il governo, in questo caso, potrebbe giocare un ruolo decisivo non solo desecretando veline che nella migliore delle ipotesi confermeranno quello che già sappiamo. Perché quella notte, oltre i francesi, gli americani, i libici e la Nato, ebbe un ruolo – e non di certo secondario – anche la nostra Aeronautica. Lo ha ripetuto, per tre volte consecutive, la Cassazione, in sede civile, tornando a ricordare che qualunque cosa sia accaduta nel cielo di Ustica le nostre istituzioni avevano il dovere di proteggere quel volo, e questo non avvenne. Continua a leggere

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Ustica, caccia e portaerei Usa. Dopo 34 anni Parigi conferma / L’Unità

miniatura dc9Sì, quella notte l’aeroporto Nato di Solenzara, in Corsica, sembrava proprio un alveare impazzito. Caccia intercettori F 104 e Mirage di diverse nazionalità atterravano e decollavano in continuazione: chiamati a svolgere una missione sconosciuta proprio nelle stesse ore in cui il Dc 9 Itavia, volo I-TIGI, partito in ritardo da Bologna e diretto a Palermo con 81 persone a bordo, spariva dai radar e si inabissava nel mare di Ustica. La coincidenza fu rivelata da un testimone, il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo, l’uomo che avrebbe descritto dall’interno presenze e deviazioni piduiste nell’Arma, e che il 27 giugno 1980 si trovava in vacanza con la famiglia vicino a quella base operativa. Trentaquattro anni dopo, ormai accertato che il Dc 9 fu abbattuto nel corso di un’operazione di guerra, un altro piccolo strappo si sarebbe prodotto nel silenzio che per troppo tempo ha avvolto la strage come un pesante sudario istituzionale.
Facendo in un primo momento passare il disastro aereo come l’esito di un grave quanto inesistente “cedimento strutturale” del velivolo. Per lacerare quel tessuto i magistrati Erminio Amelio e Maria Monteleone hanno avviato elaborate rogatorie internazionali, cercando di capire di che nazionalità fosse l’aereo militare che quella notte cancellò le vite di 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio imbarcati sul volo I-TIGI. L’unico Paese a rispondere almeno parzialmente alle richieste dei Pm è stata la Francia, che in un primo tempo ha fornito lumi sulle posizioni di due sue portaerei, la Clemenceu e Foch. Poi il governo d’Oltralpe avrebbe rintracciato una decina di avieri che quella notte erano in servizio a Solenzara. Impossibile sapere, visto il riserbo che avvolge l’indagine, cosa questi abbiano dichiarato ai magistrati italiani, ma la ricostruzione di cosa accadde in Corsica non sarebbe più affidata solo a un testimone attento e competente come Bozzo. Altre voci parlerebbero di una base attiva fino a ore insolite, tanto da togliere il sonno a turisti e residenti. Voci che ora dovrebbero essere confermate risalendo la catena di comando, cioè rintracciando, se dopo tanto tempo sono ancora vivi, anche gli ufficiali superiori.
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