La Corte d’Appello di Palermo rigetta anche il quarto ricorso contro la sentenza di condanna dei ministeri

miniatura dc9La Corte d’Appello civile di Palermo, presidente Rocco Camerata Scovazzo, ha respinto il ricorso dei ministeri della Difesa e dei Trasporti alla sentenza del settembre 2011 quando il giudice Paola Proto Pisani condannò lo Stato a risarcire con oltre 100 milioni di euro i 42 familiari di 17 vittime della strage aerea di Ustica, quando il Dc 9 Itavia s’inabissò con 81 persone a bordo tra Ponza e Ustica il 27 giugno ’80. La sentenza di Proto Pisani affermò che la causa dell’abbattimento fu “un missile o collisione in una scena militare”. La corte, non pronunciandosi definitivamente, in parziale riforma della sentenza del tribunale ha dichiarato prescritto il “diritto al risarcimento dei danni connesso all’illecito consistito nel aver ostacolato o impedito l’accertamento della verità sulle cause del disastro e ha eliminato la relativa condanna del ministero della Difesa, e ha confermato la responsabilità dei ministeri per la morte delle vittime della strage. I giudici hanno rinviato alla sentenza definitiva l’esame delle singole voci del danno (tra cui quello da morte immediata) perché su quest’ultimo punto deve pronunciarsi la Cassazione a sezioni unite. La causa è stata rinviata al 7 ottobre. Con l’ ordinanza interlocutoria 5056 del 2014 la terza sezione civile della Cassazione ha rimesso all’esame delle sezioni unite la soluzione della “vexata quaestio” e del contrasto sorto sulla risarcibilità del danno da morte immediata, configurando la perdita del diritto alla “vita” come autonomo bene supremo della persona, e pertanto degno di ristoro monetario in favore degli eredi del defunto. Proprio questo è il punto per cui al corte ha rinviato la sentenza definitiva con le quantificazioni dei risarcimenti. I familiari delle vittime son difesi dagli avvocati Alfredo Galasso, Daniele Osnato, Vanessa e Fabrizio Fallica, Massimiliano Pace, Giuseppe Incandela. Continua a leggere

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Osnato: “nessun contrasto tra giudizi. Giovanardi studi le carte prima di fare affermazioni”

Daniele Osnato“Giovanardi continua a sostenere che nella vicenda riguardante il caso Ustica vi sia un contrasto di giudicati tra civile e penale. E recentemente ha persino dichiarato che l’ultima sentenza della corte di appello di Palermo ci rende ridicoli nel mondo. La pervicacia con cui Giovanardi continua a sostenere certe ‘apodittiche’ teorie per certi aspetti sembra essere uno dei pochi motivi che giustificano la sua posizione di uomo delle istituzioni. Ma proprio poiché ricopre un ruolo pubblico, vorrei che sia ben chiaro che non c’è e non c’è mai stato alcun contrasto tra giudizio penale e civile”. E’ quanto afferma il legale dei familiari delle vittime, Daniele Osnato, rispondendo alle dichiarazioni del senatore Carlo Giovanardi (Ap) in merito alla sentenza d’appello con la quale è stata confermata la condanna in sede civile dei ministeri della difesa e dei trasporti per il disastro del Dc-9 Itavia del 27 giugno 1980. “Nel processo penale – spiega l’avvocato – l’imputazione riguardava il reato di attentato alle istituzioni per il quale erano imputati i capi dell’Aeronautica del tempo, e in tale sede si concluse con un’assoluzione per tale addebito. Nel processo civile si è chiesto ai giudici di chiarire le cause del disastro e di identificare la responsabilità dei ministeri per depistaggio e per non avere assicurato la sicurezza di quel tragico volo; e la risposta ha portato al missile”. Giovanardi, aggiunge Osnato, “persevera, consapevolmente, a sostenere la teoria del conflitto di giudicati e forse in buona fede, considerata la sua profonda ignoranza delle vicende processuali. Ma quello che viene da chiedersi – prosegue il legale – è quale sia il vero interesse a diffondere notizie così distorte. E ci si dovrebbe chiedere quanti cittadini, qualora informati dell’infondatezza di tali asserzioni, possano mai legittimare le parole di chi li dovrebbe rappresentare. Evidentemente Giovanardi parla solo per se stesso, ne ha il coraggio e se ne assume le responsabilità. Ma proprio per questo – conclude il legale dei familiari delle vittime – gli consiglierei di studiare le carte prima di fare certe affermazioni”. (Fonte Ansa)

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Appello sentenza Tribunale di Palermo, i ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno risarcire i familiari delle vittime

miniatura dc9I ministeri della difesa e dei trasporti dovranno risarcire, per una cifra che dovrà essere quantificata, i familiari di 17 delle 81 vittime del disastro del Dc-9 Itavia precipitato al largo di Ustica il 27 giugno ’80. Lo ha deciso la prima sezione civile della corte d’appello di Palermo (leggi sentenza) rigettando gli appelli che l’avvocatura dello Stato aveva promosso contro alcune sentenze emesse nel settembre del 2011 dal Tribunale di Palermo (giudice Paola Proto Pisani). A ricorrere al rito civile, citando per danni lo Stato, erano stati 68 familiari delle vittime assistiti dagli avvocati Daniele Osnato e Alfredo Galasso che in primo grado si erano visti riconoscere un danno complessivo di oltre 100 milioni di euro. Secondo la corte d’appello di Palermo quanto avvenne nei cieli del basso Tirreno in occasione della strage di Ustica è da addebitarsi a un missile lanciato contro il Dc-9 da un altro aereo, da identificare, che intersecò la rotta del volo Itavia o alla ‘quasi collisione‘ con quest’ultimo. I giudici, sposando per intero le conclusioni raggiunte in primo grado, escludono radicalmente le ipotesi alternative della bomba collocata a bordo e del cedimento strutturale attribuendo ai due ministeri la responsabilità di non aver assicurato adeguate condizioni di sicurezza al volo Itavia. La Corte d’Appello ha dichiarato prescritto il solo diritto al risarcimento dei danni “connesso all’illecito consistito nell’avere ostacolato o impedito l’accertamento della verità sulle cause del disastro”, e cioè in seguito a depistaggi, eliminando la relativa condanna inflitta in primo grado al ministero della difesa. Nella sentenza i giudici d’appello tornano a confermare la centralità della sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore che nel ’99, al termine di una lunga istruttoria, analizzando i tracciati radar di Ciampino e basandosi sul parere di diversi esperti, concluse che il Dc-9 era stato abbattuto nel corso di una battaglia aerea e che la sua rotta era stata disturbata da velivoli militari di diversi Paesi tuttora da identificare. Continua a leggere

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L’Avvocatura dello Stato appella la sentenza di condanna dei ministeri

ap070307011711L’avvocato dello Stato Maurilio Mango ha chiesto alla corte di appello civile di Palermo il rigetto delle domande di risarcimento che il tribunale ha concesso a 18 familiari delle vittime della tragedia aerea di Ustica. L’avvocatura dello Stato chiede il rigetto per prescrizione o infondatezza e chiede di porre a carico dei familiari il “pagamento delle spese di lite oltre che quelle prenotate a debito”. Il giudice monocratico di Palermo, Sebastiana Ciardo, lo scorso ottobre aveva condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire con 5 mln 637.199 euro i 14 familiari – o eredi di essi – di Annino Molteni, Erica Dora Mazzel, Rita Giovanna Mazzel, Maria Vincenza Calderone, Alessandra Parisi e Elvira De Lisi. E all’inizio di questo mese aveva condannato i ministeri a risarcire quattro familiari di Gaetano La Rocca, con poco più di un milione di euro (1.007.152). Il procedimento per i parenti di La Rocca era stato stralciato per un errore in un documento. Sono diversi i procedimenti per risarcimento ancora pendenti in appello.
La Cassazione si è già pronunciata in maniera definitiva, nel gennaio 2013, sulla richiesta fatta dai familiari di quattro vittime della strage dando loro ragione e giudicando infondata la tesi della prescrizione. L’avvocatura dello Stato boccia il possibile scenario di guerra sui cieli di Ustica quando il 27 giugno ’80 cadde il Dc 9 Itavia con 81 persone a bordo, ribadisce la impossibilità di provare che ad abbattere l’aereo fu un missile e propende per l’ipotesi della bomba a bordo. Lo fa nella citazione d’appello con cui chiede il rigetto per prescrizione o infondatezza delle richieste di risarcimento dei familiari di 18 vittime della strage ai ministeri della Difesa e dei Trasporti, che il giudice civile aveva invece concesso in primo grado. Continua a leggere

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A Palermo nuova condanna per i ministeri dei Trasporti e della Difesa

miniatura dc9Il giudice civile palermitano Sebastiana Ciardo ha condannato i ministeri dei Trasporti e della Difesa per la strage di Ustica, nella causa proposta da quattro familiari di Gaetano La Rocca, morto nella strage. Lo Stato dovrà pagare in tutto (compresi gli interessi maturati) poco più di un milione di euro (1.007.152) di risarcimento meno le somme già liquidate agli eredi come indennizzo. Il giudice non ha ritenuta liquidabile “alcuna posta risarcitoria per il danno da depistaggio”.Per il giudice il “danno da depistaggio”, non è “bene ancorato a diritti o interessi di matrice costituzionale, aventi portata individualizzante rispetto alla posizione di ciascun danneggiato”. Su questo punto i legali dei familiari di La Rocca, gli avvocati Vincenzo, Vanessa e Fabrizio Fallica non sono d’accordo e stanno valutando il ricorso in appello. La causa è stata promossa da Alessandro Sabatini La Rocca e Marcello Sabatini La Rocca (figli di Gaetano) che hanno agito nel giudizio in qualità di eredi della madre, coniuge della vittima, e Maria Teresa La Rocca e Davinia La Rocca, sorelle di Gaetano. Il procedimento era stato stralciato dal giudizio andato a sentenza nell’ottobre scorso perché non erano stati presentati alcuni certificati attestanti le parentele con la vittima. Agli eredi della moglie di La Rocca vanno 402.861,70 euro ciascuno (di cui 202.861,68 come interessi) alle sorella della vittima vanno 101.715,40 ciascuno (di cui 50.715,41 come interessi). (Fonte Ansa)

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Ustica: una nuova ipotesi sulla caduta dell’aereo / Reportime

L’intervista di ReportTime al professor Agostino De Marco, uno degli ingegneri della Federico II di Napoli che ha presentato una simulazione 3d della traiettoria della caduta dell’aereo sulla base delle nuove teorie.
Un’altra possibile verità emerge sulla tragedia di Ustica: l’aereo cadde in acqua integro senza quindi esplodere in aria. A sostenere la nuova tesi su come possa essere finito in mare il DC9 dell’Itavia è stato uno studio condotto dai professori Agostino De Marco e Leonardo Lecce dall’Università Federico II di Napoli, dipartimento di Ingegneria industriale, sezione ingegneria aerospaziale.
Lo studio, durato nove mesi, e redatto su richiesta dell’avvocato delle vittime Daniele Osnato, fa emergere un’importante novità sulla dinamica dell’incidente che ha portato alla morte 77 passeggeri e 4 uomini dell’equipaggio: la nuova simulazione, oggi possibile grazie a dei software open source, ipotizza che quella notte di 34 anni fa l’aereo potrebbe aver impattato contro una possibile forza d’urto contraria che lo avrebbe fatto sobbalzare dalla sua rotta originale; a quel punto l’aereo avrebbe iniziato ad avvitarsi su sé stesso e poi sarebbe precipitato pressoché integro verso la superficie del mare.
L’avvocato delle vittime Osnato ha chiesto di mettere agli atti questa nuova relazione che potrebbe portare ad una nuova verità giuridica, ma il professor De Marco ci tiene a precisare che al momento “questa è un’analisi tecnica. La novità è che grazie ad un software moderno e il grado di expertise acquisito è stato possibile fare una simulazione mai creata prima. Io mi sono limitato a ricostruire la traiettoria di caduta che è compatibile con le condizioni in cui sono stati ritrovati i frammenti del Dc-9.”
Il team della Federico II, costituito dai due professori e da un loro ricercatore, ha ricreato in scala tridimensionale la dinamica dell’incidente, partendo dai dati in possesso: reperti ritrovati in fondo al mare, le carte di volo e tracciati radar e, non di minore importanza, gli ultimi documenti desecretati dal governo Renzi.

di Francesco Celardo per Reportime-Corriere della Sera

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Università di Napoli, il Dc-9 subì un attacco e non esplose in volo

miniatura dc9Il Dc-9 Itavia precipitato il 27 giugno 1980 al largo di Ustica, mentre andava da Bologna a Palermo con 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio, non esplose in volo e nelle vicinanze c’era almeno un altro aereo che lo attaccò, quasi certamente con un missile, lasciando una traccia radar che per anni era stata scambiata per i rottami del Dc-9 stesso. Lo afferma uno studio del Dipartimento di ingegneria aerospaziale dell’Università di Napoli appena consegnato ai legali dei familiari di alcune vittime, che potrebbe riscrivere daccapo quanto avvenne quella notte. Gli ingegneri dell’Università Federico II, a distanza di anni dalle ultime indagini tecniche promosse dalla magistratura, sono giunti a queste conclusioni rielaborando con nuove tecnologie gli stessi dati che erano stati acquisiti subito dopo il disastro. Dall’analisi emerge, innanzitutto, che la comparazione tra le tracce radar di Ciampino e la disposizione dei relitti finiti in fondo al Tirreno è compatibile con l’ipotesi che l’aereo, dopo un evento improvviso che creò uno squarcio nella fusoliera e la conseguente depressurizzazione, sia precipitato in mare sostanzialmente integro. Una novità assoluta che, stando a quanto affermano gli esperti consultati dai familiari delle vittime, rimetterebbe in discussione l’interpretazione dell’intero scenario. Fino ad ora, per sostenere la presenza di almeno un aereo non identificato nelle vicinanze del Dc-9, provata anche dalle parziali risposte fornite dalla Nato, si faceva riferimento a tre plot (-17, -12 e 2b), ovvero una coppia di tracce che compaiono prima del momento del disastro e due battute dopo. Adesso, invece, nell’ipotesi formulata dagli esperti partenopei, i plot che non appartengono al volo Itavia 870 sono molti di più, almeno una ventina, e proverebbero la presenza di uno, o forse due, aerei che da ovest verso est, dopo averlo attaccato, intersecano la traiettoria del Dc-9 e si disimpegnano. Continua a leggere

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Verso l’archiviazione l’inchiesta sulla morte del colonnello Marcucci. Nessun legame con Ustica

sandro marcucciSecondo quanto riportato dal quotidiano Il Tirreno, i magistrati della Procura di Massa Carrara, che un anno fa avevano riaperto le indagini sulla morte dell’ex colonnello dell’Aeronautica militare, Sandro Marcucci, e del dipendente della Comunità montana Silvio Lorenzini, sarebbero in procinto di archiviare il caso. La riesumazione del corpo dell’ufficiale e gli accertamenti tecnici, effettuati anche con l’ausilio di nuove tecnologie, avrebbero escluso che a bordo del Piper sul quale erano in volo il 2 febbraio ’92 vi fosse stato collocato un ordigno.
La riapertura delle indagini era stata disposta dopo un esposto di un’associazione antimafia in cui si ipotizzava che Marcucci, ex colonnello dell’Aeronautica militare, fosse stato ucciso perché in possesso di notizie riguardanti la strage di Ustica, frutto di indagini personali. In particolare, secondo quanto riferito da un suo ex collega, Marcucci aveva raccolto le confidenze di due testimoni, il generale Licio Giorgieri, ucciso dalle Brigate Rosse nell’87, ed il radarista Angelo Garfagna, morto nel ’96.
Salvo improbabili sorprese, e grazie a una rigorosa inchiesta compiuta dalla Procura di Massa, è stato escluso che l’incidente in cui morì Marcucci sia stato causato da una bomba. Conclusioni che certificano, di fatto, anche l’infondatezza di una ricostruzione molto fumosa e carente di riscontri.
Della morte di Marcucci, prima ancora degli accertamenti disposti dalla Procura di Massa, si era occupato anche il giudice Rosario Priore nell’ambito delle indagini sul caso Ustica concludendo che l’ufficiale “era a conoscenza di vicende del DC9 solo de relato”. Così come lo stesso Priore aveva già definito inattendibile (vedi capitolo dedicato ai depistaggi) il testimone che da anni accosta la tragedia di Marcucci a quella di Ustica.

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Al generale Preziosa la Légion d’Honneur

Pasquale PreziosaLa notizia, relegata in fondo a una nota dell’Aeronautica militare che informa sui lavori della conferenza sul dominio spaziale organizzati nell’ambito del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea, rischia di passare inosservata. Il generale Pasquale Preziosa, Capo di Stato Maggiore della stessa arma azzurra, ha ricevuto dal suo omologo francese, generale Denis Mercier, la Légion d’Honneur con il grado di Ufficiale dell’Ordine “come riconoscimento per aver saputo agevolare le relazioni bilaterali tra i due paesi”. Si tratta dell’onorificenza più alta attribuita dalla Repubblica francese che, tuttavia, proprio con l’Italia, avrebbe un conto in sospeso. Speriamo, dunque, che il generale Preziosa, forte della Légion d’Honneur, riesca ad agevolare le relazioni bilaterali anche sensibilizzando il generale Mercier rispetto alle domande sul caso Ustica che il nostro Paese ha più volte rivolto alla Francia, e in particolare proprio all’Armée de l’air.

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Caso Ustica, l’analisi dei documenti declassificati dal Governo / II parte

segretoDall’analisi dei documenti riguardanti il caso Ustica, appena declassificati dal Governo, emerge un lavoro diplomatico molto intenso da parte dell’ambasciata d’Italia in Libia. Decine, negli anni, i messaggi in partenza o in arrivo a Tripoli e molte le vicende, prima fra tutte la caduta del Mig libico sulla Sila avvenuta ufficialmente il 18 luglio 1980, che vedono impegnato il nostro corpo diplomatico.
Il 21 luglio ’80 alla Farnesina arriva un cable della nostra ambasciata a Tripoli, a firma Quaroni, il quale comunica di essere stato convocato, il giorno prima, cioè il 20, due giorni dopo la caduta dell’aereo, presso lo Stato Maggiore delle Forze Armate libiche. I libici danno spiegazioni dettagliatissime sulle modalità e le cause dell’incidente, spiegando che si trattava di una normale missione di addestramento, e non di un’azione ostile. Aggiungono che il pilota, sentendosi male, ha attivato l’autopilota, e l’aereo si è diretto in linea retta verso l’Italia dove, esaurito il carburante, è precipitato. La mancata esplosione, secondo i libici, e la mancata eiezione del pilota, confermerebbero la tesi esposta. I libici, inoltre, si dicono disponibili a fornire ulteriori elementi. Continua a leggere

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