Strage di Ustica: la Francia è pronta a collaborare, i pm verso il ritiro dell’archiviazione

di | 28 Settembre 2026

Dc9L’ambasciata francese, in base a quanto apprende l’agenzia ANSA, ha inviato nei giorni scorsi una nota alla Farnesina in cui annuncia la disponibilità del trasferimento all’Italia di tutta la documentazione relativa alla strage Ustica. Si tratta anche di documenti del ministero della difesa Transalpina che potrebbero fare riferimento alle passate rogatorie della Procura di Roma. Inoltre le autorità francesi si dicono disponibili ad assecondare ulteriori richieste che arrivassero dall’Italia sul caso. Il materiale copre un lungo periodo che arriva agli anni’90. La Farnesina, tramite Presidenza del Consiglio, ha trasmesso l’incartamento al ministero della Giustizia che, a sua volta, l’hai inviato alla Procura di Roma. Alla luce di questa svolta i pm nell’udienza del 30 settembre davanti al gip sarebbero pronti a ritirare la richiesta di archiviazione del procedimento sulla strage che nel 1980 causò la morte di 81 persone. (Fonte Ansa)

Bonfietti: “Il governo si è mosso e si vedono i risultati. Avevamo chiesto a Meloni di parlare con Macron, grande soddisfazione”

“Avevamo chiesto la non archiviazione e questo sta arrivando, sarà sospesa. E’ un grande risultato. Ho sempre detto che se non ci riesce la magistratura, può farcela solo la politica. Nel momento in cui il governo si è mosso si vedono risultati. Ora cercheremo di capire che documentazione arriva”. Lo dice Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di Ustica, in relazione alla disponibilità della Francia a collaborare. “Apprendiamo con grande soddisfazione che la richiesta da noi fatta alla presidente del consiglio di rivolgersi a Macron, a metà giugno ha avuto grande risultato”, dice la presidente.

Bonfietti: “Ci sono delle certezze che non possono essere sottovalutate”

A 46 anni dalla stage di Ustica, “non possiamo accettare che che il gip possa procedere con l’archiviazione”. Questa infatti, “deriva da pochi semplici motivi: si vuole archiviare perché non si riescono ad individuare i colpevoli. E non si riescono ad individuare perché la Francia a e la Nato non forniscono agli inquirenti le risposte necessarie per poter andare avanti con le indagini”. A dirlo, in conferenza stampa al Senato dal titolo ‘Ustica non si archivia’, è la presidente della associazione Parenti della vittime della strage di Ustica, Daria Bonifetti.

“Ci sono delle certezze che non possono essere sottovalutate – prosegue Bonifetti – come quella secondo cui fosse certa la presenza della portaerei francese, sempre negata da Parigi. Questi elementi certi devono indurre ad opporsi alla richiesta di archiviazione, ed è necessario avere risposte nuove dalla Francia, dagli Usa e dalla Nato”. Per questo “ho chiesto e ottenuto dalla presidente del Consiglio, che ringrazio, di indurre l’Avvocatura di Stato di chiedere al gip, durante l’udienza fissata il 30 di settembre, non accettare l’archiviazione”. Infine, conclude Bonifetti, “la nostra battaglia continuerà in altri luoghi e a prescindere dagli sviluppi che seguiranno”.

“Se il procuratore capo di Roma Lo Voi deciderà di non archiviare l’inchiesta sulla strage di Ustica, sarà una cosa importante”. Lo dice all’Adnkronos Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime, dopo che dalla procura è filtrata l’intenzione di ritirare la richiesta di archiviazione nell’udienza del prossimo 30 settembre a seguito della disponibilità della Francia a trasferire all’Italia tutta la documentazione relativa alla strage compresi documenti dei primi anni 90 e tra questi anche quelli del ministero della Difesa francese che potrebbero fare riferimento alle rogatorie allora trasmesse dalla procura di Roma.

Bonfietti: “Accedere ai documenti oggetto delle rogatorie è fondamentale”

“Accedere ai dati documenti oggetto delle rogatorie è fondamentale – sottolinea Bonfietti -. Io stessa avevo chiesto a Meloni di sollecitare il presidente francese Macron quando l’ha incontrato a giugno e lei mi aveva assicurato che l’avrebbe fatto. Se quindi davvero quei documenti sono stati messi a disposizione della procura è un’ottima notizia”.

Ustica, le risposte che la Francia non ha mai dato

La magistratura italiana, nell’ambito di due inchieste penali sulla strage di Ustica, attende notizie dalla Francia dal 1990, quando, per ben undici volte in sei anni, l’allora giudice istruttore Rosario Priore non ottenne da Parigi risposte esaustive sui principali quesiti legati all’abbattimento del Dc9 Itavia al largo di Ustica il 27 giugno 1980.
L’Italia, da allora, chiede le registrazioni radar dell’area di caduta del DC-9, le posizioni delle portaerei ‘Clemenceau’ e ‘Foch’, i piani di volo dei caccia francesi diretti in Libia e la misteriosa traccia ‘amica’ denominata ‘LL004’, rilevata dal radar di Poggio Ballone, in provincia di Grosseto, all’altezza della base corsa dell’Armée de l’air a Solenzara.
Nel 1996 fu chiesto alla Francia di individuare altri velivoli all’origine di tre tracce radar, il cui ruolo non fu mai chiarito.
Dal 2010 al 2014 il pm Erminio Amelio replicò le domande chiedendo i giornali di bordo delle due portaerei e le loro rotte, i tracciati radar, i registri di passaggio e di nuovo i movimenti a Solenzara, i nomi del personale in servizio e se la Francia partecipò all’esercitazione ‘Demon Jam V’ del luglio 1980.
Per gli inquirenti è certo che la base corsa fosse operativa oltre le 17, circostanza sempre smentita da Parigi. E testimoni – tra loro anche ex militari – hanno riferito ai pm italiani di avere visto una portaerei francese nel Tirreno, altro elemento sottaciuto dai francesi.
Ma non c’erano solo i francesi quella notte attorno al DC-9.
Il giudice Priore concluse che l’aereo precipitò durante una vera e propria battaglia aerea a cui parteciparono anche caccia Usa (in rada a Napoli vi era la portaerei Saratoga) e della Nato, di cui rimase traccia nei tabulati di Ciampino.
Un’operazione internazionale finita male, ma destinata ad abbattere un Mig libico che volava coperto dal DC-9, forse proprio quel Mig rinvenuto poi sulla Sila. L’altra versione, sostenuta anche oggi dall’ex ministro Carlo Giovanardi, è che a bordo dell’aereo ci fosse una bomba e che a metterla furono dei presunti terroristi palestinesi.
Ad attribuire ai francesi la responsabilità diretta dell’abbattimento del DC-9 e il conseguente silenzio, fu prima l’ex presidente Francesco Cossiga e, più recentemente, l’ex premier Giuliano Amato. Per il pm Antonio Clemente, che ha ereditato l’ultima inchiesta, sarà decisivo capire se nei nuovi documenti che Parigi promette di inviare a Roma c’è il tassello mancante per arrivare alla verità. (di Fabrizio Colarieti per Ansa)

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