Ustica, esumata la salma di Mario Dettori: era al radar la sera della strage / Il Tirreno

By | 13 marzo 2017

La Procura della repubblica ha eseguito la esumazione della salma di Mario Alberto Dettori, il maresciallo dell’Aeronautica militare che la notte della tragedia di Ustica – il 27 giugno 1980, quando il Dc-9 di Itavia precipitò in mare – era in servizio alla base radar di Poggio Ballone.
È uno dei primi passi compiuti dalla magistratura grossetana dopo che nel dicembre scorso Barbara Dettori, la figlia del sottufficiale, ha presentato un esposto con nuove prove insieme all’associazione antimafia Rita Atria. Dettori fu trovato senza vita da due amici in una piazzola vicina all’argine dell’Ombrone a Istia, sulla strada delle Sante Mariae.
L’esumazione è avvenuta già da qualche giorno, al cimitero di Sterpeto, ma se ne è avuto notizia solamente ieri. La signora Barbara era presente, insieme al medico legale Mario Gabbrielli, incaricato dalla Procura (a condurre le indagini sono la procuratrice capo Raffaella Capasso e la sostituta Maria Navarro) di effettuare le analisi sui resti dell’uomo, e ai carabinieri. Mario Alberto Dettori era stato sepolto in terra; poi, passato il numero di anni previsto dal regolamento, le sue spoglie erano state raccolte in una cassettina. È da questi resti che l’esperto dovrà cercare di ricavare il maggior numero di informazioni possibili sulle cause della morte. Perché di un fatto la figlia si è sempre detta convinta: «Mio padre non si sarebbe mai ucciso – dice oggi la figlia Barbara – e noi lo abbiamo detto in tutti i modi possibili. Amava la vita, amava la sua famiglia. Eravamo la luce dei suoi occhi».
Barbara ha ricordato (all’epoca aveva 16 anni) che il mattino successivo il padre tornò a casa e disse alla moglie Carla e alla cognata Sandra che quella notte a Grosseto «si era sfiorata la terza guerra mondiale». Dopo qualche giorno, il maresciallo aveva chiamato il capitano Mario Ciancarella: questi, è stato scoperto di recente, era stato radiato dall’arma con una firma falsa del presidente Sandro Pertini; il ministro della difesa Roberta Pinotti, ha dato mandato per procedere al reintegro dell’ufficiale. «Ma di quello che babbo aveva visto durante il suo turno al radar a Poggio Ballone – ha detto Barbara – non ha più parlato a casa, negli anni successivi. Era un militare che amava il suo lavoro e che credeva nelle regole».
Sarà possibile ricostruire da quei resti la causa di morte di Dettori? Difficile, sono passati quasi trenta anni. Ma la Procura non vuole lasciare nulla di intentato. E ha aperto un fascicolo contro ignoti proprio per poter dar seguito a una serie di accertamenti e di riscontri: questi ultimi comprendono anche la raccolta di testimonianze, sentendo di nuovo le persone già ascoltate negli anni passati o magari trovando persone che mai erano state ascoltate in precedenza. Operazioni anche queste particolarmente complesse. Di giudice istruttore in giudice istruttore, di commissione in commissione, la ricerca di testimonianze aveva coinvolto – in tutta Italia – quasi quattromila persone. E tanti erano stati anche i grossetani di cui era stato raccolto il verbale. Il lasso di tempo trascorso – ormai 37 anni dal disastro – non consente di formulare previsioni ottimistiche.
Ma l’indagine è stata riaperta e va avanti. La raccolta di testimonianze si svolge mentre la Procura è in attesa della relazione del proprio consulente medico-legale.

di Pierluigi Sposato – Il Tirreno [link originale]

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